Il cellulare di Irene mandò un trillo.

Un SMS.

"Temi di ricevere

Una brutta notizia sui

Tuoi cari? Vieni a farti leggere i

Tarocchi da Mister

Oswald, il mago di

Bordeaux.

E scoprirai se

Nuvole oscure minacciano te

E la tua famiglia."

L'uomo al suo fianco le andò alle spalle, gettando un'occhiata al display.

Grugnì.

«Stupidi messaggi pubblicitari. Chi darà poi i nostri numeri a quegli idioti, dico io…».

La Donna sorrise divertita.

«Non ne ho idea, Connor. Ma è piacevole ricevere messaggi del genere, ogni tanto. Aiutano a ricordarmi quanto la gente possa essere stupida».

Connor Drews scoppiò a ridere.

Era uno dei pericolosi criminali appartenenti alla rete di Moriarty ancora in libertà.

Erano rimasti davvero in pochi.

«Ad ogni modo, ignoriamo queste stupidaggini. Mi stavi dicendo che anche O'Brian è stato catturato?».

L'uomo accese un grosso sigaro, mettendosi poi seduto con i piedi sul tavolino del bar in cui lui e Irene avevano deciso di incontrarsi.

«Esattamente» ringhiò di malumore.

La Donna si finse infuriata.

«Non riesco a crederci. Ho parlato con lui appena quattro mesi fa. Come è possibile che l'abbiano preso?».

Drews fumò rapidamente il sigaro.

«Diavolo, non lo so. So solo che un minuto prima era per strada, e l'attimo dopo… Puff! Sparito. Se non sapessi che è un'idiozia, potrei quasi credere sia stato rapito dagli alieni».

Irene rise.

«Per carità! Non vorrai dirmi che credi a queste sciocchezze!»

«Per niente. Ma sembra essere l'unica soluzione possibile».

«Cosa ti fa credere che siano stati quelli del governo a prenderlo?»

«Ricordi Danielson?»

«Il rapinatore, certo».

«Beh, lui è riuscito a dire a Sebastian che due uomini in giacca e cravatta stavano seguendo O'Brian, poco prima che sparisse».

Irene bevve il bicchiere di vino offertole dall'uomo.

«E Danielson ora dov'è? Non sa dirci altro di questi due uomini?».

Drews scosse la testa, accendendosi un nuovo sigaro.

«Sparito pure lui. La settimana scorsa. Mi ci gioco la testa che ora tiene compagnia agli altri».

La Donna sospirò, stizzita.

«Sebastian che dice? Ha qualche teoria su come facciano quelli del governo a sapere sempre dove siamo?».

Drews scolò avidamente la sua birra, esibendosi poi in un rutto disgustoso.

«Crede ci sia qualche piccola canaglia che, pur di rimanere fuori dalla galera, spiffera agli agenti ciò che vogliono»

«Ma per farlo dovrebbe per lo meno essere in stretto contatto con loro».

L'uomo annuì.

«Sì, Sebastian è convinto si tratti di uno quegli inetti di poco conto che furono catturati ormai un anno fa».

Irene annuì.

«Purtroppo non possiamo esserne certi, trovandoci qui».

Drews tolse i piedi dal tavolino, pronto ad alzarsi.

«E' per questo motivo che è partito per Londra».

Irene alzò un sopracciglio.

«Partire per Londra per un pesciolino piccolo come uno di quelli? Quanto potrà sapere ancora?».

Connor Drews lanciò qualche moneta sul tavolino.

«Ha detto di voler sistemare anche quel medico, quel dottor Watson. Pare che stia ficcanasando un po' troppo, ultimamente. Beh, è ora che io vada. Alla prossima bevuta, Miss Adler».

L'uomo si allontanò oscillando.

La Donna si avviò nella direzione opposta, disgustata dal comportamento di quell'abominio.

Prese il cellulare, inviando immediatamente un SMS:

"Tutto pronto per il consueto incontro, okay?

Devo ammetterlo, parlare

con altri delle punizioni da far provare a te

è stato davvero utile ed importante. IA"

[*]

Il cellulare di Sebastian Moran vibrò nella tasca interna della sua giacca.

Non metteva mai la suoneria, poiché poteva distrarlo durante uno dei suoi… tiri al bersaglio.

«Che cosa vuoi?» disse scocciato.

Quel Connor Drews era davvero un animale.

Ma sapeva essere un buon informatore, quando gli veniva offerta una buona ricompensa.

«Sono stato tutto il pomeriggio con lei»

«Ebbene?».

«Nessuna telefonata o incontro sospetto».

«Ha ricevuto o inviato qualche SMS?»

«Ne ha ricevuto uno sulla lettura dei tarocchi e ne ha inviato uno poco dopo che me ne sono andato. Da quello che ho potuto vedere con il mio "binocolo da caccia" era indirizzato a uno dei suoi amichetti settimanali. Niente di sospetto, lo ripeto».

Sebastian Moran sorrise.

«Ottimo. Mi avrebbe seccato terribilmente scoprire che era lei a fare il doppiogioco».

«Devo continuare a seguirla o a farla seguire da uno degli altri?».

«No. Non ve ne è motivo. Possiamo stare tranquilli, con lei. Piuttosto, cerca di saperne di più sui nuovi arrivati in città»

«Ma saranno un'infinità!».

Il cecchino si infuriò.

«Allora vedi di metterti subito all'opera, idiota! Dobbiamo vendicarci per quanto accaduto ai nostri compagni e a Moriarty».

L'uomo all'altro capo del telefono sospirò rassegnato.

«Da quando devo cominciare a cercare?»

«Da quando sono iniziati gli arresti e le sparizioni. Non tralasciare niente e nessuno».

«Bene. Sei già a Londra?»

«La stiamo sorvolando giusto ora. Presto potrò portare a termine l'ultimo ordine di Jim, e levare di torno una volta per tutte John Watson».