La giornata fredda portava con se solo un debole sole, che poco scaldava, un po' come la consapevolezza che nonostante i trattamenti fossero finiti, le sofferenze avevano ancora qualcosa da dire. Ma quei fiori splendevano alla flebile luce del tardo mattino, e Maura si sentì per un po' più speranzosa. Almeno fino al pomeriggio quando i dolori ed i crampi si fecero insopportabili.

Jane si prese cura di lei con puntualità e premura, le fece una puntura per aiutarla con il dolore, dopo che in preda agli spasmi, Maura, dovette essere portata velocemente in bagno un paio di volte.

Solo quando i farmaci fecero effetto Maura riuscì a dormire un'oretta, sdraiata a pancia in su sul letto, l'unica posizione in cui l'addome ancora un po' arrossato non le dava fastidio, Jane la coprì con la coperta pesante che tenevano ai piedi del letto, poi si sdraiò anche lei e si addormentò tenendola vicino.

Maura si svegliò con delle piccole fitte di dolore alla schiena, era tra le braccia di Jane, che a pancia in su la teneva stretta a se, non sapeva come ci era finita sopra, sentiva l'odore della sua crema per la scottatura, quella al naturale, che era perfino gradevole, ma il profumo di Jane, quello si che la rilassava. Inspirò quell'odore respirandole sul collo stringendosi un po' a quel corpo snello ma muscoloso.

Una parte di lei voleva allontanare quella donna che la teneva stretta a se, voleva che trovasse una persona più degna di quanto fosse lei, che era rotta, incompleta; ma una parte di lei, quella che riteneva più egoista, non sarebbe mai uscita da quell'abbraccio, dall'inebriarsi di quell'odore, dal voler sentirsi protetta da quel corpo, quasi consapevole che non fosse più capace di farne a meno. Cullata dal desiderio di assaporare ancora quelle morbide labbra.

Jane sentì Maura, tra le sue braccia muoversi, ancora un po' dormiente le chiese se stava bene, anche se sapeva già la risposta "ho dolore, la schiena stavolta!" Jane la guardò "vuoi un massaggiò?" "no, tanto è inutile" si strinsero in un abbraccio

Jane la tenne ancora tra le sue braccia, carezzandola un po', finché il dolore di Maura non si intensificò insieme agli spasmi alle gambe.

Jane odiava vederla soffrire così, ma non era un medico e anche se ormai aveva idea di cosa fare, chiamò nuovamente il dottor Anderson che le consigliò di farle una nuova puntura, ma solo se avesse mangiato o bevuto qualcosa, in alternativa avrebbe dovuto chiamare l'infermiere per una flebo. L'organismo di Maura era debole, il corpo magro e i medicinali forti, dovevano essere cauti.

Così fece una puntura a Maura sapendo che avrebbe dovuto obbligarla a bere del Tè, e mangiare della frutta, nella speranza che si riprendesse.

"non mi va Jane" "come vuoi non ti voglio forzare, ma l'alternativa è la flebo lo sai vero?" "quando ho questi dolori mi si chiude lo stomaco" "ti capisco ma il dottor Anderson è stato molto chiaro, non puoi aspettare, su! questa mela è buona, assaggia" ne prese un morso "se non riesci a mandarla giù ti ho fatto il tuo Tè preferito" "grazie" Maura lo tenne tra le mani, la tazza calda e quel sorriso luminoso di Jane. Mangiò e bevve il suo Tè, anche se controvoglia, seduta con Jane sul divano, sotto la loro coperta morbida. Rimasero lì quasi un'ora in attesa degli effetti del farmaco, assicurandosi che Maura riuscisse a tenere quello che aveva mangiato.

"continuo a dirmi che tra un po' passerà" "fai bene, un paio di giorni e tornerai in forma" "speriamo" "bevi, hai sudato tantissimo questa volta" Maura la guardò fintamente seria "vorresti dire che puzzo?!" Jane rise "no, a dire il vero mi chiedo come fai a sudare tanto senza puzzare" "è la giusta alimentazione" Jane sorrise e scosse la testa "praticamente non ti alimenti" e le spostò una ciocca di capelli "andiamo, mi sento un po' meglio e ho tanto bisogno di lavarmi"

Le gambe erano indolenzite, come il resto del corpo, Jane stese le mani e la aiutò ad alzarsi, poi la sostenne tenendola in vita, come un grande abbraccio, parlando di cose sciocche, per non far sentire il peso a Maura, le parlava vicino all'orecchio, come se fosse un gioco intimo, e forse un po' lo era, Maura ridacchiava.

