NEVE, parte VII

Capitolo 20, Scorreria

Erano passati sei giorni dalla partenza degli uomini precettati dai guerrieri-servitori del nobile Centromonte. Secondo quanto riferito dagli osservatori, inviati a seguire l'esercito, quest'ultimo si era infine accampato nella valle ai piedi del passo di Monterosso. Quella notte ci sarebbe stata la resa dei conti.

Dopo estenuanti discussioni fra gli anziani dei vari villaggi, il Nonno era stato eletto generale della neonata "Confederazione di Monterosso", nome coniato dalla sognatrice e subito piaciuto a tutti per la sua esoticità. Jean dubitava che quella gente avesse capito il concetto di federazione, sebbene avesse cercato di spiegarlo, ma era riuscita a far cucire alla Nonna una bandiera blu con sette stelle bianche in cerchio, come simbolo dell'alleanza.

"Probabilmente gli è piaciuta la bandiera, più che il nome..." pensò sogghignando. Si aggiustò meglio il copri-fronte di acciaio che Elmo le aveva dato. Indossava anche un armatura che le copriva il petto ed il ventre. Bracciali e gambali di legno istoriato completavano la corazza. Al di sotto portava una tunica bianca. Elmo, mentre le faceva dono di quell'indumento candido, le aveva spiegato che per il loro popolo il bianco era segno di lutto, e giacché in guerra ci si può ragionevolmente aspettare di morire... "Che tradizione del cavolo!" disse ad alta voce.

L'inaspettato suono emesso dalla sognatrice diede fastidio ai loro cavalli. Vento sbuffò leggermente, mentre i destrieri di Furetto, Primo e Fiore si agitarono innervositi. Solo Tempesta e il cavallo di Elmo, da lui chiamato 'Pentola', rimasero immobili.

"Zitta, Grazia." la rimproverò Elmo sussurrando. "Nessun rumore fino a quando non saremo vicini all'accampamento di Fiumerosso." L'uomo si guardò attorno per l'ennesima volta. Attraversare il bosco di notte sarebbe stato impossibile, sopratutto con dei cavalli. Percorrere il passo, pattugliato da entrambi gli schieramenti, un impresa suicida. Avevano dovuto quindi percorrere un sentiero dei boscaioli che passava a mezza costa, sempre nel bosco, ma molto più in alto. Avevano coperto di telo di lana gli zoccoli delle loro cavalcature e si erano mossi solo all'alba ed al tramonto, quando le ombre della montagna o del bosco li mascheravano. Oramai erano riusciti a superare il passo ed erano entrati nel territorio di Fiumerosso. La Sognatrice pensò che nessuno usasse spesso quella mulattiera infame... aveva pensato di morire precipitando almeno tre volte.

"Si, ho capito, ma siamo ancora lontani, o no?" rispose sussurrando anche lei. Elmo alzò gli occhi al cielo e gli fece segno di tagliarsi la lingua. Quell'uomo sapeva essere indisponente a volta, pensò Jean. In ogni caso oramai erano quasi sul bersaglio. Che fossero arrivati sin lì era già un miracolo. Avevano dovuto persino rubare i cavalli al capo villaggio. Per fortuna era bastato un cenno di Neve al bianco Tempesta per far scappare l'intero branco fuori dal maneggio. Nella confusione che si era venuta a creare erano montati sui cavalli, per poi defilarsi rapidamente. Le guardie erano state troppo occupate a recuperare le bestie rimaste in zona per potergli correre dietro.

Elmo fece un segno con la mano, che Jean non capì assolutamente. L'uomo si girò scocciato e le fece capire che doveva fermare il cavallo. Quando tutti si furono immobilizzati rimase in ascolto, per due minuti buoni. Poi disse sottovoce; "Siamo arrivati. L'accampamento è sotto di noi, lungo quel crinale. Seguitemi, c'è un punto dove possiamo scendere senza rischiare di azzoppare i cavalli. Massimo silenzio da ora in poi. Ricordatevi il piano. Neve in testa, io alla destra e Grazia alla sinistra, leggermente più indietro. I ragazzi in mezzo. Gettate sassi a tutti i cavalli che vedete, e dentro i falò. Cercate di spargere più scompiglio possibile. Restate bassi sulla groppa dei cavalli. Veniteci sempre dietro. Se qualcuno cade, ci pensiamo io e Grazia. Non tornate indietro, chiaro? Seguite sempre Neve." attese un cenno d'assenso da parte di tutti i presenti. Non erano soli, con loro erano venuti anche altri sei paesani, che però erano cavalieri meno sicuri dei ragazzi. Probabilmente sarebbero stati solo di peso, ma avevano insistito per venire anche loro. Uno di essi era il signor Pesco, guarito miracolosamente in soli due giorni, che si voleva sdebitare con Jean. La moglie per poco lo ammazzava, dandogli dello stupido a voler rischiare la vita un altra volta. La sognatrice non poteva biasimarla.

