preciso solo una cosa, nessuno denigra chi lavora negli ospedali, mia madre era un'infermiera professionale, che ancora viene salutata da molti e ricordata per il suo lavoro. Ne si sottovalutano le difficoltà di chi lavora in reparti così delicati. Ma ricordo che questo non esclude di trovare persone che non sempre sono degne del ruolo che svolgono e occupano. Per concludere, qui io parlo delle ragazze e certi avvenimenti sono in funzione della storia che racconto, non a discapito di nessuno, se qualcuno si è offeso me ne scuso, ma ricordiamoci che è solo una FF.
Ripartiamo da dove eravamo rimasti, Jane lascia l'ospedale...
Buona Lettura XXX
Jane tornata a casa mandò un messaggio a sua madre, si fece una doccia rilassante e si addormentò appena toccato il letto. Il letto odoroso di Maura.
Quando si svegliò quella mattina il profumo del caffè e cibo invase le sue narici. Scese le scale tutta arruffata e vide sua madre intenta a preparare una, eccessivamente, abbondante colazione
"Giorno Ma!" disse con voce roca "Jane dormito bene?" "diciamo di si" "mangia qualcosa è tutto caldo, ti preparo anche alcune cose da portare a Maura" Jane sorseggiò il caffè come prima cosa, ovviamente "non credo sia necessario, le daranno lì la colazione e poi tutta questa roba non la digerisce di certo" "ma Jane deve mangiare!" "si ma deve anche non rivomitare tutto e questa roba, per quanto buonissima non è adatta a lei" afferrò una frittella e la morse voracemente "tu invece hai fame vedo" "sono quasi tre mesi che mangio tutta roba sana, Dio Ma hai fatto il bacon?" "si tieni" "ti amo Ma" Angela sorrise compiaciuta "certo -disse ancora masticando- ne hai fatto per un battaglione" "oh beh arriva Frankie tra un po' e non parlare a bocca piena è maleducazione" "mhm mhm!" rispose a bocca chiusa
Jane mangiò di gusto, Angela in quei mesi si era tenuta un po' a distanza, per lasciare alle ragazze la possibilità di trovare un equilibrio, per rispettare quel momento di difficoltà. Quando Maura stava male non c'erano orari precisi o momenti in cui sapevi di poter passare a salutare, così Angela le chiamava al telefono e raramente passava a farle visita.
Ma quella mattina sapeva che Jane aveva bisogno di sua madre.
"grazie mamma" disse Jane alzandosi e baciandola sulla guancia "quando vuoi tesoro" "mi preparo e vado in ospedale "certo, io ti lascio gli avanzi nel forno ok? Non li scordare" "avanzi? -disse Jane voltandosi- se viene Frankie sono sicura si mangia tutto" Angela fece spallucce, Jane alzò le sopracciglia e risero insieme.
Maura si svegliò sentendo un forte lamento, aprì gli occhi e la donna nel letto al suo fianco si stava lamentando la osservò per un attimo "tutto bene?" chiese educatamente già sapendo cosa stava succedendo "no oddio mi fa male la pancia" "hai chiamato?" "ho le dita rotte non riesco, ci ho provato" "ci penso io" e suonò il campanello ripetutamente, un'infermiera arrivò in fretta " che succede?" "credo che quella donna abbia un'emorragia addominale" "cos'è lei un medico?" "si!" l'infermiera si precipitò sulla donna dolorante, premette un pulsante sul muro e in un attimo un medico ed altri infermieri accorsero, sbloccarono il letto e la portarono via
Maura sorrise dentro di se, per un attimo era nuovamente stata se stessa. Si rese conto che era tanto che non era più se stessa, che da tanto non guardava una persona per diagnosticarle qualche patologia, sapeva che la sua mente inconsciamente lo faceva, ma non ci prestava più attenzione, la sua parte cosciente, quella che l'aveva sempre distinta dal resto delle persone, e che spesso l'aveva messa in imbarazzo, era come intontita, assente, e decisamente le mancava, voleva tornare quella persona.
