Ripartiamo da dove eravamo rimasti, forse un paio d'ore dopo... vediamo come sta Maura e come Jane si prenderà cura di lei...e cosa accadrà dopo...
ricordo che i termini medici e le procedure sono in funzione della storia e mi scuso se qualcuno trova delle imprecisioni o inesattezze, ma questa non è una storia dove le metodologie hanno una reale importanza scientifica/medica. Grazie per la comprensione.
Buona lettura xxx
Jane nel pomeriggio si allontanò un po' per sgranchirsi le gambe, Maura stava bene e così andò a prenderle un paio di riviste, un po' di notizie con i suoi amati cruciverba e un cioccolatino, che aiuta per la mancanza di ferro. Jane prese un'altro caffè sapendo che lo avrebbe guastato leggendo le pagine sportive sfilate dal quotidiano preso per Maura.
Quando rientrò in camera, Maura si stava faticosamente sedendo sul letto "che diavolo fai!? Dovevi aspettarmi" "non sono invalida! e ho provato ad aspettare, ma devo fare pipì" Jane posò tutto sul tavolo e si precipitò da Maura "potevi chiamare un'infermiera" "ma ce la faccio!" "ah si?" Jane incrociò le braccia sul petto, ma dovette velocemente afferrare Maura che, sedutasi sul letto ebbe un capogiro "vedi?!" e la afferrò passandole un braccio dietro la schiena, per farla sentire al sicuro "mi gira tutto" "devi fare piano è la morfina che avevi fino a stamattina che ti stordisce" "non ci avevo pensato" rispose un po' stupita, Jane sorrise "io per questo ho esperienza -le fece l'occhiolino dolcemente- su andiamo, prima che tu te la faccia sotto!" Maura le diede una piccola botta sul braccio e poi si aggrappò alla sua amica.
I punti tiravano e quando appoggiò i piedi a terra, sentì come se la pelle, a star dritta, si stesse per lacerarsi, mugugnò sottovoce "lentamente tesoro, lentamente e vedrai che tirerai su anche la schiena" Maura annuì e lentamente si raddrizzò un po', facendo qualche passo verso il bagno.
Arrivati nel piccolo bagno già era dritta, si sentiva soddisfatta "ce la faccio da qui grazie" "sei sicura? Sedersi ti farà male, sentirai ancora la pelle tirare" "va bene ce la faccio" "ti aspetto fuori, ma non forzare ad alzarti, se hai bisogno ti aiuto" "lo so"
Jane uscì e chiuse la porta. Pensava che Maura non doveva avere fretta, che i punti quando tirano fanno male e lei lo sapeva bene, ma sapeva anche che al suo posto, non avrebbe permesso a nessuno di aiutarla, sopratutto in bagno, sorrise a se stessa ed aspettò.
Pochi minuti dopo, lentamente Maura aprì la porta, Jane si avvicinò, ma non la sostenne, rimase accanto a lei ad ogni passo, fino al letto.
"fai progressi, guarda come vai spedita!" "non prendermi in giro per favore" "non lo faccio, sono serissima, stai recuperando in fretta, ma non avevo dubbi" disse orgogliosa accarezzandole il braccio inavvertitamente ma con delicatezza, mentre Maura si sedeva da sola sul letto. La aiutò a coprirsi.
Jane recuperò i giornali e mostrò orgogliosa il cioccolatino tenendolo tra le dita. Maura aprì un grande sorriso sul suo viso, Jane dolcemente glielo appoggiò sulla mano impaziente.
Erano poco dopo le quattro, quando il dottor Anderson venne per un controllo e con un'infermiera per la medicazione.
