Maura comincia le cure... le nostre ragazze sapranno affrontare anche questo cambiamento insieme?
Grazie a tutti per i commenti qui e sui social, davvero vogliono dire molto per me!
Buona Lettura XXX
"buongiorno, posso aiutarla?" chiese dolcemente un'infermiera "si sono qui per il primo ciclo di chemioterapia richiesto dal dottor Anderson" "si certo, signora Isles, Maura, giusto?" avrebbe voluto correggere la donna, lei era un medico, è un medico, il capo patologo di tutto lo stato, ma adesso poco importava, rispose semplicemente "si" e sorrise "la stavamo aspettando, scelga un posto libero arrivo subito con la sua sacca per il ciclo di oggi" e si allontanò.
Maura si guardò intorno, sguardi fugaci, visi impassibili e un po' distratti. Attraversò la stanza e si sedette nell'unica poltrona che era libera su entrambi i lati. Aveva letto uno studio riguardante questo argomento, sosteneva che le persone tendono a sedersi mantenendo sempre una distanza dalle altre persone a meno che non siano amici o parenti. Le persone che, anche potendolo evitare, si siedono nel posto accanto a quello di un'altra persona, apparentemente mostravano apertura al prossimo, ma in realtà hanno una disfunzione relazionale, non rispettando quello che nella nostra società viene chiamato limite dello spazio personale.
Sorrise a se stessa, il suo gesto era stata involontario, almeno non aveva questo problema. Appoggiò la borsa ai suoi piedi ed estrasse le riviste che quella mattina Jane le aveva fatto comprare, trovò anche un lettore MP3 in mezzo alle riviste, sorrise e sospirò un "Jane" dolcemente e sussurrandolo.
Un uomo anziano, il più vicino a lei le sorrise, si toccò la testa glabra "prima volta?" "si e tu?" "quinta, cancro alla prostata" "oh di solito è curabile se.." "se non ignori i sintomi e aspetti per la visita" Maura piegò tristemente la testa da un lato "oh non è ancora detto, io tengo duro sa!" "mi sembra la cosa migliore da fare" "si non lo dimentichi, tra una settimana" "una settimana?" "si quando i primi effetti si faranno sentire, o quando i capelli... credo proprio che per una donna sia più complicato"
I capelli? Come aveva fatto a non pensarci? Adesso era terrorizzata
"oh smettila Joshua" disse una ragazza vicino a lui togliendosi le cuffiette dalle orecchie "non la spaventare e poi guarda io non ho ancora perso un capello e sono al quarto ciclo" "è raro però" quasi balbettò Maura "forse ma mai perdere la speranza, sopratutto se si fanno pochi cicli" e le fece un grande sorriso, in quel viso scavato, in quella magrezza innaturale, Maura ricambiò.
"bene Maura già fatto amicizia?" chiese l'infermiera di ritorno, Maura sorrise anche a lei, mentre la ragazza si rimetteva i suoi auricolari e l'uomo anziano, Joshua, si rimetteva a leggere come se nulla fosse "ti faccio un accesso venoso e poi cominciamo, ah questo accesso che ti metto rimarrà per tutti i giorni di questo ciclo, alla fine lo sfiliamo e ne rimetteremo uno nuovo al prossimo ok?" "ok" " sono tre cicli giusto?" "si, tre giorni al mese" "devi fare anche la radio per caso?" Maura annuì "tra quindici giorni" "ok lo segno sulla tua cartella interna, se hai bisogno chiama" disse la donna posizionando la sacca sull'asta metallica.
Maura aprì la prima rivista medica che le capitò in mano, lesse l'indice degli argomenti cercandone uno che le interessasse più di altri, poi si ricordò del lettore MP3 che Jane le aveva fatto trovare in borsa, si mise le cuffie auricolari e lo accese.
