Una deliziosa fragranza alla mandorla attira Thor ad aprire la porta socchiusa di una stanza.
"Dove sono?"
Si chiede al notare l'arredamento dallo stile sofisticato, decisamente differente da quello presente a Palazzo.
Avanza confuso, attento a non urtare le decine di candele sul pavimento in legno che regalano una calda luminosità tra l'oro e l'arancio all'ambiente.
La luce soffusa gli affatica la vista, l'intenso odore d'incenso è così forte da sovrastare il dolce profumo che l'ha indotto a entrare.
"C'è qualcuno."
Impallidisce quando nota su un grande letto una figura femminile, immobile, silenziosa, attento ai suoi movimenti.
Una donna bellissima.
La lunga veste candida e l'acceso scarlatto delle lenzuola di seta accendono la morbidezza delle sue forme, i lunghi capelli bruni sulle nude spalle e la generosa scollatura comunicano una raffinata sensualità.
Il suo cuore emozionato l'ha già riconosciuta ma la voce gli muore in gola, forse per il timore che lei possa svanire se pronunciasse ad alta voce il suo nome.
-Ben tornato da me – è la ragazza a salutare il principe, ormai a pochi passi dal suo capezzale.
-Jane! – le sussurra - Sei davvero tu?
Sconvolto da quell'incontro inaspettato, Thor scruta gli occhi ambrati della donna a lui cara, alla ricerca di un senso logico che non riesce a cogliere.
Felice per l'insperato incontro si arma di coraggio e tende una mano tremante ad accarezzarle una guancia, la sua pelle però non ha alcuna consistenza, le dita sfiorano il viso evanescente e si ritraggono d'istinto.
-Non sei reale – sentenzia l'asgardiano con voce incrinata dalla cocente delusione.
Gli occhi di Jane si velano di lacrime, il suo sorriso è triste.
-Mi dispiace Thor, tutto questo è solo un sogno – dichiara rammaricata, chinando il capo.
-E' che desideravo tanto rivederti – ammette l'asgardiano, inginocchiandosi al suo cospetto.
-Lo vorrei tanto anch'io – assicura lei –Ma non è più possibile dopo il danneggiamento del ponte Arcobaleno – gli rammenta sconsolata.
-No, non è più necessario! Il Tesseract mi permette di viaggiare tra i nostri mondi – la informa il dio –Aspettami dolce Jane, presto ci rivedremo.
-Vorrei tanto crederti, ma un'altra ragione ti vincola al tuo regno e ti costringe lontano da me.
A quel sibillino ammonimentoThor si rialza, le mani cercano quelle della donna e le stringono dolcemente.
-Di quale vincolo parli? Non ho motivo di rimandare la mia partenza.
La dolce chimera non aggiunge altre parole e continua a sorridere, mentre una brezza carezzevole riporta l'ammaliante profumo di mandorla nella stanza, radicato a tal punto da celare gli incensi e l'odore intenso della cera.
"Ancora questo profumo! Ma se non è Jane ad averlo sulla pelle, chi mai potrebbe essere?"
Si domanda il sognatore intrigato.
L'ipnotico ondeggiare dei drappi vermigli vezzeggia le porte a vetri che danno accesso alla balconata, la freschezza dell'aria serale accarezza il volto del principe, quasi fossero carezze di una misteriosa amante.
Stregato dall'incantevole sensazione, si dirige con passo incerto in direzione della magnifica terrazza, dove un magnifico cielo stellato attende di essere contemplato.
-Cosa stai cercando, principe di Asgard? – chiede la donna d'un tratto, un quesito che arresta la marcia del dio al centro dell'ampia sala.
-Sono entrato in questa camera guidato da un profumo particolare – dichiara con assoluta onestà, senza voltarsi –Credevo appartenesse a te, ma non è così.
-Capisco - asserisce la ragazza.
Un lungo sospiro, poi leggiadra abbandona il suo letto e raggiunge l'uomo a lei caro, scrutandone lo sguardo sognante rivolto all'esterno.
-Tu sai chi ci sia fuori ad attenderti? – lo interpella, sfiorandogli la spalla.
-No - il dio si volta verso l'umana e ne incontra lo sguardo ferito.
-Credevo di essere io la ragione della tua presenza qui – si rammarica Jane –Credevo che ci fosse un legame speciale tra di noi.
-Non dire assurdità, certo che è così! Tu sei il fulcro del mio sogno, so bene cosa provo! - protesta deciso l'asgardiano.
