Ripartiamo praticamente da dove eravamo rimasti. Le ragazze vanno in ospedale per l'operazione di Maura.

Ancora grazie per il vostro affetto

Buona Lettura xxx


"forse non ha capito, sono la sua fidanzata, sono la sua persona in caso di emergenza" disse con voce tonante, facendo il gesto delle virgolette con le dita "signora forse non ha capito lei -disse l'infermiera alterata puntando il dito- se ci fosse un'emergenza verrà consultata, ma se non è sposata o non è un parente prossimo è qui che deve attendere, finché non verrà riportata nella sua camera, non è argomento di discussione" Jane stava per urlare quando una mano famigliare la afferrò per un braccio e la trattenne da scatenare la sua furia "Jane che succede?" chiese Angela, l'infermiera colse l'occasione e se ne andò "ecco vedi l'hai fatta scappare" "ohoo io? Secondo me è stata la vostra pacata conversazione" "Ma! Non è il caso" "che succede Jane, calmati, vieni siediti qui con me" Jane fu trascinata su una poltroncina rossa, si sedette accanto ad Angela "non me l'hanno fatta nemmeno salutare, mi ha detto 'venga con me' e mi ha fregato quella pmtmmhmm..." "Jane regolati" Angela la intimò, Jane sbuffò fragorosamente, poi prese un respiro "devo aspettare qui, non posso vederla nemmeno dopo l'operazione, non finché non la riportano in camera ti rendi conto?" "perché non sei un parente?" "IO Sono..." disse agitata, battendosi un dito sul petto "la sua fidanzata?" chiese Angela tra l'incredulo ed il sorridente, Jane si sgonfiò sulla sedia lasciando uscire l'aria rumorosamente "Dio, Ma! lo abbiamo detto nella speranza che fossero più malleabili, che mi permettessero di starle più accanto, ma sembra proprio di NO!"

Angela annui e carezzo il braccio di Jane, con un gesto consolatorio, poi tirò fuori un contenitore con dentro le frittelle a forma di coniglio ancora caldo, sgomitando verso la figlia, Jane scosse la testa ma sorrise.

Maura, come Jane uscì dalla sua stanza, venne fatta salire su una lettiga e venne portata nella sala pre operatoria. Chiese di Jane, voleva vederla, sentirsi rincuorare un'ultima volta, vedere quelle fossette e quegli occhi neri che la scaldavano, ma furono risoluti, Jane doveva attendere fuori.

Così Maura era nuda, se non per un camice verdino che la copriva appena, in una stanza affollata di infermieri e dottori che giravano intorno a letti con persone semi nude come lei, tutti infreddoliti.

Se avesse potuto vederla, un piccolo saluto, uno sguardo caldo, si sentiva sciocca a pensare che se l' avesse potuta vedere, adesso, non si sarebbe sentita così infreddolita.

Non c'erano orologi alle pareti che la aiutassero a monitorare l'attesa, ma aspettò forse un'ora, prima che un inserviente o forse un infermiere, afferrasse la sua lettiga e la sua flebo e la conducesse in una sala operatoria.

"ehi Maura!" "Jenna? Ciao!" riconobbe la voce sotto la mascherina già posizionata ed il classico copricapo verde di tessuto sterile " Dean si sta lavando, faremo presto vedrai" "ok quando volete!" sorrise debolmente.

Jenna si avvicinò ad un uomo e scambiarono poche parole, che Maura non riuscì a capire, poi le si avvicinarono "salve signora!" "dottoressa Maura Isles, Jack" lo corresse Jenna "oh mi scuso" "nessun problema" replicò tranquilla Maura "dottoressa, si deve sedere, così le farò l'anestesia spinale, so che ha chiesto di rimanere sveglia" "si pensavo ad un'epidurale" "no assolutamente, non voglio rischiare che si muova accidentalmente, con la spinale sarà completamente immobile e sarà più facile se dovessimo addormentarla" "certo, si mi siedo!"

