Capitolo 14.

Quantico, Virginia
Non era da lui rigirarsi nel letto e non alzarsi, nonostante fosse ben sveglio già da un po'. Guardò distrattamente fuori dalla finestra mentre abbracciava il cuscino e si lasciò andare al ricordo della sera prima. Si era alzato dal divano dicendo che si stava facendo tardi e lei l'aveva accompagnato alla porta senza cercare di trattenerlo.
Il bacio della buonanotte che si erano scambiati era stato molto lungo, sarebbe stato più indicato parlare di baci. Nonostante fosse fermamente convinto di dover procedere con cautela in quella cosa che lo stava coinvolgendo, quando si era ritrovato Hope fra le braccia non aveva saputo resistere alla voglia di quelle labbra e del sapore della ragazza. Avevano passato più di dieci minuti a scambiarsi effusioni sulla soglia di casa di lei e la cosa non sembrava essere dispiaciuta a nessuno dei due.
Quando, alla fine, si era deciso a lasciarla andare guardando di nuovo l'orologio, la ragazza era rimasta sulla soglia come in attesa di qualcosa mentre lui scendeva le scale. Gli era sembrato di scorgere in lei un certo disappunto, anche se non capiva cosa ci fosse che non andava. Si era comportato da perfetto gentiluomo ma le aveva fatto capire comunque che era interessato a lei.
Si congratulò da solo con se stesso per come si era comportato per tutto l'arco della serata, nonostante non fosse una situazione consueta per lui. Era riuscito a nascondere il proprio nervosismo dovuto al fatto di rimanere in un appartamento da solo con lei, seduti vicini su un divano a guardare un vecchio film. Era rimasto incantato dalla risposta di lei alla domanda sugli uomini-libro, su come non fosse una ragazzina superficiale che avesse tirato fuori un titolo a caso o solo per il gusto di fare colpo.
Aveva percepito che lei credeva veramente in quello che aveva condiviso con lui, era veramente convinta dell'analisi che aveva fatto di quel libro e del significato che nascondeva. Non era da tutti riuscire a capire così bene Matheson, si sentiva che aveva una laurea in letteratura e che amava molto il suo lavoro di bibliotecaria. Sorrise ripensando a quanto avevano in comune e di come lo facesse stare bene il pensiero di lei e la sua compagnia. Anche se era ancora assalito dalla timidezza quando stavano insieme, si sentiva molto più sicuro e a suo agio.
Si girò supino sospirando, era una bellissima mattinata e si chiese dove fosse Hope in quel momento. Non avevano parlato dei reciproci impegni e così… Si mise a sedere di scatto ricordando il disappunto di lei la sera prima. Possibile che fosse stato così stupido? Dovera finita tutta la sua intelligenza in quel momento? Non le aveva chiesto che impegni avesse per il giorno dopo e, peggio ancora, non le aveva proposto di vedersi di nuovo. Si erano lasciati così, senza un accenno ad un prossimo invito.
Schizzò fuori dal letto e guardo la sua faccia smarrita nello specchio. Ingoiò un paio di volte cercando di recuperare la calma, ma la sua tensione ebbe il sopravvento su quella vocina interiore che gli diceva di pensare bene di prima di agire. Afferrò il cellulare da sopra il comodino e cercò freneticamente il numero sulla rubrica, sperando che lei non fosse arrabbiata, offesa o risentita per quella imperdonabile svista…

