Capitolo Cinque.

Il volto di Thor è irriconoscibile tanta è la furia che ne altera i lineamenti , la voce si abbassa, manifesto di delusione e sdegno, gli occhi di ghiaccio si oscurano di un odio intenso.
Fandral non comprende del tutto l'ambiguità di quello sguardo astioso su di sé, ma sembra suggerire vi si sia ben altra motivazione a scatenare tanta collera.
-Le nostre confidenze non sono affar tuo, amico – ribatte, affrontando con fierezza il furioso interlocutore.
La replica amplifica l'ira in Thor, tanto che Fandral teme sia sul punto di esplodere in azioni violente.
-Quanto intime potranno mai essere queste vostre conversazioni, da essere etichettate come "delicate"? –lo interpella il principe –Perché Loki dovrebbe parlare con te, dopo giorni di assoluta alienazione dai suoi familiari per sua esplicita volontà?
Il dio è fuori di sé, conclude il suo interrogatorio in un ringhio, sfuggito dalle labbra contratte per la snervante attesa di una spiegazione, come una fiera in procinto di azzannargli la gola.
-Loki si sente rifiutato da tutti voi. Da te per primo - inveisce a gran voce Fandral -Al contrario io sono per lui la salda roccia sulla quale aggrapparsi nei momenti di sconforto, proprio come è accaduto questa sera – dichiara poi in un tono più pacato.
Lo sguardo del guerriero asgardiano si illumina mentre decanta i propri meriti, un'aria sognante che provoca in Thor un forte malessere fisico e psicologico.
Improvvisi crampi allo stomaco lo costringono a distogliere lo sguardo, il disagio e la paura di non essere altrettanto importante per il ragazzo conteso lo istigano a studiare una pronta replica efficace.
-Ora sono qui, Loki può contare su di me – sibila stizzito, avvicinatosi tanto da appoggiare la fronte contro quella dell'altro –Malgrado il suo ostinato rifiuto a riflettere sui propri errori, non intendo voltargli le spalle. Io sono suo fratello, non posso ignorare l'affetto che provo per lui.
Il discorso suona ambiguo a Fandral, evidente dallo sfoggio di un sorriso beffardo, ma lo è altrettanto per il cuore dello stesso figlio di Odino, tanto da calare d'intensità mentre dichiara il suo sentimento nei riguardi del prigioniero.
Thor ha ben compreso la natura sfuggente dell'amore per Loki, ma non è ancora pronto per confessarlo apertamente.
Una grande vergogna gli logora l'anima, condannata alla dannazione eterna dalla sua pudica ragione, che imperterrita continua a giudicare sbagliata l'acerba passione per il fratellastro.
-Perché quell'aria incredula? Credi che io menta? Io voglio bene a Loki, non puoi nemmeno immaginare quanto! - enuncia con maggior convinzione, contrariato dal sogghigno impudente dell'altro.
-Oh non ne dubito … Solo che hai un modo particolare di dimostrarglielo – gli esplica l'insolente - Lo lasci marcire in una cella in completa solitudine, lo ignori, esattamente come hai sempre fatto in tutti questi anni!
-Non ti azzardare a giudicare mai più il mio rapporto con Loki – è il monito dell'erede di Asgard, fremente di collera e frustrazione –Vorrei essergli accanto senza inutili rancori e assurde invidie, ma il suo cuore corrotto dalla cieca ambizione non lo rende possibile!
-Non è così per me! Loki mi elargisce questa fortuna, e avrebbe concesso qualcosa di più, se solo non ci avessi interrotti …
Sussultano i guardiani delle segrete all'urlo furibondo del dio, echeggia minaccioso lungo il vasto corridoio, le vigorose vibrazioni spengono persino alcune fiaccole affisse alle pareti.
Fandral trattiene il fiato quando d'improvviso Thor lo afferra per il bavero, intimorito dallo scatto d'ira inatteso.
Occhi negli occhi, i due asgardiani digrignano i denti, si studiano l'un l'altro, sotto l'attenta vigilanza dei soldati, silenziosi spettatori pronti a intervenire nel caso in cui l'acceso dibattito precipitasse in azioni violente.
-La tue mani non dovranno nemmeno sfiorare la pelle di Loki, mai più il tuo sguardo perverso dovrà posarsi su di lui. MAI! – scandisce il figlio di Odino scrutandolo con occhi pregni di follia –Da questa sera in poi non ti sarà più permesso rivederlo, se non sotto esplicito ordine dei tuoi sovrani!
-Perché vuoi separarmi da Loki? Perché questa scriteriata possessività? – si innalzano le proteste dello spadaccino - Io rispetto tuo fratello, lo proteggo, lo amo! E lui ricambia il mio sentimento!
-NO! MENTI! – inveisce il dio, scrollando energicamente l'ingenuo provocatore.
-No, affatto, io gli sono caro, che ti piaccia o no! - replica con affanno Fandral –Non puoi estirpare il sentimento che Loki nutre nei miei confronti!
-Tu credi all'ennesimo inganno! So per certo che il suo cuore appartiene ad un altro! – gli rivela Thor, scaraventandolo a terra con veemenza.
-Sei solo un'altra vittima della sua ennesima falsità! – insiste, mentre si riavvicina all'amico –Non so quale sia il suo tornaconto, ma di certo sta fingendo un amore che non prova! Devi credermi, se per te ancora vale qualcosa la nostra amicizia!
Stordito dall'urto e dall'ira incomprensibile del dio, Fandral rimane in silenzio a scrutare quello sguardo onesto, messaggero della dura verità.
Thor non sta mentendo.
-Qual è il nome … dimmi chi è … - farfuglia l'incredulo spasimante, ma nessuna risposta giunge ad appagare la sua curiosità.
Le mani nascondono il viso alterato dal crollo delle sue certezze, alcuni singulti scuotono il suo corpo, scosso dal momento di acuta disperazione.

Solo allora Thor placa la sua collera, resosi conto dell'immane patimento di quell'uomo innamorato.
In parte esultante, in parte afflitto, si volta e si avvia con rapide falcate verso la cella del ragazzo conteso, lasciando l'ignaro rivale in amore in preda ai tormenti dell'anima.
Quasi in corsa, incurante dei timidi moniti dei sorveglianti, brucia l'esigua distanza tra sé e la porta blindata, deciso a trasgredire alle ferree imposizioni sull'orario di visita.

"Non puoi estirpare il sentimento che Loki nutre nei miei confronti!"
D'improvviso le parole fuorvianti di Fandral tornano prepotenti tra i suoi pensieri, si insidiano nella sua mente, radicano in lui il dubbio che Loki possa realmente ricambiare l'interesse del guerriero asgardiano.

"No. Non è vero. Non può essere vero."
Si ripete disperatamente.

