Torno aggiornando questa storia, perché è l'unica totalmente scritta che mi posso permettere di aggiornare.
Purtroppo sarò molto presa con la sessione estiva, quindi ho deciso di lasciare un po' indietro tutte le storie a cui sto lavorando. In linea di massima sono tutte sospese, ma questo non significa che non ci saranno aggiornamenti. Solo, scriverò quando sarò al limite di sopportazione dello studio e, per questo, gli aggiornamenti saranno molto più radi. Mi scuso in anticipo, ma non posso fare altrimenti – d'altra parte, ho una vita fuori da internet.
In ogni caso, come dicevo, essendo "Imperio" già finita potrò aggiornarla con più regolarità – dipende da quanto accenderò il pc, in linea di massima.
Ringrazio comunque chi segue/preferisce/ricorda e continuerà a farlo, e chi mi continuerà a dare il proprio supporto attraverso i commenti =)
Ricordo inoltre il gruppo facebook che ho creato per la ship: groups/573094269375457/
Buona lettura! =)
Il suo migliore amico
Si smaterializzarono direttamente nella stanza di Severus, grazie a Silente e al varco che aveva aperto. Un Elfo, probabilmente una femmina, li stava attendendo ai piedi del letto.
"Il professor Silente mi ha detto di aspettarvi, signori! Mi chiamo Trixie e mi occuperò personalmente della padrona! Se serve qualcosa dite a me e solo a me! Solo io sa che padrona è qui!"
"Bene, porta del cibo e dei vestiti per Lily, allora." disse Severus, lasciando andare Lily, che sembrava riuscire a sorreggersi da sola, ora.
"Come il padrone desidera, signore!" rispose l'Elfa con un inchino, prima di sparire.
La donna si sedette sul bordo del letto, prendendosi il viso tra le mani, e solo in quel momento Severus si rese conto che era solo uno, matrimoniale e con il baldacchino.
"Ehm." iniziò a dire, nervoso, tirando fuori la bacchetta "Ora lo divido, scusa, non ci avevo pensato…"
Lily si alzò e gli abbassò il braccio.
Aveva deciso di pensare il meno possibile ad Harry, ora come ora, sostituendo lo strazio che sentiva dentro con piccole cose più urgenti, come il fatto che aveva fame e che voleva farsi una doccia. Sentiva sempre un dolore sordo, ma era una sorta di sottofondo e cercava di non prestarci molta attenzione. Per quel giorno, aveva già pianto abbastanza.
"Va bene così" disse, cercando di sorridere. Ottenne una smorfia strana "Come ai vecchi tempi, no?"
Era iniziato quando erano bambini. Severus si era fermato da lei a dormire, d'estate, e i genitori di Lily gli avevano preparato un sacco a pelo sul pavimento della cameretta. Lei, però, aveva insistito affinché Severus dormisse con lei – il letto era ad una piazza e mezzo – e lui, alla fine, si era arreso, stendendosi sul materasso. Avevano passato tutta la notte a raccontarsi segreti e a ridere, insieme, finché non erano crollati, esausti. Era una pratica che si era rinnovata di volta in volta, di anno in anno, anche quando ormai erano abbastanza cresciuti e stare così vicini aveva tutto un altro effetto. Lily, però, non voleva sentir ragioni: diceva che voleva vederlo in viso, mentre gli parlava, perché chiacchierare con una persona sul pavimento non era la stessa cosa.
Severus sorrise, ricordando.
"Sev, posso fare una doccia?" chiese poi lei, lo sguardo di nuovo spento e perso.
"Certo." rispose lui, preoccupato "Il bagno è quello. Gli asciugamani ci sono, poi dirò a Trixie di lasciarti un cambio di vestiti lì."
Lily annuì, dirigendosi verso la stanza indicata dall'uomo. Si spogliò, cercando di levare i rimorsi e l'odio con i vestiti, poi si mise sotto il getto d'acqua bollente. Chiuse gli occhi e cercò di svuotare la mente: non sentiva più il mal di testa, anche se ogni tanto avvertiva delle fitte, e non era più confusa. Scacciò di nuovo il pensiero di Harry in fondo al cuore e si ritrovò a pensare a James, al suo odio per lui, che le aveva rovinato la vita. Ma perché l'aveva fatto? Gelosia? Come poteva da sola giustificare anni e anni della sua vita ad essere manovrata? Lui che combatteva contro i Mangiamorte, predicava la libertà e l'uguaglianza. Ipocrita. Ipocrita nel modo più ipocrita possibile.