"signore è un piacere rivedervi, come va questo pomeriggio?" "bene! Ho fatto qualche passo e direi che non ho troppo dolore" "perfetto, ora l'infermiera ti medicherà e domani in mattinata ti mandiamo a casa va bene?" "perfetto" Jane sorrise e mise la mani sui fianchi, come una guerriera che vince una battaglia, Maura le sorrise "tutti i giorni ti dovrai far medicare, cotone imbevuto di Amuchina o il disinfettante antibatterico che preferisci e cambio dei cerotti, tra una settimana togliamo i punti e speriamo di avere i risultati ok?" l'infermiera si era messa i guanti in lattice, guardò verso Jane "signora lei..." "si devo uscire!" baciò Maura sulla testa e si girò lasciando la stanza, comunque infastidita.
Il resto del pomeriggio passò tranquillamente, fecero anche un po' di zapping sulla piccola televisione in dotazione alla camera, non senza battibeccare su dove soffermarsi o cosa evitare di guardare.
Per cena arrivò tutta la banda al completo: Angela, Frankie, Korsak e Nina. Tommy la chiamò al telefono, TJ aveva la febbre e Lydia era di turno, si scusò per l'assenza.
A Maura toccò il pasto orrendo dell'ospedale, mentre gli altri avevano la pizza, ma ovviamente una fetta finì sul vassoio di Maura, Frankie sorrise "non farà male una fetta no?!" "no!" replicò convinta Maura "grazie Frankie". Jane sorrise a quello scambio dolce e fraterno ma fece finta di nulla, lasciò intatta la loro piccola complicità.
La serata passò allegra, Maura non aveva praticamente più dolore a stare seduta, solo un po' ad alzarsi e a sedersi, ma era molto sopportabile.
La compagnia venne cacciata dall'ospedale verso le dieci di sera, Jane ovviamente fu l'ultima a lasciare la stanza, dandole un bacio sulla testa e con la promessa che al mattino presto sarebbe stata lì, pronta per portarla a casa.
Maura era esausta, quando Jane chiuse la porta uscendo, la bionda spense la tv, spense anche la luce e cadde in un sonno profondo ed ininterrotto, fino alle prime luci dell'alba. Non poté dormire di più, il letto non era certo dei più comodi.
Jane tornò a casa, anche lei esausta, una giornata intera seduta su una sedia scomoda, e poi l'ansia dal giorno prima, la notte poco riposante, ma adesso Maura stava meglio, e dovevano entrambe recuperare, sapeva che le prospettive future non erano delle migliori.
Anche se parlava con Dio sempre meno, quella sera chiese con il cuore gonfio un favore per Maura, per quella donna così dolce, premurosa, altruista e speciale che aveva reso la sua vita unica. Seduta sul suo letto, chiese a Dio di ignorare quanto fosse grande il suo bisogno di lei, non era per se stessa che lo stava pregando, doveva pensare solo al bene di Maura, che non meritava di soffrire e che avrebbe potuto donare a questo mondo ancora tanto.
"non so quali sono i tuoi piani Dio, ma lei è speciale, chi le sta accanto diventa una persona migliore... guarda Paddy, santa miseria guarda cosa ha fatto per lei, oppure Hope... guarda Me! Lo sai bene che con lei accanto sono una persona migliore, chissà quanti ancora possono migliorare grazie a lei... e poi nel suo lavoro, quante persone può aiutare, nessuno è come lei e Tu lo sai bene!"
Cadde sul letto vestita e dopo la sua chiacchierata liberatoria con l'Onnipotente, sprofondò in un sonno profondo che la sveglia al mattino sembrava un lontano richiamo. Aprì gli occhi assonnati, la bocca impastata, il piccolo rivolo di saliva secco sulla sua guancia. Decisamente aveva bisogno di doccia e caffè.
Si preparò in fretta ed arrivò in ospedale con due tazze colme di caffè belle calde. Si fermò davanti alla porta ancora chiusa del corridoio del reparto e sbirciò attraverso il piccolo vetro.
