Il tocco gentile delle sue dita agli angoli della bocca finalmente liberata, dona alla coscienza del giovane Jotunn il dolce risveglio.
Ancora confuso dallo stato di dormiveglia, accenna un sorriso riconoscente per quella dolcezza spontanea, ritrovando il fratello intento a contemplarlo come avesse davanti un fascinoso dipinto.
Loki gli accenna un sorriso, imbarazzato dall'insistenza di quegli occhi di cielo, ma felice di averli su di sè, resosi conto di essere al centro di tutti i suoi pensieri.
La visione del suo corpo bruno disteso sul letto gli richiama alla mente intorpidita dal piacere gli estatici momenti appena vissuti.
Thor è stato suo, come aveva desiderato sin dal loro arrivo ad Asgard, da quando gli sfiorò la guancia con quella sua mano forte, racchiudendo in un semplice gesto una dedizione tale da farlo sentire speciale, unico, importante.
Thor, amante impetuoso che l'ha preteso con un ardore inatteso, quasi in modo disperato, tanto da rubargli le ultime energie rimaste dopo l'estenuante opera di guarigione a favore di Odino.
L'atto in sé è stato affrettato e impari, l'obbligata passività causata dalle catene non gli ha permesso di sfiorare le sue labbra, di sussurare il suo nome, di venerare i suoi muscoli scolpiti.
Loki ha dovuto sottostare a una ingiusta decisione che gli ha ferito l'orgoglio, eppure il suo cuore egoista batte forte al solo rievocarne alcuni attimi.
L'irrazionale trasporto soffoca la collera nutrita, rapito dal ricordo della loro impeccabile intesa fisica e mentale, del corpo statuario del dio del Tuono sopra al proprio, delle sue movenze imperiose con cui dettava il ritmo della loro sfrenata passione.
Momenti sublimi, indimenticabili.
Ma Loki ambisce a qualcosa di più, e si prepara a pretenderlo dall'amante, prima che l'illusione di quell'armonia si dissolva con l'inevitabile congedo.
-Poco fa mi hai detto che sono un sogno bellissimo per te – sussurra d'un tratto, accoccolando il viso sul possente torace del fratellastro – Ora realizza il mio, baciami.
"Baciami."
Risuona quella parola tra i pensieri di Thor, diviene ipnotica nenia, allettante tentazione.
"Baciami."
Una richiesta sfuggita dalle labbra di Loki con un tono supplichevole, presto curvatesi in un sorriso malizioso per recuperare dignità agli occhi dell'uomo tanto desiderato.
Ma il sorriso si spegne scontrandosi con la malinconia espressa sul volto del fratello.
-Devo andare, è passato molto più del tempo concesso alle visite – gli bisbiglia ad un orecchio in risposta, per poi sollevarsi dal letto ancora caldo, testimone di una cupidigia scriteriata, consumata troppo in fretta.
Le lacrime pungono gli angoli degli occhi, ma stoico Loki trattiene la sofferenza che gli divora l'anima, sforzandosi di assumere un'espressione imperscrutabile.
Così anche le sue mani, tenute a bada dalla mente, immobili contro il petto, che rapido si alza e si abbassa quasi scarseggiasse ossigeno nella stanza, quando invece l'anima grida disperata di arrestare il fuggitivo.
Quel vile gli volta le spalle mentre si siede al bordo del letto e infila gli stivali, poi si rialza e si dirige rapido alla porta senza degnarlo di uno sguardo.
Loki sente il cuore spezzarsi in mille pezzi, ma fiero finge di non curarsi del glaciale addio, girandosi nel letto dal lato opposto, così da non vederlo uscire.
Il sogno si dissolve, ritorna la cruda realtà.
Non una parola.
Il silenzio è gelido enunciatore della loro distanza.
Nessuna lacrima.
Ad occhi chiusi, concentrati sul respiro che faticano a mantenere regolare, straziati da quel terribile congedo, dettato dalla paura, dalla rabbia, dall'incomprensione.
Loki e Thor, non fratelli di sangue, nè amanti, pagano alto il prezzo della loro impulsività.
Le conseguenze sono come aghi invisibili confitti nel cuore, sono il tormento di un sentimento confuso che non sono in grado di gestire e di accettare nel suo complesso.
Si rinnovano le antiche ostilità.
Nascono tacite promesse di rivalsa nel cuore ferito di chi è stato rifiutato, reso fragile da un amore travolgente, da uccidere con il veleno più potente e letale che conosca: il disprezzo.
La porta si richiude con fermezza dietro al dio del Tuono, troppo occupato a commiserarsi per comprendere di aver abbandonato alle tenebre il giovane signore del Caos ancora una volta.
Igiorni seguenti scivolano senza alcun significato, gli eventi di quella sera vengono riposti in un cassetto della loro mente che non intendono riaprire, nel timore di non riuscire a tollerare il dolore ancora troppo profondo.
Le sedute curative di Loki in favore del sovrano si susseguono senza dare problemi, sotto ferrea sorveglianza di Frigga, dei tre guerrieri leggendari e di lady Sif.
