NEVE, parte VI
Capitolo 17, Guerra!
Jean seguì Elmo fino al villaggio. Era leggermente esasperata dalla situazione, ma condivideva con l'uomo la preoccupazione per l'arrivo dei guerrieri-servitori nel villaggio. Poteva solo voler dire guai. Arrivati nella piazza principale videro una folla di paesani disposta a semicerchio di fronte ad un gruppo di una mezza dozzina di guerrieri. Questi ultimi non indossavano armature, il che era un buon segno. Non si aspettavano battaglia, quindi erano venuti per qualcos'altro. Il loro leader, un uomo poco più basso di Elmo, stava sbraitando qualcosa alla folla.
"Si sappia in tutte le terre circostanti, che il nobile Centromonte ha dichiarato guerra al clan Fiumerosso! Entro una settimana le nostre gloriose truppe marceranno fino al passo di Monterosso, per invadere il territorio dell'infido clan nemico. Mai più verremo scherniti dalle inique tasse per l'attraversamento del passo! Mai più subiremo le pretese di superiorità del clan Fiumerosso! Tutto ciò avrà fine con la nostra sicura vittoria!" esclamò l'uomo arrogante.
"Il nobile Centromonte vi onora con la possibilità di contribuire alla nostra gloriosa vittoria! Ogni famiglia di queste terre dovrà fornire un uomo sano e forte all'armata del nostro signore, in modo da poter servire come portatori e, in caso di necessità, come fanti! Siate felici, vi ricoprirete di gloria uomini!" concluse con voce esaltata.
A queste parole seguì un confuso vociare da parte dei presenti. Era chiaro che nessuno si sentiva felice al pensiero di ricoprirsi di gloria in guerra. Uno dei presenti si sentì abbastanza coraggioso da rispondere; "Nobile servitore-guerriero, non possiamo allontanarci dalle risaie adesso! E' quasi il momento del raccolto, il tempo più critico! Senza uomini a sufficienza non riusciremo ad avere un buon raccolto, rischieremo di non riuscire a pagare le tasse ed avere abbastanza cibo per l'inverno!" disse l'uomo, non senza un certo grado di disperazione nella voce.
Ai guerrieri questa risposta non piacque affatto. "Come ti permetti, zotico! Il nobile Centromonte ha dato un ordine, e voi obbedirete. Non importa come riuscirete a mettere da parte il riso per le tasse, ne se crepate di fame questo inverno! Un uomo per famiglia verrà con noi, domani mattina all'alba partiremo per l'accampamento dell'esercito. E tu verrai con noi!" disse perentorio.
Nessuno prese bene quelle parole, molti anzi si indignarono per la crudele insensibilità di quei guerrieri. Il contadino che aveva parlato in precedenza si sentì sicuro per via dalla folla e ribadì l'opinione di tutti; "Come potete dirci questo! Se moriremo di fame chi lavorerà le risaie l'anno prossimo? Non possiamo abbandonare i campi ora! Siete impazziti tutto d'un tratto?" disse con voce alterata dall'esasperazione.
Nel frattempo era giunto sul posto anche il vecchio Nonno, che cercò di placare il compaesano infuriato. Jean sussurrò all'orecchio di Elmo; "Uh oh, la vedo brutta... non credo che quel guerriero sia abituato a sentirsi dire di no." Elmo assentì con un cenno del capo, muovendosi per avvicinarsi alla scena, seguito dalla sognatrice. Nel frattempo il servitore-guerriero estrasse la spada con un gesto drammatico! Tutti i presenti trasalirono sorpresi.
"Come osi, villico! La mia lama ti insegnerà l'educazione!" esclamò il guerriero colpendo con un fendente il povero contadino. Questi, ferito gravemente, si accasciò a terra. Sotto il suo corpo si andò spandendo una macchia di sangue su cui il sole d'estate si riflesse carminio. La folla era ammutolita. Una donna, strillando angosciata, si gettò sul corpo della vittima; "Nooooo! Marito mio! Marito! Perché, perché!" cominciò a piangere.
Con orrore Jean riconobbe la donna. Era la signora Pruno, una delle gentili donne che avevano contribuito a rendere dignitosa la vecchia casa dove vivevano. La ricordava sempre sorridente, e ora... la collera che provava fece scattare qualcosa e la sua vista tornò a tingersi di rosso e blu! Poteva distintamente vedere sei o sette metodi per ammazzare quell'assassino... si fece avanti, ma venne bloccata dalla presa di ferro di Elmo. L'uomo le fece cenno di calmarsi.
