Capitolo Tre.
Un bacio inaspettato, ambiguo, l'ennesimo incomprensibile colpo di testa di Loki.
Il cuore dell'asgardiano scandisce con vigore secondi interminabili all'avvento delle labbra del contorto fratello sulle proprie, il calore dei loro fiati amalgamati destabilizza la sua lucidità, ritrovandosi a ricambiare d'istinto quell'impudico contatto.
Morbida seduzione, vellutate carni come un petalo di una rosa delicata, dal gusto di una dolcezza impossibile da paragonare a qualsiasi altro nettare assaggiato finora.
Un sospiro contrariato sfugge al dio del tuono quando si allontanano, lieve, sottile, ma sufficiente affinchè l'infido signore del caos lo avverta e se ne compiaccia.
Il suo sorriso attesta l'imperdonabile errore di cui non può che incolpare se stesso.
-Resta qui con me -gli sussurra Loki, mentre passa le lunghe dita tra i suoi capelli aurei - concedimi la tua compagnia qualche ora, non te ne pentirai – gli enuncia con quella sua bocca ingorda, prima di reclamare un altro bacio, questa volta più prolungato, più malizioso.
Con la punta della lingua il perverso seduttore gli lambisce i contorni delle labbra, stuzzicandole nel tentativo di varcare il ferreo sigillo e intraprendere la ricerca della propria gemella, un'audace iniziativa che avrebbe dovuto suscitargli ribrezzo, impulsiva avversione, ma così non è.
La brama malsana di Loki è un sublime veleno che appena pregustato ha già logorato la sua parte razionale.
La voglia di accettare quell'invito è grande, soggiogato da un'attrazione carnale tale da scatenare in lui impulsi primordiali difficili da contenere.
Ma come potrebbe mai convivere con un tale peccato un'anima devota alla luce, senza compromettere la propria purezza?
Quale dio giusto accetterebbe di abbeverarsi dalla coppa delle tenebre?
No. Thor non può cadere nei loschi giochi psicologici dell'incontrastato Signore degli Inganni.
Le labbra si serrano, la sconveniente effusione viene repressa, Loki legge chiaramente dallo sguardo del fratello furia e sdegno cancellare ogni traccia di incertezza.
-Dunque mi respingi – commenta amareggiato –Dimmi Thor, rifiuti il mio bacio per qualche delirante senso d'etica, o per il rispetto di un assurdo divieto imposto da Odino? – chiede, visibilmente deluso.
-Se c'è qualcuno in preda al delirio, quello sei proprio tu! Ma che ti salta in mente adesso? – asserisce l'altro, fremente di collera –Con questo tuo scellerato atteggiamento dimostri ancora una volta la tua insofferenza a qualsiasi regola, la tua noncuranza agli affetti dei tuoi familiari, il tuo contorto godimento nel distruggere ogni mio tentativo di ricucire un rapporto con te!
-Mi accusi di infrangere insulse regole dettate da un vecchio arrogante e presuntuoso? - sbotta Loki, ferito dalle accuse dell'uomo che tanto desidera - Io non ti riconosco come un fratello, io ti pretendo come mio amante!
-Tu … che cosa? – si accerta sconvolto Thor –Avanti, fratello! Ripeti quel che mi hai appena dichiarato!
Le guance dell'interpellato si sfumano di un tenue rossore, i denti tormentano il labbro inferiore, ma gli occhi si assottigliano severi e sfidano i suoi senza alcun timore.
-Non otterrai da me ulteriori lusinghe, asgardiano – afferma in un filo di voce -Piuttosto ricorda il nostro patto, se ci tieni alla vita del tuo re!
Le minacce dell'insolente recluso montano la collera di Thor, lo istigano ad agire in fretta e in modo drastico.
Senza alcuna gentilezza afferra il profanatore per le spalle e lo costringe faccia al muro, conducendogli le mani dietro alla schiena, presto bloccate tramite il peso del suo possente torace.
Sussulta Loki, colto alla sprovvista dall'aggressione del tutto inaspettata, ma orgoglioso reprime l'istintiva voglia di gridare dal dolore.
-Tu sei malato! La tua follia è fuori controllo oramai! – gli sibila Thor ad un orecchio, mentre vanifica ogni suo tentativo di liberarsi dalla scomoda posizione –Puoi anche allontanarmi da Jane con il tuo infantile sotterfugio, ma di certo non mi abbasserò a soddisfare il tuo perverso capriccio del momento!
Nonostante la rudezza di quella reazione, Loki sente il proprio cuore balzare in gola, estasiato dall'incontro tra il caldo petto dell'uomo ambito e la propria schiena, rapito dal buon profumo della sua pelle.
Un'essenza forte come il sole di Asgard, intensa come le sue terre, così opposto al suo.
Un sospiro sommesso gli sfugge quando d'un tratto si allontana, brividi intensi gli percorrono il fisico provato, orfano del fervente contatto.
Voltatosi al suono allarmante dei suoi tacchi sempre più distanti da lui, sbianca nel vederlo ormai prossimo al congedo.
