Ciao! Eccovi un altro capitolo!
Io cerco di non scoraggiarmi, anche se devo dire che un po' mi state mettendo alla prova. Se volete, se gradite ecc… alla fine del capitolo potete lasciare una recensione per dire tutto quello che volete (nel limite dell'educazione, grazie).
Dizionario Sindarin-Italiano
Fae: anima, spirito
Elfling: elfo giovane (non più di 15 anni umani)
Mae govannen: Ben arrivato
Celeborn cercò l'anello del potere di Gil-galad, ma le sue dita erano spoglie, niente le adornava. Solo il segno dell'anello mancante formava un perfetto cerchio nel suo dito indice.
L'urlo di rabbia che lanciò Celeborn fu tale che anche i Valar lo sentirono.
CAP 8
"Dobbiamo aiutarlo!".
"Sbrighiamoci!".
"Non può resistere a lungo, se non facciamo qualcosa!".
"Non è il nostro signore! Non ci riguarda!".
"E' un elfo, e dalla forza che emana la sua fae deve trattarsi di un grande elfo".
"Non abbiamo nessun legame con lui".
"Il nostro Re pose una maledizione sull'altro, noi dobbiamo ostacolarlo e salvare lui, che invece tentò di combatterlo!".
"Dobbiamo essere fedeli al nostro Re!".
Così discorrevano gli alberi secolari del maestoso Boscoverde il Grande. Gil-galad era ferito gravemente, ma forse per lui c'era ancora qualche speranza.
Era mattina presto quando Bolin si ritrovò sulla riva dell'Anduin. I fiumi gli piacevano ma cominciava a stancarsi di questo in particolare.
Attraversarlo con la pioggia, senza la pioggia, di sera, la mattina non faceva differenza, in ogni modo si sarebbe bagnato e sarebbe rimasto in ammollo a lungo e l'umidità sarebbe penetrata nelle sue ossa facendolo sentire vecchio come quel vecchio nano che quando era lui era piccolo gli raccontava le sue avventure nelle grotte sotto i mari, dove per andare bisognava salire su una barchetta e sdraiarcisi dentro mentre questa entrava nel grande buco sott'acqua. Una volta entrati il soffitto della grotta diventava più alto e si poteva godere uno spettacolo meraviglioso di stalattiti e stalagmiti.
Ma qui non c'erano meraviglie da osservare, a parte il fiume in sé, e inoltre Bolin non riusciva a comprendere quando profondo potesse essere il fiume, se era prudente attraversarlo in quel punto o se dovesse andare più avanti.
Quando a un certo punto, "Buongiorno, buon nano" strillò una voce poco distante facendo sobbalzare e cadere di spalle nel fiume.
Bolin cominciò ad annaspare, il respiro gli venne meno, sentiva che l'acqua iniziava a coprirgli il viso e le gambe sbattevano ferocemente per restare a galla.
"Si calmi," continuò la voce ridendo "non si è accorto di essere proprio sulla riva?".
Bolin si fermò, le gambe avevano sbattuto contro i ciottoli della sponda del fiume e l'acqua che gli arrivava in faccia la stava sollevando lui stesso a forza di muoversi in maniera forsennata.
La ragazza-elfo scese da cavallo e gli allungò una mano in segno d'aiuto. Egli la tenne e, rosso in viso, disse: "Me ne ero accorto. Ma grazie lo stesso, signora elfo".
La ragazza-elfo rise ancora.
"Signorina-elfo…" si corresse Bolin facendola ridere ancora di più.
"Signora elfica…" ritentò.
"Va bene, va bene tutto. Ma lei mi può chiamare Celebrian, e per favore diamoci del tu visto che dovremmo fare un pezzo di strada assieme".
"Come sarebbe?" chiese lui. "Che ne sai dove sto andando?".
"Ho sentito che parlavi con degli elfi ieri notte e hai detto loro che saresti andato incontro all'esercito di Imladris. Bene, ci sto andando anche io".
"Io viaggio da solo" disse lui fieramente.
Lei però era molto furba. "Io, no; viaggio con il mio cavallo".
Eh sì, un cavallo sarebbe stato molto utile, però era appunto uno, non due.
Celebrian capì a cosa stava pensando il nano. "Però assieme a me può portare anche un nano".
"Se io fossi una ragazza elfica non mi fiderei del primo nano che incontro per la strada".
