NEVE, parte IV
Capitolo 10, Lance
Il mattino dopo, fedele alle previsioni di Neve, Elmo li fece girare come trottole. Passarono la mattina nel bosco a raccogliere legna, erbe, frutta e a dare la caccia a qualunque cosa si potesse mangiare, che corresse, scavasse o volasse.
Elmo disse loro che se volevano che sfidasse Sgarro, prima si doveva rimettere un po' in forma. E per farlo doveva allenarsi. Non avrebbe avuto tempo di mendicare per il cibo.
Dopo un pasto frugale si impegnarono a spazzare un tratto di terra di fronte alla casa. Sarebbe servito come palestra. Elmo disse loro di prendere delle zappe e li condusse dietro una quercia lì vicino.
"Scaviamo qui. Non dovrebbe volerci molto." ordinò laconico. Si chiesero cosa potesse esserci lì sotto.
Dopo un ora di sforzi misero allo scoperto una vecchia cassa di legno. Elmo la tirò fuori col loro aiuto. Mentre la apriva tutti i ragazzi, Jean inclusa, osservavano incuriositi.
Togliendo il coperchio scricchiolante, Elmo mise a nudo un involto di tela robusta. La tolse con riverenza dalla cassa, poggiandolo per terra. Poi prese a svolgere la tela con cura. All'interno vi trovarono delle armi!
Elmo annuì soddisfatto. Erano rimaste in ottimo stato, preservate dal pesante tessuto. Si trattava di due spade e due lance. Le lance, smontate, avevano lame molto particolari, simili a sciabole. Una delle spade era molto corta, quasi un pugnale. Le lame scintillarono al sole, affilate e letali.
Elmo impugnò l'asta più lunga e prese ad inserirvi una delle lame. Usando degli strumenti presenti nell'involto, in breve tempo completò la lancia. "Ecco fatto. La mia Lancia-Spada!" disse osservando l'arma con nostalgia. "Quante battaglie, bella mia... e quante morti..."
Si impegnò a montare la seconda lancia. Era diversa dall'altra. L'asta era fasciata come l'impugnatura di una spada, seppur molto più lunga. Una volta completata l'arma la mise in mano a Jean. "Userete questa Lancia Lunga-Fascia per aiutarmi nell'allenamento." disse di colpo.
La sognatrice strabuzzò gli occhi, lasciando cadere la strana lancia per terra, quasi affettandosi un piede! "Ma sei pazzo? Cosa dovrei farci io con questa cosa?" gridò basita.
I ragazzi non sembravano condividere la sua sorpresa. "Ma che dici, cara Grazia! Il signor Elmo ti sta facendo un onore! Non puoi rifiutarti!" disse Fiore.
Furetto invece sorrideva apertamente; "Cara Grazia, se non la vuoi la prendo io! Mi piacerebbe imparare ad usare una lancia!". Primo annuiva silenziosamente, mentre primavera batteva le mani, deliziata per qualcosa che capiva solo lei.
"Non c'è nulla da ridere! Io non so usare nemmeno un coltello da cucina! E poi sono una ragazza! Come posso aiutare Elmo ad allenarsi?" argomentò Jean, sentendosi in trappola.
"Signorina Grazia, ieri sera ha dato prova di essere come minimo capace di schivare. Il signor Elmo non pretende certo che combatta con lui, solo che lo aiuti ad allenarsi. Non è così?" chiese Neve all'uomo.
Elmo si grattò la testa, perplesso. "Non capisco cosa ci troviate di strano, cara Grazia. Secondo me avete sia il fisico sia i riflessi per diventare una guerriera passabile. Basterà allenarsi con costanza per due o tre anni." disse ridendo.
"Non temete, per ora basterà che mi aiutiate a riprendere la forma, come dice la cara Neve." aggiunse vedendo lo sguardo inorridito di Jean.
"Ho bisogno di un compagno di allenamento della mia taglia. Anche Neve, che è la più grande, è troppo minuta per essere d'aiuto. Dovrete farlo voi. Inoltre i ragazzi avranno altro da fare." aggiunse spiegando.
"Cosa dobbiamo fare?" chiese Furetto.
