Capitava spesso che si ritrovassero sdraiate l'una accanto all'altra per passare un po' di tempo insieme prima di dormire. Avevano trovato conforto e sostegno reciproco, raccontandosi a vicenda, e dopo che Dawn aveva espresso il desiderio di rileggere il suo libro preferito e lei era riuscita a fargliene avere una copia tramite Franky, avevano deciso di condividere l'esperienza leggendolo insieme. Perciò, quando Bea la seguì nella sua cella, la Graves non apparve per nulla sorpresa.

Come ormai di consueto, si stesero sotto le coperte e Dawn allungò il braccio per prendere "L'Azteco". "Aspetta...", la fermò la rossa toccandola lievemente. L'altra la guardò con aria interrogativa. Bea le piaceva, adorava passare il tempo con lei, ma non si era mai aspettata nulla di più di ciò che c'era tra di loro. In quel momento, però, l'atteggiamento strano dell'amica le fece scattare un campanello d'allarme. Ebbe il dubbio che stesse per oltrepassare un confine che fino a quel momento non aveva considerato. "Ho qualcosa per te…", disse mentre le mostrava il foglio ripiegato, "... però devi promettermi che non darai di matto…", aggiunse seria.

Dawn lo prese e l'aprì. La sola cosa che notò all'inizio fu il nome scritto a mano sulla terza riga del testo prestampato. Avrebbe riconosciuto ovunque quell' armoniosa calligrafia. Un dolore sordo e piacevole le si irradiò nel petto, facendole mancare il fiato. Si sentì avvampare il viso e le orecchie presero a ronzarle, isolandola dai rumori esterni. Bea si era immaginata una simile reazione, si impose di attendere pazientemente che l'amica riprendesse il controllo, pronta ad offrirle il suo aiuto al primo accenno di crisi.

"Me l'ha dato oggi il signor Jackson...", spiegò in tono calmo. "...non so come ci sia riuscita, ma deve tenerci davvero molto a te...", aggiunse. Dawn ripiegò il foglio e lo infilò sotto il cuscino, senza dire una parola. La rossa attese qualche istante, poi si voltò per prendere il libro, "Sono troppo confusa per leggere o ascoltare tu che leggi, stasera…", le confessò l'altra adagiandole una mano sulla schiena. "... possiamo far finta che ci siamo addormentate leggendo, come l'altra sera?", le chiese in tono insolitamente indifeso.

Bea spense la piccola luce e senza dire una parola, si voltò accogliendola tra le braccia con fare protettivo, le depositò un bacio leggero sulla fronte e prese ad accarezzare i capelli. "Beh... non era proprio così che ci siamo addormentate...", precisò scherzosa l'altra, ricordando la posizione scomoda e scomposta in cui si erano entrambe svegliate nel bel mezzo della notte, a causa di vari dolori da compressione. "Bene, mi fa piacere che non perdi mai la tua vena umoristica!", le rispose sbadigliando la rossa.


I due giorni passati in attesa di quello in cui avrebbe potuto finalmente ricevere la sua visita erano passati incredibilmente a rilento. Doreen le aveva assicurato che Nash era stato fedele agli accordi e lei era curiosa di sapere come Agnes avesse scoperto dove si trovasse. In quei due giorni si accorse anche dello sguardo attento e protettivo della Smith e ciò accrebbe l'affetto e la stima che già provava per lei.

Tutte le altre si godevano l'ora d'aria, ma la rossa le aveva promesso di rimanere a sua disposizione nel salottino dell'H2, mentre lei aspettava che la chiamassero per la visita. Nel tentativo di rilassarsi, se ne stava sdraiata sulla sua branda, alternando la sua attenzione tra il proprio respiro, l'immagine di Agnes e l'inaspettato pensiero di Bea che attendeva sola nel salottino poco lontano. Nonostante la porta della cella fosse chiusa, udì chiaramente i passi del signor Jackson provenire dal corridoio. Li ignorò finché non sentì Bea aprire la porta e chiederle se fosse pronta. L'amica l'abbracciò stretta in segno d'incoraggiamento e l'affidò al secondino.

Will poteva percepire il respiro pesante e controllato della donna che stava accompagnando. La precedette aprendo la porta della sala visite. L'anziana signora si alzò subito, vedendola, ed un dolce sorriso le si dipinse sul volto. Udì un singhiozzo provenire da Dawn, mentre con una mano leggera sulle spalle, la invitava ad entrare nella sala per raggiungere l'ospite. Osservò la donna allargare le braccia con uno sguardo lucido e stringere amorevolmente la detenuta in uniforme blu.

Si era ripromessa di non versare lacrime, ma ormai aveva imparato che Agnes era forse il suo unico punto debole e non c'era modo di contenere le emozioni, quando si trattava di lei.

L'anziana le sorrideva tenendole il viso tra le mani, cercando di asciugare via le lacrime dal suo viso, mentre a sua volta faticava a trattenere le proprie. Si sedettero ad un tavolino l'una di fronte all'altra, le quattro mani allacciate insieme. "Quando quel bel ragazzo gentile è venuto a riportarmi i soldi e non ha voluto dirmi cosa ne fosse stato di te, ho capito che dovevi essere veramente nei guai, e che stavi tentando di proteggermi…", raccontò la signora, "... fortunatamente sono riuscita a vedere la targa di Melbourne, quando è risalito sul furgone e così sono partita per cercarti…", aggiunse il tono animato.

"Ci ho messo un po', prima di scoprire dove fossi… ti tirerò fuori di qui, tesoro…", concluse. Dawn scosse il capo continuando a singhiozzare, incapace di articolare una qualsiasi frase di senso compiuto. Agnes si sporse verso di lei, stringendole le mani. "Ricordi il cugino Dwayne?", chiese. "Suo figlio e sua nuora, ricordi che lavorano con un team di avvocati ed investigatori privati?", continuò senza badare al suo mutismo. "Vi siete visti soltanto una volta, perciò, quando è uscita la notizia qui a Melbourne loro non ti hanno riconosciuta, ma ieri quando li ho incontrati, hanno collegato i fatti e sono ansiosi di mettersi al lavoro e conoscere i particolari direttamente da te.", intuendo l'imminente protesta da parte di Dawn, alzò un braccio per fermarla, "lo so cosa stai per dire, che non me lo posso permettere, vero? Questa è una cosa grossa, tesoro, ho accennato loro delle tue origini e lavoreranno con noi per la pubblicità che ne verrà fuori a tempo debito. Ci aiuteranno a tirarti fuori di qui!", ripeté in tono deciso.