La voce si spezza mentre ordina al guardiano di annunciare il suo arrivo al prigioniero, le ginocchia cedevoli, il cuore in tumulto, in lotta contro una crescente insicurezza.
-Principe Loki, vostro fratello chiede il permesso di entrare.
Scorrono lenti istanti di assoluto silenzio, spezzato unicamente dal battito impetuoso del dio del tuono.
-Loki! Apri la porta! Ho bisogno di parlarti!
Ancora nessuna risposta.
Spazientito, dibatte i pugni contro l'apertura sigillata, spronato dal desiderio di rivedere in quelle incantevoli iridi smeraldine la calda passione dimostratagli durante il loro ultimo incontro, così evidente da sconvolgergli la vita, per sempre.

Tace Loki, intenzionato a rifiutare la sua visita.
La schiena aderisce contro la porta, il capo chino, gli occhi gonfi di lacrime.
-Apri la porta! Testardo! – lo sente gridare ancora.
Il cuore gli balza in gola per la tensione, ma il prigioniero rimane nel suo ostinato mutismo, contro quell'acciaio che li divide.
Sussulta all'urto dei colpi vigorosi del fratellastro, quasi teme possa riuscire a sfondare quella porta massiccia da un momento all'altro.
-LOKI!
Altri colpi, forse alcuni calci, grida di protesta da parte delle guardie, rumore di passi affrettati, l'imperioso ordine del dio di non interporsi tra loro.
Trema il regale recluso, scivola lungo la parete, fino a rannicchiarsi su se stesso, con le mani tra la folta chioma corvina in disordine.
I fragili nervi crollano, privati di ogni forza cedono all'ennesima emozione, così il fisico, sfiancato da una dura settimana di prigionia, dalla scarsa alimentazione e dalla paura che attanaglia il suo cuore.
Loki è consapevole della sua pericolosa fragilità.
Percepisce i suoi poteri assopirsi un po' di più ad ogni nuova alba, forti nausee lo costringono a rigettare il pasto consumato, strazianti emicranie lo privano di lucidità.
Inizialmente imputò la causa del suo malessere all'immenso sacrificio d'energia richiesto, per l'ambiziosa opera di guarigione del sovrano di Asgard.
E poi una sera si arrese all'evidenza dei fatti, davanti allo specchio, dove il crudele riflesso del suo ventre jotunn appena rigonfio gli mostrava la verità.
Non la reclusione, né l'abuso di magia nera, ma un figlio, frutto di una notte di folle passione con colui che ha sempre creduto di odiare, e al quale ha invece concesso tutto se stesso, senza porsi difese razionali.
Amore.
L'abominio di quell'infausto sentimento lo soggiogò al piacere della carne, lo rese schiavo del suo nemico, sedotto dall'illusione di poterlo conquistare, incatenandolo a lui inconsciamente con un legame di sangue inscindibile.
Per sempre.
Innamorarsi di Thor, un terribile errore per cui ora Loki paga alto lo scotto, alla mercè del vile ricatto di Fandral, pretendente arrogante di un erede, in cambio della sua liberazione.

Solo, umiliato, disonorato.

Loki ha dovuto accettare quel patto, consapevole di portare in grembo il figlio di un altro uomo, preparandosi ad attuare l'ennesimo intrigo, questa volta senza poter contare su null'altro che il proprio istinto.

"Irretire Fandral è la mia ultima possibilità per sfuggire alla condanna di Odino e reclamare la mia vendetta!"
Si ripete fra sé dal momento in cui ha elargito quella falsa promessa.
Vendersi a un uomo, un'umiliazione indelebile, ma divenuta necessaria per evitare un infausto destino.

La voce tonante del fratellastro torna a tormentarlo e interrompe le sue ossessive riflessioni.
-LOKI! Apri questa maledetta porta! APRI FRATELLO!
Le fitte allo stomaco riprendono impietose, costringono il Jotunn a urlare di dolore, tanto che esplode in un pianto isterico mentre inveisce contro il responsabile delle sue sventure.
-IO NON SONO TUO FRATELLO, STOLTO ASGARDIANO! VATTENE DA QUI!
L'adirata richiesta del Jotunn raggiunge le orecchie dell'erede, che d'istinto rinvigorisce i suoi colpi alla porta, scanditi dal ritmo del suo battito cardiaco accelerato.

-No! Ti prego, non mandarmi via! – gli ribatte implorante.
D'improvviso Thor si rammenta di non essere solo e si volta verso i guardiani con sguardo intimidatorio, mentre con un brusco cenno impone loro di arretrare, così da consentirgli opportuna discrezione.
Soddisfatto dall'immediato responso dei suoi uomini, torna alla conversazione, appoggiando la fronte accaldata sul gelido acciaio.
-Perdonami per la mia assenza, non avrei dovuto abbandonarti così, non dopo quel che è accaduto quella notte - il suo tono si addolcisce, le mani sulla gelida porta blindata si posano gentili – La paura di un sentimento nuovo mi ha portato lontano da te, ma in questi giorni ho riflettuto molto. Adesso sono pronto a parlare di noi, concedimi un'ultima occasione.
-Ah, per favore, non c'è nessun noi! - sbotta tra i singulti Loki, fremente di rabbia –Presto padre si ristabilirà, e potrà annunciare il mio esilio su Jotunheim.
Thor sbarra gli occhi incredulo.
-Non lo permetterò, non se prometti fedeltà a nostro padre – gli garantisce –Loki, redimiti, confessagli il tuo sincero pentimento, realizza il mio sogno di regnare con te al mio fianco, qui, ad Asgard.
Quelle parole colpiscono il ribelle dritto al cuore, tale è l'emozione che quasi crede gli esploda nel petto.

Thor desidera regnare insieme a lui.
Lentamente Loki si solleva da terra, si volta verso la soglia della sua cella, squadrandola sognante, come potesse vedere l'amato attraverso.

Thor sogna di averlo al suo fianco.
L'uomo che gli ha rubato il senno con una semplice carezza sul viso, il padre di suo figlio, è pronto a dividere tutto con lui.
Gloria, potere.
Una vita intera.

Un lungo respiro per placare l'euforia, e riacquistare frammenti di preziosa lucidità mentale, una mano si posa incerta sulla maniglia della porta, l'altra sulla pancia, accarezzandola appena.
Con sollievo percepisce il piccolo essere dentro di sè, un tenero contatto che ha il potere naturale di rasserenarli entrambi.
Il dolore cessa, almeno momentaneamente.

