Le cure proseguono e nuove difficoltà arrivano... ma le affronteranno sempre insieme?! ^_*

Grazie a Laura per 'la fattiva collaborazione' ;-)

Buona lettura xxx


E cosi arrivò anche il giorno della radio terapia, questa era un po' diversa, le avevano tatuato, nei giorni precedenti, dei piccoli punti che servivano come riferimento per il macchinario sotto il quale si sarebbe sdraiata.

Odiava quei tre punti tatuati sul suo corpo, erano appena visibili e facilmente scambiabili per nei, ad un occhio distratto; ma lei lo sapeva che non erano nei, che erano punti di inchiostro sotto pelle e che difficilmente sarebbero scomparsi, forse da vecchia e rugosa non li avrebbe più visti, notati o forse a quel punto l'inchiostro si sarebbe sbiadito, ma ora, ora che il suo corpo era tonico, snello, quei segni le pesavano come le sue nuove e perenni cicatrici. E gravavano su di lei e la sua sicurezza personale.

Come ormai di consuetudine Jane lasciò Maura in ospedale e fece il suo giro per alimentari ed erboristi. Maura raggiunse il reparto radioterapico.

Arrivò puntuale al suo appuntamento e poco dovette aspettare. Un infermiere la fece accomodare e prese la sua cartella medica, poi una donna, che il cartellino sul camice nominava 'tecnico' la condusse dietro un separé che nascondeva una sedia ed un attaccapanni " ecco qua signora si dovrebbe togliere gonna e camicia e rimanere in intimo, mi mostra dove ha i punti tatuati?" "certo" disse Maura con tono di circostanza, ma infastidita all'idea di mostrarsi forse per la prima volta, della sua vita adulta; si tolse la camicia e la gonna poi alzò la canottiera di seta e abbassò appena le mutande, rigorosamente abbinate, e mostrò il puntino tatuato sotto la cicatrice pubica dell'ultima operazione, e quelli sopra la zona ombelicale, uno sulla destra e uno sulla sinistra, proprio sotto la gabbia toracica. La donna annuì "quando è pronta venga pure di là"

Oh Maura avrebbe avuto da ridire su quel termine 'di là', non c'era nessun di là, c'era solo un separé stile giapponese di legno e carta giallastra con una sedia pieghevole di alluminio e imbottitura grigia, ed un ridicolo attaccapanni che le avrebbe sgualcito i suoi perfettamente stirati indumenti. Si trattenne sapendo che il suo nervosismo avrebbe dato alla sua voce un tono più sgradevole del voluto, sospirò e si spogliò.

Camminò scalza sul pavimento gommoso e tattilmente polveroso, prese nota di portarsi delle ciabatte alla prossima seduta. Si sdraiò sul lettino sotto al grande macchinario.

"purtroppo ho visto sulla sua cartella che non è stata avvertita del cambiamento di terapia" Maura alzò la schiena appoggiandosi sugli avambracci "scusi?" chiese indispettita "da quello che ho visto lei non ha l'aggiornamento per la radio terapia" "il dottor Anderson non mi ha detto niente" la donna sembrava scocciata e dispiaciuta per la situazione "questa mattina, come da prassi il dottor Anderson mi ha dato i moduli approvati e firmati per la sua terapia" "li vorrei vedere" "capisco ma..." "sono un medico e comunque ho il diritto di leggerli" "si certo, se è un medico sa cosa legge" le passò i fogli. Maura si mise seduta e lesse attentamente

"perché questa modifica dal piano originale?" "è la nuova prassi, per chiarimenti però deve chiedere al dottore, io eseguo solo la terapia e mi scusi ma siamo in ritardo" "ma devo avvertire che starò qui un ora in più mia moglie non è informata" "la avvertiremo noi ma adesso si sdrai per favore"

Con collera sempre maggiore si sdraiò sul lettino "tutti i recapiti sono nella cartella" disse in tono arrabbiato Maura "certo" rispose pacatamente la donna in segno di comprensione.

