Odino ascolta con attenzione Lady Sif, chiamata a dare un resoconto dopo cinque giorni trascorsi su Midgard, alla ricerca del traditore del regno, sfuggito alla condanna all'esilio.
Il re di Asgard prende posto su Hliðskjálf, il trono che lo rende in grado di sorvegliare i nove mondi, un rito di cui si è privato negli ultimi tempi a causa della sue precarie condizioni di salute.
Al suo fianco siede la compagna, regina saggia e giusta, altrettanto provata dopo gli ultimi eventi.
Ancora una volta il soggetto della loro afflizione è Loki, che li ha rinnegati ufficialmente come genitori e come sovrani, ha attentato alla vita del fratellastro per poi darsi alla fuga sul mondo degli umani, sfruttando il potere del Tesseract.
Eppure Odino poneva lievi speranze di recuperare il loro rapporto difficile, grazie alla collaborazione offerta dal figlio adottivo, volta a ristabilire il suo stato compromesso dall'abuso di magia nera, ma l'illusione si è spezzata, e con essa il suo cuore di padre.
Loki, il dio degli inganni, ha disilluso le sue aspettative per l'ultima volta.
Questo si ripromette, sfinito da un dolore che intende seppellire attraverso l'orgoglio.
Le dita nodose bacchettano nervose sul bracciolo dorato, mentre la fedele guerriera espone il suo discorso, l'occhio sano è una piccola sfera di ghiaccio fissa su di lei, il volto bruno comunica un'insoddisfazione tale da metterla in uno stato d'animo di forte disagio.
-Dunque non avete ritrovato mio figlio.
Il re di Asgard interrompe in malo modo il rapporto accuratamente esposto, netto segnale di impazienza e di delusione.
-Non ancora, mio signore – risponde schietta Sif.
-Anche se Loki è privo dei suoi poteri è comunque da non sottovalutare – Odino flette in avanti il busto, scandendo ogni parola con tono altero –Esigo che venga recuperato al più presto e riportato a Palazzo!
Frigga posa la mano su quella del consorte, la trova serrata in un pugno che racchiude in sé tutta la frustrazione di un genitore così testardo da celare la propria apprensione dietro alla collera.
-Abbiamo il forte sospetto che ritrovando Jane Foster, un'amica di Thor su Midgard, ritroveremo anche lui. Lo rimetteremo presto alla giustizia di Asgard – ribatte la guerriera a capo chino, avvilita lei stessa per il manifesto fallimento della missione.
-Mio figlio è gravido! Non userete su di lui alcuna violenza, o affronterete la mia ira! – interviene la regina, spronata dalla durezza delle intenzioni pattuite tra gli incaricati del recupero di Loki e il proprio consorte.
-Fandral farà in modo di proteggerlo, mia signora – le garantisce Sif -Loki porta in grembo suo figlio ed è sua ferma intenzione chiederlo in sposo a voi, non appena lo riporteremo sul nostro mondo.
-NO!
Sbarra gli occhi la bella guerriera, incredula all'ascolto di un diniego risoluto espresso da una voce profonda, imperiosa, proveniente dal fondo della sala.
Le ampie porte d'oro massiccio si aprono con veemenza e permettono al dissidente di presentarsi davanti ai loro occhi, avanzando con lunghe falcate.
-No? – ripete Odino, che altrettanto allibito alla vista dell'inatteso interlocutore stringe i pomelli del trono con una forza tale da sbiancarsi le nocche.
Contemporaneamente, Frigga si solleva in piedi con la mano sul petto, turbata da un batticuore vigoroso al riconoscere nell'inatteso interlocutore.
Thor, il primogenito, è il loro oppositore.
-No! Non intendo acconsentire all'unione tra Loki e Fandral. E non dovreste nemmeno voi – insiste il ribelle, con lo sguardo a sfidare quello adirato del re.
-Tuo fratello aspetta un figlio dal tuo più grande amico. Dovremmo forse ignorare questo dettaglio, e condannarlo all'esilio ugualmente? – lo provoca Lady Sif, mentre gli va incontro con aria contrariata.
-Io sono favorevole a un rientro di Loki a Palazzo, e a prendermi cura del suo bambino, in prima persona – enuncia a gran voce Thor.
-Che significa? Che vuoi dire? – farfuglia l'altra, con occhi grandi per lo stupore.
Il volto di Odino diviene paonazzo all'ascolto di quell'esortazione, confuso dall'ambiguità con cui il figlio si ostina a osteggiare i suoi propositi, Frigga si sente mancare e trova un fortuito appiglio su Hliðskjálf, afferrando una delle ali stilizzate ai lati del trono per non cedere all'improvvisa debolezza.
-E' molto nobile da parte tua prenderti cura di tuo fratello, ma lui ha già un compagno che intende proteggerlo e crescere il figlio che spetta per diritto alla sua tutela! – ribatte Sif, dopo qualche secondo in cui era rimasta letteralmente a bocca aperta.
-Anche se ti dicessi che questo diritto se l'è guadagnato abusando di Loki? – le replica il dio del tuono a denti stretti.
-Cosa? – sfugge quel quesito dalle labbra della regina, pallida in volto, il respiro affannato, gli occhi inumiditi.
Il suo sussurro viene percepito a malapena dal consorte, che mosso da istinto protettivo, le stringe la mano appoggiata sul trono e vigila attento sull'increscioso dibattito.
-Ma tu farnetichi! Eravamo TUTTI presenti quando Loki ha chiesto di Fandral, durante la sentenza d'esilio del nostro sovrano! Se l'avesse violentato, come accusi, non avrebbe mai espresso un desiderio del genere! – lo contraddice la guerriera, certa dell'onestà del leggendario spadaccino.
-L'atto ignobile è avvenuto proprio qualche ora più tardi, quando approvaste la richiesta di mio fratello! Fandral ha potuto agire nelle sue stanze, senza destare sospetti, e l'ha obbligato a concedergli un erede, pur di ottenere un vincolo inscindibile anche per Odino stesso – le chiarisce l'amico, afferrandola dalle piccole spalle con fervore.
