TEMPESTA, parte III.

Capitolo 6, Follia

"Gonza! Che accidenti pensa di fare! La smetta immediatamente! Glielo ordino! Gonza!" il Capitano urlava ordini nel microfono, ma era impotente a fermare il dramma che si svolgeva sotto i loro occhi.

Dopo pochi attimi un urlo angosciato segnò la fine della tuta di Bronte prese a roteare nel vento probabilistico. Un refolo di fumo colorato usciva dal casco aperto, tutto ciò che restava del sagace fisico.

La voce di Gonza gracchiò dagli altoparlanti: "Questo... Questo non è luogo per noi, Capitano! Non vede l'orrore di tutto ciò? Le facce. Le facce dei morti ci circondano. Sono qui, accanto a noi. I morti vivono in questo luogo, noi li siamo venuti a disturbare. Non dovremmo, no davvero. Ma se ci uniamo a loro... Se ci uniamo a loro... aah, è tutto a posto allora. Non è così?"

Il Capitano era pallida e infuriata. Chiese alla dottoressa Marzan: "Che cosa può essergli successo? È impazzito?"

La dottoressa piangeva silenziosamente, distrutta dalla morte del collega. Harlan la prese per le spalle: "Non ceda Marzan, resti lucida! Mi parli!"

"I-io... Penso che sia possibile che i filtri delle tute siano difettosi o insufficienti. Gonza ha all'attivo più ore di EVA di tutti noi messi assieme. È logico che ne abbia subito gli effetti con forza esponenzialmente maggiore... Escludo che appartenga all'MSU, dopo il sabotaggio dell'ARC-06 lo screening del personale si è fatto molto più minuzioso." Disse con voce flebile la donna.

"Ma perché non è risultato dagli esami? Li facciamo giornalmente!" Chiese l'ingegnere.

"F-forse l'effetto non è graduale... Forse è un tutto o niente, superata una certa soglia... il cervello si perde..." Rispose la donna.

"Dannazione!" Il Capitano accese il microfono:"Gonza. Mi dica, perché sabotare lo scafo? Avrebbe potuto far detonare il generatore atomico. Se ha scelto un modo così indiretto di ucciderci tutti, vuol dire che una parte di lei è ancora integra. Si controlli Gonza. Ce la può fare. Non è tutto perduto. Non c'è nessuno la fuori. Si sforzi!"

Dopo un attimo di silenzio la voce di Gonza rispose: "E...Walker...? Chi è...? Da dove viene? I morti lo hanno mandato... I morti!" Scese il silenzio nella sala.

Walker decise che ne aveva abbastanza di quell'energumeno. Nei film di avventura c'erano sempre personaggi come lui, e non li avevamai sopportati. Strappò di mano il microfono al Capitano. "Ascoltami microcefalo! Qui Walker! Io sono tutto tranne che un morto, chiaro? Risparmiami le tue menate e rinsavisci!"

Dall'altro capo della linea per un attimo regnò il silenzio, poi la voce irata di Gonza si fece risentire. "Dannato bastardo! Non mi sono fidato di te dal momento che ti ho visto! Sei dell'MSU vero? Io ti..."

L'ingegner Yaral fece per fermare Walker, ma il Capitano diede segno di lasciarlo parlare. Questi annuì e riprese. In quel momento si sentiva il protagonista.

"Gonza, sei solo in preda a delle allucinazioni! Anche io le ho avute quando sono stato esposto al vento! Le puoi combattere... Chiudi gli occhi e pensa al suono del tuo cuore che batte, idiota!"

Dopo alcuni istanti di silenzio teso, la voce di Gonza, stavolta incerta, si fece risentire, "Cosa ho fatto... Povero Bronte... Oh dei... Non... Non c'è altro da fare... Capitano, non resterò lucido ancora per molto... Mi spiace... Grazie Walker..." Poi più nulla.

Sul monitor, una seconda tuta vuota fluttuò via spinta dal si era suicidato aprendo il casco ed esponendosi alla tempesta.

Walker rimase di sasso. Gonza si era ucciso. Si era ucciso per via di quello che lui gli aveva detto. Fosse pure in un sogno, ma si sentiva malissimo. Ebbe conati di vomito e si piegò in due dall'orrore.

