Diversamente da quanto previsto inizialmente, posterò il capitolo tutto insieme. Questo perché, anche se è lungo, altrimenti verrebbe a spezzarsi pure l'"effetto sorpresa".
Ri-premetto che i personaggi sono OOC. Soprattutto James. Lily è motivata – spero – mentre James no. Analizzerò comunque il suo personaggio a fine capitolo (ci spenderò due parole e basta, eh), dato che mi sembra brutto presentarvi questa versione senza dare un minimo di spiegazione.
Bene, ora non posso far altro che ringraziare chi segue/preferisce/ricorda e chi commenta ;)
Buona lettura, fatemi sapere! =)
Imperio
Lily si trovava nel dormitorio delle ragazze, ad Hogwarts. Aveva gli occhi gonfi di chi aveva passato una notte a piangere e, accanto a lei, Alice le dava delle pacche sulle spalle, cercando di consolarla.
"Hai fatto bene." diceva "Quel ragazzo non meritava la tua amicizia. Noi ti avevamo avvertito: si è unito a brutte compagnie e, alla fine, ha dimostrato la sua vera natura. Non vale la pena neppure di sprecare le lacrime, dai, Lily."
Lily era nascosta dietro le tende della finestra della sua cameretta, che sbirciava senza farsi vedere. Severus, sedicenne, era sotto casa sua, a guardare proprio quella finestra. Lily strinse le labbra in una linea sottile e gli occhi le si inumidirono, ma la ragazza non si affacciò e, anzi, si scostò per andare a sdraiarsi a pancia in giù sul letto.
Lily passeggiava nel parco di Hogwarts, accanto a Remus Lupin, e osservava con la coda dell'occhio un gruppo di ragazzi, fra cui Severus.
"Lily, si può sapere perché i tuoi occhi lo cercano sempre?" sospirò il ragazzo, passandosi una mano fra i capelli.
"Non è vero." rispose lei, distogliendo lo sguardo e puntandolo, decisa, davanti a sé.
E Lily era seduta sul letto, di nuovo in camera sua: dalle decorazioni presenti, dovevano essere le vacanze di Natale. Accanto a sé, la ragazza aveva diversi album di fotografie. Li osservava, con gli occhi lucidi, soffermandosi in particolar modo sulle foto che ritraevano Severus.
La ragazza era sul binario nove e tre quarti, aspettando le amiche prima di salire sul treno, verso il suo ultimo anno scolastico. Ad un tratto, i suoi occhi incontrarono quelli neri di Severus, che tuttavia distolse subito lo sguardo. Lei sembrò rattristarsi, ma recuperò il sorriso non appena Mary le saltò al collo, salutandola con entusiasmo
Lily camminava, i libri sottobraccio e James Potter accanto a sé.
"Andiamo, Evans, perché non ti metti con me? Sono cresciuto. Sono maturato. L'hai visto tu stessa: eppure i miei sentimenti per te non sono cambiati e, anzi, ho intenzioni davvero serie."
"Te l'ho già detto, Potter." aveva risposto lei, scostandosi una ciocca di capelli dal viso. Non era arrabbiata, ma solo seccata, come se stesse ripetendo per l'ennesima volta lo stesso concetto "Io non provo lo stesso per te. È così difficile da capire? Mi spiace ferirti, davvero. Ma io non potrei mai amarti. Non potrei mai…"
Lily si bloccò. Severus stava camminando, nel parco, da solo. Aveva i libri sotto braccio, come loro, e sembrava diretto verso un albero in riva al lago. L'espressione della ragazza si fece pensierosa e anche malinconica, mentre lo seguiva con lo sguardo.
James si imbronciò.
"Ho capito." disse infine "Tu ami Mocciosus."
Lily sussultò. Si girò a guardare James.
"No, ma che stai dicendo? Io…"
"No, Lily, diciamoci la verità, ammettila almeno a te stessa. Cosa credi? Tu mi piaci, ed io ti osservo. Non vi parlate da due anni, ma tu non fai altro che cercarlo con gli occhi e hai sempre un'espressione così triste…"
La ragazza abbassò lo sguardo, come colta in fallo. James si avvicinò e le sfiorò il volto con le dita.
"Non capisco… Come puoi essere innamorato di lui, che ha scelto di diventare uno schifoso Mangiamorte? Come mai continui a negare che potrei essere io la tua felicità?"
Lily, a quelle frasi, esplose. Si spostò dal James, arretrando e facendo cadere i libri in terra. La sua faccia era furiosa, ma la parte peggiore era il dolore che traspariva dai suoi occhi.
"Come faccio, eh?! Come faccio?! Potter, è tutta colpa tua! Tu lo torturavi sempre, tu gli hai fatto passare un'adolescenza disastrosa, tu l'hai indotto a chiamarmi in quel modo e non sai niente, niente, niente del suo passato!"
