Capitolo 28: Una fine

Maya rimase ferma, osservando con ostinazione la polvere sul tappeto del salotto, quasi come se concentrandosi su qualcosa di inutile il resto dell'universo si sarebbe fermato. Come se, se lei si fosse concentrata solo sulle piccole cose, quelle grandi e terribili potessero essere cancellate.
Alla fine dovette cedere, voltandosi per osservare la figura evanescente che continuava a farle scorrere le dita tra i capelli; il giovane Riddle. La parte di Riddle che risiedeva nel suo Horcrux.
- Va tutto bene. – sussurrò, lasciando che le parole le si disegnassero in mente senza bisogno di suono – Va tutto bene. Adesso devi solo alzarti.
- Le porte sono chiuse. – anche mentre lo diceva Maya riuscì a sentirsi stupida.
- Una parte di me le ha serrate. Una parte di me può aprirle. – Riddle sorrise nel suo modo pericoloso – Alzati, Maya. Non c'è molto tempo.
Lei obbedì ma senza riuscire ad evitare di provare un briciolo di risentimento.
Riddle osservò con attenzione una ciocca dei capelli castani della donna arrotolarsi intorno al suo dito e scrollò le spalle.
- Devo andare in camera mia.
- Naturalmente.
- Devo cambiarmi.
- I tuoi vecchi vestiti sono già sul letto, pensavo che ti sarebbero serviti. Sono pratici. – sorrise.
Attraversarono il corridoio in silenzio, poi lei sfilò il vecchio abito della signora Riddle che aveva adattato per sé stessa, mentre la figura del giovane uomo fluttuava a qualche centimetro da terra come se fosse stato immerso in acqua.
- Hai davvero fretta.
Riddle annuì – Ne hai anche tu.
Maya indossò i vecchi abiti babbani che aveva tenuto da parte e si assicurò che la borsa di Mokessino che portava sempre con sé fosse saldamente allacciata alla cintura.
- Credo di avere tutto con me, adesso. – soffiò.
- No, non tutto. – Riddle le scivolò alle spalle, le prese il viso tra le mani obbligandola a guardarsi allo specchio – Conosco il tuo cuore. Conosco i tuoi sogni, Maya, e le tue paure. – si avvicinò, raccogliendo con la lingua una lacrima che le era rotolata su una gota – Non uscirai di qui senza il tuo coraggio. Non piangere…
Lei chiuse gli occhi, lasciando che quella voce immateriale le offrisse conforto, le ricordasse per quale motivo sarebbe andata a fondo in quella storia.
- Maya… a me non importa che tu non sia altruista. Non mi importa che a muoverti non sia il senso di giustizia. – le infilò le dita tra i capelli, massaggiandole delicatamente la nuca – Neanche io sono altruista. Non mi importa di quanti sciocchi potresti salvare, purché tu salvi me. Ma non voglio che tu esca di qui come un burattino, come un pupazzo di pezza manovrato dalle mie intenzioni. – le accostò le labbra all'orecchio – Voglio che mi ami, e che ami solo me. E voglio che tu vada incontro al destino solo per questo. Così, quando tutto sarà finito… io saprò di essere stato amato davvero, in quella maniera che Silente continuava a sventolarmi davanti agli occhi. Ti prego. Se la mia anima si ricomporrà, per quanto possa ricomporsi, soffrire per questo motivo sarà meraviglioso. Regalami questa sofferenza,

per favore. Però… avrà il giusto valore solo se tu mi verrai incontro brandendo tutte le tue assurdità, i motivi per i quali la tua imperfezione mi fa battere il cuore più in fretta, la tua ossessione. Usa tutto l'egoismo del tuo amore, Maya. Affidati a me nelle tenebre che arrivano, unisciti a me. Sii mia eguale.
Maya si morse l'interno della guancia fino a sanguinare – Nessuna falsa promessa, Tom? – sussurrò alla fine, senza riaprire gli occhi – Nessun arrivederci?
Sii egoista e amami fino in fondo.
Quando Maya sollevò le palpebre non c'era più traccia di Riddle. Ma l'Horcrux stava palpitando con forza, premuto sul suo cuore.
La Babbana cercò un'altra volta la propria immagine riflessa nello specchio – D'accordo. – sibilò – D'accordo. L'amore non ha bisogno delle bugie. D'accordo.
Dopotutto sapevo che lo avrei fatto sin dall'inizio.
La pendola batté l'ora e Maya si domandò da quanto Voldemort fosse andato via. Hogwarts era la meta, ma adesso non c'erano più altre informazioni da usare.