-Così dovrei io ammettere le mie colpe? Ammetti tu piuttosto quel che provi, una buona volta! – gli ribatte - Dimmi che per te io sono più importante di quell'umana, dimmi che sei qui per me, e non per convincermi a lasciarti libero dal nostro patto.
Loki reclama chiarezza, con il cuore in subbuglio appoggia alla fredda parete divisoria una guancia accalorata, alla ricerca di immediato refrigerio.
Thor ascolta in silenzio, la fronte contro la parete, gli occhi pregni di stupore.
-Dimmi che mi ami … Se apro questa porta, vorrei sentire la tua sincera confessione.
La pretesa del signore del caos turba il figlio di Odino, la sua voce insidiosa frena l'impulsivo ardore, e lo riporta al contatto con la sua parte razionale.

"E se stesse fingendo un amore inesistente, in modo da ottenere il completo controllo su di me? Se stesse giocando con i miei sentimenti, come ha fatto con quelli di Fandral?"
Il pensiero di essere l'ennesima marionetta nelle sue mani gli congela le fiamme della passione, e spegne in lui ogni audace iniziativa.

Loki, affascinante creatura, almeno quanto letale, subdola, menzognera.
Come potersi fidare di chi da anni tenta di usurparti il diritto al trono, a costo di ucciderti?
Così Thor sceglie il silenzio.
La muta sentenza del fratello pesa sul petto di Loki, lo strazio inflitto gli fa rimpiangere i colpi spietati di Mjolnir subiti durante i loro duelli.
La sofferenza di quell'amore unilaterale gli disintegra l'anima come mai nessun'altra arma potrà mai fare.
Thor l'ha rifiutato ancora una volta.

Con rabbia immagina il volto del suo crudele oppressore, angosciato dall'ennesima richiesta di affetto, imbarazzato, poiché incapace di soddisfarla.
No, l'affronto subito è troppo doloroso per lasciarlo impunito, l'orgoglio sanguinante reclama una tempestiva reazione.
E Loki non attende un minuto di più.

-Ascolta bene queste parole, figlio di Odino – scandisce con impressionante distacco, la voce calma, gli occhi asciutti, orfani di lacrime cadute copiose fino a qualche istante prima –Io presto uscirò da questa prigione, e ti giuro che ti strazierò il cuore, prima di strapparti la tua inutile vita!
Thor impallidisce a quell'enuncio minatorio.
-Sì, hai capito bene! Presto io e la tua amica midgardiana avremo un intenso scambio di opinioni.
Fermamente convinto di aver smascherato ancora un altro intrigo dell'acuto fratellastro, Thor libra nell'aria le sue grida, cariche di rabbia e di delusione.
Loki l'ha tradito ancora una volta.
No, il torto inflitto è troppo penoso per ignorarlo, l'onore ferito pretende un'impulsiva punizione.
Così Thor asseconda gli impulsi e dà immediato sfogo alla sua grande amarezza.

-TU! Infido mostro, non lascerai mai queste segrete, non senza il mio permesso!– asserisce in tono greve il principe minacciato –Non appena nostro padre confermerà la fine del trattamento curativo, solleciterò io stesso il tuo esilio da Asgard!
-Pagherai la tua arroganza! Ricordati le mie parole! - replica a gran voce il prigioniero, mentre i pugni contro la parete mascherano il rumore dei tacchi del suo carceriere, coprendone la mesta ritirata.

"Quella donna perirà, dovesse essere l'ultima cosa che farò nella mia vita!"
Giura fra sé l'amante respinto, divorato da una folle gelosia.

"Godrò nel vederla esalare il suo ultimo impuro respiro. E poi verrò a prenderti , insulso asgardiano, e ucciderò anche te!"
Sorride tronfio, perduto nelle sue crudeli macchinazioni.

Loki si convince di poter compensare il suo assurdo patimento attraverso la dolce sensazione della vendetta, ma la coscienza si riflette come tenui raggi di sole sull'oscuro giuramento e irradia l'amara verità.
Non è la brama di rivalsa quella a cui aspira, ma la contorta illusione di poter ottenere l'amore dell'uomo che non lo ricambia come vorrebbe.
L'ingannatore si rende conto di ingannare anche se stesso, vittima delle proprie menzogne, irretito nella trama da lui tessuta.
L'ennesimo disperato tentativo di un innamorato respinto.

Patetico, miserabile.
Questo gli grida l'orgoglio, intrappolato dal sentimento provato per Thor, letale veleno della ragione.
Stanco, avvilito, Loki si accascia a terra, denudato dell'onore dalla dolcezza di un batticuore blasfemo.
Intensi crampi al ventre gli rinnovano la sua misera condizione, dolente culla della mente, gradualmente placata fino all'inesorabile discesa nell'oblio dei sensi.

Rinvenire al burbero tocco di uno stivale, l'ennesimo risveglio in un nuovo giorno di umiliazioni.
-Sveglia, bella addormentata!
Una voce scontrosa, seguita da una fragorosa risata.
Il tempo di aprire gli occhi, e Loki è già pronto a reagire.
Al suo cospetto riconosce Lady Sif, Hogun e Volstagg, l'autore dello sgarbo.
Con sorprendente agilità, la mano del prigioniero afferra la caviglia di quel rozzo ospite e la stringe in una morsa spietata, in cui sfoga tutta la sua rabbia repressa.
-EHI! Lasciami immediatamente! - protesta l'uomo, sopraffatto dall'attacco repentino.
Con impeccabile grazia e agilità, il dio si solleva dal freddo pavimento in pietra e ribalta la situazione tra loro.
Le mani imperterrite portano con sé la gamba del volgare visitatore presa in ostaggio, inducendolo a un imbarazzante capitombolo, sotto lo sguardo divertito dei compagni.
-AH! Ben ti sta, pezzo d'asino! – commenta Sif, mentre Hogun porge una mano al corpulento asgardiano, così da rialzarsi prontamente.
-Sì, sì, è solo che … Beh, pareva morto! – farfuglia Volstagg, mentre con fatica si rimette in piedi, grazie al supporto dell'amico –Volevo solo accertarmi che fosse ancora vivo! – si lagna, mentre si massaggia la schiena indolenzita dal duro impatto al suolo.
-Perdonami, nobile guerriero, sono rammaricato di aver mal interpretato le tue intenzioni – si intromette nel loro dibattito il reo della sua eclatante disfatta, mentre si porta accanto alla modesta specchiera.

-Non rammento mai le maniere piuttosto pittoresche di voi asgardiani nel dimostrare amicizia, stima, amore. Eppure, sono cresciuto insieme al vostro futuro re! – aggiunge, recuperando una spazzola dal ripiano di legno consumato dal tempo.
L'eleganza delle sue movenze è ipnotica per i visitatori, incantati dalla grazia con cui le lunghe dita ricercano le ciocche brune, spazzolate poi con decisione.
Un ghigno sornione nasce dalle labbra di Loki, gli occhi si assottigliano e sfidano quelli risentiti degli uomini apertamente scherniti.

