NEVE, parte VIII

Capitolo 23, La lancia e la fronda

La sognatrice si pentì immediatamente delle sue parole coraggiose. Ad un gesto di Centromonte i guerrieri-servitori rinsecchiti si mossero verso di loro, brandendo minacciosi gli spadoni. Non sembravano affatto intimoriti dalla loro presenza. In effetti, essendo morti probabilmente non provavano proprio nulla. Le donne ed i servi del castello scapparono a gambe levate, rintanandosi ovunque potessero nascondersi.

"Ma perchè ho parlato...?" pensò Jean mentre uno dei mostri cercava di colpirla con la sua spada. Parò il colpo appena in tempo. La violenza dell'impatto la sorprese, quanto la lentezza dell'attacco. Quegli esseri erano più forti di un uomo, ma sostanzialmente più goffi. Certo, senza i continui allenamenti a cui Elmo l'aveva sottoposta in quei mesi, sarebbe morta immediatamente...

"Ragazzi, dietro me e Grazia! Non avete armi adatte ad affrontarli!" gridò Elmo mentre parava un lento fendente e colpiva a sua volta il nemico. Il suo attacco colse in pieno il collo del servitore-guerriero, staccando la testa di netto con un rumore simile a quello di un giunco spezzato. Il guerriero sorrise compiaciuto, ma troppo presto. La creatura continuò ad attaccare!

"Eeeeeh? Non vale!" disse Fiore, nascondendosi dietro Furetto. Questi, insieme a Primo, faceva scudo alle ragazze, in caso i mostri fossero riusciti a superare le difese di Jean ed Elmo. Tutti loro erano rimasti a bocca aperta alla vista del guerriero-servitore senza testa che attaccava ancora.

Jean non credeva ai suoi occhi! Fino a quel punto l'unica manifestazione del soprannaturale era stata la sua 'vista', ma ora? Cosa si dovevano aspettare? Parò un altro colpo, indietreggiando un po'. Si rese conto che se lei fosse caduta, i ragazzi sarebbero stati massacrati. "Che accidenti pensavo quando li ho fatti venire con noi? Moriremo tutti divorati da questi cosi!" pensava spaventata. Poi si accorse di Neve, che era corsa di lato, allontanandosi dal portone. Non poté preoccuparsene per molto, dovendo pensare a difendersi dai colpi dei mostri.

La fanciulla nel frattempo si era allontanata appositamente per dividere le forze del nemico. Si era resa subito conto della loro lentezza. Sapendo di poter correre molto più veloce, sperava di portarne qualcuno dietro di se in un futile inseguimento. Impugnava una fronda d'albero, ancora piena di foglie, come se fosse stata una spada. Passando vicino ad uno dei mostri provò a sfiorarlo con le foglie, concentrandosi come le era stato insegnato. Non successe nulla.

"Come può essere!?" pensò aggrottando le sopracciglia. Non si fermò a pensare, bensì affrettò il passo per evitare il lento colpo di rappresaglia della creatura. Quell'essere non si poteva esorcizzare, quindi non poteva essere posseduto, bensì... manovrato? "Grazia!" gridò mentre correva. "Usa la tua 'vista'! Vedi forse qualcosa che unisca Centromonte ai suoi guerrieri-servitori?" Schivò un altro colpo continuando a correre. Era quasi giunta sotto il balcone da dove il nobile osservava lo scontro. O forse faceva qualcosa di più che limitarsi ad osservare...

Jean cominciava a stancarsi, non potendo manovrare era costretta a parare tutti i colpi, e ciò la scuoteva fino alle ossa. "Maledetti, sono fortissimi!" pensava scoraggiata. In quel momento l'occhio del suo avversario venne perforato da un dardo lanciato dalla cerbottana di Furetto. L'istante successivo un sasso tirato da Fiore colpì la testa del mostro nello stesso punto, facendo penetrare a fondo il dardo. La testa della creatura si spaccò in due come un melone rinsecchito, mentre il mostro barcollava, sbilanciato dall'impatto.

La sognatrice non perse l'occasione. Un tondo velocissimo della sua lancia lunga-fascia mozzò entrambe le braccia della creatura. "Attacca ora, bestiaccia!" gridò esultando. Questa cercò subito di colpirla con tutto il corpo, come se nulla fosse accaduto! Jean resistette alla spallata, ma la 'vista' le mostrò un colpo mortale in arrivo dal fianco. Si abbassò senza pensare, e l'attacco colpì invece il mostro senza testa, tagliandolo in due. Finalmente non si muoveva più, ma l'altro aveva subito preso il suo posto. In quel momento la donna udì la voce di Neve.