Nel frattempo il Nonno si era frapposto fra il guerriero-servitore e la povera donna, inchinandosi più volte. "Nobile guerriero-servitore, mi scuso a nome del villaggio per la follia di quest'uomo. La prego di placare la sua giusta ira! Domani all'alba gli uomini che avete chiesto saranno qui. Potete tornare al vostro accampamento con la certezza che l'editto del nobile Centromonte sarà rispettato." disse calmo.
Il guerriero lo osservò teso per alcuni secondi, poi rinfoderò la spada. "Sia! E che nessuno osi ancora opporsi alla sua volontà. Torneremo domani all'alba. Preparatevi!" disse ancora furioso. Poi salì a cavallo, seguito subito dai suoi cinque uomini. In un attimo di loro non si vide altro che la polvere sollevata dai cavalli sulla strada. La folla tirò un collettivo sospiro di sollievo, poi tutti cominciarono a parlare contemporaneamente. Il Nonno però non aveva tempo da perdere. "Presto, portate il signor Pesco a casa sua, e chiamate immediatamente il medico!" disse autoritario. "Signora Pruno, suo marito non è ancora morto. Se facciamo in fretta forse possiamo salvarlo!" disse poggiando una mano sulla spalla della donna disperata.
Jean, che nel frattempo si era avvicinata, continuava curiosamente a sperimentare gli effetti della 'vista'. Osservava chiaramente il corpo del povero signor Pesco farsi sempre più blu. Vedeva anche se stessa, di colore rosso, poggiare le mani sul suo corpo... forse poteva fare un tentativo. Fece come la 'vista' le suggeriva. Sedutasi sui talloni al fianco della signora Pruno la scostò dolcemente, per poi appoggiare i palmi delle mani sui lati opposti della terribile ferita. Elmo non capiva cosa la donna volesse fare; "Grazia, non è il momento..." iniziò a dire, ma si fermò quando Neve, appena giunta insieme al medico del villaggio, il signor Cielo, gli poggiò una mano sulla spalla. "Lasciatela fare." disse tranquilla la fanciulla.
La sognatrice, nel frattempo, seguiva le indicazioni che le mostrava il suo strano potere. Dopo aver poggiato i palmi sul petto del povero Pesco, si sforzò di immaginare una luce rossa che fluisse dalla sue mani nel corpo dell'uomo. Essendo un'inguaribile fantasticatrice non le fu troppo difficile raffigurarsi nella mente le immagini che la 'vista' le mostrava. Non sapeva a che potesse servire, ma fin'ora quel potere non l'aveva mai tradita. Ignorò le voci dei paesani che si chiedevano cosa stesse facendo. Uno di essi arrivò anche a cercare di strapparla dal corpo del ferito, ma Neve si intromise, bloccando il pesano. "Non distraete la signorina Grazia Divina. Sta pregando per la vita del signor Pesco." disse la fanciulla.
Il medico conosceva Neve e sapeva che la fanciulla era un ottima guaritrice, seppur dedita ai sorpassati metodi della tradizione sciamanica. Lui credeva nella scienza medica dell'Impero del Drago, e il suo sapere gli aveva fatto capire che la ferita era mortale. Dubitava che l'intervento di quella alta donna straniera potesse essere utile, nemmeno lui poteva fare granché a quel punto, pregare era probabilmente l'unica cosa possibile.
Nel frattempo Jean combatteva una strana battaglia. Poteva immediatamente giudicare l'esito dei suoi sforzi, le bastava osservare l'avanzare dell'aura rossa che stava immaginando espandersi nel corpo del ferito. Se la sua concentrazione calava anche solo per un istante, la luce blu reclamava immediatamente il controllo. Era uno sforzo estenuante. Alla fine però riuscì a ricoprire l'intera area della ferita di luce rossa. A quel punto la luce blu sparì di colpo, facendola sussultare.
Il ferito tossì convulsamente, poi aprì gli occhi; "Moglie, che hai da piangere? Sono ancora vivo eh? Oohi, come fa male..." disse il signor Pesco. La signora Pruno, assieme a tutti quelli che si trovavano lì vicino, videro che la tremenda ferita non era poi così terribile. Un taglio non troppo profondo dalla spalla sinistra fino a poco prima dell'addome. Non aveva superato le costole.
Il signor Cielo strabuzzò gli occhi! In tutti i suoi anni come medico non aveva mai visto nulla del genere. Un attimo prima la ferita era mortale, e poco dopo era una semplice taglio! Certo, Pesco avrebbe dovuto riposare per una quindicina di giorni, ma non correva rischio di vita, a meno che non contraesse un infezione. La straniera gli aveva salvato la vita! E lui non capiva come.