Un'infermiera la vide e con il dito le disse di no, era ancora presto "ho portato il caffè, posso solo darglielo?" disse con voce un po' alta per farsi sentire, l'infermiera fece un'espressione scocciata, ma si avvicinò alla porta ed aprì "anche noi diamo un buon caffè lo sa?" Jane cercò di mantenere la sua espressione più neutra possibile "certo, ma questo è il suo preferito ed è ancora caldo" e fece un bel sorriso "dia qua, glielo porto io alla sua fidanzata, lei potrà passare tra mezzora!" "grazie!" l'infermiera afferrò il bicchiere e si girò "come diavolo farà a sopportarla non lo so!" borbottò la donna, Jane fece spallucce e si mise seduta su una sedia sorseggiando il suo caffè, pensando che non le sembrava di essere così fastidiosa, voleva solo stare con Maura o fare qualcosa di carino per lei, si ok forse lo faceva con una certa insistenza. Sorseggiò quasi divertita il suo caffè, Maura tornava a casa oggi.
All'ora precisa del passo, Jane si alzò e si riaffacciò alla finestrella della porta che dava sul corridoio, sbirciò un po', ma nessuno in vista, allora bussò, dopo qualche secondo l'infermiera si affacciò sbuffando " ma cos'ha impostato una sveglia? Qui noi lavoriamo!" "senta io sarò pure fastidiosa ok ma voi pazienza zero! è l'ora giusto? Io posso entrare e grazie!" passò obbligandola a spostarsi, dietro di lei altri visitatori che entrarono per visitare i parenti ricoverati, uno le si avvicinò sussurrando "si coprono dietro il rispetto delle regole per avere meno rotture possibili" si sorrisero concordando e poi andarono in direzioni opposte
Maura aveva messo il suo borsone sul letto e lentamente si muoveva, ancora un po' dolorante, per prendere le sue cose da riporre, quando sentì un lieve bussare e la porta si aprì "Jane!" disse sorridendo "buon giorno Maura, ti hanno portato il caffè?" "si grazie era caldo e buonissimo" "fai la borsa? Ti hanno già dato il foglio per le dimissioni?" "no è passato il medico di turno e ha detto che me lo fanno avere dopo il giro, ma intanto mi anticipavo" "certo siediti che ci penso io!" Maura fece una faccia buffa "cosa? So fare le valigie sai?" Maura non disse niente ma il suo viso era così chiaro "IO so fare le valigie, ma ok io prendo le cose tu le sistemi va bene?" "sarebbe perfetto" disse con tono ironico sorridendo
in poco tempo la valigia era quasi pronta, così Maura andò in bagno a cambiarsi e poi, riposto il pigiama e la biancheria sporca in un sacchetto ben chiuso, Jane chiuse la valigia e la appoggiò vicino alla porta.
Ci vollero ancora due ore di pazienza e chiacchiere leggere, prima che il medico portasse il foglio con le dimissioni e le indicazioni per il trattamento delle ferite, con l'appuntamento per togliere i punti per la settimana successiva.
Maura prese i fogli e ringraziò, mentre Jane aveva già la borsa in mano pronta per andare. Finalmente erano fuori dall'ospedale
"mia madre ti ha preparato un pranzo leggero, o così ha detto" disse Jane accendendo il motore della macchina che le avrebbe riportate a casa " qualsiasi cosa fatta da tua madre andrà molto più che bene, i pasti dell'ospedale sono la cosa più indegna che esista!" "non potrei essere più d'accordo!"
Maura cominciò a dissertare sulla utilità della mancanza di sale e di oli che i pasti, così detti sani dell'ospedale, dispensavano, ma concludendo sempre che comunque erano orribili.
Jane la fece parlare, sorrideva a quante cose potesse dire e sapere su un argomento così banale e risaputo, sul brodo non certo fatto con carne magra o sul purè fatto con le buste solubili e non con patate lessate.
Tutte queste osservazioni presero l'intero viaggio in macchina, nel quale Jane finse un divertito interesse.
"eccoci finalmente a casa!" disse Jane sorridendo, Maura sospirò in serenità ed annuì.
La bionda entrò in casa per prima, Jane la seguì con la valigia che portò subito al piano di sopra.