Entrate nel bagno Jane prese lo sgabello e lo mise dentro la doccia, la fece sedere lentamente. Jane sembrava più dolce del solito, Maura le sorrise, mettendo a tacere quella parte di lei che le diceva di allontanarla, non poteva, non voleva. Voleva Jane accanto a se.

"vorrei lavarmi anche i capelli se poss..." chiese piano " certo che puoi" intervenne Jane che cominciò a spogliarsi "entro così ti aiuto" Maura, seduta sullo scomodo sgabello, mise le mani sul suo addome come per coprire quella parte di lei che stava odiando "perché ti copri?" "odio le mie cicatrici" "sei sempre bellissima" il dolce sorriso di Jane e Maura arrossì un po'.

Jane prese la cornetta della doccia e dopo aver controllato che l'acqua fosse della giusta temperatura, cominciò a bagnare i capelli di Maura. Era una cosa che piaceva ad entrambe, i capelli di Maura erano così morbidi e setosi, a Jane piaceva affondarci le dita, sentire le ciocche carezzarle le mani, e a Maura piaceva sentire le dita di Jane massaggiarle la testa, sentire le dita perdersi nei suoi capelli. Rilassarsi ed averla così vicina.

Poi Maura lentamente e con fatica lavò il suo corpo, facendo attenzione alla pancia arrossata, mentre Jane lavava se stessa canticchiando una canzone che Maura proprio non conosceva. Risero un po'.

Anche quella notte passò faticosamente, verso le due, dopo un lungo massaggio Maura finalmente si addormentò, tra le braccia di una Jane esausta.

I dolori alle ossa, l'indolenzimento, continuarono per la settimana a seguire anche se era un problema sempre meno invalidante.

Maura aveva sempre meno bisogno di aiuto nel camminare, e molto tempo lo passava sdraiata, spesso a dormire. Il suo corpo era stanco e magro e recuperava forza a fatica. Jane cominciò a prepararle pasti sempre più sostanziosi, ma sempre con prodotti naturali e sani e facendo attenzione alla digeribilità, che ancora non era facile per Maura. Così i pasti erano per lo più insalate, pinzimoni, verdure grigliate, petto di pollo, che Jane cercava di cucinare sempre in modo gustoso, variando le ricette, e pesce: dal salmone al polpo alle seppie.

Jane sognava di notte pizza e hamburger e patatine e non solo come modo di dire.

Quando Maura riposava Jane andava a fare la spesa, cucinava, riordinava la casa ma sopratutto faceva ginnastica, almeno ora che le notti erano più tranquille aveva la forza di farlo. Flessioni, addominali, ed il manichino per allenamenti, il boxe Dummy, che aveva ricevuto in regalo da Frost e Korsak. Scaricava tutto lì, lo aveva posizionato nella camera degli ospiti, anche perché tanto non ci dormiva mai, e quando lo colpiva riusciva ad espellere le sue paure.

Temeva per Maura, ma temeva anche per se stessa, aveva paura di soffrire, che Maura la allontanasse, anche perché nonostante i tanti momenti di quotidiana intimità, certe volte la sentiva così distante, e non sapeva se era Maura o la sua paura che le dava quella sensazione.

Un giorno alla fine di quel lungo tormentarsi colpendo il Box Dummy, riuscì ad ammettere che quello che la spaventava di più era 'semplicemente' di perdere Maura.

Perderla per il cancro ovviamente, ma anche perderla, non tanto come amica, ma come moglie. Non era esattamente un vero matrimonio, ma lei avrebbe voluto che lo fosse, questo la torturava.