La folla si profuse in esclamazioni gioiose, dando sonore pacche sulla spalla di Elmo; "Te la sei scelta bene eh? Guerriera e guaritrice, degna di te!" dicevano alcuni. Altri inneggiavano alla guarigione miracolosa, mentre la signora Pruno si gettò su Jean in un abbraccio che avrebbe stritolato un orso. Piangeva ancora, di gioia stavolta. "Ohh, signora Grazia, signora Grazia! Mi avete ridato mio marito, grazie, grazie! Vi sarò debitrice per sempre!" diceva piangendo.
La sognatrice non era proprio nelle migliori condizioni per compiacersi di tutta quell'ammirazione. Si sentiva come se avesse scalato una montagna dopo essere stata sveglia un settimana di fila. In poche parole era distrutta. Stava per crollare a terra, ma Elmo e Neve accorsero subito a sostenerla. La signora Pruno capì che qualcosa non andava; "Oh, la signora Grazia è stanca! Fatele spazio!"
Elmo si caricò la sognatrice sulle spalle; "Fate largo, la mia donna è stanca, la riporto a casa! Fate largo, deve riposare! Nonno, vi prego pensateci voi!" disse preoccupato. Il vecchietto annuì e cominciò a dare ordini alla folla. Jean era esausta e aveva capito solo 'la mia donna' di tutto il discorso. Il contatto con la schiena muscolosa e calda di Elmo la riempì di tranquillità, sorrise soddisfatta sentendosi al sicuro. "Che hai da sorridere, idiota di una donna!" la rimproverò l'uomo. "Sembri un fantasma! Sei fredda e bianca! Neve, sai dirmi cos'ha?" chiese alla fanciulla mentre camminava svelto verso la loro casa.
"Ha usato sin troppo del suo spirito. L'ha dato quasi tutto al signor Pesco, per ridurre l'entità della ferita. L'avevo avvertita di non farlo. Se avesse dato di sé ancora un po' sarebbe morta." rispose Neve seria. Si era accorta che il signor Cielo li stava seguendo. Gli fece cenno di desistere. Il medico se ne andò riluttante.
La sognatrice alzò la testa guardando Elmo e Neve, sorrideva stancamente; "P-posso anche salvare, n-non solo uccidere... anche s-salvare." sussurrò felice, un attimo prima di svenire.
Capitolo 18, Risveglio
Poche ore dopo che i guerrieri-servitori se ne erano andati, quasi tutto il villaggio si riunì nel tempio locale, in cima ad un colle che sovrastava le risaie. Neve ed Elmo avevano lasciato la sognatrice a casa a riposare, accudita da Fiore. Neve era preoccupata per lei. Nonostante l'avesse avvolta nelle coperte e messa vicino al focolare, il suo corpo restava freddo. Non aveva neppure rivelato ad alcuno di aver visto la mano della donna diventare trasparente per un attimo! La cosa l'aveva spaventata terribilmente, ma in ogni caso non poteva farci molto. Allo stato delle cose, solo la volontà della donna avrebbe fatto la differenza tra la vita e... lo sparire nel nulla? Mentre saliva le scale che portavano al tempio sulla collina, la pietra degli scalini fredda sotto i suoi piedi nudi, si chiedeva se anche lei sarebbe sparita nello stesso modo, un giorno.
Arrivata al tempio si diresse verso l'assembramento di persone nel piazzale. Il Nonno era salito sopra il podio riservato normalmente alla sacerdotessa, e stava spiegando la situazione a quelli che non sapevano bene cosa fosse successo quel giorno. La discussione si fece subito accesa. Chi si disperava per la loro malasorte, rassegnato a seguire gli ordini dispotici del loro signore. Chi proponeva di mandare una delegazione a negoziare col nobile. Altri suggerivano di inviargli le persone meno utili del villaggio, cominciando dai reietti redenti. Neve era disgustata da quelle persone. Possibile non capissero che così non si sarebbero mai affrancati dalla tirannia e dal terrore?
Come al solito il Capo Villaggio non era presente. Non aveva mandato nemmeno un suo rappresentante. Come se non gli importasse nulla del villaggio che avrebbe dovuto amministrare. Il Nonno, nonostante l'età avanzata, si era ritrovato leader improvvisato della comunità. Non sapendo come dirigere la discussione, il vecchio si guardava intorno disperato, fino a che si accorse di Elmo e Neve, in piedi dietro alla folla di paesani. "Forse il signor Elmo potrebbe darci un suggerimento per la situazione?" chiese con una richiesta d'aiuto negli occhi.