"oh Maura ben tornata" "ciao Angela grazie" si abbracciarono "ti ho preparato una quinoa alle verdure, poi se vorrai c'è anche della carne da fare ai ferri e delle verdure grigliate" "io ti ho preso un dolcino però" disse orgogliosa Jane arrivandole alle spalle "al cioccolato" aprì il frigo e le mostrò un vasetto con una mouse o un budino, non le era ancora chiaro "grazie davvero ad entrambe, mangiate con me?" "certo!" disse Angela prendendo i piatti dalla credenza.
Finalmente un buon pasto caldo e saporito, e con la migliore compagnia, chiacchiere leggere e qualche risata, la condivisione del dolce come sempre. Maura era a casa.
Il pomeriggio Jane rientrò al lavoro, avevano in programma una serie di interrogatori serrati, decisero come muoversi per avere il massimo risultato.
Maura rimase a casa a rilassarsi, forzata dal riposo obbligatorio per la malattia, ma non senza chiamare l'ufficio per farsi aggiornare e dare nuove direttive.
La sera Jane tornò da Maura e con l'occorrente preso in farmacia per medicarla.
"ehi bellezza, pronta per la medicazione?" disse Jane mostrando la busta della farmacia "non tanto" "tranquilla sarò delicatissima, promesso" "prima ceniamo però!" "oh no, ci leviamo subito il dente, loro ti hanno medicato ieri nel pomeriggio, quindi siamo anche in ritardo!" Maura la fissò seria "ah no stavolta non attacca, sul divano o sul tuo letto? Decidi o ti prendo di forza!" la sua faccia era buffa ma determinata "non c'è bisogno di usare la forza, è che la cena è pronta e pensavo che sarebbe stato meglio mangiare prima, ma vista la tua insistenza, andiamo in camera, così mi distendo meglio ed è più pratico" "dopo di lei Milady!" e fece un inchino plateale, per farla passare, Maura scosse la testa un po' divertita e la precedette.
Per quanto Jane scherzasse, entrambe erano ancora tese, anche se volevano lasciarsi tutto alle spalle, sapevano entrambe che non era ancora possibile.
Jane cominciò a togliere il primo cerotto, delicatamente, la pelle rossa ancora tirava, pochi punti la tenevano inseme, tolse tutti i cerotti con attenzione "allora come ti sembrano? Posso vederle?" "si stanno schiarendo, non sono male e sono piccole, non dovrebbe restare molto segno" Maura si alzò ed andò allo specchio a figura intera che aveva alla cabina armadio, si guardò e sfiorò le ferite rossastre "adesso sembrano brutte ma tra una settimana saranno rosa e faranno un effetto migliore" Jane era proprio dietro di lei, le mise le mani sui fianchi coperti dai pantaloni elasticizzati che Maura indossava, la bionda annuì poco convintamente, vedere il suo corpo, la sua pancia piena di tagli e cuciture e segni rossi, la fece stare male, inutile negare la vanità ferita di una bella donna che amava il suo corpo e che l'aveva sempre fatta sentire sicura. Fino a quel momento almeno.
