Like a teacup

Patrick Jane è sempre stato fin troppo sicuro di sé. Abituato ad avere il completo controllo della situazione. Determinato a perseguire i propri scopi – qualunque sia il prezzo da pagare.

O meglio, è così che sceglie di mostrarsi. Nessuno sa – nessuno deve sapere – quanto a volte si senta… fragile. Come uno di quei calici di vetro dallo stelo sottile. Oppure… come una tazza di porcellana.

Beve l'ultimo sorso di tè, quindi rigira tra le mani la tazza ormai vuota. Si domanda cosa accadrebbe se la lasciasse cadere. Immagina il rumore che farebbe infrangendosi sul pavimento, e i frammenti che schizzerebbero ovunque per l'ufficio. Quindi, sospirando appena, dischiude le dita.

"Jane!"

Riscuotendosi, come se si svegliasse da un sogno, alza lentamente gli occhi sul viso di Lisbon. Non può fare a meno di notare una sfumatura di preoccupazione nella sua espressione di rimprovero.

"Mi dispiace, Lisbon".

"Perché l'hai fatta cadere? Era la tua tazza preferita".

Jane si limita a scrollare debolmente le spalle. Perché l'ha fatto? Non saprebbe dirlo neppure lui. O forse anche ora sta mentendo a sé stesso. Ormai è diventata un'abitudine.

Chiude gli occhi, in preda ad un vago senso di nausea.

"Prometto che rimetterò tutto in ordine".

Sente i passi di Lisbon avviarsi verso la porta. Dopotutto è tardi, e anche lei ha diritto di andare a casa a riposare. Si ferma sulla soglia, esita un attimo, quindi ritorna indietro.

Jane avverte il suo profumo mentre lei si inginocchia accanto al divano e raccoglie i cocci, uno ad uno.

"Lisbon… finirai per tagliarti".

Nessuna risposta. I passi si allontanano, quindi cala il silenzio.

Lottando contro la sua improvvisa debolezza, Jane si alza e si dirige verso l'ufficio di Lisbon.

"Cosa stai facendo?"

"Secondo te?", ritorce lei, senza degnarlo di uno sguardo.

Tutto sommato la tazza non è andata in mille pezzi, come lui aveva immaginato. E ora Lisbon la sta ricomponendo con pazienza, facendo attenzione a non restarvi incollata con le dita.

"Ecco fatto… devi solo aspettare che si asciughi".

Per una volta Jane è senza parole. Forse dovrebbe ringraziarla. Dovrebbe spiegarle il perché del suo gesto. Ma Lisbon non gliene lascia il tempo.

"Ci vediamo domattina".

Jane aspetta che lei sia uscita, quindi siede alla sua scrivania, stendendo un dito a sfiorare il manico della tazza. Dunque anche una tazza da tè può essere riparata. Chissà, magari un giorno avrebbe trovato qualcuno in grado di aiutarlo a rimettere insieme i cocci della sua vita.