-Non è così! Questo chi te l'ha detto? Il tuo sincero fratellino, per caso? – lo aggredisce lei, avvicinatasi con il volto al suo con le mani a serrargli le possenti braccia e il tono di voce innalzato a sua volta.
-Loki l'ha dichiarato qualche istante prima di svanire tra la luce del Tesseract! Non è affatto facile per un uomo tanto orgoglioso di sé, ammettere davanti all'invidiato fratellastro una tale umiliazione corporale. Per questo gli credo – espone la sua teoria Thor, faccia a faccia con la testarda interlocutrice, occhi negli occhi, a fronteggiare tenacemente la sua ipotesi.
-Allora è bene che tu venga a conoscenza di un piccolo dettaglio, amico mio – gli sibila Sif –Quando il giorno dell'udienza scortai tuo fratello qui, nella sala di Hliðskjálf, fu allora che mi accorsi del suo stato interessante.
A quelle parole, il fermo accusatore scioglie la ferrea presa sulla ragazza; la collera scema e lascia il posto alla costernazione.
-Significa che ti ha mentito, di nuovo – infierisce lei, massaggiandosi le spalle indolenzite, con lo sguardo fisso in quello smarrito dell'altro.
Frigga riprende un minimo di colorito sul volto e riacquista le forze grazie anche al sostegno di Odino, all'apparenza calmo e concentrato sull'evolversi dell'acceso battibecco tra i due, mentre Thor si avvilisce e china il capo, restio ad accettare quell'inoppugnabile contraddizione.
L'erede non intende riflettere sulle parole dell'amica, non vuole riflettere.
L'immagine dello sguardo smarrito del fratello ritorna con prepotenza a tormentarlo e si ritrova a vagare coi pensieri al ricordo del loro travolgente addio.
Un bacio, uno stiletto nel cuore, il suo soccorso.
E poi quella strana sensazione di un legame nuovo tra loro.
Gli chiese se fosse in attesa di un figlio e lui negò, almeno fino a quando non si rivelò la vita nel suo grembo al tocco della sua mano.
Si accertò immediatamente se fosse lui il padre dell'essere che stava crescendo dentro di sé, incassando un diniego che però non lo convinse del tutto.
L'arcana sensazione provata nel sfiorargli il ventre inseminato lo convinceva del contrario e adesso riprende possesso del suo cuore, attraverso un ritmo emozionato, messaggero di una sconcertante rivelazione.
Il padre non è affatto Fandral: questo gli grida la coscienza.
-No, non è così – continua a negare con rinnovato vigore –Fandral non ha saputo ribattere a quest'accusa, significherà pur qualcosa!
-Io penso l'abbia preso alla sprovvista, ma di certo la violenza non è un'azione da lui! Mentire: quella sì, è la specialità di Loki! – sentenzia la dura guerriera.
-Forse Loki ha alterato ancora una volta la verità, o forse no – commenta l'altro in un soffio di fiato, quasi più rivolto a se stesso che all'amica -E se davvero aspettava già un figlio prima della notte in cui fuggì, allora questo potrebbe cambiare ogni cosa ...
-Spiegami, sono curiosa di sentire il tuo ennesimo delirio! - lo schernisce Sif, incrociando le braccia al petto con aria di sfida.
La compagna si prepara all'ascolto dell'ennesimo contraddittorio e Thor è pronto ad accontentarla, ma la voce imperiosa del sovrano induce entrambi all'immediato silenzio.
-ADESSO BASTA!
Odino si solleva da Hliðskjálf con il volto alterato dalla furia e tremante di collera, uno scatto talmente inatteso da indurre Frigga a un lieve sobbalzo sul posto.
-Alla luce dei nuovi avvenimenti, l'esilio di Loki verrà rievocato, ma il suo ritorno ad Asgard non deve portare nel mio regno nuove discordie e pericoli – sentenzia il padre degli dei, modulando la voce di modo da riprendere un adeguato contegno –Mi aspetto quindi dal suo futuro compagno la capacità di riportarlo a Palazzo, un successo che mi garantirebbe il controllo sull'ingestibile fuggitivo.
Frigga ascolta attentamente la proposta del sovrano, osservando angosciata il primogenito divenire sempre più insofferente ad ogni nuova parola.
-Mi auguro sia trasparente a Fandral, la grande responsabilità che avrà nei riguardi di Loki, del figlio che li unisce e del regno intero, poichè solo in questo modo sarei disposto a benedire la loro unione– sottolinea il re in conclusione, mentre riprende posto sul trono.
Con un cenno del capo, Sif gli attesta la sua totale approvazione, al contrario il ringhio emesso da Thor durante l'enuncio dichiara il suo disappunto.
-Ineccepibile richiesta, ma è la paternità di Fandral che metterei fortemente in dubbio…
Silenzio.
L'impulsiva risposta di Thor scivola in un soffio di fiato e sconcerta tutti, compreso se stesso.
-Non comprendo questa tua affermazione. Nessun altro asgardiano ha mai reclamato la paternità del figlio di Loki – asserisce Odino, scrutando il figlio con sospetto –Sei forse al corrente di un misterioso pretendente a noi ignoto?
La tentazione di scansare il confronto diretto con suo padre è forte in Thor, ma la parte di sé che ha confessato non vuole più tacere sulla verità.
Sente sia giunto il tempo di assumersi colpe e responsabilità, o il rimorso per non aver tentato lo tormenterà a tal punto da non sentirsi mai degno di aspirare al trono.
Così quella parte sovrasta quella prudente e lo sprona all'audacia.
-Dunque, chi mai potrebbe rivendicare la paternità del figlio di Loki? – insiste Odino, ansioso di conoscerne il nome –Parla, ADESSO!
-L'avete qui davanti a voi – dichiara Thor a testa alta, mentre muove un passo in avanti.
-No … - è l'impulsivo commento di Frigga.
La scioccante ammissione le provoca violenti capogiri e la costringe a sedersi sul suo trono per non cadere a terra.
-TU?