"Non è vero!" sbottò infine James, che per il primo momento era rimasto basito "Non è stata colpa mia se lui ti ha chiamata in quel modo orribile, lui era già amico di quei sudici Serpeverde e pensava…"
"NON LO PENSAVA! NON PARLARE DI COSE CHE NON SAI!" urlò Lily, che ormai piangeva e aveva il viso estremamente rosso "Ti credi forse meglio di lui?! Tu l'hai sempre umiliato solo perché era un Serpeverde! Tu, tu e tutti gli altri, tutti quelli che ho dovuto compiacere in questi anni, non avete forse fatto lo stesso ragionamento discriminatorio?! "Lui è un Serpeverde e quindi è cattivo, diventerà un Mangiamorte, è sbagliato"! L'avete ripetuto per anni, è anche colpa vostra se Severus ci ha creduto!"
"Lily…"
"Ma ora basta! Ora sono stanca di dovermi adeguare, stanca di dover rendere conto a te e a tutti i Grifondoro e a tutto il resto della scuola; stanca di dover fingere di star bene solo perché amo il ragazzo che voi reputate sbagliato! Sono stanca di dovermi sentir dire che "tanto il suo destino è già segnato", io farò in modo che cambi! Sono la sua migliore amica e, anche se lui non mi volesse, io lo farò cambiare! Non esiste che io non ci provi nemmeno perché voi avete già reputato che è perduto! Non esiste che io mi trattenga o che sorrida quando Mary e Alice fanno battute su un mio possibile ragazzo, magari proprio tu, e dentro mi sento morire, perché se ammettessi che mi piace Severus, addirittura che lo amo, beh, apriti cielo, io, la perfetta Lily Evans, non può davvero pensare una cosa del genere, e stare con uno sfigato! Sono stanca! D'ora in avanti non compiacerò più nessuno e seguirò solo il mio cuore e se verrò ferita pazienza, non avrò il rimpianto di non averci provato! Voi vi siete arresi a prescindere e, anzi, siete i primi carnefici! Siete voi!"
Lily era davvero disperata: aveva rigettato tutto quello che si portava dentro ormai da due anni e l'aveva fatto su James, ma avrebbe anche potuto esserci un vermicolo per quello che le importava. Piangeva, era rossa in viso, gesticolava e, una volta finita la sua filippica, fece per girarsi e per correre, lontano, nel parco, verso Severus.
Negli occhi di James, invece, c'era la rabbia. Il ragazzo fu più veloce di lei e le afferrò un braccio.
"Lasciami!" gridò lei, divincolandosi.
"Tu non capisci." sussurrò James, e il suo tono calmo faceva venire i brividi "Io sarei l'uomo perfetto per te, non quel Mocciosus. Lui non ti merita."
"Lasciami! Non sta a te decidere! Lasciami!"
Ma la presa di James era troppo forte. Lily, presa dalla sua disperazione, non si accorse dell'espressione del ragazzo.
"Non starai con lui, né ora né mai."
"Tu non puoi…!"
"IO POSSO!"
E poi, dopo averla lasciata di colpo, prese la bacchetta e gliela puntò contro.
Lily era scioccata. Lo fissava, ancora incredula e confusa, ma non riuscì a reagire in tempo.
"Imperio." disse James, il tono fermo.
Gli occhi di Lily si fecero vacui e spenti e il mondo, nel ricordo, sembrò alterarsi e confondersi. Tutto venne avvolto da una nebbiolina color argento e, poi, fu solo il buio.
Volti, volti confusi nella nebbia. Alice che rideva, Mary con una strana smorfia, James e gli occhi accesi di preoccupazione, quando la guardava, e chissà il perché. E poi Remus, Sirius, Peter, Emmeline, di nuovo Alice, Mary. Volti dispersi in una spessa nebbia color argento.
Il mondo ritrovò una propria dimensione e si rivelò essere la Sala Grande.
"E allora, Evans, questa volta uscirai con me?"
James Potter era in piedi e osservava Lily, seduta sulla panca, che si era girata a guardarlo. Gli occhi di Lily si spensero per un momento mentre un 'sì' aleggiava sulle sue labbra, ma James sembrò spaventarsi. Dopo un primo momento di esitazione, in cui buona parte del tavolo dei Grifondoro li fissavano, in attesa, Lily rispose.
"S… No, Potter, come al solito."
La ragazza riprese ad avere un'espressione normale, con gli occhi che esprimevano un certo fastidio, e il mondo tornò a sommergersi di nebbia color argento.
Ancora volti, volti che la guardavano e labbra che si muovevano. Lily non riusciva a vedersi, non aveva percezione di sé. Davanti aveva solo nebbia, nebbia, nebbia – e volti, volti, volti. Sulle labbra, forse un sorriso.
Ritornò la realtà. Lily era seduta in braccio a James, che la cingeva, e fissava un'allegra Alice chiacchierare amabilmente con Mary. Ogni tanto, le amiche le lanciavano un'occhiata maliziosa.
Gli occhi di Lily si spalancarono, spaventati, e la sua bocca si aprì, come se dovesse dire qualcosa. Dopo qualche secondo che boccheggiava, Alice si alzò dalla poltrona e si avvicinò.
"Ehi." disse, preoccupata "Tutto bene?"
James la strinse più forte a sé e si chinò su di lei. Nascosta dal corpo di Lily, la sua bacchetta era premuta sulla schiena della ragazza.