Scendendo lungo il crinale, approfittando degli ultimi bagliori di luce della giornata, arrivarono in posizione. Il bosco si diradava, mostrando l'accampamento di Fiumerosso. Illuminato dai fuochi, consisteva in un centinaio di tende disposte disordinatamente attorno al padiglione del nobile. Il recinto dei cavalli, poco più che una corda legata a delle lance infisse nel terreno, era sorvegliato da un gruppo di tre guardie. Non si aspettavano un attacco da quella parte del bosco. Il sentiero che avevano percorso era noto solo ai boscaioli del villaggio. L'improvvisata banda di scorridori rimase in attesa del segnale, un fuoco che si doveva accendere sul picco montano sul lato opposto della loro posizione. Mentre attendevano, rimossero le imbottiture dalle zampe dei cavalli.

L'attesa era snervante, il cavallo si muoveva infastidito dalle mosche, e l'armatura le prudeva da tutte le parti. Oltre a tutto, un timore cieco di rimanere ammazzata o di perdere i suoi cari attenagliava lo stomaco della sognatrice. "Chissà se tutti provano la stessa paura? Neve ed Elmo sono calmissimi, ma il signor Pesco sta sudando parecchio... Come vorrei non essermi fatta convincere a far venire anche Fiore..." pensava mentre aggiustava per l'ennesima volta il copri-fronte, che tendeva a caderle sul naso. Avrebbe dovuto stringerlo meglio, ma per riuscirci doveva passare a qualcuno la sua arma, la fida lancia lunga-fascia. Stava per farlo quando il segnale si accese. Elmo fece cenno di procedere, e tutti spinsero i cavalli al galoppo.

Finalmente in moto, Jean si scordò della paura. Aveva troppe cose a cui badare. Nonostante la pratica di quei mesi, nessuno di loro, Elmo a parte, era un vero guerriero, nemmeno lontanamente. Fortunatamente le sentinelle, distratte, li notarono solo all'ultimo. Per non essere travolti da quella banda di forsennati si fecero rapidamente da parte, impiegando qualche secondo a capire cosa stesse succedendo. Jean non si fece pregare e calò la lama della sua lancia sulla corda del recinto dei cavalli, senza però fermarsi. Elmo fece lo stesso, mentre neve faceva compiere a Tempesta un balzo prodigioso, che portò la coppia in mezzo al recinto. Tempesta lanciò un possente nitrito, per poi scattare in avanti, nel momento in cui le corde tagliate si afflosciavano. I cavalli dei servitori-guerrieri, spinti da un istinto primordiale, obbedirono al magnifico capobranco e gli corsero dietro. I più restii vennero convinti da Fiore e i ragazzi, a colpi di sasso sulle natiche. L'intero gruppo passò attraverso l'accampamento seminando il panico.

Arrivati vicino al padiglione del nobile Fiumerosso, i guerrieri-servitori erano ormai allertati. Le guardie personali del feudatario erano di tutt'altra pasta rispetto alle sentinelle. Mentre il gruppo di cavalli passava loro davanti, presero gli archi e scoccarono varie frecce. Jean si accorse di un dardo diretto verso di lei solo grazie alla 'vista'. Un attimo prima che la freccia la colpisse aveva visto una se stessa blu cadere di cavallo con una freccia nel collo, mentre una sua copia in rosso muoveva la lancia in un tondo rapidissimo. Seguendo i movimenti suggeriti dal suo potere, deviò la freccia di un pelo. Questa rimbalzò sul copri-fronte, facendolo scivolare via. Se quest'ultimo fosse stato ben fissato probabilmente le si sarebbe rotto il collo per la forza del colpo. Una fortuna nella sfortuna. Elmo venne colpito da alcune frecce, rese innocue dalla corazza che indossava. Neve invece ne deviò ben quattro, utilizzando solo un ramo pieno di foglie, simile a quello che aveva usato mesi prima per 'esorcizzare' per scherzo la sognatrice. Jean non fece in tempo a chiedersi come potesse riuscire in una simile impresa, in quanto era troppo presa a fare scudo col suo corpo ai ragazzi, che continuavano a strillare e lanciare pietre da tutte le parti.