Thor, ufficialmente impegnato a gestire un regno orfano del proprio re, diserta ogni incontro e non si reca alla sua cella, assenza ignorata dalla madre, giustificata dagli amici, ad eccezione di Sif.
L'improvviso atteggiamento indifferente al fratello la preoccupa, tanto da ripromettersi di intavolare con lui un onesto discorso alla scadenza della settimana.
Giunge il tempo stabilito e la bella asgardiana onora l'impegno preso con la sua coscienza.
Svolto il suo compito quotidiano, Sif va alla ricerca del proprio principe, setaccia ogni ala del Palazzo fino a quando non ottiene da alcuni domestici informazioni utili a rintracciarlo.
Rapidamente abbandona la reale residenza, diretta al lago del parco privato, dove infine lo scova.
L'imbrunire rapisce lo sguardo del principe, volto ad ammirare la distesa di cobalto tra le nubi violacee durante la solitaria passeggiata e lo distrae dal rumore dei passi della donna sulla ghiaia del sentiero.
-Hai un momento per me, Thor? – esordisce con voce ferma, quando ormai è a pochi passi da lui.
Il figlio di Odino irrigidisce le spalle all'udire la sua domanda, lo sente sospirare nell'ammorbidirle e dopo qualche istante la raggiunge.
-Certo, amica mia.
Il volto è sereno, ma gli occhi tradiscono l'irritazione per l'invadente interlocutrice.
-Volevo scusarmi con te, poiché ti mentii sulle reali condizioni di salute di tuo padre al tuo arrivo ad Asgard – dichiara l'amica, chinando il capo in segno di rammarico –Non potevo rivelarti molto in presenza di Loki, non fino ad ordine della regina.
-Posso capire Sif, ma non sentirti in difetto nei miei confronti. E' acqua passata – garantisce lui, mentre le appoggia una mano sulla spalla.
-Sono lieta della tua comprensione – confessa sollevata, posando la propria su quella dell'amico – Sono sempre dalla tua parte, ricordati.
-Non ne ho mai dubitato – ribatte fulmineo Thor –Sei leale, onesta, di te posso davvero fidarmi.
I due si abbracciano affettuosamente, si sorridono l'un l'altra quando infine sciolgono il gesto d'affetto, rinvigoriti dalla sincera attestazione di amicizia reciproca.
-Il tuo sorriso è adombrato dal tuo sguardo cupo. Cosa ti turba? E' per tuo padre? – arriva alla questione la ragazza, smascherando l'apparente serenità dipinta sul volto dell'altro.
-Mio padre migliora – le rivela dopo qualche istante di titubanza - Mia madre però mi ha riferito che le capacità mistiche di Loki sono in calo, giorno dopo giorno, segnale di indebolimento del corpo e della mente – una pausa, poi aggiunge in un soffio - sono preoccupato per lui.
-Sì, confermo – confessa lei in tono mesto –E' così magro, da sembrare uno spettro, il suo pallore è inquietante. Pare rifiuti il cibo oltre allo stretto necessario e che non accetti le visite della regina.
-LOKI! Testardo di un folle! – sbotta infuriato Thor –Cosa spera di ottenere con quest'atteggiamento? La libertà?
Il dio serra la mascella e stringe i pugni, la collera gli infiamma lo stomaco e divora la sua lucidità.
-Perché non provi a scoprirlo tu, questa sera? Osserva tu stesso il suo stato, parlaci. Forse ti darebbe retta – propone la guerriera.
-Ha chiesto di me? – chiede in un filo di voce lui.
-No, mai.
La ferma asserzione di Sif colpisce dritto al cuore il dio del Tuono, straziandolo in un modo che non credeva possibile.
-Perché avrebbe dovuto? Non fa più mistero ormai dell'astio nutrito nei tuoi confronti, e dopo i trascorsi a Midgard i vostri rapporti non possono che essere peggiorati – gli replica.
La fedele alleata coglie in lui la profondità di un grande conflitto tra cuore e mente, glielo legge chiaramente da quegli occhi così limpidi, da sempre specchio preciso del suo animo.
-Hai ragione, sono degenerati in un modo in cui non avevo previsto – afferma Thor, mordendosi le labbra per impedirsi di rivelare lo scabroso segreto custodito e mai rivelato a nessuno.
Le immagini scabrose della notte in cui cedette alla lussuria e amò Loki tornano a tormentarlo, eccitazione e paura lottano con la ragione mentre scorre un brivido lungo la schiena al rievocare l'ovale perfetto del fratello alterato dal godimento.
-Non posso dargli alcun conforto in questo momento, potrei commettere l'ennesimo errore che mi allontanerebbe da lui – conclude.
Le mani d'un tratto si distendono, ingentilite dal ricordo di quella pelle di luna, quasi ne percepiscono la morbidezza sotto i polpastrelli, le iridi si dilatano al rivivere attimi della loro scriteriata unione carnale nei suoi pensieri, tanto da scuotere d'istinto il capo, come potesse cacciarli fisicamente.