-Forse ancora non ti è chiaro chi cerchi il tuo cuore – commenta in un filo di voce –Di certo è trasparente che non sia io la fortunata.
Un singulto sfugge dalle sue labbra mentre arretra di qualche passo, quasi intendesse farsi da parte sin da quell'istante.
-Arrivi a una tale conclusione perché ho dato importanza a una gradevole fragranza nell'aria? – si accerta incredulo il principe.
Lei replica con un tacito sguardo rivolto alla terrazza e Thor si sente morire quando coglie una piccola lacrima rigarle una guancia.
-Essia. Domani stesso partirò per Midgard e ti dimostrerò quanto tenga a te - le promette, accogliendola in un tenero abbraccio.
Jane Foster, la donna che ama, è tra le sue braccia, eppure non percepisce alcuna emozione travolgente, il suo profumo non gli scatena il forte batticuore come si sarebbe aspettato, una rivelazione inequivocabile che porta il seme del sospetto ad attecchire nel profondo dell'anima.
-Qualcosa non va – enuncia turbato- Io so di essere felice di averti accanto, ma non provo la gioia che meriterebbe quest'incontro.
-Non c'è nulla che non vada, hai solo ascoltato la voce del tuo cuore – lo consola Jane, gli occhi onesti colmi di lacrime, il dolce sorriso messaggero di rassegnazione e comprensione.
-Non aver timore di accogliere il vero amore. Ne avverti già il profumo nell'aria, ormai sarà impossibile ignorarlo.
In seguito all'arcana rivelazione, dalla terrazza fa la sua teatrale comparsa in scena una magnifica pantera dal manto nero, incredulo Thor la osserva avanzare sinuosa e decisa, seppure limitata nelle movenze da una pesante catena spezzata all'estremità, agganciata ad un elegante collare in acciaio.
-Jane, non muoverti! –si raccomanda Thor a gran voce, ponendosi come ostacolo fisico tra la donna e il misterioso felino.
Il tono di sfida istiga l'animale a mostrargli le zanne in maniera minacciosa, ringhia il proprio disappunto e incrocia lo sguardo dell'uomo senza alcuna paura apparente.
-Perché la osteggi? Sei stato tu ad aver invocato la sua presenza!– replica Jane, contrariata dalla reazione aggressiva del sognatore.
Interdetto da quel discorso all'apparenza insensato, Thor si appresta a ribattere, ma dell'umana non vi è più alcuna traccia in quella stanza.
-Jane!? – grida il suo nome, un enuncio sovrastato da un ruggito minaccioso, che lo costringe a dimenticare la scomparsa dell'amata e lo istiga a rivolgere tutto il suo interesse verso la fiera, ormai a pochi metri da lui.
"Non ti farà del male, come tu non ne faresti mai a lei."
La voce della donna risuona ancora nell'aria, accarezza la sua anima, gli suggerisce il significato di quella visione.
-Non direi, la minaccia di un suo attacco sembra imminente – replica il dio, mentre scandaglia attentamente l'avversaria.
Due iridi smeraldine meravigliose quanto crudeli lo scrutano a loro volta, così profonde da sembrare capaci di entrargli dentro e divorargli l'anima.
-Io ho già visto quegli occhi – sussurra l'uomo, incantato dalla loro intensità – Ma non riesco a rammentare a quale fascinosa creatura appartengano.
-Chi sei? – la interpella con fermezza –Rivelati a me.
La pantera ringhia mentre arretra guardinga, nel vano tentativo di sfuggire allo sguardo glaciale dell'uomo.
Le catene tintinnano a terra quando mansueta si adagia al suolo, un suono ipnotico per le orecchie del principe, deliziato e insieme turbato da quegli occhi di giada, che ancora reclamano con fierezza la propria libertà.
Il cuore del principe ritma vigoroso mentre stregato avanza verso il felino domato, inebriato dalla fragranza che si intensifica ad ogni passo.
"Hai infine trovato chi cercavi, ma temi ancora di apprenderne le reali sembianze."
Thor percepisce tra i pensieri il ritorno dell'incorporea presenza di Jane Foster.
-Io non sono certo di volerle scoprire – le replica onesto.
"Perchè mai sfuggi alla verità? Chi si nasconde dietro quello sguardo? Qual è il nome?"
Continua l'interrogatorio assillante, al quale l'interpellato contrappone un assordante silenzio.
"Il suo nome …"
"Qual è il suo nome?"
"Rivela chi ha stregato il tuo cuore!"
La coscienza si ribella alla gabbia onirica, gli occhi si riaprono con ancora il riflesso di quell'arcana visione, le mani stringono con forza le lenzuola sudate.