"Andrete a chiamare il vecchio Nonno. Non possiamo affidarci al capo villaggio per questa situazione. Quello è troppo vigliacco e attaccato ai suoi privilegi. Non vorrà correre rischi. Il Nonno è un contadino ma ha partecipato a molte battaglie in gioventù. Saprà aiutarci." disse con aria cospiratoria. "Ricordatevi che dovremo convincere il villaggio ad aiutarci per organizzare il duello. Inoltre toccherà convincere i Reietti a venire qui tutti insieme. Non sarà facile come pensate."
"Come mai? Non avranno certo paura dei contadini!" disse la sognatrice.
"E invece ne avranno. Sanno che se i villaggi si unissero, avrebbero più di duecento uomini contro. Anche con la loro esperienza, quattro contro uno non sarebbe una battaglia ma un massacro. Dovremo convincerli che non corrono rischi." spiegò l'uomo.
"E allora? Il mio piano non funzionerà... come sono stata stupida, non ci avevo pensato. E potrebbero anche rifiutarsi di lavorare nei campi in ogni caso... dannazione!" Jean si diede una manata sulla fronte, scoraggiata.
"Non perda le speranze, cara Grazia. Se vincerò potrò ordinargli di lavorare con i contadini. L'unico problema sarebbe proprio convincere i paesani. Inoltre ci serve un terreno coltivabile che non sia di proprietà del nobile Centromonte, o sarebbero guai." disse Elmo mentre puliva la lama dell'arma col tessuto in cui era stata avvolta.
"Fiore sa come fare! Fiore ha la terra che serve!" disse la bambina alzandosi in piedi raggiante.
"Di che parli, cara Fiore? Come puoi avere della terra tu?" chiese Elmo.
Fiore annuì seria. "La mamma di Fiore possedeva tutto il terreno vicino ai pascoli dei cavalli, fino al torrente Rivarossa! Quando morì Fiore non poteva lavorarla da sola, così il vecchio Nonno disse che l'avrebbe tenuta lui fino a quando Fiore non fosse cresciuta. Ma Fiore non voleva pesare sui nonnini, così si è unita alla banda del signor Elmo!"
Tutti guardarono Fiore con sguardo stralunato, tranne Neve che si mise a ridere sommessa, con una mano sulla bocca.
"Sembra che questo risolva tutto. I Paesani non potranno impedire a Fiore di prendere dei lavoranti sul suo terreno. Ora ci tocca solo vincere il duello." disse Jean pensierosa. "Una cosa però non mi convince. Perché Sgarro e i suoi restano in queste terre, se sono così povere e pericolose per loro?" chiese.
"Per i cavalli." disse secco Elmo. "Sgarro ha messo gli occhi sull'allevamento di cavalli del capo villaggio. Un buon cavallo può valere da venti a cento monete d'oro, sapete?" i ragazzi fischiarono sorpresi, tranne neve che sembrava non essere interessata all'entità della somma.
"Il capo villaggio ha assoldato ben dieci guardie per evitare i furti di cavalli. I reietti non si decidono ad unirsi per sconfiggerli, perché non si fidano di Sgarro." aggiunse l'uomo. "Inoltre tra quei cavalli ce n'è uno speciale. Si chiama Tempesta. E' un bellissimo destriero bianco. Nessuno è riuscito a domarlo. Sgarro lo ha desiderato dal primo momento che lo ha visto. Per questo non si è ancora deciso a smontare le tende. Spera ancora di potersene impadronire."
"Oh, sarei proprio curiosa di vedere questo famoso cavallo!" disse Neve in un insolito sfoggio di vivacità.
"Perché no? E' comunque tardi per cominciare ad allenarsi oggi." disse Elmo, "Furetto tu sai dove si trova il maneggio, accompagna i ragazzi. Andrò io a parlare col Nonno della situazione. Vediamoci a casa sua prima del tramonto." aggiunse, raccogliendo le armi e dirigendosi in casa. "E chiudete quella buca, d'accordo?".
Tutti sospirarono...
Capitolo 11, Tempesta
Un ora dopo erano di fronte al recinto dei cavalli. Il terreno non era pianeggiante, si trattava bensì di una serie di basse colline ricoperte d'erba. Una mandria di cavalli pascolava tranquilla.
