Capitolo 23: Le Ragioni della Gelosia
Non era più buio, lame di luce filtravano attraverso le tende, attraverso la struttura del vetusto baldacchino disegnando strane figure luminose tutto intorno.
L'Oscuro Signore sollevò una mano e la osservò; il modo in cui restava in parte nell'ombra e l'altra metà immersa nei deboli riverberi del sole. La rigirò, spostandola lentamente come per studiarla. E poi, sempre con cautela, l'abbassò sul seno della donna addormentata al suo fianco, senza smettere di guardare come se si stesse sforzando di apprendere qualcosa, un segreto importante, una rivelazione.
Per un istante ebbe l'impressione che la sua pelle traslucida e solcata da sottili venature scure non fosse poi così differente da quella di Maya, come se l'una e l'altra cosa fossero parti di uno stesso meccanismo che da solo non poteva funzionare nel modo corretto. Non era un'idea sulla quale desiderasse soffermarsi, ma non poté impedirle di fluttuare tra gli altri pensieri che si mescolavano dentro la sua mente; non aveva mai condiviso il proprio sonno, lo stesso letto con nessuno. Mai per un tempo superiore a quello necessario ad accoppiarsi.
E adesso, invece…
Socchiuse gli occhi: non poteva aspettare. Scivolò sopra di lei, trovando la posizione migliore per aprirle le gambe. Le braccia di Maya si chiusero intorno al suo corpo, e la donna sorrise inarcandosi verso di lui, suscitandogli una nuova, più intensa contrazione nei lombi.
Voldemort riaprì gli occhi e si leccò le labbra. Il cuore di Maya batteva a pochissima distanza dal suo orecchio. Era un posto molto comodo per restare a riposare mentre il mondo cercava di tornare sul proprio asse.
L'Horcrux scintillava a qualche centimetro dal suo viso. Riusciva a sentire anche il suo battito, il leggero e soddisfatto ronzio metallico che emetteva senza sosta.
- Dove lo hai preso? – il fatto di non essere furibondo lo sorprendeva ancora.
Maya si mosse sotto di lui, ma Voldemort la immobilizzò sistemandosi ancora più comodamente sul suo seno mentre lei gli disegnava piccoli cerchi sulla nuca.
- Dove lo hai preso? – insisté.
- Non dalla caverna.
Lui annuì, sollevandosi per guardarla in viso ma senza smettere di premersi contro il suo corpo.
- Regolus Black riuscì a sottrartelo prima di morire.
Voldemort allungò una mano per carezzarle la bocca resa ancora più gonfia e rossa dai baci e dai morsi. Lei gli sfiorò il polpastrello con i denti prima di continuare.
- Credo che Regolus sia ancora sul fondo della grotta, tra gli Inferi. – non riuscì ad impedirsi di rabbrividire – Avrei potuto fare la stessa fine.
- No! – sibilò lui, appiattendola sul letto e strappandole un piccolo gemito di dolore che ignorò, continuando a provare l'impellente bisogno di toccare, dominare e possedere. Come se ogni suo gesto fosse sufficiente a scacciare l'idea della morte e della perdita che solo nominare la caverna poteva evocare: c'erano andati così vicini, lì e non solo.
- Non mi sono già dimenticata della tua promessa, mio unico male. – sussurrò, la voce bassa e calda. Lui annuì.
- In ogni caso Regolus è morto nella caverna, e l'Horcrux è stato portato via.
- Chi? – c'era una sfumatura pericolosa nella voce di Voldemort.
- Un Elfo Domestico. – la Babbana sorrise pigramente davanti all'espressione rabbiosa e stupefatta del Mago – Quante volte dovrai correre dei rischi inutili solo perché hai sottovalutato il tuo nemico, mio… - deglutì e scosse la testa, sforzandosi di non dare un nome esatto a quello che provava – Per molto tempo il medaglione è rimasto dimenticato, e poi è stato rubato e consegnato a qualcuno che conosci: Dolores Umbridge.
Il viso della donna e quello di Voldemort riflessero lo stesso disgusto.
- A lei lo ho preso.