Mentre si difendeva, cercò di concentrarsi sulla 'vista', andando oltre la percezione degli attacchi avversari. Fu allora che si accorse del fumo, di un blu scurissimo, quasi nero, che fuoriusciva dalla schiena dei guerrieri-servitori e finiva nelle mani di Centromonte. Questi, come un orrendo burattinaio, manovrava forse i loro avversari? "Esce da dietro! Va in mano al cretino!" gridò velocemente mentre parava un altro colpo.

"Cosa?", "Che significa?". "Che vuoi dire?", "Eh?" dissero in rapida successione Elmo, Furetto, Neve e Fiore. Jean rispose esasperata bloccando un altro colpo. "Gli – Esce – Qualcosa – Dalla – Schiena – E – Va – In – Mano – a – Centromonteeeeee!"

"Ah, ora ho capito!" disse Elmo, mentre troncava le mani ad un altro mostro. Oramai erano indietreggiati fino al portone. Un metro più indietro e i nemici li avrebbero accerchiati! L'uomo tentò il tutto per tutto. Abbandonando il fianco di Jean, saltò di lato al suo avversario. Prima che questo potesse difendersi colpì, tagliando l'aria 'dietro' di esso. Dopo un attimo di silenzio, la creatura si accasciò a terra, immobile. "Colpite dietro le spalle! E' il loro punto debole!" gridò Elmo, mentre parava il colpo di un altro nemico.

Jean capì subito di essere avvantaggiata. Lei 'vedeva' chiaramente il fumo nero di Centromonte. Si sforzò di capire dove colpire, mentre evitava gli attacchi. Manovrando si portò in mezzo ad un gruppo di quattro mostri, poi roteò la lancia in un mulinello che mancò tutti gli avversari. Questi crollarono comunque a terra come sacchi di patate! "Beccati! Ah haaa! E ora che mi dici, Centrocoso? I tuoi ... ugh ... mostri ... non sono tutto questo granchè, vero?" disse, perdendo parecchi punti in drammaticità a causa della parola 'zombie', che non volle uscirle dalla gola.

Elmo nel frattempo si era mosso per attirare gli avversari rimasti. Questi lo avevano seguito, porgendo le terga ai ragazzi. Fu una pessima mossa, perché questi ultimi erano davvero bravi coi sassi e la cerbottana. Colpirono in un attimo la schiena di tutti i nemici tranne uno, rapidamente spacciato dal guerriero guercio. Tagliato il legame con il loro burattinaio, i mostruosi guerrieri si accasciarono immediatamente. Neve nel frattempo era stata circondata dalle creature, proprio sotto il balcone. Senza perdersi d'animo stava spazzando l'aria sopra di sé con la sua fronda. Jean si accorse che mirava al punto dove il fumo di concentrava nelle mani di Centromonte.

"E' troppo in alto Neve, non ci arriverai mai!" gridò la sognatrice preoccupata! Neve si portò una mano alla bocca e con espressione decisa fischiò con tutte le sue forze. I guerrieri-servitori stavano per colpirla quando Tempesta superò i ragazzi al portone con un salto prodigioso. In un attimo il destriero si precipitò dalla fanciulla, sbalzando via dalla sua strada i nemici, neanche fossero birilli. Neve salì in groppa in un attimo, spronando il cavallo in un veloce giro del piazzale. Tornati vicino al balcone la fanciulla gridò un comando. "Vola!"

E Tempesta volò. Un salto incredibile che portò Neve davanti a Centromonte. La fanciulla sferzò l'aria con la sua fronda colpendo il nobile sulla fronte. Questi prese ad urlare come un ossesso, mentre i guerrieri-servitori rimasti si accasciavano. Quando Tempesta fu nuovamente a terra la ragazza lo fece voltare. Vennero raggiunti subito da Jean ed Elmo, seguiti dai ragazzi. Centromonte nel frattempo si artigliava la faccia mentre si contorceva di dolore. Poi cadde in avanti, schiantandosi ai piedi del gruppo.

"Attenti ragazzi. Questi mostri sembrano morti, ma hanno sempre un... una freccia nascosta nella... faretra... ehm." disse la sognatrice, ricominciando ad avere problemi con le parole. Voleva dire 'asso nella manica' ma proprio non riuscì a pronunciare quella frase. Neppure si tradusse automaticamente, come era successo sino ad allora. Non riusciva a capire perché.

Elmo stuzzicò il nobile con la sua lancia. Non si muoveva. "Sembra davvero finita." disse sollevato. "E' la prima volta che affronto un mostro... credevo fossero solo una fiaba e invece... Ma pensa te..." disse portandosi una mano dietro la testa. I ragazzi cominciarono a ridacchiare, tutti tranne Primavera. La bambina stringeva i pugni mentre guardava il nemico a terra.