Questo pensiero la rese triste.
Quando Jane arrivò quella mattina Maura stava facendo colazione "buongiorno bellissima" "Jane buon giorno" la vide entrare piena di energia "sembri allegra stamani" "e tu sembri stare meglio" "la febbre è scesa e sto provando a bere un po' di Tè, ma temo per i biscotti" "forse era meglio se ti portavo le frittelle di mia madre" "mhmmm -chiuse gli occhi- ecco perché sei di buon umore, mi sembra di sentirne perfino l'odore" Jane si annusò, Maura rise "se Frankie non se le è fatte fuori tutte quando torniamo ce n'è anche per te" "sarebbe bello, vedremo" Jane le diede un bacio sulla testa "allora ti porto in bagno?" "dovrei riuscire, ma aiutami a scendere, questo letto è altissimo"
Jane prese l'occorrente nell'armadietto dove, la sera prima, aveva riposto la sacca per la toilette. E dopo averla aiutata a scendere dal letto, seguì Maura fino alla porta del bagno "ce la faccio Jane" Maura prese la busta di tessuto dalle mani di Jane e chiuse la porta, Jane si grattò la testa confusa.
Tentò di fare l'indifferente "l'altra donna è stata già dimessa o trasferita?" "no probabilmente tua moglie le ha salvato la vita, aveva un'emorragia interna adesso la stanno operando credo" rispose la donna in sovrappeso "oh accidenti, Maura se ne è accorta?" "subito" Jane sorrise.
Tornò all'armadietto e sistemò la borsa, rimettendo tutto in ordine come piaceva a Maura. Per le dieci del mattino avevano le dimissioni, un lungo e silenzioso viaggio in macchina ed erano nuovamente a casa.
Jane spalancò la porta "bentornata a casa" Maura sorrise e lentamente entrò. La sua andatura era un po' incerta, il suo fisico ancora provato e la febbre ancora presente, seppur bassa "vuoi andare in camera?" "no mi metto un po' sul divano" " Kedar arriverà tra un'oretta" "chi?" "Kedar, l'infermiere, è indiano" "si quello lo avevo notato, non ricordavo il nome, mi hanno lasciato l'accesso venoso potrebbe anche non venire" la voce di Maura era cupa, Jane la guardò "preferisco che ti visiti per sicurezza" "eri felice questa mattina non è vero?" Maura si sedette sul divano, Jane prese una coperta e gliela appoggiò sulle gambe "non ci ho pensato a dire il vero" si sedette accanto a lei "dovresti farlo invece, la felicità è importante" "ero solo allegra credo" "già la colazione di tua madre, poi hai dormito bene senza che ti svegliassi" "oh la colazione è stata ottima, vuoi che guardi se... -Maura scosse la testa- comunque erano anche altri i motivi..." "dovresti pensare alla tua felicità" Jane guardò Maura un po' confusa "di che parli?" "non dovresti essere qui con me, è stato uno sbaglio" "sei in preda a delirio? Perché se così non è, sappi, che mi sto arrabbiando" finalmente Maura si voltò a guardare Jane "non dovresti essere qui con me, non dovevo permetterti di sacrificare la tua vita è stato tremendamente egoistico, dovresti essere là fuori a lavorare o a ridere a sentirti felice" il tono di Maura era così malinconico "Stamani ero felice perché tornavi a casa con me" "Jane io..." "non mi hai chiesto di farlo, volevo farlo, e poi sono appena tre mesi e tu pensa a guarire, non devi preoccuparti di altro va bene?" Jane si alzò di scatto "adesso chiamo Kedar sento tra quanto arriva, poi preparo una lavatrice con le cose sporche, ho un sacco di roba mia che se non la lavo non ho più cosa mettermi, tu..." "JANE!" la mora rimase immobile davanti a Maura "non vorresti che tutto tornasse normale? Il tuo lavoro, le bevute al Dirty Robber, le domeniche con i tuoi? Le corse nel