CAPITOLO PRIMO: L'inizio

8 mesi prima.

Erano giorni ormai che viaggiava senza meta passando da una carovana all'altra. Non aveva idea di dove il suo istinto la stesse portando, sapeva soltanto che si allontanava dal suo villaggio sempre più ed era un pensiero tremendamente confortante. Finalmente si sentiva libera. Voleva cominciare una vita nuova, un percorso tutto suo nel quale maturare, nel quale potersi sentire finalmente realizzata e, soprattutto, finalmente completa.

Si era fermata in diversi villaggi per rifornirsi di provviste, nel suo bagaglio aveva dunque del cibo, qualche capo di abbigliamento, un kit per il trucco e un quaderno per appunti, non le serviva nient'altro. L'unica cosa di cui non avrebbe mai potuto fare a meno era la sua inseparabile chitarra acustica. Per lei la musica era tutto, cantare significava vivere, respirare, esprimere emozioni. Aveva scritto tante canzoni.. così tante che temeva di averne perfino dimenticata qualcuna, ma poco importava. Si stava allontanando dall'inferno, da quella che rappresentava la sua prigione. Finalmente poteva agire come meglio credeva, poteva voltare pagina e scrivere l'inizio di una nuova esistenza che avrebbe costruito lei stessa. Non sapeva dove, né come, ma sapeva che non avrebbe potuto prendere una decisione migliore.

Mentre si cullava al movimento della carovana, Taname Kisaragi osservava il tramonto che colorava il cielo di una fantastica tonalità d'arancio, mentre le sue dita scorrevano leggere sulle corde ben tese della chitarra e la sua gola emetteva dei piccoli suoni percettibilmente udibili, seguendo le note della melodia. Fu sotto quel manto rosato e accompagnata dalle flebili note del suo strumento che, lentamente, sprofondò in un sonno profondo immergendosi nel buio.

Non aveva la minima percezione del tempo, non sapeva quanto avesse dormito né che ora fosse. Quando riaprì gli occhi il cielo era completamente scuro e le stelle brillavano accecanti sopra di lei. Probabilmente era già notte fonda.

"Ehi."

Una voce. Qualcuno alle sue spalle la stava chiamando. Si sollevò a fatica, mentre soffocando uno sbadiglio voltò il capo verso l'uomo che guidava la carovana.

"Mi dispiace disturbarti.. ma dovrei fermarmi qui."

Disse, un sorriso gentile mise in mostra le evidenti rughe intorno agli angoli della bocca.

"Oh.. non si preoccupi."

Rispose, afferrando chitarra e bagaglio prima di scendere con cautela dal mezzo di trasporto.

"Dove siamo?"

Chiese dunque, guardandosi confusamente intorno. Da quel che poteva vedere era finita in un altro villaggio. Era piuttosto grande e aleggiava un'atmosfera calda e piacevole.

"Questo è il villaggio della Foglia."

Rispose l'uomo.

"Siamo a Konoha."

Il villaggio della Foglia, pensò Tana. Sono già così lontana?

"Ma, almeno sai quello che fai, ragazzina?"

Domandò l'uomo con una nota di preoccupazione dipinta sul suo volto segnato dal tempo.

"Certo."

Disse lei, pur sapendo di aver mentito.

"E' raro vedere una ragazza così giovane viaggiare da sola.. può essere pericoloso.. dopotutto sei ancora minorenne.."

"Non si preoccupi, sono capace di difendermi se è necessario."

Sorrise e si caricò in spalla sia lo zaino che lo strumento musicale, pronta a ripartire a piedi.

"Ormai è quasi mezzanotte.."

Proseguì lui.

"Non ti infilare in vicoli bui.. non si sa mai."

"Stia tranquillo."

Con un gentile cenno del capo lo ringraziò prima di incamminarsi silenziosamente verso l'ignoto. Aveva sentito parlare molto di Konoha, sapeva che esistevano diversi villaggi popolati dai ninja, da tempo le sarebbe piaciuto visitarne uno.