"e poi ci sono quelle creme, come si chiama quella che mi hai obbligato a mettere sulle mie? Hai visto che effetto?" Jane alzò la sua maglia e mostrò la cicatrice quasi invisibile sul suo addome, Maura forzò un sorriso "dai vieni che ti medico"
Maura tornò sul letto "non aver paura di farmi male, disinfetta bene è la cosa più importante" "si signora sarà fatto"
Jane provava a scherzare, ma vide che adesso Maura era troppo colpita dalla visione del suo corpo, Jane prese il cotone imbevuto di disinfettante antibatterico e cominciò a pulire le ferite operatorie
"so cosa provi Maura, ho troppe ferite sul mio corpo, ed alcune così visibili da non poterle dimenticare praticamente mai" e mosse le sue mani "non ti mentirò dicendo che tornerà tutto come prima, ma le cicatrici miglioreranno e con il tempo ci farai meno caso, credimi, e non dubitare, sei sempre bellissima" "ho visto tanti corpi e ho creato tante cicatrici, ma a nessuno importava più, coprivo con un lenzuolo per non mostrarlo ai famigliari, perché sembrassero immutati, ma poi vestiti nessuno notava quello che avevo fatto, ma vederli su di me è stato... doloroso e lo so che ho segni sulla schiena per aver donato il rene ma..." "questi li puoi vedere e non hanno una storia altruistica a giustificarli" Maura chiuse gli occhi e strinse le labbra in un gesto di approvazione "le cicatrici sui morti non possono migliorare in alcun modo, ma le tue, tesoro, miglioreranno e tra un anno neanche ci farai più caso"
Jane applicò i cerotti e Maura si rimise la maglietta "tirano ancora?" disse Jane indicando l'addome "molto meno, quasi per niente" "bene, andiamo a mangiare?" "si" Jane prese la mano di Maura in una stretta, piccola ma confortante, tornarono in cucina e mangiarono.
Jane fece così tutta la settimana, la mattina passava da Maura per fare colazione e assicurarsi che stesse bene, la sera tornava, la medicava e stava lì fino all'ora di andare a letto, alcune sere rimase lì a dormire, alcune pause pranzo Maura andò in ufficio da Jane, a portare qualcosa di diverso da un panino. Si prendevano, in un certo senso, cura l'una dell'altra, in un bisogno non detto, di stare vicine.
La settimana era ormai passata, Jane non aveva ancora risolto il caso, anche se ormai era riuscita a scoprire il movente: Mike Suarez voleva lasciare la gang, ma solo dopo averli derubati. Sperava di fuggire prima di essere scoperto. Ovviamente aveva fallito e la punizione era stata esemplare.
Ma dimostrare chi era presente al suo omicidio era però un'altra cosa.
Jane arrivò da Maura puntuale per la colazione, trovò l'amica già pronta e con la cartellina, con tutti i suoi documenti medici, sistemata sul tavolo. Un pacco regalo sistemato in bella vista.
"buongiorno bellissima, pronto il caffè?" disse percorrendo la distanza tra la porta d'ingresso e l'isola di cucina "si -le avvicinò la tazza- e stamani ci sono un po' di cose per te" "quel pacco dici?" "non solo!" sorridendo estrasse dal forno la colazione preferita di Jane "wow a cosa devo questo trattamento speciale?" "mangia finché è caldo" senza protestare si sedette sullo sgabello e cominciarono a mangiare, Jane si tuffo sul bacon croccante "allora a cosa devo il trattamento speciale?" lo sguardo di Maura, tutto il suo viso era dolcissimo mentre Jane era buffa, con le labbra unte e le guance piene come un criceto che fa il nido "per tutto quello che hai fatto per me in questo periodo" "Maura l'ho fatto volentieri" "lo so Jane, ma questo non toglie che meritavi un ringraziamento e la colazione super grassa e insalubre è la prima parte, la seconda è lì in quel pacco, solo una piccola cosa ovviamente!" Jane ruotò sullo sgabello "non sono mai piccole cose!"
