Capitolo 5.

Quantico, Virginia
Di ritorno da Plata nel Colorado, Hotch aveva concesso a tutti loro la giornata libera per riprendersi da quella brutta esperienza. Avevano rischiato di perdere Reid e Prentiss, e ne erano rimasti tutti turbati. Erano solo le tre del pomeriggio e lui se ne stava sdraiato in modo disordinato sul letto, dopo aver fatto una passeggiata con Clooney. Non capitava spesso di avere un giorno infrasettimanale libero ed era tentato di festeggiare l'avvenimento in qualche modo.
Magari poteva farsi una doccia, vestirsi bene e cenare in qualche locale del centro. Magari avrebbe trovato anche una signorina disposta a fargli compagnia per chiudere la serata in bellezza. Sbuffò indispettito dal caldo che gli appiccicava addosso la maglietta e si tirò su a sedere fissando il soffitto. Di Fanny neanche l'ombra, sicuramente era ancora chiusa nell'obitorio a "dilettarsi" con il suo lavoro. Si chiedeva sempre più spesso come potesse una ragazza così solare lavorare in un'ambiente del genere.
Aveva visto più di una sala autopsie e quei posti, per quanto moderni ed asettici, trasmetteva un che di macabro. Inoltre non doveva essere piacevole affettare persone morte in modo violento. Si alzò e si diresse a passo sicuro verso la cucina, sentiva la necessità di qualcosa di fresco per combattere la calura di fine maggio. Persino i pantaloncini gli davano fastidio, facendogli sudare le natiche e dandogli prurito. Mente sorseggiava una birra gelata, meditò di farsi una doccia e poi godersi la casa in costume adamitico. Non aspettava visite per quel giorno e le finestre erano tutte fornite di tendine.
Nessuno avrebbe notato la cosa, si disse mentre si infilava nel bagno. Poi i suoi pensieri furono di nuovo catturati dalla sua insolita vicina. Niente di più facile che, tornata dal lavoro e notando la sua macchina parcheggiata, la frizzante rossa decidesse di fargli una visita di cortesia, magari chiedendogli di finire di aggiustare la porta dello studio che continuava a cigolare. Meglio evitare di farsi trovare in déshabillé, anche se l'ultima volta che l'aveva pizzicato a torso nudo non era sembrata così dispiaciuta della cosa.
Quella ragazza era in grado di rallegrargli la giornata anche solo chiamandolo con quell'assordo nomignolo, perché per lei ormai non esisteva più Derek… no, no… c'era solo "biscottino". Era abituato a Garcia e al suo "ciao zuccherino", ma non avrebbe mai pensato che qualcuno potesse paragonarlo ad un biscotto. Mentre era sotto il getto dell'acqua bollente si chiese se quel nomignolo non avesse doppi significati… qualcosa tipo: sei appetitoso come un biscotto.
Sorrise pensando che era un'assurdità, quell'idea balsana che gli era appena passata per il cervello. Fanny non sembrava il genere di ragazza che pensava a queste cose, in realtà non somigliava a nessuna di quelle che lui aveva conosciuto. All'inizio l'aveva paragonata a Garcia, ma c'era qualcosa in lei… qualcosa che non sapeva spiegare. Era come se cercasse di farle il profilo, ma gli fossero sfuggiti dei dettagli. Nascose il viso fra le mani per soffocare una risata, ora si metteva anche a paragonarla ad uno dei loro soggetti ignoti.
Mandando a quel paese tutti i suoi buoni propositi, appena uscito dal bagno si buttò nudo sul letto. Prese il cellulare e cercò il numero nella rubrica. Visto che aveva deciso di cenare fuori, poteva offrire un lauto banchetto alla sua nuova amica. Lei gli offriva continuamente pranzi e cene fatti in casa, ma lui non era un cuoco così bravo… sarebbe stato un modo carino di sdebitarsi.
- Ciao, biscottino – la voce allegra della ragazza rispose dopo il primo squillo.
- Ciao rossa. Programmi per la serata?
- Sei già tornato in città? – chiese la ragazza, mentre in sottofondo si sentivano i rumori di cose che venivano spostate – Che programmi vuoi che abbia? E' mercoledì, si lavora fino alle sei e poi doccia, cena veloce, TV e letto. Cosa mi proponi di altrettanto allettante?
- Cena fuori – disse lui con un sorriso.
- Ci vediamo alle sette da te – rispose la ragazza prima di riattaccare.

Alle sette in punto, suonò il campanello di casa, mentre Morgan era intento ad allacciarsi la cravatta. Prese la giacca e se la mise sotto il braccio mentre si avviava ad aprire fischiettando. Si trovò spiazzato per l'ennesima volta da Fanny, che si era presentata con un paio di jeans strappati, una canottierina color pesca, i capelli legati e dei comodi sandali infradito. Stretto alla cintura, aveva legato un golfino abbinato al top e portava in braccio una capiente borsa della spesa di carta.
I due si guardarono entrambi stupiti dell'abbigliamento dell'altro e due sopracciglia, appartenenti a due persone diverse, si sollevarono nello stesso momento. La ragazza prese l'iniziativa, spostando Derek con una mano, mentre entrava con passo sicuro in casa e si dirigeva verso la cucina. Il ragazzo moro la seguì poggiando ordinatamente la giacca scura sullo schienale di una sedia.
- Mi spieghi cosa stai facendo? – chiese vedendo la ragazza tirare fuori dalla busta una serie di pacchetti.
- Preparo la cena, mi pare ovvio – rispose lei senza scomporsi – Non avevi detto che volevi mangiare fuori? Spero tu abbia almeno acceso il barbecue…
- Per fuori, intendevo in un ristorante – rispose lui infilandosi le mani in tasca – Ti pare che ti invito a cena e ti lascio cucinare?
- Infatti non cucinerò mica io… ho solo fatto la spesa – si avvicinò di un passò e gli allentò la cravatta – E ti prego togliti questo affare infernale! Mi viene caldo solo a guardarti.
- Io non sono un cuoco!
- Non bisogna mica essere degli chef per cucinare due bistecche e un paio di hamburger – la ragazza lo guardò con aria di disapprovazione – Mica pretenderai che cucini ancora io, vero? Vai di là, ti cambi e accendi il barbecue… intanto io preparo l'insalata… vuoi anche delle patatine fritte?
- Dai, vatti a cambiare e usciamo – la supplicò Morgan.
- Fa troppo caldo per mettersi in tiro e da come sei vestito non pensavi certo ad un fast-food – gli sorrise in modo accattivante – Se fai il bravo e non rovine le bistecche… in frigorifero ho anche una torta al cioccolato, non è la tua preferita?
- Hai vinto – ammise il ragazzo sorridendo e finendo di sciogliere la cravatta che Fanny aveva allentato.
- Come sempre, biscottino – aprì l'acqua del lavandino con un sorriso compiaciuto stampato in volto.