Mezzanotte.. per prima cosa doveva trovare un alloggio, dunque pensò di mettersi immediatamente alla ricerca di un albergo o di una pensione a poco prezzo. Per fortuna era riuscita a mettere da parte qualche soldo, ma sapeva che per il suo lungo viaggio sarebbero durati ben poco. Camminò per diversi minuti, finché non raggiunse un ponte di collegamento sospeso sopra un lago, calmo e cristallino. Era bellissimo, con la vegetazione fresca che cresceva tutt'intorno. Tana era una grande amante della natura, perciò non riuscì a resistere all'impulso di raggiungere quel ponte e respirare l'aria notturna che le accarezzava la pelle. Abbassò lo sguardo, osservando con attenzione il suo viso riflesso sulla superficie dell'acqua. Un sorriso comparve sulle sue labbra sottili, tutto era così diverso, così nuovo, così bello. Ogni cosa sembrava lontana anni luce; il suo villaggio, la sua famiglia… o per meglio dire ciò che ne restava. La sua era stata una fuga ben studiata, ma non se ne vergognava affatto, al contrario ne andava molto fiera. Da troppo tempo desiderava scappare da quella vita che la teneva incatenata in una casa vuota e solitaria, da quell'indifferenza che giorno dopo giorno riceveva senza nessuna ragione plausibile e che non riusciva più a sopportare. Si sedette, con la schiena poggiata alla ringhiera in legno, una stella cadente schizzò lungo il cielo scuro, cercò un desiderio da esprimere, senza riuscire a trovarne nemmeno uno. Al momento si sentiva soddisfatta così com'era, non sapeva cos'altro pretendere dalla vita. Dopotutto Tana, così preferiva farsi chiamare, non aveva mai creduto alle leggende paesane. Come poteva una misera stella far avverare i propri desideri? Era una cosa possibile soltanto nelle favole e a quelle non aveva mai dato troppa importanza. Forse perché nessuno gliene aveva mai letta una. Si lasciò andare in un lungo e profondo sospiro, poi afferrò la sua chitarra, sfoderandola dalla custodia e se la portò in grembo, sfiorando le corde rigide con i polpastrelli delle dita esperte. Quello era senza dubbio il posto perfetto per lasciarsi andare alle note di una martellante melodia, così iniziò a suonare soavemente mentre accompagnava la musica con la propria voce, pulita e intensa .

"Waking up to see that everything is ok

The first time in my life and now it's so great

Slowing down I look around and I am so amazed

I think about the little things that make life great

I wouldn't change a thing about it

This is the best feeling

This innocence is brilliant

I hope that it will stay

This moment is perfect

Please don't go away

I need you now

And I'll hold on to it

Don't you let it pass you by"

Era ormai notte fonda e Tana sapeva di avere molto sonno da recuperare, lo percepiva dalla stanchezza che la stava lentamente esaurendo, tuttavia quel luogo era troppo bello, troppo perfetto per abbandonarlo così presto. Voleva fermarsi ancora un po', continuando a suonare e a cantare con voce sottile, per imprimere ogni dettaglio di quel paradiso nella sua memoria. Quello sarebbe sicuramente diventato il suo posto preferito. Non sapeva perché ma aveva come la sensazione che si sarebbe fermata al villaggio della Foglia molto più del previsto.

"I found a place so safe not a single tear

The first time in my life and now it's so clear

Feel calm I belong I'm so happy here

It's so strong and now I let myself be sincere

I wouldn't change a thing about it

This is the best feeling

This innocence is brilliant

I hope that it will stay

This moment is perfect

Please don't go away

I need you now

And I'll hold on to it

Don't you let it pass you by"

Fu al termine di quelle ultime parole che si accorse di essere osservata da qualcuno; una presenza che fino a quel momento non aveva minimamente percepito. Non era dunque in grado di constatare da quanto tempo si trovasse in quel posto.

Si fermò all'istante e sollevò lo sguardo verso l'inizio del ponte. A pochi passi da lei, sotto la luce potente del lampione che illuminava il cammino, un ragazzo la fissava in silenzio, con le mani in tasca e lo sguardo profondo. Aveva i capelli corvini, ma sotto la luce del lampione poteva notare dei chiari riflessi blu mentre una delicata ondata di vento notturno li accarezzava come un colpo di spazzola. I suoi occhi neri dal taglio a mandorla erano fissi su di lei, la quale ricambiava lo sguardo attonita, imbarazzata, completamente immobilizzata. Forse perché era stata sorpresa a canticchiare su un ponte nel cuore della notte, o forse perché semplicemente, si sentì mozzare il fiato per quanto quel ragazzo fosse bello.

