NEVE, parte V
Capitolo 14, Doppio Duello
Un clangore di lame, un lampo di scintille! Il tuono degli zoccoli del cavallo sul terreno, le grida di battaglia di due uomini... il duello era iniziato. Elmo, precedente comandante dei reietti, contro Sgarro, usurpatore e bandito.
Dove il primo scontro aveva avuto origine da una questione di potere, ora Elmo combatteva per la giustizia e l'onore. Sgarro se ne accorse subito. La parata al suo primo fendente si era trasformata in un ridoppio micidiale, evitato all'ultimo secondo.
La lunga Spada-Lancia inoltre rendeva quasi inutile il vantaggio del cavallo di Sgarro. Anzi, ferendo la bestia avrebbe potuto metterlo in serio pericolo. Il bandito fece compiere al suo destriero uno scarto all'indietro, poi scese rapidissimo, mentre la lancia di Elmo trafiggeva l'animale al collo. Un coro di grida dalla folla seguì il colpo a segno del guerriero guercio.
La povera bestia nitrì disperata mentre il sangue schizzava dappertutto! Sgarro ne evitò gli ultimi spasmi mortali. Se fosse stato ancora in sella avrebbe potuto rimanervi sotto, immobilizzato o peggio. Sputò a terra sprezzante, afferrando la sua lunga sciabola con le due mani. La tenne dritta di fronte a se. Una guardia alta o bassa sarebbe stata pericolosa contro l'arma del suo avversario. Avrebbe dovuto avvicinarsi con attenzione, per non rimetterci la pelle.
Nel frattempo il fedelissimo di Sgarro, Tigre, stava chiedendosi come poter aiutare il suo capo. Non si faceva illusioni, se avesse perso il duello a lui non sarebbe stata concessa clemenza. Aveva stuprato e ucciso con selvaggio abbandono da quando era diventato un reietto. Era sempre stato tentato da desideri oscuri, ma la sua posizione di guerriero-servitore non gli aveva mai permesso di indulgere nelle sue brame animalesche. Ora era arrivato ad amare la sua vita da fuorilegge, e non intendeva essere giustiziato per i suoi crimini. Smontò da cavallo, mettendo le redini nella mano di uno dei reietti, distratto dal duello. Poi si mosse con attenzione, per non attirare gli sguardi, cercando di aggirare lo spiazzo del duello e arrivare alle spalle di Elmo. Giunse tra gli alberi, dove avrebbe potuto muoversi con maggiore facilità.
"Vai da qualche parte, bestia?" disse l'alta donna straniera, bloccandogli la strada!
Nascose la sorpresa. L'aspetto di fanciulla indifesa, già poco credibile per via dell'altezza di quella femmina, era sparito del tutto. Abbronzata e in forma aveva tirato su le maniche e il bordo della sua tunica con delle fasce. Portava dei vecchi bracciali e gambali di cuoio a protezione degli arti. Infine impugnava una micidiale lancia Lunga-Fascia. "Elmo ti ha insegnato la sua tecnica di Lancia eh? Ma non montarti la testa bellezza... in sette giorni avrai appreso solo a non suicidarti con la tua arma. Vieni pure avanti, insanguinata sarà ancora più piacevole prenderti, har har har!" disse ridendo sguaiatamente con la sua sgradevole voce rauca.
Jean deglutì nervosa, Elmo l'aveva avvertita di non badare alle chiacchiere dell'avversario. Voleva solo farle perdere la calma. Ricordò i giorni passati ad addestrarsi.
"Allora, signorina Grazia! Scordatevi di poter sconfiggere un nemico come Tigre!" le aveva detto Elmo.
"M-ma allora che mi alleno a fare?" gli aveva risposto. "Capisco che ti debba aiutare ma..."
"In sei giorni non posso fare miracoli, ma posso insegnarvi un unico trucco, che forse potrà salvarvi la vita. Ascoltatemi bene... Tigre è un combattente brutale e pericoloso, ma non privo di abilità. Cercherà di mettervi in svantaggio psicologico, quindi non state ad ascoltarlo. Piuttosto, non appena si mette a parlare assicuratevi di essere a questa distanza." la fece piazzare con attenzione di fronte a lui.