"Eccoli lì, i bestioni." pensava la sognatrice. Lei non aveva un buon rapporto con gli animali, le facevano paura. Da piccola aveva avuto incidenti con praticamente ogni animale che potesse avvicinare un bambino.
D'un tratto un rombo sordo sommerse ogni altro suono. Diveniva sempre più forte. Il terreno prese a tremare leggermente. Poi da dietro un colle un gruppo di cavalli al galoppo uscì allo scoperto. Era guidato da un grande cavallo bianco. Non grigio chiaro o pezzato... ma candido come la neve. Persino la criniera era bianca. Rispetto a lui, gli altri cavalli sembravano dei pony.
"Ma-magnifico!" disse Jean sincera. Era un animale spettacolare. E si dirigeva proprio verso di loro, seguito dalla mandria. La donna fece un passo indietro spaventata. Forse avrebbe superato la staccionata, travolgendoli?
"Oh! Viene qui!" disse Fiore spaventata, si era arrampicata su un palo dello steccato e quasi cadde all'avvicinarsi dei cavalli. Neve le si avvicinò, impedendole di cadere con un braccio. La fanciulla non sembrava spaventata, aveva invece una aria affascinata.
Il bellissimo stallone rallentò all'ultimo momento, nitrendo maestoso. La mandria che lo seguiva si fermò obbediente. Poi si avvicinò a Fiore e Neve.
"Aiuto! Mi vuole mangiare!" strillò Fiore quando il cavallo le toccò la tunica col muso.
Neve pose una mano sul manto dello splendido destriero. Questi smise di annusare Fiore e accettò le carezze della ragazza. Poi le leccò la mano festoso. Neve rise deliziata.
"Ehi! Sei la prima a cui Tempesta permette di accarezzarlo! In genere morde!" disse Furetto stupito.
Jean si avvicinò cercando di vincere la paura. "Uh, Tempesta e Neve... se fosse tuo sarebbe Tempesta di Neve! Bello, no?" disse più che altro per distrarsi dal terrore, consapevole che si trattava di una battuta piuttosto stupida.
I ragazzi parvero trovarla divertente. Risero a crepapelle, tranne Neve che continuava ad accarezzare il destriero mesmerizzata.
La bestia si scosse all'arrivo di Jean. Nitrì scuotendo la testa! La donna si aspettava di essere morsa e alzò le mani per proteggere il viso. Il cavallo invece le afferrò una manica, tirandola addosso a Neve! Le due ragazze persero l'equilibrio, rotolando sopra lo steccato e cadendo dentro al recinto in un groviglio di braccia e gambe.
"Ouch! Che maleee! Che fai, bestione!" gridò la sognatrice, dimentica della paura.
"Ohi!" fu l'unica concessione di Neve alla scomodità della loro posizione.
Si alzarono dopo essersi districate l'una dall'altra. Quando fu in piedi Jean si trovò davanti agli occhi la faccia di Tempesta. Aveva degli occhi neri profondissimi. Nitrì di nuovo, spostando il capo verso Neve, la quale ricominciò ad accarezzarlo. "Cavallo birichino... hai spaventato la signorina Grazia, sai?" disse Neve teneramente.
Jean nel frattempo si stupì di trovarsi circondata dagli altri cavalli. La stavano annusando. Poi agitarono le teste da una parte all'altra. La donna aveva la distinta impressione che stessero parlando tra loro. Poi un cavallo più grande degli altri, seppur più piccolo di Tempesta, si fece avanti dandole un colpetto col muso sul petto.
Era un baio come gli altri. Il manto pieno di cicatrici, doveva essere più vecchio del bianco cavallo che guidava il branco. Forse uno sfidante sconfitto? Jean non aveva idea delle dinamiche di gruppo equine, ne la cosa le interessava granché. Lei voleva solo andarsene prima che uno di quei bestioni decidesse di scaricarle l'intestino sui piedi nudi!
Dopo averla studiata a lungo il cavallo si allontanò, seguendo l'ordine di Tempesta che riunì il branco e si diresse via al galoppo. Jean aveva la sensazione di essere stata valutata da quegli animali. "Sto proprio sognando..." si disse pensando.
"Che Bello, cara Neve!" disse Fiore. "Piaci a Tempesta! Nessuno si poteva avvicinare, ma tu gli piaci! Magari si farà cavalcare?"