Jane faceva saltellare la sua gamba, picchiettando il tacco del suo stivaletto sul pavimento, producendo così un fastidioso rumore "Gesù Jane se non ti fermi ti lego quella maledetta gamba!" la bruna fece una smorfia e si alzò in piedi quasi di scatto "vuoi calmarti per favore?" "siamo qui da più di un'ora!" "e allora?" "quanto ci vuole a infilare due tubi e prelevare un po' di tessuto?" Angela fece un piccolo sorriso di comprensione "tesoro, l'hanno prima portata in pre operatoria e poi la opereranno, ci vuole tempo, l'operazione potrebbe non essere nemmeno cominciata" Jane ricadde sulla sedia avvilita "e tu come lo sai?" "non è certo la mia prima attesa in ospedale, mia cara" Jane sbuffo rumorosamente ed Angela le accarezzo la coscia in conforto, sorridendo.

'beh almeno qui c'è un orologio' pensò Maura sdraiata in sala operatoria, con un telo a perpendicolo davanti alla faccia, per impedirle di vedere il campo operatorio, la pancia scoperta, ed un altro telo che la copriva dal pube in giù. Era passata un'ora e mezzo da quando erano entrati a prenderla, sorrise pensando a Jane, la pazienza non era certo il suo forte. Si chiese, retoricamente, se fosse in ansia.

"ok Maura ora entriamo" disse la dottoressa Robbins con tono pacato, Maura annuì "siccome immagino che allungherai il collo, lassù su quello schermo potrai dare un'occhiata, va bene?" aggiunse il dottor Anderson "grazie davvero" "bene, ora passatemi il laparoscopio" "ecco dottore" "perfetto, segni vitali per favore?"

Maura ascoltò ogni dialogo, ogni dettaglio, tutto procedeva bene, la sonda ottica finalmente mostrava il viaggio dentro il suo addome. Il suo battito aumentò leggermente, la pressione salì "ti stai emozionando dottoressa?" chiese l'oncologo tranquillo "immagino di si" "rimani calma va bene?" "certo, è solo... entusiasmante... vedersi così" i medici e gli infermieri sorrisero sotto le loro mascherine

"eccoci all'ovaio destro, ora Maura rilassati o ti faccio imbottire di tranquillanti" Maura annuì "Jenna spostami un po'... perfetto eccolo" il battito aumentò "preleviamo un campione... mhmmm" "che succede?" chiese subito Maura "ecco il motivo numero uno per cui i pazienti devono dormire in questi casi, dottoressa Isles!" disse il dottore appena stizzito "non succede niente, guardi lo schermo e mi faccia lavorare" "Maura è tutto apposto, tranquilla" la rassicurò la ginecologa, la bionda fece un sospiro.

Tutto procedeva bene, Maura non chiese più nulla, ma guardava ammaliata lo schermo e le sue odiate masse, che erano più grandi di quello che si aspettava, o forse era solo l'effetto tv?!

Venne prelevato il campione anche dall'ovaio sinistro, il dottor Anderson si rivelò molto abile e preciso, prima di prelevare i campioni osservava bene tutta la zona, cercando di guardare anche un po' oltre, per quel che la telecamera poteva mostrare.

Finalmente giunse all'utero, una piccola e scura pallina era attaccata nella parte alta del suo utero. L'ispezione fu accurata.

Erano più di due ore che Maura era lontana dai suoi occhi, la stavano operando? Era ancora in attesa? Jane proprio non lo sapeva, e stava impazzendo, le bastava avere qualche notizia, anche piccola.

Frankie era arrivato con Korsak e Nina, sfruttando un'anticipata pausa pranzo. Angela aveva chiamato il figlio, informandolo del nervosismo della sorella. Servivano rinforzi e supporto.