-Che bastardo … - sussurra a denti stretti Hogun, fino a quel momento rimasto nel suo consueto mutismo.
-Se siete pronto principe, abbiamo ordine di scortarvi – irrompe Sif, il tono risoluto, in modo da sovrastare l'ingiuria del compagno – Odino vi attende nella sala del trono.
-Nella sala di *Hliðskjálf ? – si accerta Loki, visibilmente turbato.

"Il tempo delle incertezze è scaduto: devo agire oggi stesso."
Sentenzia.
Con garbo ripone la spazzola sopra al vecchio mobile, fingendo una calma che in verità non possiede, mentre si avvicina ai suoi ospiti.

L'apparente tranquillità del figliastro di Odino potrebbe anche ingannarli, ma Sif coglie arcani segnali che accendono la sua curiosità.
Il fisico scavato dalla scarsa serenità è evidenziato dall'abbandonante tessuto sulle spalle e dai pantaloni, che non fasciano le sue gambe come il modello indossato richiederebbe, eppure all'altezza dell'addome sembra riempirsi nuovamente.
Per un istante, lo vede sfiorarsi la pancia con mano tremante, leggera si scosta poco dopo, quasi fosse scottata da ardenti fiamme, sul viso gli appare una smorfia di sofferenza, presto cancellata da una dignitosa maschera di serenità.
-Dunque padre, è ormai guarito – riprende la conversazione il principe, avvicinatosi al taciturno tra i tre, per sottoporsi alla consueta prassi della sicurezza.
-Così sembra – gli risponde lei atona, scrutandolo in modo così insistente da imbarazzarlo.
E poi Sif comprende, non appena lo vede abbottonarsi il lungo cappotto di pelle, innervosito dalla sua invadenza.

-Che cos'hai da fissarmi? Mi disgusta essere il tuo morboso oggetto di scabrose fantasie – la riprende stizzito, prima che Hogun gli imponga il silenzio, applicandogli la frustrante maschera di ferro.
-Chiedo scusa se vi sono sembrata sfrontata, mio principe – porge le sue scuse lei –Ma osservavo le evidenti conseguenze del vostro deperimento fisico e mistico.
Volstagg e Hogun notano il giovane stregone impallidire all'ascolto di quella delucidazione e confusi volgono un'occhiata interrogativa alla compagna, che però nega loro il tacito confronto visivo, decisa a tenersi per sé le sue misteriose allusioni.
Alla giusta occasione, le riferirà, ma una persona soltanto.

Lasciano tutti la cella senza dar seguito alla fredda discussione, abbandonano rapidi l'oscuro andito, tra i saluti militari dei ligi guardiani delle segrete.
Avanza a testa alta Loki, le lunghe code della giacca di pelle nera ondeggiano come fossero ampie ali di un fiero rapace, aggraziato, temibile, anche se oppresso.
A breve distanza, Lady Sif lo tiene in stretta sorveglianza, tra le mani tiene qualche anello d'acciaio delle sue manette, efficace controllo sull'andatura del prigioniero.
Raggiunta l'anticamera della sala del trono, la scaltra guerriera asgardiana brucia ogni spazio tra loro con secchi strattoni alle catene, obbligandolo a livellarsi all'altezza del suo viso.

-Non ho potuto fare a meno di notare la tua pelle: è di un pallore disarmante! – gli sussurra ad un orecchio la sua carceriera -Sei così magro, denutrito. Gli abiti denotano la tua allarmante perdita di peso …
Loki la squadra con disprezzo per un attimo appena, poi torna a interessarsi al massiccio portone laccato dinnanzi a sé, scostandosi in malo modo dall'invadente accompagnatrice.
E mentre i compagni li oltrepassano ignari delle sue intenzioni, Sif torna a tormentarlo,
malgrado il chiaro segnale di assoluta mancanza di interesse al suo discorso.
La donna torna a importunarlo all'apertura dei guardiani, frenando la sua smania di varcare la soglia in modo più plateale.
Loki emette un gemito di dissenso al gelido tocco delle dita della subdola guerriera, sconvenienti esploratrici del suo corpo quando gli tastano il lieve arrotondamento dell'addome, varcando l'apertura del cappotto senza alcun riguardo.
-Gracile, scheletrico, eppure c'è un bizzarro gonfiore al ventre – scandisce bene, compiaciuta di veder l'aria contrariata del principe divenire all'istante pensierosa, preoccupata.
-Dimmi, giovane Jotunn … di chi è il figlio che porti in grembo?

Loki percepisce i suoi stessi battiti in gola all'udire la diretta domanda della donna, vigorosi a tal punto da ostruirgli il passaggio dell'aria.
Lady Sif ha compreso del suo concepimento.
"Seccante impicciona! Se riferisce i suoi dubbi a qualcuno, rischia di mandare all'aria i miei piani!"
Sentenzia l'interpellato, che spaventato dalla secca accusa riesce appena a mugugnare il suo sconcerto, e arrossisce in modo così palese da tradirsi lui stesso.
L'istinto lo sprona a sfuggirle, addentratosi di gran carriera nell'imponente sala riesce a svincolare gli anelli tra le mani della donna, quasi in volo le suole dei suoi stivali sfiorano appena il lucido marmo venato d'argento.
Gli occhi saettano nervosi in ogni direzione, osservatori disinteressati delle colonne in alabastro, dei preziosi archi che attraversano le immense navate, le pareti candide, impreziosite da affreschi in onore delle leggendarie vittorie del padre degli dei.
Sfugge intimorito dalla verità, ma la sua energica entrata coglie di sorpresa tutti i presenti, interpretandola aggressiva, pericolosa.

-Loki!
La voce spezzata di Frigga lo accoglie prontamente, la sola ad accorrere da lui, incurante degli sguardi su di sé, impaziente di rimuovergli quelle mostruose catene dal corpo stremato.
Immobile a pochi passi dal padre, Thor osserva.
Scruta astioso l'imperdonabile fratellastro, reo di aver minacciato la vita di Jane nonostante il solenne accordo estortogli, colpevole di averlo sedotto, fingendo di provare dell'amore per lui, allo scopo di soggiogarlo in schiavitù psicologica.
-Placate la sua veemenza!
Ordina Odino sollevatosi dal trono Hliðskjálf ad indicare il dio in catene ai fedeli guerrieri.
Il padre affronta il figlio ribelle con la maschera del fiero sovrano indosso, quando il suo cuore piace lacrime di sangue per il disprezzo letto dentro a quegli occhi carichi di risentimento.
Costretto ad inginocchiarsi da Hogun, placcato alle spalle dalle ferree mani di Volstagg, Loki deve arrendersi al volere di Odino, e piegarsi in ginocchio al suo cospetto.