Prima che Neve potesse rispondere, Jean cambiò discorso. "Non abbiamo tempo, dobbiamo essere da questo Nonno prima del tramonto. Dove si va?" disse scavalcando il recinto, ansiosa di allontanarsi da lì.
"Da questa parte. Ci vorrà poco." disse Furetto incamminandosi.
'Poco' risultò essere una buona mezz'ora di cammino a passo spedito. "Se esco viva da tutto ciò mi comprerò tremila paia di scarpe diverse!" pensava Jean sconsolata. I piedi le facevano male e le ferite le prudevano dappertutto. Sperò fosse un buon segno.
Alla fine arrivarono in mezzo alle risaie. La donna scoprì con stupore che non erano affatto allagate come pensava. Credeva che le risaie fossero una specie di paludi, piene d'acqua e fango tutto l'anno. Invece la terra era secca e dura. Dei contadini la stavano zappando. Doveva essere un lavoro faticosissimo.
"Mi sovviene ora un problema." disse ai ragazzi. "Qualcuno ha idea di come si coltivi il riso?"
"No!" risposero tutti in coro.
"Eeeeh? E come facciamo a produrre il riso se non sappiamo coltivarlo? Me lo dite?" chiese ridendo incredula la donna. "Pensavo che qui tutti sapessero coltivarlo."
"Ma io sono piccola, non ricordo come facevano mamma e papà!" disse Fiore sulla difensiva.
"I miei erano carpentieri! Che vuoi che ne sappia io del riso?" rispose Furetto.
"Uh. S-sarti!" balbettò Primo, riferendosi evidentemente alla sua famiglia.
Tutti si girarono verso Neve, attendendo la sua giustificazione. La ragazza sembrava indecisa su cosa dire.
"Io... so guidare le slitte... cucinare, conosco le erbe. Non so nulla di coltivazione. Scusate!" disse imbarazzata.
"Grandioso! E ora?" disse Jean, proprio mentre arrivavano di fronte alla casa del Nonno.
Capitolo 12, Il Piano
Erano giunti di fronte ad una piccola fattoria. Diversamente dalle altre disponeva solo di un orto ben tenuto. Non c'erano risaie nelle vicinanze. Una stia lì vicino era piena di pollame. La casa era simile a quella dei ragazzi, ma in ottimo stato di pulizia e riparazione.
Avvicinandosi all'ingresso i ragazzi cominciarono a gridare "Nonno, Nonna! Siamo noi!", "E' arrivato il signor Elmo?", "Sono Fiore, nonna, guarda chi c'è con noi! Grazia dei giganti! E' nostra amica!"
Alle ultime parole Jean arrossì imbarazzata. Fiore stava esagerando con questa storia dei giganti. Avrebbe dovuto farle un discorsetto.
La voce di Elmo li raggelò dall'interno della casa, "E' questo il modo di entrare in una casa onesta? Bussate e presentatevi educatamente, idioti!"
I ragazzi si fermarono come colpiti da un fulmine, tranne Neve che era rimasta in silenzio. La ragazza si avvicinò all'ingresso, inchinandosi. "Signor Nonno, signora Nonna, vi auguro buona sera. Sono Neve, posso entrare?" disse compita.
"Ma certo Neve, e anche voi ragazzi, entrate pure." rispose una voce dall'interno. Si trattava di una signora anziana, intorno agli ottanta anni, forse di più, almeno secondo il metro di giudizio della Sognatrice. La vita di quelle persone doveva essere molto dura, dunque era facile che fosse più giovane. Sicuramente si trattava della Nonna.
L'interno della casa seguiva lo stile tipico di quel popolo. Una differenza importante dalla casa dei ragazzi era data dal gran numero di stuoie di paglia di riso ammonticchiate negli angoli oltre ad un grande cesto di paglia e vari attrezzi disposti di fronte al fuoco. Elmo era seduto a gambe incrociate su una piccola stuoia, di fronte ad un vecchio che lavorava la paglia per farne delle corde sottili. Quello doveva essere il Nonno.
I due anziani avevano volti sereni e pacifici, capelli grigi e abiti puliti e decorosi, più pesanti di quelli dei ragazzi. Il Nonno indossava una specie di cappello floscio rosso.