Lei sospirò: "Non lo farei neanche io, ma hai detto di dover raggiungere il Signore di Imladris".
"Esattamente, il signor Gil-galad o il signor Elrond" spiegò lui compiaciuto "Ho una missione da compiere".
"Bhè, si dia il caso che sono rispettivamente mio suocero e il mio compagno, e se fossi in te non direi alla prima ragazza elfica che incontro con chi devo parlare e quale ne è il motivo" ribatté con un pizzico di astuzia negli occhi.
"Bhè" pensò Bolin "Almeno avrò qualcuno con cui parlare".
"Vorrà dire che continuerò il viaggio con un altro elfo" disse rassegnato. "Ah … dimenticavo, chiamami pure Bolin".
Celebrian sorrise, era stato molto facile trovare un po' di compagnia per il viaggio, sperava di non doversene pentire, ma la sensazione che provava nei confronti di Bolin le faceva dire che era un buon nano.
Thranduil era felice che il suo fosse un cavallo ubbidiente, era bastato che gli dicesse: "Portami a Boscoverde" che Lùth lo aveva accontentato.
Per primo avevano costeggiato l'Anduin, le cui sponde erano fiorite e i cui pesci e erano abbondanti, poi il cavallo, di testa sua, aveva tagliato dritto per la foresta di casa.
Gli alberi erano in festa e parlavano della nascita di un nuovo principe, che si diceva avrebbe avuto molta più affinità con la natura rispetto a suo padre e suo nonno perché per metà era un Silvan.
Thranduil ascoltava con interesse chiedendosi di cosa mai stessero parlando gli alberi, quando da lontano qualcuno lo salutò e prese a venirgli incontro.
Inizialmente non lo riconobbe ma poi il suo viso divenne inconfondibile.
"Padre, cosa ci fai qui?".
Oropher gli sorrise ma non aprì bocca.
"Dovresti essere morto".
Il Re sospirò. Allora Thranduil lo invitò ad andare con lui, ma Oropher gli fece cenno di no. Poi con voce amorevole chiese: "Figlio mio, perché sei qui?".
"Questo è Boscoverde, è il nostro regno" spiegò lui "Dove dovrei essere?".
Oropher lo guardò con compassione. Troppo grande era il peso che aveva lasciato sulle spalle del figlio, ma non aveva avuto scelta.
"Questo è il Boscoverde del passato, di quanto tu e Wisterian eravate uniti e nasceva il piccolo Legolas, di quando io piangevo di gioia. Questo Boscoverde è quello che porti nel cuore…".
Thranduil era stordito, cosa stava succedendo?
"Ma tu sei qui…" disse a mezza voce.
Oropher allargò le braccia per accogliere in sé il figlio e lasciandosi andare domandò: "E dove dovrei essere se non nel cuore di chi mi ama?".
"Oh, padre…" sussurrò Thranduil facendosi avvolgere da quelle braccia forti ma delicate. Fu un attimo e quelle braccia non c'erano più.
Thranduil aprì gli occhi di scatto e fu investito da un dolore lancinante. La ferita nella spalla si era riaperta a causa del continuo sbattere sul collo del cavallo, sul quale egli aveva praticamente dormito durante tutto il viaggio.
Il sangue della spalla si era asciugato e il liquido giallastro dell'infezione faceva da collante tra tessuto e pelle. Dovevano fermarsi e riposare. Thranduil pensava a dove poter sostare quando si accorse che Lùth non stava percorrendo la strada che attraversavano in caso di emergenza.
Gli alberi della foresta erano in fermento e non solo per l'arrivo del Re ferito, parlavano di un grande elfo che stava morendo e Lùth lo portava proprio da lui. Thranduil chiuse gli occhi, Lùth andava al trotto, ma al suo cavaliere sembrava che stesse andando ancora più lentamente.
Ogni piccolo passo, ogni sassolino, veniva percepito come una grande fatica. Un sasso e il fiato veniva meno, una radice troppo sporgente e un forte senso di nausea invadeva il suo corpo. Thranduil strinse i denti e senza avere la forza di controllarsi iniziò a singhiozzare.
"Padre, padre …", queste erano le uniche parole che riuscì a pronunciare prima di svenire nuovamente.
