5° PARTE

IL GIORNO DOPO/NEO-TOKYO 3
Dopo una giornata di scuola, era finalmente arrivato il momento dell'appuntamento.
Asuka non stava più nella pelle.
Fino a non molto tempo prima non avrebbe mai immaginato di emozionarsi così tanto all'idea di uscire con un ragazzo, a meno che non si trattasse di Kaji. E invece adesso…
Si era staccata da Shinji e Rei che, finite le lezioni, dovevano recarsi alla base, ed evitando le domande del ragazzo, andò subito a casa per prepararsi.
Il vestito lo aveva scelto insieme a Misato, e per l'occasione il maggiore le aveva perfino concesso di usare il suo profumo di lavanda.
Presa come era dall'entusiasmo, Asuka finì col essere pronta quando mancava ancora un'ora all'appuntamento. Indossava un vestito rosso corto che si intonava con i suoi capelli.
Anche Michael era emozionato, durante il tragitto sperò che i suoi accompagnatori sulla terraferma, non gli domandassero perché era vestito così elegantemente.
Arrivò in città con un'ora d'anticipo e cominciò a pensare alle parole che doveva dire.
D'altronde era il suo primo appuntamento, un'esperienza nuova.
Quando infine furono le cinque, si presentò al bar, ma Asuka non c'era.
Gli aveva tirato un bidone?
No, era troppo presto per dirlo.
Si sedette e cominciò ad aspettare.

Asuka si dirigeva di corsa verso il bar, a causa di un incidente stradale avevano bloccato la strada, e adesso era in ritardo di almeno dieci minuti.
"Accidenti", pensava, "speriamo che Michael non pensi che gli ho fatto un bidone".
Giunse al bar, guardò i tavolini: Michael non c'era.
"Oh no!", sussurrò.
Stava per andare a cercarlo, quando lo vide uscire dal bar.
"Evviva! Ehi Michael, sono qui".
Michael si voltò a guardarla e rimase affascinato: gli sembrò di avere una visione.
Asuka già era bellissima in viso, ma quel vestito rosso metteva in risalto anche il suo fisico, e nell'insieme era ancora più stupenda.
Un po' titubante Michael si avvicinò alla ragazza.
"Ciao, come ti va?"
"Bene grazie. E Tu?"
"Anche io non mi lamento".
"Hai un bel vestito".
"Ti piace? Il rosso è il mio colore preferito".
Faticavano a trovare le parole, per l'imbarazzo sembravano due manichini.
Michael cercò di rompere il ghiaccio: "Sentì, grazie alla chiacchierata dell'altro ieri ho scoperto che abbiamo gusti simili. Ho trovato un cinema che proietta vecchi film e ho preso due biglietti. Se non ti dispiace".
"Figurati. Di che si tratta?"
"E' un film di fantascienza, un mega cult, mi pare si chiami Matrix".
"Fantastico! E' uno dei miei film preferiti, l'ho visto in televisione, ma mai al cinema".
"Anch'io. Allora, ti va come parte iniziale del programma?"
"Certo. Andiamo".
Si prospettava una giornata divertente.