-Ricordati! Hai promesso! – gli grida mentre chiude la porta dietro di sè, nella speranza di incrociare un'ultima volta ancora quegli occhi di cristallo, così intensi da accendergli forti sensazioni contrastanti come il disprezzo, lo smarrimento, il timore, la passione.
Ma l'illusione si imbatte contro il muro della sua indifferenza e si infrange in mille pezzi, come il vetro avvertito sotto le suole, troppo fragile per sopravvivere alla dura verità, tagliente quando gliela rammenta.
L'insperato cambiamento di propositi da parte di Loki, allevia dalla sofferenza il cuore materno di Frigga e alleggerisce le sue angosce di consorte devota, eppure in qualità di regina del regno, vi è tra i pensieri il triste sospetto di un ennesimo intrigo da parte sua.
A cosa si deve la mutevole nonché propizia decisione di soccorrere chi ha espressamente condannato come tiranno e acerrimo nemico?
Ricorda bene nei suoi occhi la ferma negazione di rimorsi, ha colto da quell'efferato sorriso la scelta di seppellire l'affetto verso l'uomo che l'ha amato al pari del suo primogenito.
Una madre ha la naturale virtù di carpire di un figlio qualsiasi piccola emozione, divenuta per la sfortunata regina la più crudele tra le condanne.
Il dolore dilania la sua anima al ricordo del volto di Loki alterato dallo spietato godimento, alla notizia del padre in agonia.
No.
Quell'immagine è troppo fresca per nutrire la minima speranza di una sua reale ammenda.
"Affidare la vita di Odino alle cure di Loki, potrebbe salvarlo o condannarlo definitivamente: cosa è giusto che io decida?"
Si chiede la regina, da giorni al capezzale del padre degli dei.
La voglia di rifiutare il mutevole alleato la tenterebbe, ma il respiro affannato del proprio consorte, immobile da giorni in un letto e in preda a deliri febbrili, le ribadiscono di non avere molta scelta.
Reprime a stento le lacrime mentre premurosa gli asciuga la fronte madida di sudore con un panno umido e rassetta le pesanti coperte in modo da trattenere maggiormente il calore.
Inutile negarlo: Odino ha bisogno dell'aiuto di Loki, e anche in fretta.
-E' ancora cosciente?
Una voce ansiosa alle sue spalle la ridesta dai personali tormenti.
Appoggiato allo stipite della porta, coglie la figura del figlio maggiore, quello giusto, saggio.
Thor.
-Lo è solo in rari momenti – spiega lei con tono affranto –Potrebbe non passare indenne la prossima notte.
-Dunque non vi è altra alternativa se non l'intervento di Loki – si affretta a dichiarare il primogenito, osservando distratto gli antichi arazzi alle pareti, gli spessi drappi tirati alle finestre, evitando in ogni modo di soffermarsi sul volto patito del padre.
-Così pare – asserisce Frigga.
Un'ultima carezza all'amato e infine abbandona la poltrona rivestita di velluto scarlatto dai decori in oro, per apprestarsi a raggiungere il figlio in fremente attesa di disposizioni.
La regina attraversa l'enorme camera reale, il fruscio della lunga veste di seta turchese è l'unico rumore che l'accompagna lungo i vasti tappeti mogano e cammello, dai preziosi intrecci in seta e argento.
Madre e figlio infine al cospetto l'uno dell'altra, leggono attraverso il loro sguardo così simile la reciproca sofferenza e le inquietudini per un futuro incerto.
-Grazie per aver convinto Loki ad intervenire. Hai avuto successo laddove io ho fallito – enuncia Frigga con un sorriso forzato.
-Non è stato semplice madre, sono dovuto scendere a patti con lui – le spiega, quasi intendesse giustificare in qualche modo la sua insperata conquista.
-Di quali accordi avete discusso? – domanda angosciata –Sai che non possiamo concedergli la libertà, senza una sincera redenzione.
-Consapevole di non poter ambire a una tale ricompensa, mi ha chiesto in cambio una grande rinuncia – replica Thor, rassicurandola prontamente –Vuole che io non faccia più ritorno a Midgard, per nessun motivo.
-E perché mai dovrebbe gratificarlo tanto il tuo allontanamento dal quel mondo? – si interroga la regina, incuriosita dalla stravaganza del figlio acquisito.
-Perché così scinderebbe il legame tra me e Jane Foster, un'umana conosciuta durante il mio esilio da Asgard. Vuole separarmi da lei così da rendermi infelice.
Thor decide di omettere la morbosa gelosia del fratellastro, protettivo nei confronti della madre, già provata da troppi dispiaceri.
Del resto, quale sarebbe la sua reazione se venisse a conoscenza della piccante intraprendenza di Loki nei suoi confronti?
Cosa penserebbe di quel bacio a fior di labbra tra loro?
Il suo sguardo si colmerebbe di stupore, orrore, sofferenza?
In che modo potrebbe affrontare il suo sguardo sdegnato?
Lo ferirebbe al pari di un fendente in pieno petto, con una gravità persino peggiore, poiché la lesione al cuore sarebbe talmente profonda da raggiungere l'anima.
Tace Thor, nel timore di cogliere dagli occhi della madre il riflesso dei suoi, pregni di un'acerba passione malsana che cerca in tutti i modi di soffocare.