parco al mattino..." "oh no le corse non le ho mai amate!" "quello che voglio dire è che tu puoi tornare alla tua vita io..." si toccò la pancia "Ora basta! So quello che voglio e quello che voglio è che tu guarisca. Il lavoro, le bevute e tutto quello che hai detto possono tornare, torneranno, tu devi solo guarire ok?" "come fai a non capire, se io fossi in te scapperei, vorrei solo tornare alla mia vita, io lo voglio così tanto e non posso, ma tu che puoi: vai e fallo" Jane si sedette sul tavolino basso difronte a Maura "certo che tu puoi tornare alla tua vita. Anche io voglio che tu torni alla tua vita, ma Cazzo stai lottando contro il cancro e non ti ho visto mollare mai. Non importa quanto soffrivi o quanto vomitavi, tu hai lottato, lotti ogni attimo, e se sei stanca è normale sai? Ma non mollare ora ti prego, manca tanto così -pollice ed indice mostrarono un piccolo spazio- lo capisco vuoi fare tutto da sola, hai paura ed è più facile allontanare tutti.." "smettila" disse Maura con gli occhi carichi di pianto "tu non mi lasceresti ad un passo dal traguardo, non mi lasceresti mai" disse dolcemente "non puoi saperlo" la voce era incrinata "io lo so e lo sai anche tu, se quando tutto questo sarà finito vorrai..." Jane trattenne il nodo alla gola, Maura scosse la testa "non è solo questo io non sono più..." si toccò la pancia "per me non è così, sai cosa provo per te ma..." "zitta! - il dito nuovamente su quelle labbra - Io adesso non posso, questo è troppo grande... non posso affrontarlo adesso" Jane chiuse gli occhi ed annuì " vorrei solo che tu fossi felice" disse Maura debolmente, Jane le prese le mani "Quando ti ho conosciuta ho pensato che c'era qualcosa in te che mi rendeva felice, poi ho capito che eri proprio tu a rendermi felice! TU sei quel pensiero mi fa sorridere per strada senza motivo! E non ho neanche paura di sembrare sciocca, Maura senza di te non posso essere felice lo capisci?" "oh Jane..."
La dolcezza di quelle parole avrebbero colpito chiunque e Maura era fin troppo vulnerabile per non esserne travolta. Crollò tra le braccia di Jane, piangendo e picchiandola sul petto, perché ancora lottava con se stessa, come per cacciare via la sua frustrazione e la sua rabbia che non riempivano quel senso di vuoto. Come se cercasse, in quel dimenarsi, quella donna forte ed indipendente che aveva fiducia in se stessa, che dirigeva il miglior laboratorio forense dello stato, quella donna che aveva superato isolamento e solitudine, che era riuscita ad avere una famiglia, se pur stramba, ma vera e sincera.
"tornerai ad essere felice Maura, tornerai la donna di prima, anzi più forte, tu sei forte amore, sarò forte con te e se ne avrai bisogno, finché ne avrai bisogno sarò forte per te"
Quelle parole le vennero sussurrate stretta tra quelle braccia forti, che la tenevano senza durezza, avvolta in quel corpo esile ma capace di grandi cose, capace di sostenerla, di portarla in braccio, capaci di farla sentire protetta, dandole comunque forza proprio come adesso. Forte in quel pianto, nello sfogo di cui aveva ancora bisogno.
Ma l'aveva chiamata amore e Jane forse non capiva che Maura adesso doveva intanto poter amare se stessa, quella nuova se stessa. Voleva avere la forza che serviva, e non poteva permettere a Jane di essere forte per lei. Nessuno poteva o doveva, dipendeva solo da lei reagire a tutto questo. E pianse, pianse ancora consapevole di questo. Pianse dei suoi dubbi del suo tormento, delle sue paure, tra le braccia pazienti di chi l'amava davvero.