Capitolo 7, Di male in peggio

Il capitano diede un pugno alla console e poi parlò fredda e decisa: "Yaral mi serve un analisi completa del danno. Veda se riesce ad accedere alle registrazioni delle telecamere delle tute di Bronte e Gonza. Se ricaviamo un immagine decente del quadro danneggiato, possiamo velocizzare la riparazione. Marzan venga con me! Walker la smetta di vomitare sul pavimento!"

Lo prese per le spalle e disse con voce più dolce: "Non è colpa sua... Gonza era praticamente impazzito. Lei lo ha fatto rinsavire. Si è suicidato perché sapeva che non avrebbe resistito oltre. Lo ha fatto per non infliggere altri danni all'ARC. Lo conoscevo bene, non era tipo da farla finita per disperazione."

Walker si alzò, il sapore amaro della bile nella bocca non era nulla rispetto al terribile senso di colpa che provava. "Questo non è un sogno, vero? È tutto troppo reale... Troppo..."

"Non ora Walker. Avrò bisogno anche di lei. Non ceda, riprenda il suo aplomb e ci segua!" Disse il Capitano trascinandolo fuori dalla stanza senza tanti complimenti.

Il gruppetto corse fino alla camera di compensazione uno. Il Capitano provò ad aprire la porta, ma questa non si mosse. "Niente da fare! Ha sigillato l'ingresso, maledizione!"

Nel mentre la dottoressa controllava gli scomparti delle tute."Capitano... Temo che prima di sigillare la porta Gonza abbia danneggiato le tute. Non possiamo uscire neanche aprendo la porta. Siamo bloccati!" Disse mostrando dei tagli sul petto di tutte le tute arancioni rimaste nello scompartimento.

Walker chiese, con la voce ansante, "Non ne avete altre?"

"Si, nella camera di compensazione due... Ma è nella zona sigillata! Inutile considerarle..." Rispose il capitano. Accese l'interfono. "Yaral, ce la facciamo a tornare alla base senza riparare le Ancore di Realtà? Le tute sono state sabotate e il portello è sigillato, ci vorrebbe un ora per aprirlo."

L'ingegnere rispose subito: "Spiacente capitano. Anche uscendo dal gradiente probabilistico alla massima velocità consentita, verremmo consumati dalla tempesta dieci minuti prima di emergere nella realtà. Potremmo farcela aumentando la velocità, ma noi non sopravviveremmo."

Le due donne si guardarono negli occhi, poi annuirono l'una all'altra. "Lo faccia Yaral, non ci resta altra possibilità. Almeno avremo salvato i dati della missione." Disse il Capitano con voce atona.

Walker non poteva credere alle sue orecchie. "Cosa? Già vi date per vinti? N-non potremmo fare qualcos'altro? I capitani di astronave hanno sempre un asso nella manica, no?"

Harlan sorrise: "Vorrei averlo davvero, John. Mi spiace che la sua vita tra noi debba essere così breve. Spero per lei che questo sia davvero un sogno, così si sveglierà senza danni..."

"In un letto d'ospedale, prossimo alla morte? Neanche per idea!" Disse il sognatore disperato. Si doveva poter fare qualcosa... Qualcosa...

"Ma certo, Walker!" Strillò la biologa: "Lei si è esposto per più di un minuto alla tempesta, senza protezione alcuna! Anche con una tuta danneggiata, dovrebbe poter sopportare molte decine di minuti di esposizione. Capitano forse possiamo ancora farcela." La donna praticamente irradiava sollievo.

Dall'interfono al voce di Yaral disse: "Capitano ho analizzato il danno. Le registrazioni mi mostrano che possiamo bypassare l'intero pannello con un semplice ponte quantico di classe 2. Anche una scimmia ammaestrata potrebbe installarne uno, lo insegnano a scuola! Ma dobbiamo farlo entro 15 minuti o siamo storia!"

Il Capitano Harlan, la donna energica e decisa che aveva imparato a rispettare, guardò Walker con occhi penetranti: "Non intendo costringerla Walker. Lei non è un membro dell'equipaggio. Non è stato addestrato per questo. Posso provarci io riparando latuta..."

La dottoressa Marzan la interruppe, Capitano, anche passando dai corridoi contaminati, con una tuta rabberciata non reggerà più di due minuti! E rischieremo di contaminare il resto della nave se qualcuno non rimane indietro a sigillare manualmente la paratia. Io non sono qualificata per queste operazioni e Yaral ci serve ai monitor.