Lettere proibite scivolano dalle sue labbra, la voce si lascia tentare dal loro suono suadente e le pronuncia con dolcezza.
-Loki …
Vibrazioni uniche si uniscono al battito del suo cuore in tumulto, melodia struggente di un sentimento ambiguo che Thor non è ancora in grado di ascoltare.
Nonostante si respiri dignità, ordine e nitidezza, Frigga attraversa con la pena nel cuore i vasti corridoi dei sotterranei.
Intenta a non perdere Lady Sif e Hogun che incedono rapidi qualche metro più avanti, solleva la pesante sottana di modo da agevolare la propria andatura, ricambiando il saluto militare di ogni guardiano incontrato sul cammino con un cortese sorriso.
Ma l'apparente fermezza l'abbandona quando infine la sua scorta arresta la marcia, giunti davanti ad una stanza blindata dove le loro ombre si riflettono sulla porta, proiettate dalle fiaccole fissate accanto agli stipiti.
-Avete dieci minuti da ora, vi rammento di non consegnare al prigioniero nessun dono e assolutamente non permettete che varchi la soglia della camera.
Il sorvegliante raccomanda al ristretto gruppo di visitatori le regole da rispettare, prima di avallare la loro visita.
-Ho con me un ricambio d'abito da consegnare al principe Loki – ribatte Sif, esponendo le vesti di pelle nera all'attenzione della guardia.
-Io ho una tinozza d'acqua fresca, per la sua igiene personale – segue il suo esempio Hogun – Potrà il figlio della tua regina avere il diritto a lavarsi? – sbotta stizzito quando il soldato scruta sospettoso il pesante secchio di legno trasportato.
-Desolato, mia signora. Potete entrare – si affretta a porgere le sue scuse l'altro, provvedendo a sbloccare la serratura della pesante porta in acciaio zincato.
-Hai fatto solo il tuo dovere – lo consola Frigga, mentre avanza con passo incerto all'interno della piccola stanza.
Infine è giunta da lui.
L'angoscia l'assale quando osserva l'ambiente oscuro e angusto, il mobilio essenziale e fatiscente, patendo quelle condizioni di disagio come se a viverle fosse lei stessa.
Un nodo alla gola non le permette di enunciarsi al figlio che le ha spezzato il cuore con il suo terribile tradimento, per il quale tuttavia continua a provare smisurato affetto e il forte desiderio di proteggerlo.
Gli occhi le si riempiono di lacrime nel constatarne il pallore preoccupante e il fisico indebolito dall'evidente perdita di peso, prova una stretta al cuore quando quelle dita affusolate provano a domare i lunghi capelli corvini, in modo da presentarsi agli inattesi ospiti in maniera più decorosa.
Seduto sul modesto letto, la degna appena di un fugace sguardo, per poi soffermarsi sugli oggetti portati dai due visitatori al suo fianco.
-Sono piacevolmente colpito dalla vostra eleganza madre, non dovevate vestirvi a festa per me – ironizza il principe -Purtroppo non ho potuto ricevervi con altrettanta cura della mia persona.
Le labbra sottili si incurvano in un ghigno scrutando in modo insistente l'abito color sabbia dai preziosi ricami indossato dalla donna, con la ferma intenzione di imbarazzarla.
Un infido scherno che riesce, poiché la regina arrossisce visibilmente.
-E' proprio questa la ragione della nostra visita di cortesia – interviene Sif in difesa della sovrana, gettandogli addosso gli abiti puliti senza alcun riguardo.
-Oh, magnifico! – Loki li raccoglie al volo fingendo entusiasmo –Temevo seriamente di ridurmi come voi barbari e incivili asgardiani.
-Non sarai mai come noi, su questo mi trovi d'accordo - borbotta Hogun , collocando la tinozza accanto al braciere.
-Hai vissuto per anni ad Asgard, adottato dai suoi sovrani, cresciuto dal loro amore. Ma resti pur sempre un Gigante di Ghiaccio, così meschino e spietato da massacrare la tua gente senza alcun rimorso! – lo ingiuria la bella guerriera, ottenendo un secco cenno di approvazione da parte del compagno.
-Non osare rivolgermi la parola, stupida creatura inferiore! – sibila Loki, colpito nel profondo da quelle accuse, più di quanto si sarebbe aspettato –Quel popolo ha ben poco da spartire con me! Io sono un dio! Io sono…
-Tu sei il principe di Asgard, fratello di Thor, mio figlio!