-Loki, figlio di Laufey – irrompe solenne la voce del sovrano -Ti sei macchiato di innumerevoli crimini contro il regno di Asgard, abomini che meriterebbero la punizione capitale, senza alcun appello.
Come tutti, Thor ascolta in devoto silenzio le parole decise del padre, le braccia conserte, la schiena contro un pilastro, il batticuore che gli spezza il respiro.
-Ma alla luce delle tue recenti collaborazioni, sono disposto a rivedere la tua posizione – asserisce l'oratore.
Un lieve brusio sale nella grande sala, presto taciuto dall'autoritario gesto di una sua mano innalzata con autorità.

-Ti propongo una scelta: giurare fedeltà al tuo re, e tornare a Palazzo con tutti gli onori, oppure lasciare le terre di Asgard per non farvi mai più ritorno.
-Figlio mio, pensa bene al valore della tua risposta - si raccomanda la regina in un sussurro, mentre in lacrime gli libera la bocca dal sigillo di ferro.

China il capo Loki, intenzionato a rifiutare lo sguardo di compassione della donna che lo allevò, si scosta bruscamente quando cerca di sfiorargli una guancia.
Una perla liquida di dolore sfugge dagli occhi affaticati, ma nessuno in quella sala riesce a coglierne la sua silenziosa caduta.

Esilio.
La sentenza di Odino, malgrado la piena collaborazione del dio del caos.
La voce si incrina quando si costringe a pronunciare il terribile verdetto.
Condanna terribile, inflitta a lui per primo.
Per tre volte invita il figlio che lo tradì a rinnovargli fedeltà, per tre volte incassa il suo assordante mutismo.
Loki alza la testa fiero così da sfoggiargli un sorriso diabolico.

Esilio.
All'enuncio del sovrano, Thor reagisce aggressivo verso l'indomabile fratello.
-LOKI! Perché!? Pazzo incosciente!
Grida in preda all'ira, sconcertato dall'assoluta assenza d'espressività in quegli occhi di smeraldo, rivolti verso un punto indefinito, assenti, spenti .
-Non ha alcun senso questo tuo accanimento, ti porterà ad un inesorabile disfatta – gli rivela in un filo di voce – Loki, non farlo: io non sono pronto a perderti.
Incerte le dita accarezzano i capelli del fratello, morbida seta nera tra le sue dita.
Thor gli è così vicino, tanto da sentire il profumo della sua pelle, eppure avverte tra loro una distanza incolmabile.
Loki è irraggiungibile, disperso in un diverso infinito parallelo al suo, impossibile da incontrare.

- E' inutile che io continui a implorarti -dichiara Thor a denti stretti –La mia voce non può raggiungere il luogo del tuo cuore in cui hai trovato rifugio: tu mi hai già detto addio.
Affranto, il principe ereditario arretra e si riporta al fianco del padre, eppure l'anima trafitta dall'algido congedo del fratello e amante, continua ancora a gridargli dentro.
Gli chiede di lottare, di non smettere di proteggere il loro amore acerbo.

Esilio.
Frigga scoppia in un pianto disperato, stringendo al petto il giovane Jotunn allevato e amato quanto il frutto del suo stesso grembo.
-Ti supplico Loki, tu puoi fermare tutto questo! – ripete la donna tra strazianti singulti –Non sprecare la preziosa occasione di riunirti alla tua famiglia, non farmi questo!
Loki non reagisce, immobile tra le sue braccia, l'espressione astratta di una splendida bambola di porcellana.
La scena commuove molti dei presenti, testimoni impotenti di quel dramma familiare.
Il grande sovrano di Asgard si riporta stancamente sul trono, le mani stringono sui braccioli rivestiti in oro, gli occhi imperscrutabili sul condannato.
Per tutti un re saggio, imparziale, vittorioso condottiero di un vasto regno glorioso, per alcuni un padre discutibile, pessimo comunicatore dei propri sentimenti, incapace di dimostrare il proprio affetto ai propri cari.
Odino, un uomo oltre che un dio, provato da un grande patimento, ferito dal disprezzo di un figlio che lo ripudia definitivamente.
Un figlio crudele, che lo assorda con il suo sprezzante silenzio.

Sif riflette incredula sull'incomprensibile atteggiamento passivo del signore degli inganni, non tanto per l'ostinata riluttanza a riconoscere la sovranità di Odino, ma alla luce di quel che ha compreso sulle sue attuali condizioni.

"Perché Loki gli nasconde l'attesa di un figlio? Odino non oserebbe mai bandirlo dal regno se solo sapesse che ospita nel suo grembo una creatura innocente."
Si domanda, ricordando il terrore letto nei suoi occhi mentre gli confidava di aver compreso il suo segreto.

"Il ritorno tra le pericolose terre del regno di Jotunheim, gravido e privo dei poteri, segnerà di certo la sua fine. Mi chiedo quale asgardiano abbandonerebbe mai il proprio figlio a quest'ingrato destino?"
Assorta nelle proprie congetture, si affida al suo innato intuito, scava tra i ricordi degli ultimi eventi, smaniosa di scoprire l'identità dell'amante protetta con tenacia.

" E se il misterioso compagno di Loki fosse all'oscuro della sua paternità?"
Lo sfogo collerico di Thor irrompe improvviso tra i suoi laboriosi pensieri, e d'istinto li accantona temporaneamente.

Commossa osserva l'amico in preda alla sofferenza separare la regina dal ribelle, per appropriarsi del suo volto tra le grandi mani, deciso a riportarlo cosciente.
-Loki! Loki! – lo richiama a gran voce –Non persistere nella tua follia! – lo stringe a sé, ne bacia la nuca più volte, ripete quelle parole in modo ossessivo.
Sif indaga sul suo volto, ne legge affetto contorto, possessività.

"E' sempre stato un mistero il loro legame. Così ambiguo, così speciale …"
Sentenzia assorta.

"Talmente esclusivo che potrebbe anche sfociare in una perversa passione carnale …"
Si sorprende a pensare.

Ma poi il condannato accenna una reazione, quasi avesse intuito le subdole supposizioni della bella guerriera.
-Fandral … Perché non è qui anche lui? – la voce è decisa, pretenziosa –Voglio rivederlo, prima della partenza!
Una richiesta che Thor accoglie con l'ira negli occhi.
-Lui non …
Ma la replica gli resta tra le labbra, interrotta dal tono imperioso della regina.
-Tornerà a Palazzo questa notte, se è questo che vuoi davvero.
La tempestiva accondiscendenza della madre spiazza il primogenito, impallidito visibilmente.
-Vi ringrazio della comprensione, madre – la gratifica il Jotunn -Fandral è stato qualcosa di più che un leale amico per me.

Colpito al cuore dall'esplicita dichiarazione, Thor scruta lo sguardo freddo e meraviglioso dell'algido Jotunn, dove ha compreso che la sua anima riflessa non ha spazio per poter restare.
Quel bacio a fior di labbra, quelle parole pregne di passione dopo aver fatto l'amore insieme, tutte illusioni costruite ad arte.
Loki ha chiesto di Fandral, ha espresso ancora una volta l'indifferenza verso i suoi sentimenti, senza alcuna rimostranza.
Senza più una parola, il principe ereditario scioglie il morboso abbraccio, avvilito dall'ennesimo colpo al cuore ricevuto senza alcuna pietà.