si alzò e prese il pacco morbido fasciato in una preziosa carta regalo con un fiocco rosso splendente "io... non credo di volerlo aprire, non credo di volerlo" il tono era serio, Jane non lo voleva, quello che aveva fatto lo aveva fatto per amore di Maura, per tutto quello che le legava, quel regalo era dolce ma anche offensivo, come se meritasse un compenso, il suo sguardo si abbuiò "Jane – disse alzandosi e raggiungendola- tra poche ore la mia... la nostra vita potrebbe cambiare e tu lo sai, questo non è un pagamento, non è una gratifica per te, ma per me, perché ci sono delle volte che le parole non bastano"
Jane le dava le spalle guardava il pacco, Maura le mise una mano sulla spalla " non che questo ripaghi nulla, ma è un modo per dirti grazie oltre le parole, è davvero una piccola cosa credimi, e dopo tutti i sorrisi che mi hai donato, dopo il sostegno anche silenzioso, quei piccoli baci sulla testa che mi davano forza, come le tue mani che stringevano le mie, è solo un piccolo grazie, un modo per dirti che ti ho visto e che ti ho sentito, fin dentro al mio cuore!" Jane si voltò e subito la strinse forte, Maura ricambiò, si abbracciarono, sostenendosi l'anima ferita dagli eventi, emozionata da quelle parole dette ed ascoltate, entrambe con il nodo in gola da tenere a bada " lo farei infinite volte e anche di più!" si tolse dall'abbraccio frettolosa, come se improvvisamente tutte quelle emozioni la sovrastassero, la imbarazzassero, Maura pensò che era molto da Jane
"ok apriamo questo piccolo regalo" Jane lo afferrò e lo soppesò "giuro che se è un vestito mi offendo, dopo tutto quello che ho fatto per te!?" disse alzando le sopracciglia e sogghignando, ovviamente per smorzare la tensione "se fosse un vestito certo non lo avrei impacchettato così, sai che odio le pieghe sui vestiti" "non fosse mai!" scherzò mentre apriva il pacco.
Come vide la maglia di Ortiz quasi scoppiò dalla gioia "oh porca vacca Maur è favolosa" la abbracciò e la fece girare, Maura tirò un piccolo urlo, ovviamente di sorpresa e gioia "sapevo che ti sarebbe piaciuta" "cavoli si è bellissima" "non eravamo riuscite a fare shopping come volevamo... l'ultima volta e ho pensato, visto che avevo tempo da perdere che..." "grazie è proprio... grazie" si sorrisero dolcemente, poi si presero la mano e rimasero un attimo così, dicendosi tutto senza dire niente.
Fu Jane a rompere il silenzio "ok credo che non abbiamo scelta se non andare giusto?" "si non voglio fare tardi" Maura prese tutte le sue analisi, la sua borsa e la giacca e sospirò aprendo la porta di casa. Jane era dietro di lei, dolcemente una mano appoggiata sulla schiena ne accompagno i passi fuori casa e poi in macchina, insieme poi immerse nel traffico mattutino.
L'appuntamento era alla clinica del dottor Anderson, una buona zona, ma a quell'ora trovare parcheggio non era semplicissimo "guarda uno lì" disse Maura indicando con il dito appoggiato al finestrino "non ci entro!" "se lo dici tu!" Jane fece una smorfia "se vuoi ci provo e ti riduco la macchina di una decina di centimetri buoni!" Maura fece una finta risata "quello? Li ci entri!" "no c'è quell'alberino che ti lascia tutte le goccioline sul vetro e sulla carrozzeria e poi non riesci a levarle!" Maura sbuffò, ma non poteva che essere d'accordo "ecco là va bene? Nessun alberino" "ma siamo troppo distanti" "Jane, ti prego parcheggia!" la bruna fece inversione "guarda laggiù se facciamo in tempo va bene" "si ti prego!"
Maura si sentiva nervosa, inquieta, non c'era da stupirsi; lo era anche Jane, ma cercava di perdersi in queste piccole cose, come se niente dovesse accadere, come se tutto fosse normale, almeno per il tempo che poteva.
Finalmente fuori dalla macchina, attraversarono la strada ed in pochi passi entrarono nell'edificio. La donna alla reception le riconobbe " buon giorno signore, avete un appuntamento giusto?" "si a nome Isles" disse Maura, la donna controllò per prassi e chiese loro i documenti dell'ospedale, che Maura prontamente le passò.
Si accomodarono sulle sedie che Jane ormai conosceva bene, ed attesero alcuni minuti prima che un'infermiera le facesse accomodare.