Miracolosamente riuscirono ad attraversare l'accampamento senza perdite. I servitori-guerrieri di Fiumerosso riuscirono a catturare alcuni cavalli per inseguirli. Dalle loro grida si capiva benissimo che credevano si trattasse di una scorreria di Centromonte. Sino ad allora il piano era filato liscio. Galoppando a più non posso, il gruppo salì la strada del passo, superando le sentinelle che lo controllavano. Queste, non aspettandosi qualcuno proveniente dall'accampamento alle loro spalle, non fecero nulla per fermarli. Tanto per aggiungere il danno alla beffa la sognatrice si mise a gridare; "Grazie per i cavalli, gloria a Centromonte!" dopo che li ebbe superati. Ovviamente non la presero bene, e si unirono agli altri inseguitori.

Arrivati alla sommità del monte tirarono un sospiro di sollievo. Il secondo gruppo stava arrivando al galoppo dritto di fronte a loro. Anche i cavalli di Centromonte erano stati rubati. Come previsto dal piano i due gruppo si mescolarono in un confuso circo equestre, per poi sparpagliarsi verso la foresta in tutte le direzioni. Poco dopo i due gruppi di inseguitori raggiunsero il passo e si videro vicendevolmente. Con soddisfazione Jean udì grida di sfida e il cozzare delle spade. Il piano aveva funzionato perfettamente. Ora sarebbe stato meglio levare le tende. Pochi minuti più tardi, in una radura in mezzo al bosco, si ritrovarono a ridere sollevati per la fortuna di essere ancora vivi. Il signor Pesco si era beccato una freccia in una natica, più che altro un imbarazzo, ma la moglie l'avrebbe preso in giro per mesi per quella ferita. Ad un certo punto Furetto lanciò un grido angosciato; "Fiore? Fiore! Qualcuno ha visto Fiore? Fiore dove sei?". Il cavallo della bimba era con loro nella radura, ma senza cavaliere.

Capitolo 21, Incontro al vertice

Fiore imprecò orribilmente, per l'ennesima volta. Nei tre anni che aveva vissuto come mendicante aveva arricchito il suo vocabolario con una lunga lista di sconcezze. La defunta madre le avrebbe scudisciato il fondo schiena se l'avesse sentita in quel momento. La bimba d'altronde, era comprensibilmente scocciata, oltre che spaventata. Il suo cavallo, battezzato 'Fulmine', era stato colpito di striscio da una freccia proprio mentre raggiungevano la sommità del passo. L'aveva disarcionata di colpo, sbalzandola via di parecchi metri. La bambina, leggera e agile, era miracolosamente rotolata sul terreno senza rompersi nulla. Era rimasta stordita per un po' e, quando ebbe ripreso i sensi, si era trovata ai margini di una battaglia. Sgattaiolando via più in fretta possibile, era riuscita ad arrivare nel bosco, in cui si era subito irrimediabilmente persa.

"Non è colpa mia!" diceva sottovoce. "Io non conosco questa parte del bosco". Non aveva osato chiamare i suoi amici, per paura di attirare l'attenzione di qualche Servitore-guerriero assetato di sangue, o peggio... Così si era diretta a valle, sperando di raggiungere uno dei gruppi di paesani armati che, secondo il piano, avrebbero dovuto convergere verso il passo. Invece non ne aveva incontrato alcuno, arrivando di fronte ad una casetta nel bosco. Questa era circondata da guerrieri-servitori armati di tutto punto e decisamente all'erta.

"Ma cosa ci fanno qui?" pensò incuriosita da suo nascondiglio nei cespugli. Stava per avvicinarsi per vedere meglio, quando una mano la prese per la spalla, ed un'altra le si posò sulla bocca. Cercò di strillare, terrorizzata, ma le venne fuori solo un sordo "umghhh".

"Fiore? Che ci fai qui?" disse una voce alle sue spalle. "Ahi! Non mi mordere le dita! Sono io, Sagace!" disse ancora la voce, facendola girare, perché potesse vederla in volto. E in effetti era proprio Sagace, il nipote del Nonno. Sporco di polvere e con la tunica piena di foglie e rametti, ma in buona salute.