Lo studiò a lungo. Indossava una t-shirt blu chiaro e un paio di pantaloni bianchi che gli arrivavano alle ginocchia, ai piedi portava un paio di sandali da shinobi e intorno alla gamba portava delle bende che sembravano contenere qualcosa. Senza alcun dubbio quel ragazzo doveva essere un ninja. Sulla fronte portava una fascia con il simbolo del villaggio e ad occhio e croce doveva avere all'incirca la sua stessa età. Il suo sguardo totalmente illeggibile la mandò in confusione. Disdegno o curiosità? Non era in grado di comprendere la ragione per cui continuava a fissarla in quel modo così teso. Tana sorrise appena, le sue guance divennero improvvisamente bollenti e si tinsero di un rosso pallido mentre abbassava gli occhi sulle assi del ponte e posava la chitarra accanto a sé. Sentì il suono dei suoi passi mentre si avvicinava in silenzio. Sussultò senza riuscire a guardarlo nuovamente negli occhi. Era abituata a conversare con i ragazzi, ma a dirla tutta, non le era mai capitato di incontrarne uno che fosse tanto affascinante.

Le passò davanti, senza una parola, proseguendo il suo cammino in silenzio. Tana avrebbe voluto dire qualcosa, ma la voce le rimase improvvisamente bloccata in gola. riuscì a sollevare il capo soltanto quando ormai si era fatto distante. Sulla schiena portava uno stemma, un ventaglio bianco e rosso stampato sul retro della maglietta. Era convinta di averlo già visto da qualche parte, ma al momento non riusciva minimamente a ricordare dove. Osservò la sua figura farsi sempre più lontana, fino a scomparire nella notte senza lasciare alcuna traccia.

In quel momento una raffica di domande si tuffò nella sua testa distogliendola da qualunque altro pensiero. Chi era quel ragazzo? Qual'era il suo nome? Lo avrebbe rivisto un giorno? Ma soprattutto e cosa più importante.. perché ebbe come la sensazione di conoscere quel suo sguardo indecifrabile e terribilmente vuoto?

Forse dentro di sé conosceva già la risposta.

Quegli occhi spenti erano esattamente uguali ai suoi.

Restò su quel ponte per un'altra manciata di minuti, contando le stelle che decoravano il cielo una ad una. Era da molto tempo che non vedeva una notte così bella, forse perché semplicemente, affacciarsi alla finestra non le risultava più interessante da tempo. Aveva ben altro a cui pensare e da mesi ormai osservava solamente il soffitto della sua stanza. Ora però era tutto diverso e quel grigio soffitto non le mancava affatto, al contrario, era più che felice di averlo finalmente abbandonato. Ripose nuovamente la chitarra nella sua custodia e si rialzò, dando un'ultima occhiata al paesaggio circostante prima d'incamminarsi verso chissà dove. Aveva dormito diverse ore coccolata dal movimento silenzioso della carovana su cui aveva viaggiato per due giorni interi, ma aveva ancora molto sonno e la stanchezza non accennava a diminuire. Continuava a guardarsi intorno ma non riusciva a scorgere nessun tipo di insegna, nessun albergo nelle vicinanze. Ebbe come la sensazione di girare in tondo, non era abituata a viaggiare per conto suo e senza mappa non sapeva ancora destreggiarsi a dovere in un villaggio sconosciuto. Era molto tardi, i piedi cominciavano a farle male e non incontrava una sola persona alla quale avrebbe potuto chiedere indicazioni. Visto così, nel cuore della notte, il villaggio appariva quasi completamente deserto e per un attimo un brivido le attraversò la spina dorsale. Decise di rimandare qualunque altro tipo di pensiero non appena notò una panchina a pochi passi da lei, che appariva così confortevole ed invitante, uno spiraglio di salvezza in quella notte di vagabondaggio. Senza indugi la raggiunse e si accomodò pesantemente sgranchendosi le gambe, come se avesse camminato ininterrottamente per settimane. Si sfilò il bagaglio dalla spalla sistemandolo sul fondo della panchina, poi vi posò sopra la nuca utilizzandolo come cuscino, mentre teneva la sua chitarra stretta al petto e lo sguardo fisso sul tappeto di stelle. Non aveva mai assaporato il gusto della vera vita fino a quel momento e capì di aver sempre avuto ragione ogni volta che pensava di essersi persa il meglio. Chiuse gli occhi, mano a mano che passava il tempo cominciava a fare sempre più freddo, ma era troppo stanca per sollevarsi e aprire il bagaglio per estrarre un pull-over da indossare.

