NEVE, parte III
Capitolo 8, Confronto
"Io so chi sei. Non appartieni a questo mondo, e nemmeno sei umana!"
A queste parole di Neve, pronunciate tranquillamente mentre tornavano alla casa, la sognatrice si fermò voltandosi stupefatta verso la fanciulla.
"Che vuoi dire? Che cosa sai esattamente? In che senso non sono umana?" Jean era rimasta sorpresa. Quelle parole le fecero tornare in mente la possibilità di essere ancora in un elaborato sogno. Guardò Neve aspettando una risposta.
La fanciulla alzando la voce chiamò il suo capo, il guerriero guercio chiamato Elmo. "Signor Elmo! Neve e la signorina Grazia vanno a prendere noci nel bosco! Torneranno presto!" Poi guardò espressiva Jean. Si aspettava forse che la assecondasse? Decise di accontentarla.
"Nobile Elmo, mi permetta di fare qualcosa per sdebitarmi della sua generosità." disse Jean inchinandosi lievemente.
L'uomo, tornato sui suoi passi, le diede una lunga occhiata. Rivolto a Neve annuì con un cenno del capo. "Va bene, ma tornate prima del tramonto."
"Viene anche Fiore! Anche Fiore!" cinguettò la bambina, sperando di non essere lasciata indietro.
Neve si piegò in ginocchio, per essere alla sua stessa altezza. "No cara Fiore, devi preparare le polpette di miglio. Le avevi promesse alla signorina Grazia, non ricordi? Vedrai che saremo subito di ritorno, per gustarle inseme alle noci che prenderemo." disse sorridendo.
"Uffiiiiii! Va bene cara Neve, ma tornate presto! Fiore si annoia da sola in casa!" replicò la bambina.
Elmo nel frattempo scrutava la foresta, ignorando volutamente il dialogo fra le ragazze. Quando Fiore ebbe accettato di tornare a casa con lui, si limitò a grugnire e a riprendere il cammino.
Quando fu lontano la sognatrice scrollò la testa. "Un tipo di poche parole eh? Un vero duro..." disse ridacchiando.
Neve non disse nulla ma le fece cenno di seguirla nel bosco. Jean si sentiva tranquilla, non poteva volerle fare del male dopo essersi impegnata così tanto per salvarla dai reietti.
Inoltre la possibilità di essere ancora in un sogno le aveva ridato la confidenza di potersela cavare. Certo era tutto molto realistico e le ferite le facevano male ma... era certa che se avesse cercato di scordarsi di quei tagli, sarebbero sicuramente spariti!
"Si, nei sogni succede così! Se ti distrai da qualcosa, quello sparisce!" pensava cercando di non badare al bruciore che le provocavano le ferite sotto le bende.
Arrivarono in una radura accanto ad un limpido ruscello. Neve si sedette su di un masso muschioso posto sull'argine del fiumiciattolo, all'ombra di un grande albero. Le fece cenno di mettersi comoda e la sognatrice non si fece pregare. Si sedette accanto a lei, giocherellando con le dita dei piedi con i sassi nel greto del torrente. In quel momento si sentiva molto Tom Sawyer...
"Allora, svelami chi sono veramente, saggia Neve!" disse sorridendo ironicamente.
La fanciulla non rideva affatto. Sospirò invece, come se non fosse sicura di come procedere. "Sei uno spirito dei desideri. Morta prima di realizzare i tuoi sogni, il tuo rancore ti ha fatto diventare un demone. Ora viaggi tra gli uomini per rubare loro i desideri e la vita!" disse tutta di un fiato! Poi strappò d'improvviso un lungo stelo d'erba piena di foglie da una pianta vicina e glielo sbatté in testa!
Jean rimase di stucco. Non le aveva fatto nulla, ovviamente. Lo stelo era elastico e aveva a malapena sentito il colpo. Si mise a ridere. "Ouch! Colpita! Accidenti mi avevi quasi spaventato con la storia del demone! Ha ha ha ha!"
Anche Neve prese a ridere di cuore continuando ad agitare lo stelo d'erba, mormorava tra una risata e l'altra una sorta di mantra magico. "Io ti esorcizzo! ZAI, via demone, via! Torna alla terra dei giganti! ZEN, ZAH!"