I paesani si fecero da parte, lasciando libero il passaggio davanti al guerriero. Questi non si mosse, scuotendo la testa. "Mi spiace, non posso dirvi altro che se rifiuterete di fare come vi viene detto, domani gli uomini di Centromonte faranno una strage. Non potete negargli quello che richiedono." disse secco. "Inoltre non potete pensare che si accontentino di qualche ex reietto e dell'ubriacone del villaggio. Tra i guerrieri-servitori qualcuno li riconoscerebbe, verrebbero ammazzati subito come cani. No... dovranno andare delle persone abili, native del villaggio. Potete solo sperare che tornino vive dalla guerra. E' possibile che le impieghino come portatori, senza che debbano mai combattere. Ma è possibile anche il contrario." concluse con costernazione dei presenti.
Il Nonno sospirò deluso, l'intervento di Elmo aveva peggiorato le cose! Oramai non sapeva più che pesci pigliare. La folla cominciava a mormorare spaventata che non sarebbero riusciti a passare l'inverno. Fu in quel momento che Neve si fece avanti, affiancando Elmo. Memori del controllo soprannaturale sul destriero Tempesta, che la ragazza aveva mostrato loro mesi prima, trattennero tutti il fiato per un attimo. Neve chiuse gli occhi, come per concentrarsi, poi prese la parola con voce fredda e cristallina.
"Fuggire. Contrattare. Capitolare. Inchinarsi." disse scuotendo il capo. "Eppure c'è un altra scelta..." sollevò il pugno stretto sopra la testa. L'aria sembrava fremere di tensione, i grilli avevano smesso di cantare. "...combattere!"
Nel frattempo in casa di Fiore, la bambina sedeva sui talloni a fianco della sognatrice addormentata. Era preoccupata per l'amica, che non si era ancora ripresa dopo aver curato il signor Pesco. La bambina era anche dispiaciuta di non aver assistito alla scena. Era stata lei a portare l'alta straniera al villaggio, e la sua presenza aveva portato fortuna a tutti loro. Dopo tutto non si chiamava Grazia Divina Viaggiatrice? La bimba sorrise. Anche per Neve era stata la stessa cosa. L'aveva trovata a girovagare vicino alla casa del Capo Villaggio, con aria sperduta. Indossava la stessa tunica ma allora era pulita e bianca quasi fino a splendere. Inoltre aveva i capelli acconciati come una principessa. Nonostante ciò non portava ne calze ne sandali. La bambina allora non ci aveva pensato, credendo che la fanciulla si fosse smarrita o avesse da poco perso tutto... come lei. Così le aveva suggerito di raccogliere i capelli in un umile coda di cavallo, le aveva sporcato il viso e la veste con del terriccio e poi l'aveva trascinata da Elmo e dai ragazzi.
Fiore interruppe i suoi pensieri per controllare l'amica. Aveva ripreso colore, e in effetti la sua fronte non era più gelida come prima. La bambina si chiese se gli spiriti avessero scelto proprio lei, Fiore, come mano del fato... prima con Neve e ora con Grazia. Prima che tali pensieri potessero mettere radici però, la sua naturale gaiezza ebbe il sopravvento. Quando la sognatrice riaprì gli occhi, la bambina l'abbracciò d'impulso. "Oh! Cara Grazia! Stai meglio, siano benedetti gli spiriti!" disse stringendola forte.
"Ouch... Fiore! Piccola piovra! Che succede, va tutto bene?" disse stordita Jean, risvegliandosi da un sonno profondissimo. Si sentiva meglio ora, almeno fisicamente. La sensazione di vuoto dentro il suo animo era rimasta, ma meno intensa di prima. Si ricordò improvvisamente tutto quello che era successo. "Fiore! Quanto ho dormito? Dove sono gli altri?" chiese prendendo la bambina per le spalle. Aveva un orribile presentimento.
"Solo mezza giornata! Cara Grazia, lasciami! Mi fai male!" disse gemendo dal dolore la bimba. Jean la lasciò immediatamente, un espressione dispiaciuta sul volto.
"Scusami piccola. Io... devo vedere subito Elmo. Dove posso trovarlo?" chiese alzandosi in piedi. Fiore si alzò a sua volta. "Sono al tempio, in riunione con tutti quelli del villaggio." disse la bambina.
"Andiamo anche noi allora!" rispose Jean, uscendo rapidamente dalla casa. Fiore gli corse dietro. I due percorsero rapidamente il sentiero che aggirava le risaie, fino a giungere ai piedi del colle boscoso sul quale si ergeva il tempio. La sognatrice vi si era recata varie volte, all'inizio per sottoporsi ad una cerimonia di purificazione, che l'aveva formalmente introdotta agli abitanti del villaggio. Era stata una cerimonia semplice e solenne, a cui la donna ripensava con un misto di imbarazzo e felicità. Le altre volte era andata per il puro gusto di apprendere le credenze di quel popolo dalla sacerdotessa residente. La vecchia Sacerdotessa, praticante l'antica tradizione sciamanica locale, era assente, essendosi recata al tempio principale della sua setta per una riunione importante.