-Cosa ti tormenta? Lo vedo che mi nascondi qualcosa, e forse credo di aver capito da sola.
Thor impallidisce e trattiene il respiro, in attesa di sapere a quale motivo lei si riferisca, terrorizzato all'idea di non riuscire a mentire alla fedele compagna in modo convincente.
-E' per il patto stretto con Loki, che ti vieta di incontrare Jane, l'umana di cui tanto mi hai parlato.
Il dio riprende fiato e colore: il pesante fardello portato nel cuore non è ancora così trasparente.
-Sì, è per lei – si affretta ad avvalorare la sua ipotesi -Ma non posso spezzare l'accordo, o Loki non porterà a termine la guarigione del nostro re – le spiega, allargando le braccia in segno di resa.
-Ne ero certa, tu ti sei innamorato – gli spiega Sif –Mi è così evidente, amico mio. I tuoi occhi non mentono!
-Io non credo – ribatte Thor, turbato dalla certezza con cui l'amica glielo proclama.
-Sono così luminosi! Questa è la luce dell'amore, amico mio! Ne sei innamorato eccome!
La risata cristallina della ragazza smorza la tensione accumulata tra loro, e Thor finalmente in salvo dal pericoloso interrogatorio si rilassa, anche se quella dichiarazione è messaggera di nuove insidie, alle quali non gli è possibile sfuggire.
"Ha colto la luce nel mio sguardo, ma non era Jane il fulcro dei miei pensieri in quel momento. Lei ha visto nei miei occhi il riflesso di Loki!"
Comprende con angoscia il figlio di Odino.
Sif è sua amica sin dalla più tenera età, la confidente più leale, lei è in grado di decifrare le sfumature più lievi di un suo sorriso appena accennato, o le ombre nascoste dentro a un suo sguardo sibillino.
Se la fedele compagna lo asserisce con tanta sicurezza, non è un indizio da sottovalutare.
"Io amo Loki da sempre come un vero fratello, per lui sarei capace di rinunciare alla mia stessa vita. Ma dopo quel che è successo tra noi, sento divampare in me le fiamme di una passione smisurata, che non credevo di poter mai provare. Se fosse questo il vero amore descritto da Jane in quel sogno?"
Il cuore gli batte con veemenza, quasi intendesse sfuggirgli dal petto.
-Ti ho illuminato con questa mia affermazione eh? Beh, sono felice di aver contribuito a far chiarezza dentro di te – rimarca ancora la bella asgardiana, fiera di aver centrato il bersaglio.
Con un inchino tra lo scherzoso e il cerimonioso al cospetto dell'amico immobile come una statua di sale, lady Sif si congeda, tornando a Palazzo a gran passo, con il conforto di averlo aiutato in qualche modo.
La solitudine è stata di conforto al dio del caos, espressamente reclamata come ricompensa per l'impegno diligente nei riguardi del sovrano.
Rabbia e risentimento sono stati gli unici compagni durante le sue notti insonni, l'orgoglio e la sete di vendetta il nutrimento della sua anima e lo mantengono in forze nel corpo.
Le cene sontuose raccomandate dalla regina vengono da lui sistematicamente rifiutate, ad eccezione dell'acqua e di qualche spizzico di pane, subdola punizione che lo ricompensa del decadimento del fisico, appagato del crescente senso di colpevolezza colto nello sguardo di lei ad ogni nuovo incontro.
Con altrettanto disprezzo le nega la permissione di varcare la soglia della cella, nonostante sappia della sua testarda decisione di restare dietro alla porta per tutto il tempo concessole dal soldato di guardia.
I loro rapporti si limitano agli obblighi pattuiti, durante i quali Loki non le rivolge una parola di più oltre a quelle dovute, limitandosi a documentarla sullo stato di salute di Odino, in continuo miglioramento e ormai fuori pericolo.
Loki è fiero di sé, l'amore per Frigga è stato sradicato dal suo cuore, infettato da sentimenti che l'hanno sopraffatto, rendendolo fragile, indifeso, il dolore causato dal suo abbandono è finalmente assopito, grazie alla dolce vendetta quotidiana.
Spietato e insensibile verso chi sostiene di amarlo, quando a suo parere non ha fatto nulla a dimostrazione di questo sentimento materno tanto decantato.
Ogni giorno un piccolo pezzo del proprio cuore si frantuma, e insieme ad esso si dissolvono tutti i bei ricordi d'infanzia, come una vecchia fotografia troppo esposta alla luce del sole, l'affetto nei suoi confronti sbiadisce, basato su un legame reputato costruito, non veritiero.
Non gli resta che distruggere l'ultimo barlume di luce ancora custodito nella sua anima nera: l'amore incondizionato per Thor.
Non sono bastate notti insonni a piangere in silenzio contro al cuscino, dopo il rifiuto incassato dall'arrogante fratellastro, non gli è stato sufficiente vivere l'umiliante condizione di recluso a causa sua, senza aver ottenuto null'altro se non il suo dispotismo durante il loro ultimo incontro, quando abusò del suo corpo con prepotenza, solo per il gusto di estorcerne l'esclusività a Fandral, considerato un fastidioso invadente.