Jean, contagiata dalla comicità della scena, fece finta di essere ferita a morte e rotolò perfino per terra gemendo esageratamente. Poi, sdraiata sull'erba profumata, continuò a ridere di cuore fino a restare senza fiato.
Oramai tranquillizzata, sospirò sorridendo. "Ah, mi ci voleva una bella risata.. grazie Ne.. Grazie signorina Neve." disse correggendosi pronunciando l'onorifico. Quella gente sembrava tenerci molto, era buona educazione rispettare le loro usanze.
"Non ho fatto nulla di che, signorina Grazia." disse chinando il capo la fanciulla. "Aiutarsi vicendevolmente è l'unico modo sensato per vivere."
"Eh già..." disse sottovoce Jean. "Non ho nulla con cui ripagarvi, tranne la mia disponibilità a lavorare con voi. Ma non chiederò l'elemosina ne mendicherò, sia chiaro! Non c'è un lavoro che possa fare?" chiese seria alla fanciulla.
"Certamente! La contadina è ovvio." disse laconica Neve "Qui al villaggio poco altro c'è da fare... a meno di rischiare e cercare lavoro in città. Ma nessuno si fiderebbe di uno scrivano donna. Finireste per indebitarvi ed essere costretta a vendere il vostro corpo in una casa di piacere..." proseguì cupa.
"No grazie, meglio fare la contadina. Ma perché mendicare se potete lavorare la terra?" chiese incuriosita alla ragazza.
"Evidentemente non sapete che per coltivare il riso, anche in una risaia piccola, servono molte persone. Inoltre la terra qui, tranne pochi appezzamenti, appartiene tutta al nobile Centromonte, non si può lavorarla senza permesso." disse scuotendo al testa.
"Ci toccherà recuperare la pietra allora... che guaio. Quello Sgarro mi sembra un osso duro, e così i suoi uomini..." parlava tra se e se Jean. "Mi è sembrato che tra loro ed il signor Elmo non scorresse buon sangue, non è vero?" chiese.
La fanciulla guardava l'alta montagna che sovrastava il panorama. Un sottile filo di fumo ne usciva dalla sommità... doveva essere un vulcano. "Erano ai suoi ordini alla battaglia del Passo della Capra, tre anni fa. Due fazioni si scontrarono per il dominio della zona. Quella a cui appartenevano i Reietti perse. Fu allora che il nobile Centromonte prese il potere. La corte Imperiale ratificò il passaggio di proprietà per diritto di conquista, giacché a loro interessa solo che si paghino le tasse." spostò lo sguardo sulla sognatrice.
"Elmo fece uscire vivi molti dei suoi uomini dalla battaglia, sparpagliandoli in tante piccole bande. Da allora infestano la zona saccheggiando per sopravvivere. Elmo però perse un occhio in duello con Sgarro, a cui dovette cedere il comando. Essendo solo un comandante minore, per di più rimasto sfigurato, sapeva di non rischiare di essere riconosciuto dai Servitori Guerrieri del nobile Centromonte."
"Si stabilì quindi nell'unico villaggio che i suoi uomini non avevano saccheggiato, per cercare di preservarlo da ulteriori pericoli. Poi raccolse tutti gli orfani che avevano perso i genitori a causa della guerra o delle razzie di Sgarro, probabilmente per espiare il suo senso di colpa."
"Non sapendo fare altro che combattere, fu costretto a darsi all'accattonaggio. I paesani non si fidano di lui e non gli consentono di lavorare le risaie al loro fianco. Per sdebitarsi, i ragazzi presero a seguirlo per mendicare insieme..." sospirò sconsolata.
"Io giunsi qui pochi mesi fa, alla fine dell'inverno. La mia famiglia mi mandò via di casa per un motivo di cui non parlerò. Elmo mi concesse di restare con loro, ma io non chiedo l'elemosina. Preferisco cercare frutti di bosco, erbe e funghi nella foresta. Non ne avanza mai abbastanza da venderne. E non so come faremo d'inverno, senza provviste." scosse la testa al pensiero.