-Una fanciulla di un altro mondo? Oh, ecco spiegata la tua folle partenza solitaria! – irrompe nella stanza Fandral senza annunciarsi -Mia signora! – si affretta ad esibirsi in un rispettoso inchino, al cogliere disappunto dall'espressione della regina.
-Fandral, non ti attendevo – lo saluta Thor con un certo imbarazzo, causato dai loro dissapori in sospeso.
-Sì, in effetti spettava a Volstagg scortarti alla prigione di Loki, ma a dirla tutta mi sono offerto volontario – replica spavaldo, strizzando l'occhio al proprio principe, in un gesto di inequivocabile riappacificazione.
-Fandral – è la gelida accoglienza della regina, per poi tornare a rivolgersi al figlio con dolcezza -Non sapevo di questa donna, sono rammaricata per la tua grande rinuncia.
-No, madre mia, non ti crucciare del mio fardello. Se sarà destino, io la rivedrò – enuncia lui, lieto della sua sincera solidarietà –Ma ora è prioritario il bene di Asgard. Odino deve risanare il corpo logorato dalla magia nera, e servono cure che solo un esperto stregone è in grado di offrire.
-E allora, cosa stiamo aspettando Thor? Scortiamo il fratellino viziato al capezzale di tuo padre! – propone il guerriero, dileguatosi di gran carriera dalla stanza non appena conclude il discorso.
Il lieve cenno del capo della madre permette al figlio di accomiatarsi, seguendolo con lo sguardo fino a quando la sua prestante figura non viene ingoiata nel buio del vestibolo.
Frigga comprende sia il momento giusto per concedersi un breve pianto silenzioso, non contrasta la discesa delle lacrime, lascia che scorrano e portino via dal viso ogni senso di fragilità, qualsiasi traccia di insicurezza.
Permette alla donna qualche istante di cupa disperazione, affinchè la sovrana torni ad essere forte alleata del proprio consorte, in lotta nella difficile battaglia contro il più infido e temibile dei nemici:la sorte.
Giunti in silenzio davanti alla cella, Thor decide di varcarne l'ingresso con un peso di meno nel cuore e introduce di sua volontà lo spinoso argomento, così da risolvere qualsiasi astio con l'amico.
-Non avrei dovuto reagire in quel modo al nostro incontro di ieri, non lo meritavi – gli confessa con onestà -Ho dato ascolto all'istinto protettivo verso un fratello che rasenta la follia, e mi sono lasciato contagiare dal suo stesso male.
Fandral scuote il capo deciso, gli occhi fissi sul guardiano intento ad aprire la porta blindata, il sorriso sfrontato.
-Posso capire i tuoi conflitti interiori, non ti biasimo di certo – lo rassicura –Io stesso credevo di poter gestire la mia rabbia nel rivedere Loki, ma così non è stato.
-Non credevo ti avesse scosso a tal punto il suo tradimento – ammette il principe, confuso dall'incomprensibile stato d'animo del guerriero.
-Il risentimento di cui parlo ha origini ben più antiche e … piuttosto personali – gli accenna vagamente, una spiegazione che accresce nell'interlocutore una morbosa curiosità.
-Personali? – insiste ancora, senza però ottenere alcun dettaglio da parte del sibillino compagno, ormai addentratosi nella camera.
"Quando e in che modo il loro rapporto si è evoluto oltre alla formale cordialità?"
Si domanda Thor mentre si appresta a seguirlo all'interno, incurante dei dolorosi crampi allo stomaco che lo tormentano d'improvviso.
L'audacia con la quale irrompono nella stanza del prigioniero sfuma davanti alla visione della nuda schiena perlata di Loki, intento a curarsi della sua persona accanto alla tinozza dell'acqua.
Lo sguardo dell'erede viene rapito dal candore della sua carnagione, ne percorre impunemente le forme fino ai glutei perfetti, esaltati dall'aderente tessuto sintetico del pantalone, fascianti quanto una seconda pelle.
Thor non può più negare la forte attrazione.
I pensieri si ribellano alla ferrea etica da sempre presente in lui e suggeriscono scabrose fantasie su quel corpo che desidera follemente possedere, come mai avrebbe creduto possibile.
Loki è così bello da fargli male.
Il cuore è in subbuglio, quasi sembra volergli schizzare via dal petto, l'eccitazione lo investe a tal punto da dover distogliere lo sguardo per recuperare contegno e spazzare via sconvenienti immagini erotiche dai suoi pensieri.
Per sua fortuna, le sue ambigue reazioni vengono ignorate da Fandral, ammaliato dal fascinoso fratellastro in modo simile.
Un secco colpo di tosse da parte dello spadaccino termina l'imbarazzante spettacolo e voltatosi con grazia il fascinoso recluso accoglie i visitatori con aria sprezzante, gli occhi ridotti a due fessure, il telo stretto tra le mani all'altezza del fragile petto, sistemato in modo da celarlo in parte alla loro vista.
-Ma bene, fratello, non ti annunci nemmeno più! – si lagna a gran voce dell'affronto subito -Anche se costretto in questa squallida stanza, rimango pur sempre un membro della famiglia reale, e gradirei ricevere adeguata sensibilità da parte tua.