"Che ci fai TU qui?" gli chiese la bambina sottovoce. "Non dovresti essere nel bosco, a cavallo, con gli altri?". Il ragazzo arrossì violentemente a quella domanda, lasciandola libera di muoversi.

"Ehem... io non so cavalcare bene e... sono caduto e... rotolato nel bosco. E poi mi sono perso... Scusa!" disse infine inchinandosi.

Fiore gli diede un pugno in testa, esasperata. "Che ti inchini a fare, scemo! A me è andata più o meno nello stesso modo. Almeno siamo vivi." disse sollevata. Si girò verso la casa sorvegliata. "Ma quelli che ci fanno qui? Portano le insegne di tutti e due i nobili." osservò incuriosita.

"Hai ragione. Forse Fiumerosso e Centromonte avevano programmato un incontro diplomatico proprio stasera!.Se così fosse, la cosa gioca a nostro favore. I loro eserciti saranno meno coordinati, e se riusciamo ad avvertire gli altri che i due nobili sono qui, li potremmo catturare tutti e due in un sol colpo!" rispose il ragazzo eccitato.

"Non so... voglio sentire cosa dicono." disse ancora Fiore con un espressione birichina sul volto. "Andiamo a sentire, c'è un albero che si piega proprio sopra al tetto. Se ci arrampichiamo lì non ci troveranno e noi vedremo tutto dalla finestra."

"Ma sei pazza? Non siamo mica degli infiltratori, noi due. Ci ammazzeranno in batter d'occhio!" rispose Sagace, ora decisamente spaventato.

"Non fare il bambino, andiamo." disse Fiore sgattaiolando verso l'albero incriminato, passando per il sottobosco. Sagace sospirò rassegnato e le andò dietro, aspettandosi di morire orribilmente da un momento all'altro.

I due furono invece molto fortunati. I Servitori-guerrieri delle due fazioni erano molto più impegnati a tenersi d'occhio l'un l'altro che a fare la guardia. Così i ragazzi riuscirono nell'impresa di salire sull'albero. Da lì si vedeva effettivamente tutto quello che succedeva nella casa, da una finestra parzialmente crollata disposta sul tetto. L'interno della stamberga era simile a quello di tutte le case della valle. Un unico ambiente illuminato da un focolare posto al centro del pavimento, in una fossa contornata da pietre. I due nobili sedevano sui talloni, uno di fronte all'altro, spalleggiati ciascuno da tre guardie del corpo. Il nobile Fiumerosso stava parlando concitato. "Che cosa significa tutto questo, Centromonte! Eravamo d'accordo sul fingere una rivalità per tenere buoni i contadini, ma spostare tutto l'esercito al passo mi sembra andare oltre. Vi intimo di ritirare le truppe entro domani, o mi vedrò costretto a muovervi guerra!" concluse quasi strillando.

Centromonte ascoltava lo sfogo del suo pari con assoluta calma. Non disse nulla, limitandosi ad osservare il nobile come se fosse stato un insetto interessante che gli ronzava di fronte. Questo atteggiamento sembrò innervosire Fiumerosso ancora di più. "Basta! Dica qualcosa, o me ne andrò, e dopo ciò parleranno solo le nostre spade!" Queste parole sembrarono riscuotere il suo interlocutore.

"Andartene? No, questo non posso permettertelo, piccolo idiota. Ho bisogno che tu rimanga qui, vicino, più vicino..." disse sporgendosi in avanti, come a voler abbracciare l'altro uomo. Questi si tirò indietro sorpreso. I servitori-guerrieri si intromisero tra i due nobili, pronti a sfoderare le spade. Sull'albero, Fiore sussurrò a Sagace; "Dai, che si ammazzano tra loro e ci fanno un favore..."

Fiumerosso si era alzato in piedi, arretrando verso la porta. Centromonte fece un gesto ai suoi uomini, indicando di togliersi di mezzo. Questi, stupiti, fecero come ordinato. Il nobile, ancora seduto, parlò con voce arida, come se avesse della sabbia in gola; "Non ... andrete ... da ... nessuna parte... ora ... siete ... miei ..." Poi dalla sua bocca fuoriuscì un orribile fumo nero! Animata da forze incomprensibili, la sostanza gassosa si mosse nell'aria come un serpente oleoso, insinuandosi rapidissima nella bocca e nelle narici di tutti gli uomini di Fiumerosso! Questi si agitarono in preda a spasmi incontrollabili, per poi cadere a terra esanimi.

