Buongiorno a tutti. Chiedo umilmente scusa per il ritardo, ma impegni di studio e problemi di salute non mi hanno permesso di aggiornare prima. Inoltre quello che leggerete è un capitolo di passaggio, certamente necessario ma un tantino corto perché altrimenti se avessi fatto un passo in più su tutti i fronti e con tutti i personaggi, allora sarebbe dovuto diventare lungo almeno il triplo e ciò significava aggiornare fra una settimana buona. Perciò ho preferito postare questo piuttosto che niente.

Spero che troviate il tempo di lasciare una minuscola, piccola recensione… sempre gradita, e magari qualche osservazione … mi interesserebbe sapere se secondo voi i personaggi sono ben definiti o se la storia pecca nella loro caratterizzazione.

A presto, e buona lettura.

Cap 6

Nel Bosco Dorato il tempo sembrava essersi fermato da secoli e anche se l'anello della Signora del Bosco infondeva armonia e serenità, gli animi erano irrequieti. Non erano solo gli elfi guerrieri a sentirsi nel posto sbagliato, ma anche le donne elfo che aspettavano con impazienza l'arrivo dei propri compagni.

Tra queste ce n'era una in particolare che insisteva più del dovuto con Dama Galadriel perché guardasse dentro il suo Specchio e le sue insistenze erano perdonate per un semplice motivo: la donna elfo rispondeva al nome di Celebrian ed era la figlia di Galadriel e Celeborn.

Aveva continuato a chiedere alla madre il permesso di guardare lei stessa, ma questo gli era stato negato. Avrebbe voluto essere appoggiata nella sua decisione di lasciare il Bosco Dorato per andare incontro a Elrond e salutarlo durante il passaggio dell'esercito di Imladris, ma la Signora del Bosco era irremovibile, nessuno sarebbe andato incontro agli eserciti alleati.

"Madre, perché ti comporti così. Il mio cuore è in pensiero e le mie notti sono insonni. Se non vuoi che io guardi nello Specchio posso capire perché il futuro può rivelarsi un peso difficile da sopportare, ma quante volte tu stessa ti sei affidata a lui? E questa volta ti chiedo di guardarlo per una causa giusta…".

"Mia cara Celebrian, ogni elfo qui nel Lothlòrien ha una giusta causa, ciascuno di noi attende l'arrivo di qualcuno, io stessa attendo tuo padre".

Celebrian abbassò lo sguardo vergognandosi di non aver pensato a suo padre, ma doveva riconoscere che da quando amava Elrond, e visto come il suo amato veniva trattato dal suocero, era questo che occupava un posto privilegiato nel suo cuore.

Dama Galadriel le si avvicinò e abbracciandola la tenne stretta a sé. "Non vergognarti di amare Elrond. L'amore che provi per lui è molto forte e sicuramente ami molto anche tuo padre…" poi sorrise e guardando negli occhi la figlia concluse: "… a ciascuna donna il suo uomo, a tuo padre ci penso già abbastanza io".

Celebrian sorrise, sapeva che i suoi genitori si amavano ma pensarli come due innamorati, come lei con Elrond, la imbarazzava.

"Non penserai che solo perché abbiamo qualche millennio in più di te…"

Celebrian si tappò le orecchie con le mani: "Mamma, va bene, ho capito… non continuare".

Fu la volta di Galadriel di ridere.

"Però" aggiunse la giovane con un pizzico di malizia negli occhi: "Potresti guardare dentro lo Specchio, così per vedere in generale come stanno andando le cose. No?".

A quel punto la Signora del Bosco si arrese. "E va bene, guarderò, ma non cercherò nessuno in particolare, vedrò soltanto ciò che vorrà mostrarmi".

"Sono d'accordo," disse Celebrian "andiamo".

Così le due donne elfo si diressero verso lo Specchio. Celebrian rimase a distanza, era affascinata da quello strumento ma nel contempo impaurita. Conoscere in anticipo ciò che doveva ancora avvenire, soprattutto quando non era chiaro e andava interpretato, aveva i suoi rischi.

Anche il suo compagno, Elrond, poteva vedere il futuro ma solo quando questo gli si presentava volontariamente. Egli possedeva il dono della preveggenza e a suo dire poteva essere molto rischioso diffondere notizie apprese in tal modo.

Dama Galadriel prese una brocca e la riempì di acqua, poi lentamente la svuotò nello Specchio. L'acqua fuoriuscendo dal suo contenitore sembrava che cantasse a voce bassa, che bisbigliasse storie tra magia e realtà.

Galadriel si sporse in avanti e con curiosità guardò dentro il piccolo laghetto d'acqua, pensò alla guerra, a tutti gli elfi che erano partiti in battaglia, e lentamente si formarono delle immagini.