Salirono faticosamente i numerosi scalini. Giunta a metà dell'ascesa Jean si fermò in preda ad un fastidioso senso di deja-vù. Ricordava un altra scala lunga come quella... solo che scendeva... al buio... sottoterra... e qualcosa di oscuro aspettava alla fine! Ebbe un capogiro. Mentre il mondo le roteava intorno, le parve che il frinire dei grilli si fosse trasformato in una risata, secca, amara, priva di gioia. Perse l'equilibrio, ma la piccole mani di Fiore si strinsero sulle sue. "Cara Grazia! Oh spiriti! Ti senti bene?" disse trattenendola a stento dal cadere.
Jean riprese fiato. Che orribile sensazione era stata! Si ricordò d'un tratto che tutto quello che stava vivendo poteva essere benissimo solo un sogno. Si guardò intorno, mentre il vento faceva fremere le foglie sugli alberi e portava via alcune di esse. Le sembrò per un attimo che tutto potesse svanire da un momento all'altro. Persino le manine calde di Fiore, strette sulle sue, persero calore. Anche Elmo...? Ripensò alla mano che aveva posto sopra la sua proprio quella mattina! "Non stavolta! Non stavolta! Questa volta andrò fino in fondo! Non mi tirerò indietro!" disse stringendo le mani della bambina nelle sue, chinandosi e abbracciandola affettuosamente. Poi si rialzò, tenendo la bimba in braccio. Prese a salire le scale di corsa. La stanchezza sembrava sparita totalmente. Fiore le sorrideva, aggrappata alle sue spalle.
Arrivarono sul piazzale correndo. Vedendo Elmo e Neve al centro della folla assieme al Nonno, Jean posò gentilmente a terra Fiore, precipitandosi ad abbracciare l'uomo che aveva imparato ad amare. "Elmo! Oh, non osare! Non osare partire per la guerra uomo, o io ti... ti..." disse, ansimando per la corsa. Il guerriero la guardò allibito, come anche tutti i presenti. Poi ci fu una risata generale. Jean si guardò attorno confusa, perché ridevano tutti? Anche Neve e il Nonno! Arrossì fino alla radice dei capelli, senza però smettere di stritolare Elmo con un abbraccio da orso!
"Donna! Smetti di dire idiozie! Non vado da nessuna parte! Tu piuttosto, non eri distrutta dalla stanchezza? Perché sei venuta fino a qui?" esclamò Elmo preoccupato. Non si divincolò però dall'abbraccio. "Su, calmati cara Grazia... abbiamo un piano..." provò a dire per calmarla. Tra i paesani ci fu chi sorrise a quella scena, mentre uno degli ex-reietti commentò ridendo; "Ehi, Elmo! Ti ha preso all'amo eh? Ecco un altro di noi che finisce come un pesce nella rete... ouch!" non finì la frese a causa di un calcio sferratogli da una ragazza che gli si affiancava. La folla rise ancora di più. "Ehi, che fai Viola? Ma no, non mi riferivo anche a te, su calmati..." disse cercando di calmare la ragazza infuriata. Le risate raggiunsero l'apice.
"Oooh, ci voleva una bella risata per sdrammatizzare..." disse il Nonno, asciugandosi gli occhi dalle lacrime, tanto aveva riso. "Sembra che la Grazia Divina ci abbia raggiunto, miei compaesani. E' il momento di riassumere il piano elaborato da Neve." disse improvvisamente serio l'uomo, facendo un cenno alla fanciulla. Jean, felice di non essere più al centro dell'attenzione, ancora imbarazzata, concentrò la sua attenzione su Neve, che si trovava vicino al Nonno. La ragazza parlò con voce chiara e intensa. Sembrava un generale, anzi una sacerdotessa guerriera, non certo una piccola orfana.
Capitolo 19, Strategia e sentimento
"Sia chiaro che chi non è presente ha rinunciato alla possibilità di dire la sua. Tutti noi sapevamo della riunione di stasera, che nessuno possa addurre l'ignoranza come scusante per tirarsi fuori. Questo è il piano a cui abbiamo acconsentito tutti..." fece una pausa ad effetto.
"Daremo a Centromonte quello che vuole... e anche di più. Avendo egli fatto lo stesso ultimatum ai villaggi del suo dominio, ci ha permesso di unirci tutti in un unica volontà." fece un cenno di inchino ai rappresentanti dei sette villaggi limitrofi, venuti anch'essi alla riunione.