- Questa storia è una storia nuova. – disse e, stranamente, provò un conforto infinito nel pronunciare quelle parole. Nello scoprire che il coraggio non era scivolato via tra le sue dita.
- E' una storia nuova! – non sarebbe rimasta a guardare. Non sarebbe rimasta ad aspettare. Non sarebbe stata un personaggio ininfluente capace solo di aspettare che il mondo cambiasse, che l'uomo che amava vivesse o morisse.
Il rumore dei suoi passi di corsa sulle vecchie scale, il suono delle porte che sbattevano alle sue spalle le sembrarono il giusto accompagnamento per un'impresa impossibile. Non un'impresa eroica, solo una dannata impresa impossibile.
Come l'Horcrux le aveva promesso nessuna barriera si frappose tra lei e l'uscita. Attraversò il giardino di corsa, scavalcando lo steccato che lo separava dal cimitero.
Lestrange sarebbe arrivato, ne era certa.
E quando Rodolphus le venne incontro uscendo dall'ombra di una lapide, Maya ebbe l'impressione di non avere bisogno di nient'altro.
Gli corse incontro, e gli gettò le braccia al collo.
- Siamo alla fine. – la voce di Rodolphus soffocata dai capelli spettinati ed arruffati di Maya le suonò strozzata all'orecchio, carica di tensione. Si costrinse a lasciarlo andare, per poterlo osservare meglio.
Lestrange sembrava pallido, preoccupato. Più magro.
- Dobbiamo andare. – gli disse.
- Maya… - Rodolphus si mordicchiò un labbro – Ci ho pensato e… non è necessario, non per forza.
- Ma… -
Lestrange le posò due dita contro le labbra per zittirla.
- Rifletti. Non ti ho portata qui per le ragioni giuste e, in fine, lo ho capito. Ho già ottenuto quello che volevo. E lui… lui non cambierà, Maya. Anche se gli salvi la vita lui non cambierà.
Maya scostò la mano di Lestrange – Lo so. – sussurrò – Ma io non ho mai pensato di salvargli la vita per cambiarlo. Io lo cambierò per salvargli la vita.
- Non capisco… - adesso fu la donna a zittirlo con un gesto.
- Tu sai che oggi Bellatrix non morirà. Ho fatto in modo che tu potessi salvarla, ma questo non farà sì che lei ti ami di più. Ti importa?
Rodolphus scosse la testa ed abbassò gli occhi.
- Possiamo salvare delle persone ed io credo che le salveremo. Questo non ci renderà più eroici. Non ci renderà migliori. Perché noi non siamo Harry Potter… perché è l'egoismo dei nostri sentimenti a spingerci verso cose impossibili. A cercare aiuto lì dove nessun altro lo trova. Se questo fosse un libro non ci meriteremmo nessuna assoluzione, nessun finale felice per aver salvato i mostri che desideriamo. Allora Rodolphus, lasciami andare fino in fondo. Io non voglio essere salvata. – Maya si asciugò una lacrima – Tutto quello che desideravo era avere un finale che fosse solo mio.
Rodolphus Lestrange aprì la bocca per rispondere e la richiuse. Poi, come per una decisione improvvisa, la afferrò è la attirò tra le proprie braccia premendo la bocca sulla sua in un vero bacio, uno di quei baci che i protagonisti di un libro si concedono nell'ultima pagina.
- Allora se questo è il tuo finale… - soffiò – Sarai così gentile da lasciarmi almeno un po' di spazio per una menzione.
- Direi… direi che tu abbia fatto in modo che fosse così. – sussurrò.
Camminarono insieme fino al limitare del cimitero, in silenzio. Poi Lestrange le porse una mano e si inchinò – Andiamo, allora?
Lei annuì – Dimmi solo se è tutto come avevamo previsto.
- Dopo stamattina nessuno riuscirà a trovare Bellatrix. – Rodolphus osservò una nuvola passare rapida sopra le loro teste – Proprio in questi minuti Harry Potter dovrebbe essere entrato ad Hogwarts, al sicuro. Probabilmente l'Oscuro Signore riceverà notizia della morte di Severus per mano di Potter e degli altri ribelli a breve. Per quanto tutto fosse stato progettato da tempo… molti dei rinforzi dell'Oscuro Signore hanno ricevuto informazioni contrastanti nelle ultime ore; ieri sera, ad esempio, i Carrows sono andati incontro ad una inattesa fine. E ad Hogwarts… a quest'ora saranno rimasti pochissimi studenti. Quando Potter sfiderà l'Oscuro Signore, non prima del tramonto, confido che la scuola sia stata del tutto sgomberata. Non c'è bisogno di altri dettagli, non credi?