Jean capiva la situazione fin troppo bene. Quel popolo era bloccato in un cupo medioevo feudale, dove truci guerrieri si sbudellavano tra di loro per il possesso della terra e dei contadini schiavi che la lavoravano. Non c'era differenza tra il 'nobile' Centromonte ed i Reietti, erano tutti tiranni sanguinari... d'altronde...
"Scusami signorina Neve... i Reietti questo inverno se la passeranno molto male, non è vero? Saranno costretti a saccheggiare il villaggio o morire di fame. Inoltre visto l'aumento di tasse, anche i paesani sono a rischio, o sbaglio?" chiese inarcando le sopracciglia.
La fanciulla dalla tunica bianca annuì gravemente "Esatto. Così è!" rispose laconica.
La sognatrice pensava velocemente, nella sua mente si stava formando un piano. "Correggimi se sbaglio, ma il nobile Centromonte non ha poi tutti questi uomini, vero? Quanti saranno, cento, duecento? E quanti villaggi e quanti Reietti ci sono nel suo territorio?"
Neve aggrottò le sopracciglia, cercando di calcolare i numeri che le venivano chiesti. "I servitori guerrieri del nobile Centromonte saranno circa centocinquanta. Ma sono tutti guerrieri addestrati. I reietti saranno non più di cinquanta in tutto, ma molti di essi si odiano vicendevolmente, non collaboreranno mai."
"Infine i villaggi sono sei, ognuno con circa cinquanta uomini. Ma contadini e artigiani, non guerrieri! Stai pensando ad una rivolta, signorina Grazia? L'ultima volta che i contadini si sono ribellati è stato un bagno di sangue!" esclamò preoccupata.
"Non proprio, mia cara Neve, non proprio... senti l'idea che mi è venuta in mente..." disse abbassando la voce, ed avvicinandosi alla fanciulla con aria cospiratrice.
Capitolo 9, Il Maestro d'armi
Tornate a casa cariche di bacche e noci, le due donne conversavano tra di loro come se si conoscessero da anni. Neve era ben più ciarliera di quanto sembrasse a prima vista. Era anzi capace di eloquio raffinato e di conversazione ragionata e colta.
Molto diversa da tutte le altre persone che aveva incontrato sinora in quella terra. Jean sospettava provenisse da una famiglia nobile o da una qualche scuola o collegio, sempre che le avessero da quelle parti.
Vennero salutate da Fiore, che corse loro incontro sorridente. "Venite, venite! Mettiamo i funghi nella zuppa! Fiore ha fatto le polpette, vi piaceranno molto!" strillava correndo loro intorno.
Saputo da Neve che la violenza dei Reietti aveva privato la bimba dei genitori solo due anni fa, Jean si stupì della sua gioiosa vitalità. Rifiutava di lasciarsi andare alla tristezza e afferrava al volo ogni cosa buona che trovava. Le sorrise affettuosamente. "Non vedo l'ora di assaggiarle, cara Fiore!"
Entrate in casa cenarono con Elmo e i ragazzi. Questi le raccontarono di come avessero borseggiato un ricco e grasso mercante di spezie sulla strada maestra che attraversava la valle. Non che avessero guadagnato molto, il mercante era stato prudente e teneva nella borsa solo poche monete. Il bottino era bastato ad acquistare altro miglio e un po' di riso. Questo ora bolliva nel pentolone insieme alle piante commestibili e i funghi presi da Jean e Neve nel bosco.
O meglio, indicati da Neve e presi da entrambe. Jean non avrebbe distinto un fungo buono da uno velenoso nemmeno ne fosse dipeso della sua vita.
Le polpette di miglio si rivelarono piuttosto blande, ma le mangiò con piacere. La bambina si era impegnata tanto per cucinarle! Inoltre la sognatrice aveva una fame enorme... nonostante si sentisse in colpa nel pasteggiare con il ricavato di un furto, divorò di gusto anche la zuppa.
Al termine del pasto Neve volle medicarle le ferite, che con somma delusione di Jean erano ancora lì. In via di guarigione ma sin troppo reali. La sognatrice non riusciva a raccapezzarsi. Avrebbe dovuto porre più attenzione alle parole dell'incappucciato senza volto... d'altro canto stava sognando anche allora... o no?
