Ed eccoci come promesso ad un nuovo capitolo prima delle feste! Le nostre ragazze sono all'inizio della loro difficile avventura, le loro vite stanno cambiando, tante cose stanno cambiando, ma cosa le aspetta veramente?

Come sempre tutto è piegato all'esigenza della storia, ma spero che possa comunque avere un impatto giusto per voi.

Buona Lettura e Buona Pasqua!


Il telefono sul comodino tra i due letti suonò puntuale alle sette. Come richiesto da Maura, la reception diede loro la sveglia, Maura rispose assonnata, e ringraziò. Jane si stiracchiò facendo uscire gambe e braccia dal letto, Maura si stropicciò gli occhi e si sedette infilando i piedi nelle ciabatte che aveva portato da casa "avresti potuto ordinare la colazione già che eri al telefono" borbottò Jane, qualcuno bussò alla porta e Maura sorrise, Jane alzò solo la testa e si guardò intorno "che diavolo?" Maura si alzò, attraversò la stanza ed aprì al cameriere con il carrello della loro colazione, "buon giorno signore" "buon giorno, lasci pure facciamo noi grazie" Jane si sedette gambe incrociate sul letto "ma, ma che cavolo...?!" il cameriere annuì, prese la mancia che Maura le diede, ringraziò e se ne andò.

"Maura? Cos'è questo profumo?" "dopo cena quando sei andata a farti la doccia ho programmato la sveglia per stamani e la colazione puntuale al nostri risveglio, efficienti non trovi?" "si ma Maura cos'è questo profumo?" "oh beh non so a cosa ti puoi riferire io sento -annusò- caffè -Jane si sedette sul letto- mhmm pane tostato e bacon..." a quel punto Jane era accanto a lei al carrello "Dio Maura potrei innamorami di te" la bionda rise "su serviti ci sono frittelle, uova e marmellata credo, ah ecco ed il burro" Jane aveva già afferrato del bacon e lo rosicchiava "Jane sei incorreggibile, guarda che ti puoi sedere al tavolino sai?" "oh si si- disse con la bocca piena- ora lo faccio"

Maura rise gioiosa all'atmosfera che Jane sapeva sempre creare, bevve un po' di caffè e si diresse verso il bagno, ma Jane l'afferrò per un braccio e scosse la testa "no no bella, mangi con me!" "non ho appetito Jane" "fattelo venire, guarda ti imburro io il pane tu scegli la marmellata che vuoi, su siediti qui con me, solo uno dai"

Maura obbedì, si scelse la marmellata e Jane la spalmò sul pane tostato. Era strana questa inversione di ruoli, dove Jane era così attenta e premurosa, ma era così bello sentirsi coccolati che Maura non avrebbe azzardato nessuna protesta.

Arrivarono alle nove allo studio Newyorchese del dottor Henry Turner, la sala d'attesa era una delle più belle che Jane avesse mai visto "wow che roba! Ma quanto costa una cacchio di visita da questo tipo?" "non credo di sbagliare se dico almeno una settimana e mezzo del tuo stipendio" "porca vacca Maura!" disse con quella sua espressione scioccata, che Maura trovava così buffa

Ma il dottor Turner era in ritardo, di almeno mezzora, la sua segretaria si scusò parlando di un'emergenza, Jane era già scocciata da questo atteggiamento "con quello che si fa pagare dovrebbe almeno essere puntuale accidenti" "capita Jane, è un famoso oncologo, se ha avuto un'emergenza non ci possiamo fare nulla" "si si lo so scusa, ma se penso a quanto ti costa dovrebbe visitarti con i super poteri, perché uno che si fa pagare così Deve avere i super poteri!" Maura rise e le accarezzo una gamba, Jane le prese la mano, vide arrivare un'infermiera decisa verso di loro. Era ora della visita.

Si alzarono tenendosi per mano

Entrarono nello studio dell'oncologo che si presentò e le fece accomodare, era un bell'uomo, alto, castano e con un bel fisico, occhi marroni.

"bene andiamo subito al dunque, ho già dato un'occhiata alla sua cartella, ovviamente la visiterò, farò un prelievo e poi ne parliamo meglio ok?" "si certo" "lei -si rivolse a Jane- è la fidanzata giusto?" "si Jane Rizzoli" sorrise "se non è la sua prima visita, sa già che deve uscire, la chiamerò io" disse in un tono tra l'ironico ed l'arrogante "non è possibile che rimanga?" tentò comunque Jane "no mi dispiace, la chiamo appena avremo finito con gli esami" Il medico si alzò e quasi prese Jane per il braccio che per evitare di essere toccata si alzò di scatto e sbuffò "è la regola Signora, sposatevi e potrà rimanere!" "si si grazie" e alzò gli occhi al cielo in cerca di calma divina.