C'erano due cartelle una nominata "cosa piace a te" e una nominata "cosa ascolterei io!" sorrise e fece partire la seconda, per curiosità, musica rock decisamente, non conosceva nessuno dei titoli che leggeva ed erano troppo chiassosi, sopratutto con l'umore che aveva, andò sulla cartella fatta per lei e lesse una lunga lista di musica classica, partì con Vivaldi 'le quattro stagioni' una scelta interessante, pensò, la musica partì, poi cominciò a leggere la rivista dal primo articolo.
Jane sospirò nel vedere andar via Maura, avrebbe voluto seguirla, sedersi con lei, chiacchierare con lei per il tempo del ciclo chemioterapico, ma non si poteva, e forse era una cosa che Maura doveva affrontare da sola. Non ne era convinta, ma era l'unica spiegazione decente che era riuscita a darsi.
Due ore e poi sarebbe tornata, due ore per fare un po' di spesa. Aveva letto molto negli ultimi giorni su 'la migliore alimentazione' durante la malattia, si era informata, ed era il momento di fare gli acquisti giusti.
Prima fermata della mattina: il negozio di alimentari preferito da Maura.
Entrò incerta, prese il piccolo cestino celeste per la raccolta degli alimenti, le ruote giravano silenziose "è proprio un negozio elegante" pensò tra se, quando andava lei nel suo supermercato, vicino casa, finiva sempre per prendere quel carrello con la ruota che cigola un po' e che va tutta storta, così che spingere il carrello è più complicato che portare tutti i prodotti in mano!
Cominciò a camminare tra gli scaffali, aveva una piccola lista di prodotti biologici, naturali, vegani e altamente salutari da acquistare, ma trovarli era tutt'altra cosa.
Un uomo con la camicia celeste ed il nome stampato sopra il taschino le si avvicinò sorridendo "ha bisogno Signora? Posso aiutarla?" "si vede proprio che sono in difficoltà?" l'uomo sorrise divertito "è il terzo giro che fa in questo reparto e non ha messo niente nel carrellino, le prime volte può essere complicato trovare ciò che si cerca" "già, ho una lista delle cose che voglio, ma non sono sicura di dove e quali scegliere" "posso vederla?" Jane passò il bigliettino "ottime opzioni, sicura che non è già abituata?" "sicura! -ridacchio- di solito non sono io che faccio la spesa qui" "capisco" sorrise l'uomo "venga mi segua, sa che marca preferisce?" "immagino che se vedo la confezione la riconosco"
Il cestello fu riempito con verdure fresche e rigorosamente bio, non ogm, a chilometro 0, di stagione, non cresciute in serre e altamente vitaminiche e proteiche, che erano state scelte con cura da lei e dal commesso che le diede un sacco di spiegazioni. Il conto alla cassa fu astronomico, Jane imprecò a denti stretti sorridendo alla cassiera. E le sue due ore erano già volate via.
Quando le porte dell'ascensore si aprirono le risate la raggiunsero, e quella risata era inconfondibile, sorpresa e compiaciuta percorse il corridoio fino a vederla lì, difronte alla grande porta a vetri, parlare amabilmente con un uomo anziano ed una ragazza giovane. Il sorriso stentò nel vederli magri e senza capelli. Ma gli occhi di Maura brillavano, le labbra umide e sorridenti la rasserenarono. Si fermò a metà strada ad ammirarla un po'.
L'uomo guardò l'orologio e si allontanò salutando, la giovane donna fece altrettanto, Maura alzò la testa e la vide, appoggiata con una spalla ad una colonna, che creava una piccola rientranza nel lungo corridoio. Si sorrisero.