Sdraiata sul lettino la donna con il camice bianco la bloccò al letto, la testa le braccia le gambe, persino il busto, ancorata ed immobile. Era una sensazione orribile. Claustrofobica. Una lacrima piccola le scivolò dall'occhio destro solcandole la tempia e andando a morire nei capelli. La solleticò appena.

Desiderò avere Jane accanto, come fosse una boccata d'aria fresca.

Un rumore assordante seguì all'accensione di luci sopra di lei, e la accompagnarono per le due ore di terapia.

Jane puntualmente arrivò in reparto, si guardò intorno in cerca di Maura, non vedendola si sedette in attesa, pensando ai classici ritardi ospedalieri. Un infermiere passò le sorrise "aveva bisogno?" "no, non credo, aspetto mia moglie" "ok" rispose l'uomo e sparì dietro una porta.

Dopo una ventina di minuti Jane era inquieta, nessuno passava e Maura non si vedeva. Le mandò un messaggio, ma nessuna risposta. L'infermiere passò nuovamente "ehi scusi" chiese Jane mantenendo la calma "potrei sapere dove si trova Maura Isles? Doveva essere già pronta da una ventina di minuti, ma non la vedo e non risponde al telefono" "i cellulari vengono spenti durante la radioterapia, ma la signora Isles non sarà pronta prima di una quarantina di minuti" "non è possibile, doveva essere pronta venti minuti fa! Ci sono stati problemi?" "no, ha iniziato il trattamento abbastanza puntuale" "non capisco allora" l'infermiere sembrava stranito "deve attendere qui, vedrà che la sua amica..." "moglie!" "mi scusi, sua moglie arriverà presto, non si deve preoccupare" e con queste parole entrò in un'altra stanza lasciando Jane dubbiosa e sola ad aspettare.

Dopo altri dieci minuti di attesa una donna apparve da dietro l'angolo del corridoio, con la cartellina che Jane riconobbe essere di Maura.

"mi scusi dottoressa?" la donna alzò lo sguardo " si mi dica, ha bisogno?" "si vedo che ha la cartellina di mia moglie e..." "oh si certo Maura Isles, ha quasi finito, purtroppo nell'ultimo mese la procedura per questo tipo di radioterapia è cambiata e non siete stati avvertiti, dura un'ora di più" "perché?" la donna sorrise, non poteva certo mettersi a spiegare le varie combinazioni tecnico scientifiche che regolavano questo tipo di terapie "sono decisioni prese dall'equipe medica dell'ospedale, ma non cambia l'effetto, anzi la nuova procedura nasce per essere più efficace" "capisco ma non eravamo state avvertite" "me ne dispiaccio, ma non dipende da me" guardò l'orologio "adesso vado a liberare sua moglie, un quarto d'ora e sarà qui" "ok grazie"

Jane si sedette e poi pensò a quelle parole 'liberare' strano uso del termine pensò. Poi prese il telefono e chiamò Constance per un ragguaglio veloce, non sapendo quando sarebbe stata nuovamente libera di parlare.

Constance sembrava sempre più affabile ad ogni telefonata, Jane le raccontava le loro giornate, cosa aveva fatto di spesa per Maura o come si era sentita la bionda, cercando, si intende, di omettere la parte più pesante o le sue preoccupazioni. Non che Constance non capisse, anzi, capiva e apprezzava questa premura che la donna aveva nei suoi confronti, e non poteva negare di sentire nelle sue parole, una certa dolcezza e una sempre più profonda familiarità quando parlava di sua figlia.

La chiamata terminò un minuto prima che Maura finalmente arrivasse.

"finalmente Maura tutto bene?" il viso della bionda era visibilmente provato "sono stordita, quel macchinario è assordante e... perché finalmente? Quant'è che aspetti?" Jane fece spallucce "un'ora, ma non è un problema, una dottoressa mi ha detto che è stata modificata la procedura della terapia" Jane afferrò Maura che sembrava incerta e la fece sedere "ti senti male?" "no ora passa è solo la testa, ma non ti hanno chiamato?" disse innervosita "no, chi mi doveva chiamare?"