"Si, così. Appena si mette a sproloquiare, eseguite un affondo, in questo modo." le fece vedere come doveva attaccare. "La tecnica di spada di quell'uomo è basata su attacchi con ampi movimenti laterali, come anche dovrebbe essere usata la vostra arma." indicò la lancia Lunga-Fascia.
"Avete però dalla vostra la portata d'attacco. Siete molto più alta di lui e con una lama di lunghezza superiore. Essendo un buon combattente non si aspetterà un affondo, non da questa distanza ne con quell'arma. Avrà la guardia abbassata, sia perché siete una donna sia perché vi starà schernendo. E' abituato ad abbattere femmine in fuga, non a combattere delle guerriere."
E così Jean aveva fatto pratica, molta pratica, fino a farsi sanguinare le mani. E alla fine aveva imparato quell'unico colpo... "Ora è il momento..." si disse mentre quello sgradevole individuo scoppiava a ridere.
Silenziosamente proiettò tutta se stessa nell'affondo... e andò a segno!
La lama cozzò contro la sciabola di Tigre, i suoi riflessi di guerriero lo avevano aiutato, ma non riuscì a deviare l'attacco oltre il suo corpo e venne ferito alla spalla sinistra.
"Aaargh! Maledetta bastarda! Io ti ammazzo!" gridò l'uomo contrattaccando fulmineo.
"Sono morta" pensava Jean. Il suo attacco non aveva ucciso il reietto, e lei non era capace di altro. Il colpo l'avrebbe decapitata, vedeva la sua testa illuminata di tinte cerulee rotolare per terra... a meno di non... spostarsi lungo l'immagine rossa di se stessa che si piegava a destra?
Evitò per un pelo di essere colpita al collo. Poi fece un altro affondo, seguendo un raggio di luce che vedeva finire a trafiggere la coscia del reietto. Questi parò il colpo con facilità, ma si fece indietro circospetto.
La 'vista' era tornata! Elmo, dopo il loro scontro, aveva sicuramente pensato che lei fosse naturalmente dotata. Ecco perché l'aveva mandata a combattere con quel pazzo. "Se sopravvive a Sgarro lo ammazzo io!" pensava furiosamente evitando gli attacchi di Tigre.
La sognatrice riprese le speranze, Forse avrebbe potuto tenere occupato il reietto fino alla fine del duello di Elmo. Decise di chiudersi in difesa e tirarla per le lunghe.
Tigre si accorse che qualcosa non andava. Quella donna non solo evitava i suoi colpi, ma era persino riuscita a ferirlo. Una rabbia animalesca gli salì alla testa, facendolo schiumare dalla bocca. Si lanciò in una serie di attacchi micidiali, che Jean schivò, ognuno all'ultimo istante. L'uomo però non si diede per vinto e proseguì l'incessante assalto. Sembrava non perdere le forze, anzi era sempre più aggressivo!
Colpo dopo colpo, la sognatrice si ritrovò con le spalle appoggiate ad un albero. Non sapeva come stesse andando il duello di Elmo, poteva solo immaginarne l'esito tramite gli urli e le acclamazioni che sentiva provenire alternativamente dalla folla e dai reietti presenti. L'assalto di Tigre però la stava sfiancando. Era abbastanza in forma, ma neanche lontanamente alla pari col guerriero esperto che stava affrontando. Inoltre usare la 'vista' per tutto quel tempo la faceva sentire strana... svuotata. Come se non dormisse da una settimana. Le girava la testa.
Le immagini di colore rosso-salvezza si andavano rarefacendo, mentre quelle blu-morte divenivano più numerose. "Non ce la farò... dannazione! E' troppo più forte di me! Mi spiace Elmo..." pensava disperata.
Con un ultimo attacco il reietto riuscì a ferirla di striscio, esponendo la coscia. Si leccò le labbra mentre il sangue di Jean scivolava lungo la gamba. "Ora ragioniamo... vedi? Cominci ad avere l'aspetto giusto, har har hack, aaaggh!" gridò l'uomo, colpito alla testa da un grosso sasso!
"Ora Grazia!" gridò Fiore, che aveva lanciato la pietra, nascosta nei cespugli lì vicino!
Agli occhi di Jean, il campo visivo completamente tinto di blu venne trapassato da un raggio rosso, diretto al cuore del reietto. Con le ultime energie che le restavano la donna si lanciò in avanti nell'unico colpo che sapeva portare con abilità. La lama ricurva della Lunga-Fascia spinse di lato quella più leggera della sciabola di Tigre. Intontito dal colpo alla testa, l'uomo non riuscì a parare con efficacia e fu trapassato al petto da parte a parte, all'altezza del cuore.