Lasciò che il silenzio e la quiete la cullassero, lasciò che le sue palpebre incredibilmente pesanti le coprissero gli occhi stanchi e permise al buio di invaderla mentre lentamente sprofondava nel sonno.

Si sentì improvvisamente leggera.. galleggiava… intorno a lei non vedeva altro che oscurità, eppure si sentiva benissimo. Era libera, rilassata, lontana da tutto ciò che da tempo ormai disprezzava e dalla sofferenza che le veniva inferta. Si lasciò trasportare dolcemente dall'aria fresca che poco a poco cominciava a farsi sempre più tiepida. Improvvisamente un puntino lontano brillò in quell'oceano di oscurità. Un raggio potente la colpì sul viso costringendola a coprirsi gli occhi con il dorso della mano. Quando li riaprì, il buio era scomparso e sopra di sé poteva ammirare un cielo limpido e quasi completamente azzurro, non una singola nuvola disturbava quella distesa perfetta. Quel raggio accecante proveniva dal sole che spiccava alto e potente sopra l'intero paese. Doveva essersi addormentata e a quanto sembrava, aveva riposato su quella fredda panchina per un notevole numero di ore. In lontananza avvertiva finalmente un brusio, delle voci poco chiare ma perfettamente udibili che la rincuorarono profondamente. Tana amava stare in mezzo alla gente, non desiderava nient'altro. Restò lì, immobile con la mano posata sulla fronte e gli occhi socchiusi, lasciando che la brezza mattutina le accarezzasse la pelle. Era così assorta nei suoi mille pensieri che non si accorse immediatamente di quelle due presenze che la fissavano fermi in mezzo alla strada, mentre una di loro cercava la sua attenzione chiamandola ripetutamente.

"Ehi.. ehi tu…"

Spalancò immediatamente gli occhi e si sollevò, sedendosi, con la vista ancora annebbiata dalla luce del sole. Quando riuscì a mettere a fuoco le immagini, notò due uomini abbastanza giovanili con una pila di libri tra le braccia, una divisa caratterizzata da un paio di sandali blu e un gilet verde, sulla fronte una fascia conosciuta, con il simbolo del villaggio di Konoha. Uno di loro portava una benda sopra il viso che gli copriva parte del naso.

"Si..?"

Rispose lei, ancora lievemente assonnata.

"Mi dispiace.."

Disse l'altro uomo.

"Tu non sei di qui, vero?"

Impiegò qualche secondo prima di rispondere.

"No.."

"""

".. sono spiacente di dovertelo dire.. ma se non hai un mandato o un permesso non puoi rimanere qui."

Tana sussultò, la mascella le cadde, rimase impalata con la bocca semiaperta attendendo una qualche spiegazione in più.

"Come…sarebbe..?"

"Gli stranieri non possono gironzolare al villaggio senza permesso, è vietato…"

Spiegò l'altro.

"Ah… capisco…."

Si era dimenticata di quanto le leggi fossero dure nei villaggi di shinobi. Certo non avrebbe mai immaginato che persino con una come lei avrebbero adottato una simile rigidità. Chi mai avrebbe pensato che una ragazzina vagabonda avrebbe potuto anche solo nuocere qualcuno?

"Non c'è nessuno con te? Sei sola?"

".. sono sola.."

Sola… questa parola le trafisse il cuore, ma dopotutto era l'amara verità.

"Uhm."

Tana restò in silenzio osservando i due shinobi che si scambiarono un'occhiata di intesa.