"Lily, stai male? Posso fare qualcosa?" chiese, apprensivo, prima di darle un bacio sul collo.
Era una finta. Risalì verso l'orecchio della ragazza e, quando fu abbastanza vicino, sussurrò la formula.
"Imperio."
Lily riprese a sorridere.
"Sto bene, Alice, grazie. Mi doveva essere andata un po' di saliva di traverso."
"Oh." commentò la ragazza, alzandosi e allontanandosi di nuovo.
La nebbia argento scese un'altra volta.
E ancora volti, e attimi in cui i volti avevano anche corpi e la nebbia si diradava e restava ai margini, salvo poi tornare a coprire tutto.
Poi, nella nebbia emerse il profilo di un ragazzo, lontano, lontano, molto lontano. La realtà tornò prepotentemente, scacciando la nebbia, e Lily allungò un braccio, e aveva un'espressione così disperata… Osservava Severus Piton dalla finestra. L'aveva visto di sfuggita – ma l'aveva visto.
Ma era bloccata, Lily. Le braccia di James la fermavano e la tenevano, lì, in mezzo ad un corridoio deserto, mentre dalla bocca di Lily usciva un gemito.
"Stai buona." le disse James. Le afferrò la mano che si era allungata e la riportò vicina al corpo. La fece voltare.
Nel momento stesso in cui James poggiò le sue labbra su quelle di Lily, il mondo sparì di nuovo, inghiottito nella nebbia.
La visuale si fece più ampia e si aprì su quella che doveva essere una cena. I genitori di James – inconfondibili – erano seduti accanto a quelli di Lily e conversavano allegramente. Lily, che stava ridendo, rimase con un sorriso leggero e con gli occhi velati da un'ombra.
"Allora, andate davvero a vivere assieme?" chiese la madre del ragazzo, un po' preoccupata.
"Via, cara, gli abbiamo già comprato la casa! Certo che andranno a vivere insieme!"
"Ma sono giovani, non so se sia una buona idea…"
"E quanti anni avevi tu quando mi hai sposato?"
James, che fino ad allora aveva sorriso, sereno, si accorse che gli occhi di Lily erano umidi. Il sorriso leggero era rimasto, ma stava tremando. Facendosi subito serio, si avvicinò alla ragazza e l'abbracciò, nascondendola alla vista dei parenti.
"Imperio." le sussurrò all'orecchio, la bacchetta allungata sotto al tavolo.
Lily ridacchiò, come se lui le avesse detto una battuta, e si rialzò.
Il suo sguardo era di nuovo luminoso.
La nebbia scese ancora una volta e ricoprì tutto.
Il mondo ritornò all'improvviso e Lily si ritrovò a guardare un foglio. "Esame finale per diventare Auror", era intitolato.
Con un gemito, la ragazza si afferrò la testa. Uno degli esaminatori le venne incontro.
"Signorina, si sente bene?" le chiese, preoccupato.
"Lily." sussurrò qualcuno, dietro di lei.
Quando la ragazza si girò, ignorando l'esaminatore, vide James. Lui la osservava con un'espressione severa e preoccupata insieme.
Non aveva la bacchetta a portata di mano. Erano ad un esame di Stato, importante.
Lily sembrò incatenarsi ai suoi occhi.
"Signorina, se ha bisogno di uscire dall'aula…" disse di nuovo il professore, ma venne palesemente ignorato anche questa volta.
Lily, più osservava James, più sembrava lottare contro sé stessa. La labbra divennero una riga sottile e gli occhi sembravano esprimere una sola cosa: perché?
Poi, piano piano, la nebbia riprese a salire. Coprì i margini del campo visivo, e poi gli altri studenti – che si erano girati ad osservarli –, e il professore, e il suo stesso corpo. Rimase solo il volto di James, visibilmente più rilassato dopo il cambiamento dei suoi occhi, che erano tornati vacui e determinati.
Alla fine, anche quello sparì.
Si trovavano ad un tavolo allungato per ospitare tutta quella gente: c'erano Alice, Mary, Remus… Tutti i Grifondoro del loro anno. Sembrava una festa.
James si alzò dal tavolo, tirò fuori una piccola scatoletta di velluto e si inginocchiò di fronte a Lily.
La nebbia, che si era diradata appena, sparì del tutto, e la scena divenne improvvisamente nitida.
"Lily Evans, ti amo, sei la mia vita. Vuoi sposarmi?"
Tutti, al tavolo, si erano bloccati. Ora fremevano, in attesa della risposta.
Gli occhi di Lily si riempirono di lacrime. James continuò a fissala, deciso ma preoccupato. Forse riconosceva i sintomi.
"Sì." disse infine lei, in tono appena udibile.
James, sollevato, le mise l'anello al dito; poi la sollevò e, dopo un mezzo giro su se stesso, la strinse a sé.
Gli altri applaudirono a fischiarono. Probabilmente avevano scambiato le lacrime di Lily per commozione.
James, con la scusa di fare un giro entusiasta per tutta la casa con Lily in braccio, riuscì a portarla in un angolo un po' nascosto.
