Capitolo Sei.
I lunghi capelli si spengono della loro luce dorata, imbrattati del sangue che fluisce dalla profonda ferita.
Il piccolo lago sfiora appena il tacco del vile aggressore, immobile spettatore dell'agonia di un uomo giudicato reo di innumerevoli colpe.
Un uomo che un tempo chiamava fratello.
Thor, il figlio primogenito di Odino, giace ai suoi piedi tra gemiti di dolore, custodendo lo stiletto insanguinato in una mano come fosse una preziosa reliquia.
-Loki …
Le labbra del dio morente si muovono appena, ma quel nome gli rimbomba alle orecchie come fosse un vigoroso richiamo.
Loki guarda stranito l'uomo agonizzante, tra copiose lacrime dal sapore agrodolce.
Vorrebbe ribattergli tutta la frustrazione serbata dentro di sé, ma le parole gli muoiono in gola.
Non è a Thor che deve tutti i suoi fallimenti, perenne sconfitto nella battaglia del potere?
La presenza del dio del tuono non è stata l'ostacolo insormontabile che lo costrinse per lunghi anni ad eclissarsi, oscurato dalla sua ombra ingombrante?
Il momento a cui assiste è un raro spettacolo che eccita la sua anima oscura, eppure il vittorioso non esulta come dovrebbe.
La ragione vacilla, soffocata dallo straziante patimento del suo stesso cuore tormentato.
-Loki …
Il battito si ferma un istante quando ancora una volta il detestato fratellastro invoca il suo nome.
-Ti amo Thor – gli confessa in un filo di voce - Io ti amerò per sempre …
Ma il tono con il quale si dichiara non è affatto mielato, è carico di profondo risentimento.
Si volta di schiena, sforzandosi di ignorare i lamenti dell'eterno rivale.
"A causa tua, ho conosciuto l'umiliante condizione dell' amante respinto! Io non mi sento affatto un traditore nei tuoi confronti! Non voglio sentirmi così: tu meriti questa fine!"
Gli sussurra l'orgoglio ferito.
Le mani gli tremano mentre lentamente si adagiano sul cubo cosmico, gli occhi gonfi dal lungo pianto si chiudono alla ricerca dell'adeguata concentrazione, affinchè la fonte d'energia esaudisca il desiderio di strapparlo da quel posto ostile.
"Non avrò altra occasione per scampare all'esilio! Devo agire adesso!"
Si incoraggia il fuggitivo.
Riapre gli occhi: davanti a lui vede solo più il celeste bagliore del cubo in cui viene avvolto.
Le sue iridi si impregnano della luce turchese che gli penetra fin dentro alle ossa, percepisce il ritorno della magia nel suo corpo.
"Funziona! Il Tesseract risponde al mio comando!"
Esulta a denti stretti, mentre osserva la propria mano divenire evanescente.
Loki è salvo ormai, eppure una forza opposta altrettanto potente continua a trattenerlo in quella sala e lo costringe ad arretrare dal Tesseract.
La misteriosa costrizione ha un vigore impressionante, lo rende succube e incapace di formulare qualsiasi altro pensiero se non una semplice domanda.
"Perché questo silenzio?"
La fragilità del suo stato torna a tormentarlo con l'avvento di terribili fitte al ventre inseminato, un dolore difficile da tollerare, ma la potenza avversa lo obbliga a tornare al cospetto del dio caduto e lo asservisce ancora una volta a lui.
Quella forza è l'amore, un sentimento irrazionale che ha saccheggiato gli ultimi frammenti della sua dignità.
-THOR!
Nel momento stesso in cui le urla atterrite di Loki rimbombano all'interno della stanza, i suoi occhi tornano al consueto colore smeraldino, e il corpo si spoglia dell'energia cosmica, riassorbita nuovamente dal Tesseract.
-Avanti, rispondi ! – insiste, mentre si distende così da portare l'uomo in fin di vita tra le sue gambe e confortarlo con un caloroso abbraccio.
-Coraggio, resta con me, figlio di Odino!