Le parole della regina non permettono ulteriore dibattito, il suo tono contrariato impone silenzio assoluto da parte di tutti i presenti, il suo sguardo ammonitore reclama rispetto e lo ottiene prontamente.
Soddisfatta dalla generale deferenza, addolcisce l'espressione sul viso mentre si porta accanto al giovane Jotunn, accolto nel suo cuore sin dal primo giorno in cui lo tenne tra le braccia, ancora in fasce, ancora innocente, bisognoso di amore e protezione.
-Figlio mio, la tua prigionia segna il mio fallimento di madre, è una tortura insostenibile che vorrei evitare con tutta me stessa – gli comunica con voce incrinata dalla commozione.
Lo sguardo di Loki si vela di tristezza, l'espressione superba muta in una smorfia di dolore.
-E in effetti, così è – infierisce il dio con durezza, costruita in difesa delle proprie emozioni, ma smascherata dalla sua voce spezzata.
-Non ho più pace, né riposo, la tua condanna è divenuta anche la mia – confessa Frigga tra lacrime copiose –Vorrei tanto poter tornare indietro, difenderti da qualsiasi male tu abbia patito a causa mia, ascoltare le pene del tuo cuore ferito e riscaldarlo con l'infinito affetto che provo per te.
Il pianto sincero tocca l'anima nera del signore degli inganni, che smarrito non si oppone all'abbraccio di quella donna, un tempo considerata meritevole di rispetto, di stima, di amore.
-Mi manca il tuo sguardo limpido, ho bisogno del tuo sorriso gentile – gli bisbiglia lei e Loki chiude gli occhi all'arrivo delle sue dita gentili tra i capelli, godendo di quella carezza spontanea.
-Non conosco serenità da quando hai lasciato il tuo posto a Palazzo, ma non ho mai smesso di pensarti. Ho cullato l'illusione di ritrovarti, ho vissuto nella speranza che saresti tornato da me … e ora sei qui, così vicino, eppure ancora infinitamente distante!
Il principe avvicina una mano alla schiena della donna senza avere il coraggio di sfiorarla, un sommesso singulto gli sfugge, coinvolto da quel discorso pregno di sincerità.
-Madre … - la chiama con voce strozzata, lottando contro la voglia di gridarle tutto il proprio amore smisurato.
Pochi minuti come questi sono in grado di regalare eterni istanti di felicità, possono bastare a scalfire un muro di risentimento costruito ad arte in difesa del proprio animo fragile e avido d'amore, liberando sentimenti tenuti in ostaggio fino ad allora.
Questo è quello che Sif e Hogun riscontrano in Loki, stretto tra le braccia della loro sovrana.
Con un semplice sguardo d'intesa concordano il loro congedo dalla stanza, lieti di concedere quei pochi minuti di intimità ad un figlio e una madre che si ritrovano nuovamente uniti.
Attimi unici, indimenticabili, destinati tuttavia a terminare.
Tutto scorre, il corso del destino non si può certo fermare.
-Domani tuo padre ha intenzione di riceverti, non deluderlo ancora una volta – enuncia d'un tratto la regina - Ti supplico Loki, sei ancora in tempo per redimerti!
-Padre desidera incontrarmi, domani? – ripete in tono neutrale il principe, gli occhi si riducono a due fessure e osservano con sospetto quelli di lei.
-Vuole darti la possibilità di spiegare le tue motivazioni, leggere il tuo cuore e riscoprire il tuo affetto – gli spiega paziente –Non ha alcuna intenzione di tenerti in prigione in eterno, né di esiliarti, desidera unicamente riavere accanto il figlio perduto.
Parole come macigni per lo smisurato orgoglio del dio, tempesta nel suo cuore, che spazza via la luce appena accolta e lo riporta tra le fitte nebbie delle sue infinte insicurezze.
-Padre è davvero un re grande e misericordioso. Mi chiedo però quanto sarà alto il prezzo di tanta compassione.
Loki scioglie l'abbraccio e Frigga percepisce un immediato gelo irreale insidiarsi fin dentro alle ossa.
-L'ammissione dei tuoi errori gli sarà sufficiente come compenso. Tuo padre sarà lieto di restituirti titolo e onore– esplica lei con forzata tranquillità.
Ma Loki coglie nello sguardo della donna le sue inquietudini, esperto ingannatore riconosce l'insidia velata nelle sue calde iridi ambrate e si prepara a sfoderare adeguate difese.
-Redimersi … Rifletterò sulla magnanima possibilità. Ora però è tempo che andiate: i minuti a disposizione sono terminati.
