Grazie per tutti i commenti qui e sui social! Spero che la ripartenza dopo i giorni di festa sia stata buona!
Buona Lettura! xxx
Quando la mattina presto partirono, tutto era stato deciso davanti al sushi la sera prima: sveglia alle otto, colazione in camera per coccolarsi un'ultima volta e per praticità, doccia, valige e partenza per Boston.
Durante il viaggio Maura chiamò il dottor Anderson che le trovò uno spazio all'ora di pranzo, poi chiamò la Robbins che disse sarebbe stata presente, se Maura voleva. Ovviamente gliene fu grata.
Viaggio diretto fino a casa, finalmente. Jane mise la loro playlist per i viaggi, canticchiarono anche un po' stemperando la tensione. Il cielo limpido, le nubi sopra le loro teste sembravano andate via finalmente ed il sole filtrava dal vetro dell'auto ibrida e scaldava il viso ed il petto colpiti dai raggi mattutini.
Ogni tanto Jane dava una piccola stretta alla mano o alla coscia di Maura con quel senso di protezione innato, la bionda ricambiava con un sorriso dolce, forzando il suo umore grigio.
Maura aveva deciso che avrebbe detto a tutti cosa stava succedendo, non era giusto tenere in sospeso persone che l'amavano e che erano sicuramente preoccupate per lei, anche se nemmeno lei lo sapeva veramente cosa sarebbe successo
"chiamo io Ma per stasera se vuoi" "stasera?" "così non ci pensi più! Lo dico per te, ma se preferisci aspettiamo domani o domenica" cercò di alleggerire "no è che mi sembra così... non so esagerato, voglio dirlo alle persone che amo, ma indire una cena per fare un comunicato!"
Jane rifletté un attimo, forse non dare alla cosa troppo importanza aiutava Maura a non sentirne il peso, e comunque aveva già troppi pensieri "vuoi che ci pensi io? Non sei obbligata a farlo!" "io non credo sarebbe giusto, sopratutto con tua madre" ed ecco l'idea "che ne dici se facciamo così: ceniamo solo con Ma, agli altri lo diremo con più calma o lo dirà lei a tutti togliendoci il problema" sorrise scherzosa, Maura annuì grata
Jane spostò la mano, un'altra piccola stretta, ma le dita questa volta si intrecciarono e rimasero così, lungamente, finché fu possibile.
Rientrarono a casa poco prima dell'ora di pranzo, Jane lasciò la sua valigia nell'ingresso, Maura invece andò subito nella sua camera, disfò le valige, si diede una rinfrescata e si mise un nuovo abito. Jane, nel frattempo, andò in cucina e preparò dei sandwich da mangiare in macchina. Ripartirono per lo studio medico del dottor Anderson.
Tutto era decisamente frenetico.
Lo studio del dottor Dean Anderson era in un bel palazzo di recente costruzione, pratico per il parcheggio e vicino all'ospedale, sicuramente di classe.
Orami Jane era diventata un'esperta dell'arredamento di studi medici, quindi mentre Maura era per l'ennesima volta a farsi visitare, e lei ancora fuori nella sala d'aspetto, si guardò in torno per analizzare le pareti color pastello, di una tonalità chiara di malva, Jane capì quanto l'influenza di Maura stava agendo su di lei e la sua conoscenza di tinte e colori, sorrise. Le poltroncine erano molto comode e sul tavolinetto di vetro le riviste erano molteplici. Non mancavano certo i poster medici alle pareti. Alcuni li conosceva quasi a memoria ed era stanca di rileggerli per perdere tempo, decise che era il momento di chiamare sua madre.
La informò del loro ritorno e le chiese di pensare ad una cena veloce per loro tre, chiaramente Angela la tempestò di domande "come sta Maura? Cosa succede? Perché non mi parlate?" "mamma, Maura sta bene stai tranquilla, siamo un po' stanche dal viaggio, credo che stasera ne parleremo vedrai, adesso le cose sono un po' più chiare" "non è niente di grave vero?" "Non lo so Ma, io ci spero" "madre di Dio Jane!" "ne parliamo stasera Ma, stai tranquilla"
Chiuse la conversazione in fretta, prima di dire qualcosa di troppo, prima di confidarsi, prima di dire a sua madre che anche lei era molto preoccupata.