- Ma come, quando? – sembrava impossibile che una Babbana avesse sopraffatto una simile arpia e
che la notizia non fosse trapelata in alcun modo.
- A Londra. Prima che Dolohov mi vedesse in quel bar con Potter ed i suoi amici.
Voldemort annuì - E quello scarto della società, quella… - scosse la testa – Si è fatta derubare senza alzare un dito?
- Ho avuto aiuto.
- Lestrange. – gli occhi di Voldemort si incupirono mentre scopriva, per la prima volta, i morsi del sospetto e della gelosia.
- Non sapeva perché. Non sa nulla degli Horcrux. – Maya si illanguidì sotto di lui, detestandosi per la necessità di omettere parte della verità e per le bugie che avrebbe dovuto continuare a pronunciare – Quello è il tuo ed il mio segreto. – soffiò con la voce arrochita. Avrebbe voluto che fosse vero… se solo si fossero trovati in un mondo ideale.
Voldemort abbassò la testa, mentre i pensieri svanivano nel rombo del sangue che scorreva più rapido. Morse e baciò fino a quando non fu sazio ed il sapore del sangue non si fu mescolato a quello di Maya.
- Mai, mai più… - ordinò.
La Babbana socchiuse gli occhi, l'immagine di Lestrange che si formava nella sua mente riflettendo il flusso dei pensieri dell'Oscuro Signore.
- Mai più, cosa?
- Mai più Lestrange. Mai più contare sull'aiuto di qualcuno che non sia… - il suo viso si indurì – Il tuo padrone.
Maya ignorò ancora una volta la voce della coscienza che le suggeriva di saltare giù dal letto e correre urlando verso un luogo dove nessuno avrebbe avuto il potere di darle ordini. Eppure, se lo avesse fatto, si sarebbe trattato di una presa in giro.
Aspetterò, si disse. E rispose con una scrollata di spalle, se non altro per non attirare le capricciose ire di Voldemort su Rodolphus.
Non diciamoci altro, se non vogliamo tradirci più di quanto non sia destino.
- Sei mia, adesso. Solo mia.
Maya sorrise. No, non c'era nessun buon motivo per correre via, per fingere di non desiderare tutto questo. Per fingere di non provare un tuffo al cuore ogni volta che l'espressione di Voldemort si congelava in un ringhio possessivo, mentre la stringeva in un modo che riusciva a conciliare la goffa avidità di un bambino, la minaccia di un uomo privo di scrupoli e la follia che gli era propria. Si disse che doveva essere impazzita, ma l'idea che tutti quegli aspetti dell'Oscuro Signore, adesso e con lei, escludessero l'altro Voldemort, quello ammantato di una finta, crudele cortesia, lontanissimo da chiunque ed indifferente, la faceva bruciare di gioia.
L'Horcrux palpitò mentre Voldemort tornava a toccarla in modi sospesi tra la delizia e la tortura, e Maya lottò per trattenere una risata che minacciava di esplodere senza controllo.
Oh, sì! Non ci sarebbe mai stato un Tom Riddle, un Voldemort del tutto diverso. Eppure… lo era. Adesso il mostro aveva deciso di possedere qualcuno solo per sé stesso, e per nessun altro nebuloso fine.
Così, Maya se lo ripeté fino a quando l'impulso di ridere non venne sostituito da quello di piangere: tutto inizia… e tutto finisce qui, pensò. E poi ogni logica, ogni traccia di razionalità fu spazzata via ancora una volta.
Casa Malfoy continuava a darle sui nervi, almeno quanto i suoi abitanti. Soprattutto di notte, quando il buio dava l'impressione di poter diventare soffocante.
Persino la prospettiva di Nurmengard sembrava meno spaventosa di quel posto dove era stata prigioniera di un Elfo psicopatico e di una famiglia di Maghi pronti a venderla in cambio di un penny.
Maya si dondolò sui talloni, tornando a studiare uno dei dipinti appesi alle pareti. Trovava più facile attendere lì, piuttosto che restare in salotto rischiando di scoccare qualche occhiata di troppo a
Rodolphus.