"Preso!" gli disse Jean estraendo la lancia. Un violento spruzzo schizzò da tutte le parti il sangue del reietto, bagnando la tunica ed il volto della donna.
"Ora sono tutta insanguinata, ti piaccio di più così?" disse stancamente al reietto che cercava di tamponarsi l'orrenda ferita. Poi l'uomo esalò l'ultimo respiro e cadde morto, faccia in avanti.
"Grande! Bravissima Grazia! Brava, brava, brava! Meraviglioso!" dissero i ragazzi uscendo dai cespugli. Mancava solo Neve. La abbracciarono tutti insieme.
"Ahi, ragazzi sono ferita, state fermi, he he he." jean si guardò intorno sorridendo. "Dov'è neve? Anzi, Elmo! Andiamo a vedere se ha bisogno di aiuto!" disse dirigendosi zoppicando verso il campo del duello. La ferita alla coscia ora le faceva male.
"Dovremmo bendarti per quella!" disse furetto indicando la ferita.
"Non ora, non c'è tempo!" rispose la sognatrice preoccupata. Si era resa conto che, nonostante avesse ucciso Tigre, la sua vista era rimasta tinta di blu.
Capitolo 15, Incantesimi
Con l'infuriare del duello Sgarro si sentiva sempre più in trappola. Elmo era diventato una furia. "Maledetto! Da dove prende tutta questa forza!" pensava furente. Il reietto aveva provato a colpirlo dal lato cieco, a prevalere con la sua forza superiore, a distrarlo con tutti i trucchi che conosceva, ma a nulla erano valse le sue tattiche. Doveva ammettere che quell'uomo era molto superiore a lui in tecnica. "Tigre, maledetto cretino, dove sei finito?" si chiedeva disperato.
"A corto di fiato, Sgarro? O dovrei chiamarti Profumo di Primavera? E' questo il tuo vero nome, se ben ricordo. O sento un altro odore? Profumo di paura?" lo schernì Elmo, indicando con la testa il gruppetto dei ragazzi, che arrivava ora con Jean in testa. "Direi che puoi smettere di aspettare il tuo uomo, la mia allieva deve averlo sistemato." disse facendo esultare tutti i paesani, e incredibilmente anche qualche reietto.
Tigre morto? Elmo che lo surclassava? I suoi reietti circondati? Sgarro si sentì finito. Senza speranza... tutto si fece scuro alla sua vista. Le luci delle torce assunsero tonalità ... blu?
"Che diavolo succede? Sto impazzendo?" pensava il bandito guardando incredulo ciò che lo circondava.
Innumerevoli fantasmi, copie in toni di blu e di rosso dei presenti, si affollavano nel suo campo visivo. Con la prontezza del guerriero alle strette si rese subito conto che era come osservare tre scene sovrapposte. Quello che stava succedendo, quello che poteva andare storto e quello che si poteva fare per porvi rimedio! Poi si accorse del fioco bagliore ultraterreno che usciva dal collo della sua tunica.
"La gemma! E' davvero magica!" pensava stupefatto. La pietra era irregolare e l'avrebbero comunque dovuta far tagliare, per poterla vendere al suo vero valore. Quindi l'aveva forata con un punzone per poi appenderla al collo con una stringa di cuoio. Pensava che così avrebbe corso meno rischi di perderla o di farsela rubare. Ora questa precauzione poteva salvargli la vita. La pietra gli mostrava quello che doveva fare per vincere!
"Ti sbagli Elmo. Ora vedrai di cosa sono capace. Per te è finita!" gridò ripartendo all'attacco. Ma questa volta seguì le indicazioni della gemma magica.
I successivi scambi di colpi videro il suo avversario perdere terreno, incalzato dalla nuova forza di Sgarro. "Che accidenti succede? Possibile che stesse giocando con me?" pensava Elmo preoccupato.
Jean capì subito cosa stava accadendo. Ai suoi occhi la gemma brillava emettendo lampi e folate di fumo luminoso blu-rosso. Stava creando una piccola tempesta, un'anomalia come quella dov'era precipitata cadendo dall'ARC tempo prima!