Primo si accorse della tensione della bimba. Seguì il suo sguardo vedendo una delle mani di Centromonte, finita sotto il corpo, stringere un coltello, e muoversi! Proprio allora il nobile si alzò, colpendo col coltello nella direzione di Jean. Questa non aveva presagito nulla, la 'vista' non si attivò, ed era del tutto impreparata. Primo riuscì ad afferrarla per la tunica, tirandola indietro appena in tempo. Anche se la pugnalata mancò il colpo, dalla bocca di Centromonte si riversò una nuvola di vapore nero, che li avvolse facendoli tossire disperatamente. Persino Tempesta dovette ritrarsi, mentre Neve si aggrappava con tutte le sue forze per non cadere a terra.

"Ha ha ha! Sono immortale! Immortale! E ora risucchierò la vostra vita!" gridava il nobile, con voce resa gracchiante dalle orrende ferite al volto. Si erse trionfante sui nemici, stroncati dal suo fiato nero. Eppure uno di loro era ancora in piedi. Primavera infatti era rimasta erta, senza tossire ne indebolirsi. Una minuscola bimba di fronte al suo potere? "Come osi resistermi, sciocca! Pensi che avrò pietà? Ti sbagli!" disse avvicinandosi borioso.

La bambina sollevò la mano stretta a pugno, per poi scagliare un sasso verso il mostruoso nemico. Un sasso rosso e blu. La pietra magica! L'aveva raccolta lei, la notte del duello tra Sgarro ed Elmo, sapendo istintivamente che le sarebbe servita in futuro. "Muori tu! Brutto!" disse la bambina, parlando assennatamente. La pietra colpì Centromonte in mezzo al petto, rimanendovi appiccicata.

Il nobile guardò la gemma incuriosito. "Non mi hai fatto nul..." tentò di dire, prima che un vento soprannaturale gli togliesse la parola. Quest'ultimo, luminoso come un arcobaleno, turbinò sempre più violento, spazzando via il fumo nero e permettendo al gruppo di amici di riprendersi. Vorticando sempre più potente sollevò il nobile in aria. Quando fu arrivato a circa dieci metri di altezza era così potente da strappare i vestiti del suo prigioniero. Questi si contorceva cercando di sottrarsi alla stretta del turbine, senza successo.

La pietra magica nel frattempo era divenuta luminosa come una stella. Centromonte cercò di strapparla via, ma questa era divenuta luce, e dunque immateriale. Il vento divenne una tempesta impetuosa, che si unì a quella che già turbinava in cielo. Fulmini rossi e azzurri squarciarono l'aria, colpendo ripetutamente il vortice che circondava il nobile. In un crescendo apocalittico i lampi si fecero più frequenti fino a quando la luce della pietra arrivò a rivaleggiare con quella del sole. Poi ci fu un esplosione che gettò tutti a terra e fece impennare Tempesta. Neve cadde di cavallo, finendo dritta sulla pancia di Elmo. Poi tutto finì.

Il cielo era ridivenuto sgombro e di Centromonte non v'era più alcun segno. Un corvo gracchiò, mentre Tempesta nitriva oltraggiato. Guardarono Primavera, al sicuro tra le braccia di Primo. La bimba sorrise annuendo "Cattivo morto! Primavera ha fame. Ecco!" Risero tutti di cuore.

Capitolo 24, Decisioni

La tempesta soprannaturale e la detonazione che l'aveva dispersa non erano passate inosservate. Mentre la sognatrice ed i suoi amici riposavano, i paesani avevano mandato un gruppo dei loro uomini più coraggiosi a investigare, guidato dal giovane Sagace, terribilmente preoccupato per loro. Quando arrivarono si trovarono davanti una strana scena. Il portone del castello spalancato, il cortile ingombro di cadaveri rinsecchiti. Sul balcone che sovrastava il piazzale i nostri eroi, appoggiati alla ringhiera di legno laccato, ridevano e scherzavano mentre davano fondo ad un abbondante banchetto. I servi del maniero erano stati ben felici di svuotare le dispense per coloro che li avevano salvati, pur rifiutandosi di toccare i corpi dei servitori-guerrieri morti. L'unica superstite della famiglia di Centromonte, la giovane figlia adolescente di nome Ciliegio, sedeva sconvolta insieme a Neve. La fanciulla stava cercando, con una certa dose di successo, di spiegarle quanto era accaduto. Sagace si limitò a guardarli da lontano, con aria depressa. Aveva perso la sua occasione di essere un eroe per la sua bella. Jean lo vide e con decisione lo tirò in mezzo al gruppo, dove venne accolto con calore. Neve gli sorrise, ringraziandolo per aver protetto Fiore, ed il ragazzo si illuminò di colpo. La bambina stava per protestare, lei non aveva bisogno di essere protetta, ma Furetto le mise una mano sulla bocca, zittendola comicamente.