Per un attimo lo sguardo assente del Jotunn si posa sull'asgardiana invadente e la studia con attenzione.
Sif è sconvolta, ma anche soddisfatta, convinta di aver carpito dalla plateale dichiarazione udita dalle sue labbra menzognere, il nome dell'asgardiano che gli ha rubato il cuore e l'ha reso padre.
Loki sospira sollevato.
L'orgoglio ha ottenuto vendetta sul dio del Tuono, la sua mente acuta ha ingegnato un piano perfetto per la salvezza.
Solo il suo cuore paga alto il prezzo dell'ennesimo intrigo, lacerato dalla dolenza di un addio che segna la fine di un sogno d'amore meraviglioso, troppo delicato e fragile per poter sopravvivere alla crudele realtà.

Rialzatosi a fatica, il rinnegato si congeda fuori dalla sala, sorretto per le braccia dopo alcuni passi malfermi da Volstagg e Hogun.

Il ritorno in quella squallida cella, fragile, affranto e umiliato dall'esilio, è insopportabile non solo per lui, ma anche per Thor, che con poche celeri falcate, si erge ad ostacolo fisico tra gli uomini in ritiro e la soglia.
Alla vista di quegli occhi pregni di dolce malinconia, Loki rimane turbato, confuso dall'inattesa emozione che vi legge.

"Che cosa credi di dimostrare adesso?"
Si chiede, mentre impassibile attende che l'imprevedibile fratellastro gli permetta di proseguire.

-Miei amici, vi chiedo di portare mio fratello nei suoi antichi appartamenti – li istruisce Thor con voce incrinata dall'amarezza –Merita di trascorrere la sua ultima notte ad Asgard con dignità e rispetto.
Loki sbarra gli occhi incredulo all'enuncio dell'erede asgardiano, così come i due guerrieri di scorta, stupiti di tanta magnanimità, nonostante la grave colpa del condannato.
-Ricordati fratello, mio: qualunque cosa accada tra di noi, io non smetterò mai di volerti bene.
Malgrado l'irritazione per la disobbedienza del primogenito, Odino sceglie di non intervenire e avallarne la richiesta, indulgenza ripagata dal mesto sorriso di gratitudine dell'amata consorte.
-Fate come dice mio figlio – si limita ad asserire.
Thor incassa il fugace sguardo sprezzante del fratello con un amaro sorriso.
Loki, inguaribile bugiardo, in un momento di rara onestà gli rivelò un terribile insegnamento.

L'amore è realmente spietato, capace di rendere vulnerabile anche un dio.
Thor ora comprende bene quelle parole.
Ma il suo cuore si rifiuta di credere che Fandral possa essere la grande debolezza di Loki.

L'umidità della sala da bagno forma una nebbia sottile, gradevole sulla pelle del principe rinnegato, immerso tra le acque bollenti della grande vasca, piacevolmente stordito dal tepore.
Gli incensi collocati dalle ancelle lungo i bordi piastrellati, in abile alternanza a delle candele rilassano la vista affaticata, la fragranza di mandorla rilasciata nella sua pelle diafana dagli unguenti inebria i suoi sensi.
Quel breve momento di serenità è per Loki una preziosa parentesi sulla condanna da sfruttare con bramosia, affinchè possa rinnovare le sue energie.
Nulla è ancora perduto per il signore degli inganni: i giochi sono ancora aperti.
Odino, Frigga, lo stesso Thor, sono pedine inconsapevoli di un'invisibile scacchiera in cui lui, giocatore scaltro e astuto li ha esortati a muoversi nel modo designato.
Ed ora in attesa dell'ultima mossa, Loki chiude gli occhi e si lascia cullare dalle suadenti carezze di piccole onde, formatesi dalle sue leggiadre movenze.

Pace, quiete, almeno fino a quando la vigorosa entrata di un misterioso visitatore non spezza la perfezione di quei momenti.
L'ingresso dell'arrogante scatena le esclamazioni di sconcerto delle donne, che vengono invitate a lasciare le stanze con tono adirato.
Dai passi decisi , Loki deduce la sua impazienza di incontrarlo, dal sordo tonfo di metallo sui delicati tappeti delle camere, intuisce che si stia liberando di spada e armatura, dal suo sgraziato ingresso nella sauna ne studia l'espressione eccitata e al tempo stesso sprezzante.
Loki osserva quell'uomo disfarsi degli abiti senza alcun riguardo, abbandonati sulla bianca ceramica delle piastrelle, rese scivolose dalle gocce d'umidità che formano a terra una lucida patina.
Un sorriso malizioso gli affiora alla gradita visione di quel nudo corpo statuario, pregustando il sapore di quella pelle dorata su di sé.
L'ultima pedina è ora esattamente dove ha sperato giungesse: scacco matto.

-Ti aspettavo, Fandral – esordisce il principe con tono altezzoso –Iniziavo a pensare che avessi cambiato idea.
-Niente affatto – gli ribatte il leggendario spadaccino –Mi sono precipitato non appena la regina mi ha convocato e mi ha concesso la libertà di potermi recare da te.
Con lo sguardo in quello del fascinoso Jotunn, Fandral si accinge a immergersi tra le acque, muovendosi come una tigre in procinto di sbranare una deliziosa preda indifesa.
Ma Loki non è affatto un innocuo cerbiatto, è la sinuosa pantera che attende di pregustare l'ingenua vittima dei suoi agguati.
-Domani il tuo esilio dovrà essere tramutato in ben altra sentenza - dichiara l'asgardiano, mentre procede sicuro verso l'amante clandestino –Dovete solo mantenere la vostra parola, mio principe. Voglio un erede, e lo voglio adesso!
Gli ordina con voce roca, il respiro pesante, l'erezione fiera tra le gambe muscolose, pronto a prendersi il suo ambito bottino.
-Non così, se vuoi davvero cambiare il mio destino – ribatte Loki, sfiorandogli il petto con una mano, che con malizia prosegue il suo percorso sugli addominali scolpiti.
-Torna nella stanza, mio impetuoso asgardiano, e bevi dalla coppa riposta sul canterano – lo istruisce.
-Non è necessario – afferma Fandral, una risposta sgradita al principe, che cambia drasticamente espressione.
-Sai bene che lo è! – ribatte stizzito.
-Troverò un altro modo – gli risponde l'impudente, prima di proseguire con le azioni.