-Taci e vestiti Loki, Odino ti aspetta –sbotta infastidito Fandral, in soccorso al compagno al suo fianco visibilmente in confusione.
-Come osi, asgardiano? Chi ti ha dato il permesso di rivolgermi la parola? – ribatte l'altezzoso prigioniero, portandosi accanto al letto dove ha riposto con cura il resto del vestiario.
-Perdonatemi, principe, ho creduto avreste gradito dialogare qualche minuto, prima di riapplicare sulle vostre regali labbra quella deliziosa museruola – lo schernisce di rimando.
-Piuttosto che conversare con te mi trancerei da solo le corde vocali! - ribatte Loki, lanciando il telo contro l'irriverente guerriero.
Fandral lo afferra al volo, spavaldo lo sfida portandolo al viso, in modo da respirare il profumo dell'indisponente proprietario, per poi lasciarlo cadere sprezzante ai suoi piedi.
-Mi duole doverti rimettere in catene, fratello, ma è una precauzione d'obbligo al primo incontro con nostro padre.
Thor mostra tutto il suo rammarico nell'esporgli la spinosa questione sulla sicurezza.
-So esattamente cosa mi attende, non pensavo certo di poter lasciare queste segrete senza inibire i miei poteri – replica stizzito Loki, osservando Fandral consegnare la maschera di ferro alle mani del fratello –Ti rammento del nostro patto, figlio di Odino.
-Non mi occorre, hai la mia parola che lo rispetterò – asserisce il dio del tuono, assorto a contemplarne la sensuale vestizione, gustandosi lo spettacolo del suo petto glabro lentamente coperto dall'aderente indumento sintetico.
-E tu la mia. Procedi come devi, asgardiano - conclude atono il signore degli inganni, chiudendo gli occhi al deciso rumore dei suoi passi.
"Non ho alternative al momento, se voglio allontanarlo da lei."
Si ripete Loki, ma ad ogni rintocco degli stivali al suolo, aumenta in lui l'incertezza sulle proprie azioni.
"Ma che cosa sto facendo? Arrivo ad assoggettarmi a colui che bramavo di uccidere, pur di appagare l'incomprensibile desiderio di restargli accanto?"
Un sospiro gli sfugge all'arrivo del suo carceriere, il suo profumo lo investe con una violenza tale da provocargli forti vertigini che gli compromettono l'equilibrio.
Tremano le sue gambe, vacillano come il suo animo tormentato dall'orgoglio e dalla passione.
"Vale la pena di subire una tale umiliazione per averlo?"
Crolla la fiducia in se stesso, insieme alla sua stabilità, il peso del suo corpo è divenuto insostenibile quanto la sua contorta idea di affidare la propria sorte all'odiato contendente del trono.
Cedono le gambe, eppure la rovinosa caduta non avviene.
Con solerzia il dio del tuono lo cinge a sé e interviene in soccorso del fratello in difficoltà.
Ancora una volta, come sempre è stato.
-Non lasciarti andare – è calda la sua voce, rassicurante –Io resterò con te nella stanza, durante il rituale, affinchè non ti accada nulla.
Il suo sorriso caloroso è fonte determinante per il recupero di tutte le energie disperse, i suoi occhi adamantini sono la forza di cui abbisogna per allontanare frustrazione e dolore.
Thor è la sua certezza, stella lucente nel buio più fitto che soffoca il suo cuore insicuro.
Ancora una volta, come sempre è stato.
Loki ottiene infine le risposte che cercava.
Sì.
Vale patire tanto dolore, vergogna, paura , se può bearsi del suo abbraccio.
Sì.
Desidera Thor a qualsiasi costo, anche solo per una notte solamente.
Sì.
Pur di averlo si renderà schiavo, seduttore, tiranno, sarà tutto o niente, se lo vorrà.
Il suo cuore del resto non gli dà altra scelta, soggiogato da catene astratte, indissolubili, impossibili da spezzare, anche per un dio potente quale lui è.
Vincoli indistruttibili di un eterno e scriteriato sentimento chiamato amore.
Altero e elegante Loki avanza con aria sprezzante lungo le sale del Palazzo, avendo ben cura di ignorare gli sguardi intensi di tutti coloro che incontra al suo passaggio, irrisori per via delle ingombranti catene che trascina.
Dietro di lui, il figlio di Odino e il suo fedele compagno di numerose battaglie scortano la sua traversata e ne sorvegliano ogni singola movenza, affinchè ogni più piccolo imprevisto venga evitato e il re morente possa realmente usufruire dei suoi servigi.
-I nostri sentiti omaggi, principe – lo scherniscono alcuni soldati nell'incontrarlo, dilungandosi in modo teatrale nell'inchino.
Thor si stupisce della pacata reazione del fratellastro, apparentemente impassibile alle provocazioni, lo sguardo persiste dritto a sé fino all'anticamera, dove infine si arresta.
-Coraggio Loki, concedi qualche minuto a tuo padre e poi ti riportiamo nella tua graziosa cameretta – gli enuncia Fandral.
L'interpellato ridotto al silenzio si volta di lato stizzito, ignorandolo deliberatamente.