Sedotto dalla brama di conquistare il cuore del difficile fratellastro, Thor si unì alle sue carni per il tempo sufficiente a soddisfarne le fantasie, e poi se ne andò, come un bimbo viziato d'un tratto disinteressato al giocattolo tenuto tra le mani.
Non gli concesse nemmeno un bacio, il dolce premio che Loki gli chiese, trasportato dall'euforia di quei folli momenti di cupidigia.
Al solo rievocare la sua espressione compassionevole Loki sente le fiamme divampargli dentro, tanta è la rabbia verso se stesso, per essersi abbassato a elemosinarne l'affetto.
"Io troverò le forze per risorgere da questa misera condizione, e mi vendicherò di te, dannato asgardiano!"
Si ripromette, mentre le mani si immergono nell'acqua cristallina della tinozza e deturpano il riflesso della propria immagine.
"Fuggirò da questa prigione, ma prima di dileguarmi ti strapperò quel muscolo insensibile che ti batte nel petto a mani nude, e lo darò in pasto ai cani!"
Loki ghigna compiaciuto al passaggio delle sue stesse dita bagnate sul suo volto scarno, in grado di lavare via l'ennesimo sfogo della propria frustrazione, lacrime versate per un uomo indegno di lui.
Il momentaneo sollievo viene spezzato dall'impetuoso battere alla porta, tanto da indurlo a prestare attenzione alla voce che si presenta in seguito.
-Apri Loki – reclama un timbro profondo e virile all'esterno.
-Vattene Fandral, non ho piacere di invitarti ad entrare – replica acido lui, sistemandosi però d'istinto i capelli in disordine e la tunica di pelle nera, legata in vita da una cintura dalle rifiniture dorate, di modo che cada perfetta sui fianchi sottili.
-Oh, io dico di sì – afferma lo spadaccino, dopo una sommessa risata - Gradisci sempre alla fine, devi solo essere stimolato nel modo giusto. Ti conosco molto bene, lasciati consolare da me.
Loki arriccia il naso all'enuncio di quell'ambigua affermazione, mordendosi le labbra per non inveire contro il volgare corteggiatore.
-Avanti, bellezza, sai quanto ti faccia bene la mia compagnia – insiste l'altro, con tono malizioso.
Un lungo respiro ad occhi chiusi, poi il giovane Jotunn costringe le proprie gambe a incedere verso la porta, spinto dall'esigenza di soffocare la mortificazione che lo sta logorando da troppo tempo.
-Ti concedo qualche minuto appena – sussurra il principe socchiudendo la porta, per poi voltarsi di spalle stizzito –Non farmi pentire della mia magnanimità.
Fandral sorride soddisfatto all'udire l'astiosa risposta, poiché riconosce in quel tono scontroso la celata fragilità del ragazzo troppo solo, che diversi anni addietro amava consolare sotto le lenzuola.
Una quiete graduale cala come pioggia sottile tra i pensieri del principe asgardiano, intento a seguire con lo sguardo la lesta dipartita dell'amica fino a quando non la vede in prossimità del Palazzo.
La notte sembra ancora più nera, ora.
Thor rabbrividisce nel sentire l'oscurità penetrargli fin dentro alle ossa.
Arriva per tutti l'ora di scontrarsi con le ombre della propria anima e accettare di scoprirsi deboli, imperfetti.
Suo padre gli disse una volta che accogliere i propri limiti non è una sconfitta, ma la sola strada per divenire finalmente veri uomini.
Quel momento ora è arrivato anche per lui, non può più ignorarlo, deve accettarlo.
Pronto alla verità, Thor ascolta infine quel che ogni fibra del suo essere gli grida disperatamente, mentre si abbandona a un amaro pianto silenzioso.
"Io amo Loki, ma come un fratello mai dovrebbe fare."
Confessa a se stesso il dio, crollando in ginocchio.
"Lo amo in un modo di cui non comprendo ancora forma e intensità. Questo sentimento che cambia mi terrorizza, distrugge in me ogni mia certezza, mi denuda dei miei valori, mi infetta il cuore quanto il più fatale dei veleni."
Le mani affondano tra la candida ghiaia con un vigore tale da scorticarsi i palmi.
"Ho paura di te, fratello. Ho paura di noi."
Thor si sente morire di dolore mentre rinasce in un uomo nuovo, più maturo e cosciente di sé.
Crescere non è affatto il semplice traguardo della vita che aveva immaginato.
L'inatteso visitatore ghigna compiaciuto quando infine muove i primi passi all'interno della modesta stanza, lanciando occhiate maliziose al capriccioso prigioniero.
-Non te ne pentirai, non temere – garantisce, mentre lesto si affretta a cingerlo a sé e gli conduce la schiena contro il proprio torace.
Trattiene il fiato Loki, colpito dall'irruenza di quel gesto, ma docile non si ribella, appagato da un contatto umano di cui è costretto ad ammettere di averne sentito la mancanza.