Chiamò Korsak per avvertire che Martedì sarebbe stata assente, Korsak non fece domande, ma Jane sentì l'obbligo di dirgli che presto avrebbe avuto tutte le risposte.
Rimise il telefono in tasca e si sedette pazientemente.
Per fortuna questa volta, l'attesa fu più breve del solito, una mezz'oretta e venne richiamata nell'ambulatorio.
Come sempre entrò nello studio, sentendo quel nodo allo stomaco che in quei giorni era stata una presenza pressoché costante, Maura la accolse con i suoi occhi dolci, Jane si sedette al suo fianco; il solito piccolo bacio sulla testa e una piccola stretta alla mano, che Maura teneva sulla sua gamba.
"signore, anche se immagino lo sappiate già, c'è una piccola massa all'utero" entrambe annuirono "verosimilmente era già lì quando l'ho visitata l'altro giorno, ma questo è il problema di fare favori alle donne con occhi belli!" guardò la ginecologa che era appoggiata alla libreria e che arrossì, Jane suppose che tra loro ci fosse più di una semplice amicizia "Mi scuso e me ne prendo tutta la responsabilità, avrei dovuto farvi venire subito qui nel mio studio" "ok ma questo, secondo lei cambia le cose?" chiese Jane per tagliar corto "no! Assolutamente no! La massa è molto piccola e non cambia le analisi che in questi giorni sono state fatte e che evito di ripetere, immagino avrà il braccio martoriato dottoressa Isles!"
Maura fece appena spallucce e piegò la testa, come faceva sempre per minimizzare "si, ha un braccio che sembra una tossica... scusate la franchezza!" tutti risero, la mano tra loro si strinse "allora dottore come prima cosa mi chiami Maura e poi mi dica cosa facciamo adesso!?" il medico sorrise ed indicando se stesso disse "Dean!" la bionda annuì " so che Jenna ha tenuto un appuntamento per noi credo per martedì" "si Martedì al Dana-Farber Cancer Institute" replicò la dottoressa Robbins "quindi cominciamo da lì ok?" "ok!" "la mia segretaria le darà tutta la documentazione da compilare e le informative da firmare, Martedì mattina ci vediamo di buon ora in ospedale, ed in serata potrebbe già andare a casa" "potrebbe?" chiese Jane, sempre attenta a questi particolari "non so a che ora riusciremo ad operare Maura, non sarà certo l'unica di quel giorno in più a questo punto preferisco fare un'anestesia totale" "totale perché?" chiese Maura allarmata "i campioni sono tre, non proprio uno accanto all'altro è stressante per il paziente, credo sia la decisione più prudente, sopratutto, permettimi la franchezza, perché sei un medico e capisci ogni passaggio, basta poco per destabilizzare i tuoi parametri" "io sarò li Maura, assisterò Dean, non ti devi preoccupare" disse in supporto la ginecologa "grazie, ma non sono una persona impressionabile, preferirei essere sveglia" "non posso obbligarti se non vuoi, ma credo sarebbe più sicuro" "Maura siamo qui perché ci fidiamo di loro, dagli retta" "preferisco essere sveglia!" disse con tono fermo "non prendiamo decisioni adesso, abbiamo tempo, riflettici" "ho già rilfe..." Jane le mise la mano sul braccio "Maur riflettiamoci, non ci costa niente" la bionda sbuffò ma annuì.
L'infermiera le riempì di fogli da compilare e firmare, e da riconsegnare Martedì in ospedale. Maura sembrava sempre più tesa.