"Ecco perché ho questo potere! E' stata davvero la tempesta! Ed ora la gemma sta avendo effetto su Sgarro... oh no! Elmo!" disse ad alta voce la donna, angosciata. I ragazzi la guardavano senza capire. Loro sapevano solo che il loro capo stava avendo la peggio.
"Ragazzi, Elmo perderà sicuramente! Dobbiamo aiutarlo! Forse lanciando dei sassi, come avete fatto con me prima!" disse Jean implorante.
I ragazzi la guardavano tristi. "Non possiamo, signorina Grazia." disse Furetto per tutti. "Questo è un duello d'onore. Se intervenissimo Elmo non ci perdonerà mai." Tutti loro annuirono, mentre Primavera si metteva a piangere.
Jean non poteva credere alle sue orecchie. "Chi se ne importa dell'onore! Non volete salvare Elmo? E' solo grazie a lui se siete sopravvissuti sino ad ora!"
"Non capisci, signorina Grazia. So che deve essere difficile per te, che sei straniera. Ma devi sforzarti di comprendere le nostre usanze. Elmo aveva perso tutto diventando un mendicante, tranne l'onore. Non puoi pretendere che getti via l'unica cosa che lo ha tenuto vivo fino ad ora." rispose il ragazzo. Ora piangeva anche Fiore. Elmo era stato ferito due volte mentre parlavano, e i contadini cominciavano a preoccuparsi.
"Io credevo che a tenerlo in vita fino ad ora fosse stato l'amore per voi, dannati ingrati!" gridò Jean, esasperata. "A me dell'onore di quello stupido non importa nulla! Fatevi da parte!" disse spingendoli di lato.
Proprio in quell'istante la folla gridò! Sgarro aveva colpito Elmo alla gamba, facendolo cadere. Poi con un calcio aveva fatto saltare via la lancia dell'avversario, ora inerme ai suoi piedi.
"Stavolta non te la cavi con un occhio, vecchio mio. Stavolta muori! Ma sappi che non morirai da solo... i tuoi ragazzi, la donna straniera, il villaggio, ammazzerò tutti! E sarà stata colpa tua, ha ha ha ha! Sono invincibile ora, mi senti? Invincibile!" gridò il bandito, esaltato dalla sensazione di potere che provava.
Con quella gemma dalla sua parte avrebbe potuto sconfiggere il nobile Centromonte e catturare il feudo. Forse poteva osare... diventare Generale Supremo? No... perché puntare così in basso... Ora vedeva il futuro, nessuno poteva batterlo! Sarebbe diventato imperatore!
Alzò la sciabola per dare il colpo di grazia al suo avversario. Elmo neanche lo guardava. Incrociava lo sguardo angosciato della donna straniera. Sorrideva triste e ciò lo fece infuriare. L'avrebbe ammazzato come un cane!
In quel momento un esile figura gli si piazzò davanti. Neve! La bella fanciulla vestita di bianco, i cui modi alteri e aspetto immacolato gelavano l'indole bestiale di chi la osservava. Ora si parava innanzi a lui, l'invincibile guerriero!
"Togliti di mezzo, ragazza! Non mi impressioni più col tuo cipiglio, vattene, o ti ammazzerò!" diceva sul serio, ora che aveva la pietra magica non si sentiva più sottilmente intimidito da quella strana fanciulla. Era davvero divenuto imbattibile.
Stava per abbattere la sciabola sulla ragazza quando un nitrito potentissimo lo fermò. Le porte di robusta quercia del maneggio vennero scosse da un tonfo profondo, seguito da altri due. Poi si schiantarono aperte, sparpagliando tutte le guardie che vi si trovavano innanzi.
Nell'arcata della porta, maestoso e terribile, si ergeva il magnifico destriero dei suoi sogni, Tempesta! Il cavallo era circondato dalla gelida nebbia del mattino incipiente. Nitrì ancora, guardandolo dritto negli occhi.
"Ha ha! Anche tu sarai mio! Si! Il destino è dalla mia parte!" disse esaltato l'uomo.
Il cavallo però non doveva pensarla così, perché partì alla carica, quasi travolgendolo. Solo saltando di lato all'ultimo secondo Sgarro evitò di essere ucciso. Poi il destriero si avvicinò a Neve, facendosi accarezzare. Tutti i presenti rimasero stupiti, nessuno poteva accarezzare Tempesta senza essere morso.