La dottoressa Jenna Robbins uscì dalle porte scorrevoli, dopo altre quattro ore di attesa, con la tenuta operatoria verde, un' espressione seria "dottoressa tutto bene posso vedere Maura?" "Jane! Salve a tutti" "questi sono, mia madre e... insomma la famiglia quasi al completo" la dottoressa sorrise e fece un cenno del capo, poi fece un gesto con la mano, per indicare di appartarsi "vieni" aggiunse, Jane si voltò per una frazione di secondo verso il gruppo dietro di lei, poi guardò negli occhi la ginecologa "che succede?" chiese decisamente allarmata "niente di grave ma.." "ma?!" " abbiamo prelevato, senza problemi i campioni dalle ovaie, ma quando abbiamo toccato la massa all'utero.." "cosa è successo?" "ha sanguinato copiosamente" Jane era congelata "abbiamo dovuto farle l'anestesia totale, si stava ovviamente agitando e la perdita di sangue non aiutava..." "Jenna!" tuonò Jane "come sta Maura" "adesso è sedata, è nella terapia intensiva del post operatorio, l'emorragia è stata bloccata, senza bisogno di aprirla" "sta.. sta bene?" "si ma è ancora sotto l'effetto dell'anestesia" "posso vederla?" "mi dispiace Jane, ma non puoi ancora" "PERCHE'" urlò "appena verrà riportata nella sua stanza potrete farle visita" "quando!" "domani" "DOMANI?" "mi dispiace, ma viste le complicazioni il dottor Anderson preferisce tenerla qualche ora in più in osservazione" "non posso aspettare domani" disse con voce disperata "mi dispiace, sono le regole, lo sai! Ma guarda, fino a tarda notte, le prime ore del mattino direi, sarà sicuramente sedata, quindi comunque non sarebbe stata cosciente finché..." "ma avrei potuto vederla, voglio dire esserle vicina..." "mi dispiace, andate a casa, riposati, domattina potrai vederla e stai tranquilla va tutto bene!"

La dottoressa le diede una piccola pacca sul braccio, sorrise e sparì dietro le porte scorrevoli dalle quali era arrivata, Jane si voltò verso la sua famiglia; Angela fece un passo in avanti "che succede?" "non posso, non possiamo vederla fino a domani" "cosa è successo?" chiese preoccupato Frankie "una piccola emorragia, dicono niente di grave, ma deve rimanere sedata ed in osservazione, ha detto che possiamo andare a casa" "andrà tutto bene tesoro"

nessuno disse più niente, Jane non aveva voglia neanche di protestare, una voce dentro di lei le urlava di mostrare il distintivo, di forzare le porte e di dormire, se era necessario, su quelle sedie rosse. Ma la mise a tacere. Sapeva che sarebbe servito a poco, la confortava che Maura non si sarebbe svegliata, forse fino all'indomani.

Korsak vide la sua lotta interiore "ehi Jane ti accompagno a casa!" disse con tono di conforto "grazie Vince ma ho la macchina" " poi prendo un taxi, sono venuto qua con Frankie, comunque sono a piedi" sorrise " grazie ma non ce né bisogno, sto bene" l'ascensore si chiuse con tutti dentro, nessuno altro parlava, solo le loro voci appena sopra il sussurro " lo so! Ma così parliamo" il tono si fece serio e Jane annuì.

Quando le porte si aprirono tutti uscirono, Frankie diede una pacca sulla spalla a Jane e si allontanò salutando tutti, Nina lo seguì dopo che Jane l'aveva ringraziata per la sua presenza, Angela guardò Korsak con sguardo dolce, come un ringraziamento e raggiunse il gruppo.

"guido io" "ohoo non pensarci nemmeno!" "è un ordine detective" "non adesso Korsak!" "non scherzo dammi le chiavi e poi parliamo"

camminavano uno di fianco all'altro, Jane sbuffò, ma era troppo stanca, troppi pensieri per continuare a protestare, prese le chiavi dalla tasca della giacca e le diede a Vincent, che aprì la vettura.

Per alcuni minuti ci fu il silenzio, Korsak guidava, Jane fissava la città fuori dal finestrino "che succede Vince?" la voce uscì roca, a fatica " ho parlato con un po' di persone, sai per le tue ferie ed il resto" "allora?" "allora, visto il tuo stato di servizio possono darti un paio di settimane massimo, poi dovrai rientrare" Jane rimase in silenzio "questo va bene, se le cose... ma se invece..." "non hai diritto l'aspettativa, non è un parente Jane..." "che palle, cazzo! Tutti a dire così, noi siamo una famiglia, Cristo Santo!" "lo so Jane, ma per la legge" "al diavolo la legge" Korsak si girò per un attimo "scusa è che..." sbuffò "lo capisco, ma purtroppo se le servisse assistenza..." "io me la sposo!" Korsak guardò lei poi la strada, lei e poi la strada, aspettava una risata, una battuta, non credeva alle sue orecchie "cosa!" "io.. io.. non mi aspettavo una cosa così, cioè... Angela che dice?" "non lo sa! io... tu sei il primo a cui lo dico, ad essere sincera è la prima volta che lo dico ad alta voce"

la macchina arrivò sotto l'appartamento di Jane "sali a bere qualcosa?" "decisamente!"

