Eccomi nonostante il ritardo, ma ogni tanto ci vuole un po' di vita fuori... per apprezzare questa ^_^ ^_*
Maura è uscita dalla sala operatoria, come prenderà la notizia? Cosa succederà alle ragazze... capitolo di passaggio oserei dire!
Buona Lettura xxx
Un lieve gorgoglio di gola, nel tentativo di inumidirla, con quel poco di saliva che sentiva di avere, una smorfia e la luce che sembrava abbagliare "tranquilla.. bevi ma poco!" la voce roca e sussurrata era la cosa più calda e confortante che si potesse sperare, lievemente annuì. La sensazione della cannuccia e poi un piccolo sorso per bagnarsi la gola, acqua fresca "mhmmm" annuì di nuovo.
Jane era rimasta seduta su uno sgabello basso che un infermiere le aveva gentilmente dato nell'attesa. Guardava Maura bianca e dormiente, i tubi che uscivano da sotto le coperte, una flebo che gocciolava. Ed era così bianca e sembrava così piccola e così fragile. Lievemente le strinse la mano ed attese quel piccolo mugugno che sarebbe stato il definitivo, atteso, risveglio.
"è andato tutto bene! I dottori hanno detto che sei stata brava!" adesso aveva gli occhi aperti, e guardò la sua roccia accanto a lei che sorrideva "tutto bene?" sussurrò ancora a fatica per la gola secca "ancora un sorsino d'acqua?" Maura annuì ancora, Jane le avvicinò il bicchiere "solo poco Maur o ci brontolano" Maura accennò un sorriso, si schiarì la gola con una smorfia, era ancora tutta intontita, la testa le pulsava come dopo una sbornia ed il corpo era tutto indolenzito "tutto come previsto?" chiese guardando Jane.
"appena possibile torneranno a parlarci, ma hanno fatto quello che dovevano! Almeno questa è fatta!" il sorriso era teso, quasi forzato "cosa mi nascondi?" era difficile avere segreti l'una per l'altra "cosa ti dovrei nascondere?" "sembri così tesa Jane!" disse con una smorfia per il dolore "tesoro hai subito un'importante operazione e ti sei appena svegliata datti qualche minuto, poi parliamo con calma"
un'infermiera si avvicinò e salvò Jane dall'inevitabile verità, che temeva, era proprio il caso di dire, come il cancro stesso.
Controllò i segni vitali, spostò il lenzuolo e guardò i drenaggi, sorrise "tutto a posto tra poco la spostiamo nella sua camera" "grazie" disse Jane prontamente
"quanto ho dormito?" chiese con voce roca "quasi un'ora dopo l'operazione, ma dicono che stai reagendo benissimo e ho chiesto se ti potevano spostare in camera, visto che hai la singola" "non hanno protestato?" "ho dovuto promettere che nessuno sarebbe entrato prima di domani" le due donne si sorrisero "tua madre sfonderà la porta?" "no. L'avevo già avvertita, quando ti trasferiscono vado fuori, ringrazio tutti per la visita e torno da te" "tutti?" "dovrebbero esserci i miei fratelli, Korsak e Nina, insieme a mia madre ovviamente" "ovviamente" Jane le sistemò i capelli disordinati, Maura chiuse un po' gli occhi a quella carezza "dovrei chiamare mia madre, ma io sono così stanca..puoi farlo tu?" Jane sorrise "certo, cosa vuoi che le dica?" "la verità!? So che ti chiedo tanto, dovrei farlo io ma..." scosse la testa, si sentiva disperata e non capiva perché "non mi chiedi tanto, ci penso io non ti preoccupare di niente" "E dille che la terremo informata, ma per ora..." "non deve venire, ci proverò ok!? Anche di noi?" "no se puoi evitarlo, vorrei farlo io con più calma, ma la chiamerò presto"
Jane le strinse la mano, baciò la sua fronte liscia, prese il telefono dalla tasca del giacchetto ed uscì.