Fiumerosso arretrò ancora, sbattendo con le spalle sulla porta chiusa. Si girò strillando come un ossesso, cercando di aprirla, ma i fumi lo reclamarono prima che potesse uscire. I guerrieri-servitori di Centromonte osservarono inorriditi il loro signore, mentre questi inalava soddisfatto il fumo, come se avesse appena portato a termine un ottimo spuntino. "Il vostro signore vi spaventa? Peccato, avreste potuto essermi ancora utili. Dovrò divorare pure voi, sembra." disse l'uomo, emanando una spettrale luce blu dagli occhi. In quel momento la porta si spalancò, aperta dall'esterno, e tutti i guerrieri rimasti di guardia si precipitarono dentro alla casa, proprio mentre quelli che vi si trovavano dentro cercavano di fuggire.

I due ragazzi, dalla loro posizione di vantaggio sull'albero, avevano visto anche troppo per i loro gusti. Senza dire una parola, muti dal terrore, scesero dall'albero e fuggirono con le ali ai piedi verso valle, mentre le urla dei guerrieri-servitori risuonavano nella casa.

Nel frattempo la battaglia era giunta al momento decisivo. I due schieramenti, privi di guida, si erano finalmente scontrati al passo, in una dura battaglia alla luce della luna. Senza accorgersene, erano stati circondati da innumerevoli contadini, guidati dal Nonno e dai rappresentanti degli altri villaggi. Da una radura da cui si vedeva il passo, il vecchio artigiano sospirò. Non avrebbe voluto giungere fino a quel punto, ma i due nobili non gli avevano lasciato scelta. Fece un gesto e i presenti accesero immediatamente i falò di segnalazione preparati in precedenza. All'accendersi di quei fuochi rispose presto una miriade di altri fuochi, accese in tutto il bosco. Con un grido fragoroso tutta la folla di paesani armati, esasperati dai continui soprusi, diede voce alla propria ira gettandosi sui guerrieri-servitori impegnati in battaglia. Il massacro durò parecchie ore, e nessuno venne risparmiato dalla rabbia della folla. Il Nonno, seduto su uno sgabello, assistendo a quel tremendo spettacolo non riuscì a trattenere le lacrime. "Volevamo solo vivere in pace... perché tutto questo? Perché?" diceva sottovoce, mentre i suoi aiutanti esultavano agitando la loro nuova bandiera.

Durante il massacro, Elmo, Neve, Jean e i ragazzi avevano cercato Fiore nella foresta, chiamandola a gran voce. Alla fine fu Furetto a sentire la flebile risposta. Scendendo di cavallo con l'agilità dell'animale di cui portava il nome, si precipitò nel sottobosco fino a trovare la bambina dispersa. Fiore era rimasta nascosta dentro la tana di un qualche animale, abbracciata a Sagace. Entrambi bianchi dalla paura. Aveva sentito le voci che la chiamavano, ma non aveva osato rispondere fino a quel momento, per il terrore di essere sentita dal mostro che era diventato Centromonte.

"Fiore! Sei viva! Oh Fiore!" disse Furetto abbracciando la bambina. Guardò malissimo Sagace, spingendolo via. Ai suoi occhi il ragazzo era responsabile della sparizione della ragazzina. Dopo pochi attimi giunsero anche gli altri. Quando vide Neve, Sagace sospirò calmandosi. Uscendo dalla tana si spazzolò la tunica poi, con voce calma, disse; "Credo che Centromonte sia un demone. Ha divorato i suoi uomini e quelli di Fiumerosso, e anche il nobile Fiumerosso... Lo abbiamo visto un po' di tempo fa io e Fiore. Forse dovremmo scappare..." a quelle ultime parole fu sopraffatto dalla stanchezza e dalla paura e svenne. Jean si precipitò a controllare che non fosse ferito.

Fiore stava piangendo a dirotto tra le braccia di Furetto, che cercava di calmarla con parole dolci. Neve guardò Elmo e la sognatrice con uno sguardo perplesso. Poi si inginocchiò vicino ai due, accarezzando la fronte della ragazzina con la mano fresca. "Cara Fiore, sei al sicuro ora. Calma piccola mia." La bambina smise subito di piangere, tirando su il nasino. "Quello che ha detto Sagace è vero? Cerca di ricordare." disse con voce tranquilla.