Quando Kedar, l'infermiere, arrivò, Maura aveva appena smesso di singhiozzare, fu discreto vedendo gli occhi rossi, non chiese niente se non sulla salute di Maura, le mise la flebo come prescritta dall'ospedale, controllo i segni vitali, i riflessi e la febbre.
Salutò Maura e lasciò che Jane lo accompagnasse alla porta "mi chiami pure se avesse bisogno Signora, anche di notte" "grazie speriamo di non averne bisogno" "mi scusi se mi permetto, ho visto sua moglie molto provata" "si credo che la notte in ospedale non abbia fatto bene all'umore" "è normale, ma se vede che è sempre molto giù parli con l'oncologo" "perché mi dice questo?" chiese un po' allarmata "perché la depressione è amica del cancro" "oh no Maura non è depressa" "non volevo dire che lo fosse, solo di fare attenzione ecco" "grazie lo farò". Jenna le aveva mandato un bravo infermiere ed un'ottima persona.
Il giorno passò inquieto, nonostante i farmaci Maura aveva molta nausea, dormiva a fatica nonostante la grande stanchezza. Jane le fece del petto di pollo alla gratelle con patate lesse, Maura fortunatamente ne mangiò un po'. E come in altre occasioni non parlarono più della discussione che avevano avuto.
Ci vollero un paio di giorni per riprendersi, ma l'appetito, se pur poco tornò, la nausea sparì, come sempre, giusto in tempo per l'ultimo ciclo di radioterapia.
La mattina Jane lasciò Maura in ospedale, ma la portò fino agli ascensori, poi Maura chiese di andare da sola come sempre.
Jane fece il suo solito giro per fare una spesa veloce, ritirò gli abiti in lavanderia e rientrò a fare un po' di pulizie in casa, Maura non si era mai lamentata, ma Jane sapeva che erano sicuramente sotto gli standard di igiene e pulizia della bionda.
Jane odiava fare i lavori domestici e spolverare era la cosa peggiore, e Maura aveva un sacco di mensole e oggetti e spostarne uno dopo l'altro era una tortura, Jane faceva comunque del suo meglio.
All'ora stabilita tornò a prendere Maura. Non avevano più visto il tecnico incontrato la prima volta e nessuna delle due si lamentò o chiese cosa le fosse successo, bastava non incontrarla più. Le porte dell'ascensore si aprirono e Jane vide Maura con un'espressione dolorante, in pochi passi era già da lei "Maura che succede? È il mal di testa?" "Jane" disse come un lamento tenendosi la camicia sul davanti scostata dalla pelle " Brucia, brucia tantissimo" Jane alzò lentamente la camicia e vide la pelle rossa come se si fosse scottata dal sole "non è grave a casa mettiamo la crema" La bionda annuì, Jane afferrò la borsa di Maura ed aiutandola entrarono in ascensore, Jane premette il pulsante per scendere al piano terra "come faccio nei prossimi giorni? Peggiorerà!" "metterai un fazzoletto o un tessuto di cotone o seta, ho letto che si può fare basta che sia puro al 100%" " e tu come fai a esserne certa?" "ti ho detto tante volte che ho letto in proposito -fece l'occhiolino- sono certa che avrai una sciarpa o un foulard che possiamo usare anche per la terapia" "spero tu abbia ragione" "facciamo così domani salgo con te e chiediamo se puoi mettere anche la crema protettiva, credo che aiuterebbe, ma non ricordo se è possibile, così semmai ti aiuto a metterla" Maura annuì in gratitudine e sospirò in frustrazione.