Si posizionò davanti alle porte che davano sul corridoio delle camere, dove un allargamento le permetteva di non dare fastidio al via vai del personale ospedaliero. Cercò il numero in rubrica e premette il pulsante di chiamata. Pochi squilli ed una voce ansiosa rispose "Jane? Tutto bene?" "salve Constance, si possiamo dire tutto bene" "perché mi chiami tu e non Maura? Le è successo qualcosa?" "si è appena svegliata dall'operazione e voleva che l'avvertissi" "posso parlare con lei?" "adesso è ancora intontita dall'anestesia, magari la convinco a chiamarla stasera o domani, forse sarà più riposata" "va bene ma dimmi come vanno le cose? So che mia figlia mi ha nascosto qualcosa, ti prego almeno tu dimmi la verità!" "Maura mi ha chiesto di fare proprio questo"
Un sospiro ansioso arrivò all'orecchio di Jane, che per la prima volta raccontava esattamente tutta l'attuale verità. L'utero rimosso completamente, le cinque metastasi e spiegò alla signora Isles, chiaramente sconvolta, i trattamenti che spettavano alla figlia.
"prendo il primo volo Jane, le voglio starle accanto!" "ti prego non farlo" "cosa perché?" "prometto che le starò accanto e che la chiameremo con regolarità, ma Maura per ora non vuole sconvolgere la sua vita" "Jane ma la sua vita è già sconvolta lo capisci?" disse alterata "si, ma Maura non è ancora pronta, sono sicura che quando lo capirà cambierà idea e allora ci potrà raggiungere" "è un'assurdità, sono sua madre!" la rabbia era diventata angoscia "lo so, ma ci dia un po' di tempo, tanto adesso starà almeno due giorni in ospedale e poi tra una settimana dovremmo cominciare le terapie" "perché non mi vuole accanto a lei?" la voce di Constance era rotta dal pianto che ormai non sapeva più come trattenere " non posso risponderle io, ma non è per mancanza di amore, di questo ne sono certa, è solo che avete un rapporto... lento, arriverete a tutto ma piano piano, un passo per volta" ci fu un sospiro di chi cerca di ricomporsi "tienimi informata Jane, io ti chiamerò spesso se riesco tutti i giorni" "certo nessun problema" "se le cose, se vedi che, insomma se capisci che..." "la chiamerò immediatamente" "farò una prenotazione aperta, in qualsiasi momento prenderò il primo volo disponibile" "da dove?" "adesso sono in Portogallo, per un altro mese, ho una serie di mostre in tutto il paese, ma parto subito se mi chiami"
Poche parole ancora di conforto e circostanza e la chiamata si concluse, due infermiere passarono e avvertirono Jane che avrebbero spostato Maura nella sua stanza.
Jane si diresse nella sala d'attesa dove tutta la famiglia la stava attendendo. Videro il suo viso cupo e la confortarono con pacche e abbracci, poi si sedette e spiegò a tutti la situazione, che ovviamente in parte tutti sapevano, Angela li aveva già aggiornati al loro arrivo.
"Maura come l'ha presa?" chiese Nina dolcemente "ancora non lo sa" "come?" esclamò Angela allarmata "devi dirglielo" "certo Ma che glielo dico, ma si è appena svegliata e volevo che fosse più lucida, poi devono passare i medici e allora forse sarà più facile, lei potrà fare le sue domande e loro sapranno come risponderle, e forse non mi odierà" "non ti odierà Jane" disse Korsak confortandola come un padre "capirà che non è colpa di nessuno" Jane annuì "adesso vado in camera, grazie di essere passati, Maura vi saluta ovviamente" "torniamo domani?" "si Tommy, domani vi faranno passare"
Jane salutò tutti e rientrò in camera, dove Maura la stava già aspettando. Fortunatamente la bionda concentrò le sue domande sulla chiamata alla madre e sulla famiglia che era passata per salutarla. Jane le sistemò con cura il cuscino, le procurò dell'acqua, poi Maura esausta si addormentò.