Aveva superato la sensazione di sorpresa per i suoi sentimenti, da tempo ormai, dopo che aveva capito quanto le piacesse baciarla o tenerla stretta sul divano davanti alla tv, o prepararle qualcosa di buono da mangiare, o farla ridere. Ma quello che solo negli ultimi giorni aveva realmente ammesso a se stessa era che amava Maura così tanto da volere che il loro matrimonio fosse reale.

Per quanto, la sua scoperta sembrasse banale non lo era. Quante volte si provano dei sentimenti per qualcuno, profondi forti, ma volersi sposare, o rimanere sposati è un'altra cosa. Era questo che aveva realizzato.

Ma c'era ancora un cosa che temeva: che Maura non lo volesse. Ultimamente era spesso distante e poi di nuovo vicina. Ogni volte che aveva tentato di dirle chiaramente quello che provava, Maura l'aveva zittita e lo capiva, Maura non poteva pensare ai sentimenti che provavano l'una per l'altra, doveva concentrare le sue forze a guarire. Ma era comunque un dubbio che la torturava, cosa sarebbe successo dopo?

Jane colpiva quel manichino ormai per non pensare, non pensare che il suo amore non fosse ricambiato, che quel matrimonio presto sarebbe finito, per non pensare alle parole di sua madre che le dicevano: qualcuno si ferirà. Perché sapeva che ne sarebbe uscita, lei, con le ossa rotte.

Maura faceva yoga, cercava di dare forza al suo corpo, sopratutto cercava la pace, cercava di calmare le mille emozioni e le mille voci che combattevano dentro di lei, cercava di placare la paura e di alimentare la speranza, cercava di far tacere quei sentimenti che la portavano alcune volte, senza farsi vedere, ad osservava Jane allenarsi. Rimaneva incantata da quell'aspetto animalesco di rabbia, furia e potenza che la attraevano e nonostante cercasse di tenersi lontano, ne sentiva il richiamo, ne era attratta, non voleva dirlo a se stessa, ma sapeva che Jane era diventata più importante di quello che, in quel momento, sentiva e riteneva essere giusto. Non voleva legarla a se, lei che era diventata una donna incompleta. Ma ricordava quelle labbra sulle sue, gli occhi profondi e dolci, quegli abbracci protettivi, di sostegno di amore. Jane era così bella, fiera, possente ma con un'eleganza unica, come poteva non amarla?

Dieci giorni passarono con questa routine familiare fatta di piccoli silenzi confortanti, serate accoccolate sul divano e di sguardi nascosti, e arrivò il momento di fare le prime analisi per capire come l'organismo di Maura aveva reagito alle terapie.

Tre lunghi giorni per avere le risposte e finalmente la prima visita con l'oncologo che era stata programmata fin dall'inizio del trattamento.

"buon giorno signore" disse il dottor Anderson raggiante "buon giorno" "come stai Maura?" "ancora debole a dire la verità, ma meglio" "si, è sempre più in forze" "molto bene, facciamo subito un'ecografia di controllo e poi discutiamo delle analisi" "ok"

Jane rimase seduta sulla sedia davanti alla scrivania, mentre Maura andò dietro un separatore tipico da ospedale, con teli verdi per spogliarsi per il controllo.

"basta che ti alzi la maglia e scopri fino a sotto la pancia, facciamo un eco veloce arrivo subito" "ok" disse Maura da dietro il separatore

L'oncologo a bassa voce si rivolse a Jane "come vanno le cose?" "è sempre stanca, ma ogni giorno sembra migliorare, adesso è autosufficiente" "cosa intendi?" "in questi mesi durante i momenti difficili, ma sopratutto nell'ultimo mese non stava quasi in piedi, l'ho aiutata a vestirsi lavarsi, andare in bagno, non so... mettere la crema sulla pancia per l'ustione da radio o sulle cicatrici per farle sparire, se lo faranno mai" fece una piccola smorfia buffa "sono cose che purtroppo in questi casi sono normali" "già" "è dimagrita molto!" "un po' è che era già magra e adesso... ma riprenderà qualche chilo" "certo, l'umore?" "credo in ripresa, sai dopo il ricovero in ospedale" Jane fece spallucce, l'uomo annuì