Maura sorrise e fece un cenno con la testa al medico, come per scusarsi dell'apparente cattivo umore di Jane, l'oncologo sorrise "è bello vedere che ci tiene, molti mariti escono felicemente nonostante certe situazioni che... ma pensiamo a noi, si spogli e si sdrai sul lettino"

Jane si sedette nel bel salottino, con le pareti color pastello tenue, le poltrone comode, un tavolinetto con riviste di ogni genere e i poster medici alle pareti. La rabbia di essere messa nuovamente alla porta era, non solo innegabile, ma mai così forte. Non sopportava dover lasciare Maura affrontare le visite e le facce serie tutta da sola, e l'arroganza del medico non aiutava per niente. Aveva sperato che la balla della fidanzata le aprisse qualche porta in più, ma si era sbagliata e umanamente lo trovava assurdo.

Aspettò un'ora precisa, vedendo passare infermiere che entravano e uscivano, prima che venisse richiamata. Quando entrò il viso di Maura era teso. Come odiava vederla così.

Si sedette accanto a lei e come ormai di abitudine, le diede un bacio sulla testa di conforto "allora che dice?" le sussurrò, Maura fece spallucce "credo confermi l'ultima visita" Jane annuì.

Ed infatti il dottor Turner confermò le masse alle ovaie ed una piccolissima massa all'utero, le analisi erano di poco cambiate, anche lui parlò di un approccio soft con la laparoscopia ed il prelievo dei campioni, ma consigliò di non perdere tempo e di aprire e togliere le masse e poi a seconda dei risultati pensare alla chemio oppure no!

Per quanto a Jane non piacesse l'atteggiamento borioso ed arrogante del bell'oncologo, la sua logica le piaceva, ma Maura sembrava dubbiosa a riguardo.

Tornarono in albergo che era ormai passata l'una, il traffico di New York non era un mito, ma una solida realtà!

Parlarono davanti al pranzo raffinato nel ristorante dell'albergo dove si fermarono per mangiare "a me Turner non piace, ma ha le sue ragioni" "si perché tanto devono aprire me non lui!" "ma comunque vanno tolte!" "si ma ad esempio il dottor Anderson spera di poterle togliere il laparoscopia e non aprendomi l'addome" si ma solo se..." Jane si fermò quasi in difficoltà " quel 'solo se' non è poco per me Jane" "certo nemmeno per me ma..." "no non intendevo nel senso del tumore, ma perché farmi aprire per scoprire che erano masse benigne e che potevano essere tolte con un'operazione meno invasiva? I rischi sarebbero ridotti, I tempi di recupero sarebbero ridotti, le cicatrici sarebbero ridotte e... ho bisogno di credere che siano benigne e che si possa fare anche in quel modo" "certo lo voglio anche io, lo capisco benissimo, è solo che -Jane guardò il piatto semi vuoto- vorrei solo che tutto andasse bene e al più presto ecco! Si sa che con queste cose fare presto è importante"

Maura allungò la mano e afferrò quella di Jane che giaceva al lato del tavolo, le dita si intrecciarono, Jane alzò lo sguardo che si fermò in quello dolce di Maura "ma sarò al tuo fianco sempre, qualsiasi decisione prenderai, qualsiasi siano i risultati" "lo so Jane, lo so!"

Tornarono in camera giusto pochi minuti, il tempo di ricomporre le valige e darsi una rinfrescata, poi partirono per Providence, l'appuntamento con la dottoressa Morales era nel pomeriggio del giorno successivo, almeno la mattina avrebbero potuto dormire un po' di più, per la gioia di Jane, e poi tornare a casa direttamente, se Maura voleva o passare ancora una notte a Providence, non avevano ancora deciso.

Il viaggio verso Providence fu più lungo e difficoltoso del previsto, una fitta pioggia le rallentò appena partite, cadeva fitta e come piccole dita su tamburi risuonavano sui vetri e sulla carrozzeria metallizzata, il giusto clima per stare sotto le coperte al caldo, non in autostrada, spesso Maura chiuse gli occhi per farsi trasportare dalla melodia.

La piaggia non le abbandonò neanche all'arrivo nell'albergo stellato che Maura aveva scelto. Fortuna che uomini con ombrelli enormi le accolsero al loro arrivo, ed un facchino prese le due valige che avevano come bagaglio.