Arrivati a Dol Guldur, Thranduil era ancora svenuto. Qualcuno gli si avvicinò e lo aiutò a scendere da cavallo, lo sdraiò per terra e, dopo averlo spogliato della camicia, esaminò la ferita. La cicatrizzazione era stata interrotta più volte, e attorno al taglio aveva chiazze viola e gialle. Gli elfi guarivano velocemente però potevano morire a causa delle infezioni.
Senza pensarci due volte, qualcuno prese un coltello, ne riscaldò la lama per disinfettarla e poi riaprì la ferita. Thranduil si svegliò di soprassalto e urlò dal dolore, era come se lo stomaco gli stesse salendo su per la gola e poi si riabbassasse bruscamente.
Aveva voglia di vomitare ma era da un po' che non mangiava e non c'era niente da buttar fuori, la testa gli girava e con essa tutto il mondo circostante, poi sentì qualcuno tenergli la testa in basso spingendogli la fronte e cercando di rassicurarlo che tutto stava andando per il meglio.
Thranduil aveva gli occhi sbarrati, davanti a sé c'era una persona, ma non riusciva a capire chi potesse essere poiché questa indossava un cappuccio.
Si sentì premere sulla ferita con il palmo della mano, probabilmente il suo aiutante misterioso stava facendo fuoriuscire tutto il pus e, quando il sangue fu rosso vivo, riscaldo nuovamente la lama del coltello e gliela appoggiò sulla ferita chiudendogliela.
Ancora una volta Thranduil urlò, una mano gli stava accarezzando i capelli nel tentativo di calmarlo, la foresta attorno a sé era in fibrillazione; la figura che aveva innanzi si alzò in piedi.
"Aspetta. Chi sei? Fatti riconoscere" disse il Re di Boscoverde con la bocca impastata, ma non ottenne nessuna risposta e anche se la ottenne non la seppe mai perché in breve perse coscienza.
Poco dopo, però, si svegliò di soprassalto. Boccheggiò un po' per l'aria quando gli vennero i connati di vomito a vuoto. In fretta si girò di lato e cercò di assecondare il suo corpo, ma era molto doloroso. Sentì una mano tenergli la fronte e allontanargli i lunghi capelli biondi dalla bocca.
"Tuo padre non vorrebbe che ti sporcassi i capelli in questo modo" disse lentamente un elfo dai capelli neri.
"Elrond!" esclamò Thranduil cercando di mettere a fuoco l'immagine di chi aveva innanzi.
"Ah, no… fortunatamente per lui, no" rispose piegandosi su se stesso.
Thranduil si mise seduto e osservò meglio l'elfo. I capelli neri lo aveva indotto all'errore, si trattava di Gil-galad. Ma cosa ci facesse a Dol-Guldur proprio non riusciva a immaginarlo. Poi il suo viso si posò sullo stomaco del Signore di Imladris, e subito notò la sua ferita.
"Chi è stato?" chiese mordendosi le labbra dal dolore.
"Lo sai. E lo sapeva bene anche Elrond, che mi mise in guardia dicendomi di non fidarmi di- di lui".
"Celeborn" concluse Thranduil.
"Sì. Thranduil ti devo le mie scuse, se ho dubitato di te, ma sappi …Gil-galad si dovette interrompere, parlare era molto pesante e il fiato veniva meno sempre più in fretta, " sappi che Elrond ha sempre creduto in te…".
"Grazie. Ma non devi scusarti. Adesso riposa, poi ti porterò alla fortezza, non ci sarà Elrond ma … ah!" il dolore lo fece zittire.
Gil-galad gli venne vicino, ma gli doleva lo stomaco. La foresta avrebbe voluto curarlo, ma non ne aveva il potere… egli non era il Signore o Re di Boscoverde!
Chinando il capo cominciò anche lui a tossire, e la sua bocca si macchiò di sangue.
Thranduil si spaventò e, seppur dolorante, cercò di dare una mano. Non sarebbero morti, entrambi si sarebbero salvati. Celeborn non avrebbe vinto. Così, retto solo dalla sua forza di volontà, tenne Gil-galad per le spalle e lo fece sollevare.
Il Signore di Imladris sentiva la sua fine vicina e stretto il polso di Thranduil per attirarne l'attenzione ulteriormente, disse boccheggiando: "Thranduil. Celeborn… lui… aveva… la spada… la spada di tuo… padre… con… con… sé. Lui ha detto… che… che ci… sono…due … spade".