Senza alcuno sforzo, afferra Loki per i polsi, lo obbliga ad approssimarsi a lui, incurante delle sue lamentele lo solleva dalla vita, limitandone le ribellione.
-Cosa cerchi di fare? – lo interpella il principe, turbato dall'inattesa reazione.
-Prendo solo quel che mi spetta – gli sussurra in risposta l'audace compagno.
L'eccitazione di Fandral cresce nel vedere le snelle gambe tremargli, costrette a cingergli i fianchi dalla rudezza delle sue mani, il calore della virilità contro le sue natiche gli provoca una piacevole scarica d'adrenalina in vena.
Stizzito, Loki prova a divincolarsi, facendo leva con le braccia sul possente torace dello scortese amatore, ma ogni suo tentativo viene represso con sconcertante semplicità.

-E' dunque così che intendi comportarti con il tuo promesso? – si lamenta furibondo –Non erano questi i nostri accordi! Mi hai promesso rispetto, onore, affetto!
Vinto dalla prepotente richiesta dettata dall'aitante fisico del suo compagno, Loki deve distendersi sul rivestimento inumidito, le sue proteste verbali vengono taciute da Fandral con un lungo bacio soffocante.
L'oscurità prende il sopravvento sulla luce regalata dalle candele, spente dall'acqua deviata dai loro corpi avvinghiati, in lotta disperata per il rispettivo onore e orgoglio.
La ribellione del Jotunn è presto domata dal tirannico amante, la bocca crudele gli soffoca l'urlo di dolore all'improvvisa penetrazione che strazia le sue carni indifese.
Il bacio è perverso, soffocante, violento, Fandral morde più volte le sue labbra fino a farle sanguinare, lambendone con sadico appagamento i contorni lesi.
Senza tregua, il suo aggressore inizia a muoversi in lui, spietato e crudele gli infligge sofferenza e umiliazione, gli occhi colmi di lussuria esortano alla resa quelli colmi di lacrime del ragazzo violato, in cerca disperata di risposte.

-Perché tutto questo, perché!? – lo interpella Loki, lottando contro la pericolosa sensazione di mancamento –Puoi avermi come sposo, amante, padre dei tuoi figli! Ed è questa la tua ricompensa?!
-Perché sei un inguaribile bugiardo, un infido opportunista, un insensibile cospiratore! – lo ingiuria Fandral, accompagnando le parole con duri affondi -Non mi avresti concesso mai un erede, avresti solo lasciato che lo credessi! Avresti atteso la giusta occasione per tradirmi e perché no … probabilmente non avresti esitato ad uccidermi!
L'aria stupita dell'infido ingannatore non sfugge all'asgardiano, che sogghigna per l'amaro trionfo ottenuto.

-Dunque non son sono molto lontano dalla verità! – scandisce avvilito, mentre continua a muoversi con insensibile ferocia in lui –Ma il tuo sangue adesso scorre in me, non puoi più negarmi un erede ormai.
D'istinto Loki sfiora il suo ventre inseminato con una mano tremante, ringraziando il fato per il buio assoluto che facilita la protezione del suo segreto.
Il disgusto lo assale nel sentire le mani del suo aguzzino scivolargli tra le cosce e occuparsi del suo sesso, grida all'arrivo di quella bocca macchiata del suo sangue tra i lunghi capelli fradici, lo ingiuria quando la sua lingua gli lambisce il niveo collo.
L'atto è violento, doloroso, eppure Loki deve permettere a Fandral di consumare il loro rapporto, un sacrificio necessario a perseguire il suo scopo.
La pantera si finge ferita, poiché è in attesa del momento propizio per attaccare.

-Fandral, avrai quel che ti spetta da me, ma non farmi altro male – gli promette il menzognero tra copiose lacrime.
La sua voce è il miele irresistibile che attira l'insetto verso sé, di modo da imprigionarlo nella sua diabolica sostanza fino a soffocarlo.
-Prendimi, mio signore, ti chiedo solo un indulgente trattamento, e avrai l'erede che tanto desideri – gli sussurra il dio sottomesso, regalandogli piccoli baci sensuali sulla sua pelle rovente.
-Sapevo che avresti ceduto – commenta Fandral, convinto di aver piegato ai suoi voleri l'infido amante.

Seduzione, inganno, talenti innati nel giovane Jotunn, pronto a realizzare i contorti desideri dell'arrogante compagno, pur di raggiungere i suoi fini.
Così Loki si rende ai suoi occhi un amante indifeso, fragile, devoto, tutto quel che Fandral ama immaginare.
Geme di soddisfazione quando sente affondi meno cruenti e lo ringrazia assecondandole con sensuali movenze del bacino, fino a illuderlo che l'umiliante atto di dominazione sia per lui altrettanto appagante.

L'aria si incendia di una passione ipocrita, fatta di gemiti osceni, carezze, graffi, baci pregni di seducente finzione.
Esperto e accorto, Loki guida Fandral verso la perdizione della mente, dolce e remissivo si muove con lui in sintonia, spegne la sua ira donando se stesso con devozione, gli irretisce i sensi con sospiri maliziosi e suadenti carezze sulla pelle accaldata.

-Sei mio, sei finalmente mio … - gli sussurra euforico l'asgardiano, per poi lasciarsi andare al culmine di piacere, librando nell'aria la sua voce alterata dal godimento.
Esausto Loki chiude gli occhi, così da non incontrare quelli appagati dell'altro, nauseato dal suo odore,insofferente al suo respiro, disgustato dal suo caldo seme che ha sentito spargersi dentro di lui.
Il suo sacrificio si è infine compiuto.

Le dita del vile aguzzino gli scorrono sul corpo da lui venerato e punito, si soffermano sul suo ventre rigonfio qualche istante, poi lo accarezzano dolcemente.
-Avrò un figlio da te, Loki. Ora tu mi appartieni – gli dichiara con voce spezzata dall'emozione, mentre si distende al suo fianco e lo stringe tra le braccia.

-Quanto sei ingenuo asgardiano – gli replica il Jotunn a fior di labbra –Sei tu, che mi appartieni.
L'uomo non comprende il reale messaggio di quella replica, in qualche modo sceglie di associarla a una velata lusinga, si allieta di quelle arcane parole.
Nella penombra scorge il suo sguardo velato di lacrime e lo contempla, rapito dalla sua fiera lucentezza.
Le incantevoli iridi del dio si accendono non appena quelle sue glaciali le incontrano, l'intenso verde impreziosito dall'oro viene divorato da un intenso rosso sangue, divenendo due lucenti rubini capaci di trafiggere la fitta oscurità.
Il cuore di Fandral si ferma per lunghi secondi sotto tacito comando di quegli occhi ammalianti, la sua mente si sgombra di ogni pensiero e scollega il suo corpo.
Gli occhi assenti dell'uomo sotto ipnosi confermano all'esperto stregone che l'intimità del loro rapporto è sufficiente al controllo fisico e psichico dell'amante.
Fandral è ora un guscio inanimato in attesa di ordini, anche per il più piccolo dei movimenti.
-Schiavo, mostrami dove tenete il Tesseract e aiutami a impossessarmene – lo istruisce il suo nuovo padrone.
La pantera ha infine catturato la sua preda.