Nel tardo pomeriggio il dottor Anderson e la dottoressa Robbins bussarono discretamente alla porta. Maura aveva dormicchiato tutto il tempo, Jane le era stata accanto seduta sulla scomoda sedia verde dell'ospedale
"prego entrate" disse Jane vedendoli fare capolino alla porta "avete parlato?" chiese Jenna a bassa voce "non proprio no!" "ok, lo faremo insieme" concluse l'oncologo
Jane appoggiò una mano sul braccio di Maura e la svegliò
"mhmmm -aprì gli occhi- oh scusate sono così stanca" disse assonnata "è normale dottoressa Isles, ma vorrei darle un'occhiata e poi parliamo un pò" Maura annuì e sorrise a Jenna che si posizionò al lato opposto del letto rispetto al dottor Anderson, Jane accanto a lui.
Vennero presi nuovamente i parametri vitali e controllata la ferita "la sutura tiene bene, e ho fatto un ricamo molto fitto" sorrise l'oncologo "così la cicatrice sarà ridotta al minimo" concluse la ginecologa "allora grazie" Jane mise la mano sulla spalla di Maura sapendo che l'oncologo avrebbe spiegato la situazione. Era arrivato il momento.
"l'operazione è andata bene Maura" non passò inosservato alla bionda il cambio del tono a più confidenziale " abbiamo rimosso le ovaie senza problemi, come ci aspettavamo" "quante metastasi?" il medico abbozzò un sorriso alle parole di Maura "giusto sarò diretto! Cinque metastasi, ti farò leggere i referti così saprai esattamente dove erano collocate, ovviamente sono ad analizzare, e se te lo chiedi dovrei averle tolte tutte, siamo stati molto scrupolosi nella ricerca" "quali conseguenze fisiche e terapeutiche comporterà?" "fisiche probabilmente un bel po' di indolenzimento all'addome -con le dita fece il gesto di cercare-problemi per una settimanetta sia nel defecare che nell'urinare, ma anche nella digestione in genere, ma per ora non credo di dover modificare la terapia almeno non nei tempi scelti" "ma nel cocktail da somministrare?" "forse quello si, ma potrò essere più preciso quando arriveranno i risultati delle cinque biopsie" Maura annuì, tesa e provata "c'è un'altra cosa" disse Jenna, Maura si girò a guardarla seria ed in silenzio, sapeva bene che non avevano ancora parlato della massa all'utero, attese che l'amica e ginecologa parlasse "la massa all'utero se pur piccola, come sai era molto delicata e pericolosa per la rimozione, la volta scorsa hai perso molto sangue..." "adesso capisco perché Jane mi chiede sempre di andare dritta al punto" Jane ricambiò il piccolo sorriso che Maura le fece e Jenna andò al dunque "l'utero era più compromesso di quello che ci aspettavamo e abbiamo tutti deciso che la cosa più prudente era la rimozione completa dell'organo"
Per un attimo Maura rimase immobile, sentì la rabbia salire e anche se le forze non erano al massimo la scarica di collera e di adrenalina le dettero la forza per gridare " come vi siete permessi, senza neanche consultarci? Avevamo concordato una rimozione parziale -Jane le sussurrò di calmarsi- no Jane ero stata chiara, potevo capire una rimozione più massiccia, ma non totale, dovevate chiedere a Jane lei è mia moglie non dovevate farlo senza chiederle il permesso, parlerò con il mio avvocato quello che avete fatto è..." "Maura adesso calmati" La voce di Jane era tonante "lo so che sei sconvolta lo capisco ma non avevamo scelta" disse ora dolcemente "tu lo sapevi?" chiese sconvolta, quell'espressione probabilmente Jane non l'avrebbe mai dimenticata. era ancora più sconvolta ed arrabbiata di quando aveva sparato a Paddy Doyle.