Tornarono a casa a metà pomeriggio, Angela era già in cucina a preparare. Jane era stanca, Maura sembrava esausta, cosa che non passò in osservata alla matriarca
"ragazze ben tornate" corse incontro alle due donne e le abbracciò indugiando con la stretta su Maura, che la accolse sospirando di gratitudine "Ma! avevo detto una cena veloce" "oh non sto facendo niente di che, un arrosto con patate e pensavo spaghetti con polpette" "ecco appunto veloce e leggera!" Angela la ignorò e si rimise a cucinare il sugo "non ho molto appetito Angela, non importano gli spaghetti, non ti devi disturbare" "nessun disturbo, li farò così potrete mangiarli anche domani magari!"
Jane sorrise, sapeva che era il modo di sua madre per prendersi cura delle sue figlie, un modo per dimostrare cura e amore, anche Maura lo sapeva e non replicò oltre.
"voi rilassatevi sul divano che sarete stanche di tutti i viaggi, al resto penso io" "grazie Ma! Maura ti va un bicchiere di vino?" "si decisamente!"
Jane preparò il vino a Maura e la birra per se, poi si sedettero insieme sul divano. La bionda sorseggiò un po' il vino assaporandolo lentamente, persa nei suoi pensieri. Jane sedeva accanto a lei, accese la tv ma non la perse mai di vista
"Angela tu non bevi con noi?" "si Ma, siediti un po' con noi!" la invitò Jane più decisamente.
La matriarca si asciugò le mani e lasciò senza esitare il suo lavoro e si sedette sul tavolinetto di fronte alle ragazze. Maura sorrise del gesto, così simile a quello di Jane, ogni volta che la vedeva in ansia.
"mi devo operare" disse senza preamboli e guardandola negli occhi " è grave?" "non lo sappiamo ancora" Angela notò il plurale usato da Maura ma ovviamente tacque "ho delle masse alle ovaie e all'utero" " sono delle cisti vero?" "no Ma, sono... tumori" Angela mise una mano davanti alla bocca "ma non si sa se sono maligni" replicò Maura. Angela prese le mani di Maura, con dolcezza "andrà tutto bene". Jane appoggiò una mano sulla schiena della bionda che si sentì quasi sopraffatta dal quel calore. Trattenne la sua commozione ed insieme a Jane cominciarono a raccontare.
E così spiegarono tutto alla madre, che era ormai madre di entrambe e che alcune volte trattenne le sue lacrime con difficoltà.
Cenarono raccontando il loro viaggio a New York e Providence, Jane non dimenticò di menzionare la vasca e la pizza che mangiarono, il prezzo assurdo del ristorante giapponese, dove però mangiarono benissimo. Angela le ascoltò e rise e si angosciò con loro.
Vide la crescente intesa tra le ragazze, vide la dolcezza e la premura che Jane manifestava sempre più forte, così evidente nei riguardi di Maura, vide Maura ferita, vide Maura coraggiosa, e quando Maura si alzò per chiamare sua madre Constance, vide Jane alzarsi con lei e vide un grande sguardo di intesa, un lungo discorso non detto tra le due
'vuoi che venga con te? Vuoi che stia al tuo fianco? No devo farlo da sola ma grazie'
lo vide chiaramente, vide Jane muoversi dal tavolo da pranzo alla cucina come un cane in gabbia, mentre cercava di aiutare a riordinare. Probabilmente era la prima volta che la lasciava sola da quando si erano, loro malgrado, imbarcate in questa disavventura.
"vuoi andare a vedere come sta Maura?" "eh? Noo ti aiuto, se ha bisogno mi chiama!" ma non sembrava convinta "dai vai almeno a dare un'occhiata se è tutto a posto torni giù, io tanto ho quasi finito e poi vado a casa"
Posò gli ultimi oggetti che aveva preso dalla tavola e li appoggiò sulla penisola e sparì bofonchiando un grazie dalle scale e raggiunse Maura. Angela scosse la testa accennando un sorriso.