La Nonna fece loro cenno di sedersi sul bordo del pavimento e passò a Neve uno straccio per pulirsi i piedi. I ragazzi non si fecero attendere e dopo pochi minuti erano tutti seduti al lato dei due uomini. Neve, Fiore e Primavera invece si raccolsero attorno alla signora, che stava cucinando.
Inizialmente Jean pensò di unirsi agli uomini. Le erano stati inculcati nella mente secoli di lotte per l'eguaglianza tra i sessi dopotutto. L'odore delizioso della zuppa in preparazione le fece però cambiare idea.
Le ragazze e la Nonna si erano sedute sui talloni, un orrenda usanza che Jean sperava di non dover imitare. In effetti gli uomini erano tutti seduti a gambe incrociate. La Nonna le sorrise porgendole una piccola stuoia su cui inginocchiarsi. Cercando di mascherare il disappunto la sognatrice si sedette in quella scomoda posizione. Le giunture delle sue gambe protestarono vivamente.
"E dunque signorina, tu saresti Grazia Divina Viaggiatrice? Davvero un bel nome." disse l'anziana signora. Jean assentì, distratta dal fastidio alle gambe.
"Mi spiace di aver imposto la nostra presenza, non vorremmo disturbare." disse chinando il capo. Cercò di imitare i manierismi di quel popolo, non sapendo se aveva fatto o no la cosa giusta.
"Oh, non preoccuparti cara, anzi! Ero molto curiosa di incontrarti. Mio marito ed io, la sera della riunione in cui ti sei presentata al villaggio, eravamo in città per affari." Prese dell'acqua dal pentolone e riempì varie tazze. Poi vi gettò dentro una polvere verde. "Posso offrirti del the?" chiese gentilmente.
"Lo accetto molto volentieri!" rispose Jean prendendo al tazza che le veniva offerta. Quasi la fece cadere a causa delle gambe, che stavano divenendo insensibili a causa della posizione. Fortunatamente mantenne l'equilibrio appoggiandosi alla colonna portante della casa con un braccio.
"Visto che braccia lunghe Nonnina? Cara Grazia sa anche combattere, aiuterà il signor Elmo ad allenarsi!" disse Fiore giuliva.
Jean arrossì. "Ma che dici Fiore!" disse cercando di fermare la loquace bimba.
Prima che la conversazione proseguisse Elmo attirò la loro attenzione. "Ohi! Abbiamo raggiunto un accordo, venite a sentire." disse l'uomo.
La Nonnina servì a tutti una tazza di the, per poi sedersi a fianco del marito. Questi si schiarì la gola e disse; "Il signor Elmo mi ha spiegato dettagliatamente la vostra idea. Ne vedo il merito. Se si potesse convincere anche solo pochi reietti a metter via le spade e impugnare le zappe, sicuramente potreste rendere produttivo il terreno di Fiore. Questo ci aiuterebbe a soddisfare le tasse imposte dal nobile Centromonte." Sorseggiò la sua bevanda interrompendosi un attimo.
"Sono però del parere che un normale duello verrebbe rifiutato da Sgarro. La mia idea invece, consiste nell'informare del duello prima le altre bande, ed invitarle vicino alla villa del capo villaggio al ritorno di Sgarro. Saranno sicuramente maldisposti sapendo della pietra magica, che il loro capo non vorrà dividere." Posò la tazza, guardando Elmo. Questi annuì.
"Se scoppiasse una lotta in quel luogo, interverrebbero d'obbligo le guardie del capo villaggio. Per proteggere la proprietà e le stalle dei cavalli. Quegli uomini sanno della brama di Sgarro per lo stallone bianco, e saranno all'erta. Anche se la situazione dovesse precipitare saremmo in vantaggio numerico. Una sfida sembrerà a tutti un ottimo modo per evitare morti inutili. A quel punto dovremo fare solo attenzione a che Sgarro non cerchi di barare." Riprese la coppa e finì il suo the.
"Un buon piano, non c'è che dire. Ora dobbiamo essere sicuri che Sgarro arrivi al momento giusto." disse Elmo.