Il volto stanco della regina gli rivela tutta l'amarezza per l'algido congedo, appaga la sete di rivalsa su di lei, ancora una volta allontanata dal suo cuore.
In silenzio la regina si appresta ad abbandonare la stanza, lo sguardo fiero fisso sulla porta fino a quando non la raggiunge.
-Solo un chiarimento, madre – irrompe la voce arrogante del dio – Se l'espiazione dei miei crimini consiste nel salvare l'anima di Odino, lesa dall'influsso della magia nera, io rinuncio senza alcun rimpianto.
La decisa dichiarazione colpisce la donna con dolenza, al pari di una freccia scoccata in pieno petto, e sconvolta si volta a guardare l'infido arciere.
-Come dici? – si accerta, sforzandosi di apparire calma, nonostante la collera infuri dentro di lei.
Loki avanza elegante, gli occhi riflettono il buio di una notte senza stelle, la gentilezza dei suoi lineamenti viene alterata dall'efferatezza del suo ghigno.
-Ho detto che Odino non avrà mai i miei servigi – ripete quando infine le giunge vicino.
Il dio scandisce con premura ogni parola, assaporando l'orrore letto sul volto della regina asgardiana, ammutolita dall'inattesa dichiarazione.
-Sì, madre. Ho compreso sin dall'inizio il tuo patetico intento di ammorbidirmi nei riguardi del vecchio re. Sappi però che assisterò volentieri alla sua lenta e dolorosa agonia, di cui ne è l'unico responsabile.
Afferma risoluto, sogghignando compiaciuto nel vederla impallidire.
-Dunque se è questa la tua decisione, la rispetteremo – asserisce Frigga con tono greve –Ora sarà tuo padre a prendere le sue di conseguenza.
Il duello verbale è concluso, degli attimi intensi di sincerità non rimane nemmeno più il ricordo.
-Mia signora, perdonatemi ma il tempo a vostra disposizione è concluso – annuncia cortese la guardia.
- Tornerò a trovarti domani alla stessa ora – gli assicura Frigga, decisa a stargli accanto malgrado l'esito del loro incontro.
-E mio fratello? Verrà mai a trovarmi?
Alla domanda appena percepibile Frigga sussulta, volgendo uno sguardo interrogativo all'imprevedibile interlocutore.
Vinto dall'ossessivo bisogno di sapere, Loki rischia di rivelarle la sua debolezza, ma l'aria imperscrutabile sul suo volto cela in modo impeccabile l'impazienza per il responso.
-Immagino che anche Thor vorrà tentare di convincermi – si affretta ad aggiungere in un secondo momento, sfoggiando il suo sorriso arrogante.
-Tu davvero ti illudi che vorrà rivederti? - ribatte d'istinto lei - Hai cercato in più occasioni di ucciderlo, perché mai dovrebbe?
Senza permettergli di pronunciare una sola parola la regina lascia la stanza, talmente ferita dalla crudeltà di un figlio assennato da sfuggire alla sua replica.
Il sorriso beffardo del principe svanisce non appena la porta si chiude con veemenza alle spalle della visitatrice.
-Dannazione! Qualche istante ancora e avrebbe compreso le mie vere motivazioni! Sto davvero perdendo il controllo! – si lagna avvilito.
Non è facile per lui fare i conti con la propria rabbia, dare sfogo alla frustrazione, affrontare il proprio sentimento.
"Mai avrei creduto di cadere tanto in basso come sta accadendo dal mio rientro ad Asgard! Io non posso perdonarti l'umiliante sconfitta che mi costringi a vivere!"
E' la minaccia rivolta all'unico responsabile della sua prigionia: il suo cuore innamorato.
La distribuzione del modesto pasto annuncia a Loki l'arrivo della sera, il termine di una lunga giornata di desolante solitudine.
-Mi auguro sia di vostro gradimento, principe – lo schernisce il guardiano prima di abbandonare la camera.
Il prigioniero non reagisce alla provocazione, i suoi mesti pensieri lo proteggono dagli attacchi esterni .
Seduto da ore su un panchetto dall'imbottitura rovinata, osserva assorto la propria immagine riflessa dalla semplice specchiera rettangolare, affissa sopra al vecchio comò a lui vicino.
Le dita perlate scivolano tra i capelli ancora umidi e li riordinano di modo da lasciare la fronte scoperta e dargli piena visibilità del suo volto finalmente ripulito dalla polvere e dal sudore.