Esasperata aspettò che la fanciulla finisse di medicarla, poi si sedette a gambe incrociate su una stuoia, attendendo che neve attirasse l'attenzione di Elmo.
"Nobile Elmo, quest'oggi Neve, parlando con la signorina Grazia, si è accorta di non sapere assolutamente descrivere il famoso duello avvenuto anni fa fra i nobili Figlio del Tuono e Sorriso di Tigre!" disse Neve con un tono rammaricato.
"Eppure trattasi di uno scontro così famoso... purtroppo la mia bocca di donna manca delle parole giuste per descrivere cotanto sfoggio di abilità guerriera. Potrebbe magnanimamente raccontarcelo lei? Ci disse di essere stato presente..." concluse con un tocco di adulazione.
L'uomo si schiarì la gola, poi grugnì un assenso. Mettendosi comodo, aspettò che tutti i ragazzi si posizionassero attorno a lui. Quel racconto sembrava interessare tutti. Persino la piccola Primavera attendeva con ansia di ascoltare il racconto.
Elmo, con voce profonda e decisa, prese a narrare del cruento scontro. Utilizzava precisi termini tecnici di scherma, illustrando ogni colpo, ogni parata, ogni finta, con maniacale precisione.
Nonostante l'argomento, per lei assurdamente noioso, Jean si ritrovò ammaliata dalla voce risonante dell'uomo. Non era affatto brutto se lo si guardava attentamente, sotto tutto lo sporco, la barba incolta e i modi infantilmente virili. Non doveva avere più di 30 anni... Lei ne aveva più di 90... Si disse che non era il caso di insidiare i marmocchi.
Poi rimase di stucco! Che accidenti andava a pensare ora!? Forse che il suo corpo, nuovamente giovane, si fosse risvegliato ai sensi? Le venne da ridere, ma si controllò. Non voleva interrompere il racconto.
Quando quest'ultimo arrivò all'inevitabile conclusione, ovviamente morivano tutti, Jean si scoprì a battere il palmo della mano sulla coscia. Voleva applaudire ma venne fuori quel gesto. Incuriosita riprovò. Stesso risultato. "Che strano! E col mio nome siamo a due. Ma perchè faccio così?" pensava basita.
I ragazzi si unirono al plauso. Poi Neve si inchinò, ringraziando l'uomo per il bel racconto. "Nobile Elmo, non posso fare a meno di notare la vostra perizia nel raccontare le prodezze marziali del duello, come un vero maestro d'armi. Forse che la vostra affermazione odierna, riguardo il poter battere Sgarro, non fosse una vuota minaccia o un raggiro, quanto l'espressione di una genuina superiorità? Eppure, per quel che mi è dato sapere, Sgarro è l'uomo che vi ha privato di un occhio!"
Elmo strinse i pugni con forza, fino a sbiancarne le nocche, ma rispose pacato. "Invero nel duello di tre anni fa quel verme figlio di una carogna rancida si fece aiutare da un amico. Questi mi brillò in volto il riflesso del sole con uno specchietto, nel momento critico del duello. Altrimenti l'avrei trapassato con la mia lancia! Ma oramai è cosa fatta... inutile rivangare... har har har!" disse ridendo volgarmente.
Jean si rese conto che la risata era in realtà amara. La sconfitta gli bruciava ancora, ne era certa. Prese allora la parola al posto di Neve. "Nobile Elmo, perché non sfidate nuovamente Sgarro, quando questi tornerà fra una settimana? Sarebbe la giusta opportunità per liberarsi di quella feccia!"
Elmo si irrigidì. Guardò le due ragazze con il suo unico occhio, freddo e scuro come un giaietto. Jean rabbrividì sotto quello sguardo di ferro. Ira e angoscia sembravano bruciarvi. "Che dite, donne! Sono finiti i tempi della battaglia per me! E poi perché Sgarro dovrebbe accettare di battersi? Mi farebbe uccidere dai suoi uomini, finirebbe lì..."
Jean e Neve si guardarono per un attimo. Poi Neve riprese la parola, "Nobile Elmo. Sappiate che non ci sono altre pietre magiche. Quella rubata era l'unica. Quando i reietti torneranno, pretenderanno che la signorina Grazia vada con loro. Intuirete cosa le succederà. Inoltre deprederanno il villaggio, e i paesani moriranno di fame a causa delle tasse! E se dovessimo riuscire a respingerli, a morire di fame saranno loro..."