Maura tremante di rabbia raccontò il dialogo con il tecnico che non era certo un dottore, magari laureata, ma non certo un dottore in medicina "le ho chiesto di chiamarti gliel'ho detto" disse quasi disperata "ehi calmati ok? Calmati, non è grave averti aspettato, non ho mica altro da fare" cercò di alleggerire "ma ti sarai preoccupata lo so!" replicò cercando di calmarsi "no, sono stata fortunata, un infermiere, belloccio, se posso dirlo, mi ha rassicurata che era tutto tranquillo" Maura ancora nevosissima sorrise "belloccio?" "si non male" "come Jorge?" "ti prego non ricordarmelo che quasi mi ci facevi fare sesso" le due donne scoppiarono a ridere "su andiamo a casa tesoro" disse Jane dolcemente.

Nel tragitto verso casa Maura raccontò come funzionava la radioterapia, Jane rimase in silenzio trattenendo l'angoscia e la rabbia che la stavano assalendo, pensandola legata e bloccata tutta sola su quel lettino per ore e sentendo poi la rabbia di Maura, nell'essere stata tenuta all'oscuro del cambio di terapia e di quella falsa gentilezza della donna dell'ospedale, che non aveva fatto una semplice chiamata di cortesia, a suo avviso più che dovuta.

Finalmente entrarono in casa "ti assicuro Jane sono così arrabbiata, penso che chiamerò il dottor Anderson e anche Jenna e mi farò sentire, non si può arrivare a scoprire che ti hanno cambiato la terapia quando sei ormai seminuda sul lettino, è una cosa che mi fa infuriare" disse con tono alto e rabbioso, strizzando gli occhi, infastidita dal suo stesso rumore "con i soldi poi che prendono dall'assicurazione" Jane provò a smorzare la tensione e passò dell'acqua a Maura che si sedette su uno sgabello "e poi quella donna orribile e senza cuore uhgrr che rabbia mi fa" proseguì la bionda senza prestare attenzione a Jane "ehi tigre calmati, non ne vale la pena" stavolta il tono di Jane era più incalzante "si ma ora Dean mi sente di sicuro" e sfilò il telefono dalla borsa "Maur tesoro calmati, davvero, sei troppo nervosa adesso, non prendere una decisione affrettata" "non è affrettata" quasi urlò "ma sei troppo agitata adesso, e devi pensare a te, riposati prima -Jane le si avvicinò- e poi tanto arrabbiarsi non ne vale la pena, adesso sappiamo come funziona e quando ti devo venire a prendere, non facciamoci il sangue marcio per questo, non ne vale la pena non ti pare?" e la baciò sulla testa.

La voce di Jane era così calma e dolce, Maura sospirò cercando pace, Jane aveva ragione, non poteva perdersi in queste cose "credo che quel rumore fragoroso mi abbia eccessivamente innervosito" "credo che sia normale" e le diede un altro bacio sulla testa, accarezzandole la schiena "come ti senti? Ti fa ancora male la testa?" "va meglio, ma mi sento ancora intontita" "manca un'oretta prima di mangiare, riposati un po', ti chiamo quando è pronto" "ma volevo cucinare con te oggi, mi piace farlo" Maura sembrava un piccolo cucciolo coccoloso con quella vocina, Jane ne era sempre rapita, le fece un enorme sorriso "piace molto anche a me, lo faremo stasera se ti sentirai di farlo ok? Adesso vatti a riposare, qui ci penso io" un altro piccolo bacio, Maura lo accolse chiudendo gli occhi "ok chiamami quando è pronto" "certo"

Come Jane sentì la porta di camera al piano di sopra chiudersi, afferrò il suo cellulare e chiamò il dottor Dean Anderson, che rispose al terzo squillo