-Ah, ecco che inizia a pestare i piedi come un bimbo capriccioso! – si lagna con il compagno al riscontro dell'atteggiamento astioso.
-Tanto per iniziare, smetti di rivolgerti a lui con sarcasmo, magari reagirebbe meglio – gli replica asciutto Thor, in difesa del proprio familiare.
-Avanti fratello, entriamo – lo esorta, mentre incede per primo all'interno della stanza.
L'altezzoso prigioniero ammorbidisce l'espressione all'ascolto del suo tono gentile, e poco dopo il suo ingresso trionfale decide di assecondarlo, sotto lo sguardo furioso dello spadaccino.
L'orgoglio di Fandral reclama vendetta per quella che giudica una palese ripicca.
Con poche falcate raggiunge l'indisponente alle spalle, si appropria delle catene e le conduce di modo da imporgli il suo passo, vanificando ogni suo tentativo di ribellarsi alla sua pretenziosa condotta.
-Non cambi mai, Loki – esordisce pungente, mentre gli solleva l'ovale in parte celato dalla maschera, così da incrociare i loro sguardi -Ti affanni tanto nell'impresa non facile di affermarti, eclissato dall'ingombrante presenza di Thor, ma alla prima difficoltà non esiti a nasconderti nuovamente dietro la sua ombra!
L'urlo furioso di Loki librato nell'aria richiama immediata l'attenzione dell'erede, che arrestatosi all'istante si volta a cercarne la ragione.
-Lascialo in pace Fandral! Quante altre volte dovrà dimostrarti che la tua vicinanza non gli è gradita? – lo ammonisce severo, cercando di placare la rabbia che sale a dismisura.
E' arduo mantenersi lucido alla vista del fratello stretto all'invadente spadaccino, percepisce le fiamme di una scriteriata gelosia divampare dentro di sé, sentimento sempre più incontrollabile, nonostante cerchi disperatamente di occultarlo nei meandri più oscuri del suo cuore.
Ma questa volta Fandral non intende subire le angherie dei due contorti fratellastri.
-Quanto sei ingenuo, amico mio! – replica a sorpresa -Come sempre le sue plateali rimostranze sono tutta apparenza e celano motivazioni differenti – precisa, scrutando torvo il suo interlocutore con un ghigno sfrontato.
A quell'enuncio Loki gli batte i pugni sul petto con veemenza e un'eloquente occhiata minacciosa reclama tempestiva discrezione.
Thor coglie troppa inquietudine sul volto del fratello, e si ritrova a chiedere spiegazioni a Fandral, nonostante abbia scarsa voglia di conversare ancora con lui.
-Che cosa vuoi dire? Parla chiaramente!– lo esorta scortese.
E Fandral non attendeva altro.
–Tu non sai quante volte il tuo borioso fratellino mi ha reclamato nel suo letto, sin dai tempi dell'adolescenza! Mi ha sedotto, vincolato, preteso! Fui l'amante perfetto, capace di colmare il vuoto di un fratello troppo assente, che lo faceva sentire solo, diverso – dichiara l'interpellato.
Thor vacilla, come se d'improvviso la terra sotto ai suoi piedi venisse a mancare.
Loki geme mortificato, le mani provano a fermare quelle labbra scandalose, ma vengono tenute a bada da quelle più forti di Fandral.
Ormai fuori controllo, l'asgardiano ha dato sfogo alle proprie frustrazioni, godendo dell'aria stravolta dell'amico ignaro di una relazione clandestina con il suo subdolo fratello.
-No … lui … No. Loki me l'avrebbe confidato … - sussurra smarrito Thor.
La sua stessa voce sembra così distante, sovrastata dal rumore del suo cuore infranto.
-Davvero? E quando, di grazia? Durante i tuoi estenuanti allenamenti? Mentre tuo padre dedicava la maggior parte del suo tempo alla tua educazione esclusiva? Quando ti occupavi di vantarti del possesso di Mjolnir con il fratello insicuro e insofferente ai tuoi successi?
L'assolo drammatico di Fandral termina con il suono di un energico manrovescio infertogli in pieno volto, sfogo istintivo del ragazzo che sostiene di aver da sempre tutelato, al momento trattenuto contro la propria volontà.
-NO! Non è vero niente! Tu menti! – lo accusa Thor, grida colleriche che inducono il compagno ad allontanarsi dall'ostaggio.
-No! Non può essere vero! Non puoi esserti concesso a un uomo che non ami! – si rivolge poi a Loki, l'aria allucinata mentre lo afferra per le spalle –Perché tu non lo ami, e mai l'hai amato, vero? – si accerta con voce incrinata dal dolore, ottenendo dall'altro timidi lamenti e un movimento del capo per negare ogni cosa con fermezza.
-Ti rendi conto delle tue reazioni spropositate? – si arrischia a domandargli Fandral, alla vista di quell'assurda sfuriata –Verità o menzogna, ha davvero così tanta importanza per te realizzare della nostra relazione?
-Adesso basta, taci! – lo azzittisce l'amico -Loki non è mai stato tuo, e mai lo sarà!
Fandral sbarra gli occhi incredulo all'ascolto di quelle deliranti constatazioni, osserva esterrefatto i loro sguardi astiosi attrarsi inesorabili come calamite, messaggeri di arrogante gelosia e malsana possessività reciproca.