Angosciato dalla mancanza di reazione, Loki avvicina le labbra al gelido volto del fratellastro e con orrore non ne avverte il più lieve respiro.
-NO! Non ti azzardare a morire! – lo ammonisce, mentre lesto si risolleva e si precipita verso il Tesseract.
"Strappa dal mondo sotterraneo lo spirito del dio del Tuono!"
All'ordine mentale impartito dall'aggressore pentito, la luce del Cubo fluttua nella stanza e si disperde tra i soldati ancora appesi tra la vita e la morte.
Loki ascolta angosciato i gemiti sommessi dei più fortunati, e disperato constata che Thor non è tra questi.
-Avanti ! AVANTI! - inveisce disperato, mentre imperterrito si ostina a battere con lo stiletto contro la materia indistruttibile –Riportalo indietro! Riportami il MIO Thor!
Ma Loki non ottiene altro.
L'anima di Thor è già in viaggio per il regno dei morti.
"Se solo riavessi per un attimo i miei poteri!"
Si danna lo stregone, mentre volge uno sguardo afflitto all'amato che ha ucciso con le sue stesse mani.
Con rabbia il dio del caos si scaglia contro il Cubo Cosmico, lo colpisce infinite volte con l'arma incriminata, intenzionato a non cedere ancora al fallimento.
No, non deve.
Lo strazio della perdita di un amore rinnegato e il senso di colpa per averlo distrutto gli attanagliano la coscienza, sofferenze indicibili mai patite che rischiano di fargli perdere il senno.
-Dammi un frammento del tuo maledetto potere! – inveisce ancora Loki, scoppiando in un pianto isterico –Io voglio che lui viva! Non deve morire, non deve morire, non deve morire …
Delira l'imperdonabile peccatore, ripetendo la sua nenia tra un affondo e l'altro, fino a quando d'un tratto una piccola spaccatura sulla materia non attira la sua completa attenzione.
"Impossibile!"
E' immediato il suo sconcerto mentre osserva il piccolo miracolo avverarsi sotto ai suoi occhi.
Il frammento rotea caoticamente a lungo prima di arrestarsi, imprigionato dalle dita affusolate del suo creatore.
L'anima di Thor precipita nel baratro infinito del niente, senza opporsi all'austero abbraccio della morte.
Non prova alcuna paura, non sente più nessun dolore, l'assoluto vuoto premia il corpo gelido e la coscienza priva di volontà.
E' così allettante la discesa nel confortevole nulla, e Thor, guerriero stremato da una battaglia interiore in cui etica e passione hanno banchettato della sua razionalità, vi ritrova un'irresistibile soluzione.
Ma una voce altera lo strappa da un destino che sembrava segnato, arrogante nella sua dolcezza, melodiosa oltre che decisa.
"Gli occhi … apri gli occhi ..."
Giunge ovattata alle orecchie ancora impreparate, a stento la mente ne coglie il significato.
"Apri gli occhi Thor! Non puoi morire!"
Il tono si fa più insistente, ma permane quella vena seducente che gli accarezza il cuore e lo riporta a battere, risvegliato dal limbo di perdizione in cui aveva cercato conforto.
"Apri gli occhi!"
Due iridi acquamarina di rara intensità è la visione che accoglie lo sguardo stanco di Thor, stretto tra le braccia del suo salvatore.
Respira avidamente nuovo ossigeno, inebriandosi della forte essenza di mandorla emanata dalla pelle di porcellana del ragazzo di cui ancora non rammenta l'identità.
Delicata e al tempo stesso pungente, la fragranza gli riporta alla mente un sogno importante, in cui una cara amica lo esortava a ricordarsi di quello stesso sguardo smeraldino, celato nelle spoglie illusorie di una pantera dal mano nero.
"Il suo nome …"
"Qual è il suo nome?"
"Rivela chi ha stregato il tuo cuore!"
Torna a interrogarlo la voce di Jane.
E la mente risponde, vincendo definitivamente le tenebre eterne.
Un fratello, un amico, un amante, un infido ingannatore: Loki.