Quando Maura arrivò in camera, si sedette sul letto e guardò il suo cellulare alcuni istanti, doveva nuovamente ridire tutto? Doveva nuovamente sentire quel nodo in gola che le faceva male? No! Fu la risposta.
Cercò il numero in rubrica e al quarto squillo sua madre rispose "oh darling che piacere sentirti! Come vanno le cose?" "ciao mamma, è bello sentire te? Come stai e dove sei adesso?" "sto bene tesoro sono sempre in Francia almeno per un altro mese poi andrò a Milano qualche giorno e poi credo ad Amsterdam, mi hanno cercato per fare alcune lezioni, ma dobbiamo ancora accordarci, vedremo cosa succede" "allora ti stai dedicando sempre più alle lezioni?" "forse si! In fondo è molto soddisfacente, se incontri studenti appassionati! Tu che novità hai? Lavori ad un caso importante?" "sempre indaffarata, c'è adesso un caso molto complicato, ma non so se lo seguirò completamente" "e come mai tesoro?" "niente di grave ma devo farmi una piccola operazione" "oh darling cosa succede? Nessuna operazione è niente di grave!" "davvero mamma, non ti allarmare, ho voluto solo informarti che nei prossimi giorni mi toglieranno delle piccole masse alle ovaie, ma andrà tutto bene, c'è Jane con me!" "lo so tesoro, ma sembra una cosa seria, hai sentito vari pareri?" "certo siamo andate a New York e a Providence, ma la mia ginecologa mi ha rassicurato, mi faccio operare da lei, andrà tutto bene" "potrei cercare di venire qualche giorno..." "oh no mamma, non c'è bisogno di scombussolare tutti i tuoi piani, non sono sola, ma ti prometto che se avrò bisogno di chiamerò va bene?" "lo spero tesoro" "non preoccuparti, davvero mamma"
troppe volte aveva ripetuto non preoccuparti in quella telefonata, lo diceva a sua madre ma lo ripeteva a se stessa, e per quanto Constance non fosse la più presente delle madri non era certo stupida, sapeva benissimo che Maura era preoccupata, e che qualcosa era stato omesso nella loro telefonata, ma avrebbe rispettato il volere di sua figlia, che sapeva per certo non essere sola. Jane non lo avrebbe permesso.
Jane si affacciò lentamente alla porta di camera, Maura era seduta sul suo letto, occhi lucidi che fissavano le mani strette in grembo
"ehi tutto bene lì?" alzò la testa di scatto "oh si Jane vieni, tutto bene!" si sistemò le pieghe invisibili sulla gonna, nervosamente "che dice Constance?" Jane si sedette acconto a Maura "che.. di tenerla informata" "non verrà?" "oh no le ho detto che non era necessario" "no?" "no! Tu volevi che venisse?" "io? È tua madre Maura, le hai spiegato bene la situazione?" ci fu un attimo di silenzio, Jane ruotò leggermente verso Maura "Maura? Cosa hai detto a tua madre?" "credo che è quello che non ho detto che fa la differenza!" "non le hai detto del tumore?" "non proprio no!" "come sarebbe a dire? Che diamine le hai detto?" "solo che mi opero alle ovaie, non ho specificato" "perché?" un altro silenzio poi Maura guardò Jane negli occhi "perché non ce la facevo a ridire tutto ancora una volta, se le cose non andranno bene, allora la chiamerò!" il tono era duro, deciso "ok!" rispose semplicemente
Jane allungò una mano, le toccò la schiena e questo bastò a Maura per cadere nelle sue braccia.
"ho paura Jane" era la prima volta che lo ammetteva, che lo diceva ad alta voce, ma dirlo a Jane non era così spaventoso "lo so tesoro" avrebbe voluto aggiungere anche io ma ovviamente lo tenne dentro di se "andrà tutto bene vero?" Jane sopirò stringendola più forte "ma certo, ora passiamo un bel fine settimana, ci rilassiamo e poi togliamo questo dente e non ci pensiamo più!" "promesso?" "ti prometto che lo affronteremo insieme"
I giorni seguenti furono un po' tesi, Maura cercò di organizzare al meglio l'obitorio e il laboratorio, avvertì Kant della sua assenza senza ovviamente entrare nei dettagli. Jane tentò di concentrasi sul caso, ma aveva perso interrogatori e riscontri, cercò di rimettersi in pari per aiutare i suoi colleghi.