Non fratelli, ma amanti.
Questo gli sembrano in quel momento i principi di Asgard, perduti in silenzi assordanti in cui i battiti dei loro cuori sussurrano dolci promesse di eterna dedizione.
-Non tollererò oltre assurde illazioni riguardanti la mia famiglia.
Si annuncia con un monito risoluto la regina, mentre varca altera la soglia dell'atrio.
Fandral sbianca nel sentirsi scandagliato dalla sovrana, la lealtà alla famiglia reale sovrasta la sua personale frustrazione e lo sprona ad accantonare qualsiasi ulteriore dibattito.
–Presto, entrate. Odino vi attende – comanda lei, scrutando i tre uomini con aria indecifrabile, uno dopo l'altro.
Per primo si occupa di Fandral.
-Sì, mia signora – si appresta ad obbedire il guerriero, dopo un rispettoso inchino.
Poi, Loki.
La asseconda il dio del caos, addentratosi nella camera incurante di qualsiasi etichetta formale, atteggiamento che viene ricambiato con altrettanta glacialità da parte della madre.
Ma gli occhi ambrati le si illuminano non appena il primogenito le si approssima, esprimendogli disorientamento, sconcerto, preoccupazione, seppure le labbra si curvino in un rassicurante sorriso.
Thor si chiede da quanto tempo la regina sia rimasta tacita testimone dell'accesa diatriba.
Teme la sua collera, consapevole di aver trasceso un confine etico da sempre rispettato naturalmente, in cui gli risulta sempre più complesso attenersi.
Il piacere di un bacio proibito è il dolce araldo di distruzione che causa alla sua anima giusta la caduta a picco in un'infinita oscurità.
Gli occhi dell'uomo agonizzante si riaprono all'udire il curioso tintinnio improvviso accanto a lui, alla ricerca istintiva della fonte di quel suono.
La vista si abitua presto al fitto buio dell'ambiente ottenebrato dai pesanti drappi alle finestre, soccorsa da due iridi verdi lucenti al pari di due piccole sfere di tormalina, incastonate su un ovale di un candore paragonabile alla più pregiata tra le porcellane.
Una chimera causata dalla febbre troppo alta, si affretta a sentenziare il re.
Un giovane dai setosi capelli bruni e la corporatura sottile prende posto al suo capezzale, sistema con dignità le pesanti catene agganciate ai polsi, di modo che cadano morbide ai lati della poltrona da lui occupata.
La mano tremante dell'uomo costretto nel letto cerca e trova quella dell'ospite incatenato, brividi violenti come scariche elettriche lo colgono quando le dita roventi sfiorano Il gelido metallo dei suoi bracciali.
La presenza è reale, e adesso che gli occhi si sono infine adattati alla poca luce della stanza, riconosce il suo volto.
-Loki …
Le labbra spaccate sanguinano alla pronuncia di quel nome, la voce affaticata si spezza, il respiro affannoso non gli permette altro se non quel lieve bisbiglio.
E il figlio risponde come tutti i presenti attendono.
Energia nuova confluisce alla sua, rinvigorisce il fisico logorato dallo sfruttamento della magia nera, rafforza la mente provata dal malessere prolungato e risana gradualmente le terribili lesioni allo spirito.
Magia guaritrice contro magia offensiva.
L'esperto sciamano dona la sua linfa vitale al dio morente, che ingordo gli stringe con forza la mano, canale di transito della sua speranza e sopravvivenza.
Appoggiato contro la parete alle sue spalle, Thor assiste con il fiato sospeso all'intervento del potente stregone, così anche Fandral, entrambi pronti ad intervenire a un minimo segnale di difficoltà.
Solo Frigga rimane sulla soglia, combattuta tra il cuore di madre e i doveri da regina si forza al distacco psicologico, patendo in silenzio per le sorti del figlio immolato in sacrificio.
-Quanto altro tempo dovrà durare questo calvario? – si interroga l'erede, all'ascolto degli ansimi sempre più frequenti del fratello.
-Sarà Loki a deciderlo – si affretta a dichiarare la regina -Interferire nel pieno del rituale, rischierebbe di compromettere tutto il suo operato - lo ammonisce prudente, avvicinatasi ai due irrequieti guerrieri per sorvegliarne imprevisti colpi di testa.
I testimoni restano ad osservare a lungo, ognuno assorto nei propri pensieri.
Osservatori discreti degli eventi fino a quando il capo di Loki si china sconfitto, l'esile schiena si curva in preda a fremiti violenti, lividi evidenti affiorano nelle braccia per la presa vigorosa delle mani di un padre troppo ingordo di vita.
Un sommesso singulto sfugge dalle labbra di Frigga, tormentata dalla coscienza che le impone di infrangere il delicato rituale.
"Ti supplico Loki, smetti di torturarmi! Dammi un minimo segnale e io interverrò."
Pensa disperata, convinta che l'astiosità tra loro porti il dio del caos a osare fino all'estremo, pur di punire una madre giudicata ingiusta.