Il cuore di Thor batte emozionato per il proprio carnefice, folle d'amore per lui, nonostante la sua mano impugni ancora lo stiletto insanguinato.
La scheggia del Tesseract svanisce dalle mani di Loki alle prime pulsazioni di Thor, balsamo tanto atteso dal suo cuore in bilico tra amore e odio.
Il ritmo vitale è debole, percepibile appena dal polso, il volto riacquista il suo colore bronzeo, il corpo riprende calore.
-Sei vivo …
In parte rasserenato, in parte crucciato, gioisce e si danna della propria impulsività, che l'ha costretto a salvare il proprio nemico dall'inesorabile abbraccio della morte.
Lo rende così premuroso ora, da riporre a terra il piccolo fendente, in modo da permettergli di accoccolarsi sul suo petto senza alcun timore.
"Sei vivo …"
Gli occhi adamantini di Thor leggono il labiale dell'ambiguo fratellastro e confuso cerca di tradurne il messaggio.
-Perché … perché mi hai salvato? – gli sussurra il figlio di Odino, ancora frastornato.
Una domanda alla quale Loki non intende rispondere.
I due dei si scambiano taciti sguardi carichi di sensazioni contrastanti.
Rabbia, risentimento, paura, passione.
Le guance del fuggitivo si accendono di un delicato rossore quando le dita del fratello gli delineano la mascella delicata, proseguendo indisturbate sul niveo collo.
Sedotto da tanta tenerezza, Loki lascia che vaghino sul suo corpo, godendo delle inattese lusinghe ad occhi chiusi, fino a quando non gli sfiorano l'addome e vi si adagiano qualche istante, incuriosite da un gonfiore inaspettato.
Un contatto pericoloso, un richiamo di sangue irresistibile per la piccola vita ospite nel Jotunn.
Il respiro di Loki si spezza nel sentire un deciso colpo al grembo, ma il dolore viene tollerato stoicamente in un dignitoso mutismo.
-Che cos'era?! - lo interpella l'ignaro genitore, mentre allontana la mano, quasi fosse rimasto scottato da delle fiamme ardenti -Ho sentito qualcosa muoversi dentro di te!
-Ma quale assurdità! Farnetichi a causa della ferita – è l'immediata replica del menzognero, pronto a negare quell'atto di vita appena manifestata con sconcertante tranquillità.
Con il cuore in gola Loki affronta l'aria indagatrice su di sé, mascherando il terrore provato in un sorriso di scherno.
Ma l'espressione perplessa sul viso di Thor attesta il suo totale fallimento.
-Non mentirmi! Non è normale un addome così dilatato in un corpo sottile come il tuo – continua il suo interrogatorio –Diviene però uno stato naturale se sei un Jotunn – gli rivela, mentre senza alcun riguardo torna a tastargli la parte del corpo sotto esame.
Altro fugace contatto, altra inconfutabile conferma.
Un altro cenno di vita viene colto dalle mani tremanti del padre naturale, e per Loki non è più possibile occultargli la verità.
-Tu aspetti un figlio!– esclama a gran voce l'erede asgardiano.
Loki si sente morire all'enuncio plateale di una condizione non ammessa nemmeno con se stesso.
Occhi negli occhi, le loro anime rivelano le reciproche sensazioni.
Paura, smarrimento, confusione.
-Sono forse io il padre? Potrebbe essere mio? - infierisce ancora Thor, alzando il tono di voce tanto è smanioso di conoscere i dettagli.
-No. Ti sbagli sul mio stato - mente l'altro, il capo chino, le mani fra la folta chioma corvina, soggiogato dalla pressione psicologica.
Bugie.
Inaccettabile atteggiamento per il principe ereditario, che sfinito dalle menzogne e dai segreti, perde del tutto il controllo.
-Per una volta, una sola volta, sii sincero!– gli urla contro, stringendo forte le piccole spalle del menzognero tanto da farlo gemere di dolore –Hai una vita che ti cresce dentro, io lo so, te lo leggo negli occhi!