Parlò con Korsak, si confidò con lui, che mostrò la sua grande dolcezza ed il suo lato paterno che era un'esclusiva di Jane. Le diede il suo appoggio e la sua disponibilità, si sarebbe informato per lei, per cosa fare nel caso avesse avuto bisogno di assistere Maura più assiduamente.
Jane passò da Maura il venerdì notte, come sempre, pizza e film. Sabato mattina corsa rigenerante e mai un accenno all'operazione. Pomeriggio di relax.
Domenica erano tutti riuniti come di consueto da Maura, per la grande mangiata ed una partita di baseball che divertì la famiglia, scherzi, birre e lasagne applaudite da tutti, verdure avanzate come al solito, cannoli litigati ed una serenità chiaramente velata.
Ma erano insieme, quella famiglia strana e un po' sgangherata, ma decisamente unita dall'amore e non solo dalla genetica, rendevano le domenica uno dei momenti preferiti di Maura, che amava i suoni e gli odori che la sua casa aveva e che ritrovava lievi il lunedì mattina al suo risveglio.
Jane seguiva Maura, anche solo con lo sguardo, le era sempre accanto, ma non come una presenza invadente o appiccicosa, ma come un angelo custode che veglia su di te senza che tu ne sia sopraffatto. Ma se Jane si allontanava, per seguire la partita o per scherzare con la famiglia, era Maura che diventava satellite, le si avvicinava, con piccole attenzioni, birra, tartine, una scherzosa imbeccata. Sembravano avere improvvisamente un filo invisibile che le teneva legate, un filo che dava a Maura sicurezza e serenità e a Jane forza e amorevolezza. Tutti lo notarono in quella domenica casalinga.
Ma lunedì passò pesantemente, i detective lavorarono ferocemente sul caso, ma non avevano indizi che portassero a nessuno per confrontarli con i vari risultati di laboratorio. Jane suggerì di tentare nuovamente con gli appartamenti vicini, magari qualcuno decideva di aiutare, bastava un piccolo collegamento. Così ritornarono sul luogo del delitto e bussarono ad ogni porta. Ma la gente aveva paura e taceva.
La sera, Jane, passò dal suo appartamento, prese poche cose e andò da Maura, avrebbe dormito lì, la mattina presto poi, l'avrebbe accompagnata al Dana-Farber Cancer Institute.
Arrivò con cena cinese, trovò Maura in camera sua a scegliere la biancheria da portare in ospedale "avrei scommesso che l'avevi già fatto!" "lo avevo fatto in realtà, ma non sono soddisfatta della scelta" Jane fece una faccia buffa, Maura guardò l'ora "forse faccio in tempo ad andare a comprare qualcosa di più adatto e nuovo" "oh no, non fai in tempo, la cena è giù che aspetta e tu hai sicuramente qualcosa di adatto e sono certa anche nuovo da portare con te, mhmm vediamo" "no Jane non mettermi tutto in disordine ti prego" "non lo farei mai tesoro" " ok ok smettila, metterò sul letto alcune opzioni e.." "e la cena si fredda, ok ti aiuto così: due cambi di biancheria, anzi tre che non si sa mai" "dici?" "secondo me due sono sufficienti, dovrai restare un giorno solo, ma la prudenza non è mai troppa" "mi stai prendendo in giro?" "giuro sono seria e qui per te" "ok" "bene allora io eviterei il pigiama giusto?" "si, avrò comunque delle ferite operatorie" " e l'elastico potrebbe dar fastidio" Maura annuì "vediamo le camicie, io direi due, ma facciamo tre se vuoi, anche se ti ricordo che in caso di bisogno posso portarti quello che vuoi, ma -Fece una pausa- capisco le tue esigenze, quindi scegliamone tre" "ecco queste sono le più nuove" "allora eviterei questa che è pesante, in ospedale c'è sempre caldo, che vestaglia ti porti?" "questa!" mostrò una bellissima vestaglia floreale " ecco allora..." "porto queste tre che si abbinano perfettamente" Jane sorrise, Maura cominciò a piegare tutte le cose che a quel punto sceglieva autonomamente, tutto rigorosamente abbinato. In dieci minuti erano sedute all'isola di cucina a mangiare il loro pasto ancora caldo.