Il sovrano esprime la sua costernazione in un urlo disumano, travolto dalla rabbia e dallo sgomento.
-E' successo una notte soltanto – rivela Thor, affrontando lo sguardo adirato del sovrano senza indugio alcuno -Dopo aver udito le affermazioni di Sif, deduco però che per quanto si sappia al momento, non posso escludere di essere io il padre naturale.
-Non è vero. Dimmi che non è vero! – Sif si volta a guardare il volto di quell'uomo che credeva di comprendere a pieno, alla ricerca di risposte in quegli occhi velati di vergogna –Tu ami quella midgardiana, me l'hai accennato appena qualche sera fa!
Ma il mesto sorriso del principe ereditario le conferma la realtà dei fatti, e non le dà altra scelta se non prenderne definitivamente atto.
-Come avete stabilito voi stesso, padre, affinchè possa reintegrarsi a Palazzo, il futuro sposo di Loki dovrà dare prova della capacità di proteggerlo, ma anche della fermezza di gestire un rapporto complesso e pericoloso. Io,Thor, futuro re di Asgard, in qualità di aspirante pretendente alla sua mano, sono pronto a far ritorno oggi stesso su Midgard e dimostrarvi tutto questo.
Il discorso non viene interrotto da un solo sospiro, tanta è l'attesa di conoscere le intenzioni del principe asgardiano.
Immobile come una statua altera, Odino non ha la forza di riprendere il dibattito, mentre Frigga cede all'angoscia e si precipita dal figlio imprudente, infliggendogli un sonoro manrovescio in pieno volto non appena lo raggiunge.
Thor non evita il colpo, incapace di biasimare la delusione della madre, poiché lui stesso prova la sua stessa paura, sin dal momento in cui scoprì la vera natura dell'amore per Loki.
La vergogna e il tormento per quell'esposizione sono grandi, eppure Thor non ritratta in alcun modo la sua sconcertante confessione.
Non gli è più possibile ormai.
Il suo cuore non avrà pace fino a quando le etichette di corte e i rigidi principi non verranno travolti dalla verità, come gli argini sommersi dalle impetuose acque di un fiume in piena.
-Che cos'hai fatto? Tuo padre ed io vi allevammo insieme da sempre, vi abbiamo cresciuto come se foste due fratelli di sangue! – esplode in un pianto disperato la regina, mentre gli accarezza d'istinto la guancia arrossata dal colpo subito -Ti rendi conto della vergogna che ricadrà sulla nostra famiglia, appena il regno verrà a conoscenza della vostra perversa tentazione carnale?
-Non c'è nulla di sbagliato nel mio amore per lui! – osa ribattere Thor, arretrando di qualche passo da lei –Io non desideravo accadesse, ma di fatto la mia passione per Loki è divenuta necessaria al mio cuore quanto l'aria, il cibo e l'acqua per il mio stesso corpo!
-SILENZIO! - irrompe la voce autoritaria di Odino, insofferente all'accesa discussione tra i suoi famigliari.
Il re scandaglia i suoi sudditi con estrema attenzione; la fedele consorte lo omaggia con un rispettoso inchino, Sif non esita ad imitarla qualche istante più tardi, Thor resta impassibile e lo sfida con lo sguardo.
Digrigna i denti, costringendosi a lunghi respiri profondi prima di enunciare il suo responso, affinchè la sua collera possa placarsi.
-Hai idea del luogo in cui Loki si nasconde? –chiede con tono pacato al figlio, sotto lo sguardo confuso delle due donne.
-Sì, padre – enuncia Thor in tono deciso –L'ossessione di Loki è Jane Foster, una scienziata che conobbi durante il mio passaggio su Midgard.
-Siamo già stati in Nuovo Mexico, ma non lavora più in quel centro di ricerca – interviene Sif, in difesa del suo operato e di quello degli altri compagni.
-Quando Loki rubò il Cubo Cosmico, furono diverse le azioni preventivate dallo S.H.I.E.L.D., l'organizzazione che ha dato vita al Progetto Avengers. Tra queste, il trasferimento di Jane, affinchè la follia di mio fratello non la raggiungesse - le spiega a grandi linee Thor.
-Dunque tu sai il luogo in cui si trova adesso? - chiede con rinnovata speranza e l'amico conferma all'istante con un lieve cenno del capo.
-Mio re, permettete a Thor di unirsi a noi ed accelereremo le ricerche! Rintracciare questa midgardiana sarebbe fondamentale per il recupero di vostro figlio – sentenzia Sif, volgendo uno sguardo determinato alla regina rimasta in silenzio ad ascoltare.
Sentirsi spalleggiare dall'amica, rinnova in Thor piena fiducia in se stesso.
-Essia. Che mio figlio prenda parte alla spedizione – desiste infine il sovrano – Ma … - alza la voce e azzittisce il principe, che si accingeva a ringraziarlo –L'intervento di Thor resta solo di supporto. Confido nel ritorno di Loki a Palazzo, sotto la tutela di Fandral.
-Sì mio re – conferma Sif, soddisfatta delle condizioni pattuite, mentre Thor accenna un amaro sorriso in risposta all'ostinato monito del padre.
-Partiremo subito – propone Thor, guadagnando assensi del padre e dell'alleata.
Non udendo alcun consenso da parte della madre, cerca un suo sguardo di approvazione, ma gli sfugge non appena lo incrocia, refrattaria ad un facile perdono per quello che considera un grande tradimento della sua fiducia.
Così, i due guerrieri non perdono più altro tempo; di gran carriera si congedano dalla sala senza voltarsi un solo istante, spronati dall'esigenza di intervenire in tempi rapidi.
Ogni minuto trascorso, potrebbe essere fatale per la giovane umana Jane Foster.
La neve è caduta abbondante negli ultimi giorni su Ny-Ålesund e i pochi residenti si sono rintanati nelle loro case dalle finestre anguste, con l'alluminio a sostituire le classiche tende e i camini che sbuffano fumo nero in un cielo indistinguibile dal candido manto delle terre.