I colori partivano dai bordi dello specchio d'acqua per poi unirsi al centro ed espandersi in maniera circoncentrica, mentre i cerchi pian piano svanivano andava a formarsi l'immagine … e ciò che Dama Galadriel vide la fece indietreggiare velocemente e cadere a terra.

Celebrian, spaventata, chiamò sua madre e quando non ottenne risposta gridò a voce alta perché qualcuno corresse in suo aiuto.

Sdraiato nel suo letto a pancia in giù con le mani sotto il cuscino e il mento poggiato in corrispondenza delle nocche Legolas si concentrava nel tentativo di collegarsi con il padre. Qualcosa però non andava nel verso giusto, poteva sentire che il padre non rispondeva, ma questo non era normale. Mai, nemmeno una volta Thranduil aveva rifiutato di comunicare con il figlio.

Poteva essere stanco ma trovava le energie, poteva essere occupato ma trovava il tempo. Ora però non rispondeva. Il giovane elfo sospirò, si alzò in piedi e andò nel terrazzo della sua camera. Gli alberi parlavano tra loro e si mostravano in pensiero per il giovane erede che iniziò a cantare per placare la loro angoscia.

Continuava a cantare, quando udì la presenza di qualcuno alle sue spalle, si voltò e il sorriso gli nacque sulle labbra.

"Mi sono permessa di entrare perché hai lasciato la porta socchiusa".

"Non c'è problema, mamma. Puoi entrare quando vuoi".

Wisterian sorrise. "Fra un paio d'anni non la penserai così, ma per ora grazie".

Legolas la abbracciò. La madre poggiò le sue mani a coppa nelle sue guance e con molta calma disse: "Legolas, devo parlarti e purtroppo devo farlo come se tu fossi un adulto. Solo i Valar sanno se io e tuo padre avremmo voluto risparmiarti questo momento, però occorre che tu sappia".

Legolas si fece serio, prese le mani della madre e le strinse con calore. "Mamma, cosa devi dirmi? Sai qualcosa dello stato di salute di papà che io non so? E' ferito anche lui?".

Wisterian negò con la testa. "No, purtroppo non so ancora niente di tuo padre. Si tratta di un'altra cosa, di qualcosa che tuo nonno Oropher e tuo padre avevano pensato quando hanno fatto costruire questa fortezza".

"Di cosa si tratta?" chiese con curiosità il ragazzo.

"Qui, all'interno della fortezza c'è un passaggio segreto che conduce all'esterno" rispose la madre sussurrando tale era la paura che qualcuno potesse sentirla.

Legolas era sì incuriosito, ma ancor di più affascinato, eppure capiva il peso delle parole che sua madre stava usando.

"L'ingresso al passaggio sta nella camera matrimoniale mia e di tuo padre, il passaggio conduce per alcuni metri sotto terra e poi fino alla foresta".

Il giovane elfo era attentissimo, non voleva perdere neanche una piccola frase di ciò che gli veniva confidato.

"Appena uscito all'aperto troverai un sentiero, lo dovrai percorrere tutto ma non per terra, seguilo passando da albero ad albero, alla fine arriverai all'Antica strada silvana, continua a percorrerla saltando tra gli alberi. Da dove la strada finisce potrai vedere l'Anduin".

"Il grande fiume!" esclamò Legolas.

"Esattamente. Bene, lo dovrai attraversare…"

Legolas si bloccò. "Attraversarlo? Ma come?". E subito dopo, rendendosi conto che sua madre non includeva se stessa in ciò che diceva, aggiunse: "Dovrò attraversarlo da solo? E tu? Dove sarai?".

Wisterian trattenne il respiro, suo figlio era giovane però anche molto perspicace. Prese fiato e con dolcezza gli spiegò: "Se arriverà il giorno in cui dovrai usare il passaggio, significa che né io né tuo padre saremo con te, figlio mio".

Legolas si rabbuiò, adesso la segretezza della situazione non gli sembrava più tanto entusiasmante.

Wisterian andò avanti. "Attraversato l'Anduin dovrai attraversare le Montagne Nebbiose…".

"No, non ce la farò mai … è troppo lontano, è troppo difficile".

"… e una volta attraversate le Montagne dovrai raggiungere Imladris, vai da Gil-galad e Elrond. Fidati solo di loro" concluse la donna.

Legolas aveva gli occhi pieni di lacrime, semmai si fosse trovato in una situazione tanto estrema era convinto che non sarebbe mai riuscito a raggiungere gli amici dei suoi genitori.

Wisterian era preoccupata, capiva i dubbi del figlio e in parte li condivideva, ma quali alternative aveva? A chi poteva chiedere di aiutare il figlio? Gli elfi valorosi, i guerrieri erano tutti partiti, ne era rimasta solo una manciata a difesa della fortezza.