Dopotutto le riunioni dei Mangiamorte non erano cosa che le competesse, e la sua attenzione era tutta per il loro Signore.
La donna del quadro le concesse uno sguardo disgustato.
- Sì, lo so. – Maya fece spallucce – Deve essere terribile continuare ad avere Babbani per casa. Ma prometto di non sporcare le piastrelle, giuro.
- Sembrerebbe… incredibile.
La voce acida di Bellatrix Black la raggelò. Maya non si degnò di voltarsi, ostinandosi a fissare il ritratto.
- Sembrerebbe incredibile pensare che un Babbano sia capace di non insozzare tutto quello che trova. – Bellatrix strinse i pugni, livida di rabbia.
- Sì, è vero. Credo che sia per questo che Voldemort ed io ci insozziamo così bene a vicenda.
Maya si voltò nello stesso istante in cui Bellatrix scagliava la sua maledizione. La evitò e si affidò del tutto alla magia dell'Horcrux.
Stupefatta Bellatrix barcollò e osservò la Bacchetta che le scivolava via dalle mani.
- Cosa?
- Questo, puttana! – con un ruggito di trionfo Maya decise che era molto meglio sfogare tutta la rabbia che aveva covato per mesi, tutto il disprezzo che avrebbe voluto vomitare su quella donna sin da subito e adesso… ancora di più. Mentre Bellatrix continuava a seguire con lo sguardo l'ascesa misteriosa della propria Bacchetta, Maya le afferrò i capelli e la spinse a terra, saltandole a cavalcioni e continuando a colpirla.
Ma Bellatrix non era donna da starsene ferma; si ribellò come solo una pazza sarebbe stata capace di fare, schiaffeggiando, scalciando ed urlando.
Maya continuò a starle sopra, ignorando il labbro che l'altra le aveva spaccato e le ciocche di capelli che Bellatrix sembrava intenzionata a strapparle.
Non mollò la presa, continuando a sbatterle la testa su e giù.
- Voldemort è mio, puttana! – ringhiò – E' un fottuto mezzosangue, capito? – provò ad allungare i pollici per ficcarli negli occhi della strega – Ed è mio! Non di una puttana isterica che non è in grado… - il pugno di Bellatrix le riempì la bocca di sangue per un attimo, ma Maya sputò e si chinò meglio su di lei per essere certa che ogni suo strillo venisse recepito – Che non è in grado di amarlo per quello che è. L'uomo che vuoi non esiste, puttana!
Bellatrix riuscì in qualche modo a farle perdere la presa ed a spingerla giù. Provò a sgattaiolare verso la Bacchetta, ma Maya si giovò del proprio peso e della propria superiore altezza per inchiodarla sul pavimento prima che riuscisse a toccarla.
- Santo Iddio! – il grido stupefatto di Narcissa Malfoy non le infastidì affatto. Maya continuò a picchiare e insultare almeno quanto lo faceva anche Bellatrix. Quando il braccio di un uomo si insinuò tra loro lei lo morse con tutta la forza che aveva in corpo.
Rodolphus Lestrange riuscì a ritirare la mano e, in fine, ad afferrare Bellatrix per tirarla via. Maya si dimenò, insoddisfatta… ma l'Horcrux le mandò un brivido giù lungo la colonna vertebrale, rendendola improvvisamente consapevole degli occhi di fuoco appuntati sulla sua schiena, così che quando Voldemort la tirò all'in piedi non ne fu troppo stupita. Non stupita… ma piena di vergogna sì. Eppure avrebbe voluto potersi aggrappare a lui per spergiurare che era stato per una buona causa.
- Crucio!
Maya chiuse gli occhi, rassegnata. Fu con un certo stupore che si accorse di essere incolume mentre Bellatrix urlava ancora più di prima. Mentre Voldemort inceneriva la strega con lo sguardo, e continuava a stringere lei con una mano, infondendo in quel gesto tutta la rabbiosa possessività che le faceva sentire le gambe molli.
Sembrava tutto così folle che, quando finì, Maya non se ne accorse neanche. Semplicemente si trovò sola con l'Oscuro Signore. E con la sua rabbia.
(...continua.)