Appena arrivate a casa Maura si tolse la camicia, Jane prese dall'armadietto dei medicinali la crema e le ricoprì l'addome con un ricco strato. Poi un fazzoletto per protezione e una maglia per coprirsi "Jane ma è una delle tue?" "lo so, ma le tue sono troppo costose per essere sciupate da quell'unguento puzzolente" "ma è quella del dipartimento" "è vecchia non ti preoccupare, ne prenderò un'altra" e le fece un grande sorriso "ti ricomprerò la maglia" "se ti fa sentire meglio?!" "si! -sospirò- ancora qualche piccolo passo" disse stanca "esatto tesoro, solo qualche piccolo passo ancora"
Si presero per mano con un gesto istintivo, ma immediatamente Maura fece un verso disgustato "oddio che cos'è?" Jane scoppiò a ridere "la tua supercrema Tesoro" disse Jane mostrando la mano unta e maleodorante, Maura annusò la sua e corse a lavarsi, beh non corse veramente, le bruciava la pancia ed era sempre intontita dai rumori del macchinario della radioterapia, ma andò più veloce che poteva, Jane continuò a ridere mentre la seguiva nel bagno per lavarsi le mani anche lei.
Le due donne cominciarono a ridere insieme, l'odore aleggiava ovunque, e Jane ne approfittò come sfottò da usare contro Maura per tutto il giorno, sperando di tirarle su il morale.
A sera Maura però era esausta e l'indolenzimento generale, che aveva sempre con la radio, la sorprese solo per l'intensità. Prese le sue pasticche e senza cena andò a letto.
La notte fu dura, spasmi alle gambe ed un dolore che non le fece dormire se non dopo le cinque del mattino.
In questi casi Jane si sedeva sul letto e le massaggiava le gambe, finché i muscoli non si fossero distesi, aveva preso un unguento dall'erborista per aiutarla e almeno questo profumava. Calmate le gambe passava alle braccia o alla schiena a seconda di dove Maura sentisse più fastidio. Quella sera sembrava che Jane non riuscisse a lenirle il dolore. Massaggiò le gambe così tanto che le mani le facevano male.
Quando alle nove suonò la sveglia sia Jane che Maura erano esauste.
"credo di aver bisogno di un barile di caffè" "credo che potrei anche addormentarmi su quel lettino" "e la confusione?" "sono così stanca che potrei perfino non sentirla" si sorrisero e le porte dell'ascensore si aprirono.
Entrarono insieme nella stanza dove veniva fatto il trattamento, Jane, mentre Maura si spogliava spiegò la situazione al tecnico che era addetto alla radioterapia "nessun problema signora, il fazzoletto può metterlo, la crema però prima dovrei leggere i componenti" "certo aspetti che le do il fogliettino" Jane prese dalla borsa di Maura, che teneva in mano, la confezione della crema, la aprì e diede all'uomo il foglietto informativo.
L'uomo lo lesse con attenzione "si, può applicarla" Jane ringraziò e Maura uscì dal piccolo separé di carta "ha una bella bruciatura si, colpa anche della sua carnagione" disse guadando l'addome della bionda "allora le metto la crema ed il fazzoletto" "bene, quando è pronta mi avverte che parto con il trattamento" e guardò l'ora "mi sbrigo" disse Jane capendo l'esigenza dell'uomo.
Maura si sedette sul lettino "posso metterla da me" "si ma io sarò più veloce" e Jane mise un po' di crema sulle dita "questo posto è orrendo" disse applicando un po' di crema "Jane fa piano ti prego" "certo! Dicevo è cupo" "già" rispose Maura tentando di fare conversazione. Sapeva che Jane lo faceva per distrarla, ma il dolore delle dita di Jane sulla sua pelle arrossata erano come cartavetrata.