Alla reception un uomo stempiato ma cordiale ed educato, le accolse compostamente, chiese i documenti e la carta di credito, come da routine "ecco la chiave per la vostra matrimoniale" "come matrimoniale" chiese Maura scocciata e a disagio "avevo specificato che volevo una doppia" "è sicura signora? Qui risulta..." "certo che sono sicura, ho parlato con una donna alla quale ho detto chiaramente che volevo una suite con doppi letti" "sono desolato" l'uomo stempiato cominciò a premere freneticamente i tasti sul computer "purtroppo però non ho la suite che cerca, ho solo una matrimoniale" "si ma vede noi..." "ehi calmati Maura, nessun problema dai, possiamo prendere la matrimoniale" "Jane non è giusto e poi ero stata chiara e non amo questi disguidi" disse rivolgendosi all'uomo dietro alla reception "sono veramente dispiaciuto, mi lasci parlare un attimo con il direttore" Maura annuì severamente, tutto quello che le stava succedendo e il lungo e faticoso viaggio la rendevano meno incline alla conciliazione.

Jane le mise una mano sulla schiena, e mentre il receptionist parlava al telefono in modo da non farsi troppo sentire, cercò di calmare la sua Maura " ehi non è grave sai una matrimoniale, se non vuoi che dormiamo insieme sono sicura che ci sarà un bel divano morbido sul quel posso stare" "cosa? No nessun divano Jane, sarebbe inaccettabile dopo tutto quello che stai facendo per me, e non è certo un problema dormire insieme, è il principio, con quello che costano le camere un errore del genere è inaccettabile!" Jane sorrise alla risolutezza della sua amica "ok, ma non facciamone un dramma, va bene? Se siamo fortunate ci daranno una bella camera facendocela pagare come una brutta!" "oh Jane qui non hanno camere brutte!" "e tu che ne sai, le hai viste tutte!?" Maura scosse la testa sorridendo, ma Jane era riuscita ad alleggerire la sua tensione ancora una volta.

L'uomo stempiato si avvicinò nuovamente "chiedo scusa per l'attesa, possiamo fare in questo modo signore, il problema per noi è che avevate prenotato per una notte con opzione per una seconda, se non rimanete due notti possiamo darvi la doppia ma visto il disagio che vi stiamo creando il direttore ha proposto un trattamento di riguardo, oppure se volete rimanere con noi due o più giorni, possiamo darvi una delle nostre migliori suite matrimoniali al prezzo della doppia che avete prenotato"

Maura sospirò, non avevano ancora deciso cosa fare, si voltò verso Jane che sorrideva "facciamo come vuoi tu Maur, a ma va bene la doppia e ripartiamo subito la sera, o la suite e restiamo un giorno in più e facciamo tutto con più calma!" "non so Jane non voglio farti perdere altri giorni di lavoro, con un caso aperto per di più" "ehi sono qui con te e lascia stare il caso, lo risolverò quando torno" fece l'occhiolino, Maura sorrise " prendiamo la suite" "bene signora, vi faccio subito accompagnare" l'uomo stempiato fece un cenno ad un ragazzo giovane ed attraente vestito con pantaloni blue notte e una giacca bordeaux con bottoni oro, che prese la chiave e le accompagnò all'ascensore.

Entrarono nella grande suite, con divani in alcantara con disegni floreali in rilevo, grandi finestre che davano una visione spettacolare di Providence e tende drappeggiate, il grande letto matrimoniale con lo schienale in pelle ed una porta aperta dalla quale si intravede un immenso bagno con una vasca dove probabilmente stavano comode almeno tre persone.

Jane si guardò in torno, stupita di quanto i soldi potevano dare lusso, cosa che lei mai nella vita aveva avuto. Maura diede la mancia d'obbligo al bel cameriere e lo congedò

"che facciamo per cena?" chiese sfilando i piedi dai tacchi alti, Jane la guardò togliendosi la giacca "se ti va ci cambiamo ed andiamo fuori a mangiare, sono certa che avranno un posto da consigliarci o una pizzeria qui vicino, ma se sei stanca scendiamo al ristorante, o se hai voglia di sfruttare la tua carta oro ordiniamo in camera!" sorrise

Maura percorse lo spazio che le divideva e senza dire una parola si strinse alla donna più alta, che la circondò con le sue sottili ma forti braccia. La testa di Maura giaceva sul petto di Jane e ne ascoltava il battito lievemente accelerato, Jane le diede un piccolo bacio sulla testa e ne annusò il profumo, inebriante.