"Io avrei un idea." Interloquì Jean. L'uomo le fece cenno di continuare. "Potremmo spargere la voce che il capo villaggio riceverà un possibile compratore per Tempesta per la sera in cui vorremmo tenere il duello. Sgarro vorrà sicuramente evitare che qualche nobile o ricco mercante porti via il cavallo che brama. Verrà direttamente alle stalle per cercare di rubarlo. Basterà fare attenzione a scegliere la data. L'unico rischio è che torni prima del previsto. Ma d'altronde sappiamo che dovrebbe essere di ritorno fra sei giorni circa." Finì la sognatrice.
"Ma così mettiamo in pericolo Tempesta!" Obiettò Neve preoccupata. Quell'animale le piaceva davvero tanto!
"In realtà no." disse Elmo. "Anzi, quella sera sarà più protetto del solito. Non preoccuparti cara Neve."
La fanciulla non sembrava convinta, ma non disse altro. Jean si ricordò allora del problema della coltivazione del riso. "Ehm, se posso, ci sarebbe un problema signor Elmo. A quanto pare nessuno di noi sa coltivare il riso! Forse tra i reietti qualcuno sa farlo?" chiese imbarazzata.
Elmo strabuzzò gli occhi incredulo, poi scosse la testa. "A questo non avevo pensato! E' un problema... Nonno sapresti aiutarci?" chiese al vecchio.
Questi annuì gravemente. "Io sono solo un tessitore di stuoie, come mia moglie. Ma posso chiedere a mio nipote Sagace di venire ad aiutarvi. E' un giovanotto poco più grande di Neve, ma ha aiutato il padre per anni. Se non altro vi insegnerà la tecnica, senza pesare sulla coltivazione di mio figlio per la sua assenza! Ah, i giovani d'oggi... ai miei tempi tiravo l'aratro già a dieci anni!" Disse ridendo.
La Nonnina sembrava di altro parere, mentre poggiava lì vicino un vassoio pieno di ciotole zeppe di riso e verdure. Aveva preparato da mangiare per tutti! "Che strano, siamo cresciuti insieme e mi ricordo che a dieci anni scappavi sempre nel bosco in cerca di insetti e funghi! Forse ricordo male... eeeh l'età, che brutta cosa." disse sorridendo.
Il vecchietto si schiarì la gola imbarazzato mentre tutti i presenti scoppiavano a ridere. Poi mangiarono insieme. Dopo la cena, per cui tutti ringraziarono sentitamente la coppia, si apprestarono a tornare a casa.
La Nonna si raccomandò che le ragazze tornassero anche il giorno dopo. "E' ora che queste signorine imparino come si manda avanti una casa!" disse bonariamente.
Il Nonno invece li ringraziò. "Sono due anni che mi arrovello per trovare un rimedio per il problema delle tasse e dei reietti. Voi mi avete portato una soluzione per entrambi. Se tutto andrà bene il villaggio vi dovrà ben più di qualche ciotola di riso." disse salutandoli.
Meno di un ora dopo erano giunti alla casa. Il sole era calato mezz'ora prima, quindi avevano dovuto camminare alla luce della luna. Jean aveva un sonno tremendo, nonostante non potesse essere più tardi delle otto di sera.
"Mi abituerò a dormire come le galline stando qui..." pensando che senza distrazioni come televisione e libri, da quelli parti di sera c'era poco altro da fare.
Capitolo 13, Imboscata al Maneggio
I giorni che seguirono furono molto intensi per tutti. Mentre i Nonni si prodigavano nel raccogliere il consenso dei paesani, tutti i ragazzi, tranne Neve e Jean, correvano per le strade principali a spargere la voce della prossima vendita del focoso Tempesta. Ovviamente all'insaputa del capo villaggio.
Elmo si alzava prima dell'alba per eseguire tutta una serie di esercizi di riscaldamento, costringendo la sognatrice ad imitarlo, nonostante continue proteste. Neve si occupava di rassettare la casa e preparare pranzo e cena per tutti.
Imparare a combattere non era affatto facile. Jean si sentiva più che altro un manichino mobile da allenamento. Si accorse però che Elmo era un ottimo maestro. "Almeno imparerò a tenere in mano questa strana lancia senza decapitarmi da sola!" Pensava acida.
Fortunatamente lo strano fenomeno provato la sera del suo 'litigio' con Elmo non si ripeté. Jean ne fu contenta. Quel che era successo l'aveva spaventata non poco.