"pronto" "salve dottore, sono Jane Rizzoli" "Jane salve, tutto bene?" "NO" disse tuonando "Maura sta male?" "non nel modo in cui crede lei" "non capisco" "le spiego subito dottore! Stamani Maura aveva la prima seduta di radio e come accidenti le sia venuto in mente di non avvisarla proprio non lo so!" "sono ancora confuso Jane" "mi ascolti bene dottore, forse lei non ha veramente idea di quello che passano i malati di cancro ed i loro familiari, ma lasci che le dica una cosa: Non si può modificare una terapia senza informare il paziente, Maura non doveva trovarsi sul lettino di una stramaledetta menefreghista per sapere che avrebbe fatto una seduta più lunga di un ora, con tutto quello che ci costano queste cure e le sue visite e sopratutto con tutto quello che Maura sta passando, questa angoscia non doveva dargliela" Jane riprese fiato ed il medico riuscì ad intervenire "sono desolato non..." "desolato? Maura è uscita stordita dal trattamento, arrabbiata agitata, ed è tornata a casa con una dose di stress e nervosismo che non si può permettere, la sua addetta tecnica non le ha fatto chiamare per avvertirmi, dicendole che lo avrebbe fatto lei, mentre non è successo. Io ero preoccupata non vedendola arrivare e nessuno sapeva darmi spiegazioni. Cazzo non è questo il modo di trattare le persone che vivono queste situazioni" "ha perfettamente ragione" "ho dannatamente ragione, ma questo non spiega l'accaduto" "me ne prendo la responsabilità. Dopo l'ultima volta che ci siamo visti alcune cose nelle procedure sono cambiate, così come una delle mie segretarie e credo che sia lì la falla nella mancata comunicazione, ma la colpa è la mia che non mi sono adeguatamente sincerato che tutti fossero stati informati" "ha idea di quanto fosse scossa?" "posso solo provare ad immaginare" "anche il suo personale deve avere più umanità" "non scelgo il personale di tutta la clinica, purtroppo non è sotto la mia responsabilità, ma posso assicurale che verrà fatta chiarezza" "non voglio che Maura ne subisca le conseguenze al prossimo trattamento, la persona di cui parlo è stata -prese un respiro- vergognosa, ha fatto con entrambe la bella faccia per tenerci buone e tranquille, ma in realtà ci ha mancato di rispetto quando bastava così poco, in un lavoro del genere ci vuole umanità e quella donna falsa ne è priva" " non permetterò che ci siano ulteriori ripercussioni" "me lo auguro, perché resto un poliziotto e se qualcuno ferisce la mia famiglia..." "non serve dire o fare altro Jane, ti prego solo di scusarmi anche con Maura e..." "no! Maura non deve sapere di questa conversazione, l'ho calmata e non voglio che qualcosa la turbi oltre, pretendo solo più attenzione e rispetto" "e così sarà" "bene -prese un nuovo respiro per calmarsi- grazie e spero tu abbia compreso la mia situazione" "sei stata chiarissima, credimi" "giusto, allora buona giornata" "anche a te, a voi"

Le mani di Jane tremavano, la scarica di adrenalina che aveva dovuto controllare ora si ripercuoteva sul suo corpo, una frenesia la pervadeva e la rendeva inquieta dentro e fuori. Si tolse la maglia ed i pantaloni e cominciò a fare flessioni sul pavimento, pompava con forza, sudava, ma la rabbia, lo stress li sentiva ancora tutti dentro. Forse quello che era successo quella mattina era solo la proverbiale goccia, ma si sentiva come una bomba innescata e doveva sfogarsi. Le braccia le dolevano, le spalle anche. Si sdraiò supina e passo agli addominali bassi, alzava le gambe e rimaneva in sospensione per dieci secondi. I polmoni cominciarono a bruciare, come i suoi muscoli. Adesso addominali alti, poi obliqui.

Adesso era esausta.

Si alzò da terra ansimante, si era scaricata.

Si fece una doccia veloce, nel bagno al piano terra. Prese alcuni abiti nell'asciugatrice e si vestì, poi tornò in cucina. Aprì il frigo e tirò fuori l'insalata ed alcune verdure e le mise a grigliare, tagliò del pane a fette e prese il formaggio, la sua specialità, uno di quei piatti che aveva mangiato con Maura così tante volte a casa sua, quando non c'era nient'altro nel frigo, ma stavolta il pane era stato cotto a legna, il formaggio di qualità e le verdure grigliate erano biologiche ed estremamente costose.