"Puoi venire con noi. Stiamo portando questi libri al quinto Hokage. Potrai parlarne direttamente con lei, è il capo supremo dell'intero villaggio."

Ne aveva sentito parlare, ma non avrebbe mai pensato che un'autorità tanto importante fosse di sesso femminile.

"D'accordo, vi ringrazio."

"Seguici."

Tana si sollevò dalla panchina raccogliendo frettolosamente la sua roba, poi si mise in cammino alle loro spalle, nel più totale silenzio. I due uomini barcollavano cercando disperatamente di non far crollare la pila di libri che si portavano appresso. Avevano un'aria terribilmente divertente, ma per rispetto verso di loro cercò di non ridere. Se non avesse avuto le mani occupate si sarebbe volentieri offerta per aiutarli.

Guardandosi intorno fu lieta di constatare che si stava finalmente inoltrando nel cuore del villaggio dove la gente chiacchierava in armonia, scherzava, rideva, oppure semplicemente camminava incrociandola. Era una sensazione stupenda. Finalmente si sentiva una di loro, una persona normale, alla pari, senza nulla da invidiare. Finalmente era libera di camminare tra la folla senza sentirsi a disagio, finalmente era in pace con se stessa.

Svoltarono l'angolo imboccando un'altra strada, più stretta e meno affollata. Quel villaggio era molto carino, aveva un'aria tremendamente ospitale e le donava quella serenità che da troppo tempo cercava.

Proseguirono per altri minuti, lungo quella strada dritta e colma di alberi di ciliegio. Notò qualcuno camminare nella direzione opposta e quella persona aveva un'aria incredibilmente familiare. Fu quando si fece più vicino, incrociando il loro cammino, che lo riconobbe. Era il ragazzo che aveva incontrato quella notte sul ponte, mentre si immedesimava nelle parti di una musicista solitaria. Era lo stesso ninja che si era fermato ad ascoltarla e che poi, senza una parola era sparito nella notte. Il battito del suo cuore aumentò inspiegabilmente mentre i loro sguardi si intrecciarono ancora una volta. Le sue iridi nere e luccicanti le fecero mancare il respiro e quando la sorpassò proseguendo il cammino, quasi si sentì staccare la testa dal collo girandosi per non perderlo di vista. Non si accorse nemmeno di essersi fermata mentre quel ragazzo stupendo svoltava l'angolo e spariva nuovamente dalla sua visuale.

"Ragazzina, non stare indietro."

Uno dei suoi due accompagnatori la rimproverò gentilmente. Tana parve destarsi da un sogno ad occhi aperti e li raggiunse di corsa con un imbarazzato sorriso stampato sulle labbra delicate.

"Scusatemi. Possiamo proseguire."

S'incamminarono nuovamente, verso dove Tana non lo sapeva, ma non fece domanda alcuna.

Rimase letteralmente priva di parole quando raggiunsero un enorme palazzo che spiccava oltre la montagna sulla quale si trovavano. Era spettacolare, non ne aveva mai visto uno così grande e dettagliato prima di allora e quando vi entrò fu ancora più esterrefatta. C'erano ninja dappertutto, di diverse età, dai più giovani ai più adulti, nei corridoi era impossibile parlare per il vociare che rimbombava tutt'intorno.

Sorrise. In quel momento pensò che le sarebbe piaciuto davvero nascere in un villaggio come quello.

"Eccoci. Tu aspetta qui, dobbiamo prima annunciarti."

Non aveva realizzato di essersi finalmente fermata. Avevano persino salito le scale raggiungendo l'ultimo piano, ma non aveva nemmeno compreso di averle appena salite. Si limitò ad annuire appoggiandosi alla parete accanto a quella grande porta che i due varcarono dopo aver educatamente bussato un paio di volte.

"Avanti."

Udì una voce femminile. Doveva essere lei il quinto Hokage di cui aveva sentito parlare. Quasi stentava a credere di poterla incontrare di persona, faccia a faccia.

Attese diversi minuti, osservando il continuo via vai che le passava davanti.