-Avete fatto la scelta giusta, mio principe – gli sussurra all'orecchio, mentre delicato scosta i lunghi capelli setosi con le labbra, che poi avide si posano sul suo niveo collo.
Il lieve sospiro da parte del ragazzo sedotto eccita i sensi di Fandral, intrigato lo volta verso di sé senza alcuna gentilezza e lo bacia avventandosi sulle sue labbra come un feroce predatore.
L'effusione è pretenziosa, un'implicita richiesta di dominare il loro rapporto, eppure Loki accoglie la sua lingua quando varca le labbra dischiuse, le permette di stuzzicare e rivaleggiare con la compagna, fino a quando non si arrende a tanto ardore e gli concede di condurre il ritmo della loro danza erotica.
Bocche avide, ingorde, si cercano a lungo quasi intendessero divorarsi, irruenti si rubano il respiro a vicenda in egoistica alternanza, gemono tanto è il benessere di quel lungo bacio violento.
Le candide mani di Loki afferrano il tessuto di semplice lino moro indossato dal guerriero asgardiano, smaniose di denudare quel petto virile e di affondarvi le unghie in profondità, tanto da lasciarne profondi segni.
I sommessi lamenti di Fandral accompagnano l'accasciarsi della sua tonaca sul pavimento, ben presto sostituiti dai suoi gemiti, all'arrivo della lingua del compagno che lenta gli scorre sul torace e si sofferma su un capezzolo lambito con delicatezza.
-Questo è il tuo modo di dirmi quanto ti sia mancato? – commenta malizioso il guerriero asgardiano, denudando a sua volta l'altro della maglia.
-Questo è il mio modo di dirti quanto abbia gradito il nostro bacio – gli confessa Loki con voce arrochita dal piacere, mentre si struscia su di lui come un gatto –Tu non provi alcuna vergogna di me, non inorridisci nel giacere in un letto con un Jotunn.
La voce di Loki si incrina nel definirsi apertamente per quello che è, gli occhi di smeraldo si velano di sincera commozione, i denti puniscono il labbro inferiore, le guance si colorano di un tenue rossore.
Ancora una volta Fandral resta folgorato dalla bellezza del suo viso, i lineamenti decisi sembrano ammorbidirsi ogni volta che quel ragazzo infelice gli rivela la sua natura fragile e bisognosa di accettazione.
Loki, così insicuro, così sensibile.
-Chi mai sarebbe tanto folle da rifiutare le tue dolci labbra? Un nettare così sublime da renderti loro schiavo per sempre, sin dal primo assaggio – gli replica l'asgardiano con aria sognante.
Parole seguite dal tocco suadente delle sue mani, impazienti esploratrici sul petto dell'amante, la bocca ne bacia devotamente la pelle vellutata, l'erezione costretta nei pantaloni premuta contro il suo ventre piatto, messaggera di incontrollabile desiderio.
Il dolce sorriso di Loki in risposta è un tenue raggio di luce che gli illumina il cuore e lo costringe a battere con vigore solo per lui.
-Tu mi fai sentire bene – ammette il principe, vinto dal momento di debolezza emotiva –Sei l'unico in tutta Asgard che si merita il mio rispetto.
-Te l'ho sempre ribadito, piccolo testardo, nessuno qui ti ama a parte me – asserisce crudele lo spadaccino, un'affermazione che spegne il sorriso di Loki, incupitosi all'istante.
-Mi dispiace di averti allontanato da me in questi ultimi anni, sto comprendendo solo ora le tue sagge parole di avvertimento – conferma il Jotunn a capo chino –Nemmeno madre mi ha mai amato davvero.
Gli occhi di Fandral si assottigliano severi mentre avido si prepara ad approfittare del suo ennesimo crollo psicologico.
-Davvero hai creduto che tu, un Gigante di Ghiaccio, potessi ambire all'amore materno della regina di Asgard? Frigga ha semplicemente tollerato la tua presenza, le era semplice fingere con un ragazzino smanioso di affetto.
Loki sente il cuore mancare un battito nell'udire la sua teoria, spietata e tagliente quanto la sua stessa spada leggendaria.
-Tuo fratello ha circuito l'attenzione di Odino privandoti della sua protezione durante la crescita. I tuoi ultimi scriteriati atteggiamenti non hanno fatto che giocare in suo favore, costringendo vostro padre a segregarti qui, lontano dal Palazzo e dal trono che meriteresti.
Il menzognero continua ad esporre i suoi pensieri anche quando l'altro si accascia su di lui, sfinito nel corpo e nella mente da quelle crude rivelazioni.
-E' stato Thor a suggerire la mia prigionia? – ripete in un filo di voce Loki, fremente di rabbia e dolore.
-Sì – replica lui –Appena tornato da Midgard chiese udienza alla regina e propose il tuo esilio tra le terre desolate di Jotunheim. Ti salvò l'effimera condizione di salute di Odino, ma definitivamente guarito, non è detto che il re non avallerà il desiderio del figlio prediletto.
-Dannato! –inveisce a gran voce Loki –Quel vile traditore me la pagherà cara!