Il Tesseract illumina la grande sala in cui è riposto, un piccolo sole dai raggi turchesi tra l'acciaio asettico delle pareti e il marmo perlato dei pavimenti.
Numerosi guardiani sorvegliano giorno e notte l'importante camera blindata, in grado di mantenere costante l'energia del cubo cosmico, eppure Loki varca senza complicazioni la soglia sguarnita.
Determinante è stato il supporto di Fandral, artefice dell'uccisione di tutti i soldati incontrati lungo il loro furtivo cammino, rapido e spietato assassino sotto ai suoi ordini telepatici.
Nulla hanno potuto gli sventurati contro la spada del leggendario guerriero, massacrati l'uno dopo l'altro senza avere il tempo di dare l'allarme e richiamare tempestivi rinforzi, colpiti alle spalle, trafitti alla gola.

-Resta a sorvegliare l'ingresso e uccidi chiunque entri in questa sala! – ordina il suo signore, e Fandral ancora una volta esegue.
Soddisfatto, il dio si dirige verso il cubo luminoso, posto su un massiccio piedistallo in ferro al centro dell'immenso salone, finalmente privo di qualsiasi difesa.
Deve affrettarsi, Loki.
La magia che scorre ancora nelle sue vene ben presto si assopirà del tutto e il legame psichico con il temibile spadaccino verrà spezzato all'istante.
A spronarlo è solo più la sua grande tenacia, poichè le forze lo stanno gradualmente abbandonando: la vista si annebbia, l'udito si affievolisce, le gambe faticano a reggere il suo peso.
Procede a rilento, crolla a terra in più di un'occasione, spossato dall'utilizzo dei suoi ultimi barlumi di potere, dalla violenza subita, dall'ospite dentro di sé che gli assorbe le poche energie restanti.
Loki non desidera allevare quella creatura, non dopo il doloroso rifiuto di Thor, eppure non trova il coraggio di sopprimerla e le permette di crescergli dentro, giorno dopo giorno.

"Ora non ho tempo di riflettere sulla mia paternità! Penserò a questo dopo che sarò fuggito di qui!"
Si ripete ad ogni nuova fitta al ventre che lo obbliga ad arrestare la sua marcia serrata.

Spronato dalla necessità di sfuggire all'esilio tra le desolanti terre dei Ghiacci, il principe rinnegato raggiunge infine il Tesseract, colmando la distanza tra lui e l'agognato oggetto con gli ultimi passi malfermi.

-Sono libero! – esclama alla vista del potente cubo cosmico.
La sua mano si avvicina timorosa all'agognato oggetto, sente i polpastrelli solleticati dall'influsso della sua energia.
Assapora appena il gusto della libertà quando improvvisi picchi di luce lo costringono a proteggere il volto tra le mani, avverte la porta della sala sigillarsi con veemenza e le proteste a gran voce del suo lacchè, rimasto all'esterno della stanza.
Intensi brividi lungo la schiena anticipano a Loki dell'imminente manifestazione di un messaggero che ben conosce, trasportato tra quegli accecanti bagliori.
Delle mani forti gli afferrano i polsi, lo costringono ad allontanarsi dalla fonte del potere per alcuni metri, imperiose e insieme gentili, mani che gli confermano l'identità di quell'uomo.

-Thor?!
Esclama atterrito, cogliendo tra i lampi accecanti la figura altera del fratello.
I fulmini vengono richiamati dal loro signore, nella stanza torna a regnare la luce tenue e ipnotica del Tesseract.

-Non farlo, Loki! Non fuggire! – lo esorta Thor, mentre incede verso di lui –Ti supplico, non lasciarmi! Non sono pronto per dirti addio!
Loki incontra quello sguardo tormentato e ne resta folgorato, la debolezza del suo sentimento lo condanna a provare il contorto desiderio di assecondare quell'uomo, odiato e allo stesso tempo desiderato con tutto se stesso.
-Io non … io …
Ma la replica del confuso fuggitivo si spegne tra le calde labbra del suo interlocutore, che prepotenti si appropriano delle sue, un gesto inatteso in grado di congelare i suoi conflitti interiori come un'impetuosa tempesta di fulmini e ghiaccio.

Un bacio messaggero di sincera attrazione reciproca, scandito dalla suadente danza delle loro lingue che si cercano, si incontrano, si sfuggono, come due armoniose e delicate condottiere.
Ingordo Loki ne assapora la dolcezza, disperato Thor ne nutre la tormentata passione, entrambi bisognosi di quell'ambiguo sentimento che incatena i loro cuori per l'eternità.
Un prezioso istante in grado di trasportare i due innamorati in una dimensione esclusiva priva di spazio e di tempo, sublime conforto delle loro anime separate dalle loro debolezze umane, intenso quanto una vita intera.
Vita che scorre, nonostante le illusioni romantiche ancora in volo dentro i loro cuori, incurante del loro amore sincero appena dichiarato.
Thor ne è consapevole, eppure la dolcezza dipinta sul viso di Loki rigato dalle lacrime gli fa sperare di aver convinto il fratello a desistere dalla sua fuga.

L'illuso ancora una volta è costretto a ricredersi all'arrivo improvviso di terribili fitte lancinanti che spietate interrompono la loro meravigliosa armonia.
Le gambe incerte lo sostengono a malapena,gli occhi allucinati scrutano la fonte del suo smisurato patimento, le mani si portano all'altezza dello stomaco, dove il tessuto di lino è ormai pregno del suo stesso sangue.
Lentamente solleva il suo volto sofferente verso l'infido ingannatore, mentre rimuove lo stiletto conficcatogli a tradimento.

-Mi dispiace … - gli sussurra il colpevole tra le lacrime, le dita tra la folta chioma corvina, il volto cereo, quasi ne fosse amaramente pentito.
Una sincerità che Thor non coglie, non credendo più in quell'uomo troppo ambiguo, contorto, impossibile da comprendere.

L'oscurità si appropria inesorabile di lui, lo cattura, lo vince.
Si accascia a terra, guardando lo stiletto rimosso tra le mani imbrattato la sua linfa vitale, con la faccia contro il freddo marmo, senza provare più alcun male fisico.
La voce del subdolo impostore lo tormenta ancora con le sue vili menzogne, ma Thor è troppo stanco per reagire ancora.
E' così gradevole, melodiosa.

"Ti amo Thor, io ti amerò per sempre … "

Il principe ereditario chiude gli occhi del corpo e dell'anima, portando con sè quella che crede sia semplicemente l'ennesima dolcissima bugia.

Continua ...