Nel frattempo Maura si era sdraiata sul lettino, il medico si alzò "più avuto problemi con i tecnici dell'ospedale?" continuò a bassa voce "no grazie e mi scuso se..." "no! Non scusarti, avevate diritto ad essere furiose" sorrise e andò da Maura

"allora diamo un'occhiata" "di che parlavate?" "Baseball!" disse prontamente Jane "io sono originario di New York quindi" "quindi qui a Boston è un grosso difetto" risero, poi il medico mise il freddo gel sulla pancia di Maura e cominciò a guardare il monitor, Maura fece lo stesso e Jane stava lì ad osservare "io non ci vedo niente" disse Jane scherzosa "perché c'è poco da vedere" disse Maura amareggiata "non direi, vedi Maura? Il tuo corpo sta reagendo bene e si sta disponendo correttamente adattandosi alla nuova situazione, dovresti farlo anche tu" le due donne rimasero spiazzate dalla schiettezza del medico, Jane infine sorrise, apprezzò il significativo e se vogliamo, il coraggioso gesto, Maura d'altro canto si sentì pungere e non gradì le parole dirette, sopratutto perché odiava che in proposito, lui, avesse ragione.

Ebbe la conferma su quel lettino, se ancora ne aveva bisogno, di non essere ancora pronta a superare la perdita che inaspettata aveva avuto.

Tornarono alla scrivania, l'oncologo aprì la cartellina con dentro tutte le analisi "direi che sono buone, non ottime ma decisamente buone" "perché non ottime?" chiese Jane "beh perché il fisico di Maura è ancora stressato dalle cure, le analisi riguardanti i tumori sono perfettamente nella norma, ma il resto è ancora una po' sballato, come mi aspettavo, ma sta andando tutto bene, tra tre mesi ripetiamo le analisi e se sono buone le rifaremo dopo sei" "che farmaci devo prendere?" "vorrei che continuassi il Bevacizumab per almeno un anno" "era anche nel cocktail della chemio se non ricordo male" " ricordi benissimo" "mi darà dei problemi?" "non certo quelli chemioterapici, dovrai mangiare sano, tenere sotto controllo la pressione, ti consiglio fibre in abbondanza" alzò le sopracciglia con un'espressione un po' buffa "una pasticca al giorno?" chiese Jane "no purtroppo ad oggi il farmaco va somministrato in endovenosa ogni tre settimane" Maura sospirò alzando gli occhi al cielo "e devo venire in ospedale obbligatoriamente?" "so che hai un infermiere puoi chiedere a lui, l'infusione dura una mezz'oretta ti farò le ricette per prendere il farmaco" "non ci sono altre opzioni?" "si, ma questa è la migliore, sopratutto per questo tipo di cancro" Jane strinse la mano di Maura che teneva sul bracciolo della sedia "supereremo anche questa, vedrai" "si" disse piano

"le cose stanno andando bene signore, rallegriamoci" le due donne sorrisero "ah e consiglio, sia fisicamente oltre che per l'umore -sorrise gesticolando- un po' di attività, sarebbe davvero utile se non avete già provveduto, voglio dire" Jane aggrottò le sopracciglia, proprio non capiva, Maura lo guardò impassibile "sesso! Parlo di sesso" "ohoo" disse Jane "si grazie del consiglio" chiuse Maura che tolse Jane dal probabile imbarazzo alzandosi nervosamente e ringraziando il medico salutandolo.

Jane prese il cappotto di Maura, la aiutò ad indossarlo poi si mise il suo, quasi fosse di fretta, le passò la borsa fece spallucce al medico che abbozzò un sorriso, salutarono ed uscirono. Jane riprese fiato, Maura la guardò e sorrise appena, ma non disse nulla, non voleva certo parlare di quell'argomento anche se Jane imbarazzata era una delle sue versioni preferite. Ad essere sincera stavolta Maura non voleva proprio parlare di sesso.