Le bistecche erano squisite e Derek le mangiò con gusto, mentre Fanny lo osservava con un sorriso contento stampato in volto. La serata era trascorsa allegramente, fra battutine e cibo cucinato all'aperto. Ormai avevano quasi finito e l'aria aveva rinfrescato, allentando la calura che come una cappa aveva coperto la città per tutto il giorno.
- Allora, rossa – disse Derek sorseggiando un'altra birra – Cosa mi racconti di bello?
- Eh no! Parlo sempre io… non mi racconti mai niente di te.
- Cosa vuoi sapere?
- Quando hai parlato della SWAT, hai usato il passato. Che fai ora? Aspetta! Non me lo dire! – Fanny lo studiò attentamente da capo a piedi – Anti-terrorismo!
- No – Morgan fece una risatina – B.A.U.
- Che? – chiese la ragazza.
- Unità analisi comportamentale – di nuovo lo sguardo perso della ragazza lo costrinse a precisare – Sono un profiler.
- Come nel Silenzio degli Innocenti? – chiese Fanny sgranando gli occhi.
- Più o meno… non è come nei libri e nei film.
- Allora, Clarice? L'hai preso il tuo Hannibal Lecter?
- Spiritosa – disse lui addentando una patatina fritta.
- Ti è rimasto un po' di ketchup sul labbro – disse la ragazza indicandolo.
- Dove? – chiese lui provando a pulirsi con un tovagliolo.
- Da qua faccio io – si sporse verso di lui e passò delicatamente il tovagliolo sul labbro superiore del ragazzo.
Era un gesto del tutto innocente, ma Derek si ritrovò suo malgrado a fissarla in modo strano. Cercava di resistere all'impulso di sporgersi verso di lei e baciarla. Si riscosse prontamente e cercò di mascherare il suo turbamento bevendo una lunga sorsata dalla bottiglia.
Si rimproverò di quell'attimo di debolezza. Lui non era un tipo da relazioni e sapeva come sarebbe finita quella storia assurda. Avrebbe baciato la sua adorabile vicina, l'avrebbe portata in camera e ci avrebbe fatto sesso, con il risultato che dal giorno dopo non sarebbe più riuscito a guardarla nello stesso modo. Niente più complicità o battutine, solo un senso di imbarazzo ogni volta che si fossero incrociati. Meglio di no, meglio tenersi stretta la sua nuova amica che riusciva sempre a farlo ridere.
Si voltò di nuovo verso di lei, che stava giocherellando con l'insalata che le era rimasta nel piatto. C'era una tensione nuova nell'aria e sapeva che non proveniva solo da lui. Sperò che Fanny non si fosse accorta di quel momento e di cosa gli fosse frullato in testa. Come in risposta a quella muta preghiera la ragazza alzò la testa e gli sorrise mettendo in evidenza le fossette.
- Si sta facendo tardi – annunciò tornando seria – Ti do una mano a rimettere a posto e poi vado a dormire.
Finirono di pulire in silenzio e poi Derek insistette per accompagnarla fino alla porta dei casa.
- Andiamo, cosa vuoi che mi succeda? – chiese la ragazza – Abito al piano di sopra, devo solo fare le scale.
- Il mondo è pieno di svitati che si nascondono dietro ogni angolo – disse Morgan serio.
- Hai vinto… andiamo, sono stanca e voglio andare a dormire. Spero solo che tu non voglia anche perquisire la casa alla ricerca di un maniaco che si nasconde sotto il letto – biascicò mentre si avviava lungo le scale.
Arrivati in cima, ci fu un altro lungo silenzio. Poi Fanny gli porse la mano che Derek si affrettò a stringere.
- Grazie della cena – disse la ragazza.
- Grazie a te per la compagnia.
- Ci vediamo presto, Clarice – lo prese in giro lei chiudendo la porta.
Morgan tornò nel suo appartamento e si buttò sul letto ancora vestito. Ascoltò i rumori proveniente dal piano di sopra e riuscì a distinguere Fanny che camminava a piedi nudi per la stanza e poi si metteva a dormire, visto l'inconfondibile cigolio delle molle del letto. Cominciò a battere nervosamente le dita sull'ampio torace sentendosi particolarmente frustrato.
Non sapeva perché si sentiva come un leone in gabbia. Aveva preso la decisione migliore, Fanny era diventata importante nella sua vita e non voleva doversi separare da lei per aver ceduto all'impulso del momento. Non ci sarebbe stato futuro per loro, allora perché rovinare tutto?

Continua…

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