Salì le scale in silenzio, lentamente fece pressione sulla maniglia e delicatamente aprì la porta per vedere se Maura stesse dormendo. La sua Maura era ricoperta dal piumone, solo qualche ciocca si intravedeva nella penombra della stanza "Maura?" chiamò piano, non sentendo risposta decise di lasciarla dormire, ma mentre richiudeva la porta sentì un flebile "Jane" che la fece tornare sui suoi passi "credevo dormissi" "non riesco" "ti senti male?" "sento quei rumori in testa, e poi mi sento il corpo indolenzito" Jane si sedette accanto a Maura, le tocco la fronte, era fresca, il viso slavato, bianco "ti fa male lo stomaco?" "no tutto, un dolore diffuso" Jane sorrise appena, sapeva bene che era uno dei probabili effetti collaterali "vuoi mangiare un po'? Verdure grigliate ed il mio famoso formaggio grigliato con ottimo pane tostato, tutto preso nel tuo alimentari preferito" "sei così premurosa grazie" "hai fame?" "forse un pò" "vuoi scendere in cucina o ti porto qui il pranzo?" "no voglio scendere" "ok ti auto se vuoi" Maura annuì.

Lentamente arrivarono in cucina, Maura si sedette al tavolo e Jane le mise il piatto davanti. Un bel bicchiere di acqua fresca ed una piccola pasticca "cosa è questa?" chiese la bionda "per il dolore" annuì un po' rassegnata e la prese subito.

La giornata passò stancamente sul divano, fuori era nuvoloso e dalle finestre entrava una flebile luce grigia che non scaldava, che non illuminava, aumentava solo la sensazione di freddo e umido nelle ossa. Jane si strofinava le mani, questa stagione era un dramma per i suoi dolori più dell'inverno nevoso. L'umidità si insinuava nelle sue ferite cicatrizzate e le rendeva dolenti.

Tra le braccia di Jane, sotto le coperte, Maura si accorse del disagio nelle mani della mora, strinse a se il braccio ed afferrò la mano dolente e lentamente cominciò a massaggiarle in palmo. Jane mugolò appena. Le dita morbide e delicate facevano piccoli cerchi sul palmo e sul dorso, il calore delle mani di Maura era come linfa.

"non dovresti farlo se non ti senti bene" "non sto così male, e poi ne hai bisogno, dammi l'altra mano" senza dire niente Jane le passò l'altra mano e lasciò Maura occuparsi dei suoi dolori, come faceva un tempo. Stranamente tutto questo sembrava così giusto.

"sembra giusto così non è vero?" chiese Maura, Jane ne fu sorpresa "sai pensavo la stessa cosa!" poi si fermò un attimo "ma non intendevo che..." "lo so, è che così sembra come dovrebbe essere" " è più facile quando sono io che ho bisogno di cure e per te è facile sei un medico" scherzò Jane, Maura sorrise " sono una patologa!" "te la cavi alla grande anche con i vivi" ed un piccolo bacio sulla testa accompagnò le sue parole, Maura chiuse gli occhi, amava quel gesto discreto ed intimo.

"sei molto brava anche tu però" "odio vederti stare male" "lo odio anche io" "stare male? O vedermi stare male?" la domanda era volutamente un po' ironica "entrambe ovviamente, entrambe" ridacchiò Maura "io preferisco quando sto male io"

Maura guardò verso Jane con dolcezza, e Jane questa volta cedette, senza combattere, e posò le sue labbra su quelle di Maura, morbide carnose umide, proprio come se le ricordava. Maura restò nel bacio per qualche secondo, poi come sempre si allontanò e posò il suo dito sulle labbra della donna e sussurrò dolcemente "Jane" "e se per baciarti dovessi poi andare all'inferno lo farei. Così potrò poi vantarmi con i diavoli di aver visto il paradiso senza mai entrarci"* si guardarono per un istante, vedendosi nel profondo, mille cose non dette erano proprio lì, Maura la strinse in un abbraccio, Jane la avvolse nelle sue braccia forti. Il respiro sul collo, sotto i riccioli scuri ed un sussurro "io ora non posso..." "shsss, va bene così non devi dire niente, ho già detto troppo io" "non era troppo"


* citazione da Shakespeare