Da diverse settimane l'intera isola di Spitsbergen è inaccessibile per via aerea e marittima, una consuetudine invernale nella piccola cittadina, patria indiscussa di osservatori scientifici in cui geologi e metereologi provenienti da tutto il mondo effettuano studi e ricerche determinanti, finanziate dalle loro nazioni d'origine.
Da qualche mese, anche Jane Foster fa parte dell'esigua popolazione in pianta stabile, trasferitasi improvvisamente con motivazioni non del tutto chiare, a seguito di un ordine impartito dal direttore dello S.H.I.E.L.D., Nick Fury.
La figura minuta della scienziata americana è appena visibile nella bufera, eppure imperterrita abbandona il rifugio in cui alloggia per riprendere la sua Jeep, in modo da recarsi al laboratorio dove le hanno richiesto urgente consulenza.
I lunghi stivali di gomma sprofondano spesso mentre incede, rannicchiata su se stessa in modo da difendersi dalle tremende raffiche di ghiaccio e vento, il volto arrossato dal gelo e celato da una lunga sciarpa in felpa, lo sguardo adombrato dal cappuccio della giacca, scivolato all'altezza del suo naso.
Raggiunta a fatica la piccola vettura, le chiavi le scivolano in modo maldestro dai guanti troppo fradici, mentre le tirava fuori dalla tasca del giubbotto.
La ricerca tra l'asettica distesa è ardua, ma testarda le recupera prima che la neve le ingoi, e finalmente si ripara dalla tempesta ostile, infilandosi all'interno dell'abitacolo non appena riesce ad aprire la portiera.
La Jeep si mette in moto dopo alcuni tentativi, i tergicristalli sbattono a destra e sinistra in affanno contro la mole della neve sul parabrezza, una mano in automatico accende la radio alla ricerca di un po' di musica di sottofondo.
Cantando la canzone ascoltata, appoggia sul sedile del passeggero guanti e sciarpa, accessori ingombranti ora che il riscaldamento inizia a farsi sentire.
-Adesso a noi due, Ny-Alesund! – si incoraggia la ragazza, mentre abbassa il copricapo e si sistema i lunghi capelli color miele, guardandosi in viso dallo specchietto centrale.
Ed è allora che lo nota.
-Oh no – riesce a dire, impietrita alla vista di quell'uomo a lei noto –Cosa ci fai qui sulla Terra, Loki?
Il cuore sembra volerle schizzare dal petto alla visione del terribile fratellastro di Thor, il principe di un altro mondo che salvò la Terra in più di un'occasione.
Loki.
Seduto comodamente sui sedili posteriori della sua auto, la osserva con un sorriso diabolico, il volto scarno è di un pallore anormale, da accendergli le iridi smeraldine come fari penetranti nella notte, le sue dita affusolate giocano con una piccola revolver che scivola da una mano all'altra in continua alternanza.
-Parti, e va verso il porto mercantile – le ordina lui, ignorando la sua domanda.
-Come hai fatto a scappare da Asgard? – replica lei, talmente scioccata da parlare senza riuscire a controllarsi.
-Ho detto parti! – gli ripete stizzito l'uomo.
Non le è possibile vederla, ma Jane avverte la canna della pistola contro la nuca e questo le basta per obbedire all'oscuro passeggero.
-Va bene, va bene – lo accontenta lei, ingranando la prima marcia della Jeep.
Raschia un po' nel cambiare le marce, abituata al cambio automatico come la maggior parte degli americani, ma infine riesce a far manovra e a svoltare in direzione del porto come da indicazione.
Troppo orgogliosa per lasciarsi andare alla disperazione, Jane si concentra sulla strada nel tentativo di restare lucida, così da riflettere su come poter gestire l'inattesa situazione.
E' arduo muoversi in quelle condizioni climatiche, ma Loki non sembra aver premura, continuando a puntare l'arma contro il capo della donna tanto detestata, mentre la mano libera sistema in modo ossessivo il lungo soprabito in pelle nera dal grande collo in pelliccia, indossato sopra a un eccentrico completo aderente di identico tessuto e colore.
Il viaggio procede in assoluto silenzio, entrambi perduti nei loro intimi pensieri, fino a quando Jane non nota con la coda dell'occhio il volto di Loki sfigurato dalla sofferenza e le sue dita tremanti premute all'altezza della pancia con insistenza.
Le fitte sembrano strazianti, un punto debole del suo aguzzino da sfruttare a suo favore.
La speranza di potersi in qualche modo divincolarsi dal suo rapitore, la porta a cogliere un altro dettaglio importantissimo, che succube della paura e del panico aveva del tutto tralasciato: Loki non usa alcun potere su di lei, si avvale di una semplice arma terrestre.
L'intuito le suggerisce di non ignorare il suo malessere, talmente intenso da potergli causare conseguenze come l'assenza della magia, un vantaggio che potrebbe rivelarsi determinante per la sua salvezza.
" Posso farcela, devo solo mantenere i nervi saldi."
Si ripete fra sé.
Così guida l'auto in modo da prendere il sentiero più tortuoso, e Loki serra la mascella quando le buche piuttosto profonde della strada gli amplificano il suo supplizio.
-Fa attenzione – la ammonisce contrariato, mentre rimuove la sicura della pistola.
-Mi dispiace, non è colpa mia, la strada è dissestata a causa del ghiaccio … Sto cercando di fare del mio meglio per evitare le falle – si giustifica l'astuta scienziata, che al contrario di quanto sostiene, bada bene di evitare i tratti più lisci dell'asfalto.
-Fermati, fermati! – le ordina, così stravolto da esigere l'urgente arresto della vettura.
Indebolito da una nausea insistente, il contatto tra la pistola e la donna si fa meno pressante, una disattenzione che gli costa caro.
L'occasione tanto attesa infine si presenta e Jane, libera dalla pressione dell'arma alla nuca, accelera d'improvviso, puntando dritta ad un cumulo di neve ghiacciata al lato di un piccolo incrocio, decisa a provocare lei stessa un incidente.
Ed è un attimo.
L'urto con la duna ghiacciata destabilizza la Jeep che si solleva da un lato, e vinta dalla gravità si rovescia su se stessa.