Walker cercava di restare calmo: "È un sogno, un sogno, un sogno, solo un sogno... Stai tranquillo, tranquillo..." Pensava febbrile. Calmatosi finalmente trovò la forza di parlare.

"V-va bene Capitano... Ci vado. Però... Forse sono più stupido di una scimmia ma... Come si usa un ponte quantico di classe 2?"

Capitolo 8, Una passeggiata!

Sei minuti dopo, bardato con una ingombrante tuta arancione riparata alla bell'e meglio, Walker stringeva in mano il suddetto ponte quantico. Alla fine si trattava di una scatola con le estremità adesive, che andavano collocate in punti ben precisi. Sembrava facile da usare e non voleva sentirsi inferiore a una scimmia ammaestrata... Perché non se ne erano portata una, poi?

L'idea di non essere in un sogno si era spiacevolmente aperta la strada nella sua mente. La sicurezza provata poche ore prima si era dissolta completamente.

"Allora Walker, ripassiamo il piano." Disse il Capitano indicando il display olografico nell'elmo della tuta."Desigilleremo per un attimo la sezione 7. Passerà da questo corridoio e raggiungerà la sezione interna corrispondente all'Ancora di Realtà. Non dovrà avvicinarsi alla zona segnata in rosso. Lì c'è la falla. Verrebbe risucchiato all'esterno e lei non è addestrato all'EVA."

Walker annuì freneticamente. Aveva visto cosa ne era stato di Bronte e Gonza. Lui non voleva diventare uno sbuffo di fumo colorato, nossignore.

Il capitano riprese la spiegazione: "Una volta sul bersaglio, Yaral la guiderà all'installazione del ponte quantico. Se avremo successo, il flusso del vento probabilistico diminuirà sensibilmente. Tornerà qui il più rapidamente possibile e noi sigilleremo nuovamente la parete. Poi Yaral darà massima potenza e torneremo sulla terra, sani e salvi. Ok?"

"Si, certo... e se non riesco a installare il ponte?" Disse terrorizzato.

"Allora noi moriremo, e il pilota automatico riporterà l'ARC sulla terra alla massima velocità. Lei avrà comunque più probabilità di noi di farcela, vista la sua resistenza alla tempesta di realtà." Replicò la dottoressa.

"Confortante..." Disse mentre il Capitano gli sigillava il casco.

"Yaral e Marzan la seguiranno dalla sala comando e io aspetterò qui. Anche se dovesse subire delle ferite, la dottoressa sarà pronta col kit medico. Io ho indossato la seconda tuta che abbiamo riparato. Dovrei essere in grado di aiutarla a tornare, se ce ne fosse bisogno. E ora... Buona fortuna!" Disse dandogli una forte pacca sulla spalla.

Il sognatore, traballò insicuro sulle gambe. Camminare con quella tuta era come cercare di guadare un lago di fango.

Mentre Marzan si defilava, Harlan tolse i sigilli alla paratia, nascondendosi dietro alla porta della sezione. Walker si fece coraggio ed entrò goffo e barcollante nel corridoio contaminato.

"Che ci faccio qui? Non rischio nulla? E se muoio? Mi sveglio in ospedale? E magari non riuscirò più a sognare... Morirò lì, vecchio e infermo... No, no, no, no... Cammina scemo, è solo un sogno, solo un sogno... Ce la puoi fare, ci puoi riuscire, si!" Pensava frenetico mentre avanzava nei corridoi dell'ARC.

Rispetto a quando era stato li, poche ore fa, tutto era di trovarsi nello stomaco di una creatura aliena. Uno stomaco di plastica e metallo, che mutava lentamente, trasformandosi in... Altro?

La sua attenzione fu attirata da una concrezione minerale che sembrava essere cresciuta sulla parete. Era una pietra simile a marmo, lucida. Di colore blu con venature rosse. Gli stessi colori della tempesta di realtà... D'impulso Walker tese la mano e ne prese un pezzetto. Pesava pochissimo. Mise la pietra in una delle tasche della tuta e proseguì.

Inciampò. D'un tratto il corridoio si era fatto così contorto da essere difficile persino camminarci sopra. Una luce ultraterrena entrava da un tremendo squarcio. Era la parete adiacente alla stanza di compensazione dove era apparso.

Possibile che Gonza fosse impazzito a causa sua? Forse per tirarlo via di lì si era esposto una volta di troppo... O forse era stato lui, Walker, aprendo la porta senza seguire i protocolli di sicurezza, a indebolire la struttura dell'ARC oltre il punto di rottura. Scosse la testa e cercò non guardare il terribile Maelstrom che roteava come un occhio maligno oltre la falla.

