Nel giro di pochi giorni vennero a sapere che molte delle ragazze che in passato facevano uso di sostanze erano ormai libere anche dal metadone, e solo una piccola parte era ancora sotto terapia. Il contributo della dottoressa Westfall con i suoi gruppi di supporto e le terapie individuali, aveva permesso loro di affrontare il problema a livello più profondo, in modo da prevenire le ricadute. Il fatto che Bea Smith si fosse messa in prima linea contro la tirannia della Ferguson e il metodo da lei adottato per mantenere un certo livello di benessere comune, la sua predisposizione al confronto, piuttosto che l'uso di violenza e prepotenza, l'avevano resa degna di supporto e di fiducia da parte della maggioranza delle prigioniere, che preferivano stare sotto il suo comando, piuttosto che ambire a prendere il suo posto. Il piccolo gruppo di irriducibili sotto la guida di Lucy Gambaro e le quattro anime che seguivano la Proctor, erano destinate a rimanere sole.


"A tutta l'area, attenzione! A tutta l'area, attenzione! Codice rosso! Tutte le prigioniere devono tornare nelle celle!", recitava la voce degli altoparlanti, appena udibile sopra il suono dell'allarme. Istintivamente le ragazze si guardarono tra di loro, per controllare che non mancasse nessuna. Era passata da poco l'ora di pranzo, il tempo era piovoso, e per loro non era insolito farsi compagnia tutte insieme nell'atrio della loro ala, chi con un libro, chi con una partita a carte. Si avvicinarono tutte alle sbarre aperte che davano sul corridoio. Due detenute dell' H4 si avvicinarono a Bea. "Gladys stava andando nel locale docce poco prima che suonasse l'allarme, ma quando ha voltato l'angolo ha visto entrare Kaz e le sue ed è riuscita a defilarsi senza essere vista! Noi stavamo tornando alle nostre celle dopo aver sentito l'allarme ed ho visto arrivare il signor Jackson e il signor Fletcher da lì!". Ci fu uno scambio di sguardi preoccupati. "Grazie Jenny, controlla che ci siate tutte nella vostra ala!", la congedò la Smith. Non restava che aspettare. Che lei tenesse sotto controllo il resto della popolazione del carcere faceva comodo anche alle guardie e alla direttrice, quindi era sicura che appena possibile il signor Jackson l'avrebbe messa al corrente del motivo dell'emergenza. Passò molto tempo prima che Linda Miles si facesse viva raccontato che Kaz era stata trovata priva di sensi in un lago di sangue. Sia Jackson che Fletch erano saliti sull'ambulanza. Poco prima di cena finalmente la Davidson mandò a chiamare Bea.

Tornata nell'H2 trovò tutte ad aspettarla con aria interrogativa. Si sedette al tavolino assieme alle altre. "Kaz Proctor non ce l'ha fatta. È stata pugnalata ai reni ed è morta poco dopo l'arrivo in ospedale, nonostante le avessero già fatto due sacche di sangue. "Che cosa è successo?", chiese Liz sporgendosi verso di lei. La rossa scosse la testa, "Non ha mai ripreso i sensi e quando l'hanno trovata era già finito tutto ed era sola.", anche lei si sporse poggiando i gomiti sul tavolo, proseguì abbassando la voce, "È chiaro che c'è la mano di Juice...", "Che cosa facciamo?", chiese Dawn con apprensione.


"Possiamo parlarti?", non ebbero bisogno di pensare a come agire, perché davanti alle sbarre della loro sezione, le scagnozze di Kaz chiedevano udienza. Il boss guardò di sottecchi Max prima d'invitarle ad entrare.

"Senti, Smith, noi...", "Ditemi cosa è successo.", le interruppe intuendo la richiesta di una tregua. Indicò le sedie attorno al tavolo perché si accomodassero. Dawn si mise a scaldare l'acqua per il tè, il gesto diplomatico la sorprese, lei non ci avrebbe pensato, ma lo apprezzò e glie lo fece notare con un cenno del capo.

"Gambaro e il suo gruppo ci hanno sorprese nel locale docce. Volevano proporre un accordo a Kaz. Se noi le avessimo aiutate a introdurre un po' di droga, loro in cambio ci avrebbero aiutate a... con te, insomma...", raccontò l'unica che pareva avere il coraggio di aprire bocca. "Ma Kaz si è fatta prendere la mano nelle sue convinzioni di non aver bisogno di nessuno. Era convinta che presto l'occasione di agire per ribaltare la posizione di comando si sarebbe presentata da sola. In più odia la gente come quella, ha cominciato ad insultarle. Quando abbiamo visto che le cose si mettevano male ci siamo defilate, la cosa si era spinta troppo oltre e sapevamo che sarebbe degenerata.", la rossa alzò una mano, poteva bastare. "Non aspettatevi che io vendichi la vostra Proctor.", dichiarò in tono freddo. "No! No! Volevamo solo farti sapere che non ti daremo problemi, non vogliamo problemi con te.", "Ok, abbiamo chiarito", tagliò corto. Le ragazze rimasero spiazzate, ma lentamente si alzarono e lasciarono l'ala senza aggiungere altro.