"buon giorno signore come va?" "bene grazie, i punti non tirano più" "in ansia!" il medico annuì "prima guadiamo i punti e li togliamo, poi passiamo al resto va bene?" "certo" rispose Maura alzandosi in direzione del lettino "posso restare?" chiese disperata Jane " a regola no! Ma visto che i punti li toglierò io, senza un'infermiera... resterà un segreto tra di noi!" e fece l'occhiolino per scherzare, Jane annuì sorridendo in gratitudine.
Maura si sdraiò sul lettino e si tirò su la maglietta che indossava, fin sotto il seno. L'oncologo mise i guanti in lattice ed aprì delle forbici sigillate nella confezione verde sterile. Controllò le ferite chirurgiche e poi con poca fatica tolse i punti a Maura, che fece solo poche smorfie, a causa dello sfregamento del filo da sutura, sulla pelle ancora sensibile.
Nuovamente seduti alla scrivania del dottore, l'aria si fece tesa, il medico guardò tutti i fogli che aveva di fronte a lui "dunque -disse guardandole, Jane prese la mano di Maura- il recupero dall'operazione è stato buono nonostante il piccolo intoppo durante il prelievo dei..." "dottore per favore! Ho capito, ha magari la sua tecnica ma per favore" disse Maura con tono ed espressione quasi implorante "certo! Le analisi sono chiare, la massa, se pur piccola all'utero è maligna" Jane non trattenne un merda, se pur detto sottovoce " le altre?" "Jenna avrebbe voluto essere qui, ma un'urgenz.." Jane sbatté la mano sul tavolo poi lo fissò, seria, come se fosse il peggiore degli assassini "le altre dottore!" "maligne!" rispose grave.
Sembrò che il mondo per un attimo si fosse fermato, tutto fermo sconvolto dalla notizia, immobile, attonito.
La mano di Jane strinse la presa, quella di Maura perse la forza, la sfilò forzatamente ed appoggiò i palmi sulle cosce, come ad asciugare il sudore, a lisciare le pieghe invisibili, per toccare se stessa, come per capire se era ancora lì presente nel mondo dopo quell'attimo in cui una parola e tutto inevitabilmente era cambiato.
Jane si voltò verso Maura, con l'espressione angosciata e tesa, quella di Maura quasi vuota "questo lo sapevamo già dottor Anderson giusto?" l'uomo annuì abbozzando un piccolo sorriso di circostanza, conosceva la verità, ma sentirlo dire era stato agghiacciante "quindi quali sarebbero i suoi piani?" detto questo stese la mano verso Jane, che la afferrò all'istante, Maura la guardò fugacemente, per paura di crollare, ma si strinsero la mano ancora, come ancora di salvezza, come una cima legata al molo.
"entro dieci giorni, venti al massimo operiamo, togliamo tutto" "Tutto?" Chiese la bionda allarmata "preferirei, si! Di sicuro le ovaie, l'utero forse e parzialmente salvabile" "se lo fosse vorrei salvarlo, voglio salvarlo" disse rivolgendosi a Jane " certo faremo il possibile, farà il possibile vero?" disse la bruna nella disperazione del momento, guardando l'oncologo "certo, se è pulito e sano salveremo il salvabile" Maura annuì "dopo cosa ci aspetta?"
Dean Anderson si sistemò sulla sedia, prese alcuni fogli che erano appoggiati sopra un raccoglitore inseme ad una brochure "dopo l'operazione, diciamo dopo una settimana, massimo dieci giorni comincerei con il ciclo di chemio" "quante?" chiese Maura "un ciclo base di chemio alternato ad uno di radio sicuramente" "quindi almeno tre mesi!" "si è il minimo" "cosa può far cambiare le cose?" chiese Jane "l'operazione, se trovassi metastasi fin'ora nascoste" "nascoste?" insistette Jane "aprirò come per un cesareo, controllerò non solo le zone attualmente interessate, questi tipi di cancro possono essere subdoli e nascondere piccole metastasi" "capisco" disse sommessamente Jane, poi il medico cominciò a spiegare più nei dettagli l'operazione, come avrebbe aperto, come avrebbe esplorato il campo operatorio, da cosa sarebbe partito e perché.