Jean ed i ragazzi invece sapevano che l'animale adorava Neve ed era ricambiato. Tempesta era intervenuto per salvare la ragazza, e così facendo aveva salvato Elmo. La sognatrice si divincolò dai ragazzi e corse da Elmo, inginocchiandosi al suo fianco. "Stai bene? Dove sei ferito? Fammi vedere!" disse preoccupata. I ragazzi le corsero dietro. Oramai era chiaro che Elmo aveva perso. Inoltre l'intervento di Neve aveva rotto la paralisi che li fermava. All'onore ci avrebbero pensato dopo.
"Sembra che non dormirete con me dopo tutto...peccato ci speravo..." disse ridendo a denti stretti il guerriero. Era pieno di tagli, ma l'unico grave era l'ultimo, quello alla gamba, che lo aveva fatto cadere. Jean si sciolse di dosso le bende che le fermavano la tunica e le usò per stringere la gamba di Elmo sopra la ferita.
"Sei un cretino! Ti pare il momento di pensare a queste cose?" disse Jean sollevata. Se aveva le forze per dire stupidaggini non stava tanto male come sembrava.
Nel frattempo Neve era salita in groppa a Tempesta, senza redini o sella. Sia la folla che i reietti vociavano increduli! Una ragazzina che domava un destriero selvaggio come quello! Era sicuramente un segno degli dei.
Sgarro lo vide invece come un affronto personale. Furioso corse al cavallo di Tigre, le cui briglie erano ancora in mano ad uno stupefatto bandito. Gliele strappò di mano e saltò in sella. Spronando il cavallo con un grido, si precipitò alla carica. Se Tempesta non poteva essere suo allora nessuno avrebbe potuto cavalcarlo, tanto meno quell'indisponente ragazzina.
Neve sussurrò qualcosa all'orecchio del bianco destriero, che partì anche lui al galoppo, incontro a Sgarro. Gli zoccoli dei due cavalli tuonavano sul terreno, mentre le distanze si accorciavano.
"Ma cosa vuole fare neve, si farà ammazzare!" disse Elmo preoccupato. Jean però con la sua 'vista' sapeva che la situazione non era così gravi come sembrava.
"Sgarro non ha scampo." disse semplicemente. E anche il bandito lo sapeva. La gemma al suo collo gli mostrava solo immagini della sua morte! Nessuna speranza, da nessuna parte! Il suo orgoglio e la sua rabbia lo spinsero comunque fino in fondo. Gridando indirizzò un tremendo fendente contro la ragazza sul bianco cavallo.
Tempesta però saltò, saltò in alto così come nessuno immaginava potesse fare, fin sopra la spada di Sgarro, evitando del tutto l'attacco! Mentre lo superava con un balzo scalciò con le zampe posteriori, colpendo il bandito alla nuca!
Con un orrendo rumore scricchiolante, Sgarro cadde da cavallo rotolando, per non alzarsi più!
La folla esplose con un urlo di giubilo! Sgarro era morto, ucciso dal cavallo che tanto desiderava! Gli dei erano intervenuti.
Capitolo 16, Lo scorrere del tempo, lo scorrere della vita
Neve guidò il cavallo di fronte ai reietti, parlando tranquilla. "Il patto resta. Gettate le armi e verrete perdonati. Resistete e morirete. A voi la scelta, chi vuole salva la vita mi segua." poi fece voltare Tempesta, dirigendosi verso Elmo e i ragazzi.
Una decina di reietti gettò a terra le armi, seguiti subito dopo da un altra dozzina. Gli altri invece scapparono a gambe levate. I contadini lanciarono un grido terribile, in cui era espressa tutta la rabbia e la frustrazione per gli anni di scorrerie e la paura che aveva subito in quegli anni. Poi li rincorsero nel bosco, armi alla mano. Nessuno dei fuggitivi ebbe salva la vita.
I reietti che si erano arresi vennero circondati dalla folla inferocita. Elmo, aiutato ad alzarsi da Jean, apostrofò i contadini. "Fermi sciagurati! Volete andare contro il volere degli dei? E' stato fatto un patto. Non saremo noi a romperlo. Poco importa che a vincere il duello sia stato io o la ragazza. Comunque è stato uno scontro leale. Questi uomini non si toccano!"