Superata la zona rischiosa, arrivò finalmente di fronte al pannello che cercava. Era stato facile trovarlo, grazie alla mappa tridimensionale proiettata nel casco.

"Qui Walker, sono di fronte al pannello... Comincio ad aprirlo... Fermatemi se sbaglio qualcosa, ok?" Disse cominciando a lavorare.

Capitolo 9, Fino all'ultimo

Nella sala controllo, la dottoressa contava i minuti che restavano. "Mancano 187 secondi... Ce la può fare Yaral?" Chiese all'ingegnere.

Questi osservava tranquillo i movimenti di Walker. "Direi di si, dottoressa Marzan. Siamo in anticipo di 20 secondi sulla tabella di marcia." Si sporse in avanti per parlare nel microfono. "Più a destra Walker. Si, così, ottimo. Ora agganci il primo connettore del ponte sul fermo blu. Si, proprio lì. E ora l'altro sul fermo giallo. Perfetto. Si tolga di mezzo ora, deve trovarsi fuori di lì prima dell'avvio o verrà spinto all'esterno dalla normalizzazione della pressione stocastica. Ha cinquanta secondi!"

Walker non aveva capito esattamente cos'è che lo avrebbe spinto via, ma tanto bastava. Si defilò rapidamente, soddisfatto per il buon lavoro compiuto. Se l'era quasi fatta addosso dalla paura all'inizio, ma ora sentiva di potercela fare. Era davvero un sogno dopo tutto.

Yaral proseguiva nel conteggio: "Quaranta secondi!"

Superata la falla si rimangiò tutta la sua sicumera. Il corridoio era mutato ancora. Una vera e propria ragnatela di cavi pulsanti gli bloccava la strada!

"Capitano... Ho un problema. Non posso passare..." Disse con voce tremula.

Il capitano strinse i denti e aprì la paratia. Senza perdere tempo corse nel corridoio e si fermò di fronte all'ostacolo. Tese la mano a Walker attraverso gli spazi tra la ragnatela di cavi, "Afferri la mia mano Walker! La tiro dentro. Questi cavi non sono rigidi, ce la faremo. Yaral, può fermare l'attivazione per un attimo?"

Il conto alla rovescia proseguiva ... "Venti secondi. Non posso, siamo già al limite! Un secondo di ritardo e non riusciremmopiù a tornare, mi spiace Capitano!"

Walker si aggrappò alla mano che il Capitano gli Offriva, poi prese a premere contro l'ostacolo. Entrambi si sforzarono, ma quei maledetti cavi non ne volevano sapere di farlo passare.

WHAMMM! L'ancora di realtà si riaccese. L'onda di pressione sollevò Walker, tirandolo inesorabilmente verso la falla.

Questi cercò disperatamente di tenersi aggrappato, ma non ce la faceva. La forza di trazione era grande, troppo grande. Centimetro dopo centimetro perdeva la presa.

"Maledizione Walker! Tenga duro! Ancora qualche istante e la pressione si stabilizzerà!" Gridava il Capitano.

Ma Walker si accorse che la tuta della donna cominciava a deteriorarsi. Non avevano quei secondi... per salvare lui sarebbe morta.

"È solo un sogno... Solo un sogno..." Pensava. Eppure la stretta delle sue mani era così calda, reale! Sospirò profondamente. Sapeva cosa avrebbe dovuto fare. Non era mai stato capace di prendersi delle responsabilità sino ad allora, ma c'è una prima volta per tutto.

"Si salvi Capitano. Non si preoccupi per me." Disse con voce tranquilla. Il sogno era già finito, ma dopotutto ne era valsa la pena.

"Non lo faccia Walker, glielo ordino! Tenga duro!" Gridò disperata la donna.

"Non mi può dare ordini, Capitano." Rispose sorridendo, "È il mio sogno dopotutto."

Lasciò la presa.

Fu trascinato via da una forza immensa. Risucchiato dalla tempesta nel vortice del Maelstrom. Mentre volava, vide finalmente l'ARC dall'esterno. Un bellissimo disco d'argento. La voce del Capitano gli arrivava ancora, in mezzo alla statica.

"Walker! Walker! Nooo!"

Poi il vento lo avvolse.