"ehi bellissima tutto bene?" "ciao Jane si tutto bene perché sei rimasta lì?" "ti guardavo -arrossì un pò- hai già fatto amicizia?" Maura fece una piccola risata "si credo di si, sono due persone divertenti" "come è andata?" "bene! Devo tenere questa per i prossimi giorni" mostrò la fasciatura che copriva l'accesso venoso, Jane le appoggiò una mano sulla schiena e cominciarono a camminare "hai fame?" "si -disse Maura sorridendo- adesso molta!" "bene allora, andiamo che ti preparo un pranzetto da gourmet" "tu?" e rise "ehi si io! e non ridere, potrei anche offendermi sai?" Maura rise ancora "scusa scusa, cosa hai in programma?" "ridi di me e dovrei anche scoprire le mie carte? Dovrai aspettare dottoressa Isles, ma sappi che ti aiuterà con il tuo problemino intestinale"
Le porte dell'ascensore si chiusero, Maura si alzò sulle punte quel tanto che le mancava per baciare Jane sulla guancia, dolcemente "grazie detective per la musica" Jane sorrise felice.
Il primo giorno di chemio era andato bene, come previsto nessun sintomo, Maura mangiava con appetito, il pomeriggio fecero una lunga passeggiata nel parco, correre non era certo il caso, aveva subito una lunga operazione, ed ancora aveva problemi nella zona gastro intestinale, durante l'operazione avevano maneggiato a lungo con le sue viscere.
L'aria fresca arrossava i loro nasi, le bocche semi coperte dalle sciarpe, le mani guantate erano nascose nei cappotti, beh quella che non stringeva la mano dell'altra. Gli alberi rossi e gialli semi spogli, il tiepido sole, i bambini che giocavano, le madri che li richiamavano.
Maura si toccò l'addome, un gesto quasi involontario, Jane lo vide ma tacque.
Rientrarono a metà pomeriggio prima che il sole tramontasse, Maura era infreddolita.
"forse dovremmo evitare di rifarlo Maur, è troppo freddo per te" "ma è così bello l'autunno nel parco" "si ma tu sei gelata" le disse togliendole il cappotto e stringendola per riscaldarla "anche tu sei fredda!" "si ma devi stare attenta, che ne dici di fare un bagno caldo, poi se vuoi accendo anche il fuoco" "non esagerare non è così freddo! Ma il bagno caldo me lo faccio" "bene te lo pre..." "No!" disse un po' indispettita, Jane allargò le braccia con fare interrogativo "posso fare da sola Jane, almeno per ora ok?" "certo, volevo solo essere gentile" "lo so, ma... ve bene così Jane non trattarmi da invalida ti prego" "hai ragione scusa... vorrà dire che la cena la prepari tu stasera!" "mi sembra giusto, si ottima idea"
La cena la prepararono insieme, chiacchierando, ridendo, commentando il notiziario in tv e sorseggiando le loro bevande preferite. Maura sembrava stanca, forse provata da quella giornata, affaticata non tanto dalla cura, ma dall'apporto emotivo che, inevitabilmente, portava con se la situazione che stava vivendo.
Si addormentò tra le braccia di Jane poco dopo l'inizio del film.
La mattina successiva la sveglia suonò dopo le otto. Una buona cosa per Maura, ma anche per Jane che amava dormire. Come stabilito dagli appuntamenti in ospedale, alle 9.30 Maura si sedette sulla poltrona per la chemio, sorrise ai suoi nuovi amici di sventura, come si definirono loro, e messi gli auricolari, aprì una rivista medica e cominciò a leggere.
Jane entrò in erboristeria, decisamente era la sua prima volta, si guardò intorno, poi una ragazza carina con degli orecchini vistosi fatti all'uncinetto, che raffiguravano dei fiori rossi, le si avvicinò e cordialmente le chiese se aveva bisogno di aiuto. Ovviamente ne aveva bisogno eccome.
Quel pomeriggio non uscirono, Maura era stanca, si addormentò sul divano dopo pranzo, Jane sistemò le cose prese in erboristeria, e preparò delle tisane, aveva letto molto a riguardo. Si era procurata una serie di rimedi naturali, bevande ed infusi che avrebbero aiutato Maura quando le cose si sarebbero fatte più difficili.
Terzo ed ultimo giorno del primo ciclo di chemio.