-Non comprendo il tuo stupore, sai bene quanto tuo fratello ti detesti – afferma risoluto l'altro, per poi accarezzargli una guancia con dolcezza – Ma ci sono io qui per te. Io ci sarò sempre, se vorrai.
-Fandral, fammi uscire di qui, voglio vendetta – sibila a denti stretti Loki, tremando visibilmente –Voglio tornare libero al più presto, a qualsiasi costo!
E Fandral sorride, squadrando con occhi allucinati l'ignara vittima del suo raggiro.
-Ho in mente un modo per indurre Odino ad accettare la tua presenza nuovamente a palazzo - gli enuncia con entusiasmo –Sei uno stregone potente, ma le tue forze si stanno esaurendo, non riusciresti a recuperarle in tempo, prima del tuo esilio, ormai imminente.
-Dimmi in quale altro modo sia possibile, farei di tutto pur di vendicarmi di Thor – ribatte impaziente il figlio adottivo di Odino.
-Concedimi un figlio, Loki.
Il prigioniero sbarra gli occhi, incredulo all'ascolto di quella proposta.
-Darti un … figlio?! – ripete confuso, arretrando d'istinto di qualche passo.
-Sei un Jotunn, tu puoi generare la vita – Fandral prosegue con calma il suo discorso mentre gli si avvicina -Concedimi quest'onore, mio principe. Dopo tutti i miei impeccabili servigi Odino non potrebbe mai esiliare il padre del mio futuro erede!
-Ora osi troppo! – sbotta indignato Loki mentre riprende la maglia abbandonata a terra e la rindossa rapidamente –Non ho alcuna intenzione di donarti un erede!
-Non hai altra scelta! – alza la voce Fandral, il volto alterato dalla collera improvvisa spaventa il giovane Jotunn, visibilmente intimorito -Dimmi Loki, chi mai ti salverebbe da queste segrete, senza incorrere nell'ira del sovrano? Se mi concederai un figlio, io ti sposerò nella benedizione di Odino e potrò donarti un futuro dignitoso.
I polsi del ribelle vengono afferrati con forza dal pretendente inaspettato, così da strattonarlo e condurlo nuovamente tra le sue braccia.
-Non mi devi temere, io non ti farei mai del male – gli bisbiglia Fandral, sentendo il corpo del ragazzo scosso da violenti fremiti -Ti tratterei con riguardo e ti darei tutto ciò che desideri.
Arroganza e dolcezza, armi abilmente dosate dall'esperto seduttore.
-Mi chiedi un sacrificio troppo grande, in questo modo diverrei tuo per sempre – protesta Loki con poca convinzione, stregato da quella voce vellutata che stordisce i suoi sensi –Un figlio è un legame inscindibile, avresti troppo controllo su di me.
-L'alternativa è Jotunheim, tra il caos delle guerre civili, in pasto ai pochi Giganti di Ghiaccio superstiti. Pensi che gli aspiranti al trono tuttora vacante vedrebbero di buon occhio il ritorno del figlio di Laufey?
Scaltro Fandral infierisce sulla temporanea insicurezza del principe, annotandogli la situazione corrente in quelle terre abbandonate dalla giustizia e dalla vigilanza di Odino.
-No – conferma con tono greve il Jotunn -Mi darebbero una caccia spietata. In questo stato non avrei alcuno scampo: mi massacrerebbero.
-Non accadrebbe, no! Io verrei a cercarti e ti proteggerei a costo della mia stessa vita – dichiara l'asgardiano, osservando l'ovale dell'amato riacquistare un po' del suo colore delicato –Ma sarebbe tutto più semplice se tu considerassi la mia proposta.
Uno sguardo intenso, un sorriso rassicurante, e infine un lungo bacio appassionato, irresistibili tenerezze che travolgono il cuore del principe, così avido di affetto e attenzioni.
Arroganza e dolcezza.
Fandral ha preso il controllo sulla sua mente, proprio come accadeva da adolescenti, anni cupi in cui Loki disintegrò la propria identità e la stima di se stesso, succube del fascinoso spasimante a tal punto da affidarsi a lui anima e corpo per diversi anni.
-Se accettassi le tue condizioni, perderei i miei poteri per tutto il tempo della gestazione – gli confessa tra un bacio e l'altro l'ingenuo prigioniero –Ho il timore di essere facile preda delle rivalse di mio fratello.
-Non temere, mio amato. Avrò io cura di te – lo rassicura Fandral, sollevandolo d'un tratto tra le braccia –Io sarò il tuo fedele guardiano, come è sempre stato.
Esattamente come accadeva in adolescenza, Loki si perde nello sguardo profondo del suo nobile protettore, una gabbia invisibile in cui vi si ritrova inconsapevole e dalla quale non gli è possibile sfuggire.
-Non hai nessuno dalla tua parte tranne me. Loki, guardati: sei stremato, sfinito. Non essere testardo come tuo solito e fidati di me.
L'abile oratore persevera nella sua opera di convincimento, gli occhi fissi sul giovane principe smarrito e debole, armi infide in grado di rafforzare su di lui il sottile vincolo di inconsapevole dipendenza.