Il Nonno si fece avanti, confermando le parole del guerriero. "Elmo ha ragione. Basta morte, basta violenza. I reietti arresi lavoreranno nei campi per noi, fino a quando avremo il raccolto. Poi se ne andranno per sempre. Siamo tutti d'accordo?"
La folla annuì bofonchiando. La necessità di aiuto nei campi fu più convincente della rabbia che provavano. Senza quegli uomini avrebbero prodotto troppo poco riso, e le tasse li avrebbero lasciati senza scorte per l'inverno.
Neve scelse proprio quel momento per far impennare Tempesta. Il cavallo nitrì maestoso, per poi sbuffare ai contadini. Questi si fecero indietro, intimoriti dal magnifico animale. Ai loro occhi era una bestia fatata, forse posseduto da un dio.
Il Nonno prese il comando della situazione, ordinando di raccogliere i cadaveri ed il loro equipaggiamento. Tutte le armi sarebbero state nascoste in una fossa sotto uno dei magazzini del villaggio. I corpi dei banditi morti sarebbero stati bruciati e le ceneri sepolte secondo le consuetudini, per non inquietare i loro spiriti.
Il capo villaggio, svegliato da poco, arrivò a cose fatte e venne informato dalle sue guardie. Neve era smontata da Tempesta e l'aveva ricondotto nella stalla, quindi c'era poco che potesse dire o fare, se non ringraziarli per aver salvato la sua mandria. Ovviamente non si parlò di ricompense.
I reietti prigionieri vennero portati in un magazzino vuoto, senza guardie a controllarli. Se volevano andarsene a morire di fame nella foresta, privi di armi o equipaggiamento, nessuno li avrebbe fermati.
I ragazzi aiutarono Elmo a tornare a casa, dopo che Neve ebbe controllato le ferite ritenendosi soddisfatta delle condizioni del guerriero. Durante il cammino la fanciulla mantenne però un espressione indecifrabile.
Arrivati finalmente in casa, Jean ed Elmo vennero costretti subito a letto. Lavati, bendati e sfamati da uno sciame di paesane operose, dirette dalla Nonna, venute a vedere le loro condizioni. Le donne del villaggio sapevano bene che la riuscita del piano era dipesa principalmente da loro e non risparmiarono lodi e aiuto. Riempirono gli orci di cibo, sostituirono le stuoie con altre nuove di zecca e portarono un nuovo pentolone per rimpiazzare quello vecchio e ossidato della casa. Pulirono da cima a fondo, riparando o sostituendo tutto quello che potevano.
Diedero anche delle nuove tuniche a tutti, compresi finalmente dei sandali! Jean però non riuscì ad esternare la sua gratitudine. Cadde addormentata come un sasso, esausta sia fisicamente che spiritualmente. L'uso continuo della 'vista' l'aveva stremata ad un livello impensabile.
Quando si svegliò le sembrò di essere in una casa nuova. La stuoia dove aveva dormito era morbida e profumata. Il cuscino un po' duro era pur sempre meglio del pavimento. Le faceva male ogni muscolo ma al contempo era contenta. Tutto era andato bene! La luce del sole entrava gloriosa dalle finestre e dall'arcata della porta. Si sentiva il rumore delle zappe e il frinire dei grilli. Aveva fame, molta fame.
Una mano delicata le si posò sulla fronte. Era Neve che, inginocchiata al suo fianco, le porse un vassoio carico di cibo. Jean le sorrise e si alzò a sedere, non senza che le girasse un po' la testa. "Uoooh, mi sento come se avessi dormito per una settimana! Ho una fame che mangerei un bue!" disse ridendo.
"Solo quattro giorni." disse Neve. "Abbiamo dovuto farti bere nel sonno, o saresti morta di sete." aggiunse laconica.
"Cosa? Dici sul serio?" chiese la sognatrice spaventata! Non poteva aver dormito tanto!
Neve annuì. "Il tuo spirito era quasi spento. Non dovresti sforzarti troppo nei prossimi giorni, cara Grazia." aggiunse, chiamandola per la prima volta 'cara'. Sorrise.
Jean ne fu così contenta da abbracciare d'impulso la fanciulla. "Cara Neve! Ce l'abbiamo fatta, siamo salvi! Tutti!" improvvisamente la sua voce si fece triste; "Ma... ma ho... dovuto uccidere... uccidere un uomo!" disse scoppiando a piangere.