-Non posso restare a guardare mentre mio fratello si distrugge! – protesta a gran voce Thor, volgendole uno sguardo carico d'ansia e frustrazione -Io vado a prenderlo! -la avvisa, mentre si appresta a dar seguito alle parole.
-NO! Non ti muovere, principe di Asgard! – vieta lei, in un tono che non permette al figlio alcuna replica –Sarà Fandral a intervenire, il tuo compito qui è terminato!
Il dio sente irrigidirsi ogni muscolo del suo corpo, il cuore gela quasi fosse investito da un'improvvisa tempesta di ghiaccio.
-Perché non lasciate a me la custodia di Loki, madre? – le domanda addolorato, seppure nel suo cuore sospetti già quale sia il motivo del ferreo divieto.
Lo sguardo ferito che ottiene in risposta è tenace conferma dell'ordine impartito, e a malincuore Thor si costringe a desistere.
Soddisfatta dall'obbedienza riscontrata, la regina permette con un cenno della mano l'intervento di Fandral, decisa a sospendere da subito l' opera dell'indefesso stregone.
L'arrivo dell'asgardiano viene accolto da Loki con furiose grida, testardo oppone resistenza quando tenta di dividerlo dal padre, consumando le poche energie rimaste durante la lotta fisica.
-Mio signore, vi supplico, lasciate che vi separi, o rischierete di ucciderlo!
Al monito del leale suddito Odino scioglie la sua presa, accortosi solo in quel preciso istante di quanto vigore abbia rubato all'imprudente guaritore.
-Loki … no … perdonami!
Farfuglia sconvolto il sovrano, parole di onesto rammarico rivolte al figlio che però non è più in grado di sentire.
-Lo vedi principino, cosa significa avermi nei paraggi in fin dei conti? – ironizza Fandral, sfiorandogli alcune ciocche cadute in disordine sul suo pallido viso.
Vinto dalla spossatezza, Loki si arrende al leale guerriero asgardiano, e accoccolatosi sul suo petto si affida i alle sue premurose carezze che lo cullano dolcemente nell'oblio dei sensi.
Thor osserva con il cuore in subbuglio la tenera scena, trattiene a stento la voglia di urlare contro l'amico quando lo affianca per un attimo, diretto di gran carriera verso l'uscita della sala, i pugni si serrano rabbiosi quando i loro sguardi si incrociano un fugace istante e raccontano la loro reciproca passione per lo stesso uomo, senza più alcun timore di nasconderla.
La regina accorre all'ascolto del suo pianto liberatorio del consorte, lieto di avere nuovo vigore nelle sue stanche membra, disperato per averlo sottratto ad un figlio che ha quasi rischiato di uccidere.
-Andrà tutto bene – le sussurra emozionata, stringendo al petto quell'uomo smarrito dentro a un grande senso di colpa –Loki è forte, si riprenderà in fretta. Andrà tutto bene …
I due consorti restano a lungo abbracciati, così assorti nelle loro personali riflessioni da ignorare del tutto il furtivo dileguarsi del loro primogenito.
Gocce fresche d'acqua sulla fronte scivolano tra i suoi capelli e gli scorrono lungo il collo, ridestando la sua coscienza trattenuta a lungo nel limbo di un sonno tormentato.
Disteso sul modesto letto della propria cella, Loki percepisce dallo sgradevole gusto d'acciaio in gola il freddo ferro serrargli ancora la mascella e sospira contrariato.
Gli è sufficiente muovere appena un polso tra le lenzuola dozzinali per verificare di essere ancora munito dei pesanti bracciali metallici e i mugugni di protesta divengono grida furibonde.
Ancora in catene.
I suoi occhi saettano furibondi in ogni direzione alla ricerca di Fandral, il presunto responsabile di quello scherno, quasi intendessero folgorarlo, ma la figura che coglie nella penombra ha ben altra identità.
Thor.
Impallidisce al notare il principe ereditario, attento osservatore dal lato opposto della piccola camera, quasi etereo tra i caldi bagliori vermigli emanati dalle fiamme del braciere, lo segue con sguardo interrogativo avanzare rapido verso di lui, cogliendone l'espressione enigmatica mentre lascia cadere la propria cintura sulla fredda pietra che riveste il suolo.
Loki non la comprende, non vuole.
Il cuore rischia di esplodergli quando senza una parola lo raggiunge a carponi sul letto, soggiogato dalla fierezza dei suoi occhi glaciali lascia che armeggi rapidamente con le rispettive aperture dei pantaloni, non si oppone alle sue dita roventi che maliziose varcano il tessuto e vezzeggiano le sua virilità, destatasi con fierezza in breve tempo.
Ansimi osceni vengono repressi impietosamente dalla maschera di ferro, fremiti violenti lungo le snelle gambe denudate, la schiena si inarca per l'immenso godimento provato, sinuose movenze sotto il costante sguardo imperioso dell'inaspettato seduttore.
L'immenso piacere provato spazza via il minimo contegno del dio sottomesso e gratifica l'ego del fratello, che esperto dosa dolcezza e tormento, arrestando le maliziose attenzioni alle prime piccole perle liquide che gli scivolano tra le dita.
Il delizioso supplizio è sospeso, la sua mente torna a reclamare prudenza e dignità.