La bambina annuì vigorosamente poi, come se si fosse rotta una diga, raccontò loro tutto quello che le era successo da quando si erano separati. Elmo la guardò incredulo. "Non vorrai darmi a bere che Centromonte è divenuto un demone? Andiamo, non è possibile... no?" chiese, accorgendosi che sia Neve che la sognatrice parevano mortalmente serie.

Capitolo 22, Il Rosso e il Blu

"Suvvia, non potete crederci veramente!" ribadì il guerriero. "Non ha nessun senso!"

"Eppure ci sono cose in cielo e in terra che sfuggono alla comprensione umana, caro Elmo." Rispose Neve pacata. La ragazza osservò la sognatrice. "Sembri avere qualcosa da dire, cara Grazia. Puoi renderci partecipi dei tuoi pensieri? Te ne prego."

Jean sospirò. "Non è proprio il momento adatto per parlarne, ma..." guardò Elmo con angoscia. "Caro Elmo, io non sono quello che sembro... mi spiace dirlo solo ora, ma... ecco..." si accorse di essere guardata con attenzione da tutti, tranne dal povero Sagace, incolume ma ancora svenuto. "Non so come spiegarlo, la storia che vi ho raccontato era vera, dico sul serio, ma c'è qualcosa di più. La tempesta che mi ha spinto fin qui non era una normale tormenta. Era... una cosa... magica. Non so come spiegarlo. La nave su cui mi trovavo ci 'volava' dentro, e io sono caduta fuori, atterrando sulla montagna."

Elmo sgranò gli occhi, mentre i ragazzi la guardavano stupefatti. Jean continuò la spiegazione. "La pietra magica che avevo viene da quella tempesta. Permette a chi la usa di vedere il futuro. Non molto lontano, solo pochi istanti, ma quanto basta per salvarti la vita da un incidente, o per colpire un nemico che ti sottovaluta. Per questo ti sono sembrata così brava con la lancia.." disse stringendo tra le mani l'arma. "Da quando sono stata sbalzata via dalla nave, io... vedo il futuro anche senza la pietra. Non so se il possederla a lungo mi ha trasferito questo potere o che altro... però quando si sta per verificare un evento nefasto o lo vedo, come un fantasma colorato di blu..."

Neve annuì. "E usare questa 'vista' ti stanca, non è vero? Per questo quando hai guarito il signor Pesco sei stata male. Hai cercato con tutte le tue forze un futuro dove si salvasse dalla ferita." osservò arguta. Elmo aggrottò le sopracciglia. Ora capiva molte cose. Doveva assolutamente sincerarsi di una di esse, quindi interruppe neve.

"Tu... mi hai ... stregato?" disse con voce rotta.

Jean scosse il capo angosciata. "No, mai, mai, mai! Non saprei nemmeno come fare! Te lo giuro! Vedo solo le cose che minacciano la vita di qualcuno e come evitarle. Credimi, ti prego!"

L'uomo scosse la testa. Non riusciva a capacitarsi di quello che sentiva. La donna gli venne incontro, cercando di abbracciarlo. Ebbe un moto di repulsione, ma durò solo un istante. "Ti credo, cara Grazia, ti credo...". Disse restituendo l'abbraccio. "Tutto ciò è veramente incredibile, ma in che modo riguarda Centromonte?" chiese l'uomo quando la sognatrice si fu calmata.

Jean ritrovò la calma. "C'entra eccome! Appena Fiore mi ha raccontato tutto ho visto i nostri spettri, di tutti noi, colorati di blu, morti stecchiti! E non solo noi, tutti gli alberi, l'erba, i cavalli, tutto! Capite cosa vuole dire? Centromonte ucciderà tutto e tutti! Come non lo so, ma lo farà, se non lo fermiamo!" disse angosciata.

Fiore singhiozzò di paura, stringendosi a Furetto. Primo rimase tranquillo, ma sudava freddo. A quanto pare i ragazzi le credevano. "Eppure hai detto che puoi vedere il modo di evitare le disgrazie, non è così cara Grazia?" chiese Neve.

Chiedendosi chi fosse veramente quella ragazza, la sognatrice rispose. "Si. Vedo dei fantasmi rossi. Indicano la salvezza. Ma seguirli mi costa energie. E a volte non li vedo affatto. In quel caso la malasorte è inevitabile."

Elmo sbuffò. "E allora? Diccelo donna! Che vedi ora?" insistette nervoso. I discorsi di mostri e magie non gli piacevano affatto. Lo facevano sentire insicuro.