Maya gli posò una mano sul braccio con delicatezza – Rodolphus… - sussurrò.
- Sì, beh. C'è voluto qualche mese per mettere a posto tutti i dettagli. – Lestrange sorrise – Ma credo che mi sia riuscito abbastanza bene. E, nonostante questa profusione di ingegno e doti profetiche – accennò un inchino verso di lei – Non sarà un cambiamento facile. Il tuo Signore crede che domani il mondo sarà diverso… non immagina quanto. Nessuno lo immagina.
Maya annuì – Va bene. Lasciami solo preparare gli ultimi dettagli. – aprì la borsetta di Mokessino con dita che tremavano, trafficando con gli oggetti che, grazie ad un Incantesimo Estensivo, vi erano stati ammassati.
- Sai Maya, c'è una cosa che mi sfugge ancora.
- Davvero? – inarcò un sopracciglio.
- Quando L'Oscuro saprà che Severus è morto si rincrescerà di non averlo ucciso per essere sicuro di essere il legittimo padrone della Bacchetta di Sambuco.
- Immagino che tenderà ad avere una visione pratica della cosa. Non penso che possa temere di non esserne considerato l'autentico proprietario.
- Ma comunque non lo sarebbe.
Maya annuì, pensierosa – Per via di Draco?
- Tu… hai disarmato il giovane Malfoy. Questo fa di te la padrona della Stecca? La padrona della Morte?
Maya immaginò di vedere una scintilla di speranza negli occhi di Lestrange. Sorrise mestamente e scosse la testa.
- Io non sono una strega. E' stato il potere dell'Horcrux a disarmare Draco, non il mio. La Elder Wand risponderà all'Oscuro.
- Ma gli altri Doni…
La donna tirò fuori dalla borsa il boccino che aveva rubato ad Harry Potter molti mesi prima – L'anello, la pietra è qui dentro. Ma per me è inutile… non potrei usarla comunque. L'ho presa solo per sottrarla ad Harry. E perché desideravo l'anello. Per egoismo, perché era dell'uomo che avrei voluto avere.
- Capisco. – Lestrange scosse la testa e la aiutò a drappeggiarsi il mantello sulle spalle.
Una manciata di secondi più tardi il cimitero era nuovamente deserto.Così tutto finisce.
L'Oscuro Signore conosceva il valore dell'attesa.
Così tutto finisce.
Mentre il giorno, l'ultimo giorno, volgeva al termine, rigirandosi la bacchetta tra le dita, in attesa sotto il cielo infuocato del tramonto, cogliendo segni di trionfo in ogni soffio di vento, nel turbinio della polvere che si sollevava in piccoli vortici… la sua mente correva veloce, sicura. La conquista era lì, ad un solo passo.
La Elder Wand gli apparteneva del tutto, il ragazzo Potter si sarebbe presentato al suo cospetto senza più protezioni, pronto a sfidarlo pur di proteggere i suoi amici.
Voldemort sorrise… gli amici di Potter sarebbero morti ugualmente. Prima che la notte fosse calata avrebbe raso al suolo l'intera Hogwarts. Ed anche se adesso i combattimenti si erano spenti, se gli schieramenti si erano ritirati lasciando il campo libero per quella cruciale battaglia, presto il fuoco sarebbe divampato per un'ultima, definitiva volta.
Potter non aveva trovato i suoi altri Horcrux, Nagini restava al sicuro. Nessuno si sarebbe messo di mezzo.
Così tutto finisce.
Voldemort socchiuse gli occhi respirando piano. Avrebbe spezzato anche Maya quella notte, ogni legame che poteva avere avuto sarebbe stato bruciato; non aveva più importanza. Domani sarebbe morta o sarebbe stata completamente, definitivamente sua.
Un altro Horcrux, dopo quella guerra, sarebbe stato creato. Le sue labbra si tesero in un sorriso folle; quando Maya fosse stata riempita dalla sua anima, oltre che dal suo corpo, non l'avrebbe lasciato mai più, tradito mai più.
Lo scricchiolio della ghiaia sotto i piedi di Harry Potter lo indusse a sollevare lo sguardo, a riportare la mente alla distruzione presente.
Così tutto finisce.