-NO! – ribatte imperterrito Loki - E toglimi le tue sudice mani di dosso! – reagisce spintonando il molestatore lontano da sè.
Rialzatosi con grazia, Loki provvede a sistemare la lunga giacca di pelle, in modo da difendere il proprio corpo dallo sguardo insistente dell'altro.
-Perché continui a mentirmi? – è altrettanto tenace il suo interlocutore, che sollevatosi a sua volta, gli si avventa contro in preda all'ira con un vigore alterato dall'adrenalina del momento.
Il battito di Loki accelera mentre osserva affascinato gli occhi dell'uomo al suo cospetto, così intensi, così luminosi.
"Se gli confessassi la verità, cosa deciderebbe di noi? Cosa ne sarebbe di me?"
Si domanda il giovane Jotunn, spaventato da tanta irruenza.
-Innumerevoli battaglie mi hanno dato occasione di imbevere il mio corpo del tuo sangue – asserisce con tono austero –Se dentro di te sta crescendo mio figlio io ho il diritto di saperlo.
Le mani del passionale asgardiano gli imprigionano i polsi sottili e lo riportano accanto a lui, sfidando lo sdegno di quegli occhi verdi, taglienti quanto magnetici.
-Una sola notte di folle debolezza, e credi di potermi ingravidare? Non credi di sopravvalutarti un po' troppo? – gli replica a denti stretti in un moto d'orgoglio – Io non ti darei mai un simile potere su di me! MAI!
Ancora bugie.
Convincenti, crudeli bugie.
La sua indole di diffidenza gli viene in soccorso, reclamando prudenza e dignità.
Sopraffatto dall'amarezza, Thor trasforma la vigorosa stretta in un tenero abbraccio, arresosi davanti all'efferatezza di quelle parole pesanti come macigni sul cuore.
Non è stato semplice placare la tentazione di svelargli il proprio arcano, almeno quanto l'egoistico desiderio di legarlo a sè attraverso la confessione.
La paura di dichiarargli il suo amore scellerato è però altrettanto radicata in lui, e lo porta a riflettere alle incognite possibili semmai decidesse di accantonarla.
Thor lo accetterebbe mai come un compagno, o lo ridurrebbe nuovamente in schiavitù? Crescerebbe il figlio del nemico giurato con orgoglio e alla luce del sole, senza alcuna vergogna?
Sarebbe pronto a sfidare Odino, le sue leggi, in nome di un legame che gli attirerà contro dissapori e risentimenti di un regno intero?
Loki non lo crede possibile.
Non conquisterebbe onore e rispetto, nonostante la famiglia reale venisse a conoscenza di un legame così importante.
Un rapporto alla pari con il futuro re di Asgard rimane solo una romantica illusione tessuta dalla sua stessa carne, corrotta da un'attrazione blasfema verso un uomo che lo renderebbe schiavo per tutto il resto della sua esistenza.
No.
Il grande dio del caos non accetterebbe mai una vita di remissione in condizioni di lucidità mentale.
Il trono gli spetta per meriti e lo conquisterà, non appena la ragione tornerà a sopraffare la debolezza di un' anima asservita a un folle sentimento.
"L'amore non è nient'altro che un patetico inganno."
Sentenzia il signore indiscusso di intrighi e macchinazioni.
Come era del resto prevedibile, Thor sente che l'armonia faticosamente guadagnata negli ultimi istanti sfuma con l'efferata dichiarazione di Loki.
-Quando mi chiesi di baciarti, dopo aver fatto l'amore, il tuo sguardo era così limpido da poter scorgere il mio stesso riflesso – gli confessa, mentre avvicina la bocca alle sue morbide labbra.
-Non cercare significati particolari in un banale appagamento carnale – ribatte pronto l'altro, girando il viso in tempo ad evitare il suo bacio –Si trattava solo di un piccolo capriccio che tu scelsi di negarmi, niente di più.
-Io ti amo Loki.
Una dichiarazione semplice, pura, onesta.
Il cuore del Jotunn balza alla gola, tanto lo sorprende la sincerità espressa nel bel viso dell'asgardiano, le gambe tremano per l'emozione provata, eppure lo respinge con altrettanta schiettezza.