I passeggeri si raggomitolano per proteggersi dai cocci di vetro frantumati e dalle lamiere deformate della carrozzeria, restando immobili e silenziosi per diversi minuti.
Il motore fumante è la prima preoccupazione della conducente, che ha l'accortezza di spegnere la vettura, malgrado la scomodità di una posizione non consona alla guida.
L'adrenalina sprona Jane, stringe i denti per tollerare il dolore a una spalla ferita mentre fa forza contro la portiera, decisa ad abbandonare nella Jeep l'aggressore stordito dall'urto, di cui percepisce sommessi lamenti.
-Apriti, dannazione! – inveisce, facendo forza sulla maniglia, con il cuore che le martella nel petto.
Dopo numerosi tentativi, un secco rumore metallico le segnala lo sblocco della sicura, premio inestimabile per la sua caparbietà.
Con una mano premuta sulla spalla e l'altra ad un ginocchio, Jane si precipita fuori dall'abitacolo, lieta di riempirsi i polmoni dell'aria gelida della notte.
Claudicante, sofferente, ma finalmente salva.
Malgrado una parte di sé vorrebbe precipitarsi a rincorrerla, Loki si costringe a ignorare la fuga del proprio ostaggio, vinto da un'angoscia travolgente del tutto imprevista.
La mente è offuscata da pensieri irrazionali carichi di paura e tormenti, il cuore gli prende a battere così forte da sentirsi male, quasi fosse stretto da un pugno vigoroso.
Sbottona il caldo cappotto con una foga tale da far saltare un bottone, tanto è la fretta di posare una mano sull'addome dilatato, alla ricerca di un lieve segno vitale del suo bambino.
Nessun movimento.
-No … - bisbiglia avvilito, tremando come una foglia in balia del vento.
Trattiene il fiato, incapace di respirare istanti terribili in cui potrebbe aver perduto l'essere indifeso nutrito dal suo stesso corpo.
Ed è alla nascita delle prime lacrime che si arrende alla consapevolezza di voler disperatamente udire un suo battito, è solo versandole che si accorge di voler davvero quel figlio, è quando le vede cadere sulle dita premute nel suo grembo che si rende conto quanto il desiderio di divenire padre sia più forte della paura.
Allora, la voglia di urlare l'odio verso quella donna diviene incontenibile.
Lo sente gridare di rabbia e dolore, le corde dell'anima vibrano in un modo così toccante da sentire il cuore fermarsi per un attimo.
-JANE FOSTER!
Chiama il suo nome, piange, delira.
Quasi sarebbe tentata a precipitarsi in suo soccorso, ma lei non deve cedere, lei sa cosa sia davvero Loki.
Un ingannatore, infido, letale, un mostro folle di rivalsa, ambizione e perfidia.
Loki la ucciderebbe con immenso godimento anche a mani nude, pur di provocare afflizione al fratellastro, gli mostrerebbe il suo corpo privo di vita come un trofeo, solo per il gusto di vederlo precipitare nel baratro del caos.
Corre Jane, corre e non si volta mai indietro.
Intanto il vento ha placato la sua furia, la neve cade debole e rada, la notte si irradia della luce candida del manto donato dalla tempesta ormai assopita.
-Aiutatemi!
L'appello della donna echeggia lungo il sentiero innevato intrapreso, nascosto e distante dalla strada principale, affinchè possa celare la sua presenza al suo aggressore.
Il cuore balza in gola al sentire il rumore di altri stivali oltre ai suoi, dapprima vago, poi sempre più vicino, più chiaro.
-LASCIAMI! – comanda, urlando a gran voce il suo terrore puro, quando si sente afferrare per un braccio e viene costretta ad arrestarsi.
-Jane! Jane!
La donna grida così forte che la voce del misterioso inseguitore si disperde.
Scalpita, oppone resistenza fisica, atterrita da cosa potrebbe capitarle se cedesse alla cattura e infine si arrende alla forza dell'altro, ritrovandosi stretta tra le sue braccia possenti.
-Non uccidermi, ti prego! - implora con gli occhi ben chiusi, così da non vedere il suo volto.
-E' tutto finito, Jane, sono io – le sussurra quell'uomo, con un tono che le trasmette dolcezza, sicurezza, protezione.
Una carezza tra i capelli in disordine di una mano che ben conosce la esorta a prendere coraggio e a guardarlo negli occhi.
L'azzurro di due iridi la incantano e la avvolgono in un sollievo istantaneo, beandosi di quella visione come una bimba meravigliata dallo spettacolo di un cielo terso e sconfinato.
-Thor … - bisbiglia lei, sorridendo tra lacrime di commozione –Sei qui per salvarmi?
Non giunge parola da parte del fascinoso dio asgardiano, ma il caldo abbraccio è un sincero conforto, come il suo sorriso, luce abbagliante nell'oscurità da cui la donna a lui cara è sfuggita per un soffio.
Dopo aver perduto l'onore di rimpatriare ad Asgard come si addirebbe al futuro re, dopo aver assaggiato il frutto amaro dell'amore non corrisposto, privato della speranza di crescere un figlio voluto con ardore, ma mai ammesso nemmeno con se stesso fino a quando non l'ha sentito languire dentro di sé, a Loki non resta ormai che la sua vendetta.
L'ossessiva caccia è ancora aperta per lui, testardo segugio non intende mollare, poichè tra le smisurate incertezze del suo futuro, l'unica certezza è che Jane Foster dovrà pagare per tutti i suoi patimenti.
Il dio caduto procede caracollante lungo un cammino tracciato dalle orme ancora fresche lasciate dalla fuggitiva, si stringe nell'ampio cappotto in cerca di calore, lo riabbottona con cura, mosso dall'istinto paterno verso la creatura innocente, creduta vittima del suo fallimento.
Gli occhi sono gonfi di lacrime, lo sguardo allucinato è rivolto davanti a sé, ai radi alberi innevati, prigionieri tra terra e cielo uniti in un infinito candore, alle dune gelide che gli rammentano le terre natie.