"Non fate cosacce!" urlò Frank Paciock, da un punto imprecisato.
"Lily" sussurrò James, accarezzandole la guancia e prendendo la bacchetta con l'altra mano "Vedrai, riuscirò a farti felice. Sarò io, la tua felicità. Devi solo crederci anche tu, Lily. Credici anche tu."
Le labbra della ragazza tremarono, mentre il pianto di faceva più intenso – tuttavia, rimaneva silenzioso.
"Imperio." sussurrò James, incapace di sostenere ancora quello sguardo accusatore.
Il mondo svanì un'altra volta.
La nebbia si diradò e mostrò l'immagine di Lily allo specchio, vestita da sposa. Mary e Alice stavano chiacchierando, entusiaste, e non potevano fare a meno di guardarla e di riempirla di complimenti. La ragazza si afferrò improvvisamente la testa, con un gemito.
"Ehi, va tutto bene?" chiese Alice, avvicinandosi.
Piangeva, Lily.
"Lily…?" chiese Mary, spaventata.
"… Perché…?" aveva sussurrato questa, cercando di controllare il tremore delle mani.
"Lily?!"
"Perché…? Perché…? Perché…?"
"Vado a chiamare James." disse Alice, osservando ancora per una volta Lily, con orrore.
La nebbia avanzava e poi arretrava. Lily stava cercando di combatterla, ma non era abbastanza forte.
"Perché perché perché…" continuava a ripetere, come se fosse un mantra.
James Potter entrò spalancando la porta. Lily alzò lo sguardo, lo vide e gemette, girando la testa da un'altra parte.
"Mary, Alice, uscite."
"Ma…"
"Uscite, ho detto!"
Le due ragazze si guardarono, perplesse e spaventate, ma fecero come era stato loro detto.
"Lily…" sussurrò James, avvicinandosi alla ragazza. Lei, ora, lo fissava in modo spaventato, continuando a piangere.
"Perché mi fai questo, Lily?" chiese James, il tono dolce, tirando fuori la bacchetta dalla tasca dei pantaloni. Lei cercò di arretrare, ma, con un gemito, fu costretta a prendersi di nuovo la testa fra le mani.
"Imperio." disse James.
La nebbia risalì, ma non del tutto. Riuscì a dissolversi, dopo qualche istante.
"Ugh!" esclamò Lily, premendo più forte sulle tempie.
Del sangue aveva iniziato a colarle dal naso.
"Imperio!" disse James, più deciso, ma ancora a voce abbastanza bassa per non essere udito da fuori.
La nebbia, questa volta, calò definitivamente.
Volti, visi. Come all'inizio, Lily vide sconosciuti che sapeva di dover conoscere, con diverse espressioni sul volto. Lacrime di commozione, risa, gioia. Un'enorme torta bianca, tavoli e un gazebo, tutti flash sostituiti in meno di un secondo, tutte immagini che scivolavano dalla mente prima ancora di poter tentare di far presa.
Iniziò a rendersi conto della nebbia, Lily. La vedeva, vedeva un volto emergere – era Alice, questa volta; ma accanto a lei c'era Mary, anche se lei la vide dopo – e vedeva l'argento intorno, e lo domava, Lily, allargava i confini del suo orizzonte fino a far emergere la figura intera.
Non era molto presente, Lily. Lo sguardo passava dall'acceso allo spento in meno di mezzo secondo e la donna sembrava perdersi in un mondo tutto suo, mentre tentava di domare la nebbia.
Le amiche continuarono a chiacchierare e sembrarono non farci caso.
Era in mezzo ad una battaglia. Aveva la bacchetta alzata e si sentiva concentrata come non mai, cercando di colpire e di non essere colpita a sua volta. Poi, il mondo sembrò fermarsi.
Una figura nera, incappucciata, del tutto simile alle altre che stava combattendo, le passò davanti. Per Lily il mondo si spense e si accese nello stesso momento, mentre della nebbia non rimaneva altro che il ricordo. Osservava quelle movenze, del tutto rapita. Sembrava su un altro pianeta e lì, nel mezzo delle urla e degli schiantesimi, abbassò la bacchetta, chinando la testa di lato ed osservando incantata il Mangiamorte.
James si accorse della vulnerabilità della moglie e cacciò un urlo, spaventato, ma lei non ci fece minimamente caso, tutta presa dal suo mondo invisibile e da quell'uomo nascosto dal mantello nero, irriconoscibile per via della maschera argentata.
Una maledizione stava per colpirla, ma lo stesso uomo mascherato, che si era accorto del suo essere inerme, la deviò, cercando di non farsi vedere. Lily sorrise.
James arrivò prima che qualcun altro potesse tentare di colpirla, la afferrò per la vita e si smaterializzò.
La nebbia andava e veniva e Lily si ritrovava seduta sul divano ad osservare fuori dalla finestra. A volte i suoi occhi esprimevano incanto e meraviglia; altre si incupivano fino alle lacrime.
Il mondo tornò di colpo e Lily si vide con in mano quello che sembrava un termometro sottile. Sentì James cingerla da dietro – si trovava seduta sul loro letto matrimoniale – e i suoi baci sul collo.