-Bugiardo - sentenzia gelido.
-Io voglio te al mio fianco, per tutta la mia vita! Era quello il messaggio che ho racchiuso nel nostro bacio qui, in questa stanza, malgrado la tua aggressione ai miei uomini. Non vuoi proprio capirlo? – si espone ancora l'uomo respinto, affrontando l'umiliazione del rifiuto pur di non vivere col rimorso di non aver tentato.
No, non potrebbe, non dopo una settimana trascorsa nella più totale disperazione, resosi conto troppo tardi di aver voltato le spalle a un momento perfetto, che non si ripeterà.
-Resta con me, ti prego – lo implora con voce incrinata, senza più difese.
-Vuoi solo che rinunci al mio ritorno su Midgard! Tu vuoi proteggere lei!
Thor non reagisce alla rabbia di Loki quando esplode, gli permette di colpirlo con vigorosi pugni contro il petto mentre espone il suo contorto pensiero, dettato da un'insicurezza cresciuta con lui negli anni, famelica divoratrice della sua ragione.
-Io la ucciderò – gli sibila a fior di labbra il proprio terribile intento, prima di sciogliere l'abbraccio ormai ridotto a una debole gabbia d'affetto.
Gli occhi gonfi di lacrime si oscurano, l'espressione si indurisce, il respiro diviene agitato.
Thor si rende dal loro intenso scambio di sguardi della fine dei giochi e impotente assiste al congedo dell'avversario, che elegante arretra lentamente, spostandosi verso l'oggetto tanto ambito.
All'ascolto dei lamenti dei soldati rinvenuti, il Jotunn volge però un'occhiata furtiva alla stanza, ritrovandola gremita di avversari che aveva eliminato in precedenza.
-Dannazione! – esclama, alla vista dell'allarmante situazione.
Loki serra forte la mascella tale è la frustrazione che lo logora.
La sorte gli è ancora una volta avversa e lo punisce per le sue esitazioni proprio a un passo dalla vittoria.
-Fermo! Non muoverti! – lo ammoniscono i soldati, che lesti sguainano le spade e si pongono con lestezza tra i due principi.
-Arrenditi Loki, sei circondato – sentenzia Thor, indietreggiando in modo da non intralciare la cattura.
-Risparmia il fiato, asgardiano, piuttosto incanala le tue ultime forze per reggerti in piedi! – lo schernisce l'altro, sfoggiando un ghigno beffardo nel vederlo caracollare in modo piuttosto evidente.
Il prigioniero allarga le braccia quando giungono i guardiani a delimitare il suo spazio vitale, permette loro di afferrargli i polsi, chinando il capo in segno di resa.
Sussulta quando la porta sbatte con veemenza all'ingresso dell'uomo da lui sedotto, ormai libero dall'incanto, trattiene il fiato mentre ascolta il suo passo pesante.
Incapace di sollevare lo sguardo, Loki ne immagina l'orrore alla vista dei caduti e dei compagni provati, seppure graziati dalla magia del Tesseract, confermato dalle sue urla contrariate che non tardano a riecheggiare per tutta la sala.
-Tu, infido bastardo! – lo sente inveirgli contro, sopraggiunto come una furia al suo cospetto.
-Ero l'unica persona disposta a credere ancora in te! Ti ho offerto sostegno, conforto! Come hai potuto usarmi in questo modo? – grida a pieni polmoni, prendendogli tra le mani il volto scarno così da mostrargli tutta la sua collera.
Gli occhi cerulei di Fandral trafiggono quelli del disonesto amante, che non sfugge alla tacita sfida e ricambia la scortese costrizione con un sorriso sprezzante.
-Io usare te? A quanto pare non sono l'unico a peccare di onestà – risponde atono, sotto lo sguardo apprensivo del fratello, avvicinatosi caracollando in modo vistoso.