Consapevole di non poter scampare alla collera di Thor quando verrà a conoscenza dell'uccisione dell'amata, Loki si prepara all'esilio su Jötunheimr, inesorabile conseguenza di una vendetta da portare a termine a qualsiasi costo.
Gli eventi però si rivelano ai suoi occhi nuovamente avversi, quando individua la donna scampata al suo destino di morte avanzare senza alcun timore, mano nella mano con il dio del Tuono, tra la macchia indefinita di ghiaccio e neve.
Quel tenero legame è il sale sulla profonda ferita del cuore tuttora aperta, una scena per lo sventurato innamorato impossibile da sostenere.
Lo sguardo incredulo si sposta rapido dal viso sereno della donna a quello amareggiato del figlio di Odino, per poi impallidire nel cogliere alle loro spalle il gruppo dei fedeli alleati, tra i quali anche il suo promesso sposo.
Un aspro ghigno altera i delicati lineamenti, rallenta il passo e permette agli avversari di raggiungerlo, svuotato di ogni energia, pronto all'inevitabile sconfitta.
Osserva attentamente gli spostamenti dei guerrieri asgardiani, scrutandoli come guardasse irritanti insetti attirati da un fiore perfetto; Volstagg e Hogun restano di scorta al loro principe e la sua protetta, mentre Sif gli si avvicina di gran carriera, seguita con la stessa decisione dallo spadaccino.
Fandral, l'uomo sedotto, ingannato, fremente di collera per il suo abbandono.
Evita di posare gli occhi su di lui quando lo avverte accanto a sé, rifiuta il suo insistente sguardo di rimprovero, trema di rabbia e di frustrazione nel sentire la mano appropriarsi della sua, quasi intendesse competere con il gesto d'affetto dell'amico verso l'umana.
-Lasciami! Non mi devi toccare – gli sibila Loki, cercando di divincolarsi dalla stretta, una protesta che risulta vana.
-Basta fare i capricci, dolcezza! Non ho più voglia di giocare a rincorrerti! – gli bisbiglia ad un orecchio Fandral, per poi mordicchiargli il lobo in modo malizioso, un gesto punito con una secca gomitata allo stomaco che incassa con una sportiva risata.
-Placa la tua ira Loki! – interviene Thor, al quale è sfuggita l'irriverenza dello spadaccino, celata da una prospettiva sfavorevole –Privo dei tuoi poteri non hai alcuna speranza di affrontarci.
-Giusto in tempo per salvare l'umana dalla morte … Un tempismo impeccabile, fratello – sentenzia con finta ammirazione Loki.
-In verità ero in attesa della tua mossa già da alcuni giorni, fratello – gli precisa l'altro, scandendo bene ogni parola mentre assottiglia gli occhi contrariato –Mi rammarico solamente di non essere riuscito ad evitare a Jane le tue barbarie!
-La tua dolce Jane, ma certo – sbotta il ribelle, storcendo il naso in segno di disgusto –In effetti hai corso un bel rischio. Fossi in lei, mi sentirei piuttosto risentita per averla declassata al ruolo di un'esca.
-Non vedevo altra soluzione più rapida, per portarti dritto da me – è diretta la risposta di Thor, ma il tono con cui la espone suona dolce, premuroso.
-Hai rischiato la sua vita per vincermi ancora una volta in battaglia? La tua arroganza diviene sempre più smisurata ogni giorno che passa – infierisce Loki, appagato dall'evidente delusione letta nello sguardo della donna –Mi chiedo perché arrivare a tanto, pur di scovarmi.
-Non è arroganza la mia colpa, è brama di riaverti al mio fianco, semmai! – precisa l'accusato d'impulso -Sei una creatura terribile quando non esiti a strappare una vita, chimera incantevole quando scegli di darne origine. Un tuo sorriso può segnare la fine e la genesi, i tuoi occhi sono tormento dell'anima, ma anche passione per il cuore. Amo le tue luci, accetto le tue ombre, sei esattamente come ti vorrei.
La lode lusinga le orecchie di Loki, colora le sue guance di un intenso rossore e azzittisce la sua bocca, curvatasi in un mezzo sorriso compiaciuto.
Diversa è la reazione di Sif, che serra la mascella e scuote il capo, volgendo un'occhiata rapida ai presenti ammutoliti, mentre Fandral si incupisce alla vista dell'amato perduto tra la dolcezza di quella dichiarazione d'affetto.
"Queste parole d'amore non sembrano affatto rivolte a un fratello."
Si ripete fra sé, logorato da una gelosia che non riesce a reprimere.
-Torniamo ad Asgard, Loki. Torniamo a casa, io e te, insieme – è l'onesto invito del figlio di Odino.
Concluso il discorso, Jane riflette confusa sull'ambigua dichiarazione d'affetto, stringendo più forte la mano dell'incomprensibile oratore, al sentirla sfuggire dalla sua.
Qualcosa è cambiato in Thor dall'ultima volta in cui si incontrarono, lo sente diverso e non sa spiegarsi il motivo.
L'istinto le suggerisce di non ignorare gli sguardi languidi rivolti all'ambiguo fratellastro, ma la ragione le rimprovera la folle deduzione e sceglie di non crederle.
-Molto toccante, amico. Adesso però scortiamo questa "creatura meravigliosa" al cospetto di Odino – sentenzia con sarcasmo il burbero Volstagg, accompagnato da un mugugno di approvazione di Hogun.
Rimorso.
Ora Jane riesce a definire la sensazione percepita in Thor, riconosce la sfumatura nello sguardo che le rivolge.
E' così evidente la sua afflizione per il dolore che le infligge nel momento in cui decide di allontanarsi da lei, poiché il suo cuore ha smesso di nutrire il loro giovane amore.
-Devo andare Jane – le dice semplicemente, tanto è il desiderio di lasciarsi alle spalle un rapporto senza più futuro.
Il cuore le manca un battito quando la mano del dio asgardiano abbandona la sua, e impotente lo osserva andare incontro al fratellastro a rapide falcate.
-E' con me che Loki farà ritorno ad Asgard!
