Ogni giorno che passava, il dolore alle costole incrinate diminuiva, i lividi erano scomparsi e anche se il taglio all'attaccatura dei capelli aveva lasciato una cicatrice piuttosto evidente, lei non se ne preoccupava affatto.
Finalmente aveva potuto raccontare la storia della sua dolorosa infanzia agli organi competenti, le indagini preliminari del suo team privato e la confessione che i federali erano riusciti a strappare al suo aggressore, in cambio di uno sconto di pena, avevano permesso alle indagini vere e proprie di partire da un buon punto.
Le accuse a suo carico per l'omicidio e l'aggressione ad Adelaide erano addirittura completamente cadute, dopo che si venne a sapere che il cadavere della vittima giaceva ancora ibernato nell'obitorio del medico legale, che dichiarò, dopo un'analisi mirata, che le ferite da percosse e quelle da taglio che ne avevano provocato la morte distavano temporalmente almeno di un paio d'ore l'una dall'altra.
In giornata l'avvocato l'aveva persino informata che l'udienza per i nuovi capi d'imputazione, legittima difesa putativa e furto d'identità, si sarebbero svolte a porte chiuse entro pochi giorni ed era ottimista sul fatto che sarebbe stata rilasciata molto presto.
Purtroppo non tutte le notizie che l'avvocato le aveva comunicato avevano una connotazione positiva. "Per il nome non ci sono problemi, signorina Fisher, ma il giudice ha escluso di poterle permettere di cambiare il suo cognome in quello relativo al furto d'identità della quale è accusata e per la quale quasi sicuramente verrà ritenuta colpevole, nonostante le attenuanti... è già molto che siamo riusciti a tener fuori Agnes.", la informò togliendosi gli occhiali da vista. "Capisco...", rifletté delusa la detenuta.
"Lynn, mi chiedevo...", s'intromise l'anziana, "... ecco io ci stavo pensando già da un po' e volevo parlartene...", continuò, rivolgendosi a Dawn, "... e se io ti adottassi?", chiese con speranza. Sul volto della prigioniera si dipinse un sorriso riconoscente, le prese amorevolmente le mani. "Voglio dire... sei cresciuta praticamente con me, e sai che ti ho sempre amata come una figlia, a chi dovrebbero andare i miei risparmi una volta che non ci sarò più, se non a te? Sarò felice di lasciarti anche il mio cognome...", concluse sorridendo.
"In effetti un'adozione risolverebbe tutti questi... inconvenienti, e viste le vostre rispettive età, dovrebbe anche essere una pratica piuttosto celere, ma suggerisco di aspettare che si calmino le acque." Le due donne annuirono stringendosi affettuosamente le mani.
"Tesoro, è una bellissima notizia!", le disse dolcemente Bea abbracciandola. "E non è tutto!", aggiunse Dawn. "Hey dobbiamo festeggiare, Dawn! Non puoi chiedere alla tua nuova mammina di prepararci una camionata di quei deliziosissimi dolcetti alle mandorle? Oh, anche se ce li fa alle nocciole ce li facciamo andare bene lo stesso eh!", "Boomer! Ma che sfacciata!", esclamò Beth. "Perché, tu non ne vuoi, culo secco?", replicò offesa il donnone. "Oh state un po' zitte!", esclamò il boss voltandosi ancora verso l'amica, curiosa di sentire il resto.
Un rumore di passi affrettati giunse dal corridoio, le ragazze si voltarono nell'istante in cui Will Jackson fece il suo ingresso con aria eccitata, individuò la più vicina al telecomando e le puntò il dito contro. "Liz accendi la tv! C'è stata una fuga di notizie! Maledetti giornalisti!", la bionda ubbidì immediatamente, mentre le altre si radunavano volgendo lo sguardo allo schermo che mostrava l'entrata principale del complesso carcerario.
"...worth torna a far parlare di sé con un'altra sconvolgente storia che rischia di diventare di carattere internazionale!...", recitava una voce femminile mentre lo schermo passava al primo piano della foto segnaletica di Dawn.
"Fonti attendibili ci hanno comunicato poco fa che la detenuta Dawn Graves, il cui vero nome si è recentemente appreso essere Annie Fisher, in custodia preventiva per due omicidi ed un'aggressione, potrebbe presto tornare libera!..."