-Ho rischiato tutto pur di restare al tuo fianco, ho perdonato ogni tua efferatezza, ho lasciato correre i tuoi tradimenti – gli rinfaccia l'ex alleato –Per schierarmi al tuo fianco, ho ferito i sentimenti del mio più caro amico – enuncia in modo teatrale mentre volge uno sguardo fugace a Thor, giunto con fatica accanto a lui.
Le gravi accuse enunciate scatenano la fragorosa risata del Jotunn, una reazione che suscita sgomento generale.
-Davvero toccante, asgardiano, i miei complimenti! – lo schernisce.
Vigile osservatore del loro acceso diverbio, Thor scuote il capo all'ennesima provocazione del fratellastro, ancora una volta amareggiato di constatarne l'insensata arroganza.
-Lo trovi divertente? L'ennesimo fallimento deve averti reso del tutto folle! – replica l'uomo deriso.
Avvilito dalla boriosa rimostranza, inasprisce la morsa agli zigomi del ribelle, fino a quando non lo induce a zittirsi.
-Basta così! Lascialo! – gli comanda Thor, in apprensione per il fratello, visibilmente sofferente.
-Ero pronto a chiedere la tua mano a Odino e prenderti come mio compagno, in nome di un amore che tu non hai esitato un solo istante a calpestare - confessa Fandral in tono affranto, mentre asseconda la volontà del proprio signore.
Thor si sente crollare la terra sotto ai piedi all'ascolto di quelle parole in cui ha riconosciuto un sentimento importante almeno quanto il suo.
"Fandral ama a tal punto Loki da non temere le leggi asgardiane, pur di averlo per sempre accanto. E io, vile codardo, non riuscii nemmeno a guardarlo dritto negli occhi mentre mi chiese di baciarlo."
Riflette il principe ereditario, mentre a stento reprime lacrime di profonda disperazione.
-Non farti vanto di quest'impresa. La tua è sempre stata semplice brama di possessione, non certo una richiesta gentile! Arroganza e dolcezza: il tuo subdolo metodo sin da quand'ero poco più di un fanciullo –è algido il riscontro di Loki verso il proprio pretendente –La sottomissione fisica e psicologica che inconsciamente accettavo mi rese fragile e insicuro per tutta l'adolescenza. E adesso vieni a recriminare sulla mia doppiezza?
-Io non ti ho mai mentito, mai. Ti avrei ospitato nel mio palazzo al più presto, anche adesso semmai Thor lo consentisse – insiste Fandral, tra gli sguardi allibiti dei compagni, fingendo di non vedere l'espressione greve del figlio di Odino – Le tue stanze sono pronte, mio amato. Con me ti attende una vita di agi, di ricchezza, di rispetto …
-Rispetto? RISPETTO?!– Loki interrompe in malo modo il suo oratore, esibendogli un'eloquente smorfia di disgusto.
-Dimmi, nobile guerriero … nel rispetto da te inteso, rientra anche lo stupro di questa notte?
Fandral resta a bocca aperta per qualche istante, incapace di ribattere al quesito espresso dal prigioniero con sconcertante tranquillità.
-Tu … cosa?! Tu hai abusato di mio fratello? – gli chiede Thor, scrutando l'alleato con occhi fiammeggianti di sdegno.
-No … non è andata affatto così …
L'incertezza è manifesta negli occhi smarriti del sospettato, una prova schiacciante per il primogenito di Odino che gli indica a quali tra i due dover credere.
L'indignazione dell'erede è incontenibile, in molti intervengono a separarlo dal reo di quell'abuso raccapricciante, ma senza successo.
Thor è la furia personificata, e Fandral subisce le sue aggressioni senza riuscire a difendersi in alcun modo.
La confusione creata dai due contendenti è prezioso strumento per lo scaltro ingannatore, e intende sfruttarla a suo vantaggio.
"Questa volta non avrò alcun ripensamento!"
Si promette, smanioso di sfuggire al controllo dell'odiato sovrano.
Non è più il tempo per i dubbi e le incertezze, Loki deve agire subito.
Chiude gli occhi, si concentra, sotto l'attenta osservanza dei soldati, che ignari delle sue imminenti intenzioni non interrompono il rituale.