"Ben gli starebbe!" si fece sfuggire Furetto. "Troppo male hanno fatto a tutti noi!" A queste parole l'uomo si abbuiò ancora di più.
La sognatrice prese a parlare non appena Neve fece una pausa. "Esiste d'altronde una soluzione per tutti. Se lei riuscisse a battere Sgarro in un duello onesto, diventerebbe nuovamente il capo dei reietti. A quel punto potrebbe ordinare loro di aiutare i paesani a coltivare il riso! Così ne avremmo a sufficienza per tutti, anche pagando le tasse! Non è così? Neve mi ha detto che i paesani si lamentano della carenza di lavoranti nelle risaie. Non si rifiuteranno di farli lavorare, soprattutto dopo l'aumento di tasse."
Elmo le guardò a lungo in silenzio, con i pugni poggiati sulle ginocchia, le gambe incrociate. Poi scoppiò a ridere. "Ha ha ha ha, voi donne avete pensato a tutto eh? E se perdo? Che si fa? Avete pensato a questa eventualità? Suppongo di no?"
La sognatrice si sporse in avanti "In verità ci abbiamo pensato. Sfidandolo ad un combattimento notturno, nella piazza del villaggio, ci assicureremmo un ambiente neutrale e controllato. E stavolta nessuno la distrarrà con una luce riflessa! E poi lei stesso ha detto che.." venne interrotta dalla voce dell'uomo.
"Basta così! Non duellerò mai più! Sono un uomo diverso ora, capite? Diverso! Niente più morti e massacri ..." disse paonazzo.
"E chi ha parlato di massacri? Io dico che lei ha il DOVERE di battere Sgarro! Sia verso gli stessi reietti, che erano suoi uomini e l'hanno seguita nella fuga dalla battaglia. Sia verso i paesani, che per anni hanno subito le loro angherie." disse a voce più alta Jean.
"Come osi, donna!" disse Elmo con tono minaccioso alzando la mano.
"Perché, che fai se oso? Mi picchi? Stupido maschio, pensi con la spada invece che con la testa!" strillò la sognatrice.
Elmo le diede un ceffone! Jean se lo aspettava, e si era preparata al dolore. Successe però qualcosa di inaspettato! La sua mano si mosse da sola e afferrò il polso dell'uomo, bloccandola prima che la colpisse!
Capitolo 10, La Tempesta negli Occhi
Elmo strattonò la mano, liberandosi. Poi le diede un altro ceffone. Jean lo evitò facilmente, piegando la testa appena fuori portata.
I ragazzi strillavano terrorizzati, fiore più di tutti. Neve invece era rimasta composta, osservava il piccolo dramma che si svolgeva davanti ai suoi occhi. La sognatrice rimase immobile, fulminando Elmo con lo sguardo.
L'uomo si alzò e tentò di darle un calcio sul petto! Lei Rotolò di lato, per poi rialzarsi immediatamente. Il calcio l'aveva mancata per meno di un pollice.
Elmo, ora col volto privo di espressione, si fece avanti con una serie di pugni e calci. Jean riuscì a schivarli tutti per un pelo, rimanendo però a corto di fiato. Ansimante si guardò intorno.
L'uomo le diede una spinta e stavolta la colpì. La donna rotolò per terra per poi rialzarsi contro la colonna portante della casa.
Elmo la strinse per le spalle, pensando di averla finalmente in pugno. Si trovò invece un coltello alla gola. Jean l'aveva raccolto istintivamente quando era caduta a terra.
L'uomo si fece cautamente indietro, poi prese a sghignazzare, sempre più profondamente, fino a scoppiare in una vera e propria risata di cuore. "Oh donna! Sai combattere vedo! Mi piaci ancora di più!"
A queste parole tutti tirarono un sospiro di sollievo. Jean ripose cautamente il coltello. Neve non aveva fatto una piega, come se si aspettasse quanto era successo.