Jenna intervenne "l'abbiamo informata ma non le abbiamo dato molta scelta" Maura si guardò intorno poi di nuovo a Jane "perché glielo hai permesso?" Jane non sapeva che dire "Maura in quanto medico -intervenne Dean- sai bene che un organo compromesso nel quadro medico che hai è pericoloso. Cinque metastasi non sono poche, non tutti le avrebbero rimosse, sopratutto quelle in zone più difficili, ti abbiamo tolto l'appendice dove una massa si era collocata, sono incredulo di come sopportassi il dolore che sicuramente avevi" Maura chiuse gli occhi "è peggiorato solo negli ultimi giorni" "questo la dice lunga sull'aggressività di questo cancro Maura, Jane ha dato il consenso ad una procedura che presumibilmente ti ha salvato la vita, e lo ha dovuto fare solo perché tu hai chiesto esplicitamente di salvarti l'utero, un altro paziente più ignaro o meno meticoloso nelle richieste, non avrebbe imposto ulteriori consensi, lo avremmo fatto e poi l'avremmo informato, e questo lo sai bene!" "lo avete tolto tutto" la voce di Maura sembrò a Jane come quella di Constance poche ore fa al telefono, quel tono che esce ancora solido e coraggioso, ma che chiude con la difficoltà della disperazione. Jane la baciò sulla testa, Maura chiuse gli occhi, mentre i due medici confermavano le sue parole.
Maura tratteneva a stento le lacrime. Jane si sedette accanto a lei e la strinse a se. I due medici si congedarono in poche parole, Jane li ringraziò.
Maura, finalmente sola, scoppiò in un pianto singhiozzante, Jane la strinse forte "mi dispiace" le sussurrò "sono qui" le ripeteva.
Maura respirava affannosamente nel pianto, sul collo ormai fradicio di lacrime di Jane, le sue parole la cullavano e la rassicuravano, in breve tempo controllò le sue lacrime "scusa Jane, sono un disastro" "non c'è niente di cui tu ti debba scusare" "mi hanno tolto le ovaie e l'utero" Jane sospirò "hanno dovuto tesoro" Maura chiuse gli occhi e appoggiò la testa al cuscino "lo capisco"
rimasero in silenzio per un po', tenendosi per mano, ognuna con il suo treno di pensieri. Forse due pensieri paralleli su quel 'capisco' che non era esattamente un 'lo accetto'. Entrambe le donne sapevano che ci sarebbe voluto tempo.
Il treno dei pensieri di Jane andò a quelle cinque maledette metastasi che la spaventavano come l'infermo, più della minaccia fisica di Hoyt che poteva combattere con rabbia e forza, ma il cancro è un male maledetto, e lei si sentiva così impotente. Ma prima che i suoi nervi cedessero, la famiglia, come sempre, arrivò a salvarle entrambe. Con una affettuosa e un po' chiassosa invasione di telefonate.
La mattina seguente Jane arrivò puntuale all'ora del pasto, aiutò Maura con la colazione, poi assistette alla medicazione e alla rimozione dei drenaggi, del catetere e delle flebo.
Era il momento di provare ad alzarsi.
Jane si procurò una sedia a rotelle, prese il beauty con i prodotti da toilette e li portò nel bagno, poi prese alcuni grandi asciugamani.