"I nostri uomini andranno nel campo dell'esercito come stabilito, ma non saranno i soli. Tutti noi ci muoveremo di nascosto, fino a disporci nelle vicinanze del passo di Monterosso. Poi, la notte prima della battaglia, i precettati creeranno una distrazione nell'accampamento, permettendo ad una squadra di incursori di far fuggire i cavalli dell'esercito." prese un ramo e cominciò a tracciare uno schema sul terreno del piazzale.
"La parte più difficile sarà fare lo stesso con i cavalli del nobile Fiumerosso. Per compiere questa impresa dovrò andare io con Tempesta, assieme a chiunque se la senta di aiutarmi. Quel cavallo è un capobranco molto potente, i cavalli dei guerrieri di Fiumerosso lo seguiranno sicuramente. Il nostro obiettivo non è rubare tutti i destrieri dei due schieramenti, ma quanti basta per farci inseguire."
Tracciò due linee curve vicine tra loro in corrispondenza delle convessità. Poi disegnò due cerchi, sopra e sotto lo stretto passaggio che rimaneva tra le due linee. "Le due linee sono i colli di Monterosso. I cerchi rappresentano gli accampamenti avversari. Lo spazio fra le linee è il passo di Monterosso. Entrambi gli schieramenti sanno bene che non sarebbe saggio combattere al passo. I servitori-guerrieri sono abili cavalieri e passabili arcieri, ma nello spazio ristretto del passo dovrebbero combattere a piedi. I cavalli sarebbero un ostacolo. Quindi aspetteranno che l'altra fazione faccia la prima mossa, esponendo le sue truppe ad un attacco mentre escono dal bosco ai piedi della montagna. Alla fine uno di loro si stuferà di aspettare e attraverserà il passo. Probabilmente sarà Centromonte, visto che è lui l'aggressore. In ogni caso non si muoveranno di notte. Ne approfitteremo rubandogli i cavalli e scappando verso il passo, da entrambe le parti." disegnò due linee che partivano dal centro dei due cerchi e convergevano verso il passo. Jean cominciò a capire dove Neve volesse andare a parare. Prese la parola.
"Vuoi farti inseguire da entrambe le parti fino al passo? Così le avanguardie dei due eserciti si scontreranno al buio, e non essendo certi del numero degli avversari avvertiranno il grosso delle loro truppe di un possibile attacco notturno! Arriveranno scoordinati al passo, di notte e a piedi! Sarà un massacro! E se noi saremo appostati nel bosco..." alzò lo sguardo dal diagramma sul terreno per guardare in volto Neve. La fanciulla aveva un espressione fredda e determinata. "Diabolico..." disse Jean con un sorriso storto a cui Neve rispose con un cenno del capo.
"Ohi! Le tue donne fanno paura, Elmo!" disse uno dei paesani impressionato. Lui aveva dovuto farsi spiegare il piano tre volte prima di capirlo, mentre la signorina Grazia aveva intuito tutto a metà spiegazione. Tutti lì sapevano che Elmo addestrava la donna a combattere da mesi, e che in soli sette giorni aveva appreso a sufficienza da uccidere in duello il terribile Tigre. Annuirono il loro assenso alla frase del compaesano, segretamente grati che quelle due fossero dalla loro parte!
"E non sapete ancora cosa può fare la piccola Fiore!" disse serio Elmo. Tutti guardarono la bambina preoccupati. Fiore gonfiò il petto, sbuffando dalle narici. "Sono un portento quando tiro i sassi!" disse la bimba mettendo la mano sinistra sull'incavo del gomito destro, facendo roteare il braccio. La scenetta della bambina rasserenò gli animi, riportando il sorriso sulle bocche dei paesani. Jean arruffò i capelli di Fiore, strizzandole l'occhio. "Grazie ancora per 'quel' tiro, cara Fiore." le disse sottovoce sorridendo. La bimba sorrise a sua volta.
Il Nonno richiamò l'attenzione. "Siamo tutti d'accordo. Domani tutti quelli che dovranno andare al campo del nobile Centromonte si presenteranno all'alba nella piazza del villaggio. Nel frattempo alcuni di voi scorteranno i rappresentanti degli altri villaggi alle loro case, per aiutarli ad illustrare il nostro piano e coordinare gli spostamenti. Andate, non c'è un minuto da perdere!" A queste parole seguì un coro di "SI!" gridati con decisione. Oramai avevano fatto la loro scelta, non si tornava indietro.
Più tardi la sognatrice e i suoi amici si ritrovarono a casa. I ragazzi erano comprensibilmente eccitati dalla prospettiva di combattere una battaglia, una rivoluzione e una scorreria, tutte contemporaneamente! Elmo discuteva con Jean. "Cara Grazia, non puoi pretendere che me ne stia tranquillo a casa mentre i miei amici combattono!" diceva l'uomo alla donna preoccupata.