Uscirono dallo studio medico ed un freddo gelido le colpì gelando i loro visi "Dio che freddo" "si è alzato il vento" "guarda il cielo, sbrighiamoci che secondo me inizierà a nevicare" rifletté Jane "speriamo di no" replicò Maura stringendosi nel cappotto, Jane la abbracciò, istintivamente, per darle calore, per prendere calore, Maura si irrigidì, Jane però non la lasciò ed infine Maura si strinse in lei. Salirono in macchina ed accesero l'aria calda, nella speranza che le scaldasse

"wow ora va meglio accidenti -mise le mani fredde davanti al diffusore dell'aria- senti che ne dici di mangiare furori ti va?" "pranzare fuori perché?" "per festeggiare" Jane si immise nel traffico "non so se mi va di festeggiare adesso"

"Dovremmo festeggiare, mangiare fuori, potresti bere un buon bicchiere di vino" "ah si?" "si se ti senti, adesso puoi" "non credo che mi vada, è freddo" "si hai ragione e poi secondo me nevicherà! Potremmo prendere qualcosa da asporto" "ma è presto" guardò l'ora "Vaa beneee, allora andiamo a casa e poi decidiamo, ma dobbiamo festeggiare"

Il resto del viaggio trascorse per lo più nel silenzio.

Rientrarono a casa ed i primi lievi fiocchi di neve scendevano dal cielo "lo dicevo io che nevicava, la conosco bene questa città" disse soddisfatta aiutando Maura a togliersi il cappotto "è una questione di meteorologia non di città" "questo lo dici tu! Conosco i colori di questo cielo e gridavano NEVEE!" si agitò divertita chiudendo l'armadio con dentro i cappotti "i colori non gridano Jane" la mora guardò Maura, un enorme sorriso si allargò sul suo volto, mostrando le due fossette, Maura era tornata, la sua Maura, googleMaura, più affidabile di wikipedia era lì, di fronte a lei che con nonchalance la correggeva in maniera buffa "perché sorridi?" "dobbiamo festeggiare Maura!" replicò senza svelare i suoi pensieri "non so Jane!" rispose quasi timidamente "andiamo Maura, ti hanno appena detto che stai bene" "sono a rischio recidiva nei prossimo mesi" ed abbassò lo sguardo preoccupata "ehi -le prese le mani- hai finito la chemio, la radio, non hai sintomi, ti stai riprendendo la tua vita, tra un po' potresti perfino tornare al lavoro, sai cosa? Chiamiamo tutti e stasera facciamo una feste che ne dici?" Maura strinse le mani di Jane ed ebbe il coraggio di lasciarsi andare "è tanto che non abbiamo tutti a cena da noi" "esatto è questo lo spirito giusto" Jane si sentiva carica e felice "ma forse è meglio nel fine settimana, quando non devono lavorare e poi devo ancora vedere la ginecologa" "andiamo Maura, le tue analisi sono ottime, finalmente una grande notizia" "lo so ma voglio essere prudente" "ok non insisto, ma mangiamo qualcosa di speciale stasera, io e te!?" "ok, pizza?" "tu sai come conquistarmi bellezza" e le diede un grande e morbido bacio sulla guancia ancora fredda, che accolse quel bacio caldo, tanto caldo, che le scaldò il cuore spaventato di Maura e lo calmò.

Jane chiamò sua madre, le disse che nel fine settimana avrebbero festeggiato Maura, alla fine si accordarono per il pranzo della domenica, poi avvertì Frankie, Korsak ed anche Nina, Maura chiamò Constance.

Quella chiamata fu intensa per entrambe, alla fine piangevano fingendo di non farlo, Jane scosse la testa sorridendo nel vedere come Maura fingeva distacco nel dirle che per ora stava bene e che le cure avevano dato i loro risultati "dille che domenica festeggiamo" "scusami madre! Jane ma è in europa adesso" rimase in ascolto della madre "oh niente di particolare, domenica Jane vuole festeggiare, non ho potuto rifiutare" "chi ci sarà Cara?" "tutta la famiglia e un paio di colleghi di lavoro" "oh ma sarà bellissimo!?" "si immagino di si -disse sorridendo dolcemente- spero non sia troppo stancante" " oh Mon amor c'è il rischio, ma ti riposerai dopo, ti meriti un po' di festa" "è un peccato che tu e papà non possiate esserci" ci fu un attimo di silenzio "ci vorresti li?" un altro attimo di silenzio "io, certo mi piacerebbe" "se davvero ti va noi saremmo lieti di venire, anche se solo per un fine settimana" "sarebbe fantastico mamma"

Vennero trattenute altre lacrime, da entrambe le donne.