Arrivarono all'appartamento in silenzio, Jane aprì ed entrò, Korsak la seguì. La bruna arrivò al frigo, estrasse due birre e le aprì consegnandone una nelle mani del vecchio amico. L'uomo ne bevve un lungo sorso, così fece Jane

"bene, adesso spiega che cavolo stai combinando, cosa hai in mente?" Jane si sedette sul divano, Korsak la seguì "niente, solo che io me la sposo!" "e lei è d'accordo? Voglio dire lo sa almeno?" "no, te l'ho detto, tu sei il primo al quale lo dico" "questa è roba grossa!" ridacchiò divertito "non vedo alternative!" "mhmm è per questo che lo fai? Per mancanza di alternative?" "voglio starle vicino, non la lascio sola! Non posso pensare che in caso di bisogno debba chiamare un'ambulanza o cercare un'infermiere privato! O andare da sola alle terapie! Non esiste! Io le starò accanto" "hai pensato alle conseguenze? -disse pensieroso- voglio dire, mettiamo che accetti la tua proposta, poi cosa succede? Dopo tutto, ci hai pensato a te?" "a me? È lei che è malata lo sai no?!" "si ma tu dopo resti a leccarti le ferite?" "di che parli?" "andiamo Jane, pensaci, vi sposate, le fai assistenza, lei guarisce e poi divorziate? Così?" "si la mia idea è proprio quella!"

l'uomo scosse la testa "è bello da parte tua ma mi preoccupo per te, ed anche per Maura, qualcuno resterà ferito" "perché?" chiese con aria assente, come se la sua testa fosse altrove, forse di nuovo in ospedale, come se Jane non fosse completamente lì, in quella stanza, a parlare con un amico che le parlava con cuore paterno, cosa che lei sapeva benissimo; ne aveva parlato con lui proprio per questo, si fidava di Korsak, ciecamente.

Korsak era molto di più di un amico, il loro rapporto negli anni era diventato speciale, come padre e figlia, protezione e rispetto, ascolto e consiglio: sempre.

"perché!? -ripeté l'uomo- I motivi sono milioni Jane, guarda il primo che mi viene in mente, e non è quello che mi preoccupa di più, è il lavoro! Riuscirai a lasciare il lavoro per le settimane o i mesi che serviranno, senza rimpiangerlo? Senza rinfacciaglielo un domani? Riuscirai a non chiudere il caso su cui stiamo lavorando? Riuscirai a stare lontana da tutto?" Jane respirò profondamente, poi lo guardò negli occhi "lei ne vale la pena" le sue parole uscirono come melodia, dolcemente, ma risuonarono come un tuono nelle orecchie di Vincent

La frase non sconvolse Korsak però, capiva che il mondo di Jane era stato capovolto. Tutto si era trasformato, ai suoi occhi, in un attimo.

Korsak guardò la donna difronte a lei, che amava come una figlia, conosceva la sua generosità, conosceva la sua abnegazione, ma ora sapeva di lei molto di più. Le poggiò la mano sulla gamba "bene allora!" "se non servisse, questo –mosse il dito tra di loro- resta tra noi vero?" adesso sembrava preoccupata, come se all'improvviso realizzasse la serietà delle sue parole, Korsak rise "se dovessi raccontare ogni pazzia che dici, forse nessuno mi crederebbe!" l'uomo annuì, bevve l'ultimo sorso, chiamò un taxi

"ma se fosse, Jane, fa attenzione, avete entrambe un cuore grande!" e se ne andò, sapendo che Jane non era ancora pronta a capire le sue parole.

La bruna rimasta sola, prese il suo tablet, si buttò sopra il letto e cominciò una serie di ricerche su quello che era successo a Maura, doveva capire, doveva sapere di più. Quando la dottoressa Robbins le aveva parlato quel pomeriggio aveva solo capito che le cose non erano andate come previsto, ma perché era successo? Quali erano le conseguenze?

Tutti i discorsi fatti con Maura, tutte le ipotesi e teorie le giravano confuse nella testa, lesse ininterrottamente tutto il pomeriggio, poi cenò con un avanzo di cinese scaldato al microonde, dopo aver rifiutato più volte l'invito di sua madre, di cenare insieme.

Si addormentò sopra il letto tra le scatole di cartone un po' unte, con il tablet sul petto ancora acceso.