«A proposito della tua "fase di stallo"...» cominciò Mycroft Holmes, vago.

«Che c'è?» chiese Sherlock, bruscamente.

«Dicevo, è normale avere un periodo del genere, suppongo. In fondo l'hai detto anche tu. Sei morto»

«Arriva al punto».

«Mi chiedevo solo come tu abbia fatto ad ottenere tutto ciò che mi hai fornito. Uomini su uomini, criminali su criminali... Suppongo sia stato difficile, per te. Non poterti muovere, costretto all'interno di questo appartamento...».

«Ringraziando il cielo sono bravo nel mio lavoro, Mycroft. Non vedo come tu possa lamentarti. Ti ho consegnato quasi tutta l'organizzazione».

Mycroft annuì.

«Sì, suppongo che questo debba bastarmi. Ma mi piacerebbe sapere come tu sia riuscito a farlo»

«Mi diresti mai come fate tu e i tuoi uomini a pedinare ventiquattr'ore su ventiquattro una persona, o come riuscite a controllare tutte le sue comunicazioni?».

Mycroft lo guardò sorpreso.

«No, perché mai dovrei...»

«Allora non chiedere a me di rivelarti il mio metodo di lavoro. Come si dice? "E' il risultato che conta". Quindi, Mycroft...».

Mycroft Holmes sospirò.

«Come vuoi. Ad ogni modo, dato che sapevo di doverti incontrare - e sapendo che il mese scorso era anche il tuo compleanno...»

«Oh. Vuoi dire che sai qualcosa che mi riguarda? Strano...» disse tagliente Sherlock.

Mycroft estrasse da una valigetta che aveva con sé una custodia dalla forma inequivocabile.

Il violino di Sherlock.

«Ora che John ha lasciato Baker Street ho potuto recuperarlo. Ho pensato ti avrebbe aiutato a passare un po' il tempo, qui. Almeno finché non ti deciderai a tornare a Londra».

Sherlock prese il violino, cominciando immediatamente a studiarlo per scoprire se il fratello l'avesse alterato in un qualche modo.

«Quanto pensi di rimanere ancora? La tua reputazione ora è ristabilita. Non hai più bisogno di nasconderti. Se tornassi a Londra, anche la tua caccia all'uomo - come tu stesso la definisci - sarebbe sicuramente facilitata dall'aiuto dei miei uomini e...».

«Non ho intenzione di tornare finché tutta l'organizzazione cui faceva capo Moriarty non sarà sgominata. Mi pareva di averlo già messo bene in chiaro» disse Sherlock seccamente.

Mycroft alzò le mani in segno di resa.

«Sia come vuoi».

Si alzò in piedi.

«Devo andare. Domani mattina ho un impegno improrogabile a Quantico».

«Non ti trattengo» replicò serafico il fratello.

«Credevo volessi festeggiare insieme il tuo trentesimo compleanno, anche se in ritardo»

«Cercherò di non soffrire troppo per la tua assenza» continuò l'altro imperturbabile, pizzicando pigramente le corde del suo violino.

Mycroft Holmes sospirò, poi parve accorgersi di qualcosa, nell'aria.

Sherlock lo guardò.

«Nemmeno ti immagini quanto possa raccontarti una ballerina del Moulin Rouge sui criminali di questa città, se ben ricompensata» si affrettò a dire.

Mycroft lo studiò.

«Quindi è così che scopri dove sono gli uomini che cerchi: informatori».

Sherlock fece spallucce.

«Come credevi facessi?».

«E... A questa ballerina non interessa il fatto che la persona a cui fornisce informazioni dovrebbe essere morta?».

Il detective si finse disinteressato.

«E' una persona di pochissimo conto. Una di quelle che si vedono tutti i giorni e che eppure sono invisibili. Il classico tipo di persone che per qualche euro in più sarebbe capace di raccontarti di essere la reincarnazione della principessa Romanov. Chi vuoi che creda a qualcuno del genere?».

Il maggiore dei fratelli Holmes annuì.

«Bene. Tienimi informato degli sviluppi»

«Sarà fatto».

Mycroft parve rallegrarsi della disponibilità del fratello minore.

«... Se me ne ricorderò» aggiunse perfidamente Sherlock, gli occhi che brillavano divertiti e insolenti.

Il fratello non lo degnò di uno sguardo e se ne andò sbattendo la porta dietro di sé.

Sherlock sospirò di sollievo.

C'era mancato davvero poco.

John passò a Lestrade una bustina di zucchero.

«Ora Sherlock può riposare in pace» mormorò il neo - reintegrato ispettore.

Dopo che la verità su Sherlock Holmes era venuta a galla, molte cose erano cambiate anche all'interno di Scotland Yard.

Tra le più rilevanti, il licenziamento del commissario capo che era presente all'arresto del detective e il richiamo ufficiale, accompagnato da una pesante sospensione, per Anderson e per l'agente Donovan.

Una sospensione che sarebbe durata per altri tre mesi almeno.

John dovette ammettere che in quell'occasione Mycroft Holmes aveva davvero fatto un ottimo lavoro, riacquistando un po' di rispetto da parte sua.

«Già. Grazie all'articolo di Mary le persone hanno aperto gli occhi».

Lestrade annuì, serio.

«In un certo senso, ero contento di avere la reputazione di Sherlock "da risollevare". Mi ha aiutato a non pensare a quanto gli è accaduto».

Anche John annuì.

«Già. Anche a me è servito. Sono riuscito ad accettare la sua morte. Sono già trascorsi sei mesi...».

Lestrade finì il suo caffè.

«E' tutto finito, ora».

John si corrucciò.

«Beh, non mi hai ancora detto che cos'avete scoperto dai rilievi effettuati sul tetto della Barts».

L'ispettore lo fissò confuso.

«Non ci fu alcun rilievo. Sherlock si suicidò davanti a diversi testimoni, lasciando quella telefonata come biglietto di addio... Per di più, con i giornali che lanciavano fango su di lui...».

John sgranò gli occhi.

«Non avete indagato?!»

«Non ve ne era motivo».

Gli occhi del medico si animarono di una nuova luce.

«Beh, Greg. Credo sia giunto il momento di riparare a questa mancanza».