Capitolo 27: Quasi la Fine
Non c'era altro suono al di fuori del respiro lento, regolare della donna addormentata al suo fianco e del ticchettio distante ed ovattato dell'orologio a pendolo.
Voldemort si mosse lentamente, allungò un braccio per raccogliere la bacchetta abbandonata tra gli abiti scivolati a terra accanto al letto. La sollevò, scrutandola con attenzione nel buio grazie ad i suoi immensi occhi da rettile. Lasciò scorrere due dita sul legno antico e liscio, lasciandosi cullare dalla sensazione di potere. La magia era tutto. Tutto. E lui era forte, immortale. Invincibile.
Sorrise, riponendo la bacchetta dove gli sarebbe stato facile prenderla con un solo gesto e si abbandonò nuovamente sul letto. Stirandosi come un serpente e gettando indietro la testa.
Potente… il pensiero gli suscitò un brivido di eccitazione. Le sue dita tremarono, come se potessero avvertire ancora l'energia scorrere nel legno stagionato della Elder Wand.
Roteò gli occhi, respirando lentamente e assaporando la sensazione della perfezione, e le sue dita fremettero nel ricordo di qualcos'altro. Carne e non sambuco.
Si voltò su un fianco e scostò una ciocca arruffata dal viso di Maya. Le sue dita si mossero scivolando sul viso della donna pur senza toccarla davvero.
Sapeva che si sarebbe svegliata se solo lui lo avesse desiderato.
Per un istante ebbe la tentazione di farlo, poi sorrise e tornò a stendersi per lasciarla dormire appagata e sazia; sembrava che Maya, in quei giorni, avesse bisogno di ogni istante in cui restavano vicini, che avesse necessità di arrendersi a lui, di lasciarsi possedere interamente. Lo cercava, lo inseguiva e poi si lasciava prendere fino allo sfinimento.
Come se temesse che da un momento all'altro il loro tempo sarebbe venuto meno. Come se credesse di essere prossima alla fine.
L'idea lo faceva ridere con un segreto compiacimento,
perché era vero.
Eppure non sarebbe stata la fine di Maya. Voldemort si leccò le labbra pregustando il sapore del trionfo definitivo, il giorno in cui nessuno, neppure un singolo mago si sarebbe più sollevato contro l'Oscuro Signore.
Chiuse gli occhi e sorrise ancora una volta, certo che presto non avrebbe più trovato una singola traccia di Tom Riddle nel riflesso che lo specchio gli rimandava. Non più l'ombra di una regola imposta a sé stesso.
E persino quella casa sarebbe potuta crollare, ridursi in cenere senza che questo lo sfiorasse: tutto sarebbe andato al posto giusto, restituendo ordine alle cose.
C'era grandezza in questo; tenere la storia tra le dita e tesserla come un arazzo con i colori ed i disegni che avrebbe provveduto a scegliere personalmente.
Non più Harry Potter, più nulla che venisse da Silente.
Voldemort si leccò le labbra e non riuscì a trattenere un verso di soddisfazione.
Il piano era pronto, ed era solo l'inizio. Quante vite sarebbero state sacrificate era un dato di nessuna importanza. Prima o poi Potter avrebbe messo nuovamente il naso fuori dal suo nascondiglio, e la sola meta alla quale potesse aspirare era Hogwarts. Ed Hogwarts, ancora una volta, sarebbe stata il teatro del cambiamento. Che crollasse pure con tutti i suoi professori e studenti: non aveva più importanza.
Tornò a puntellarsi su un gomito, ad avvicinare il viso a quello della donna addormentata.
Che importanza poteva avere Hogwarts quando, alla fine, ogni Elfo Domestico si sarebbe trascinato alla sua porta esattamente come accadeva per ogni nobile, antica famiglia di maghi?
Che importava di Hogwarts quando i folletti della Gringott si sarebbero prostrati ai suoi piedi per offrirgli la più sicura tra le camere segrete? Qualcosa che neanche i Lestrange, neanche i Malfoy avrebbero potuto pretendere.
Per Voldemort ogni porta si sarebbe aperta. Con il sangue, con la paura, con tutto quello che sarebbe stato necessario a lavare il passato.
E tutto sarebbe stato così come avrebbe dovuto essere da sempre.
La sua nobiltà, il suo potere, la sua forza riconosciuti da tutti, e così immensi da eclissare ogni residuo di Tom Riddle.
Deglutì, ricacciando un moto di nausea all'idea di essersi dovuto servire della camera segreta dei Lestrange alla Gringott. Ma quell'ingiustizia non aveva più il potere di ferirlo come quando, ragazzino come era stato, spiava l'andirivieni dei maghi tronfi per la propria ricchezza, per ciò che avevano ottenuto senza alcuno sforzo; creature miserabili… mentre l'erede di Serpeverde doveva accontentarsi di abiti e libri di seconda mano.