Percepisce un'elevata energia del cosmo nei loro corpi risanati dall'influsso del Tesseract, assorbirla sarà semplice: gli basterà il semplice contatto.
I suoi polsi sono insospettabili conduttori, ladri discreti e cauti derubano senza alcuna opposizione le vittime del raggiro e quando infine comprendono dall'improvviso calo delle forze le sue azioni, è già tardi per fermarne il processo.
Il signore assoluto degli inganni non concede tempo per gli allarmismi, nessuna voce si innalza ad avvertire il dio del tuono, ma si accasciano lentamente, ormai più simili a gusci vuoti che a degli uomini.
Thor è fuori di sé, furioso con l'imperdonabile aguzzino, ma anche verso se stesso, poiché è stato incapace di difendere chi più ama al mondo da un tale abominio, consumato sotto il suo tetto senza che se rendesse minimamente conto.
Il suo comportamento insulso nell'arco della settimana ha dato tutta la libertà possibile a quell'uomo spregevole, affinchè circuisse il fratello, fragile ed estromesso dalla sua famiglia, fino ad arrivare all'orribile abuso senza destare alcun sospetto.
Loki aveva bisogno di essere protetto, e lui non ha fatto null'altro se non ignorarlo, terrorizzato dalla richiesta di un bacio di cui adesso non si sazierebbe mai abbastanza.
Thor non si dà pace.
Cosa potrà mai dire all'amato per convincerlo del suo sincero pentimento?
Nulla potrà lenire le ferite del suo cuore umiliato.
Come potrà mai redimersi ai suoi occhi, dopo tutto quello che ha permesso gli accadesse?
Non esiste alcun conforto per un'anima violata con tale ferocia.
La reclusione, l'abbandono, e infine la violenza.
Errori pesanti come macigni, inammissibili, a causa dei quali Thor paga alto lo scotto, certo di aver perso per sempre il diritto di amare Loki, l'unico e il solo compagno che desidera e che mai smetterà di sognare al suo fianco.
-Che tu sia maledetto!
Urla il proprio dolore, colpendo Fandral con un pugno ben assestato, in grado di tramortirlo definitivamente.
Con il respiro irregolare osserva il più fidato dei suoi alleati disteso a terra come fosse il più viscido dei vermi, il volto tumefatto, le labbra spaccate dalle quali fuoriescono irritanti lamenti.
La vendetta compiuta non allevia però i suoi tormenti e il principe ereditario si ritrova a piangere inconsolabili lacrime salate.
-Che io sia maledetto – sussurra a denti stretti, travolto dall'angoscia più cupa.
E poi l'oscurità cede a un'improvvisa esplosione di luce.
Eteree fiamme azzurre e d'argento divampano ovunque all'improvviso, il calore diviene intollerabile, tanto da suscitare negli sventurati il desiderio di strapparsi la pelle dal corpo.
All'arrivo del fulgore, Thor porta d'istinto le mani a coprire gli occhi, ma è vana la difesa.
La luce misteriosa gli strazia la mente e le carni, fitte lancinanti provengono dal punto esatto in cui lo stiletto si conficcò, la spossatezza fisica ritorna prepotente e vince sulla volontà dell'anima battagliera.
Così infine Thor piega in ginocchio, le mani premute allo stomaco, la voce soffocata dal dolore.
Il cuore si ferma qualche istante sopraffatto dall'oblio, la mente si spegne portando via con sé l'ultima immagine che i suoi occhi atterriti riescono a catturare.
Le incantevoli iridi di Loki, piene della luce celestiale del Tesseract.
Rinviene in un letto casto e tiepido, le garze pulite avvolgono la ferita rimarginata quasi del tutto, nudo tra setose lenzuola dall'intenso profumo di lavanda.
-Loki … - farfuglia con le labbra ancora impastate dal lungo sonno –Devo trovare Loki …
Una mano gentile gli accarezza la fronte e gli scosta i riccioli color del grano maturo, dando immediato sollievo alla pelle madida di sudore.
