I am a rock

Teresa Lisbon vive per il suo lavoro. Trova che sia molto più semplice non avere una vita privata. Nessuno che possa ferirla o farla soffrire, nessuno per cui doversi costantemente preoccupare.

D'accordo, ci sono i membri del suo team. Ma per quanto profonda sia l'amicizia che li lega, Teresa ha sempre evitato di lasciarsi coinvolgere fino al punto di dover condividere le loro gioie e i loro dolori. Dopo tutto quello che ha passato, non avrebbe la forza di sopportarlo.

Così ha finito per costruire una sorta di barriera attorno a sé stessa. Per difendersi.

Buffo come la canzone che stanno trasmettendo alla radio in questo momento rispecchi i suoi pensieri. Una fortezza impenetrabile. E il resto del mondo fuori. Il fatto che questo implichi inevitabilmente una certa misura di solitudine è uno svantaggio che è disposta ad accettare.

Eppure… forse la sua corazza non è così invulnerabile come ha sempre pensato. Le ci è voluto molto tempo per rendersene conto, e ancora di più per accettarlo. Tuttavia non può più ingannare sé stessa.

Non saprebbe dire esattamente come o quando, ma qualcuno è riuscito ad entrare nella sua vita più di quanto lei avesse mai potuto aspettarsi. E il fatto che questo qualcuno sia Patrick Jane non fa altro che rendere le cose più complicate. Perché la loro amicizia la porterà a soffrire di nuovo.

Teresa lo sa, ma non può farci nulla. Non può più sfuggire al bisogno di proteggerlo. Proteggerlo dal suo passato, dalle conseguenze delle sue azioni avventate. E, soprattutto, da sé stesso.

If I never loved I never would have cried…

Già. Voler bene a qualcuno ti rende vulnerabile. Non puoi permettere ad una persona che ami di farsi del male da sola. Eppure a volte non hai modo di impedirlo. E questo ti uccide, lentamente.

Ma Teresa sa di non poter mostrare nulla di tutto questo. Deve essere forte. Glielo impone il suo ruolo, e l'immagine che ha sempre dato di sé stessa al resto del team.

Non può piangere, anche se a volte vorrebbe farlo.