«Era proprio necessario tentare di sedurre quell'uomo?» sibilò Sherlock, non appena lui e La Donna furono nella camera.

«Senti chi parla! Hai appena speso mille euro per vedere un registro presenze

«Non li ho spesi io. L'assegno riportava il nome di Mycroft».

Irene lo fissò con gli occhi sgranati.

«E come pensi di giustificarli?»

«Non ne ho bisogno. Ricordi? Mycroft mi deve parecchi favori, dopo quello che mi ha fatto. Uno di questi include il dover pagare ogni spesa che io riterrò necessaria. Almeno finché sarò morto».

La Donna scoppiò a ridere.

«Sei una sorpresa continua. Mi chiedo perché tu ed io non ci siamo alleati sin da subito»

«Hmm... Sai? Credo che l'essere stato narcotizzato da te potrebbe essere stata la causa» disse lui, fingendosi pensieroso.

Irene scosse il capo.

«Come vuoi. Credo che ti troverai abbastanza bene, sul divanetto. Sempre ovviamente che tu non voglia dividere il letto con me» propose nuovamente.

«Il divanetto andrà benissimo, se dovessi sentire il bisogno di dormire. Ad ogni modo, non succederà. Non è mia abitudine dormire durante un caso. Mangiare, dormire... tutte perdite di tempo inutili».

Irene ghignò.

«Questo spiega diverse cose»

«Ad esempio?»

«Il tuo aspetto. Da quello che ho saputo, ultimamente sei stato super impegnato con ogni tipo di caso. E poi, il tuo continuo rifiutarti di cenare con me, durante il periodo in cui "ci davamo battaglia"».

Sherlock ghignò a suo volta.

«Oh, no. Allora mi divertivo semplicemente ad ignorare le tue richieste».

[*]

«Come ha ottenuto queste registrazioni?» domandò Lestrade, scioccato.

Lo sapeva!

Sapeva che Sherlock non era un bugiardo!

«La vecchia padrona di casa di Sherlock - la signora Hudson - ha trovato la microcamera mentre svuotava la libreria dagli effetti personali di mio fratello» mentì Mycroft.

Lestrade annuì.

«Beh, questo spiega senza ombra di dubbio per quale motivo Moriarty sia stato dichiarato innocente».

L'ispettore fissò pensieroso la microcamera che teneva fra le dita.

«Mi chiedo se questo basterà a far capire a tutti quanto si siano sbagliati sul conto di suo fratello».

Mycroft congiunse le dita.

«Non dovrebbe?» chiese poi, stupito.

«Potrebbero dire che non è altro che una recita. Che in realtà Sherlock sapeva della presenza della microcamera; perfino che sia stato lui stesso ad installarla. Potrebbero decidere che quello che la registrazione mostra, in realtà, non è altro che un piano ben orchestrato tra Moriarty e Sherlock. Un teatrino».

Mycroft si grattò il mento, pensieroso.

«Beh, tentar non nuoce» disse infine.

Lestrade annuì.

[*]

«Devo riuscire ad infiltrarmi a questa "convention". A tutti i costi».

«Credi sia un incontro tra gli uomini di Jim?»

«Ne sono certo. Guarda tu stessa».

Le mostrò la foto scattata poco prima con il cellulare al registro dell'hotel.

«Ho riconosciuto almeno sei tra i criminali più pericolosi d'Inghilterra. Primo fra tutti Sebastian Moran».

Irene Adler lesse rapidamente i nomi fotografati.

«Sì, sono sicuramente uomini dell'organizzazione di Jim».

Gli restituì il cellulare.

«Quindi? Come pensi di infiltrarti all'incontro?»

«Non lo so ancora».

«Potrei... convincere uno di loro a rivelarmi quanto avvenuto durante l'incontro. Non dovrei fare molta fatica a scoprire i loro scopi. E non sarà difficile spiegare il mio "non essere morta". L'ho già fatto in passato, lo sanno bene».

«Non sono certo sia una buona idea» disse Sherlock, raggomitolandosi sul divanetto.

«Potrebbero insospettirsi e scoprire che stai facendo il doppio gioco»

«E noi potremmo non avere un'altra occasione. So cavarmela, non dimenticarlo. Ho battuto persino te».

«Oh, lo ricordo bene» ribatté lui, freddamente.

Irene sorrise melliflua.

«Cerca almeno di non farti uccidere» sbottò alla fine Sherlock.

«Sai? Non riesco a capire se queste tue preoccupazioni siano da considerarsi una dichiarazione o meno...»

«Tu vuoi che lo siano?».

La Donna lo guardò interessata.

«Cambierebbe qualcosa se rispondessi, Sherlock?»

«Hmm... no».

Irene sospirò rassegnata.

«Tanto valeva provare, no?».

Il detective ghignò.

«Sei proprio sicuro di non voler dividere il letto?»

«Assolutamente».

Gli occhi della donna brillarono.

«Prima o poi riuscirò a convincerti»

«L'autoconvinzione è la base di un'azione ben riuscita. Continua a ripetertelo, Irene. Potrebbe anche avverarsi».

«E' una promessa, la tua?»

«Affatto. Mi stavo di nuovo divertendo a prendermi gioco di te».

Irene lo fulminò con lo sguardo, uscendo.