Lo riconosce a stento, così cereo, affranto, scruta quelle iridi spente, velate di apatia e ne resta profondamente turbato.
Osserva contrariato gli abiti di ricambio indossati, abbondanti sulle spalle e nelle gambe, nonostante il tessuto in pelle sintetica sia stato cucito a mano, in maniera tale da aderire sul suo fisico alla perfezione.
"Lo spettro che vedo non posso essere davvero io."
Chiude gli occhi e sospira, terrorizzato dall'impietoso ritratto mostrato dalla crudele superficie di vetro.
L'odore della cena abbandonata sulla soglia della stanza lo nausea, troppo delicato per quelle pietanze fredde e semplici, solitamente riservate alla servitù del Palazzo.
"Questo calvario non ha senso, sarei potuto fuggire con il Tesseract fossi stato più accorto!"
Si danna dell'imperdonabile errore commesso in un attimo di insicurezza, condannato dalla carezza gentile di un uomo disprezzato con tutto se stesso.
E' bastato quel semplice contatto, ed ora si ritrova in una cella, a sperare che il fratello ripudiato dal suo cuore sin dal giorno in cui conobbe l'amara verità sulle proprie origini, varchi la soglia da un momento all'altro per stringerlo con ardore tra le sue forti braccia.
-Per quanto io mi possa impegnare, mi ritrovo a cadere in disfatta.
La furia investe il suo fragile sistema nervoso, del tutto fuori di sé afferra la specchiera rea del suo tormento e le rivolge a gran voce le sue proteste.
-Come mai il destino mi è avverso ed è magnanimo con un uomo che nemmeno si accorge delle sue fortune?
Il respiro è affannoso mentre serra la mascella, quasi intendesse tener strette tra i denti le accuse rivolte al riverbero di se stesso.
-Quale assurda ragione può esserci quando tra i due principi ereditari di un vasto regno glorioso, viene prescelto quello più immeritevole e si lascia il degno in disparte?
Il sangue gli ribolle nelle vene, le tempie pulsano, la lucidità mentale si offusca.
-La sorte è ingiusta e oltretutto si beffa anche di me! Il cuore mi tradisce, provo per lui un blasfemo sentimento che non riesco a ignorare! La mia mente si ribella, ogni mio pensiero si rivolge a lui!
A conclusione dell'isterico monologo, Loki scaglia l'oggetto interpellato contro la parete opposta con tutta la forza in corpo, a pochi centimetri dall'ingresso.
-Perché adesso mi sei così caro, Thor? Io non posso permettermi di innamorarmi di te!
Solo allora la ragione riprende il sopravvento sull'irrazionalità , il controllo sulle proprie emozioni favorisce la calma, sostituita all'ira man mano che il respiro diviene regolare.
Ed è in quel momento che Loki si accorge della porta dischiusa.
"Oh, no. NO!"
Si dispera fra sé nel riconoscere l'assoluto protagonista di ogni suo turbamento farsi varco tra i cocci taglienti.
-Thor?!
Bisbiglia imbarazzato, cercando di fretta un appoggio solido contro le mura quando avverte le ginocchia pericolosamente instabili, tanto da temere di crollare rovinosamente a terra.
"No. No. No. Non può aver udito il mio sfogo! NON DEVE!"
Pensa atterrito, supplicando quel fato fino a quel momento ritenuto a lui ostile.
-Cosa è accaduto qui? – gli chiede l'ignaro seduttore contrariato, l'aria interrogativa dipinta sul suo volto bruno.
Loki lo preoccupa, gli appare in evidente confusione, ma gli basta una rapida occhiata al piatto rovesciato e il suo disgustoso contenuto tra i vetri infranti per comprendere le motivazioni del violento disappunto.
–Se la cena non era di tuo gradimento, avresti potuto informare nostra madre alla prossima visita.
Le guance dell'accusato si accalorano all'ascolto di quel rimprovero, i pugni si stringono risoluti.
"Il solito presuntuoso superficiale!"
Sentenzia Loki fra sé, la rabbia riaffiorata lo soccorre, ripristinando le sue fredde abilità colloquiali.
-Non ti aspettavo. Credevo di avere diritto a una sola visita al giorno – asserisce, quando l'arrogante gli è ormai vicino –A cosa devo questa sconvolgente infrazione alle regole?
-Alla tua follia – dichiara Thor, scrutando il fratello con estrema attenzione.
-Follia? - Loki sbarra gli occhi, esibendogli un ghigno beffardo.
-Solo così si può definire il tuo insensato comportamento di oggi – disquisisce l'altro, gli occhi si assottigliano in risposta a quel sorriso sprezzante.
