Critiche, commenti e recensioni sempre bene accette ^^
Capitolo 3.
Quantico, Virginia
Scese dalla macchina completamente a pezzi. Aveva passato le ultime ore in macchina con Hotch, visto che lui era impossibilitato a prendere l'aereo dopo quello che era successo a New York. Inoltre, Garcia l'aveva tormentato al telefono, dicendogli quanto era stato stupido da parte sua rischiare in quel modo per portare l'ambulanza-bomba in un punto dove non avrebbe fatto danni.
Si era spaventata parecchio e aveva fatto di tutto per fargli capire quanto non le piaceva preoccuparsi in quel modo dei suoi ragazzi. Capiva benissimo la tecnica informatica. Aveva già subito un duro colpo quando era esplosa l'auto-bomba e non si sapeva bene chi fosse rimasto coinvolto. Alla fine aveva rifiutato l'incarico presso la divisione di New York, voleva rimanere nella squadra. Li considerava un po' come la sua famiglia e non gli piaceva l'idea di lasciarli.
E poi… mentre scendeva dalla macchina, nel buio della sera, video la figura di quella pazza seduta sui gradini della veranda. Si fermò ad osservarla da lontano, era incredibile come in poco più di un mese lei fosse entrata così prepotentemente nella sua vita da essere diventata un punto di riferimento. Quando si era reso conto che avrebbe dovuto passare un bel po' di tempo lontano, aveva afferrato il cellulare e le aveva chiesto di occuparsi di Clooney.
La sua dog-sitter aveva dato forfait circa una settimana prima e lui non aveva avuto modo di rimpiazzarla. Non poteva lasciare il suo cane solo in casa troppo tempo, aveva bisogno di uscire per fare i suoi bisogni e, oltretutto, il rottweiler impazziva letteralmente per Fanny. Ogni volta che la sentiva scendere o salire le scale, cominciava a scodinzolare e abbaiare per essere notato. Se poi si incontravano per la strada, nonostante il ferreo addestramento a cui era stato sottoposto, tirava come un matto finché non riusciva a liberarsi e poteva correre dalla ragazza per farsi coccolare.
Si avvicinò a lei così tanto che la ragazza fu costretta a piegare la testa per poterlo guardare. Sembrava stanca quanto lui, ma negli occhi ambrati leggeva anche tanta preoccupazione. Non avevano mai parlato dei rispettivi lavori, però Fanny aveva senz'altro intuito che quello di Derek non era un lavoro né facile né piacevole.
Lo scrutò ancora un momento e poi si alzò in piedi. Si morse il labbro inferiore, come se non sapesse bene cosa dire e Morgan non era in vena per fare conversazione. Specialmente considerando che la ragazza riusciva sempre a spiazzarlo con qualche uscita fuori luogo. Le fece un sorriso tirato e poi la superò per entrare in casa.
- Sembri stanco – lei non si era mossa limitandosi ad osservarlo – E' stata una brutta settimana, vero?
- Non è stata delle migliori – assentì lui cercando le chiavi.
- Almeno hai cenato?
- Mangerò un boccone al volo.
- Perché non posi la valigia e poi non vieni su da me? Vado a scaldarti l'arrosto. Ne ho preparato per un esercito e…
- Non ti piace che il cibo vada sprecato – la prevenne lui con un sorriso – Va bene, dammi il tempo di cambiarmi e arrivo.
- Allora io vado a preparare – si avvicinò al ragazzo moro e gli posò delicatamente una mano sulla spalla – Hai bisogno di distrarti.
Venti minuti dopo bussò alla porta dell'appartamento di sopra e Fanny gli aprì con un sorriso raggiante. Derek sorrise a sua volta, stupendosi di come gli fosse mancato quel sorriso aperto ed allegro, durante quella settimana infernale. Senza una parola la seguì in cucina, dove lei aveva avuto premura di apparecchiare solo per lui.
- Accomodati – si girò per prendergli il piatto – Stasera il menù del ristorante Chez McLaren comprende: arrosto con salsa hai funghi porcini, piselli alla cipolla e purea di patate dolci.
Derek fece un piccolo applauso chiudendo gli occhi. Quella ragazza lo metteva sempre di buonumore. Fanny posò il piatto davanti a lui, Morgan lo osservò un momento stupendosi di come sembrasse veramente uscito da un ristorante. Prese le posate e cominciò a tagliare l'arrosto, che si rivelò morbido come burro. Prima di mangiare il boccone si girò verso di lei e la guardò corrucciando la fronte.
- Non mi chiedi se sono ebreo o mussulmano? – la rimproverò fintamente – Potresti offendere la mia religione.
- Biscottino, quello è arrosto di pollo. Carne bianca per tenere al sicuro le tue coronarie. Inoltre non mi sembri né ebreo né mussulmano, almeno a giudicare dalla croce che tieni in camera.
- Beccato – ammise lui sorridendo – Ottimo spirito di osservazione. Saresti un'ottima agente investigativa.
- Grazie, mi basta lo schifo del mio lavoro senza dover vedere anche la scena dell'omicidio – gli dava le spalle armeggiando con una bottiglia di vino.
- Non devi aprire quel vino, mi va bene anche l'acqua o la birra.
- E rovinare così quell'arrosto? Bubbole, tanto mica l'ho pagata.
- Che fai, ora taccheggi le enoteche? – la prese in giro facendole l'occhiolino.
- No, ma l'ha mandata mio nonno. Lui si che è un fanatico di vini, la cantina di casa sua è più fornita di quella di un ristorante francese.
- Fanny, non te l'ho mai chiesto. Dov'è la tua famiglia?
- A casa – rispose la ragazza versandogli il vino.
- Bella risposta. Cos'è, cerchi di sviare?
- Idaho, la mia famiglia ha una fattoria vicino al Redfish Lake – guardò un momento il suo vicino di casa – Stanley.
- Quindi sei una campagnola – asserì Derek ridendo.
- Perché da dove pensavi che venissi?
- Visto il tuo modo di fare avrei optato per Marte. Come mai hai deciso di fare l'anatomo-patologa?
- Inizialmente mi sono segnata a medicina perché volevo tornare a Stanley e fare il medico di paese…
- Però? Ti è piaciuta talmente tanto la grande città che hai deciso di rimanere?
- No, semplicemente quel rompiscatole di Jeff Olsen è tornato con la laurea prima di me ed ha aperto il suo studio lì. Fine del mio sogno. Così decisi di provare con la chirurgia – ricordò la ragazza mettendosi a sedere – Al primo intervento a cui ho assistito, il paziente è morto. Mi sono detta "un disastro come me ne farebbe fuori parecchi di pazienti". Così mi è venuta l'idea: un'anatomo-patologo non può uccidere i suoi paziente – fece spallucce prima di aggiungere – Sono già morti.
Morgan fece scattare la testa all'indietro ed emise una sonora risata, subito seguito da Fanny che sembrava spassarsela un mondo. Tornò a guardarla, decisamente pensava che niente e nessuno sarebbe riuscito a tirargli su il morale dopo la brutta avventura di New York. Eppure lei, come sempre, era riuscita a distrarlo e a farlo ridere. Decisamente Fanny era diventata fondamentale nella sua routine quotidiana.
Continua…
