Qualche giorno dopo, le ragazze erano tutte radunate ad un tavolo nel cortile, in attesa che Dawn tornasse dall'incontro con l'avvocato d'ufficio. L'espressione sul volto della donna che attraversava l'area sembrava serena, come al solito. I lividi stavano cominciando a riassorbirsi ed erano meno visibili. Bea aveva raccontato loro il poco che aveva saputo dalla direttrice Davidson, avevano più volte tentato di entrare nella conversazione, per saperne di più, ma la donna non voleva parlare dell'argomento, e dopo una breve discussione in sua assenza, tutte erano d'accordo che non la si poteva obbligare.
Si sedette sfoderando un sorriso solare, indicando il mazzo di carte nelle mani di Beth. "A che si gioca?", "Dai Dawn, dicci com'è andata!", provò Liz. "Beh, se pensate che io possa abbandonarvi così presto, rilassatevi! Non succederà!", scherzò strizzando l'occhio alla biondina, mentre afferrava il mazzo di carte dalle sue mani.
Nei giorni e nelle settimane seguenti, con sollievo di Dawn, l'avvocato non si presentò più, il dottor Goldberg in psichiatria, aveva consigliato degli incontri con la dottoressa Westfall, quando aveva dato il consenso affinché lasciasse l'infermeria, la donna vi si presentava regolarmente. Sembrava che tutti si aspettassero che lei snocciolasse chissà quale discorso o verità.
Come se la verità potesse cambiare le cose. Il passato era passato e lei non aveva alcuna voglia di tornarci sopra, era abituata a guardare avanti e cogliere il meglio da ogni situazione. Adesso la situazione era questa, e lei cercava di godersi le piccolezze che un posto simile poteva offrirle. Il calore del sole durante l'ora d'aria, un film appiccicata con le altre sul divano, la manina del bimbo di Doreen stretta attorno al suo dito, le buffe ingenuità di Sue, il fare materno di Liz, la compagnia silenziosa di Bea e ogni tanto la musica del lettore di Sophie. Era molto più di quando si sarebbe aspettata di trovare in una qualsiasi struttura detentiva.
Certo, ci si doveva sempre guardare in giro, perché lo scontro era sempre dietro l'angolo, e sapeva che prima o poi le cose avrebbero potuto complicarsi. Avevano saputo dal signor Jackson che presto Maxine la Proctor sarebbero state liberate dall'isolamento e da quello che Bea e le altre le avevano raccontato, dovevano aspettarsi nuovi alterchi.
Come ogni sera dopo la conta, si radunarono nell'atrio dell' H2. Come ogni sera, da un po' di tempo a quella parte, accostarono tutta la mobilia alle pareti e si radunarono in cerchio. Ogni sera una di loro proponeva un certo tipo di attacco, e Dawn mostrava loro vari metodi per eluderlo e reagire rendendo l'avversario inoffensivo. Il suo maestro avrebbe avuto qualcosa da ridire sulla pulizia dei movimenti di alcune di loro, ma a lei bastava che fossero sufficientemente efficaci.
Inizialmente avevano pensato di usare l'ora d'aria, ma discutendone brevemente, Dawn le convinse che era meglio sfoderare certe conoscenze solo al momento opportuno, per sfruttare l'effetto sorpresa.
Che Bea fosse agile e in ottima forma, le era chiaro ancora prima di iniziare quell'attività, si meravigliò della scioltezza di Doreen e dei riflessi di Beth. E in quanto a forza, Boomer non la batteva nessuna, per quanto facesse fatica a coordinarsi. Liz si impegnava, ma l'età e i precedenti con l'alcool non le erano certo di aiuto, e la figlia necessitava di molto incoraggiamento per essere convinta a partecipare.
L'obiettivo della Graves era fare in modo che ogni membro del suo gruppo fosse in grado di difendersi. Benché ormai la fedeltà alla Smith fosse estesa anche a molte altre sezioni, lei non aveva modo di istruire tutte, ma si era affezionata alle sue compagne e voleva che fossero al sicuro, per quanto possibile.