-Dunque le condizioni di salute del vecchio sovrano sono davvero precarie. Dovresti essere lieto del mio rifiuto di curarlo, fratello – commenta l'incolpato -Con me fuori dai giochi e la morte di Odino, sei prossimo al trono ormai.
La sua risata scriteriata esplode irriverente nel cogliere profondo sdegno dallo sguardo dell'erede.
-Non provi alcun rimorso, né affetto per chi ti ha sempre tenuto caro nel cuore. Tu sei un mostro – lo ingiuria l'asgardiano –Ho pietà di te, povero pazzo.
La frase sprezzante colpisce a tal punto Loki da infliggergli d'istinto un sonoro manrovescio in pieno viso.
-Come osi, stupido lacchè! La mia non è affatto insanità mentale, ma senso di giustizia! – ribatte stizzito.
La reazione da parte del primogenito di Odino non si lascia attendere molto, all'aggressione fisica e verbale dell'insolente prigioniero ribatte pronto, sbattendo l'altro contro il muro, fino a stordirlo.
Sommessi lamenti sfuggono al ragazzo punito, confuso dai duri colpi non si oppone quando le mani dell'aggressore gli bloccano i polsi e porta il torace contro il suo, per evitare ulteriori sue insubordinazioni.
-Toglimi le tue luride mani di dosso! – inveisce Loki, deciso a resistere a qualsiasi sua angheria.
Thor incontra quello sguardo battagliero, affascinante nella sua aggressività, malizioso quando le folte ciglia nere si muovono appena, seducente nella remissiva scelta di distoglierlo, forse a disagio per l'insistenza alla quale è stato sottoposto dal suo.
Uno spettacolo sublime e letale, proprio come la magnifica pantera del suo sogno.
"Hai infine trovato chi cercavi, ma temi ancora di apprenderne le reali sembianze."
Torna a sussurrargli la voce di Jane.
Il tempo e lo spazio sembrano svanire, ogni cosa di cui abbisogna gli appare rinchiusa dentro a quelle iridi di smeraldo, ammaliato dalla loro intensità, tanto da rimanere senza fiato.
"Sei mio fratello, anche se non di sangue, ti amo da sempre come tale. Non dovrei provare questa malsana attrazione per te!"
Si danna Thor, sconvolto da quell'incomprensibile richiamo carnale giudicato ripugnante, indecoroso.
-Perché mi guardi così? Smettila – reclama Loki in un filo di voce, a disagio per quella vicinanza compromettente.
Le lunghe ciocche corvine gli ricadono sul suo ovale delicato, l'aria turbata tradisce la sua fragilità e lo rende agli occhi indiscreti del fratello ancora più indifeso e dannatamente seducente.
-Non dirmi quel che devo fare – ribatte severo l'altro - Devo riuscire a eliminare in qualche modo il tuo antico vizio di comandarmi – gli sussurra all'orecchio con voce roca.
Il calore della sua bocca scatena un lungo brivido lungo l'esile schiena del ribelle, un fuoco gli divampa allo stomaco nel sentire il suo possente torace contro il proprio e preoccupato delle reazioni del corpo si prepara ad una dignitosa difensiva.
-Ah, per favore! Non giocare al gatto col topo con me! – sbotta, spintonando in malo modo il pericoloso provocatore –Non sono ancora così innocuo, tantomeno ti reputo così in gamba da sottomettermi al tuo volere!
L'esperto ingannatore gioca la carta dell'onore con grande scaltrezza, il reclamo alla decenza cela all'ingenuo avversario il rumore assordante del suo cuore emozionato, protetto da un'adeguata distanza di sicurezza tra loro.
-Tu non sei affatto un innocuo topolino, fratello – commenta Thor, divertito dalla sua espressione risentita –Ma non sei tanto furbo quanto ti proclami se preferisci la reclusione eterna, piuttosto che redimerti agli occhi del tuo re.
Il giudizio irriverente induce Loki a perdere la pazienza, lesto si avventa contro lo sfrontato fratellastro, le mani gli stringono la gola e lo costringono a invertire le loro posizioni, portando Thor spalle al muro.
-Nessuno mi dice cosa fare, in che modo e quando. Io solamente sarò a dettare le regole! – gli grida contro tutta la sua collera –Sono disposto a soccorrere padre, ma ad un'unica condizione …
-Ti risparmio la fatica di chiederlo: non verrai liberato se prima non vedremo in te l'assoluto pentimento per i tuoi misfatti! – lo avvisa l'erede, mentre le mani si liberano di quelle dell'altro senza alcuna difficoltà.