-Tu hai bisogno di me.
Ferventi e determinati, quelle iridi intense come il cielo di un mattino non danno alcuno scampo, aggrediscono il cuore sanguinante del dio, così vulnerabile dopo le amare delusioni subite.
-Mio principe, mio amato. Dimmi di sì, ed io ti porterò via da qui domani stesso.
Un forte capogiro costringe Loki a chiudere gli occhi, una nausea improvvisa lo investe mentre dischiude le labbra e gli enuncia la sua decisione.
-Sì.
La sua voce è appena un sussurro, ma investe Fandral come un vento travolgente.
-Sì? – ripete entusiasta.
-Sì, asgardiano – ribadisce il dio, soggiogato in schiavitù psicologica –Avrai da me il tuo erede.
Fandral trattiene il respiro a quell'enuncio, ancora sgomento per l'inconfutabile vittoria.
Loki ha detto sì, che sarà suo sposo, che gli concederà un figlio.
L'occasione sognata da tutta una vita finalmente divenuta realtà.
Il giovane Jotunn si affida completamente alle sue cure in quel momento, tremando come un bimbo indifeso gli affonda il viso nell'incavo del collo e si stringe ancora di più contro il suo petto, intimorito più che mai del suo destino.
-Non tremare Loki, andrà tutto bene – gli sussurra Fandral, accarezzandogli la schiena scossa da violenti fremiti –Questa notte io ti libererò dalla tua assurda reclusione.
-Questa notte? Vuoi che accada adesso? – si accerta sconvolto il principe ridotto in schiavitù –Io non sono pronto, non ancora!
-Io voglio averti, ora – comanda imperioso il guerriero, esaltato dall'idea di avere in suo potere il grande dio del caos.
Arroganza e dolcezza, ancora una volta.
Con poche falcate Fandral si dirige verso il letto, incurante dei timori del proprio compagno.
-Non voglio – protesta in modo pacato Loki –Ho detto di no! - gli ripete con maggior decisione, battendogli i pugni sul petto a pochi passi dalla meta.
-Fandral, ho detto no!
La ribellione di Loki si fa sempre più energica, furioso prova a divincolarsi con tutte le sue forze dalle braccia dell'amante, ma ogni tentativo viene prontamente represso con sconcertante semplicità.
Senza troppe cerimonie si ritrova disteso tra le lenzuola dozzinali con le gambe costrette a distanziarsi, vinte dalle possenti cosce dell'altro, il cuore gli balza in gola nel sentirsi la durezza della sua erezione contro lo stomaco.
Lo sguardo di Fandral è allucinato, ingordo di lui, messaggero di incontenibile lussuria.
-Lasciami subito, idiota! – inveisce atterrito, quando lo sente armeggiare con i rispettivi pantaloni, lottando disperato per impedirglielo fino a che non gli afferra i polsi e lo costringe alla resa.
-Fandral, NO! Vuoi che allerti le guardie per caso?
La coscienza del guerriero offuscata dall'incontrollabile eccitazione si desta all'enuncio di quella minaccia.
-Maledizione, Loki! Perché adesso ti tiri indietro? – si lagna furibondo Fandral, scrutandolo con occhi fiammeggianti di collera.
Le mani sciolgono la ferrea presa e liberano quelle del ragazzo sottomesso che si appresta a massaggiarsi i polsi arrossati.
I loro sguardi sono taciti duellanti di onore e potere, determinanti per il ripristino di un nuovo equilibrio tra loro.
-Non cambio idea, ma provo troppo disagio in questo squallore! – chiarisce Loki.
Le braccia fanno forza sul torace del guerriero asgardiano, un concreto invito a desistere da un rapporto che non sarebbe consenziente.
Fandral chiude gli occhi e si concentra sul suo stesso respiro.
-Sei pretenzioso principino – commenta stizzito, mentre si solleva dal letto e sistema il proprio vestiario in modo affrettato –Sentiamo, in quale altro luogo vorresti concedermi le tue grazie? Mi riuscirebbe difficile giacere con te al capezzale di tuo padre, con testimoni tua madre e tuo fratello.
-Risparmiami il tuo volgare sarcasmo! – ribatte asciutto l'altro –Collaboro in modo impeccabile da una settimana, senza dare a mia madre alcun motivo di sospettare una mia ribellione. Potrei convincerla a lasciarmi le sue stanze per rinvigorirmi qualche ora. Almeno permettimi di provarci – gli propone.
-Non cercare di raggirarmi, Loki – lo ammonisce Fandral, grattandosi il mento con espressione turbata.
-Non lo farò – garantisce risoluto il dio.
Rialzatosi con eleganza dal letto, Loki si muove leggiadro verso di lui, il sorriso saccente, lo sguardo malizioso.
Fandral lo osserva avvicinarsi con sospetto, consapevole della sua naturale disposizione alle menzogne.