"E sia, sfiderò Sgarro, ma ad una sola condizione! Se vincerò tu sarai la mia donna. E dovrai fare tutto quello che ti dirò, senza storie. Ci stai?" disse ridendo.
Jean non credeva alle sue orecchie. Il piano che aveva studiato con Neve consisteva nel riaccendere le braci dell'animo guerriero di Elmo e spingerlo al duello. Non si era aspettata una battaglia e una proposta! D'altronde era un occasione da non perdere. Del discorso di essere la sua donna se ne sarebbe occupata dopo. Potevano anche rimetterci tutti la pelle... Annuì.
Ridendo ancora Elmo si buttò disteso sulla sua stuoia "Fra una settimana ti stenderai qui con me cara Grazia... vedrai! Ha ha ha ha..."
"Che idiota..." mugugnò Jean sedendosi vicino a Neve. I ragazzi si accucciarono tutti intorno a loro due.
"Ma come hai fatto?", "Ehi sai combattere!" le dissero i due ragazzi.
"Fiore ha avuto paura per te, cara Grazia. Non fare arrabbiare il signor Elmo, mai più, va bene?" balbettò tra le lacrime la bambina abbracciandola.
"Oh cara Fiore, ragazzi, il signor Elmo non faceva sul serio. Io non sono una guerriera, non traete conclusioni affrettate..." disse la sognatrice abbracciando Fiore a sua volta. La bimba si calmò.
"E' ora di dormire ragazzi! A letto! Su, niente storie!" disse Neve categorica. A nulla valsero moine e proteste. Nel giro di dieci minuti dormivano profondamente tutti e quattro.
Stese sulle rispettive stuoie, Neve e Jean sussurravano tra loro, ancora sveglie.
"Come hai fatto ad evitare i colpi di Elmo? Alla fine faceva sul serio, me ne sono resa conto." chiede la fanciulla.
La sognatrice era stupita quanto la sua nuova amica "Non ne sono sicura!" disse, "Quando ha cercato di darmi lo schiaffo, mi è parso di vedere doppio, anzi triplo!"
"Vedevo Elmo muoversi lentamente... poi vedo un altro Elmo, tutto colorato in toni di blu che stava per colpire. Un altro colorato in toni di rosso invece mi mancava d'un pelo. E' stato tutto così rapido... ma credo di essermi mossa verso l'Elmo rosso... E mi ha effettivamente mancato."
"Anche per gli altri colpi è andata così, ma ad ogni schivata mi sentivo sempre più esausta. Ora mi fa male la testa e ho il fiato corto..." disse ansando.
"Il momento più strano è stato quando ho preso il coltello! Pensa... vedevo una me rossa tagliare la gola ad Elmo mentre evitavo le sue mani ed una blu che perdeva il coltello a causa di Elmo e veniva colpita alla testa. Ma io non volevo fargli male, così sono rimasta ferma... Ma che accidenti mi è successo?!"
Neve ascoltava silenziosa. Pensò per un po', profondamente assorta. "Non credo valga la pena di scervellarsi tanto, signorina Grazia. Se dovesse succedere ancora proveremo a pensarci meglio, ma per ora è meglio dormirci su. Se conosco bene Elmo, domani ci farà ruotare come trottole!" Le sorrise, poi si rigirò nella coperta e si mise a dormire.
Jean invece faticò a prendere sonno. I colori che aveva visto... erano gli stessi della pietra che Sgarro le aveva rubato. Gli stessi della tempesta... Forse come al povero Gonza... la tempesta le era entrata negli occhi!
...
Lontano dal villaggio, in alto sui monti che sovrastavano la foresta, un fulmine si abbatté a ciel sereno su un grande albero. Questo non prese fuoco, piuttosto si avvizzì, mentre le creature della foresta scappavano terrorizzate.
"Qualcosa" si alzò dalla massa putrida che era stato un gigante della foresta e prese a camminare verso il vulcano. La cosa aveva percepito la presenza dell'energia che bramava, ma aveva bisogno di un intermediario per poter agire direttamente.
Muovendosi rapida, giunse di fronte ad una caverna nel fianco del vulcano. Nulla cresceva in quel luogo, che emanava un fetore di malignità e morte. Proprio quello che la cosa cercava! Entrò nella caverna, e il monte si scosse!