Doveva trattarsi di qualcuno che desse fiducia a Legolas, che fosse sia suo amico che di Thranduil, qualcuno a cui avrebbero potuto confidare del passaggio segreto senza timore.

E quel qualcuno, senza che loro lo chiamassero bussò alla porta in quel momento.

Legolas si asciugò gli occhi.

"Avanti" disse Wisterian.

Un elfo entrò nella stanza. "Signora, giungono notizie dal confine meridionale di Boscoverde. E' stato avvistato l'esercito di Imladris, sembrano diretti a casa".

Wisterian annuì, ma forse non capì fino in fondo cosa sentì. Andò dritta verso la porta e la chiuse.

"L'esercito di Imladris? Solo quello? E il nostro esercito?" chiese Legolas.

"Mio caro Legolas, del nostro esercito non ci sono ancora notizie".

Wisterian sospirò. "Questa, in tutta sincerità, non è una buona notizia".

"Concordo" replicò l'elfo.

"Ma ora ci sono cose più importanti a cui pensare" disse con voce greve la Regina.

L'elfo si irrigidì e con un tono sprezzante domandò: "Più importanti, mia Signora?".

"Dipende" disse lei "da quanto è importante per te la vita del principe Legolas".

L'elfo sobbalzò appena, Legolas non era ancora principe, lo sarebbe stato appena Thranduil fosse diventato Re, ma non lo era. Oropher era il Re di Boscoverde.

"Come Principe Legolas? Io pensavo che questo titolo spettasse a suo marito!".

"Se mio figlio fosse il principe, la sua vita sarebbe importante per te, Fidelhion? Sarebbe più importante di tutto l'esercito di Boscoverde?".

Fidelhion sentì la fragilità di una madre preoccupata nella voce di Wisterian. Lui conosceva Legolas da quando era nato, così come conosceva Thranduil dalla sua nascita. Egli era uno degli elfi silvani che avevano proposto che fosse Oropher a guidare Boscoverde, lo apprezzava e rispettava, e ancor di più sentiva per suo figlio e suo nipote. Perciò senza pensarci un attimo e con decisione rispose: "La vita di Legolas sarebbe più importante di tutto l'esercito di Boscoverde, persino di Boscoverde stesso, anche se ne fosse principe".

Queste erano esattamente le parole che Wisterian avrebbe voluto sentirsi dire, così prese la mano a suo figlio e rivolgendosi a Fidelhion disse: "Bene, allora sappi che ho un compito importante per te".

Erano trascorsi sei giorni interi da quando Celeborn e Gil-galad erano partiti alla ricerca di Thranduil, avevano attraversato tutta la Piana del Dargolad e entrati a Boscoverde, si ritrovavano a fissare il Dol Guldur.

Gil-galad osservava con disprezzo la costruzione nella quale il male si era insediato e dalla quale erano partiti ordini di morte. L'aria era pesante e sembrava che la foresta fosse malata, che fosse piena di rabbia e dolore.

I cavalli erano stanchi, avevano bevuto dalle pozzanghere e mangiato erba, però ora non riuscivano proprio ad andare oltre.

"Celeborn, dobbiamo fermarci, i cavalli sono stremati".

Il Signore del Lothlòrien era d'accordo. "Allora fermiamoci, ma cerchiamo un riparo" rispose semplicemente.

"Intendi nella costruzione diroccata?".

"Esattamente, perché ci sono problemi?".

Gil-galad non era del tutto soddisfatto. Avrebbero potuto trovare riparo tra gli alberi, anche se la natura infondeva tristezza, era sempre meglio che là dove anche le mura gridavano odio.

"Forse potremmo sistemarci sugli alberi".

"Senti, Gil-galad, io sono davvero stanco, se dovesse piovere saremmo più riparati da una costruzione di pietre e rocce piuttosto che da un albero".

"Non sembri nemmeno un elfo" gli rispose il Signore di Imladris.

"Bhè, tu sei abituato con i Mezzelfi!" sbottò Celeborn.

Gil-galad fece finta di non sentire, erano tutti troppo stanchi e litigare non avrebbe portato da nessuna parte, la guerra era conclusa e lui desiderava stare in pace.

"Chissà che strada ha preso Thranduil!" disse cambiando discorso.

"Visto che noi non lo abbiamo incontrato, probabilmente sta costeggiando l'Anduin".

"Allora forse dovremmo lasciare Boscoverde e dirigerci verso il fiume!" propose Gil-galad.

"No!" replicò immediatamente Celeborn che non voleva assolutamente lasciare la foresta. "Penso che sarebbe meglio se andassimo direttamente alla fortezza, del resto potremmo non essere in grado di intercettare Thranduil se partissimo ora per il grande fiume.".