-E poi ci si deve attenere a un rigido rituale, rozzo di un asgardiano! – lo ragguaglia il signore degli inganni -L'atto fisico deve accompagnarsi a un cerimoniale ben preciso …
-Sarà sufficiente bere qualche goccia del tuo sangue – lo interrompe lo spadaccino –Sì, Loki. So perfettamente del rituale.
Fandral ghigna beffardo alla vista dello sguardo stupito dell'infido ingannatore, coglie con sadica soddisfazione il drastico cambiamento d'umore dal suo volto alterato dallo sdegno.
-Allora saprai anche che non ti è possibile fecondare un Jotunn, se non è lui a deciderlo – gli sibila a denti stretti, portando i loro volti a sfiorarsi.
-Dimmi che parlerai con Frigga domani stesso – si accerta l'asgardiano, ma al riscontro di un astioso mutismo da parte sua, gli solleva il mento con due dita così da ammirare quegli occhi incantevoli, ridotti a due fessure dalla collera.
-Scegli Loki, puoi sempre valutare l'opzione dell'esilio, se la ritieni meno avvilente – gli bisbiglia, bruciando la breve distanza tra le loro bocche con vorace impazienza.
Isoldati incontrano il primogenito di Odino lungo i corridoi angusti delle segrete dopo una lunga latitanza, e stupiti si chiedono fra loro quale motivazione lo abbia ricondotto a far visita al fratello.
Incurante del fastidioso brusio al suo passaggio, l'erede di Asgard procede di gran carriera fino a raggiungere la cella di Loki, dove la guardia lo arresta prima di potersi annunciare adeguatamente.
-Mi dispiace, ma il principe Loki ha già accettato un ospite questa sera – si giustifica l'uomo, nel notare l'aria contrariata del proprio principe.
-Un ospite? – reitera Thor, colto di sorpresa da quella notizia.
-Sì, mio signore – asserisce il soldato –Ancora qualche minuto e la visita di Fandral avrà termine, mio signore.
-FANDRAL?
Un nome capace di accendere negli occhi del dio una furia così evidente, da far impallidire lo sventurato di guardia, al quale non risulta necessario alcun ordine esplicito per comprendere cosa gli verrà richiesto.
Lesto si volta e bussa in modo insistente alla porta blindata, enunciando a gran voce ai due uomini nella stanza il termine dell'orario di visita in netto anticipo.
Sopraffatto dall'irruenza del suo compagno, Loki si ritrova con la schiena contro la parete, pressato dal corpo dell'altro tanto da non riuscire più a muoversi e vedersi costretto a nutrire il bacio estorto con prepotenza.
Geme furioso, manifestando il proprio disappunto all'arrogante spasimante con vigorosi pugni sulle larghe spalle, fino a quando l'enuncio brutale del sorvegliante all'esterno non indice la fine della visita, giungendo indirettamente in suo soccorso.
L'improvvisa intromissione obbliga Fandral a interrompere l'effusione, incassando da Loki un sonoro manrovescio in pieno viso non appena allenta l'opposizione fisica, tanto da barcollare per l'impeto del colpo subito.
-Va bene, sfoga pure la tua frustrazione su di me. Ricorda però cosa ti posso offrire prima di disdegnare un'altra volta un mio bacio: potrebbe costarti l'ultima occasione che hai di liberarti da quest'incubo – gli rammenta il subdolo cospiratore.
-Hai sentito la guardia? Vattene, adesso! – gli ordina il ragazzo aggredito in un filo di voce, le guance accalorate, i capelli in disordine che celano parzialmente gli occhi gonfi di lacrime.
Fandral non ha più modo di ribattergli, la porta viene spalancata con impazienza dal sorvegliante, impedendo la conclusione di quella conversazione privata.
-A domani, mio principe – si congeda in tono pacato, sollecitato da gesti irrequieti del soldato.
Un inchino pomposo, un ultimo sguardo di sfida tra lui e il prigioniero, poi obbediente si lascia scortare fuori dalla stanza.
Il tempo di muovere un paio di passi nella penombra del corridoio e lo spadaccino volge uno sguardo adirato al soldato, intento a richiudere la pesante porta d'acciaio della cella.
-Discutevo con il prigioniero su questioni piuttosto delicate e tu irrompi in modo così maldestro senza annunciarti? – lo riprende a gran voce, fuori di sé dalla collera.
-Sono stato io a imporre a questo soldato la scortese irruzione.
Dichiara una voce alle sue spalle, ferma, calda, riconosciuta all'istante.
Fandral ne percepisce l'imponente figura nell'ombra e il suo sguardo di ghiaccio passarlo da parte a parte.
-Gradirei conoscere i dettagli riguardo a quelle questioni che stavi accennando … come le hai definite?!
Una pausa teatrale, poi la voce misteriosa torna ancora più altera e incisiva alle sue orecchie.
-Delicate, questioni delicate.
Il fruscio di un mantello sul pavimento in pietra e il sordo rumore d'acciaio scandiscono l'andatura decisa del primogenito di Odino, rivelando apertamente la propria presenza a colui che fatica a qualificare come un amico fidato ogni giorno di più.
Continua...