Dopo un pasto frugale l'uomo la lasciava riposare per un ora, per poi riprendere l'allenamento. A metà pomeriggio la lasciava libera, per andare nel bosco da solo. "I Reietti crederanno alle mie parole, ma non potrei garantire la vostra sicurezza." diceva serio. "Devo convincerli ad assistere al duello, senza avvertire Sgarro."
Per quell'ora in genere i ragazzi erano di ritorno. Giusto in tempo perché le ragazze potessero raggiungere la casa della Nonna, per ricevere le sue lezioni. Queste consistevano in lavori di vario genere. Tagliare l'erba per fare la paglia, ripulire gli steli, imparare a tessere corde e stuoie, cucinare, pulire, cucire, curare l'orto e le galline e via così...
Sorprendentemente, quando finalmente andava a dormire, Jean si sentiva sì stanca morta, ma anche profondamente in pace. Per una volta totalmente soddisfatta. Il suo perpetuo senso di alienazione, provato per tutta una vita, era finalmente sparito. La settimana passò quindi in un attimo, senza che se ne accorgesse.
Giunse il giorno previsto per il ritorno di Sgarro.
Secondo quanto riportato dai paesani di guardia ai sentieri, i reietti si stavano riunendo velocemente. Elmo si era assicurato che ogni banda da lui visitata avesse saputo delle voci della 'vendita' di Tempesta, programmata per quella sera.
Tutti i paesani abbastanza coraggiosi da presenziare si erano riuniti sotto il comando del Nonno ed aspettavano dentro un magazzino vicino al maneggio. Le guardie del capo villaggio eseguivano al loro normale ronda serale. Tutto appariva tranquillo.
Elmo ed i ragazzi si erano nascosti in un fossato vicino alla strada, dalla parte opposta della foresta. Jean impugnava la sua lancia lunga-fascia. Nonostante una muta protesta della donna, Elmo aveva insistito perché fosse armata. "Ricordati che uno degli uomini di Sgarro ti guardava lascivo. Era Tigre, il suo fedelissimo. Probabilmente fu lui ad accecarmi con la luce di uno specchietto, due anni fa. Voglio che tu lo tenga d'occhio. Niente scherzi stavolta." le aveva detto l'uomo.
Jean non era riuscita ad esprimere verbalmente le sue obiezioni. Era troppo stupita per la trasformazione di Elmo. Indossava una vecchia ma pulitissima tunica grigia, con simboli nobiliari sulle spalle e sulla schiena. Bracciali e gambali di legno e ferro completavano l'abbigliamento.
Sulla fronte portava una fascia bianca. Si era lavato e sbarbato e sembrava un'altra persona. Sull'occhio guercio, invece della benda nera, portava il guardiamano della spada più piccola, tenuto su da una cinghia di cuoio.
Non si poteva definirlo un adone, ma era sicuramente un bell'uomo. La sognatrice era rimasta senza parole. E ora quell'uomo avrebbe rischiato la vita in duello per via della sua idea... Si diede della cretina, prendendosi a calci mentalmente! "Perché non mi sono fatta i fatti miei! Perché? Qualcuno ci rimarrà ammazzato!" pensava.
Ma oramai era troppo tardi. Sgarro, a cavallo di un destriero baio scuro, arrivò al galoppo di fronte al maneggio. Era seguito da un gran numero di reietti, per la maggior parte a piedi. I suoi quattro sgherri erano però tutti a cavallo.
"Hey, capo, come la mettiamo con quella bastarda della gigantessa! Ci ha mentito, non possiamo fargliela passare liscia!" disse il bandito che sbavava. Doveva essere lui Tigre. "La mia solita fortuna... dovrò occuparmi del maniaco." pensò la Sognatrice.
"Ci penseremo dopo aver preso il cavallo. Per fortuna i ragazzi ci hanno avvertito! Avanti! Prendiamoci quelle bestie! Avanti bastardi! Yaaaah!" gridò spronando i banditi all'attacco.
Le guardie, già all'erta, erano accorse tutte e dieci, creando un muro di lance di fronte all'ingresso del maneggio, recintato con un alto muro di mattoni. Scoppiò un piccolo scontro.