Lily strinse la spugna con forza, poi si lavò sfregandosi finché la pelle non divenne rossa. Non aveva ricordo delle notti passate insieme, anche se sicuramente lui l'aveva toccata, più e più volte. Cercò di lavarsi via le mani di James, i suoi abusi, le violenze subite. Pianse, ma di rabbia, di frustrazione, mentre sfregava e sfregava, mentre lo odiava e la furia le copriva la visuale.
Si era preso i suoi anni migliori e nessuno avrebbe potuto restituirglieli. Si era preso la sua vita, i suoi amici, cercando persino di comandare il suo cuore. Lily si lavò finché un brontolio nello stomacò non riuscì a riportarla alla realtà: aveva fame. L'odio si spense con un sospiro, le lacrime smisero di cadere e Lily uscì dalla doccia, avvolgendosi in un asciugamano, sentendosi molto più leggera di prima.
Vide che Trixie le aveva lasciato dei vestiti su una seggiola e sorrise. Si asciugò e poi, coprendosi i capelli con l'asciugamano perché erano ancora bagnati, scorse il suo riflesso nello specchio.
Non avrebbe dovuto farlo. Vide i suoi occhi e le provocarono un lampo di dolore così intenso che le mozzò il fiato e la costrinse a piegarsi in due. I suoi occhi erano verdi, verdi, ed erano gli stessi occhi di Harry, Harry… Li aveva davanti. La sua colpa, indelebile, marchiata sul suo stesso viso. Rivide il bambino guardarla, mentre lo metteva nella culla. Lui l'aveva guardata e lei si era girata e non aveva fatto niente, niente… L'aveva lasciato morire. Assassina, assassina.
Lily si coprì il volto con le mani, inspirò profondamente e tentò di domare ancora quelle sensazioni. Le ricacciò in fondo al cuore e non si mosse finché non ritornò il solito dolore sordo di sottofondo, quello che le permetteva di avere un equilibrio. Si vestì, stando bene attenta a non specchiarsi più, neanche per sbaglio.
Uscì e trovò Severus seduto sul letto, con un vassoio in mano.
"Colazione a letto all'italiana, ti va?" chiese, sorridendo dolcemente. Lei sorrise di rimando.
Gli occhi neri di Severus le infondevano tranquillità. Le sensazioni che aveva provato prima che succedesse il tutto erano ancora vive in lei, mai sopite, ma il dolore e la rabbia che la permeavano non erano in grado di farle emergere in modo completo. Non sentiva la passione bruciante e il desiderio, Lily, ma sentiva la vicinanza e il calore. Per il momento, le bastava quello.
Si sedette accanto all'uomo, servendosi di cappuccino e addentando una brioches. Aveva fame, molta fame. Severus la lasciò mangiare, limitandosi a sgranocchiare qualche fetta biscottata, finché Lily non si dichiarò piena fino a scoppiare. Allora lui richiamò Trixie e le diede il vassoio, poi fece sciogliere i capelli a Lily – che erano ancora chiusi nell'asciugamano – e glieli asciugò con dell'aria calda che usciva dalla bacchetta.
Lei si fece viziare, sorridendo appena delle attenzioni ricevute. Buttò la testa in avanti, permettendo a Severus di asciugarla e pettinarla meglio. Cercò di distrarsi concentrandosi sull'aria calda e pensando a cosa inutili, ad esempio chiedendosi che fine avesse fatto la sua bacchetta.
Una volta che anche i suoi capelli furono asciutti e pettinati, si sdraiò sul letto, invitando Severus a raggiungerla, come ai vecchi tempi. Si sentiva in pace, piena e pulita, eppure quel dolore sordo non si decideva ad abbandonarla e lei sapeva che ci sarebbe voluto tempo, tanto tempo, molto tempo.
Lo doveva affrontare, però. Doveva tirare fuori tutto quello che sentiva, doveva piangere e urlare e dare di matto; sfogarsi per poi crollare esausta fra i cuscini e sentire che Severus era lì, sempre lì, nonostante tutto, ad ascoltarla e a consolarla.
Aveva di nuovo bisogno del suo migliore amico.