L'inquadratura mutò ancora, mostrando il suo aggressore con l'uniforme da secondino del carcere. "Le accuse contro i delitti di cui era sospettata sono cadute subito dopo che la donna è stata quasi uccisa da un secondino, pare sotto ordine di una setta che opera nel territorio centrale dell'Outback. A quanto ci risulta, la Fisher fuggì giovanissima dalla propria famiglia, seguace del culto, facendo perdere le sue tracce acquisendo una nuova identità. Il suo arresto ha rimesso la sua vecchia famiglia sulle sue tracce, ancora ignoto il motivo di tanto accanimento sulla donna..."
Lo schermo mostrò un enorme complesso in legno. "Quella che vedete è la vecchia falegnameria di Alice Springs che pare gestissero un gruppo numeroso di adepti. I vicini affermano che è stata chiusa improvvisamente cinque settimane fa ed i proprietari, piuttosto conosciuti in città perché passavano qui l'intera settimana, si sono dileguati nel nulla..."
Una panoramica del deserto australiano comparve in tutta la sua asprezza sullo schermo. "Proprio in questo momento stanno partendo direttamente dalla base militare di Alice Springs un gran numero di mezzi pesanti, pronti ad invadere il sito in cui la setta dei Bambini del Taipan, così pare si facciano chiamare, si è stabilita, lontana da occhi ed orecchie indiscrete, più di trent'anni orsono. Lo spazio aereo è stato chiuso per un perimetro di dieci chilometri tutto intorno al lago Lewis, per permettere ai velivoli militari libero accesso ed operatività sulla zona. Non resta che attendere le notizie ufficiali a blitz concluso. Grazie per averci seguito, il prossimo aggiornamento alle 21, buona serata, a voi la linea."
Il boss si accorse che Dawn stava tremando, la strinse a sé cercando di confortarla, guardandola con premura. Cercò la sua mano e incrociò le dita con le sue. "Coraggio... presto sarà tutto finito...", le sorrise stringendo ritmicamente la presa. "I Bambini del Taipan...", recitò rabbrividendo l'altra, "Non avevo idea...", dichiarò con un mezzo sorriso amaro.
"È proprio vero che nell'Outback è possibile nascondersi in piena vista!", sentenziò distrattamente il secondino. Il gruppo rimase muto attorno al tavolo, Dawn veniva costantemente investita dalle occhiate silenziose e comprensive delle compagne, che non essendo abituate a vederla insolitamente di cattivo umore, non sapevano come comportarsi.
Benché le comprendesse, dopo un po' Bea ne ebbe abbastanza e se la trascinò in cella senza una particolare ragione. "Hey... non farti rovinare questa bellissima giornata da certi brutti ricordi...", le disse osservandola sedersi sul bordo della branda, "Quelli fanno parte del passato... Tutte le notizie che oggi ti hanno dato, invece...", continuò accucciandosi davanti a lei e poggiandole le mani sulle ginocchia. "Quello è tuo futuro, Dawn...", le disse con un sorriso sereno.
La prima intenzione era stata quella di rialzarsi, e sederlesi vicina, ma si ritrovò ad allungarsi verso di lei e si arrese all'improvvisa voglia di baciarla teneramente sulle labbra. Quando tornarono a guardarsi negli occhi non c'era stupore negli sguardi di nessuna delle due.
Come se fino a quel momento qualcosa che stia crescendo appena sotto la superficie in maniera del tutto naturale, d'un tratto spuntasse fisiologicamente fuori, accolsero entrambe quel nuovo passo l'una verso l'altra in modo altrettanto spontaneo e naturale.
"Che altra bella notizia ti ha dato l'avvocato?", le domandò, ricordandosi della conversazione di poco prima. "Le ho chiesto di riesaminare il tuo caso.", Bea sorrise con una punta di perplessità, "Sono già stata condannata, Dawn...", le ricordò.
L'altra alzò una mano in segno di protesta. "Non meriti di passare qui dentro il resto della tua vita, Bea... e non per...", stavolta fu la Graves a posare le labbra sulle sue, "...questo...", precisò. "Non è stato per nulla tenuto conto delle attenuanti e delle circostanze... conosciamo entrambe i particolari, e anche se l'avvocato deve ancora mettere mano a tutto l'incartamento, dal poco che sa, ha avuto la stessa impressione. Contatterà Franky Doyle chiedendole di assisterla, chi meglio di lei, che ha vissuto l'intera faccenda in parte addirittura sulla propria pelle, per darle le giuste direzioni da prendere?... Parlerai con lei?", le chiese con candore.
"Ma certo che ci parlerò!", la rassicurò la rossa, "Anche per questo!", aggiunse allungandosi di nuovo verso le sue labbra.