"Ma la tua gamba? Non sarai in grado di manovrare! Ti trafiggeranno come un fantoccio da allenamento! Poi ti legheranno ad un carro e ti trascineranno davanti alle mura della città, ed io piangerò disperata!" diceva Jean melodrammatica. Persa nell'immaginare la scena, aveva confuso un brano dell'Iliade con la loro situazione.
"Ma quale carro? Quali mura, di quale città? Donna, a volte non ti capisco! Ma puoi star certa che non intendo partecipare alla battaglia a terra. Accompagnerò Neve nella scorreria a Fiumerosso. Avrà bisogno di qualcuno che la protegga, visto che non abbiamo uomini in quell'accampamento." rispose Elmo, cercando di calmare Jean. Dentro di se era invece molto contento che la donna si preoccupasse per lui. "Andando avanti così diventerò un pappamolle... me lo diceva il babbo, che le donne sono la fine dei guerrieri." pensava ridendo tra se e se.
"Bene, è deciso allora! Verrò anche io! Due guerrieri sono meglio di uno. Ti terrò d'occhio!" disse la sognatrice mettendosi due dita di fronte agli occhi e poi girandole verso Elmo.
"Verremo tutti!" gridarono tutti i ragazzi, inclusa Fiore. Primavera batteva le mani felice.
"Non se ne parla!" dissero contemporaneamente Elmo e Jean. I due si guardarono a vicenda sorridendo, poi Elmo proseguì. "Non è il caso di portare Primavera, è troppo piccola. E qualcuno dovrà rimanere per badare a lei..."
"No! Io vengo! Senza di me Grazia sarebbe morta!" strillò Fiore! "Non mi lascerete a casa! Possiamo lasciare Primavera a casa della Nonna, no?" disse riguadagnando la calma.
Jean guardò la bambina con occhi diversi. Quando l'aveva vista la prima volta l'aveva giudicata più piccola per via della statura minuta, ma oramai sapeva che aveva quasi dieci anni. Le dure esperienze della sua breve vita l'avevano indurita come la sognatrice non avrebbe mai pensato fosse possibile. Sospirò... in effetti le doveva la vita. "Per me va bene." disse arrendendosi.
"Cooosa? Ma che dici, donna? Ti si è seccato il cervello forse? Non è il caso che..." disse Elmo, fermandosi quando Neve gli posò una mano sulla spalla.
"Ne ha il diritto, signor Elmo. E' stata parte della storia dall'inizio, e ne vedrà la fine. Tutti dovrebbero poter difendere ciò che hanno a cuore, e la cara Fiore ha dimostrato di poterlo fare." disse pacata, ritirando la mano. Fiore annuì seriamente, seduta composta sui talloni. La bimba si inchinò fino a poggiare quasi la testa a terra, con le mani poggiate sulla stuoia ai lati delle tempie.
"Ti prego, signor Elmo! Ti prego! Lasciami venire con voi! Vi sarò utile, lo giuro!" disse la bambina con la voce rotta. Era quasi in lacrime. Anche Furetto e Primo la imitarono. Persino Primavera tentò di inchinarsi, finendo buffamente per eseguire una capriola. Jean prese in braccio la bimbetta, rassettandole la tunica, mentre Elmo chiudeva gli occhi e incrociava le braccia, assorto nei suoi pensieri. "E sia! Verrete tutti e tre con noi. Ma seguirete alla lettera i nostri ordini, sono stato chiaro? Nessun colpo di testa, o vi scuoio le chiappe a suon di scapaccioni! Capito?" disse perentorio l'uomo.
I ragazzi risposero in coro felici "Sì, capo!" inchinandosi ancora. Poi per un attimo regnò il silenzio. Neve ne approfittò per interloquire. "Ora che avete promesso di obbedire, cominciate andando tutti a letto. E' tardi e domani ci dovremo alzare presto! Su, sotto le coperte!" disse seria, seguita da una serie di esclamazioni di sconforto da parte dei ragazzi. Primavera già dormiva, cullata dalle braccia di Jean.
Elmo osservava la donna con tenerezza. La vedeva forte e vulnerabile, dura e incredibilmente dolce... non capiva proprio le donne, ma sicuramente quella gli piaceva assai. Sospirò immaginandola cullare nello stesso modo un loro futuro figlio... ora capiva cosa aveva voluto dire il padre anni prima. Le donne... la fine dei guerrieri e il principio degli uomini. A quel tempo non aveva inteso affatto, confuso dallo sguardo sognante del padre. "Pensavi alla mamma, vero papà? Che amavi più di tutto e che ti lasciò alla mia nascita... Non sarò più ne un fantoccio in preda all'ambizione, ne un miserabile sconfitto dalla vita. Sarai orgoglioso di me, vedrai." pensava in cuor suo mentre Jean metteva a letto la piccola Primavera. Le si avvicinò, poggiandole una mano sulla spalla. La donna comprese subito, sorridendo. Tenendosi per mano presero le loro stuoie e uscirono nella calda notte estiva. Neve sorrise loro, annuendo col capo. Era ora che quei due si concedessero un po' di intimità.