"Diventeremo genitori." disse lui, osservando da sopra la sua spalla quello che altro non era che un test di gravidanza positivo.
Lily impallidì. La nebbia stava per riavvolgerla a lei la scacciò, decisa. Gli occhi si riempirono di lacrime e il labbro inferiore tremò, ma James non se ne accorse, dato che continuava a baciarle il collo e non la osservava direttamente in faccia.
"Non sei felice?" chiese lui, affondando il viso nei suoi capelli.
Lily chiuse gli occhi, cercando di non far sfuggire le lacrime e di controllare il tremito. Del sangue iniziò a colarle dal naso e si morse le labbra, cercando di trattenere un gemito.
"Molto." rispose "Sono emozionata."
La voce le tremava, ma James sorrise, convinto che fosse l'emozione del momento.
Si staccò da lei e iniziò a vestirsi, senza passarle davanti. Lily continuò a mordersi il labbro e a trattenere le lacrime.
"Vado a lavorare. Tu riposati, amore."
"Certo."
James sorrise, si allungò di nuovo sul letto e le passò una mano fra i capelli. Poi si rialzò e, sempre senza guardarla, si smaterializzò.
Il rumore la fece sobbalzare. Una volta resosi conto di essere sola, Lily scattò.
Si alzò dal letto e, gemendo, corse giù per le scale, diretta in cucina. Velocemente, tanto da rivoltare diversi cassetti e rovesciare la maggior parte delle pentole sul pavimento, allineò degli ingredienti sul tavolo della cucina, prese un calderone e accese il fuoco nel camino con un semplice gesto della bacchetta.
Era una pozione fatta in casa, dove Lily si sforzò di sostituire gli ingredienti mancanti con cose più comuni ma dal medesimo effetto. Il sangue continuava a scendere copioso dal suo naso e, ogni tanto, lei doveva interrompersi, vinta dal dolore alla testa, che si prendeva tra le mani. La nebbia argento minacciava di tornare ma lei la scacciava sempre, e i suoi movimenti erano così impazienti, e le sue mani tremavano così tanto, che si capiva che stava cercando di concludere tutto in fretta, fintantoché riusciva a restare lucida.
Poi, alla fine, dopo aver mescolato la pozione per sette volte in senso orario, spense il fuoco. Il colore era rosso; sembrava sangue. Lily andò verso una credenza e prese un bicchiere di vetro, tenendolo con entrambe le mani per evitare che cadesse per l'eccessivo tremore. Lo immerse nel calderone e, senza esitare, se lo portò al volto, bevendo avidamente.
Dopo appena qualche sorso non ce la fece più e, mentre si piegava su se stessa tenendosi lo stomaco, il bicchiere cadde a terra, frantumandosi. Lily si accasciò sul pavimento, una mano sul ventre e una sulla testa.
Poco prima che la nebbia tornasse ad avvolgerla, mentre il suo corpo era percorso da spasmi di dolore alla testa e allo stomaco, Lily sorrise.
L'urlo di James la riportò indietro, disperdendo la nebbia. L'uomo si avvicinò di corsa, ignorando il disordine della cucina.
C'era sangue, che imbrattava la gonna di Lily. Le usciva dal ventre e James sapeva che significava una sola cosa.
"Perché?" chiese, scuotendo Lily, gli occhi pieni di lacrime.
"Perché?!" ripeté, quasi urlando.
La donna, che era rimasta impassibile e sembrava incantata, si rianimò.
Sorrise, ma era un sorriso crudele.
"Io non l'ho mai voluto. Non da te. Sei tu che mi fai questo."
Poi la nebbia tornò ancora, seppellendo l'espressione rabbiosa di James e la bacchetta che l'uomo le aveva puntato contro.
La nebbia era onnipresente, ma, sebbene Lily non riuscisse neppure a vedere fuori dalla finestra – e aveva la sua espressione meravigliata e distaccata sul volto – le voci arrivavano forti e chiare alle sue orecchie.
"Devi portarla in ospedale, James!"
"Alice, l'ho già fatta visitare da un Medimago di fiducia. Ha avuto un aborto spontaneo, non voglio che debba subire anche lo stress di dover andare al San Mungo…"
"Ma non sai quali potrebbero essere le conseguenze! Se l'emorragia non fosse stata fermata a dovere, se…"
"Ti ho già detto che è stato fatto tutto quello che si doveva fare!"
"… E va bene. Va bene, mi arrendo, so che hai a cuore Lily e che non ti permetteresti mai una leggerezza. Solo una cosa: prenditi un periodo di riposo dal lavoro, come credi, ma stalle accanto. Non è una cosa facile da superare, per una donna."
Le lacrime avevano iniziato a bagnarle il volto, ma Lily non mutò la sua espressione piena di gioia.
Il volto di James emerse chiaramente fra la nebbia. Era furioso.
"Stammi bene a sentire" disse, puntandole la bacchetta alla gola "Possiamo benissimo permetterci di vivere senza che nessuno dei due lavori. Tu hai appena avuto un trauma e io ti starò accanto. Superai la cosa e avremo un bellissimo bambino. Ci siamo intesi?"