"eravamo a New York e non abbiamo avuto tempo di mangiare la loro famosa pizza, magari anche qui non è tanto male" disse Maura senza muoversi da quell'abbraccio "magari ce la portano in camera no!? Lo so che sei stanca"

le donne si strinsero ancora un po' come conforto, come comprensione, come gratitudine.

"chiamo e vediamo se ci portano la pizza" ma per un minuto nessuno si mosse, se non la mano di Jane sulla schiena di Maura, poi la bionda si mosse, senza guardarla negli occhi, come intimidita dall'abbraccio, da quel conforto, non sapendo come spiegare il suo bisogno, come ringraziare per quel dono silenzioso.

Jane si voltò come l'abbraccio fu sciolto, chiedendosi perché il cuore le battesse forte, entrò nel bagno "porca puttana Maura, hai portato il costume? In questa vasca ci si può nuotare!" Maura sorrise e prese il telefono per ordinare. La tensione era nuovamente stata alleggerita.

Maura ordinò le pizze, un buon vino e la birra preferita di Jane, mangiarono nella suite serenamente, per una sera nessun discorso su ovaie, tumori, operazioni. Solo loro due insieme a bere e mangiare. Una serata normale.

Sedute sul divano accesero la tv, scelsero un film battibeccando un po' su quale vedere.

In meno di mezzora dall'inizio del film, Maura già dormiva, Jane lentamente si alzò, andò sul terrazzo e chiamò Frankie, voleva sapere del caso, voleva sapere se stavano bene, voleva un po' di conforto.

Frankie aggiornò Jane sul caso: avevano sospettato da prima una banda rivale, ma la sorella della vittima li fece capire che forse dovevano cercare più vicino "intendi che sono stati i suoi amici della gang ad ucciderlo?" "beh avrebbe senso visto come è morto no?" "si se ha fatto un grosso torto a tutti, ma la sorella ha detto altro?" "si che vuole vivere!" "ecco!" "lì come va?" Jane sospirò "Maura sta dormendo ed i suoi soldi pagano belle stanze, qui c'è una vasca che ci stiamo dentro in tre o quattro giuro!" "goditela allora" "già" "tu come stai?" "bene un po' stanca da tutto il viaggio, per arrivare abbiamo avuto un po' di problemi con la pioggia" "Maura come sta? Che succede Jane!?" chiese preoccupato "sai che non sta a me dirlo, ma... non dirlo a mamma ok?! Ma le cose non vanno molto bene, sono preoccupata" "non sei sola Jane, ci siamo anche noi!" "lo so Frankie grazie" Jane guardò dentro alla stanza, Maura dormiva sul divano "adesso vado, ci sentiamo presto ok?" "certo Sis sempre qui" Jane sorrise e ringraziò, senza parlare, del conforto ricevuto "notte" "notte".

Rientrò silenziosamente, mentre la televisione immetteva luci e suoni nella stanza in penombra. Sistemò il letto, togliendo i cuscini in eccesso e spostando le coperte.

Si preparò per la notte con i vestiti che Maura le aveva appoggiato sulla poltrona difronte al suo lato del letto. Non capiva proprio il bisogno di disfare la valigia per un giorno a due di permanenza, le sembrava lavoro sprecato. Fare e disfare le valigie! Scosse la testa divertita. Ma Maura fu irremovibile, sistemò i suoi vestiti nell'armadio e poi quelli di Jane, che però segretamente apprezzava la cura.

Si avvicinò al divano e fece una carezza sulla schiena a Maura che mugugnò "ehi splendore, andiamo a dormire" un altro mugugno e un movimento "ehi non vorrai lasciarmi sola in quel grande letto freddo, senti come piove fuori?" Maura aprì gli occhi e sorrise "hai paura del temporale?" "e tu?" si sorrisero dolcemente "andiamo" Jane porse il suo palmo di mano, Maura lo afferrò, una stretta e si alzò.

Si mise il pigiama andò in bagno e poi si infilò sotto le coperte.

"buona notte Jane" "domani si dorme vero?" "si" rise "bene! Buona notte Maura" la luce si spense con le due donne girate verso l'esterno.

Ma nella notte, forse complice quella pioggia fitta o la fatica emotiva, si ritrovarono vicine, una difronte all'altra, come in cerca, entrambe, di un contatto.

Al mattino quando Maura aprì gli occhi rimase lì, sotto le coperte a fissare la sua amica lungamente. Quel sonno pacifico, il calore nel letto, il respiro lento, i capelli arruffati sparsi sul cuscino, la macchia di salica, la bocca appena aperta.