Nel pomeriggio la neve scese lenta, mista a pioggia ed il cielo rimase grigio, Jane ordinò la pizza per cena e si sentiva viva, felice, al settimo cielo, ma negli occhi di Maura vide un velo di tristezza, non era sicura del perché, ma decise che il suo nuovo scopo era toglierlo, per far tornare quegli occhi luminosi come prima.

Maura era ancora combattuta, le notizie del medico l'avevano fatta sentire libera, felice, come non le capitava da mesi, ma una parte di lei, quella che conosceva le statistiche, che aveva letto tutti gli articoli ed i resoconti della sua malattia, quella parte le diceva di stare attenta, che i rischi non erano ancora finiti. E poi c'era il sesso, che per la prima volta nella sua vita sentiva come un peso allo stomaco. Pensava alle parole del medico e si sentiva angosciata.

"Jane?" Maura chiamò seduta sul divano, "hai bisogno di me?" disse Jane masticando un sandwich "mia madre mi ha mandato email con i dati del volo e l'orario di arrivo" "mhmm" rispose Jane annuendo e masticando, si avvicinò al divano "arriveranno sabato dopo pranzo" "bene, li andrò a prendere all'aeroporto" "non ce n'è bisogno, ha scritto che hanno la macchina a noleggio" "io andavo volentieri a prenderli -fece spallucce, Maura le sorrise- e quando ripartono?" " domenica sera hanno il volo per Londra" "oh sono a Londra?" "no credo che partano da Monaco" "non credo che mi piacerebbe una vita così! Si, vedi il mondo, ma niente che sia casa" Maura la guardò dolcemente " è vero, ma quando sei con la persona che ami e fai quello che ami, cosa è più casa di quello?" "forse hai ragione, ma non fa per me! A me piace un posto da chiamare casa, con la persona che amo e riempirla di ricordi e momenti felici, sono una persona semplice" "ho sempre amato questo lato di te" gli occhi di Maura sembravano brillare, Jane scoppiò in un sorriso "e forse è una delle cose che ci accomuna, girare così tanto il mondo non fa per me" concluse la bionda "e questa è una cosa che amo di te" disse Jane sedendosi accanto a Maura, si avvicinò e la baciò sulla guancia, lentamente, dolcemente e poi le sussurrò "sono così tante le cose che amo di te" i volti vicini, e Maura non poté resistere a quelle labbra rosse e la baciò.

Il bacio fu imprevisto, ma vero, intenso e delicato, Jane fece scorrere il braccio che aveva sulla spalliera del divano fino sulle spalle di Maura, carezzandole il collo, la bionda appoggiò delicatamente le mani sul viso di Jane. Le lingue si assaporarono, realmente e per la prima volta, l'altra mano di Jane si posò sulla coscia di Maura.

Quel bacio era un lento fondersi dove Jane si sarebbe persa, dove Maura si sentì felice.

Poi l'incantesimo finì e Maura si allontanò, lasciando Jane con gli occhi chiusi e le labbra gonfie e socchiuse "Jane" sussurrò, la mora aprì gli occhi, Maura sorrideva, gli occhi brillavano, quante cose voleva dirle e quello era il momento, dirle che l'amava, ma l'amava davvero, dirle che la desiderava, ma la desiderava davvero, dirle che quel finto matrimonio per lei era vero, ma vero vero. Maura si toccò le labbra e rise dolcemente, come era bella "sai di burro di arachidi e mashmellow" "oh" Jane arrossì "mi dispiace" "oh no lo adoro" "io..." da dove cominciare adesso? Maura sentì quel peso allo stomaco "Jane?" "si!?" "lo prepari anche a me?" Jane sorrise guardò le mani di Maura, che le avevano accarezzato il viso "certo vado subito" Jane si alzò piano, non togliendo il contatto visivo con quegli occhi così belli e profondi, ma che avevano di nuovo quel velo di tristezza, sorrise forse un po' mestamente ed andò in cucina.