Le due donne strette per la mano ascoltarono in silenzio, solo piccole domande di Maura, che entravano più nel dettaglio e poi, in fine, la parte che più le spaventava: le terapie.
In breve, l'oncologo spiegò come avrebbe gestito una terapia di base: i quattro giorni di chemio nei quali, probabilmente, avrebbe avuto solo un po' di stanchezza, ma dopo sette giorni, sarebbero cominciati i primi sintomi, dal vomito ai dolori, anche perché alla terza settimana avrebbe subito il trattamento radioterapico per cinque giorni. Era un approccio aggressivo e molto debilitante per il fisico, Maura era preoccupata per l'aggressione massiccia che le veniva proposta. Jane non poteva essere più d'accordo.
"aspetti un attimo doc, Maura ha anche un rene in meno se lo ricorda? La radio terapia in quella zona non potrebbe essere più dannosa che benefica?" "ho tenuto in considerazione questa cosa, certo, ma direi che almeno una o due sedute siano indispensabili" "una o due?" chiese Maura decisa "dopo l'operazione ne saprò di più e comunque dobbiamo vedere come reagisci alle cure, lo so che può spaventare..." "spaventare è un eufemismo doc!" sorrise a Jane "mettiamola così, se non trovo sorprese ne facciamo una, per le altre opzioni decidiamo strada facendo. Vorrei farti tutti i trattamenti qui nella mia clinica e non in ospedale se per voi va bene" "perché?" chiese Maura "e quanto ci costerebbe in più?" lo ammonì Jane "ho una convenzione con l'ospedale, nessuna spesa aggiuntiva, l'assicurazione di Maura copre tutto perfettamente, ma vorrei seguirti più da vicino, diciamo un po' per un favore alla dottoressa Robbins e un po'..." il medico si piegò sulla scrivania avvicinandosi così alle due donne dall'altra parte del tavolo "ho tardato la diagnosi, le cose si sono complicate, voglio... vorrei..." era in difficoltà, come spiegare il senso di colpa e la paura che le cose potessero solo peggiorare? Era una sua sensazione, di solito era sempre distaccato, ma queste due donne, il loro rapporto, non sapeva spiegarlo ma le erano entrate sotto la pelle, e Jenna, che lui amava sempre di più, era affezionata alla dottoressa Isles, sentiva che lo doveva fare "ok doc, accettiamo il trattamento di riguardo, non ci servono spiegazioni!" Jane diede una piccola stretta alla mano di Maura e la guardò sorridendo. Jane era un detective molto bravo, sapeva che dietro quella richiesta c'erano molte spiegazioni e probabilmente qualcuna di quelle non le sarebbero piaciute.
Il meccanismo si mise in moto: il dottor Anderson chiamò un'infermiera dicendole semplicemente "procedi, grazie" passandole una cartellina colma di fogli riguardanti Maura, poi diede alle donne la brochure che teneva in mano, una serie di informazioni di routine su quello che le attendeva. Come se Maura non sapesse già tutto, come se Jane non avesse già letto tutto quello che poteva. Ma accettarono il piccolo foglio plastificato e colorato, tutto ormai era già cambiato.
Uscirono dalla clinica con una cartellina aggiuntiva per nuove analisi del sangue per l'operazione, una visita due giorni prima dell'operazione che era stata messa in appuntamento nel primo posto libero: dopo 12 giorni.
Jane voleva tanto abbracciare Maura, tenerla anche solo per mano, ma la bionda stringeva le sue cartelline al petto, e camminava silenziosa, sguardo dritto davanti a lei. Jane ne rispettò anche il silenzio. Salirono in macchina e Maura spense la radio, come se tutti quei rumori improvvisamente la infastidissero, le impedissero di pensare.
Tornarono a casa poco prima di pranzo. Si stava annuvolando. Forse stava per arrivare un acquazzone.