"andiamo tesoro è l'ora di improfumarsi!" sorrise alla bionda, che ricambiò debolmente "come l'altra volta, Maura, muoviti lentamente" "si"
Jane le spostò le lenzuola, la aiutò a mettersi seduta, poi prendendola da sotto un braccio la fece alzare "mhmmoodio che male!" disse in un ringhio dolente "lo so ma domani andrà meglio" mentre Jane l'aiutava a sedersi sulla sedia a rotelle, Maura si lamentò sommessamente, poi andarono in bagno "hai bisogno di fare la pipì? O qualcosa?" "no voglio solo lavarmi" "benissimo"
Jane sfilò gentilmente il camice che copriva Maura lasciandola nuda, con solo il bendaggio sulla ferita chirurgica. Jane la guardò tutta e sorrise voltandosi per prendere la spugna per lavarla "perché ridi?" chiese Maura con voce ancora dolente "non sto ridendo!" "hai sorriso ti ho visto, cosa c'è di buffo nella mia nudità?" "assolutamente niente" disse convintamente "hai sorriso Jane" replicò con puntiglio "è che -ridacchiò imbarazzata- te l'hanno tutta depilata un'altra volta" Maura si guardò il pupe e poi con uno sguardo serio guardò Jane "scusa lo so, non è carino il mio comportamento, ma è tutta pelata!" trattenne una risata scherzosa "pelata? Non è mica una patata" Jane non poté far alto che scoppiare in una risata enorme, chiedendosi se Maura avesse idea del doppio senso "smettila di ridere, è normale serve per tenere igienico il campo operatorio... non ridere di me!" Jane si fece serie, anche se aveva le lacrime agli occhi dalle risate "oh no scusa non ridevo di te!" "mhmm ho capito ti ha imbarazzato -Jane cercò di protestare ma Maura la incalzò- in realtà loro hanno depilato solo il pupe, il resto lo tengo io rasato, lo trovo più gradevole e lo sai che a molti piace una rasatura completa? È più piacevole nei rapporti orali" Jane arrossì vistosamente "ok, ok laviamoci prima che prendi freddo" disse Jane schiarendosi la voce "o tu fuoco!" replicò sarcastica Maura "ti ho insegnato delle cattive abitudini" disse Jane scuotendo la testa all'ironia della bionda
Maura ora sorrideva, le piaceva Jane imbarazzata, le piaceva questa familiarità. Come sempre Jane con attenzione e rispettò la aiutò a lavarsi e a mettersi il pigiama. Tornata a letto fresca a pulita, si sentì molto meglio.
Il pomeriggio del terzo giorno tornarono a casa. Maura camminava ancora lievemente dolorante, ma almeno era completamente autosufficiente, Jane le faceva solo le medicazioni. Constance aveva chiamato Jane tutti i giorni e Maura una sola volta, per rispettare le loro volontà. Avevano un po' parlato, Maura sembrava tranquilla a riguardo.
Passata una settimana dall'operazione andarono a togliere i punti in ospedale, il dottor Anderson fu gentile e cordiale come sempre.
"signore è un piacere vedervi" "grazie altrettanto" rispose educatamente Maura "salve dottore, io non sono così certa che sia un piacere, mi dispiace" disse tra l'ironico ed il serio Jane, abbozzando un sorriso per attenuare la frase rude, Maura la guardò un po' male, il medico sorrise quasi divertito, non era certo sorpreso.
Dopo che vennero tolti i punti si sedettero alla scrivania di fronte all'oncologo "allora ci dica come stanno le cose, senza giri di parole!" il medico sorrise "sai Jane certe volte i giri di parole servono solo ad aiutare il paziente ed i familiari ad incassare il colpo" "lo sappiamo, ma siamo brave in questo!" l'uomo sorrise ancora " due delle masse erano benigne" "è un bene no?" "certo! Ho modificato solo leggermente il cocktail che dovrai fare –passò un foglio a Maura- ecco guarda tu stessa" Maura sorrise in ringraziamento e lesse attentamente il foglio "non cambia molto direi" "no, non molto solo un po' il tipo di somministrazione come puoi vedere" "Quindi?" chiese Jane "è ovviamente un po' più aggressivo" "in quanto i primi effetti indesiderati?" "dopo i tre giorni direi, se sei fortunata una settimana" "e quanto dureranno?" chiese Jane "ovviamente è soggettivo, sia i sintomi che la gravità che la durata, ma probabilmente per quasi tutto il tempo, prima del ciclo di radio si intende, ovviamente a scemare" Jane prese la mano di Maura "se tutto va bene noi ci vedremo alla fine di tutto il ciclo tra circa tre mesi per un appuntamento e per le nuove analisi, ma in qualsiasi momento Jane chiama, se hai un dubbio un bisogno, non esitare ok?" "ok grazie!" "ora godetevi questi tre giorni, andate in una Spa andate a fare un piccolo viaggio, rilassatevi, distendetevi" "ci proveremo" chiuse Maura.