Thranduil si bloccò, non sapeva se preoccuparsi di più per le parole appena sentite o per il sangue che non smetteva di scendere dalla bocca di Gil-galad.
Il Signore di Imladris cedette, cadde con il viso sulle ginocchia di Thranduil che cercò di svegliarlo ma senza riuscirci. Thranduil avrebbe voluto sollevarlo e stringerselo al petto ma non ce la fece. Nel tentativo di sollevarlo sentì uno strappo nella spalla, la ferita si era riaperta e ancora una volta vide tutto buio.
Allora il misterioso aiutante sistemò Thranduil nel modo più comodo possibile continuò a scavare la fossa, che già aveva iniziato prima.
"Mio caro amico, non credevo che un giorno saremmo arrivati a tanto".
"Ne-an-che, nean-che io" si sforzò di rispondere l'altro. "F-for-forse -non dovre-s-sti f-farlo…" aggiunse con l'ultimo filo di voce tremante che gli era rimasto.
"Non dovrei, ma è la cosa più giusta da fare".
Così dicendo depose dentro l'elfo morto. Lo ricoprì di terra e di grosse pietre e dopo aver pregato Mandos di accoglierne l'anima vi depose sopra lo stendardo di Imladris.
"C-co-cosa ab-abbia-mo f-fa-t-to! Non me l-lo p-per-perdonerò m-mai".
"Non dire così, Elrond Gil-galadion sarà un ottimo Signore di Imladris".
"Se-sempre ch-che n-non sv-svani-sca pr-prima".
Il chiasso e il chiacchierio fece riprendere i sensi a Thranduil, la persona incappucciata aveva ancora la pala in mano. Il Re di Boscoverde non si accorse dell'altra persona che velocemente si era riparata dalla sua vista dietro un albero. Però vide la fossa e vide lo stendardo di Imladris.
Il respiro si fece accelerato, gli occhi del giovane re si riempirono di lacrime, un po' perché era stanco, debole e ferito, un po' perché temeva di conoscere la risposta alla sua domanda.
"Chi? Chi è sepolto lì?".
L'incappucciato sospirò è rispose: "Un grande elfo. Il Signore di Imladris Gil-galad".
Thranduil non si rese conto che le lacrime avevano iniziato a scendere sul suo viso, gli occhi erano diventati pesanti e senza nessuna forza per ribattere, gli chiuse e attese che il dolore passasse.
Quando gli riaprì attorno a sé non c'era nessuno, solo una tomba sopra la quale pregare, piangere e far finta che il mondo fosse quello di quando, ancora elfling, credeva che tutto sarebbe andato per il meglio.
"Elrond, vedi anche tu quello che vedo io?" chiese Glorfindel fissando un cavallo che correva verso la loro direzione.
"Sì, è riconosco anche chi è".
Glorfindel sbuffò apertamente. "Io non lo avrei fatto notare ad un elfo più anziano di me".
Elrond rise: "Mio caro Glorfindel, con tutto il rispetto non conosco su tutta la Terra di Mezzo qualcuno più vecchio di te".
"Non crederai che tuo padre sia di tanto più giovane di me?".
"Ma non più vecchio" ribadì Elrond. "Bene, quello che sta arrivando è…".
"Haldir del Lothlòrien" completò Glorfindel con un sorriso compiaciuto. "A questa distanza vedo bene anche io".
"Va molto veloce" notò Elrond.
Haldir aveva identificato già da un bel po' l'esercito di Imladris grazie agli stendardi che i guerrieri, orgogliosamente, tenevano ancora in piedi. Il messaggio da portare era urgente e lui non si era fermato neanche per riposare un momento.
"Buongiorno Signor Elrond di Imladris. Buongiorno capitano Glorfindel" salutò Haldir.
"Mae govannen, Haldir del Lothlòrien, o meglio buon pomeriggio sarebbe il caso di dire. Cosa ti porta fino al nostro esercito?" chiese Elrond.
Haldir diede un'occhiata a Glorfindel che, da canto suo, lo fissava con curiosità.
"Preferirei parlarle da solo, se posso. Ho un messaggio per lei dalla Dama del Bosco dorato".
Elrond e Glorfindel si scambiarono uno sguardo preoccupato, poi il più anziano girò il cavallo e si avvicinò agli altri elfi per controllare se avessero bisogno di qualcosa.
"Dimmi pure, Haldir" lo incitò Elrond.