Jean sobbalzò al tono dell'uomo, ma rispose. "Si... io vedo... una sola speranza. Ma non posso. Non posso dirlo!"

"Andiamo donna, parla e falla finita!" disse esasperato il guerriero.

"Dobbiamo affrontarlo noi." Disse secca Jean. "Siamo l'unica cosa rossa in un mare di blu. Questo significa che dobbiamo trovarlo e eliminarlo. Ma ancora non vedo come! Lo vedrò solo all'ultimo! E potrebbe significare la morte per qualcuno di noi, capite?"

"Bene. Andremo noi due. Neve accompagnerà i ragazzi al villaggio e..." Jean lo interruppe subito.

"Non hai capito. Se andiamo solo noi falliremo. Dobbiamo esserci tutti, anche Fiore! Solo Sagace non è incluso. Lui è blu come tutto il resto!" disse angosciata.

Lungi dall'essere spaventati i ragazzi si guardarono l'un l'altro eccitati. Fiore sembrava aver dimenticato la paura di poco prima. "Siamo gli eroi che devono sconfiggere il male? Come nelle leggende? Forteee!". Primo annuì vigorosamente, mentre Furetto tirò fuori la sua cerbottana con cui dava la caccia ai conigli. "Gliela faremo vedere noi, ecco!" disse orgoglioso.

La sognatrice non credeva alle sue orecchie! "Ma voi siete pazzi! Non sapete cosa significa? Se quello è davvero un mostro, ci potrebbe ammazzare tutti! Io non sono una dea o uno spirito che vi possa proteggere. Sono solo una donna di un altro mondo... ecco... che sogna... cioè..." non sapeva che altro dire; "Accidenti, d'accordo! Sono uno spirito dei sogni, giunto sin qui per distruggere il male! Ecchecavolo! Facciamolo fuori! Tanto non ha speranza contro un guerriero zoppo e mezzo cieco, una ragazzina di dieci anni, due giovani mendicanti e... e... chiunque tu sia, Neve!" gridò esasperata, prendendo in mano la lancia.

Con somma sorpresa di tutti, Neve scoppiò a ridere. Rideva di gusto, con piacere e sollievo. Tutti la osservarono strabuzzando gli occhi, non essendo avvezzi a dimostrazioni di emozione da parte sua. Quando smise di ridere, la fanciulla li guardò con espressione piena di affetto. "Scusatemi per la mia sconveniente esibizione di ilarità. Siete tutti delle persone meravigliose. Vi voglio bene, davvero! Sconfiggeremo sicuramente il demone assieme, ma prima affrettiamoci a portare in salvo Sagace. Non vorrete lasciarlo qui?" disse inchinandosi profondamente.

Ancora stranito dalla sorpresa, il gruppetto raccolse il ragazzo svenuto e lo mise su uno dei cavalli. In silenzio, ognuno immerso nei suoi pensieri, tornarono al villaggio. Quando furono arrivati era ancora quasi deserto. Giunti a casa del Nonno, trovarono Primavera ad aspettarli. La bambina si gettò tra le braccia di Fiore, balbettando felice. Affidarono Sagace alla Nonna, spiegandole per sommi capi cosa fosse successo e assicurandola sull'esito della battaglia. Non fecero menzione del demoniaco Centromonte. Con un cenno del capo Jean fece capire ad Elmo che anche Primavera sembrava dovesse venire con loro, così dissero alla Nonna che l'avrebbero riportata a casa con loro.

In effetti fecero proprio così. Ma arrivati, si concessero solo un una ripulita e un rapido pasto. Sentendo su di se gli sguardi di tutti, la sognatrice disse loro quanto sapeva. "La 'vista' mi mostra solo che dobbiamo dirigerci in quella direzione. Non so cosa ci sia, ma vedo chiaramente la strada in toni di rosso. Mi spiace di non poter essere più precisa." disse dispiaciuta.

"Sai dirci quanto tempo abbiamo?" chiese Elmo. "Un po' di riposo ci farebbe bene. Siamo tutti esausti."

La sognatrice cercò di pensare chiaramente. "Io... non saprei esattamente. Ma alla velocità con cui il colore rosso sembra svanire dalla strada, direi non più di qualche ora..." rispose.

"In quella direzione si trova castel Centromonte. Dovremmo sfidarlo assieme a tutti i suoi guerrieri-servitori?" disse Elmo inarcando un sopracciglio.