La porta si aprì e le due scorte uscirono facendole segno di entrare. Tana annuì ancora una volta, provando stranamente un'insolita agitazione. Lentamente si fece avanti mentre i due shinobi richiusero silenziosamente il portone alle sue spalle prima di allontanarsi. La stanza era più grande di quanto si aspettasse e sul fondo vide una larga scrivania affollata da fogli sparsi e pesanti libri.

"Ehm.."

Fu assalita dall'ansia che le impedì di trovare le parole corrette. Ebbe come un sesto senso, una brutta sensazione che non le piacque affatto.

"Vieni pure avanti."

In controluce riusciva a malapena a distinguere la figura di una donna accomodata dietro alla scrivania. Tana deglutì e si avvicinò con passo lento e regolare, fermandosi al limite del tavolo prima di sfilarsi dalle spalle il bagaglio che le sembrava improvvisamente pesante e la sua chitarra. L'immagine della donna si fece più nitida. Aveva i capelli biondi legati con due codini che le ricadevano dietro la schiena. Possedeva uno sguardo serio ma con una nota di dolcezza e premura negli occhi sinceri. Le sue labbra erano rosse come il sangue, completando quell'aspetto bellissimo ed incredibilmente giovanile. Aveva sempre dato per scontato che l'Hokage del villaggio fosse una persona di mezza età.

Cordialmente la salutò con un cenno del capo che parve quasi impercettibile.

"Buon giorno."

"Lieta di conoscerti. Posso sapere il tuo nome?"

Domandò la donna, incrociando le mani sotto il mento appuntito.

"Il mio nome è Taname. Taname Kisaragi. Ma ad essere sincera, preferisco Tana, solo Tana."

Rispose, senza staccare lo sguardo da quello profondo della donna.

"Dimmi Tana, stai viaggiando da sola?"

"Si."

"Da quanto tempo sei al villaggio della Foglia?"

"Solo dalla notte scorsa."

Più che un dialogo le parve quasi un'inquisizione.

"Capisco."

Si mordicchiò nervosamente il labbro inferiore. La sua espressione così seria e cupa non prometteva nulla di buono.

"Tu sei al corrente delle leggi che vigono a Konoha?"

Tana scosse il capo.

"Non proprio…solo in parte, per sentito dire.."

Rispose.

"Vedi.. ai forestieri è severamente vietato mettere piede al villaggio senza prima aver ottenuto un permesso.."

Spiegò lei.

"Si lo so, è per questa ragione che sono stata condotta qui da lei."

Il quinto Hokage annuì.

"Tuttavia… c'è un piccolo dettaglio."

La calma prima della tempesta… lo sentiva che c'era qualcosa in agguato.

"Vedi.. io non posso assolutamente farti restare, sono desolata."

Una fitta le trafisse lo stomaco. Una morsa le divorò le interiora mentre la gola le si fece completamente secca.

"Ma scusi, per quale motivo..? E' vero, sono entrata al villaggio di notte e senza alcun permesso ufficiale, ma…"

"Non è questa la ragione."

La interruppe la donna.

"Tana, tu sei minorenne, dico bene?"

"Io…si…"

Era dunque questa la ragione? Non poteva fermarsi a Konoha a causa della sua età? Da sola non le era permesso restare?

"E' proprio questo il motivo che mi spinge a negarti il permesso. Sei una ragazzina, viaggi senza alcun adulto che ti accompagni. Saresti sotto la mia responsabilità e io non posso accollarmi anche questo incarico, capisci?"

Abbassò il capo, accettando le sue motivazioni. Dopotutto non poteva pretendere che qualcun altro si prendesse cura di lei.

"Però.. dritta al sodo."

Sussurrò. La donna sembrò udirla, ma si limitò a sorridere con dispiacere.

"Ad ogni modo la capisco perfettamente."

"Da dove vieni Tana? E' mio giusto compito rimandarti a casa dalla tua famiglia. Tu ce l'hai una famiglia…vero…?"

Percepì del timore nella sua domanda. Era evidentemente intimorita dalla risposta che stava per ricevere, sperando con tutta se stessa di non esser stata inopportuna. Tana sospirò profondamente, ripensando a ciò che la sua famiglia aveva rappresentato per tutta la sua vita.

"Non proprio…"

Disse dunque, non riuscendo a trovare una risposta migliore. Ma questo sembrò non bastare.