"ti sdrai sotto questa macchina?" "si -rispose soffrendo- poi lui viene mi lega, la posiziona e la accende da dietro quel muro" "e parte la musica!" "già, ti prego basta" "ho quasi finito... ecco metto il fazzoletto" Jane si alzò dalla sua posizione semi inginocchiata e baciò Maura sulla testa "ci vediamo dopo ok?" "ok grazie"
Quella notte Maura pianse in silenzio il suo dolore, il suo umore era nuovamente cupo, comprensibilmente. Aveva mangiato solo un po' di frutta perché tanto strazio le dava una sorta di nausea, il mal di testa era atroce, tutto rimbombava, come chiudeva gli occhi la sua testa sembrava venisse usata come una grancassa stonata, Jane la teneva tra le braccia, ogni tanto la accarezzava "stai mele?" "dormi Jane, non c'è niente che puoi fare" "sicura? Vuoi un massaggio?" "no anzi lasciami andare, tutto mi fa male addosso" "ok" le donne si separarono, Maura asciugò e sue lacrime, Jane si addormentò stanca.
Maura aveva visto troppe volte Jane crollare sul divano a qualsiasi ora del giorno a causa delle notti insonni che le faceva fare e troppe volte l'aveva svegliata per farsi aiutare ad andare in bagno o bere o lavarsi, o qualsiasi altra cosa che una persona fa da sola fin da piccolo. Troppe volte l'aveva svegliata in preda ai conati o a dolori. Troppe mattine l'aveva vista con i segni della stanchezza.
Non era giusto tenerla legata a lei, forse era questo il suo modo di amarla. In quel momento sentiva che non poteva altro.
Jane sapeva, aveva capito, quanto ormai per Maura fosse avvilente dover così tanto dipendere da lei, cercava sempre di aiutarla con discrezione e dolcezza, sopportava i continui sbalzi di umore, ma quando una donna come Maura deve essere aiutata ad andare in bagno o semplicemente camminare da una stanza ad un'altra, aiutata a lavarsi a vestirsi, non c'è discrezione o pazienza, c'è solo la dipendenza continua.
Certe malattie tolgono la dignità e sono orribilmente imparziali, aggrediscono chiunque e non è la ricchezza che ti salva la vita. Jane ogni tanto, quando ne aveva le forze, chiedeva ancora a Dio di salvare una donna speciale come Maura.
Ormai sapeva chiaramente di amarla.
La mattina dell'ultimo trattamento si svolse con la solita routine, sveglia che suona e Jane che vorrebbe sparargli, Maura che si alza a fatica e va in bagno, Jane prepara un po' di caffè e della colazione, poi torna su e aiuta Maura a vestirsi poi a scendere le scale ed infine va in bagno e si prepara. Partenza per l'ospedale.
Dopo aver spalmato la crema e posizionato il fazzoletto, Jane, lasciò l'ospedale per un po' di spesa, mentre Maura inevitabilmente faceva il trattamento.
Quando Maura uscì dall'ambulatorio trovò Jane con un ampio sorriso ed un grande bouquet di rose rosse ed orchidee bianche tenute insieme da foglie di felce di un verde intenso, con dei rametti di nebiolina che davano un aspetto di leggerezza, una delle composizioni più belle che Maura avesse mai visto.
" Per te! Ho pensato che potrebbero essere un attimo di gioia di un ricordo così brutto" e fece spallucce imbarazzata, mentre il tecnico alle spalle di Maura sorrideva ed un'infermiera di passaggio si fermò ad osservarle con occhi sognanti.
Maura si mise la mano sulla bocca, Jane si avvicinò "so che non stai bene, tranquilla non devi..." "sono bellissimi Jane, i più belli che abbia mai visto" quasi sussurrò "ti piacciono?" "immensamente" Maura li prese, li guardò per un attimo, poi guardò Jane, avrebbe voluta abbracciarla, ma la sua pancia bruciava, la sua testa rombava, le sue ossa dolevano. Jane le accarezzò il viso, Maura si appoggiò in quel gesto, le baciò la mano, chiuse gli occhi, Jane le baciò la testa "adiamo a casa" le disse poi dolcemente "lascia porto tutto io" "oh no" disse Maura sorridendo "questi li tengo io"