Era evidenti che i reietti non avevano intenzione di rischiare troppo. Sarebbe bastato il loro numero a scoraggiare le guardie. Ora che si erano finalmente riuniti avrebbero depredato il maneggio e poi il villaggio. Quegli uomini stremati dalla vita nel bosco bramavano cibo e riparo, e non si sarebbero lasciati scappare l'occasione di un facile guadagno.
Ad un fischio di Primo, forte quasi come il sibilo di un treno a vapore, i paesani uscirono di corsa fuori dal magazzino, circondando i reietti. Erano armati principalmente di zappe e rozze lance, ma erano tanti.
I reietti si fecero quasi prendere dal panico, ma Sgarro li rimise in riga. "E' una trappola! Serrate i ranghi, sfonderemo l'accerchiamento! Sono solo contadini!" gridava dalla sella del suo cavallo.
In quel momento Elmo si fece avanti, oltre i ranghi dei paesani. "Sgarro! Vuoi portare i nostri uomini alla morte? Solo per il tuo vantaggio personale! Quanti ne farai morire stasera? E la prossima volta? E questo inverno, avete da mangiare o morirete di fame?" gridò a voce altissima.
I reietti si fermarono. Sapevano dall'inizio che Elmo intendeva sfidare Sgarro, ma come Elmo si aspettava, nessuno lo aveva rivelato al capo dei banditi. Non sapevano che ci sarebbero stati i contadini però. "Elmo, i contadini non rientravano nell'accordo! Ci hai traditi!" disse uno dei reietti furente.
"Maledetti bastardi, lo sapevate che quel debole si sarebbe rifatto vivo eh? Regoleremo i conti dopo! Ora attacchiamo!" gridò Sgarro.
"Fermi!" rispose gridando Elmo. "Pensavate che vi avrei permesso di saccheggiare anche questo villaggio? Questa situazione deve finire! Mi sono accordato con questi contadini. Avremo un terreno da lavorare, di proprietà di una mia amica!"
"Passeremo l'inverno, poi col ricavato chi vorrà andarsene in cerca di qualcosa di meglio potrà farlo. Senza correre il rischio di morire di fame e con qualche soldo in tasca. Senza taglie sulla testa!" Sottolineò le sue parole agitando la lancia.
"Chi vorrà restare e lavorare onestamente potrà farlo. Non vi conviene, piuttosto che morire come cani nel corso di saccheggi e ruberie?" Concluse sbattendo l'estremità dell'asta della lancia nel terreno con forza.
Sgarro stava schiumando dalla rabbia. "Non ascoltate questo verme! Non vale nulla! Avanti attacchiamo!" diceva, senza però fare mossa di attaccare a sua volta.
Uno dei capobanda gli si rivolse sarcastico. "Conosci le nostre regole, Sgarro. Ne hai approfittato anche tu. Il più forte comanda, fino a che viene sfidato e perde. Sei stato sfidato. Se vinci faremo come dici tu. O hai paura di un guercio che hai già sconfitto?" disse sputando per terra.
Digrignando i denti Sgarro guardò i presenti. Era in trappola. Gridando orrendamente, spronò il suo cavallo alla carica contro Elmo, mulinando la spada sopra la testa.
Questi non era impreparato e parò il colpo con la lunga lama della spada-lancia. Il duello era iniziato!
...
Il signore del castello, il nobile Centromonte, dormiva un sonno tormentato. Qualcosa lo disturbava. Sognava la fine dei suoi successi in battaglia. Si trovava vecchio ed incanutito in un castello pieno di anziani, donne e bambini. In trappola.
Non avrebbe mai immaginato che vincere il dominio di quelle terre avrebbe significato la fine delle sue avventure. Da una settimana oramai ripeteva quell'incubo tutte le notti. Quella notte però successe qualcosa. Preso dal disgusto estrasse la spada, massacrando tutte le persone nel castello dei suoi sogni, urlando la sua rabbia al cielo.
Fu allora che dalle tenebre si fece avanti una figura. Ombra tra le ombre, gli si avvicinò ammantata di terrore. Cercò di colpirla con la spada, senza esito! Folle di paura, fece un passo indietro. Ma essa non lo seguì, parlando invece con un orrenda voce secca e incerta; "...tu... hai... vissuto... mai... realizzando... le... tue... vere... possibilità... dalle... a... me..."