Gil-galad restò inizialmente sorpreso dall'enfasi usata dal consuocero nel rispondergli, ma poi non potè che concordare. "Già, il fiume è molto grande e lungo. Chissà dove sarà?".

"Non lo so, ma non vedo l'ora di incontrarlo. Deve darci molte spiegazioni! Comunque adesso è meglio riposare, lasciare che i cavalli riprendano un po' di forze e poi ripartire. Sarà meglio dormire".

"Sì, sicuramente non ci farà male" concluse Gil-galad scendendo da cavallo e salendo su albero.

Se Celeborn aveva voglia di comportarsi come un uomo che facesse pure, lui era un elfo e da elfo avrebbe vissuto. Chissà poi perché non voleva salire su un albero? Era insolito.

Una volta raggiunta la posizione desiderata, cioè quella con abbastanza ramificazioni che potessero fare da materasso, Gil-galad si accomodò. Prima però diede un'occhiata a Celeborn e lo vide mentre controllava i propri bagagli in groppa al cavallo.

L'animale era stanco e pareva che una zampa gli facesse male, ma Celeborn non sembrava accorgersene, continuò a controllare la sua roba e poi, dopo aver legato il cavallo si diresse verso quella che era stata la fortezza del male.

Gil-galad lo stava ancora osservando e ebbe una sensazione negativa e quasi ebbe vergogna dei propri pensieri, ma non potè fare a meno di notare come Celeborn e la fortezza del Dol Guldur sembrassero un tutt'uno.

Passò un secondo e Haldir si trovò al fianco di Celebrian che, china accanto alla madre e con gli occhi pieni di lacrime, raccontò all'elfo cosa era accaduto.

Haldir non era un guaritore ma gli era capitato di vedere la Signora del Lothlòrien in quelle condizioni altre due volte e non c'erano mai stati sviluppi positivi.

Celebrian sollevò la madre e la mise seduta, Haldir strappò dell'erba "melissa" e aperta la bocca di Galadriel gliene mise una foglia sotto la lingua. Dopo pochi minuti l'erba fece il suo effetto e la Signora del Lothlòrien riprese i sensi.

Galadriel posò lo sguardo sull'elfo biondo e poi sulla figlia. "Sto bene, Celebrian" disse con voce squillante e seria, come se niente fosse successo, adesso vai. Devo parlare con Haldir".

Celebrian sapeva di non dover opporsi alla madre, soprattutto in questi momenti, era curiosa e voleva sapere ma tanto non avrebbe avuto le risposte che desiderava. Sapeva che Haldir era disorientato dal comportamento della madre, ma non lo avrebbe mai mostrato per non preoccuparla.

Perciò non le restò che rispondere: "Come desideri".

Haldir fece cenno di assenso con la testa e la ringraziò, Celebrian però non aveva intenzione di cedere così facilmente e dopo essersi allontanata, salì su un albero e si avvicinò il tanto necessario per poter sentire e … origliò.

"Haldir, se solo potessi dire a parole ciò che ho visto".

"A me può dire tutto mia Signora, qualsiasi cosa, la mia fedeltà non verrà mai meno".

"Lo so, ma non si tratta di questo. Ci sono cose che non andrebbero mai dette, mai nemmeno pensate, eppure occorre che qualcuno le veda forse per prevenirle" disse con lo sguardo fisso sullo Specchio.

"O forse perché l'inevitabile presente possa sembrare più chiaro a posteriori" ipotizzò Haldir aiutando Galadriel a sollevarsi in piedi.

"Sei molto saggio, mio caro amico".

Haldir annuì. Celebrian poteva sentire il dubbio e la tensione nello scambio di parole. Cosa aveva visto la madre? Perché non voleva parlarne?

Galadriel si avvicinò allo Specchio, ma non ci guardò dentro. "Haldir, ciò che ho visto è il sangue di un amico sulla spada di un altro amico".

"A chi apparteneva la spada? E di chi era il sangue?".

Galadriel mantenne la sua posizione: "Non riesco a pronunciare i loro nomi, forse ho timore che così facendo ciò che ho visto diventi più reale. Ma comunque non c'è tempo da perdere. Preparati subito, appena pronto dovrai partire e intercettare l'esercito di Imladris, e dovrai consegnare un biglietto a Elrond".

"A Elrond? Non a Gil-galad?" domandò titubante Haldir.

"Hai capito bene, Haldir. Ora vai, non c'è tempo da perdere".

Haldir immediatamente andò. Celebrian, che aveva sentito tutto e niente, in due secondi progettò il suo piano: avrebbe preso giusto due cose, le avrebbe sistemate in una sacca e avrebbe seguito a distanza Haldir.

Se lui poteva andare incontro a Elrond, poteva farlo anche lei.