Thor arresta la sua marcia alla vista di Fandral posto ad ostacolo tra lui e il prigioniero.
-No, non avrai questo onore, non dopo quello che gli hai fatto! Sarò io a prendermi cura di lui e del bambino – gli ribatte, deciso a non sottostare più alle ristrette vedute del regno.
Loki segue silenzioso l'acceso diverbio tra i due pretendenti, infastidito dall'abbraccio soffocante nel quale lo spadaccino lo costringe, affascinato dalla tenacia con cui entrambi pretendono la sua custodia.
-E perché mai dovresti intrometterti? – lo interpella lo spadaccino -Io l'ho cercato per tutta Midgard, io ora lo riporterò ad Asgard. Così vuole Odino affinchè acconsenta alle nozze tra me e tuo fratello.
-Non permetterò che accada – lo avvisa Thor –Hai costretto mio fratello a giacere con te, sei un essere spregevole!
-E' solo una squallida menzogna a cui hai voluto credere – ribatte a gran voce l'altro –Ti piaccia o meno, Loki mi ha legato a sè con un figlio e pretendo che il mio erede nasca nella serenità di una vera famiglia!
-Sono d'accordo con te riguardo alla tutela del bambino, ma vedi, amico mio – fa una pausa teatrale il dio del tuono, mentre un passo dopo l'altro brucia la distanza rimastra tra loro –Potresti non essere tu il padre.
Turbata dall'incomprensibile discorso, Jane si avvicina a Volstagg, in tacita richiesta di chiarimenti, affidando ai suoi occhi i tormenti custoditi nel cuore.
-Loki non è un uomo comune, è un Jotunn – le spiega il corpulento guerriero, certo di averle risolto l'enigma, ma l'umana non gli appare affatto illuminata dal suo chiarimento.
-Sì, insomma, i Giganti di Ghiaccio! – entra ancora nel dettaglio, agitando le braccia come se intendesse evocarne uno davanti ai suoi occhi.
-Significa che può generare la vita come una donna – va a lui in soccorso Hogun, fermando le movenze agitate del compagno con secchi ceffoni sulle dita.
-Grazie, ora mi è tutto chiaro – sorride grata lei.
Solo in un secondo momento collega la notizia allo straziante urlo di dolore di Loki, udito in seguito all'incidente stradale, un sinistro causato da lei stessa, e che per questo adesso si sente morire.
Sorride Thor, dell'aria furiosa sul volto di Sif, fino ad allora silenziosa testimone del loro scontro, si compiace di riscontrare in Fandral sincero stupore, non appena coglie il significato dell'enuncio, ma soprattutto si rincuora nel non sentire il fermo diniego della sua teoria da parte di Loki.
-Ti supplico Thor, bada bene a quel che dici, potresti pentirtene amaramente – lo implora la fedele compagna, convinta sia lui ad essere in errore tra i due.
Ma il dubbio si insidia nella mente di Fandral, rafforzato da un dialogo avvenuto tra le segrete del Palazzo, durante la settimana di prigionia del dio del caos.
"Tu credi all'ennesimo inganno! So per certo che il suo cuore appartiene ad un altro!"
La mente recupera la dichiarazione del dio del tuono, i suoi occhi sinceri allora lo convinsero di un clandestino rapporto tra Loki e un misterioso asgardiano.
-Non sono io il padre? Quel che dice è la verità? – interpella l'amato, mentre gli cattura il mento e lo solleva con sgarbo, in modo da poter incrociare il loro sguardo.
L'infido menzognero trattiene il respiro nel sentirsi addosso le ostinate iridi di ghiaccio dell'uomo ingannato, e per la prima volta, si prepara a condividere con entrambi i pretendenti la conoscenza della cruda realtà.
Si divincola dall'abbraccio morboso in cui era costretto e a testa alta apre il pesante soprabito, mettendo in mostra il suo grembo gravido senza più alcuna remora, visione accolta da un'emozione generale.
-Mio figlio … - dichiara in un filo di voce, ma null'altro se non un flebile gemito d'angoscia consegue, quando le dita affusolate accarezzano il gonfiore ormai evidente.
Una piccola lacrima gli riga uno zigomo pronunciato e termina la lenta discesa tra le dita del fratellastro, desideroso di carpire l'amarezza riflessa nel suo sguardo.
-Qualcosa non va – commenta Thor con sguardo atterrito, per poi varcare ansioso il tessuto della maglia senza chiedergli alcun permesso, bramoso di tastargli il gonfiore.
Loki arrossisce al tocco di quella mano grezza e di quegli occhi di cielo fissi su di sè, ma ne tollera paziente la sgarbata invasione, illuso che il legame con il vero padre possa spronare il figlio a riprendersi.
Ma anche quel contatto non scatena alcun movimento.
-Il bambino non dà cenni di vita! Dobbiamo tornare subito ad Asgard, Loki ha bisogno di assoluto riposo!- comanda all'istante Thor, mentre gli risistema il vestiario con premura.
-Come dici? – interviene anche Sif, pallida in volto.
-Dannazione, non voglio perdere mio figlio! – inveisce Fandral, che strappa l'attenzione del Jotunn al proprio principe, riprendendolo tra le braccia contro la sua volontà.
-Lasciami! Lasciami! - protesta il prigioniero, battendogli energici pugni sulla corazza quando lo trascina lontano dal fratello, malgrado il suo forte dissenso.
-Smettila di agitarti, vuoi capirlo che rischi di perdere nostro figlio? – lo rimprovera Fandral, baciandogli la fronte gelida con una tenerezza del tutto inaspettata –Io ti amo, ti amo da morire, e amo nostro figlio! Non voglio perdervi …
La dolcezza trasmessa da Fandral scalda il cuore turbato di Loki, lo confonde.
Non sapendo come reagire al suo affetto, d'istinto volge uno sguardo fugace all'amato dio dei fulmini, ritrovandolo impegnato a impartire ai suoi uomini una pronta partenza per Asgard.
-Sif! Volstagg! Hogun! Muoviamoci! - lo sente ordinare altero ai compagni.