"La Signora del Bosco ha avuto una visione mentre interrogava lo Specchio. Ciò che vide la spaventò a tal punto che cadde a terra quasi svenuta. Ho avuto il compito di riferire la visione a lei e a nessun altro".
"Parla, Haldir. Cosa vide Dama Galadriel?".
Haldir prese fiato e con un filo di voce riferì: "Vide la spada di Re Oropher di Boscoverde il Grande bagnata del sangue del Signore di Imladris Gil-galad, suo padre".
Elrond restò senza fiato, barcollò in avanti sul cavallo, che subito nitrì. Glorfindel vide il suo giovane amico che dava l'aria di essere stordito, prendere le briglie del suo cavallo nel tentativo di riassumere una posizione di equilibrio.
"Perché a me? Perché il messaggio non era indirizzato a mio padre?".
"Credo, se posso fare supposizioni, che sia perché anche lei, Elrond, ha il dono di vedere ciò che a gli altri è negato. E forse la mia signora ha pensato che lei avrebbe saputo gestire meglio il messaggio rispetto a suo padre".
Elrond emise un profondo respiro, bisognava che restasse calmo. Si voltò in cerca di qualcuno e notò, rassicurato, che Glorfindel non lo aveva perso di vista. Guardò il suo popolo che procedeva verso casa. Cosa avrebbe dovuto fare adesso? Cosa si aspettava Galadriel? Avrebbe dovuto lasciare la sua gente e partire alla ricerca del padre?
I feriti andavano curati.
"Haldir, credi che i feriti più gravi potrebbero trovare ristoro nel Bosco Dorato?".
"Ne sono certo" rispose senza esitazione. "Cosa mi puoi dire degli elfi del Lothlòrien, del mio popolo, del mio Signor Celeborn?".
Elrond avrebbe voluto spiattellargli in faccia tutti i suoi dubbi, la sua rabbia ma non sarebbe stato giusto. Haldir non aveva nessuna colpa e lui non aveva nessuna certezza. Perciò ancora una volta la sua pazienza la fece da padrona.
"I fatti sono molto più complessi di quanto potrei dirti su due piedi. Ti basti sapere per ora che Celeborn è andato alla ricerca di Thranduil di Boscoverde, il quale era molto scosso dopo la morte di suo padre in battaglia. Gli elfi del Bosco Dorato si sono trattenuti qualche giorno in più nel Dagorlad rispetto a noi, che li abbiamo lasciati sei giorni fa, ma dovrebbero già essere in viaggio verso casa ormai".
"Sinceramente, la sua spiegazione fa sorgere in me nuove domande e dubbi".
"Mi stupirei se fosse il contrario. Ora però dobbiamo riprendere il viaggio. Purtroppo non c'è modo di comunicare con mio padre, e francamente non so neanche in quale direzione siano andati".
"Se permette, farò il viaggio con voi".
"Naturalmente. Mi farà piacere avere un po' di compagnia e ti prego Haldir, chiamami pure Elrond e dammi del tu".
"Come preferisci, Elrond" annuì Haldir. Elrond gli era sempre stato simpatico, e provava molto rispetto per il mezzelfo come Galadriel. Inoltre aveva visto maturare l'amore che legava il giovane signore di Imladris con Celebrian e non poteva che esserne lieto.
La elleth era sempre stata molto spensierata ed Elrond cercava con tutti i mezzi di proteggere intatto questo suo genuino e semplice amore per la vita.
Il gruppo cavalcò un paio d'ore, ormai si potevano vedere in lontananza sia Boscoverde sia il Lothlòrien e l'umore degli elfi stava pian piano migliorando. Certo le Montagne nebbiose e Imladris erano lontane ma l'idea di un bosco nel quale riposare faceva star meglio il loro animo.
"Allora da quanti giorni sei in viaggio, Haldir?" domandò Glorfindel che nel frattempo si era riaffiancato a Elrond.
"Da ieri sera".
"Vuoi dire che ci hai raggiunto in meno di ventiquattr'ore?".
"Andavo di fretta, capitano Glorfindel".
"Come sta Galadriel?".
"La Signora del Bosco sta bene nei limiti della situazione".
Glorfindel alzò gli occhi al cielo, possibile che Haldir dovesse essere sempre così diplomatico?
"E Celebrian come sta? Scommetto che non vede l'ora di riabbracciare questo Mezzelfo qua. Vero?".