Come ripagare il tanto amore dato così gratuitamente? Come ripagare per quella serenità che sapeva darle anche adesso che semplicemente dormiva così buffamente? Poi si sdraiò supina e si toccò la pancia indolenzita, chiedendosi cosa la vita aveva in serbo per lei.

"mhmm sento le tue rotelle che girano all'impazzata" la sorprese un'assonnata Jane "buongiorno dormigliona, non volevo svegliarti" Jane sorrise "non lo hai fatto, anche se posso vedere benissimo che la tua testa sta rischiando il surriscaldamento" "avrei molto da dire per contraddire le tue affermazioni" "ohoo ne sono sicura" "ti va se ordino la colazione?" "possiamo anche scendere" "possiamo anche coccolarci!" "oh si che possiamo"

Si fecero portare la colazione in camera, poi decisero di fare una passeggiata per Providence, dopo la notte piovosa, la mattina si era rivelata calda e piena di sole. Mangiarono un panino in un parco colorato da un prato di un verde intenso, alberi appena ingialliti e il classico viavai di corridori, ciclisti e gruppi di persone in chimono che facevano le loro danze rituali e suggestive.

Rimasero a scaldarsi sotto il sole su una panchina, con le loro chiacchiere leggere fino all'ora della visita.

Lo studio della dottoressa Margaret Morales era in un grattacelo vicino all'ospedale della città, un studio accogliente e di classe, ma non pretenzioso come quello visto a New York.

La procedura fu la stessa, Maura entrò nell'ambulatorio, a Jane venne chiesto di attendere furori, anche se con molto più garbo dell'ultima volta, e fu fatta entrare durante il nuovo prelievo, Jane vide le braccia ormai martoriate di Maura, che si fece fare il prelievo con una piccola smorfia.

"allora signore ecco come la vedo io: qualcuno potrebbe proporle di aprire e togliere quello che c'è da togliere, così senza se e senza ma, peccato che dimentichino l'importanza dell'apparato riproduttivo femminile, sopratutto per la donna" Maura annuì e Jane sorrise, dando una lieve stretta alla mano della bionda che teneva nella sua "quindi io farei una laparoscopia e preleverei tutti i campioni, li analizziamo e poi decidiamo se aprire o no, ma non rimanderei troppo" "di che tempi stiamo parlando?" chiese Jane "dovrei sentire la mia segretaria, è lei che si occupa di far tornare tutte le cose, ma se volete che operi, allora direi che entro una decina di giorni dobbiamo fare il primo intervento, anche perché per le analisi ci vuole comunque qualche giorno, poi sulla base dei risultati di laboratorio decidiamo la priorità per il secondo intervento"

tutto come da copione ormai, restava solo da decidere chi doveva fare le operazioni, il tempo sembrava essere sempre più una cosa prioritaria.

Salutarono la dottoressa Morales ed uscirono nell'aria rinfrescata del tardo pomeriggio.

Prima di rientrare in albergo fecero una passeggiata in centro, cercando di parlare di tutto tranne che di quello che adesso era veramente importante, ma Jane si sentiva impaziente, voleva sapere quale decisione Maura voleva prendere, così preferì non attendere oltre e chiedere "cosa ne pensi Maura, chi ti ha dato più fiducia?" "più fiducia?" "beh tutti hanno più o meno detto la stessa cosa, quindi c'è da decidere solo come preferisci agire e chi preferisci che agisca" "tu cosa ne pensi?" "io? La Morales mi è piaciuta tantissimo a dire il vero, ma anche Sullivan non è male" "del dottor Turner non ne parliamo vero?" "è odioso, ma se ti piace!?" Jane fece spallucce e Maura rise "no! Poi lui vorrebbe aprire subito ed io non voglio se non è indispensabile, il dottor Anderson?" "ha sbagliato la diagnosi Maura!" "è l'unico che mi ha visitato senza ecografo 3d e nello studio di un ginecologo per farci un favore" "quindi?" "mi faccio visitare nel suo studio e vediamo che dice" "ok quindi se si accorge del cambiamento lo teniamo, altrimenti?" "torniamo a Providence, è una bella città non credi?" "si molto simile a Boston!"

passeggiarono ancora un po' finché non videro un ristorante giapponese, dove Jane insistette per offrire la cena. Dopo tutto, fino a quel momento, tutto era stato pagato da Maura, se si esclude un pieno di benzina ed i panini al parco.