La nebbia si disperse del tutto e Lily si scoprì di avere le mani tremanti.
Con un gemito, si premette i pugni sulle tempie, cercando di frenare il dolore.
James si fece subito più ansioso.
"Non resistermi, Lily. Possiamo essere felici, se solo tu collaborassi. Lo sai."
L'uomo le sfiorò una guancia con le dita, delicatamente. Lily spalancò gli occhi, mentre un rivolo di sangue iniziava a colarle dal naso. Non parlava, ma il suo sguardo esprimeva una muta domanda e accusa: non finirà mai, vero?
James scosse la testa, poi, di nuovo in preda alla rabbia, le puntò la bacchetta contro.
"Imperio!" gridò.
"Ugh!" gemette Lily, tenendosi sempre più forte la testa. La nebbia andava e veniva.
"Imperio! Imperio!"
Alla fine, nonostante la resistenza della donna, l'ebbe vinta James. Il mondo si chiuse ancora una volta.
Diverse immagini, non solo volti, ma anche colori. Tutte confuse nell'onnipresente nebbia color argento.
Poi, una voce. Sempre la stessa, sempre le stesse parole.
"Imperio! Imperio, imperio, imperio!"
Alice parlava, eccitata, e Lily riuscì a mettere a fuoco la scena, quasi inconsapevolmente.
"Non ci credo, partoriremo praticamente insieme, non sei felice?!"
Lily abbassò lo sguardo e vide il suo braccio posato su quello che non era neppure un accenno di pancia. Alice si era alzata la maglietta e si era messa di profilo, ammirando il suo riflesso nel vetro della finestra.
Gli occhi di Lily si riempirono di lacrime. Quando Alice se ne accorse, si avvicinò subito a lei, preoccupata.
"Lily? Lily, ti senti bene?"
Prima che potesse fare qualsiasi cosa, la donna vomitò sul pavimento, davanti a lei. Alice, rincuorata – forse pensando alle nausee dovute alla gravidanza – appellò un contenitore e fece evanescere il vomito sul pavimento. Lily alzò lo sguardo e incontrò quello di James, che era arrivato di corsa e ora stava sulla soglia della cucina. Il labbro della donna tremò, mentre negli occhi le si leggeva una muta supplica. James non distolse lo sguardo, severo.
Lily vomitò ancora, poi la nebbia scese definitivamente.
Era di nuovo in cucina e, di nuovo, c'era Alice con lei.
Lily aveva ormai una pancia evidente, anche se non eccessiva. Fuori campo, mentre Alice si accarezzava il ventre gonfio, continuava a sentire la voce di James: "Imperio, imperio, imperio!".
La donna si avvicinò alla finestra, appoggiandosi ad essa con la fronte. Negli occhi aveva la meraviglia che la accompagnava ogni tanto in quegli stati di semi-coscienza.
"Secondo te mi pensa, Alice?" chiese, sognante.
L'altra donna la guardò stupita per un attimo.
"Beh, ma certo… Sei la cosa più preziosa per James, lo sai." rispose, titubante.
"Ma secondo te, c'è ancora speranza?"
"Per cosa…?"
"Secondo te, le cose sarebbero potute andare diversamente? Secondo te, posso ancora cambiarle?"
Alice era perplessa, mentre Lily aveva posato una mano sulla pancia e gli occhi le si erano riempiti di lacrime.
"Secondo te, mi ha mai voluta, Alice? Mi vuole ancora? Dimmi che mi vuole, Alice… Dimmi che mi vuole…"
Le parole erano diventate un lamento e Alice si stava sinceramente spaventando.
"Lily, ma di chi stai parlando?" chiese, agitata, avvicinandosi all'amica.
Lei sembrò rientrare nella dimensione del sogno, perché le lacrime sparirono e gli occhi si spalancarono di nuovo, carichi di meraviglia.
"Sev." sussurrò, e il suo tono aveva il sapore del desiderio.
Alice sembrò spaventarsi definitivamente. Arretrò, andando quasi a sbattere contro James.
"James, io… Lei… Non so che…"
"Alice, esci un attimo, per favore." chiese lui, scuotendo piano la testa.
Lei fece come gli era stato detto, continuando però a tenere d'occhio la situazione dalla porta.
James si avvicinò a Lily, le cinse la pancia con un braccio, si chinò come per baciarle il collo. La bacchetta era salda nell'altra mano, nascosta alla vista di Alice.
"Non puoi pensare a lui ancora dopo tutto questo tempo" sussurrò "Ormai sei mia. Aspetti un figlio da me. Dovresti essere felice. Imperio!"
Lily sembrò non averlo neanche sentito, gli occhi persi nella meraviglia, fino a che la nebbia non tornò a coprire ogni cosa.
Il mondo tornò e i colori sembravano più vivaci, più veri.
Il dolore acuiva ogni cosa. Lily si trovava in camera da letto, le gambe aperte e la vestaglia alzata, mentre una levatrice si affaccendava intorno a lei e lei gridava, gridava…
Poi i suoi occhi si posarono su James, in piedi accanto alla porta, che scrutava preoccupato la scena.