Haldir sorrise imbarazzato, Elrond invece non rispose niente alla domanda provocatoria dell'anziano amico. Era più interessato a capire chi fosse che gli andava incontro a cavallo.
"Sembra che oggi sia giorno di visite" disse Glorfindel .
Haldir, che in fatto di vista non aveva certo problemi, esclamò. "Non posso crederci! Ma come ha fatto?!".
"Chi? Chi è?" domandò ancora il capitano della guardia di Imladris.
Elrond però non aveva bisogno di una risposta, avrebbe riconosciuto quel cavallo e la sua cavallerizza a miglia e miglia di distanza. "E' Celebrian!".
"Ma chi c'è con lei? Un elfling?".
Haldir lanciò uno sguardo di disapprovazione a Glorfindel: "Per quanto azzardata possa essere stata la scelta di Celebrian, non avrebbe mai messo in pericolo un elfling portandolo fuori dal Bosco Dorato in un periodo come questo".
"Azzardata è a dir poco" disse Elrond pieno di preoccupazione.
Intanto i tre aumentarono il passo per raggiungere l'elleth, e rimasero tutti e tre di sasso quando videro che Celebrian viaggiava con un nano.
"Celebrian!" esclamò Elrond scendendo da cavallo.
"Oh, Elrond" rispose lei scendendo a sua volta da Gwaew.
Bolin subitò si lanciò dal cavallo, praticamente rotolando per terra e urlò come se stesse lanciando un grido di battaglia. "Fermi, fermi tutti. Ho una missione da compiere".
Elrond lo guardò divertito: "Mastro nano, quale che sia la sua missione, faccia attenzione o non basterà tutta la mia arte medica per guarirla".
Glorfindel era spazientito, ci mancavano solo i nani, i quali non avevano voluto combattere contro Sauron ma si erano rinchiusi nelle loro caverne, miniere o in qualsiasi modo le chiamassero.
"Allora" sbuffò Glorfindel "Quale missione deve compiere un nano? La missione più grande contro Sauron, temo l'abbiate già saltata!".
Bolin non si fece scoraggiare da queste parole ostili e tolto il pezzo di pergamena dalla tasca lo porse a Elrond.
"Questo è per lei, Signore Elrond di Imladris, grande elfo e guaritore. O no? Forse mi ha detto grande guaritore e elfo… Va bè, non ricordo esattamente. Ma comunque… tenga, da parte di Re Thranduil di Boscoverde il Grande".
"Da parte di Re Thranduil?" domandò Elrond incredulo.
Bolin lo guardò serio e ripetè: "Re Thranduil…" poi indicando la foresta in lontananza e ammiccando aggiunse: "… di Boscoverde il Grande, già".
Celebrian rise, questo nano le era troppo simpatico, inoltre le espressioni di Elrond, Haldir e Glorfindel erano impagabili.
Elrond non sapeva come interpretare i modi del nano però prese la pergamena e aprendola domandò: "Di preciso quando, dove e come hai conosciuto Thranduil?".
Bolin si massaggiò la barba e spremute le meningi raccontò: "L'ho conosciuto vicino, se vogliamo, al luogo dove è stata combattuta la grande battaglia contro il Male, nella quale Thranduil mi riferì che è morto suo padre. Lui era ferito alla spalla e io mi sono fermato per dargli un po' di assistenza. Già. Diciamo pure che dopo aver chiacchierato un po', ed esserci conosciuti meglio… e io, badate bene, ho fatto amicizia anche con Lùth, il suo cavallo, mi ha chiesto di portare questo messaggio alla Dama del Bosco del Lothlòrien, quel Bosco Dorato… anche se io ci sono stato e badate, gli alberi sono alberi verdi non d'oro! Comunque … elfi davvero strani e poco simpatici quelli là, non mi hanno fatto entrare perché non sono un elfo … ahah! Per le orecchie avrei anche potuto darmi un'aggiustatina ma crescere ormai non cresco più…"
"Mi pare evidente! Anche io sono un elfo del Lothlòrien" lo interruppe Haldir gelidamente, ma Bolin non si scompose.
"Eh… e difatti sei un tantino come loro".
Glorfindel era assolutamente divertito da questo nano e gli fece cenno con la mano di non far caso a ciò che diceva Haldir e di continuare a parlare.