Pieno di furia e dello stesso desiderio di possesso e rivalsa di un tempo, scivolò sul corpo di Maya, inchiodandola sotto di sé e affondando la bocca nella rassicurante, calda morbidezza della sua carne.
Le fece male sapendo di farlo, sentendone il bisogno per alleviare il proprio turbamento. Quasi desiderando che lei si ribellasse, che protestasse. Che gli offrisse la scusa per sottometterla di più, per dimostrarle quanto lui fosse superiore.
Ma Maya, con la strana e profonda passione di quei giorni, lo sorprese ancora una volta. Si limitò ad accoglierlo, lasciando scivolare le dita sulla sua nuca glabra, accettando il dolore come se lo meritasse.
Voldemort chiuse gli occhi, lasciandosi dominare solo dalla lussuria mentre tutto, persino il desiderio di conquista e l'impeto punitivo svanivano in una nebbia calda e desiderabile.
Provò persino il desiderio di supplicarla, di… non sapeva esattamente di cosa. Eppure… eppure…
Forse era colpa dell'Horcrux. Lo sentiva palpitare schiacciato tra i loro corpi, un metronomo che regolava la pulsazione dei loro cuori.
- Maya… - non si rese neanche conto di quanto implorante suonasse la sua stessa voce. Forse, se lo avesse fatto, sarebbe scappato.
- Il sole sorgerà e tramonterà anche il giorno in cui morirai. – Maya distolse lo sguardo dal barattolo di zucchero che aveva continuato ad osservare compulsivamente nell'ultima mezz'ora. Nagini assestò un colpo di coda alla sua sedia, irritata da quello spreco di tempo e dallo sfoggio di filosofia spicciola.
Con uno sbuffo la Babbana si limitò a sistemarsi i capelli con un gesto nervoso, e tornò a dedicarsi alla preparazione di un dolce.
- Dicono che mangiare nei momenti difficili aiuti. – l'Horcrux, la parte di anima di Voldemort che portava perennemente con sé rinchiusa nel medaglione di Serpeverde, emise un flebile sibilo – Non riesco a smettere. – replicò lei – Ho un brutto presentimento. Non può mancare tanto tempo.
Nagini le scoccò un'occhiata curiosa ed adagiò il muso sul tavolo, ricordandole che in sua presenza era meglio non dire troppo. Non dire nulla che Voldemort non avrebbe dovuto sapere.
Dio santo, pensò, se continuo così impazzirò.
Da qualche parte Harry Potter si stava muovendo, o forse lo stava facendo in quello stesso istante. Da qualche parte Rodolphus continuava a complottare ed a sistemare dettagli. Da qualche parte Voldemort continuava a pensare di averla completamente sottomessa mentre lei lo stava tradendo.
Accadrà, e quando non dipende da te.
- D'accordo, crostata di mirtilli? Torta di cioccolata? Io… non so quale sia il dolce che lui preferisce. – i pensieri della Babbana scivolarono ancora in avanti a tutta velocità, tormentandola con le più fosche, le peggiori previsioni possibili. Solo il ticchettio ritmico dell'Horcrux riuscì a riportarla ad un livello decente di concentrazione.
- D'accordo. Torta al cioccolato con tre strati ripieni di crema al liquore? – Maya rise, afferrando un panno per ripulire il tavolo dalla bava del grande serpente – La prendo per una approvazione senza riserve.
Snocciolare a ripetizione nella mente ingredienti e dosi ebbe l'insperata riuscita di calmarla. Tenere Nagini lontana dalla torta che prendeva forma riuscì a farla ridere.
Ed il tempo passò senza altri drammi, qualche ora di pace.
- Prometto di lasciarti leccare il tavolo, Nagini. – borbottò mentre setacciava il cacao amaro – Apri le fauci, adesso. – ghignò spolverando anche il muso del rettile di cioccolata.
- Vedi, è importante. – Maya osservò il dolce senza poter evitare di sentirsi compiaciuta - Così sembra un tartufo. Cioccolata amara e al di sotto strati di lussuria e dolcezza.
Non che Nagini apprezzasse queste sottigliezze, storcendo il naso la donna pensò che anche un topo coperto di glassa le sarebbe sembrato divino. Ma Voldemort aveva altri gusti.
Maya si leccò le dita con un brivido di anticipazione.
- Sai, Nagini. Forse oggi sarà un giorno perfetto, dopotutto. – rise.
E, tuttavia, prima di poter spostare il dolce si fermò con l'impressione di aver percepito qualcosa. Abbassò lo sguardo sull'Horcrux e si rese conto che non riusciva ad avvertirne il battito, come se all'improvviso la parte d'anima contenuta al suo interno avesse trattenuto il fiato.