"TU!" urlò, indicandolo con il dito, del tutto lucida per via del dolore.
James sobbalzò e la levatrice gli sorrise, in tono conciliante.
"È TUTTA COLPA TUA!" insistette Lily, mentre la magia, repressa per così tanto tempo, sembrava esplodere dal corpo della donna, e la luce sembrava andare e venire, con improvvisi sbalzi.
"È COLPA TUA!" continuò lei, il dito puntato contro l'uomo e lo sguardo duro, accusatore.
"Non si preoccupi" sussurrò la levatrice "È normale che con i dolori del parto si dicano cose che non si pensano…"
Le sue parole furono inghiottite da un nuovo urlo di Lily, che si era portata le mani al ventre, vinta.
"Spinga, signora Potter! Spinga, ci siamo quasi!"
E Harry James Potter nacque su quelle lenzuola, fra le urla e le accuse di Lily.
La lavatrice tentò di metterglielo sul petto ma lei, ancora lucida anche se esausta, cercò di afferrarlo con forza e di gettarlo lontano. Sconcertata, la levatrice lo tolse, mentre il bambino cominciava a piangere.
"Dia a me." disse James, tendendo le braccia. Era totalmente rapito da suo figlio, ma osservava anche la moglie, preoccupato.
Negli occhi di Lily c'era solo rabbia, rabbia e ancora rabbia.
La levatrice continuò il suo lavoro, mentre James cercava di calmare Harry e non si azzardava in nessuna maniera a lasciare la stanza.
Alla fine, la donna che l'aveva aiutata a partorire la costrinse a bere una strana pozione.
"Per riposare." aveva detto. Poco prima che le si chiudessero gli occhi, Lily riuscì a scorgere il sollievo sul volto di James.
"Lily, Harry sta piangendo… Ha fame…"
La donna, che era sdraiata sul letto, riprese il contatto con la realtà a quelle parole, relegando la nebbia ai margini dell'immagine.
Le sue mani iniziarono a tremare.
"No." disse.
"Come?"
"No."
Lily stringeva i pugni, decisa a non farsi travolgere dalla nebbia. Dal naso aveva ripreso a colarle del sangue.
James sospirò, avvicinandosi con il viso.
"Non ti capisco, Lily. Cos'è che ti manca? Perché mi resisti così tanto? Anche le volte che ti vedo con Harry… Non sembri davvero felice."
Lily serrò le labbra, che stavano tremando, come il resto del corpo.
"Vai da Harry."
Lei non si mosse. James le puntò la bacchetta contro.
"Imperio!" disse.
La nebbia risalì.
"Vai da Harry."
Lily, accecata e sconfitta, riuscì comunque a resistere. Non si alzò.
"Imperio! Imperio! Imperio!"
La voce sembrava arrivare da un posto sempre più lontano, eppure Lily continuò ad aggrapparsi al lenzuolo, ostinata. Alla fine, sentì, sempre da molto lontano, le molle del materasso cigolare, segno che James si stava alzando al posto suo.
Sorrise.
Le nebbia continuava a circondarla, ma non sembrava avere più lo stesso effetto su di lei. Anche quando non la combatteva, i suoi occhi si facevano o persi nel vuoto e meravigliati, o pieni di lacrime, con il labbro inferiore che tremava. A volte, le colava il sangue dal naso.
Non si avvicinò mai più alla culla del bambino. Non si ricordava molte cose, ma ad un certo punto James doveva averla messa semplicemente all'angolo, ritenendola incapace di badare ad un neonato.
"James, insisto, devi portarla al San Mungo."
Lily era in cucina. La voce di Alice arrivava dal salotto, e Lily si stava godendo uno di quei momenti dove la nebbia allentava la sua presa. Osservava fuori dalla finestra, con l'espressione sognante.
"Te l'ho detto: l'ho già portata ad un ospedale babbano. Mi hanno detto che è in depressione post-partum; mi hanno dato dei farmaci…"
"Ma è peggio di una bambola! Non fa niente, sembra quasi non vedere ciò che le sta intorno! Questo non è normale, James!"
"L'ha anche visitata il mio guaritore di fiducia, ha detto che il precedente aborto spontaneo potrebbe averle lasciato dei traumi che…"
"Smettila! Smettila di giustificarti! Lily ha qualcosa che non va, è da tempo che è così e io non so più che fare per convincerti a farla visitare decentemente!"
"Alice."
Lily non sentì più nulla per qualche secondo. Il discorso non la toccava minimamente; non consapevolmente.
"Alice, lo sai in che situazione siamo. I Mangiamorte stanno occupando tutto il mondo magico… È troppo rischioso portarla al San Mungo. Lo sai."
Alla parola Mangiamorte, gli occhi di Lily si erano riempiti di lacrime silenziose, che le colavano lungo le guance. Improvvisamente, sembrò animarsi. Le mani le tremavano e le strinse a pungo, il sangue prese a colarle dal naso.
"Ugh." gemette, afferrandosi la testa.
Vide un'ombra pararsi davanti a lei.
Poi, la nebbia scese di nuovo, regalandole l'oblio.