Dopo il cinema andarono al parco giochi, e fecero il giro completo della ruota panoramica e di tutte le altre attrazioni. Asuka si sentiva felice con Michael, che dimostrava di essere un ragazzo molto intelligente e sveglio, e non diceva mai cose banali. Discutevano senza problemi.
Il pomeriggio trascorse in allegria e verso sera si ritrovarono ad un luogo panoramico, da dove si vedeva tutta Neo-Tokyo 3 illuminata dalle luci.
"Allora", esordì Michael, "spero di non averti deluso".
"No, tutt'altro. Ma perché dici così?"
"Tra poco dovrò andarmene. Avevo detto ai miei che potevo far tardi, ma non posso esagerare".
"Capisco", commentò Asuka con un velo di tristezza. Anche se si sentiva stanca, avrebbe voluto che quella giornata non terminasse mai.
"Comunque non devo andare adesso. Possiamo stare insieme un altro pò".
"Grazie. Senti, perché non mi parli di te?"
Questa domanda colse di sorpresa Michael, non se l'aspettava.
Ma il ragazzo si fidava di Asuka, perciò decise di dirle del suo passato, tacendo soltanto sull'Eva-P per non spaventarla. "Come vuoi. Sono nato in America, nella classica famiglia americana che si trova nelle piccole città. La mia vita scorreva normalmente, come quella dei miei coetanei, finché…"
"Finché cosa?"
Michael si fece serio: "Finché i miei genitori non morirono in un incidente stradale".
"Davvero? Mi dispiace".
"Non preoccuparti, è un dolore che appartiene al passato. Comunque, dopo la loro morte, fui affidato ad un istituto e lì vi trascorsi due anni.
Due anni di inferno, perché passai dall'affetto dei miei genitori alla freddezza di impiegati che mi davano da mangiare solo perché erano pagati".
"Ma certo non sei stato lì per sempre. Non hai detto di avere qualcuno?"
"Sì, il mio patrigno, Russel McCoy, un uomo molto ricco, mi tolse da quel luogo e mi dette il suo cognome, ma anche se non mi fece mancare nulla materialmente, beh… non mi rimboccò mai le coperte", concluse sarcasticamente.
Asuka rifletté su quelle parole, la sincerità di Michael la stupiva. Di soliti i ragazzi, per fare colpo, si inventavano un sacco di cose.
Invece lui era stato sincero.
La sua storia era uguale a quella della ragazza. Un pensiero si inserì ad un tratto nella sua mente: questa era anche la storia di Shinji. Ma ricacciò tale pensiero, quello stupido non c'entrava niente.
"Quindi", disse Asuka, "sei stato privato dell'affetto dei tuoi genitori, e sei cresciuto con persone che non si curavano dei tuoi sentimenti".
"Esattamente".
"Anch'io, sai".
"Come sarebbe a dire?"
"Mia madre morì quando ero piccola", Asuka non se la sentì di dirgli che si era suicidata, "mio padre non si è mai curato di me, né prima, né dopo la morte della mamma. Anzi, si è risposato con una donna che mi trattava sempre come una sconosciuta. Anche loro non mi rimboccarono mai le coperte".
"Abbiamo vissuto delle esperienze molto brutte, Asuka, e purtroppo ce le porteremo dietro per sempre. Dimenticare è impossibile. Ma sono proprio le cose che ci portiamo dentro a fare di noi ciò che siamo. Con tutti i difetti, e anche con tutti i pregi. Per questo io non voglio perderle. Se ci provassi rischierei di perdere me stesso".
Asuka lo ascoltò in silenzio, finché accadde: mise la sua mano su quella di Michael, il ragazzo la fissò intensamente negli occhi.
Le loro labbra si avvicinarono sempre di più, e infine si toccarono.

QUARTIER GENERALE DELLA NERV/SIMULATORE
"Niente, ancora non ci siamo", si lamentò Misato.
"Purtroppo neanche i Magi riescono a trovare una soluzione. Tutti gli schemi che abbiamo preparato sono stati bocciati all'unanimità. Ma d'altronde, quando il nemico è indistruttibile…", disse Ritsuko.
Shinji e Rei, a bordo dei loro Eva, si stavano allenando da almeno dieci ore, ed erano stanchi morti. Erano alle prese con una simulazione dello scontro con l'Eva-P, avevano provato una quindicina di strategie elaborate da Misato con la collaborazione di Ritsuko.
Quindici combattimenti, quindici sconfitte.
Shinji, all'interno dello 01, era combattuto tra la rassegnazione e il sonno, e gli dispiaceva che non ci fosse Asuka a dargli la carica dicendogli "Ma sei stupido?".
Anche Rei, nonostante non lo desse a vedere molto, faticava a tenere gli occhi aperti.
"Coraggio ragazzi, un ultimo tentativo. Dopo questo potremo andare tutti a casa", annunciò Misato.
"Sì", rispose Rei.
"Signorina Misato?"
"Che c'è Shinji?"
"Potrei sapere dov'è Asuka? Non credevo che avrebbe saltato tutto l'allenamento".
"Non lo so. Ha detto che aveva un impegno urgentissimo in città, e che se non la facevo andare mi avrebbe ammazzato", scherzò la donna. Le dispiaceva mentire a Shinji, ma aveva promesso ad Asuka di non dirgli nulla.

ISOLA DI TO-SHIMA
"Dove diavolo sarà andato Michael?", si domandò irritato McCoy.
"Aveva detto che avrebbe fatto tardi", gli rispose Land.
"Sì, ma non credevo fino a questo punto. Speriamo non gli sia successo niente, ho ancora bisogno di lui".
In quel momento il citofono suonò: "Signor McCoy?"
"Sì?"
"Suo figlio è tornato".
"Ah, finalmente. Domani lo aspetta un grande giorno, perché ci sarà l'esperimento finale".