"Ce l'hai oppure no?"

"Beh si, però…"

"Mi stai facendo capire che sei fuggita di casa…. È così?"

Un altro sospiro, un'altra morsa allo stomaco.

"Si, ma io…"

"Allora capirai se io, in qualità di adulta e capo del villaggio della Foglia, reputo opportuno rimandarti dalla tua famiglia…. Ne va della mia reputazione, capisci? E onestamente non me la sento proprio di accogliere una fuggitiva minorenne. I tuoi genitori saranno in pensiero per te.."

Le scappò una risata, senza che potesse contenerla. La donna la guardò, basita, con un'espressione interrogativa sul volto.

"Se così fosse nevicherebbe rosso… mio padre non so dove sia e mia madre non mi ha mai considerata. Probabilmente le ho solo fatto un favore andandomene di casa."

L'Hokage rimase in silenzio, decisamente sorpresa e confusa dalle sue parole.

"Ma dopotutto, mi rendo conto che la sua carica ha una certa importanza e io in fondo non sono altro che una scappatella senza alcun luogo dove restare. Non ho nessun diretto di venire qui e chiedere la carità, perciò.. faccia pure quello che deve fare, se non c'è altra soluzione."

Ancora una volta non ricevette risposta. Aveva i suoi occhi materni puntati contro, le mani incrociate davanti alla bocca color sangue.

Bussarono alla porta, spezzando quel silenzio che stava cominciando a metterla a disagio.

"Si, avanti."

Rispose la donna, spostando lo sguardo sulla porta d'ingresso.

"Buon giorno quinto Hokage, ha chiesto di me?"

Nella stanza entrò un uomo con i capelli argentei, una maschera aderente sul viso e un occhio coperto dalla fascia sistemata in diagonale. l'occhio visibile invece era nero e luccicante.

"Si Kakashi, avevo una missione da affidarti… ma credo di aver trovato qualcosa di meglio per te…."

L'uomo le si fermò accanto mentre lei raccolse svogliatamente i suoi bagagli riportandoseli sulle spalle dolenti.

"E' tutto?"

Chiese dunque, rassegnata e a capo chino.

"Attendi fuori, solo per un momento."

Era convinta che non vi fosse altro da aggiuntere. C'era qualcos'altro che l'Hokage aveva intenzione di dirle?

"D'accordo."

Si voltò tristemente, incamminandosi verso l'uscita. Non poteva credere che stesse finendo tutto così, non poteva permettere che la riportassero all'inferno, non adesso che ne era finalmente uscita dopo atroci sofferenze. Richiudendo la porta riuscì ad udire la voce dell'uomo mascherato che rivolse una domanda alla sapiente donna.

"Chi è quella ragazza?"

Sospirò improvvisamente svuotata. Tutta la sua gioia e il suo entusiasmo erano stati spazzati via in un momento, come le foglie in autunno che vengono portate via da una folata di vento. Capiva perfettamente le motivazioni dell'Hokage e sapeva che in fin dei conti era nella parte della ragione. Ma lei non poteva tornare indietro, non dopo tutto ciò che aveva fatto per cambiare la sua vita, non dopo giorni di digiuno e notti passate in bianco per la fame. Alla fine, fu costretta a rinunciare alla metà del denaro che era riuscita a mettere da parte per la sua fuga unicamente per potersi comprare del cibo e riempirsi lo stomaco quando ne sentiva il bisogno. Aveva fatto troppi sacrifici per arrivare fino a quel punto. Era stata accompagnata in quell'ufficio per ottenere il permesso di soggiornare a Konoha e all'improvviso tutti i suoi sogni e le sue tanto desiderate speranze erano state consumate da poche semplici parole. Le venne un'improvvisa voglia di strillare, di gettar fuori ciò che da tempo si teneva dentro senza mai lasciarsi andare allo sconforto. Solo dopo la sua silenziosa partenza era finalmente riuscita a seppellire i suoi rancori e la tristezza che la divorava poco a poco, nel profondo del suo cuore. Ora era come se fosse tutto ricominciato dal principio e lottò con tutte le sue forze per non prendere a pugni la parete dietro di lei. Se solo non fosse mai arrivata a Konoha, se solo avesse viaggiato su una carovana differente, probabilmente tutto questo non sarebbe mai accaduto. Non avrebbe mai potuto immaginare una cosa del genere. Era dunque questo il suo destino? Non poteva assaporare la libertà per più di qualche giorno? Non poteva fare altro se non fare ritorno in quel disastro? Era stato tutto inutile fino a quel punto? Anni e anni di progetti buttati all'aria?