Quando riaprì gli occhi sul mondo, scoprì di trovarsi seduta al tavolo da pranzo. James, Sirius e Peter erano lì attorno; avevano sul volto un'espressione greve.
"Io dico che potrei farlo io." disse Peter, torcendosi nervosamente le mani.
"Tu?" esclamò Sirius, sorpreso.
"Insomma… Sirius, senza offesa, ma tu sei il migliore amico di James, sarebbe palese…"
"La situazione è difficile." intervenne James "Dobbiamo considerare bene le alternative."
"Ugh." fece Lily, afferrandosi la testa con le mani.
James sospirò, alzandosi per chinarsi verso la moglie.
"Fai la brava." sussurrò, puntandole la bacchetta alla schiena "Vai a riposarti. Imperio."
La stanza scomparve alla sua vista, coperta dalla nebbia color argento.
I mal di testa, che non tentavano nemmeno di essere dissimulati. Il sangue che colava dal naso, copioso. James nervoso, al limite della sopportazione; Harry che piangeva.
Sempre quelle parole.
"Imperio! Imperio! Imperio!"
E quella nebbia maledetta a coprirle il mondo.
Poi, il volto contratto dal dolore. Un fagotto – un bambino – posato nella piccola culla, con l'agitazione espressa dai movimenti frenetici e dal volto ansioso. Un lampo verde – i suoi occhi, gli occhi del suo bambino, gli occhi che si era sempre rifiutata di guardare.
Ancora la nebbia, ma per un secondo, il tempo di girarsi.
E il mal di testa che l'aveva colta quando la nebbia era sparita del tutto, all'improvviso, e tutto era tornato, tutto, tutto insieme, e faceva male, ma era un gran sollievo, un gran sollievo…
La porta spalancata. Quell'uomo, dal volto bianco e dagli occhi rossi; l'incarnazione del male stesso.
Il pianto, il pianto del bambino, che era il suo bambino, ma in realtà era il bambino di James…
"Spostati."
Una decisione, una decisione da prendere in fretta.
Morire? Morire per cosa.
Libertà. Una vita che si stendeva davanti a lei, una vita da vivere davvero, una vita davvero sua.
E quegli occhi, quegli occhi rossi e malvagi, e un nome, un nome sepolto, un nome che gli risuonava nel petto, un nome che sapeva d'estate e un nome che, nonostante tutto, non aveva mai dimenticato.
"Sev."
E il bambino, il bambino che piangeva, ed era il suo bambino, ma no, era il bambino di James…
Morire per cosa.
E la libertà, e il suo bambino, e il nome di Sev nel suo cuore, nella sua anima, in mezzo alla nebbia scomparsa.
Un passo.
Morire per cosa.
Un lampo verde, ed era il verde degli occhi del suo bambino, e il suo bambino non piangeva più, ma non era il suo bambino, era il bambino di James, e morire per cosa… Per cosa…
Il mondo si scurì, ma non era la nebbia argento, no, erano le pupille, le pupille nere di Lily, e poi apparve il resto, e le sue iridi, e il verde, e il mondo fuori.
Severus Piton era tornato alla realtà.
Bene, eccoci qua. L'ultimo ricordo è ovviamente legato al prologo; vi è un minimo di introspezione per non riportare pari pari le stesse cose, ma non sarà l'unico momento dedicato alla cosa, anzi. Lily agisce d'impulso, in un momento in cui è confusa e non riesce a ragionare lucidamente, non dopo quello che ha subito. Ci sarà altra introspezione, tanta.
Detto questo, due paroline su James. Lui è ovviamente OOC, ma diciamo che non si rende pienamente conto di ciò che ha fatto, non all'inizio almeno. Lo dimostra nel momento in cui chiede a Lily di uscire e lei sta per dire di sì: pensava di averla incantata solo per impedirle di andare da Severus, ma si rende conto di aver creato una "bambola" che agisce solo su suo espresso volere; che ha svuotato Lily di ogni cosa e che lei non è che un fantoccio nelle sue mani. Riflette. Ovviamente non ne ha parlato a nessuno. Pensa che sia troppo tardi ormai, perché l'Imperius è una maledizione che gli varrebbe una condanna ad azkaban a vita e, se smettesse di incantare Lily, sarebbe fregato. Si ritrova quindi invischiato in un circolo vizioso da cui non può uscire: ben presto, però, attraverso un sacco di giustificazioni mentali, si ritrova anche a credere che Lily ricambi davvero i suoi sentimenti, che non sia l'incantesimo ad agire e a far cambiare la ragazza secondo i suoi desideri (un po' come Merope si convinse che Tom l'amasse a prescindere dal filtro). Così si mettono insieme e lui ricerca la loro felicità. Quando lei inizia a contrastarlo, lui sinceramente non capisce perché non si lasci andare. Crede che stia lottando contro se stessa, non contro di lui.
Beh, questo in parole molto molto povere, eh.
Ora, l'avvertimento OOC c'è, ho giustificato Lily qui, ho giustificato James in queste note. Siete avvisati (e lo eravate fin dall'inizio) u.u Potete non condividere, ma questo è quanto u.u
