Capitolo 12.

Dale City, Virginia
Per tutta la settimana aveva atteso quella serata, sperando con tutto se stesso che non ci fosse la necessità di partire con la squadra per qualche posto dall'altra parte del Paese. A quanto pare era andato tutto per il verso giusto, anche se fino al momento di lasciare l'ufficio era rimasto in tensione ogni volta che vedeva JJ apparire nell'open-space. Hotch gli aveva anche accordato di uscire un po' prima, dandogli la possibilità di passare a casa per darsi una rinfrescata.
Ora si trovava sotto casa di Hope tesissimo, mentre dall'interno dell'abitacolo scrutava la finestra dell'appartamento della ragazza. Sul sedile accanto erano poggiate una pizza fumante e una confezione formato famiglia di pop-corn da cuocere al micro-onde. Era stato indeciso fino all'ultimo se comprare anche qualcosa da bere, ma la ragazza aveva parlato solo di pizza e pop-corn e lui non sapeva come regolarsi in quei frangenti. Sarebbe stato più facile risolvere equazione differenziale non lineare che riuscire a capire come comportarsi in quella situazione.
Lei lo aveva invitato a vedere un film e, nonostante sapesse che la sua memoria eidetica non l'avrebbe tradito, aveva deciso di rileggere il libro per non farsi trovare impreparato. Sperava che la conversazione della serata sarebbe stata concentrata su quell'argomento, altrimenti non avrebbe saputo proprio cosa dire.
Sospirò, rendendosi conto che quello che per lui era una cosa difficilissima, per gli altri risultava una cosa normale e quotidiana. Aggrottò le sopracciglia, chiedendosi se il suo essere un genio gli precludesse la possibilità di una vita sociale nella norma, oppure se il fulcro di quel problema non fosse lui come persona. Si augurava di non dover trovare la risposta a quel quesito proprio quella sera, quando tutto quello che ci si sarebbe aspettati in circostanze normali sarebbe stata una rilassante visione di un film accompagnata da pop-corn e chiacchiere.
Alla fine decise che era inutile rimanere lì a logorarsi dentro. Primo perché rischiava di fare tardi e non voleva darle l'impressione di non considerare importante quell'appuntamento, secondo perché se continuava a tergiversare rischiava di fare congelare la pizza che aveva comprato. Aveva deciso di andare sul semplice: pizza pomodoro e mozzarella… non conosceva ancora i gusti della ragazza in ambito culinario e lui non era decisamente il tipo da gioco d'azzardo.

Continuava a camminare nervosamente avanti ed indietro per il piccolo salotto, resistendo alla tentazione di dare sfogo alla tensione mangiucchiandosi l'unghia del pollice. Aveva riempito il frigorifero di ogni genere di bevanda disponibile sul mercato: acqua, succhi di frutta vari, birra, coca-cola, vino… Non sapeva che cosa lui bevesse, sapeva solo che gli piaceva il caffè.
Guardò il proprio riflesso di sfuggita nello specchio vicino alla porta. Si chiese se aveva fatto bene a scegliere quella maglietta semplice ed un paio di jeans. Forse sarebbe stata una buona idea legarsi i capelli, invece di lasciarli sciolti sulle spalle, e poi si domandò se il rossetto non fosse di un rosso troppo acceso. Si avvicinò per rimirarsi meglio e sospirò rassegnata. Qualsiasi decisione avesse preso in merito al suo aspetto non sarebbe stata tranquilla lo stesso.
Non voleva che lui pensasse che si era messa troppo in ghingheri per un semplice invito a vedere insieme un film, ma non voleva neanche dare l'idea di non considerare quella "cosa" un appuntamento. Problema fondamentale era il non risultare troppo ansiosa, ma neanche troppo tranquilla. Si fermò a riflettere che magari lui non si stava facendo tutti quei problemi in merito al loro incontro ed ebbe un flash di lui che camminava tranquillo e fischiettando verso il suo appartamento.
In fin dei conti, non era sicura di niente in merito a quello che c'era fra loro. Lui l'aveva baciata in ben due occasioni, era stato di parola e l'aveva richiamata per prendere accordi durante la settimana, addirittura le aveva inviato un messaggio poche ore prima per confermare l'impegno preso. Eppure qualcosa le diceva di non dare per scontato di interessare veramente al ragazzo che stava aspettando.
Si sentiva sotto esame ogni volta che quegli occhi nocciola la scrutavano e non sapeva mai cosa dire per non apparire una perfetta idiota. Arrossì al ricordo della gaffe che aveva fatto dopo che lui l'aveva baciata per la prima volta… Spencer ci aveva scherzato su durante il loro ultimo, fortuito, incontro. Sembrava un bravo ragazzo, dolce e a modo, ma non significava molto. Quante volte era rimasta scottata da ragazzi che sembravano interessati a lei, ma che in realtà si erano eclissati nel nulla?
Scosse la testa rimproverandosi di stare pensando troppo. Come diceva Fanny, doveva cominciare a pensare di meno ed agire di più. La domenica precedente aveva trovato il coraggio di richiamare l'attenzione di Spencer, nonostante fosse terrorizzata all'idea che lui potesse essere infastidito dall'incontrarla dopo quello che era successo nel parcheggio della biblioteca. Annuì decisa, sapeva di essere riuscita una volta a superare la sua timidezza pur di non lasciarlo uscire dalla sua vita, era certa di poterci riuscire ancora se la situazione l'avesse richiesto.
Promise a se stessa di non commettere altre sciocchezze, fin tanto che il ragazzo fosse rimasto con lei. Doveva stare solo attenta a quello che le usciva di bocca e cercare di rilassarsi abbastanza da non sembrare un semaforo rosso per tutta la serata. Si avvicinò alla libreria e tirò fuori il dvd che dovevano vedere, poggiò diligentemente la custodia sul tavolino basso e rimase ad osservarla.
Le balenò in testa l'idea che forse farla trovare già pronta potesse dare l'impressione che lei voleva vedere il film come deciso e poi liberarsi di lui il prima possibile. Poi meditò che non tirando fuori il film, poteva sembrare che lei volesse solo che lui entrasse nel suo appartamento per… Sentì il rossore salire prepotentemente alle gote e si precipitò in cucina per bagnarsi le guance con dell'acqua fredda.
Come diavolo le venivano in mente certe cose? Lei che non era mai riuscita a… il suono del campanello la riscosse dai suoi pensieri.