Volge il suo sguardo smarrito alla dama fascinosa al suo capezzale, avvolta in un lungo abito bianco tra le tenui luci di un nuovo mattino.
Lunghi boccoli color miele le cadono morbidi sulle esili spalle, la pelle è di un candore quasi evanescente, il sorriso mesto, lo sguardo spento, messaggero di mille lacrime cadute.
-Madre …
Quella mano ora si adagia sulla bocca e gli impone il silenzio, mentre il viso della donna segnato dal tormento si avvicina al suo.
-Non affaticarti figlio mio, sei ancora troppo debole – lo avvisa la regina, accarezzando la pelle accalorata del convalescente.
-Non posso riposare – protesta Thor, sedutosi ai bordi del letto con sorprendente rapidità -Loki è fuggito su Midgard … devo fermare la sua furia prima che sia troppo tardi!
-Non andrai da nessuna parte, dopo tutti questi giorni di totale incoscienza – gli garantisce lei, mentre lo costringe a riprendere posto tra le lenzuola e provvede a rassettarle –In molti sono partiti alla sua ricerca, anche i tuoi amici più fidati. Confido in un loro successo.
-E tra questi c'è anche Fandral? – le chiede in un soffio di fiato.
Le mani del dio afferrano quelle gentili della donna e la obbligano a sospendere ogni premura.
-Fandral si è offerto come primo volontario – gli conferma, convinta di riferirgli una notizia rassicurante.
Ma mai informazione potrebbe essere più nefasta.
-NO! – grida furibondo, tanto che Frigga arretra intimorita -Lui non deve avvicinarsi a mio fratello!
-Calmati Thor ti prego! – lo esorta la madre, preoccupata che la reazione veemente lo riporti a perdere i sensi –Non devi temere nulla: Fandral vuole il bene di Loki più di qualunque altro su Asgard.
-Sbagliate madre, non è così! – le ribatte con ardore –Voi non sapete cosa Fandral è stato capace di fare a Loki!
-So che tuo fratello è fuggito ancora, come sono a conoscenza che Fandral, Sif, Volstagg e Hogun, vagano su Midgard da allora, con l'ordine tassativo di ricondurlo a Palazzo vivo e illeso.
La fiera regina imposta la voce come di solito le accade durante solenni verdetti, segno eloquente per Thor della fine di qualsiasi dibattito.
-Avranno bisogno del mio supporto e di quello di Mjolnir, quando la magia tornerà a manifestarsi in Loki. Permettete che provveda a rimediare ai miei sbagli, madre. Sto bene, non temete! Mi sento come rinato – le rivela il primogenito in toni più diplomatici, nel tentativo di persuaderla, dimostrando sangue freddo e ottime condizioni fisiche.
Sorride Frigga, di una dolcezza infinita, mentre si siede leggiadra sul letto e accoglie una mano del figlio tra le sue.
-Non sarà necessario l'intervento di Mjolnir, considerata l'assenza di magia dal corpo di Loki per lunghe settimane ancora.
Stupito da quell'enuncio, Thor volge uno sguardo interrogativo alla madre, in tacita richiesta di chiarimenti.
-Le probabilità che tuo fratello possa arrecare danni in quel mondo sono modeste, ed è possibile che si trovi in seria difficoltà, viste le sue attuali condizioni fisiche -lo rassicura nei toni decisi, nonostante l'espressione si incupisca sul suo viso -Come ti ho già accennato Fandral ha a cuore l'incolumità di tuo fratello, non hai da temere alcunché.
-Della sua parola ho ben poca considerazione – replica in tono greve il principe –Dammi una buona ragione per potermi fidare di lui.
Un sospiro afflitto sfugge dalle labbra di Frigga quando lo sguardo astioso del figlio la costringe a svelare ogni altro dettaglio.
-Perché Loki aspetta un figlio.
Si impone una pausa teatrale mentre osserva l'amato primogenito impallidire visibilmente, poi preso il dovuto coraggio si costringe ad aggiungere.
-Un figlio di cui Fandral è il padre naturale.
Continua…