-Mi accontento di un altro vincolo, uno che ti riguarda in prima persona – replica il dio del caos, tornato forzatamente cordiale –Se lo accetterai e lo rispetterai, allora otterrete la mia leale collaborazione.
-Dimmi di che si tratta – ordina altero l'asgardiano, ansioso di conoscere l'arcana richiesta.
-Non farai ritorno su Midgard per nessuna ragione. Mai più vedrai l'umana con il quale ti sei legato sentimentalmente, per tutto il resto della sua miserabile ed effimera esistenza.
Thor impallidisce all'enuncio di quella sconcertante imposizione, in silenzio scandaglia quella creatura efferata che gli sorride perverso, appagata dal piacere di dargli tormento.
-Non sei costretto a darmi una risposta adesso, riflettici e decidi con calma. Non troppa però, padre potrebbe avere poche albe nel suo futuro se non si interviene al più presto!
Esulta fra sè il dio degli inganni nel leggere in quegli occhi di cielo profonda afflizione, inequivocabili messaggeri di un assenso che non mancherà di concedergli.
-Perché Loki, perché mi chiedi di rinunciare a lei? - lo interroga l'uomo ricattato.
-Perché ne sei innamorato - gli rivela l'altro con candore –Un'umana non può ambire all'amore di un dio, seppure si tratti di un rozzo asgardiano quale tu effettivamente sei.
Thor osserva con sospetto le dita affusolate del fratello scivolargli sulla maglia mora, giocose gli disegnano piccoli cerchi sul suo petto, maliziose lo accarezzano con delicatezza.
-Non riesco a comprendere tanta ossessione per un'etichetta del genere, quando tu stesso le trasgredisci, disconoscendo la tua famiglia – si chiede il primogenito di Odino.
-Ti faccio solo un favore, credimi. L'amore rende deboli anche gli dei – dichiara sincero Loki, quasi intendesse giustificargli l'ennesima crudeltà inflitta.
"Un'altra ragione ti vincola al tuo regno e ti costringe lontano da me …"
Le parole di Jane che nel sogno suonavano arcane ora assumono un senso, e furioso blocca le mani del vile ricattatore tra le sue, infastidito dalla tenerezza del tutto fuori luogo.
-Tu che cosa ne sai dell'amore? CHE NE SAI? – gli urla furioso l'altro, imprigionando il viso dell'astioso fratellastro tra le mani.
A quella domanda Loki serra le labbra, quasi a imporsi prudenza nel ribattere d'istinto, ma a Thor è trasparente dal suo sguardo languido l'improvviso patimento che lo attanaglia.
-Come fai a sapere queste cose? – gli chiede ancora, stupito di vedere l'infido dio del caos in seria difficoltà nell'argomentare su quel nobile sentimento.
Il terribile Signore degli Inganni è capace di amare?
Loki tace ostinato e Thor altrettanto testardo cerca il riscontro dentro alle sue iridi dilatate.
C'è una luce particolare che gli esalta il verde intenso sfumato all'oro e lo rende ancora più ammaliante, capace di assorbire tutta la sua collera e ogni energia.
-Questa tua richiesta, sembra dettata da un'insana e contorta gelosia – enuncia l'erede, e il signore degli inganni comprende che mai è stato tanto arduo eludere quello sguardo di cristallo come in quel momento.
-Questa è la sola condizione che offro in cambio della mia collaborazione, stolto asgardiano! – riesce a ribattere infine, spronato dall'immenso orgoglio.
I rintocchi precisi alla porta segnano la fine della visita, salvando Loki dalla critica situazione.
-Adesso devo proprio andare - si congeda con freddezza l'erede di Asgard, rinunciando all'ascolto di una risposta che ha compreso non giungerà.
Almeno, non come si sarebbe aspettato.
Il cuore del principe di Asgard sembra esplodergli nel petto quando d'improvviso le labbra tremanti del fratello ribelle si posano appena sulle sue, dando vita a un timido bacio in cui percepisce sofferenza, paura, piacere.
Un bacio dolce, casto, un intimo contatto che esplica il senso di quel vile ricatto e allo stesso tempo trasmette nuovi arcani.
Ma il mistero è parte di Loki, del suo cuore complesso, spietato e fragile.
Lusingato dalla dolce possessività del contorto fratello, Thor si lascia sedurre e si gusta quella bocca proibita chiudendo gli occhi del corpo e della mente.
E' così buono il suo sapore.
