Mycroft Holmes bussò alla porta dell'appartamento all'ombra della torre Eiffel che aveva messo a disposizione di Sherlock.

Si chiese distrattamente per quale motivo il fratello avesse richiesto un appartamento proprio in quella zona della città.

Di giorno era molto affollata e la sera, con le luci della torre e della città stessa...

Non era esattamente il posto più riparato al mondo.

Bussò nuovamente, sperando che il fratello aprisse.

Non era riuscito a contattarlo in alcun modo.

Nemmeno con gli SMS, che Sherlock tanto adorava.

La cosa non gli piaceva.

Non aveva modo di controllarlo, finché si fingeva morto.

Quindi non aveva la benché minima idea di cosa il fratello facesse ogni giorno, di come riuscisse a ottenere le informazioni che gli servivano per catturare gli uomini di Moriarty senza esporsi, senza farsi vedere.

Suonò il campanello, in attesa.

Non avrebbe desistito, a costo di far saltare il circuito elettrico dell'intero quartiere.

[*]

Una scampanellata lunga ed imperiosa fece svegliare l'uomo.

Gettò una rapidissima occhiata all'orologio.

Le 10.40.

Non era da lui dormire tanto, la mattina.

In realtà non dormiva mai un granché.

Si stropicciò gli occhi con la mano, domandandosi per alcuni istanti se non fosse stato tutto frutto della sua mente, ancora legata al sonno che stava lentamente svanendo.

Il campanello venne sostituito da un bussare altrettanto insistente.

No.

Non era decisamente un sogno.

Sbadigliò.

Le persone che conoscevano il suo attuale domicilio - per non parlare poi della sua reale condizione - erano davvero poche.

E solamente una si sarebbe potuta comportare in una maniera tanto abominevole.

Si alzò, lasciando che la donna prendesse il suo posto.

Poi uscì dalla stanza, avendo buona cura di chiudere ben bene la porta dietro di sé.

Qualcosa, infatti, gli diceva che era meglio che il fratello non sapesse della presenza di Irene Adler nella sua abitazione.

Soprattutto perché la donna avrebbe dovuto essere stata decapitata quasi un anno prima, a Karachi...

[*]

La porta si aprì, con estrema soddisfazione da parte di Mycroft.

Cominciava ad essere stanco di suonare al campanello e di bussare a vuoto.

Il suo sguardo indagatore registrò rapidamente gli occhi insolitamente stanchi e l'aria assonnata, nonostante l'ora, di Sherlock.

«Ti ho cercato per ore, Sherlock. Non hai risposto nemmeno una volta. Nemmeno ai tuoi odiatissimi SMS».

Sherlock guardò distratto il cellulare.

«Spento. Non me ne ero accorto».

Si fece da parte, lasciando entrare il fratello.

«Che è successo?» chiese, mentre si sistemavano nel salotto.

«Hai una brutta cera, Sherlock. Stai bene?»

«Hai attraversato la Manica per conoscere il mio stato di salute?».

«Non posso, forse?»

«Non è credibile».

Mycroft lo fissò rassegnato.

«Non sono qui per la tua salute, no. Ma hai un aspetto che non mi piace»

«Beh, neppure il tuo è fantastico, ma ormai io vi ho fatto l'abitudine».

Il maggiore dei due serrò gli occhi, cercando di mantenere la calma.

«Non avrai ripreso le abitudini dell'università, vero?».

Sherlock lo guardò, sorpreso.

«Ma come? Non hai fatto sparire tutti gli spacciatori nel giro di tre continenti?».

Quando continuò, il suo tono era deciso.

«Comunque no. Sono pulito. Ma grazie tante per la fiducia».

Mycroft si appoggiò allo schienale della poltrona, guardando il fratello accendersi una sigaretta.

«Quando prenderai in considerazione l'idea di smetterla con le sigarette?»

«Al momento sono in una fase di stallo, con la caccia all'uomo. E l'essere morto non mi consente di avere casi che mi impediscano di usarle».

Si fece serio.

«Né ho persone che me le nascondano».

Riacquistò però subito il consueto tono.

«Quindi, a che devo la tua non richiesta visita, Mycroft? E' evidente che tu non abbia informazioni per me, quindi non vedo il motivo per cui...».

«Ho qualche problema con John e Lestrade. Stanno diventando un po' troppo curiosi a riguardo di quanto ho fornito loro. Si chiedono come io ne sia entrato in possesso».

«Ebbene?»

«Devi aiutarmi».

«Perché dovrei? Sono morto, ricordi?»

«Dimmi solo come scrollarmeli di dosso».

«Dì loro che hai avuto da me le registrazione, prima che "lasciassi questo mondo". In fondo è la verità, no? Magari non saranno tanto convinti, ma non sentiranno il bisogno di approfondire ulteriormente la faccenda».

"Almeno spero".

Mycroft annuì, ripromettendosi di fare come il fratello gli aveva suggerito.

E che il cielo gliela mandasse buona.