- Oh, Dio… - sussurrò e poi il mondo esplose.
Maya aveva già visto, già avvertito l'ira di Voldemort. Aveva già provato la sensazione terribile che il mondo si tingesse di rosso, di rabbia. Eppure non così.
La mente dell'Oscuro Signore si aprì per lei come un libro senza segreti, proiettandola in una stanza di pietra, tra Mangiamorte lividi di paura, piegati in due dal timore di essere uccisi.
E Bellatrix, Bellatrix sprofondata sul pavimento. Una mano allungata verso i piedi di Voldemort come se avesse voluto afferrarli e baciarli. Una supplica negli occhi, il viso stravolto dalla vergogna e dallo sgomento. Maya lesse in quegli occhi la certezza di morire.
- La Gringott era sicura… - la sentì biascicare.
E, con un immenso sforzo di volontà, si tirò fuori da quella maledetta visione cercando di non fare caso alle lacrime che non poteva evitare di piangere. Il sapore della cioccolata già dimenticato, lontanissimo come l'immagine sbiadita di un vecchio dagherrotipo.
- Nagini. – sussurrò – Devi seguirmi.
Il rettile la fissò come se un sospetto si fosse insinuato tra i suoi pensieri, e Maya fu certa che qualcosa della mente di Voldemort fosse riuscito a filtrare nel suo cervello. Almeno il senso di allarme, la consapevolezza che un Horcrux che credeva al sicuro fosse stato portato via e forse già distrutto.
- Ti prego. Per il tuo bene. – Maya si asciugò gli occhi – Il diario è stato distrutto, e così l'anello. La coppa è stata rubata. Il ciondolo è qui ed io lo proteggerò. Voldemort pensa di potersi occupare di quello che è ad Hogwarts. Ma tu non saresti al sicuro con lui. Per favore, fai quello che ti dico.
Nagini… assentì cautamente.
Un quarto d'ora dopo Maya stava schizzando su per le scale, sbirciando di tanto in tanto i furibondi pensieri di Voldemort per essere certa del momento in cui sarebbe tornato.
Entrò nel salotto un attimo prima che lo facesse lui, quasi rovinandogli addosso.
- Mio Signore! – strillò – Cosa…
Voldemort le afferrò i polsi e digrignò i denti – Dov'è Nagini?
Maya lo ignorò – Sei sconvolto… – con una buona dose di fortuna Voldemort non si sarebbe reso conto che tra i due lei lo era di più.
Il rettile entrò lentamente nel salotto, gettando uno sguardo apatico su entrambi.
Maya deglutì, decidendo che non c'era altro tempo. Che non c'era possibilità di aspettare, o di rischiare che lui se ne andasse.
Gli afferrò la tunica, obbligandolo a guardarla e a distogliere lo sguardo dal grande serpente – Non andare. Non uccidere Harry Potter. – sussurrò.
L'Oscuro Signore la fissò come se si fosse appena bruciato.
- Cosa?
- Non uccidere Harry Potter! – la donna non riuscì ad evitare di gridare – Non farlo, ti supplico! Non andare neanche ad Hogwarts…
- Tu sai… - gli occhi di Voldemort si spalancarono, conferendogli un aspetto ancora più innaturale – Tu lo sapevi! Sapevi da principio che il ragazzo Potter mi avrebbe derubato del mio Horcrux… perché non me lo hai detto?
- Non sapevo che sarebbe successo oggi. – la prospettiva di ammettere qualcosa di vero non la fece star meglio – Non sapevo che oggi…
- Bugie! – Voldemort la spinse da parte – Comunque non importa. Non ho tempo adesso.
Maya lo vide esitare, lottare per un istante con l'idea di ucciderla semplicemente così, adesso, su due piedi.
- Ti prego…
- Ora capisco. – Voldemort gettò indietro la testa e rise – Queste notti, il tuo comportamento.
Maya allungò una mano verso di lui, sentendosi stupidamente simile a Bellatrix.
- No, no. – Voldemort sollevò la bacchetta e poi la riabbassò – Dopo. Dopo… una cosa per volta. Adesso ucciderò Harry Potter. E dopo, dopo ucciderò te. Dopo averti fatto vedere il mio trionfo. Dopo averti vista soffrire per questo.
- Non è così! Io…
Voldemort la zittì con uno schiaffo – Pensa bene alle spiegazioni che dovrai darmi, perché domani sarò un Dio. Perché domani il lurido mondo dei Babbani non esisterà più… verme.
Lei non replicò, rimase ferma. Osservandolo mentre se ne andava via, seguito da Nagini. Sigillando ogni porta con la sua magia, imprigionandola mentre il mondo andava a rotoli.
(...continua.)