La porta si aprì lentamente, lasciando la possibilità ai due ragazzi di scrutarsi un momento per capire le reciproche intenzioni. Spencer sorrise impacciato, mentre le braccia erano occupate dal contenitore della pizza e dalla confezione di pop-corn. Decisamente trovava Hope più carina ogni volta che la vedeva e si trovo a chiedersi perché una ragazza così gradisse la compagnia di un imbranato come lui. Si rimproverò mentalmente di ricominciare a pensare troppo e fece un passo avanti.
- Ciao – cercò di assumere un'aria tranquilla, anche se sentiva i palmi delle mani già inumiditi dal sudore.
- Sei puntualissimo – la ragazza si scostò per permettergli di entrare e gli prese i pacchi dalle braccia – Vado un attimo in cucina, intanto tu accomodati pure. Cosa posso offrirti da bere.
- Va bene qualunque cosa – rispose incerto lui mettendosi a sedere ed osservando la custodia del film che faceva bella mostra di se sul tavolino davanti al divano.
- Preferisci birra, acqua, coca-cola?
- Una bibita analcolica andrà benissimo – rispose mentre la ragazza spariva dietro una porta.
Prese in mano il dvd e se lo rigirò fra le mani. Che fosse un messaggio per lui? Della serie: non farti strane idee, ti ho invitato per vedere un film ed è quello che faremo prima che tu tolga il disturbo. Oppure era solo una ragazza previdente che non voleva farlo aspettare troppo mentre cercava il film. Certe convenzioni sociali per lui rimanevano un mistero, così come il non detto dietro le relazione intrapersonali fra uomo e donna.
Si soffermò sulle informazioni relative al film. Truffaut era indubbiamente un grande regista, ma la produzione non risultava francese, bensì inglese. Il film era molto vecchio, datato 1966 e il protagonista era interpretato da quello che, all'epoca, era considerato uno dei migliori attori europei. Non ricordava di aver visto altri film con Oskar Werner, ma Hope era sembrata entusiasta del film.

Avevano visto il film nel più completo silenzio, limitandosi di tanto in tanto a prendere una fetta di pizza oppure ad immergere le dita nel contenitore dei pop-corn. Spencer osservò di sbieco la ragazza seduta composta accanto a lui, sembrava completamente presa dalla trama ed aveva uno sguardo concentrato. Doveva ammettere che, nonostante qualche piccola differenza, la trasposizione era abbastanza fedele al libro che era piaciuto ad entrambi. Durante i titoli di coda, Hope si stiracchiò e finalmente si voltò a guardarlo sorridendo.
- Allora? Ti è piaciuto? – chiese ansiosa.
- Effettivamente è molto ben fatto – convenne lui annuendo – Anche se cambiando qualche piccolo dettaglio, manca la mia frase preferita…
- Noi ricordiamo – recitò la ragazza.
- Già… credo che il senso del libro sia racchiuso tutto in quella frase – si alzò, pronto a togliere il disturbo.
- Tu che libro avresti scelto? – chiese abbassando gli occhi.
- Come scusa?
- Gli uomini-libro sceglievano quale libro ricordare. Tu quale avresti scelto?
Reid rimase un momento interdetto e si rese conto dell'impossibilità di rispondere a quella domanda. Decise di essere onesto fino in fondo, anche se questo avrebbe potuto portare la ragazza a decidere di non rivederlo più. Si mise a sedere e si guardò le mani, cercando le parole adatte.
- Io ho una memoria eidetica – balbettò alla fine.
- Quindi, in realtà, tu già sei un uomo-libro – sorrise Hope tornando a fissarlo.
- Più o meno – sorrise il ragazzo di rimando – E tu? Che uomo-libro saresti?
La giovane bibliotecaria si concentrò un momento, per poi sospirare.
- Ora crederai che io sia strana… Io sono leggenda – rispose in un soffio.
- Ti piace Matheson?
- Mi piace quel libro in particolare. Credo rappresenti bene l'alienazione delle persone in questo mondo frenetico. Robert rappresenta bene l'estraneità, il diverso… il punto di vista di chi considera la sua situazione "la normalità"…
- Ma in quel mondo lui non è normale, è diventato il mostro – finì per lei Spencer.
- Già. Triste, non trovi?
Si girò verso la ragazza. Lei era carina, intelligente ed avevano in comune la passione per i libri e per la fantascienza. Il libro che aveva scelto, denotava una profonda sensibilità e un acume che aveva incontrato di rado in ragazze di quell'età. La fissò ancora un momento, dicendosi che più la frequentava più aveva voglia di sapere di lei. Si sporse incontrando le labbra morbide, che quella sera avevano una sfumatura rossa che le metteva in risalto.
- Non lo trovo strano – le rispose finalmente a fior di labbra – Lo trovo perfetto.

Continua…