Fiore alzò la mano per chiedere la parola, come fosse a scuola. "Io non credo che ci sia ancora qualcuno al castello. Il demone mi sembrava affamato. Secondo me si è mangiato tutti..." disse annuendo vigorosamente.

La sognatrice deglutì nervosamente. "Spero che tu abbia torto... non vorrei fare la parte del dessert..."

"E' deciso allora. Riposeremo un ora, poi andremo al castello. E speriamo che sia da solo... anche se non ho idea di cosa ci aspetti..." disse Elmo grattandosi la testa. Tutta quella storia aveva ancora poco senso per lui.

Annuendo, il gruppetto si distese cercando di riposare. Solo Primo e Primavera, stretti in un abbraccio fraterno, riuscirono a dormire un po. Tutti gli altri si rigirarono sulle stuoie nervosamente. Alla fine furono lieti di potersi alzare.

"Non ne posso più. Andiamo?" chiese Furetto. Elmo annuì. Il gruppetto uscì di casa e si diresse verso il castello. L'unica a non avere un'espressione torva era Primavera, che non aveva capito nulla di cosa stesse succedendo.

Poco più tardi, al castello di Centromonte, si stava svolgendo un dramma. La servitù e la famiglia del nobile si trovavano nel piazzale principale. I servitori-guerrieri che li avevano difesi fino a quel momento erano ora divenuti degli orribili burattini, morti ma ancora in movimento. Empie caricature avvizzite di quando erano in vita. Minacciavano il gruppo di donne e ragazzi terrorizzati con le loro spade. Su uno sgabello ornato posto su uno dei balconi del castello, quello che era una volta il nobile Centromonte osservava compiaciuto il sadico spettacolo. Una delle donne veniva tirata per i capelli di fronte al balcone, poi il nobile faceva tirare ad indovinare quanti colpi di spada ci sarebbero voluti ad ucciderla al resto del gruppo. Se nessuno rispondeva, una donna a caso veniva uccisa subito. Una volta morte le vittime, il gioco andava avanti.

Uno dei servitori-guerrieri avvizziti stava per scegliere una nuova preda, quando le porte del castello, lasciate socchiuse con noncuranza, si aprirono di scatto. Il demone Centromonte alzò lo sguardo compiaciuto. Nuovi ospiti significavano nuovo divertimento.

Attraverso il portone aperto un incongruo gruppo di eroi fece la sua comparsa. Neve si fece avanti coraggiosamente. "Siamo qui per te, demone! Per te è finita!" disse la ragazza ad alta voce, mentre il resto del gruppo sobbalzò nervosamente, non troppo sicuro di quell'affermazione. Le vittime li osservarono stupite. Cosa avrebbe potuto fare quella banda di straccioni, dove avevano fallito i servitori-guerrieri?

"Era ... ora ... che ... arrivaste ... Vi ... stavo ... aspettando!" disse Centromonte con la sua voce secca e arida, come ghiaia e sabbia sfregati assieme. La sognatrice ebbe un brivido. Aveva già sentito quella voce. Si fece avanti, mentre a sua insaputa il cielo nuvoloso si tingeva di colore. Nuvole rosse e blu si mescolavano, mentre lampi attraversavano l'aria, gettando una luce ultraterrena sulla scena.

"Riconosco questa voce! L'incappucciato! L'uomo senza volto!" gridò per sovrastare l'ululato del vento che si era levato d'improvviso.

"Ha, ha, ha, ha! Riconosci ... il ... nostro ... benefattore... Donna?" disse Centromonte, oramai consumato dalla presenza ultraterrena che aveva accettato in se. "E' ... ora ... che ... paghi ... il ... debito! Vuole ... le ... tue ... possibilità!" disse con voce dal volume crescente. Le ultime parole furono un grido così forte dal rivaleggiare con i tuoni che scuotevano il cielo.

Jean indietreggiò, ma fu sostenuta da Elmo e Neve. Quest'ultima le fece un cenno d'assenso. Non era sola. Avrebbero affrontato il destino assieme.

Alla 'vista' della sognatrice, una luce rossa li avvolgeva splendente, mentre una pesante coltre blu copriva il resto del castello. La donna si fece coraggio e impugnò la lancia. Gridò, sfidando la creatura; "Vuoi le mie possibilità? Vieni a prenderle!"

...

Sopra il castello, le nuvole erano divenute una copia perfetta della tempesta di probabilità in cui aveva volato l'ARC. L'occhio del Maelstrom sovrastava il castello, come ad osservare il dramma che si svolgeva al suo cospetto.