Quella mattina quando la sveglia suonò, Maura era stanca, debole, senza forze. Jane la aiutò a prepararsi: le portò i vestiti, le scarpe, la crema da mettere sulle cicatrici che però mise Maura da sola ed in privato, e tutto quello che le serviva. Le tenne lo specchio davanti mentre si truccava un po' e le camminò davanti mentre scendevano le scale, Maura le appoggiò una mano sulla spalla, in cerca di sostegno.
Ogni gesto di Jane era attento, nel tentativo di essere rispettosa e non invadente, non voleva farla sentire 'invalida' così come si era definita nei giorni passati. Doveva aiutarla graduatamene. Maura era una donna indipendente, lo era sempre stata anche da piccola, non era una cosa da sottovalutare.
Durante l'ultimo ciclo di Maura, Jane, andò in farmacia, prese dei farmaci prescritti a Maura dal medico e prese un paio di cose che erano state consigliate su un forum, nel quale aveva attinto informazioni e consigli utili su come assistere un malato di cancro.
Entrambe le donne sapevano che era arrivato il momento dei veri sintomi indesiderati. La stanchezza del giorno prima e della mattina erano solo la prima avvisaglia che le aspettavano giorni difficili.
Tutti chiamavano Jane per avere notizie, anche Constance che prima di chiamare aveva preso l'abitudine di mandarle un messaggio, in modo che la figlia non sapesse del suo interesse, come le era stato richiesto, cercava di lasciale i suoi spazi, ma era una madre e per quanto imperfetta amava sua figlia e aveva bisogno di sapere come stessero andando le cose.
Il pomeriggio del terzo giorno Maura cominciò a stare male.
Sentiva molto freddo. Jane le procurò un maglione di pile da neve, una coperta pesante e accese il camino, per l'ora di cena aveva la febbre.
"ho freddo Jane, ho sempre freddo" disse tremando e battendo i denti "bevi questo è caldo ti aiuterà" "non voglio niente" "è il tuo Té preferito" "ho mal di stomaco Jane, non voglio niente" "ok allora prova a dormire un pò" "le gambe, non le tengo ferme" disse con un tono appena angosciato.
Le gambe di Maura tremavano a causa dei piccoli spasmi che aveva dal freddo, Jane si tolse il maglione "mi prendi in giro?" scherzò un po' la bionda vedendola spogliare "no, cerco di scaldarti, fammi posto" Jane si sdraiò sul divano accanto a Maura, si infilò sotto la coltre pesante e la abbracciò.
Quando Maura si sentì avvolta dalle braccia di Jane, si sentì subito meglio, il freddo non sembrava passare molto, ma si sentì immediatamente più serena e sicura. E poi quel bacio sulla testa, piccolo dolce e delicato, chiuse gli occhi e finalmente si addormentò.
Dopo un'ora scomoda sul divano, mentre Maura dormiva, e ormai decisamente affamata, Jane si decise e delicatamente prese Maura e tutte le sue coperte e faticosamente la portò in camera. La appoggiò sopra il letto e la coprì per bene, era ancora così calda.
Scese in cucina accese la teiera, tirò fuori degli infusi che aveva preso in erboristeria. Si preparò un panino e bevve una birra per accompagnare il pasto. Chiamò Constance.
"ciao Jane tutto bene?" chiese con tono ansioso la donna "i sintomi si stanno presentando" "come sta?" "ha la febbre, prevedo che la notte sarà dura, anche se ancora spero che la passi dormendo" "ora dorme?" "si, è da un'oretta circa, aveva molto freddo e tremava, ma ora è tranquilla su che dorme" "hai bisogno di qualcosa?" "no per ora credo di essermi organizzata bene, sto preparando una tisana, spero di riuscire a fargliela bere" un tonfo risuonò dal piano di sopra "scusa Constance, ma credo si sia svegliata devo andare" "si certo ma ti prego, per qualsiasi cosa chiamami" "ok ciao" non attese risposta corse su per le scale, facendo i gradini a due a due, di corsa nel corridoio e poi dritta in camera di Maura.