Dopo riordinato toccò il compito più difficile, quello che avevano rimandato fino all'inevitabile, la compilazione dei moduli e le varie autorizzazioni. Maura già le conosceva, ma per Jane fu una mezza tortura, trovata tutto assurdo, Maura avrebbe dovuto firmare un'autorizzazione ad una operazione accettando una lunghissima serie di rischi dei quali nessuno le aveva parlato, era assurdo e nessuna rassicurazione di Maura sembrava pacificarla, finché non arrivarono ai fogli, obbligatori, per l'assegnazione di una persona da contattare, in caso di emergenza o alla quale fare riferimento nel caso Maura non potesse decidere per se stessa.
"dobbiamo parlare di questo Jane!" "oh no che non dobbiamo! È una semplice operazione per prelevare campioni di tessuto stramaledetto! Non serve niente!" "lo facciamo adesso e poi servirà per... altre occasioni" "allora non hai capito, non servirà!" "Jane!" "Mauraa!" la bruna sgranò gli occhi e scosse un po' la testa, Maura rispose con il suo sguardo serio "ok va bene va bene dimmi tutto!"
E Maura spiegò come e quando essere staccata dalle macchine, aveva una serie di tempi e opzioni a seconda del trauma, Jane chiese come pensava che potesse ricordare tutte questo cose e Maura mostrò un foglio stampato dal computer "fai sul serio?" "queste sono indicazioni di massima per aiutarti, ma sono certa che farai la cosa che in coscienza riterrai più giusta" "beh lo spero" "comunque ce ne è una copia sul mio computer in una cartella con il tuo nome sopra in caso servisse" "non servirà" "scommetto che lo perderai" sventolò il foglio "no che non lo perderò" e fece una smorfia. Entrambe scoppiarono a ridere.
Jane non lo disse, ma aveva una cartella simile nel suo computer, dove oltre alle sue volontà mediche c'erano lettere scritte per ogni persona che amava, quella per Maura era la più lunga ed intima, ed era certa che nel computer di Maura ce ne fosse una scritta per lei, il pensiero la turbò.
Ed il martedì arrivò in un lampo. La sveglia suonò ma entrambe erano già sveglie, Angela le aspettava in cucina con caffè caldo e frittelle, che sarebbe stato un bel pensiero se non fosse che Maura, ovviamente, doveva essere digiuna "mamma non è possibile" "mi dispiace non ci ho proprio pensato" "nessun problema, Jane mangia qualcosa, la giornata sarà lunga, io godrò dell'ottimo profumo" "non esiste, ma metti tutto via, metto la borsa in macchina, ma porto via il caffè" sentenziò "ovviamente" sorrise Maura
Arrivarono all'ospedale per le 7.30 puntuali come richiesto, le assegnarono una stanza, Maura si cambiò negli abiti per la sala operatoria, Jane sistemò, come richiesto, gli indumenti personali di Maura nell'armadietto a lei assegnato, era una doppia, ma fortunatamente nessuno sembrava occupare l'altro letto.
Quando Maura venne chiamata per il pre operatorio arrivarono i primi problemi, Jane non poteva avvicinarsi, avrebbe dovuto aspettare in una sala d'aspetto oltre le porte delle stanza, come un visitatore qualunque in attesa.