Jane propose un piccolo viaggetto, ma Maura rifiutò, allora propose la Spa, sapeva quanto la bionda la adorasse, ma rifiutò, propose di chiamare le massaggiatrici Tailandesi, ma Maura rifiutò ancora.
"ok mi arrendo decidi tu!" "non voglio fare niente di particolare, comincia a fare freddo fuori, ho solo voglia di rilassarmi e stare al caldo" "ok allora maratona di serie tv, cibo da asporto e rimaniamo in pigiama per tre giorni" "non credo che rimarrò in pigiama per tre giorni Jane è veramente assurdo" "scherzi? Non sei mai rimasta in pigiama per un giorno intero? Una domenica dedicata al riposo assoluto?" "beh immagino quando sono malata si? Quella volta che ho avuto per virus intestinale e non avevo la forza di alzarmi, sono rimasta in pigiama due giorni, ma l'ho cambiato tre volte!" "potremmo provare allora" "io non credo!" disse disgustata al pensiero di non cambiarsi di abito o di biancheria per tre lunghi giorni "dai Maur vienimi incontro però!" allora la bionda propose "ok serie tv e cibo a domicilio? Pizza, thai, cinese, indiano... che ne dici?" "che ero tua a pizza!"
Jane si sorbì svariati documentari in quei giorni, ma fece una piccola maratona X-file, si guardò un po' di sport nei lunghi bagni rilassanti di Maura, nei quali la bionda in solitudine, si toccava l'addome sentendo un vuoto doloroso, e mangiarono almeno un pasto al giorno sul divano davanti alla tv, cercando di ignorare l'elefante nella stanza: il cancro.
Risero, scherzarono, battibeccarono come e più di sempre, una lavava bicchieri e stoviglie l'altra asciugava, si addormentarono praticamente abbracciate sul divano quasi tutte le sere, fecero una piccola passeggiata nel parco dopo il pranzo del terzo e ultimo giorno di finta normalità, ma il vento si alzò, tagliando il viso con il suo freddo.
Jane strinse Maura a se "è meglio se rientriamo, sembri infreddolita" "si! Ma avevo bisogno di aria fresca" Jane le diede un caldo bacio sulla guancia "vieni torniamo a casa" Maura strinse la mano che Jane le teneva sul fianco, appoggiò la testa sulla spalla, camminarono così fino a casa, ancora una volta aiutate dal calore che l'altra donava.
Quando la sveglia suonò quella mattina, quella velata tristezza che le aveva accompagnate si spense insieme al fastidioso suono acustico. Al suo posto c'era una forza nervosa ed ispida che le accompagnava a che entrambe tenevano nascosta. Jane non voleva turbare Maura, voleva aiutarla a mantenere la calma, a tenere quella normalità alla quale la sua amica si era aggrappata così fortemente; Maura non voleva far preoccupare Jane o far ricadere sulla sua premurosa amica, tutto il suo nervosismo, non se lo meritava.
Così quella mattina, si comportarono come se fosse una mattinata qualunque, se non fosse che era il primo giorno di chemioterapia.
Arrivarono alla clinica puntualmente, Jane lasciò Maura davanti all'entrata della chemioterapia "allora ci vediamo più tardi" "tu che farai?" "un po' di spesa, imposto il pranzo se non faccio tardi, e torno a prenderti" "comprami dei pomodori" Jane sorrise "certo" un dolce bacio sulla guancia e Maura scese di macchina e Jane se ne andò.
Maura aprì la porta con una lieve spinta, l'odore asettico che negli anni l'aveva sempre confortata adesso la innervosiva, percorse il corridoio fino alla stanza con la targhetta "Sala di chemioterapia" le porte a vetri grandi rivelavano persone sedute su comode poltrone, che leggevano ascoltavano musica a usavano cellulari o tablet per intrattenersi, molte di loro non avevano capelli, talvolta coperti da colorati foulard. Spinse la porta ed entrò.