Neve la consolò per un po'. Il suo abbraccio era sorprendentemente rinfrancante. Jean si sentì subito meglio. "Cara Grazia, non potevi fare altro. Si può dire che quell'uomo si sia gettato sulla tua lancia. Nessuno di noi lo ha costretto a combattere. E' semplicemente morto com'era vissuto. Nella violenza. Non fartene un cruccio. Hai solo protetto ciò che ti era caro. Tutti abbiamo questo diritto."
Detto questo spinse Jean a mangiare. La donna non si fece pregare e divorò l'abbondante colazione. Il cibo di quel popolo non la riempiva mai a sufficienza, forse per questo erano tutti così bassi, carenza proteica?
Finito di mangiare si alzò per lavarsi e vestirsi. La nuova tunica era bella, ma scelse comunque quella che le aveva dato Fiore e che Neve aveva rammendato. Qualcuna delle donne del villaggio doveva averla lavata e riparata, perché non aveva più ne macchie di sangue ne tagli. Aggiunse solo al completo una sottoveste di lino. Soddisfatta si infilò i sandali di paglia, finalmente delle calzature! Poi uscì di casa. Fuori la aspettavano Fiore, Primavera, Primo e Furetto. Le corsero incontro festosi.
Guardandosi intorno tra un abbraccio e l'altro si accorse che in quei quattro giorni era stata eretta una nuova costruzione. Una solida baracca per i reietti che avrebbero lavorato nel terreno di Fiore. Questi erano già tutti al lavoro nei campi. Persino Elmo!
L'uomo usava la zappa come se fosse stata un arma, a schiena dritta. Jean si accorse che zoppicava! Gli corse incontro. "Oh, signor Elmo! Zoppichi! La ferita era grave? Ma Neve aveva detto..."
L'uomo le sorrise. "Zoppicherò a vita, cara Grazia. Il colpo mi ha tagliato alcuni tendini del piede. Ma per fare il contadino non serve muoversi come un danzatore. E io non combatterò mai più. Avevo già deciso tutto ciò, prima di essere ferito."
Jean rimase inorridita. "E' colpa mia! Non sono arrivata in tempo e..." si zittì quando l'uomo alzò la mano.
"Placa il tuo animo, signorina Grazia. Quel che è stato è stato, e come maestro d'armi sono fiero di te." disse orgoglioso. I reietti che lavoravano nei campi fischiarono la loro approvazione. Erano tutti guerrieri e si ricordavano di quanti loro compagni erano morti al loro primo scontro.
Jean non riuscì a trattenersi. Quello stupido la lodava per aver ucciso un uomo quando lui aveva duellato contro un potere invincibile per amore di tutti loro. D'impulso lo abbracciò, baciandolo appassionatamente. Tutti, ma proprio tutti i presenti rimasero a bocca aperta. Elmo, stupefatto per l'audacia della donna, restituì bacio e abbraccio. Poi si agitò a disagio quando capì che la donna non aveva intenzione di lasciarlo andare a breve.
"Umf... per... favore... Grazia... Non è appropriato.." disse cercando di sfuggire all'abbraccio. La donna lo allontanò, senza però lasciarlo andare.
"Non mi importa se non è appropriato, io sono una gigantessa straniera, ricordi?" disse ridendo sotto i baffi.
Fiore, Neve e tutti gli altri scoppiarono a ridere, seguiti a breve dai reietti.
Nei giorni che seguirono la loro vita si stabilizzò. Anche con l'aiuto dei reietti avrebbero dovuto lavorare duramente, per ottenere un raccolto che facesse loro sopravvivere l'inverno ed al contempo pagasse le esose imposte del nobile Centromonte. Inoltre, non tutti gli ex banditi erano rimasti con loro. Altri erano stati precettati per lavorare nei campi di altre famiglie, bisognose di aiuto. Alla fine nel loro terreno erano rimasti i dieci uomini che si erano arresi per primi. Tutti diretti sottoposti di Elmo ai tempi della guerra, i più fidati.
Le giornate scorrevano velocemente, si alzavano all'alba per tagliare l'erba e seccarla al sole. L'avrebbero poi venduta ai Nonni in cambio di stuoie nuove, uova e verdure. I ragazzi e le bambine rimanevano per dare una mano ai Nonni nei lavori della fattoria, mentre Neve e Jean aiutavano per un po' Elmo e i reietti nei campi, per poi preparare da mangiare per tutti.