Volstagg protende al centro il Tesseract e il resto del gruppo sfiora il cubo con le dita quando Fandral accorre con Loki, ormai ridotto a un docile ostaggio.
Ed è allora che vinta dal senso di colpa, Jane crolla disperata e si precipita tra le braccia di Thor, decisa a confessargli le sue responsabilità.
-Jane! Devo andare, non posso restare oltre – la congeda il dio, ricambiando l'abbraccio dell'amica sotto lo sguardo avvilito di Loki.
-Perdonami Thor !Io non potevo sapere del figlio di Loki! Oh che cos'ho fatto! Cosa ho fatto! - si tormenta la scienziata, che accoccolatasi contro il petto dell'amato sfoga la sua pena in un pianto isterico.
-Non hai nulla da recriminarti, qualsiasi cosa sia successa: Loki ha sbagliato, e tu hai solo protetto te stessa – la rassicura lui, colpito dalla bontà d'animo di quella donna scampata alla morte per un soffio, eppure in pena per il proprio carnefice.
L'irrazionalità del momento prende il sopravvento nella mente di Jane, il tempo divenuto acerrimo nemico non le permette che una sola alternativa.
-Io ti amo Thor - si dichiara la giovane umana in balia delle sue emozioni.
Si solleva in punta di piedi in cerca della bocca del dio, se ne appropria, dando vita ad un bacio nutrito da entrambi per alcuni fugaci istanti, fino a quando lui non lo interrompe bruscamente.
Un bacio disperato di una donna innamorata, un ultimo dono da parte di un amante perduto.
-Addio Jane Foster – enuncia deciso, mentre le sorride con dolcezza.
Sorride anche la scienziata, seppure visibilmente scossa per l'imminente addio, si induce ad arretrare, così da non includersi nell'energia del cubo ormai liberata nell'aria e con un nodo alla gola resta ad osservare la scomparsa degli uomini provenienti da un altro mondo.
Avvolta nel bagliore del Tesseract, Ny-Alesund si cristallizza in un'aurora boreale dalle intense sfumature turchesi, per poi tornare in pochi minuti alla sua normalità, fatta di silenzio, di neve e di ghiaccio, sotto una luna finalmente libera di irradiare gli ultimi attimi di una lunga notte invernale.
Il gusto delle labbra di Jane di certo non gli mancherà, assuefatto dalla dolce fragranza di mandorla assaporata sulla pelle di Loki, un profumo unico che gli ha rapito per sempre i sensi e il cuore.
Quel bacio non è stato altro se non la definitiva conferma già sussurrata in un sogno premonitore.
La personale ricerca della verità ha però inflitto l'ennesima lesione all'orgoglio del fratellastro.
Avvelenato dalla vista di quel bacio, Loki volge il capo contro il possente torace di Fandral, lasciandosi cullare dalle sue carezze premurose.
Ancora una volta, Thor ha scelto lei.
Quella donna detestata gli ha rubato il suo caldo sorriso, ha goduto delle sue labbra morbide, ha giovato del suo abbraccio rassicurante.
Loki si sente tradito.
Le parole d'amore dedicategli erano così reali, eppure Thor ha baciato un'altra, appena qualche minuto più tardi.
Fragile, insicuro,Loki.
Così bisognoso di conforto, ora che la vita di suo figlio è appesa al filo invisibile del fato, una ghiotta occasione per riottenere il controllo su di lui, e Fandral non intende lasciarsela sfuggire.
-Ti rendi conto, mio amato, quanto sei importante per me? – gli sussurra, pronto a sfruttare l'ennesima delusione inflitta dal suo rivale –E ti rendi conto, di quanto poco conti per lui?
Nessuna reazione furibonda gli giunge in risposta da Loki, un atteggiamento che sorprende non poco Fandral.
Avrebbe dovuto piangere in quel momento, avrebbe dovuto gridare tutto il suo disprezzo verso la razza asgardiana, inveire contro Thor e l'intera famiglia reale, eppure niente di tutto questo accade.
-Non hai nulla da dire? – gli domanda, incuriosito dall'inattesa serenità con cui affronta il momento di delusione.
E poi le sue dita d'improvviso gli catturano una mano e la conducono sulla sua pancia, dove insieme attendono in silenzio, fino a quando piccoli movimenti inaspettati non fanno sussultare entrambi.
-Si muove! – esclama Fandral, fuori di sé dalla felicità –E' vivo, è ancora vivo!
-E' vivo, sì! – gli conferma Loki, poco prima che la luce del Tesseract li avvolga stretti in un sincero abbraccio.
I guerrieri sciolgono la posizione non appena le suole calpestano il familiare terreno di colline rigogliose e i loro occhi si riempiono dei colori intensi di una nuova alba.
-Siamo ad Asgard – enuncia euforico Volstagg, avvistando il grande parco privato del Palazzo all'orizzonte.
Sfinita Sif si lascia cadere tra l'erba bagnata di rugiada, seguita dopo qualche secondo da Hogun, mentre Thor vola subito col pensiero a Loki.
Finalmente a casa, potrà infine occuparsi di lui in prima persona, potrà dichiarare il suo grande amore e forte del suo altrettanto smisurato sentimento, affrontare insieme il giudizio di Odino.
Lo sguardo si posa bramoso sull'amato fratello, ma il cuore si sente soffocare in una morsa straziante nel trovarlo così a suo agio, amorevolmente stretto tra le braccia di Fandral.
-Torniamo a Palazzo, Loki – dichiara con voce incerta.
Lo sguardo d'odio che però gli rivolge in risposta lo colpisce con un vigore pari a una tempesta di fulmini, e confuso il principe ereditario arresta i suoi ultimi passi.
Senza degnarlo di una sola parola, i due compagni raggiunti gli voltano le spalle, diretti in senso opposto al Palazzo di Odino.
Thor non si dà pace alla vista della loro dipartita silenziosa.
L'illusione di ottenere l'amore sincero dell'efferato signore degli inganni è durato giusto il tempo di cogliere il ritorno del suo consueto sorriso sprezzante.
Continua …