"Comunque io non resto dove non sono gradito, e Thranduil mi aveva detto "Se là non ti fanno passare, vai incontro all'esercito di Imladris e chiedi di Gil-galad oppure Elrond e consegna a loro questo messaggio". Ora, io sono qui, il messaggio lo hai tu. Missione compiuta!".
Elrond gli sorrise e infine aprì la pergamena e lesse: "Se credi in me, recupera la spada di mio padre. E' di vitale importanza! Il tuo amico, Thranduil".
Tutti erano curiosi di sapere cosa dicesse il messaggio, ma Elrond con un sorriso di circostanza ripiegò il biglietto e lo mise in tasca.
"Mastro nano…".
"Bolin, mi chiami Bolin, per favore".
"Bolin, quando è l'ultima volta che hai visto Thranduil? Sai dove stava andando?".
"Certo, certo. Ci siamo separati ieri pomeriggio, sul tardi e lui era diretto a Boscoverde, aveva premura di arrivare in fretta alla sua fortezza. Ma essendo ferito mi disse che sarebbe passato all'interno della foresta, che l'avrebbe aiutato a guarire".
"In che modo?" domandò Haldir.
"Questo non lo so, ma lui ne era convinto" spiegò Bolin.
"Bene, allora i piani sono cambiati" disse Elrond. "Per prima cosa," disse dando la pergamena a Glorfindel "affido a te questo incarico. Sii più veloce che puoi e raggiungici alla fortezza di Boscoverde".
Glorfindel aprì la pergamena, lesse a sua volta il biglietto e dopo aver assicurato Elrond che sarebbe stato più veloce che poteva andò via.
Gli altri restarono a bocca aperta, tutti volevano conoscere il contenuto del messaggio, ma Elrond non aveva alcuna intenzione di svelarlo. "Poi noi andremmo avanti e Bolin, tu mi indicherai il punto preciso nel quale vi siete separati con Thranduil. Là i feriti verranno portati nel Lothlòrien, dove si fermeranno anche Haldir e Celebrian".
"Io non mi fermo là. Io sono venuta per stare con te… tu non puoi capire come mi sento lontano da te…".
"Se lei resta, resto anche io" aggiunse Haldir che non voleva lasciare la figlia di Galadriel da sola.
Elrond sospirò.
"A questo punto, però dovrai dirmi perché tuo padre Gil-galad e il signor del Lothlòrien Celeborn, stanno cercando Thranduil!".
"Celeborn! Il cugino di Thranduil?" chiese spaventato Bolin
Elrond guardò minacciosamente Bolin. "Esattamente lui. Ma tu, cosa sai di Celeborn?".
Bolin si pentì di non aver saputo frenare la lingua, ma ormai era accaduto e ora avrebbe dovuto dare a tutti le giuste spiegazioni.
"Si è azzoppato! Non può andare avanti o rischierà di doverlo uccidere!".
"Maledetto cavallo!" si lagnò Celeborn. "Abbiamo fretta e questo si azzoppa! Ah! Valar!".
Celeborn smontò da cavallo, certamente non poteva proseguire a cavallo, ma neanche a piedi. Prese la borraccia d'acqua, qualcosa da mangiare e la spada di Oropher e li sistemò sull'altro cavallo.
"Sta pensando di andare a piedi? O vuole camminare sugli alberi?".
Celeborn era sdegnato. "Non sono un silvan, per camminare tra gli alberi".
L'elfo non gli fece notare che, per quanto lui ne sapeva, anche la figlia Celebrian camminava e correva tra gli alberi e lo invitò a montare anche lui sul suo cavallo.
Celeborn stava per accettare, quando sentì il trottare di un cavallo. Lui e il fedele elfo del suo regno si nascosero e aspettarono di vedere chi arrivava. Ed ecco che Celeborn lo vide! Che bello! Sarebbe stato facilissimo! Sapeva cosa fare! Ci aveva pensato sopra durante tutta la cavalcata con Gil-galad, come fare ad attirare Wisterian e Legolas se Galion non fosse riuscito a portare a termine il suo compito? Gli serviva un esca! Ed ecco proprio lì sotto i suoi occhi: Thranduil di Boscoverde a cavallo.
Con un balzo i due elfi furono sul re, facendolo cadere. Thranduil che si stava appena riprendendo grazie all'energia trasmessagli dalla foresta, cadendo batte la testa giusto il tanto di perdere i sensi.