- Cosa hai combinato stavolta? – chiese Fanny mentre apriva il pacco di pastarelle che le aveva portato la cugina.
- Non saprei – rispose Hope giocando con il tovagliolo – Voglio dire… credo di aver detto una stupidaggine, ma lui non sembrava pensarla così.
- Cioè? Cosa ti ha risposto alla tua stupidaggine? – la rossa alzò un sopracciglio divertita da quella conversazione.
- Abbiamo visto insieme Fahrenheit 451.
- Danno quel vecchio film in qualche cinema?
- No, l'abbiamo visto a casa mia – ammise Hope – Ma era solo per vedere insieme un film! Niente di strano.
- Mia dolce, cara, innocente fragolina… Non si invita un uomo nel proprio appartamento senza rischiare di essere fraintese – Fanny scosse la testa sorridendo – Comunque, cosa gli hai detto?
- Beh alla fine del film gli ho chiesto che uomo-libro sarebbe stato e lui poi a rigirato al domanda a me…
- E tu hai risposto con il titolo di un libro assurdo, giusto?
- Ehi! "Io sono leggenda" è un capolavoro! – la ragazza mora incrociò le braccia e mise il broncio – Il fatto che a te non piaccia la fantascienza, non vuol dire che…
- Insomma cosa è successo? – scuotendo la testa l'esuberante anatomo-patologa si girò spazientita – Anche lui pensa che sia una stupidaggine quel libro?
- No, mi ha detto "non è strano, è perfetto" – ammise arrossendo l'altra.
- Allora qual è il problema? – corrugò la fronte preoccupata – Ha allungato le mani?
- No… cioè… ci siamo dati il bacio della buonanotte e poi lui è andato via… però…
- Però?
- Non mi ha chiesto un altro appuntamento – ammise la mora diventando triste – Non ne ha fatto il minimo cenno. Forse con quell'uscita ho rovinato tutto.
- Sentimi bene, se quello non ti richiama perché a te piace un libro specifico allora è un imbecille!
- Lui non è un imbecille – si affrettò a difenderlo Hope – E' carino, simpatico, intelligente…
- E non ti ha chiesto di rivederlo ancora. Lo vedi che è un imbecille!
Proprio in quel momento il cellulare della mora si mise a suonare e la ragazza lo afferrò piena di speranza. Guardò in volto la cugina più grande con un'aria spaesata.
- E' lui… che gli dico adesso?
- Prima di tutto dovresti appurare perché ti ha chiamato, non trovi? – osservò la cugina più piccola che annuiva e continuava a fissare l'apparecchio – Se non gli rispondi non saprai mai perché ti ha chiamata.
- Giusto – ammise la mora, poi si schiarì la voce prima di rispondere – Pronto?
- Hope, sono Spencer – la voce del ragazzo era tesa – Io… volevo sapere se hai impegni per oggi.
- No, niente di speciale – cercò di sembrare indifferente, ma una punta di entusiasmo trasparì dalla sua voce.
- Ti andrebbe… voglio dire… se a te fa piacere… - un lungo respiro dall'altra parte del ricevitore – Ti andrebbe una passeggiata insieme?
- Ok – si inumidì le labbra cercando di trattenere la gioia – Dove vogliamo vederci?
- Il parco dove ci siamo visti lo scorso week-end… oppure è troppo lontano?
- No, veramente sono in zona.
- Se hai da fare con tua cugina io capisco – disse il ragazzo sentendosi smontato.
- Non abbiamo impegni… o meglio, credo che lei ne abbia – sghignazzo ricordando lo strano comportamento di Fanny e Derek – Fra quanto ci vogliamo vedere?
- Per te andrebbe bene mezz'ora?
- Certamente, ci vediamo fra mezz'ora. Dove di preciso?
- Dove ci siamo incontrati l'altra volta. Va bene?
- Perfetto. A dopo – attaccò il telefono con un'aria contenta dipinta sul volto.
- Fammi indovinare – le disse Fanny ricambiando il sorriso – Appena sveglio si è precipitato a telefonarti perché vuole vederti ancora, giusto? Visto che a volte tutto quel pensare non fa bene?
- Già, a quanto pare ho fatto un dramma di una semplice svista – ammise la mora – E così mi sono precipitata qui, disturbandoti.
- Guarda che tu non mi disturbi mai.
- Non credo che Derek la pensi così – rispose Hope con un sorriso malizioso.
- Come scusa? – Fanny maledisse il leggero balbettio che l'imbarazzo le aveva causato.
- Andiamo, non ho più tre anni. Il fatto che io non faccia sesso non vuol dire che non sappia riconoscere quando ho interrotto qualcosa.
- Non capisco… cosa ti fa pensare che…?
- Eravate tutti e due in evidente imbarazzo, tu ci hai chiamato per nome e non "biscottino" e "fragolino"… dulcis in fundo sei uscita per dirgli qualcosa dopo che io sono venuta in cucina. Ora, io non sarò un genio, ma gli indizi dicono…
- Che se non ti sbrighi rischi di fare tardi al tuo appuntamento – la redarguì la rossa con aria severe – E smettila di fare l'investigatrice.
- Allora mi sono sbagliata – Hope si alzò con un'aria divertita.
- Smettila di sghignazzare! Sei impossibile a volte. Ora vedi di andare e non fare aspettare troppo il tuo "dottorino".
Dicendo così sospinse la ragazza più giovane verso la porta d'entrata. Non vedeva l'ora di liberarsi di lei per poter correre da Derek e riprendere da dove erano stati interrotti. Decise che l'idea di pensare di più non era attuabile per lei, preferiva seguire il suo istinto. Ed il suo istinto ora le diceva che doveva correre al piano di sotto e vedere dove tutto questo l'avrebbe portata.

Continua…