L'investigatore aveva deciso, dopo i dubbi che Max aveva instillato in Dawn, che valeva la pena passare all'azione e spingere la setta ad esporsi. Aveva cambiato il piano spedendo un team di colleghi ad Alice Springs, il primo avrebbe fatto domande in giro sulla falegnameria, e si sarebbe dileguato non appena avesse avuto la certezza di essere stato notato.

Il resto del gruppo si sarebbe alternato per seguirli fino al villaggio e sarebbero spariti prima ancora che la comunità si accorgesse di loro. Così avevano ottenuto le coordinate esatte del loro quartier generale ed erano pronti alla seconda fase.

Spingendoli ad agire, avrebbero anche avuto un pretesto per coinvolgere la polizia federale ed aprire una vera e propria indagine, come saggiamente gli suggerì un suo fidato contatto del Commonwealth. Il materiale che avrebbero avuto a loro disposizione dopo un'aggressione in carcere, sarebbe stato più che sufficiente, se fossero anche riusciti ad avere una confessione in cambio di un accordo, tanto meglio.

Lo avevano fatto ambientare per un paio di settimane, tenendolo sempre sott'occhio, mentre gli preparavano la trappola nella quale erano quasi certi che sarebbe caduto.

Appena Will aveva avuto la conferma della nuova assunzione per sostituire lui, che era salito di grado, mentre ancora aspettavano i riscontri dall'uomo della compagnia aerea, aveva seguito il consiglio di Dawn.

"Provi a farselo amico, se è lui, si terrà alla larga da lei, si dichiarano una sottospecie di W.A.S.P. e non sopportano gli aborigeni, per questo bisogna anche dare un occhio in più a Doreen, potrebbe prenderla di mira.", gli consigliò la donna dal ciuffo albino. Sotto insistenza di Jackson, la Graves aveva accettato di coinvolgere anche Fletch, nel loro piano, "Se lei si fida, signor Jackson, posso farlo anche io!", ammise.

Sapeva bene fin dall'inizio che l'amica avrebbe dovuto lasciarlo fare per un po', prima che Will e Fletcher potessero intervenire per coglierlo in flagrante ed avere così una ragione più che valida per chiamare le forze dell'ordine. Credeva di essere preparata a questo fatto, ma adesso che se ne stava nascosta con Will nell'ultimo vano del locale docce, per fingere un incontro inappropriato, nel caso fosse andato storto qualcosa, poteva percepire la calma scivolarle di dosso secondo dopo secondo.

Nei pochi minuti che precedettero l'arrivo di Dawn, il ritmo del suo cuore crebbe costantemente, le martellava nelle orecchie e le pulsava in gola, facendole mancare il fiato. La scarica di adrenalina aumentò ancora quando udì la donna entrare e comportarsi come se fosse sola. Sentì il fruscìo dei suoi vestiti sfilati di dosso e gettati sulla panca, l'acqua della doccia tre vani più in là iniziare a scrosciare. Will le si avvicinò silenziosamente, percependo il suo nervosismo. Pochi attimi dopo la porta si spalancò di nuovo, facendola trasalire. Lui la toccò, nel tentativo di tranquillizzarla. "Signor Ryan, che ci fa qui?", sentì chiedere in tono chiaro dall'amica. Silenzio.

Riprese coscienza di sé solo diversi attimi più tardi, quando si ritrovò schiacciata tra le piastrelle della parete ed il corpo muscoloso di Will, che le premeva una mano sulla bocca per impedirle di singhiozzare, "Bea! Calmati, dobbiamo aspettare il suo segnale!", le stava sussurrando con le labbra attaccate al lobo dell'orecchio. Si accorse delle lacrime che le rotolavano copiose dal volto.

"Che cosa vuoi?", gridò la Graves. Will scattò immediatamente emergendo dal nascondiglio che fino all'attimo prima aveva condiviso con la rossa. "Adesso basta!", tuonò, richiamando Fletch e Maxine in attesa fuori dal locale. In poco più di un secondo l'uomo era sdraiato faccia a terra e Matthew gli premeva un ginocchio a metà della schiena, facendo leva con tutto il peso del suo metro e novanta per oltre centodieci chili.

Finalmente la Smith si asciugò le lacrime ed ebbe il coraggio di avvicinarsi, Max stava avvolgendo l'accappatoio sul corpo ancora accasciato e dolorante della vittima. Udì Jackson richiedere l'intervento urgente di Linda Miles ed allertare l'infermeria. "Andate! Resto io con loro.", disse Max ai due agenti, che si trascinarono dietro l'aggressore per chiudersi con lui in un gabbiotto, fino all'arrivo dei federali.

Aveva un grosso taglio sul lato sinistro della fronte, da cui il sangue colava inzuppando i capelli fradici e parte del volto, Bea si avvicinò inginocchiandosi di fronte a lei. Si rese conto delle lacrime che riprendevano a scorrere, accettò la salvietta inumidita che Max le stava porgendo e le tamponò la fronte seguitando a singhiozzare. La donna tossì sputando sangue dalla bocca, ma si appoggiò a lei decisa ad alzarsi in piedi. Represse la nausea crescente mentre gesticolando, allontanò Max, che uscì dal locale per aspettare la Miles.

La testa le girava vorticosamente, non riusciva a mettere a fuoco l'immagine di Bea davanti a sé, il sangue le faceva bruciare l'occhio. Ogni volta che inspirava le sembrava che migliaia di punte affilate le si conficcassero nei polmoni, nonostante tutto, l'idea dell'amica sotto shock era peggiore di tutto il resto.

"Bea, calmati...", le disse ansimando e prendendole il viso tra le mani, mentre l'altra continuava a tirare sù col naso e ad adagiarle delicatamente la salvietta bagnata sul volto tumefatto. "Va tutto bene, ce l'abbiamo fatta!", le disse guardandola negli occhi e cercando di sorridere, "Va tutto bene, piccola, non è brutto come sembra... giuro!", le disse dolcemente sforzandosi di sorridere attraverso le labbra gonfie e indolenzite.

In quel momento Max rientrò con Linda. "Perché ci ha messo tanto?", protestò ansimando la Smith in direzione dell'agente. "Deve andare subito in infermeria!", "Max, portala via!", chiese la donna ferita. Attese che le due donne si fossero allontanate, si voltò verso la doccia e finalmente si permise di arrendersi ai conati, accasciandosi di nuovo mentre i suoi polmoni pretendevano aria.