Di pomeriggio, Elmo insisteva perché Jean continuasse ad esercitarsi con la lancia Lunga-Fascia. Nessuna obiezione valse a fargli cambiare idea. Poi, mentre gli uomini continuavano a lavorare nel campo, altre mille incombenze occupavano le donne.
Neve prese a far visita regolarmente a Tempesta. Il capo villaggio, sperando che ciò bastasse a far addolcire il focoso destriero, diede il permesso ai ragazzi di cavalcare qualsiasi dei suoi animali, finché fossero rimasti nel pascolo. Sorprendentemente Elmo insistette che Jean andasse con loro. "Un buon guerriero deve saper cavalcare!" diceva serio.
La sognatrice non aveva nessuna voglia di essere calpestata da una mandria di animali imbufaliti, ma i ragazzi la convinsero a provare. Il baio che l'aveva avvicinata la prima volta le sembrò una scelta come un altra, e si rivelò vincente. Non solo era mansueto, ma anche sorprendentemente intelligente. Correva veloce, non quanto Tempesta ma quanto bastava perché Jean si divertisse moltissimo. Volendo chiamarlo in un modo diverso da 'Ehi tu', Jean lo battezzò 'Vento'.
Le settimane passarono e fu tempo della semina. Arrivò il nipote del nonno, il ragazzo chiamato Sagace. Il ragazzo lo era anche di fatto. Basso come gli altri era però dritto come una lancia. Di bell'aspetto, aveva un eloquio intelligente e uno sguardo attento. Era pure bello. Quando Sagace e Neve si videro rimasero silenziosi ad osservarsi per un po', come stupiti l'uno dell'altra. "Hu hu, Neve stavolta ha trovato un suo pari, non credi?" disse più tardi Jean ad Elmo malignando.
L'uomo, con cui aveva iniziato un lungo e assurdamente complicato corteggiamento, le disse secco "Non spettegolare, donna! Non sta bene!" ma sorrideva anche lui.
Riguardo alla loro castigatissima relazione, Jean si chiese se per andare al sodo in quei luoghi ci volesse più o meno di una decina d'anni... Per fortuna di tempo ne avevano a volontà. Almeno così pareva.
Spiegato loro come interrare le piantine di riso, Sagace li istruì su come allagare i campi. Poi passò a illustrare la necessità di togliere giornalmente le erbacce dalla risaia, fu così che Jean si scoprì mondina.
Nel frattempo giunse una calda e umidissima estate. Avendo più ore di luce, la sognatrice e l'ex guerriero presero a passeggiare lungo il fiume, nella foresta o per i campi. Jean aveva interrogato quasi tutte le donne del villaggio per conoscere le usanze e i giusti comportamenti da tenere, ma l'attesa si faceva frustrante.
Un giorno, seduti sotto l'ombra di una quercia su una collina che sovrastava il villaggio, erano giunti a tenersi castamente per mano. "Potrei violentarlo? Noo, poi magari si suicida! Eddai, sii uomo..." pensava la donna allargando maliziosamente la scollatura della tunica e sospirando per il caldo.
"Guarda, cara Grazia! Sta succedendo qualcosa al villaggio!" disse Elmo lasciandole la mano!
"Eh no, basta! Non ne posso più di questo tira e molla! Ti decidi o no? Guarda che mi sposo il capo villaggio se non ti dai una mossa! Stupidone!" disse jean esasperata.
Elmo arrossì fino alle orecchie, "M-ma cara Grazia! Dico sul serio! Truppe del castello sono entrate nel villaggio! Guarda! Non mi piace per nulla! Andiamo a vedere che vogliono!" disse l'uomo alzandosi.
Sospirando, la sognatrice si alzò per seguirlo.
...
Nel castello, il nobile Centromonte osservava con soddisfazione i suoi servitori-guerrieri schierati. Uno spettacolo marziale che riempiva il suo cuore di gioia selvaggia. Alzò il pugno ricoperto dalla corazza. "Miei seguaci! Siate pronti! Lo spirito della guerra ci chiama! Presto il nobile Fiumerosso gusterà il sapore della sconfitta! Presto sarà... guerra!" esclamò esaltato, e i suoi uomini gli risposero con un grido assordante. "Ha!"
Mentre parlava, uno spirito, se così si poteva definirlo, in effetti li stava chiamando tutti... la morte!