Il portone si riaprì al suo fianco e ancora una volta fu distolta dai suoi pensieri. L'uomo mascherato si sporse per cercarla e quando notò la sua immagine contro la parete sfoggiò un sorriso che parve quasi immenso attraverso il tessuto dell'aderente maschera.

"Ah meno male, sei ancora qui."

Rimase folgorata da quell'espressione così amorevole… forse era la prima volta che qualcuno gliela rivolgeva.

"Vieni, l'Hokage chiede di te."

Come se stesse per andare in contro al patibolo, Tana sospirò facendo ritorno in quella grande stanza. Questa volta non si avvicinò, restò in piedi davanti all'ingresso con l'uomo chiamato Kakashi immobile alle sue spalle.

"Mi dica… ha deciso di rispedirmi a casa, non è così? Quando dovrei partire? Subito immagino.."

Non poteva nulla contro il potere di un'autentica autorità. Avrebbe trovato un'altra soluzione, ci avrebbe riflettuto per bene durante il viaggio di ritorno. Tuttavia per la prima volta, vide quella donna sorridere davvero.

"Non esattamente."

Tana sbatté le palpebre, attonita, di fronte a quella risposta.

"Potrebbe spiegarsi..?"

"Vedi, ho deciso di permetterti di restare al nostro villaggio per un po' di tempo, ma ad una condizione."

Un barlume di speranza si riaccese nei suoi occhi.

"Accetto qualunque condizione.."

Disse, cercando di non svelare tutta la sua recuperata felicità.

"Sarà il maestro Kakashi ad occuparsi di te."

Stentò a crederci. Quell'uomo aveva accettato di prenderla con sé?

"Puoi stare tranquilla, con lui sarai in buone mani. Kakashi conosce un appartamento incustodito nel quale potrai alloggiare e ti permetterà di assistere alle sue lezioni giornaliere."

Non le andava a genio l'idea di essere costantemente tenuta sotto sorveglianza, ma se quella era l'unica condizione da seguire per poter restare a Konoha qualche tempo, era disposta ad accettarla.

"Va bene."

Disse dunque.

"La ringrazio Quinto Hokage. E ringrazio anche lei Kakashi, spero di non arrecare troppo disturbo."

L'uomo sorrise calorosamente per la seconda volta, la sua espressione non tralasciava alcun dubbio.

"Figurati."

Il quinto Hokage le aveva semplicemente offerto la compagnia di un adulto che potesse prendersi cura di lei al posto di un genitore. Dopotutto aveva soltanto cercato di aiutarla, aveva capito dai suoi racconti, quanto dolore e quanto rancore lei provasse verso la propria famiglia.

Forse aveva anche capito che in fondo, Tana era completamente sola.

"Bene, potete andare. Kakashi, la affido a te."

"Non si preoccupi."

Kakashi aprì per l'ultima volta la porta dell'ufficio e prima che Tana potesse seguirlo all'esterno, la donna pronunciò qualcosa che la lasciò completamente sbalordita.

"Sono conosciuta come il Quinto Hokage, ma il mio nome è Tsunade."

Tana sorrise di cuore. Non c'era alcuna ragione di conoscere il suo nome, sarebbe bastato chiamarla "Quinto Hokage" come facevano tutti quanti, eppure si era preoccupata di farle conoscere il suo nome. Molto probabilmente Tsunade, aveva voluto in qualche modo fornirle un appoggio maggiore, oppure semplicemente, concederle l'onore di conoscere il suo nome pur non facendo parte del villaggio. Le erano bastati pochi minuti per comprendere la verità su Tana.

"Molto lieta."

Rispose, prima di lasciare definitivamente quella stanza.

NOTA: La canzone citata in questo capitolo è "Innocence" di Avril Lavigne.