"E' se tutto questo non stesse realmente accadendo? Se fosse solo un sogno meraviglioso?"
Si chiede confuso, portando le mani tremanti sulla tonaca di lino moro del fratello, sotto la quale sente al tatto gli anelli della sua cotta di maglia, indossata infinite volte in gloriose battaglie.
Un guerriero ardito, Thor, anche in un letto, risoluto nel bloccare le pallide cosce dell'amato, gentile quando gliele divarica, di modo che i loro bacini possano bruciare ogni minima distanza rimasta.
Loki vorrebbe tanto baciarlo, ma il fratello non rimuove ancora l'odiata maschera, e inizia a chiedersi se ne abbia l'intenzione.
Attimi confusi, celeri come i battiti dei loro cuori agitati, istanti di pura follia in cui i due giovani dei sentono di potervi trovare un loro speciale equilibrio, ma l'illusione svanisce con lo scorrere inesorabile di quegli unici istanti.
-E' sbagliato, è dannatamente sbagliato tutto questo –gli sussurra in un filo di voce l'erede – So che me ne pentirò per tutta la mia miserabile esistenza, ma non riesco a resisterti! L'idea che Fandral ti abbia avuto per sé mi ossessiona, mi sta facendo impazzire!
Loki sbarra gli occhi incredulo all'ascolto di quella confessione, l'aria ferita di chi ha appena ricevuto un'orribile notizia.
Thor, un dio arrogante che cede alla tentazione carnale spinto dalla competizione, un atto che l'indomani verrà giudicato perverso, ripugnante, imperdonabile, da cancellare dalla sua memoria.
Thor, così vile da negargli il piacere di pronunciare il suo nome, di gustare il sapore delle loro labbra unite, di stringere a sè il suo corpo rovente, tanta è la vergogna di giacere con il proprio fratello.
Loki lo odia con tutto se stesso.
Il suo sogno meraviglioso si è appena tramutato in un terribile incubo.
Lo sgomento è tale da perdere completamente il trasporto del momento, tremando per il dolore fisico e mentale quando lentamente Thor inizia ad insinuarsi in lui.
-Non avere paura di me fratello, io non voglio farti del male – lo implora il reo dei suoi patimenti mentre lento e delicato si fa spazio fra le sue carni.
Abile amatore soggioga l'esigente compagno attraverso il sottile confine tra piacere e dolenza, fino a strappargli un gemito di soddisfazione al termine della dolce penetrazione.
Loki disprezza Thor, eppure continua a desiderarlo con tutto se stesso.
Malgrado la sua ferrea resistenza desiste all'arrivo di tanto benessere, le movenze decise ed esperte del detestato compagno soccorrono il cuore soffocato dall'umiliazione, lo liberano dal suo smisurato orgoglio e gli permettono di ritmare la suadente danza dei loro corpi uniti.
-Tu sei un sogno, un bellissimo sogno che si avvera – gli bisbiglia Thor, specchiandosi in quelle iridi cariche di cupidigia, intense quanto quelle del felino a cui inevitabilmente le collega.
Loki ama Thor, disperatamente.
Niente più intrighi, macchinazioni, menzogne.
Il signore degli inganni si offre in tutta la sua fragilità di amante incompreso, la dona attraverso il vigoroso batticuore crescente a un amante troppo distratto dai propri conflitti interiori per accorgersene e apprezzare quel regalo tanto prezioso.
Vorace e irruente, Thor, si muove in lui con fervore, consumando il fugace rapporto clandestino come se non ci fosse alcun possibile domani tra loro.
I loro respiri affannosi scandiscono le spinte ora carezzevoli, ora impetuose, costringendo le loro voci a mutarsi in suoni erotici, librati nell'aria pregna del calore dei loro corpi infiammati di incontenibile lussuria.
Il crescente suono sensuale e la perfetta sintonia abbattono qualsiasi pudica limitazione nel cuore del figlio di Odino, le sue paure svaniscono e resta solo onesta gioia di un'unione che ora gli appare naturale, armoniosa, giusta.
"Allevati come due fratelli, siamo divenuti avversari nella vita. Così distanti e diversi, quando è così semplice comprendersi da amanti. E se il tragico errore fosse il nostro modo di intendere il nostro sentimento?"
Si chiede il figlio di Odino, appagato dal suo compagno come mai gli era accaduto in nessun'altra esperienza precedente.
E poi il cuore di Thor manca un battito quando Loki raggiunge il suo picco di piacere.
Lo sguardo estasiato rivolto verso l'alto, il capo chinato all'indietro, l'esile schiena arcuata, eccitante visione che lo induce ia sua volta a un orgasmo così travolgente e violento da spezzargli la voce, dopo poche altre vigorose spinte.
Sazi, sereni, Loki e Thor si distendono tra lenzuola pregne della loro passione, l'uno tra le braccia dell'altro.
Ma il tempo di riprendere la regolarità del respiro e la ragione torna a dialogare con il cuore del dio del tuono, spietata messaggera di vergogna e tormento.
Lacrime amare velano i suoi occhi, mentre premuroso sorveglia il placido riposo del fratello e amante.
Accogliere la realtà non è mai stato tanto doloroso come in quel momento.
Continua…
