«Ora che ci penso, quello di dicembre è stato il nostro primo Natale insieme» disse Irene.
«Evviva. Dov'è lo champagne?» replicò ironico il detective, senza distogliere gli occhi dal cellulare.
«Allora, dimmi. Come si ci sente ad essere morti da quasi otto mesi?» incalzò la donna.
L'uomo inviò il messaggio con le informazioni che Mycroft gli aveva richiesto, poi alzò gli occhi su di lei, pensieroso.
«Hmm... Beh, devo ammettere che credevo che i morti trascorressero un'esistenza più tranquilla. Ovviamente, la trascorrerebbero se i loro corpi non si decomponessero con l'andare del tempo e...».
La Donna rise.
«Sempre così logico... La mia "vita da morta" era abbastanza tranquilla, prima che comparissi davanti alla mia porta»
«Oh, dolente di aver stravolto le tue... abitudini».
«Dovresti proprio fare qualcosa per farti perdonare, sai?» disse la donna, ignorando l'enfasi con cui Sherlock aveva detto l'ultima parola.
«Ma davvero? E posso sapere che cosa avresti in mente?» le chiese lui interessato, poggiando i gomiti sulle ginocchia.
«Un'ottima idea sarebbe quella di accettare di giocare, almeno per una volta, secondo le mie regole»
«Idea scartata. Prossima».
«Che ne dici di una cena vera e propria, allora?»
«Sarebbe una novità. Va bene».
[*]
Come "promesso", John si presentò nell'ufficio di Mycroft Holmes, in cerca – nuovamente - di risposte.
Quasi gli venne da ridere quando vide l'espressione del maggiore dei fratelli Holmes nel scoprirlo di nuovo lì.
«John...» disse Mycroft Holmes a mo' di saluto.
«Ci sono diverse cose da chiarire, lo sa questo, non è vero?»
«Di che si tratta, stavolta?».
«Prima cosa… Le registrazioni. Come le ha ottenute? E non mi dica che le ha avute dalla signora Hudson perché so che non è così».
«Me le consegnò Sherlock la sera dell'arresto. Ho detto di averle avute dalla sua padrona di casa per non complicare ulteriormente le cose» replicò Mycroft.
«Beh, si dà il caso che invece le cose - così facendo - si siano complicate un bel po'. Seconda cosa... Suppongo che lei sapesse che sul tetto della Barts, quel giorno, era presente anche il suo grande amico Moriarty».
Mycroft Holmes si esibì nella migliore delle sue espressioni stupefatte, riuscendo fortunatamente a convincere John.
«Indagando io e l'ispettore Lestrade abbiamo avanzato un'ipotesi, ma per essere sicuri di aver ragione - o dovrei dire per vederci chiaro - abbiamo bisogno degli effetti personali di Sherlock da analizzare. Ho immaginato fossero stati consegnati a lei».
Mycroft annuì.
Si era immaginato che una richiesta del genere gli sarebbe stata fatta, presto o tardi, e si era preparato "requisendo" il cappotto del fratello prima che questi partisse per Parigi.
«Sarò ben lieto di consegnarlo personalmente alla dottoressa Hooper, domani mattina».
Anche John annuì.
«Bene».
«Deduco, quindi, che sia stata aperta un'indagine su quanto accaduto a mio fratello» disse Mycroft, interessato.
«Gliel'avevo promesso sin dall'inizio, ricorda?»
«Certo. Ma speravo che presto l'idea sarebbe stata scartata».
«Beh, non vedo perché mai. Le ho appena detto che abbiamo scoperto la presenza di Moriarty sul tetto»
«Presumibilmente».
Le cose stavano prendendo una brutta piega.
Doveva assolutamente far desistere John, o Sherlock sarebbe diventato insopportabile.
Più del solito, almeno.
«Vedrà, le dimostreremo che si sbaglia. Dovrà ricredersi» disse John.
Poi uscì, sbattendo la porta dietro di sé.