Il mattino dopo, prima dell'alba, la fanciulla si alzò. Non dormiva mai molto. Prendendo una gerla ed un falcetto si diresse ai prati erbosi prospicienti la foresta. Come tutte le mattine andava in cerca di erbe edibili o medicinali. Giunta sul posto inspirò profondamente gli odori dell'estate, che le erano così nuovi ed esotici. Chiudendo gli occhi mosse le dita dei piedi nel terriccio, cercando di fare sue le sensazioni che provava, così diverse da tutto quello che aveva provato fino a solo un anno prima... Venne distratta dal suono tremulo e triste di un flauto, che veniva da poco lontano. Curiosa si mosse verso l'origine del suono. Vide che si trattava di un ragazzo che suonava il flauto seduto su una roccia coperta di muschio al limite della foresta. Riconobbe subito il giovane Sagace!
Da quando lo aveva conosciuto, tre mesi prima, aveva fatto di tutto per evitarlo. Impresa difficile visto che ogni giorno veniva alla loro fattoria per insegnar loro a lavorare le risaie. Quel ragazzo era così serio e compassato, colto e assennato, così simile a lei! Non poteva fare a meno di volerlo conoscere meglio... e questo era un male. Amicizia e affetto poteva controllarli, ma se fosse andata oltre? Sarebbe riuscita a fare quello per cui era giunta in quella terra? La tristezza della splendida melodia la spinse ad avvicinarsi, come presa da un incantesimo. Si ritrovò alle spalle del ragazzo, senza essersene accorta! Sagace si girò di colpo, sorpreso.
"Oh! Siete voi signorina Neve! Mi avete colto alla sprovvista." disse alzandosi in piedi ed inchinandosi educatamente.
"Scusatemi voi, signor Sagace. Non è appropriato sorprendere le persone alle spalle. Mi scuso per la mia scortesia." rispose Neve, inchinandosi anche lei.
I due ragazzi si guardarono in volto per un lungo momento. Poi Neve spezzò il silenzio. "La vostra melodia era bellissima, ma molto triste. Posso chiedervi il perché di tanta mestizia?" osò chiedere. Aveva stranamente il fiato corto e si sentiva stupida, una sensazione nuova per lei.
"Oh, mi spiace di avervi intristito con la mia musica. Pensavo di essere solo. Sapete... sono stato scelto per unirmi al gruppo degli uomini che andrà con l'esercito del nostro signore Centromonte." disse pacatamente. Neve per una volta non ebbe nulla da dire.
Il ragazzo proseguì; "Non mi faccio illusioni, non sono un guerriero e nemmeno un uomo forte. Probabilmente non tornerò mai più indietro. Ma farò il mio dovere fino in fondo. Spero di essere capace di contribuire alla riuscita del piano." volse lo sguardo a terra, incapace di reggere lo sguardo della fanciulla.
"Io... io non sono coraggioso come voi. Cavalcherete persino dentro il campo dei Fiumerosso! Non posso pensare che avrei il coraggio di fare una cosa del genere, e credo... credo che siate molto coraggiosa e intelligente e..." strinse i pugni lungo i fianchi dall'imbarazzo, "...e vi trovo bellissima!" disse quasi strillando. Mentre parlava divenne rosso come un pomodoro, ma fortunatamente nella scarsa luce prima dell'alba non si notava.
Si inchinò profondamente alla fanciulla, pensando di averla offesa con le sue parole. Dopotutto non aveva detto nulla, probabilmente indignata per la sua sfacciataggine. "Mi spiace, perdonatemi!" disse inchinandosi ancora, per poi allontanarsi camminando rigido come un fantoccio.
Neve era rimasta silenziosa, ma non certo per l'indignazione. In realtà era sconvolta. Non aveva fatto nulla per farsi amare da quel ragazzo! Certo non l'aveva incoraggiato. E ora capitava tutto ciò. Portò le mani al petto, lasciando cadere a terra gerla e falcetto. Chinò il capo, presa da una profonda tristezza mista alla gioia. Un sentimento dolce e amaro al contempo. "Oh, padre mio! Non mi avevi avvertito di ciò! Come farò, oh come farò!" disse piangendo. Le sue lacrime caddero sull'erba, brillando come cristalli alla prima luce dell'alba.