- Harry Potter…
Non pensò a quello che avrebbe detto, le parole di quel copione erano già state scritte. Le cose sarebbero tornate quelle che avrebbero dovuto essere.
Tutto si spense nella solennità di quel tramonto definitivo, mentre lunghe ombre si proiettavano sulle mura di Hogwarts.
Mentre il mondo intero ammutoliva, Lord Voldemort sollevò la bacchetta.
Sapeva cosa Potter avrebbe fatto; dentro di sé ne rideva. Le bacchette gemelle stavolta non lo avrebbero protetto. Stavolta Voldemort stringeva la Bacchetta di Sambuco tra le dita, e Potter sarebbe stato piegato, spazzato via con la sua insulsa idea di continuare a combattere limitandosi a tentare di disarmare il nemico.
Voldemort aprì la bocca… il tempo sembrava scorrere lentissimo tutto intorno, e a velocità folle dentro la sua mente.
Avvertì con una punta di fastidio un movimento da qualche parte tra loro. Ma nessuno sarebbe stato tanto folle da disturbarli.
- Avada Kedavra! – pronunciò l'incantesimo mentre la sagoma in abiti neri di un uomo entrava nel suo campo visivo. Rodolphus Lestrange esitò al margine dello spazio tra Potter e l'Oscuro.
- Expelliarmus!
Il raggio verde e quello rosso saettarono l'uno verso l'altro, gli occhi di Voldemort erano spalancati e brucianti di brama.
Un istante prima che Harry Potter si accasciasse al suolo… Voldemort urlò di sconcerto e rabbia.
Ancora una volta, ancora una maledettissima volta i due incantesimi si incontrarono a mezza strada, esplosero e si spensero.
- No! – il mondo andò in fiamme, Voldemort gridò tutta la propria rabbia, la collera furibonda, reprimendo il desiderio di scagliare lontano la bacchetta. Incapace di accettare l'idea che distruggere Potter continuasse ad essere impossibile.
Si accorse solo all'ultimo momento che Rodolphus Lestrange si era avvicinato al punto in cui gli incantesimi erano esplosi.
- Potter! – lo sentì chiamare. E, incredibilmente, Harry fece un passo avanti e spalancò le braccia.
Come da una distanza lontanissima Voldemort vide Lestrange sollevare il braccio ed impugnare qualcosa.
- Non è…
Lo sparo risuonò con la forza di un tuono.
- …Possibile!
Potter rimase in piedi per un attimo, poi crollò a terra.
Voldemort faticò a mettere a fuoco tutte le sensazioni che gli bruciavano nel petto. Si mosse verso Lestrange, verso Potter, diviso tra l'idea di uccidere il Mangiamorte e accertarsi che tutto fosse finito davvero.
- Maledetto, Lestrange…
Rodolphus gettò a terra la pistola senza degnarlo di uno sguardo – Adrian! - si affannò a fare un gesto verso un punto distante ed un altro uomo si avvicinò di corsa. Si inginocchiò accanto a Potter frugando in una grande borsa di cuoio, una borsa da medico.
Voldemort ringhiò e sollevò la bacchetta per fermarlo. Ma Rodolphus attirò ancora una volta la sua attenzione.
L'Oscuro Signore lo vide prendersi la testa tra le mani e gettarsi a terra lì dove l'Expelliarmus e l'Avada Kedavra si erano incrociati ed erano esplosi.
Lestrange si inginocchiò, esplorando la terra con ampi gesti delle braccia come se avesse cercato qualcosa disperatamente.
Voldemort si avvicinò, incapace di comprendere le lacrime sul volto del Mangiamorte e l'apparente insensatezza dei suoi gesti.
Poi Rodolphus trovò quello che aveva cercato e sollevò qualcosa, o almeno diede questa impressione poiché tra le sue braccia non c'era niente. E dopo, un attimo dopo, Lestrange scostò un lembo invisibile, lasciando cadere il mantello che aveva nascosto alla vista una persona.
Voldemort gridò pieno di rabbia, poi l'ultimo raggio di sole colpì una massa di capelli castani in disordine e l'urlo tra le sue labbra si spense.
L'Oscuro Signore si mosse come in sogno, afferrò il corpo e spinse via Lestrange.
Gli occhi senza vita di Maya non risposero al suo sguardo, puntati su un luogo troppo lontano.
Voldemort la aveva uccisa. Questa consapevolezza lo devastò un istante prima che il rimorso, il dolore, la disperazione, il pentimento lo privassero di ogni facoltà.
(...continua.)