Il detective afferrò il cellulare, leggendo rapidamente il messaggio del fratello.
Ti invio una cosa. Sono certo che ti piacerà. M.
Sherlock dovette ammettere di essere incuriosito da quanto Mycroft voleva inviargli.
«Allora, hai dormito davvero così scomodo nel mio letto, come credevi?».
L'uomo distolse per un breve istante gli occhi dal cellulare, rivolgendo alla Donna uno sguardo divertito.
«Lo saprei, se vi avessi dormito» disse placidamente.
Irene Adler si lasciò sfuggire un ghigno divertito.
«Comincio a chiedermi se tu sia davvero così innocente come credeva Jim».
Il detective rise.
«A quanto pare il tuo caro Jim amava parlare di me»
«Lo faceva continuamente. Ti adorava».
Sherlock finse di impensierirsi.
«Hmm... Sarà per questo che voleva tanto distruggermi?».
Scrollò le spalle, tornando a concentrarsi sul suo cellulare.
La linea del download aveva già raggiunto il 70%.
«Ad ogni modo, il problema di Moriarty era che credeva troppo in sé stesso e nelle sue capacità. Pensava di essere infallibile».
Incapace di trattenersi, Irene scoppiò a ridere.
«Stiamo parlando di James Moriarty, vero?».
Sherlock si morse la lingua per non ribattere.
«Eravamo simili, per certi versi. E' ovvio che la descrizione che ti ho appena fornito possa avere qualcosa in comune con me» disse, pacato.
«Ovviamente. Come ho fatto a non pensarci?».
Gli si avvicinò, guardando anch'ella il cellulare.
«Notizie?»
«Mycroft mi ha scritto un SMS in cui mi diceva che mi avrebbe spedito qualcosa che mi avrebbe fatto piacere».
«Qualcosa che ti avrebbe fatto piacere?» ripeté Irene, confusa.
«Già».
Il download raggiunse il 100%, e comparve un'immagine.
«Di che si tratta?» s'informò la donna.
«E' un articolo del "Daily Mail" di stamane. A quanto pare gli articoli su di me continuano. Non sanno cos'è il rispetto per i morti?».
«Aspetta, non sembra un articolo diffamatore» disse Irene, scorrendo rapidamente il testo.
«Sembra piuttosto essere stato scritto in tua difesa» continuò.
«Dev'essere opera di John» borbottò il detective.
Di nuovo una fastidiosa punta di rimpianto al petto.
«"Quando lo conobbi era un ragazzetto poco più che ventenne. Ricordo che rimasi immediatamente colpito dall'intelligenza che lo caratterizzava. Mi stupii l'apprendere che aveva finito l'università da soli tre anni". Non avevo idea che conoscessi l'ispettore Lestrade da così tanto».
Il detective la ignorò, troppo impegnato a leggere i nomi di chi aveva parlato in sua difesa.
«Avrei dovuto immaginarlo. Mycroft non è nella lista. Ovviamente quando si tratta di parlar bene di qualcuno...»
«Non c'è nemmeno il nome di quella donna... Molly».
«Suppongo non abbia voluto rischiare di tradirmi».
La Donna studiò Sherlock.
«John Watson ha fatto un buon lavoro, no? Almeno sapranno tutti la verità sul conto del tuo genio».
«Avrei preferito che avesse creduto a quanto detto in quella telefonata. Sarebbe stato più al sicuro. Ora ogni persona che si è mobilitata per difendermi è in pericolo. Gli uomini di Moriarty non aspettano altro che vendicarsi, l'hai detto tu stessa».
[*]
John ripose con cura il giornale nel cassetto della scrivania dove teneva le cose che più gli erano care.
Il cellulare trillò.
Mary.
«Ho appena finito di leggere il tuo articolo, Mary. E' straordinario! Ora nessuno potrà più dire che Sherlock era un bugiardo. Davvero non so come ringraziarti per...»
«John, aspetta. Il mio capo redattore mi ha detto che non ammetterà un altro articolo "spazzatura" come quello pubblicato stamane».
«Articolo spazzatura?! Ma di che...»
«Sono l'unica che ti crede, John. Almeno, qui al giornale».
«Beh, ma al di fuori della redazione...»
«Purtroppo anche i lettori abituali si sono schierati contro di noi. A nessuno piace ammettere di avere torto».
John si ritrovò a passare dalla soddisfazione più grande allo sconforto più nero.
«Quindi non ha funzionato» mormorò.
Non era servito a niente...
«Ho per caso detto questo? Nonostante la redazione e i nostri lettori abituali abbiano rifiutato l'idea, tutti gli altri hanno ammesso che la faccenda merita una nuova rilettura. E io sono ben propensa a soddisfare questa loro richiesta».
«Ma non rischierai il posto, così facendo?»
«Se devo lavorare per un uomo che non crede a niente di ciò che non può vedere o toccare, preferisco di gran lunga perdere il posto».
John annuì.
«Troverò altre persone, Mary. Convincerò Lestrade ad indagare a fondo. Dimmi di che prove hanno bisogno gli scettici e gliele fornirò su un piatto d'argento».
Parlando, l'uomo aveva afferrato convulsamente lo schienale della sedia.
La gente a volte era davvero stupida.
Ma ci avrebbe pensato lui a farla ricredere.