Dopo alcune rapide spiegazioni, Elmo chiese ai paesani di mandare a chiamare i rappresentanti dei villaggi e la sacerdotessa - sciamana del loro tempio. Entro poche ore la storia era sulla bocca di tutti. Pareva una delle vecchie leggende che si tramandavano dai tempi antichi. Il loro nobile posseduto da un demone, soldati non morti, il nobile Fiumerosso divorato! E un gruppo di straccioni guidato da un guerriero guercio aveva sconfitto il mostro. I servi del castello confermarono la storia, così come la povera Ciliegio.

Quella sera venne tenuta una cerimonia in cui i guerrieri-servitori animati dal demone vennero bruciati solennemente, per placare le loro anime. Non così fortunati furono i soldati morti nella battaglia al passo. Furono lasciati per il momento alle cure dei loro commilitoni sopravvissuti nei due accampamenti. Questi, venuti a sapere della sorte dei loro padroni, si limitarono a tornare stancamente a casa, abbandonando i loro compagni caduti.

Nei giorni successivi i paesani dovettero seppellire i numerosi deceduti, di tutte e tre le fazioni. Per fortuna le morti fra gli uomini dei villaggi alleati erano state miracolosamente poche. La nuova signora del castello accettò di fronte ai rappresentanti dei paesi riuniti che le tasse sul riso venissero ridotte. In cambio chiese che tutti collaborassero per proteggere il feudo da attacchi esterni. Anche se Fiumerosso era fuori gioco, altri nobili rapaci si contendevano il territorio.

Jean propose al Nonno di chiedere che l'accordo fosse incorporato in un più ampio trattato, che specificasse i diritti inalienabili di tutti i cittadini del feudo. La donna aveva sperato di allargare il concetto all'essere umano in generale, ma non riuscì a far inghiottire l'idea quasi a nessuno. Solo Neve e Sagace si dissero interamente d'accordo. Purtroppo la xenofobia era di casa da quelle parti.

"Non capisco... io sono straniera e tutti mi avete accettato subito. Come mai a nessuno interessa difendere i diritti degli uomini in generale?" chiese alla fanciulla durante una pausa tra le discussioni.

Neve rispose dopo aver pensato attentamente a cosa dire. "Mia cara Grazia... tu hai l'aspetto di una straniera, è vero. Ma sei stata accettata nel villaggio quando hai partecipato al duello con Sgarro. Ti sei sforzata di essere una di noi, e molti lo apprezzano. Non è una questione di razza, quanto di abitudine. Tu non sei una minaccia. Oramai ti conoscono. Ma sta pur certa che se dovessero scegliere tra uno di loro e te... non aspettarti troppo. Non tutti sono aperti e intelligenti come Elmo o i Nonni. Prendi il Capo Villaggio per esempio."

La sognatrice sospirò. Si era resa conto che molti paesani dei villaggi vicini la guardavano storto. E anche qualcuno del 'suo' villaggio ancora la fissava come se fosse stata una 'cosa' strana. In effetti non poteva dargli torto. "Sai che ti dico? Chi se ne ...f...r... urgh! Non importa!" disse farfugliando. Ancora una volta la voce la tradiva. Avrebbe voluto capire cosa le stava succedendo, ma gli impegni non le lasciavano affatto il tempo.

Dopo una settimana di trattative finalmente fu composto il trattato. Scritto su una lunga striscia di seta, venne rapidamente denominato 'il Grande Rotolo'. Fu deposto in un altare costruito appositamente nel tempio, con una suggestiva cerimonia a cui parteciparono tutti. Al termine del rituale si prostrarono di fronte alla loro nuova signora, la nobile Ciliegio. La ragazza non poteva avere più di quindici anni. Sembrava una donna intelligente e comprensiva. Jean sperò che non avesse preso dal padre.

Il giorno dopo, mentre lavoravano nei campi, perché le risaie necessitavano di attenzioni continue, ricevettero un messaggio dal castello. Ad Elmo veniva offerto il posto di maestro d'armi e il ripristino del suo status di guerriero-servitore.

"Mi vuoi dire cosa ne pensi?" le chiese Elmo quella sera, mentre si apprestavano ad andare a dormire.

"Non penso nulla, caro Elmo. Quell'incarico e la posizione che ne deriva ti permetterebbe di vivere agiatamente. Io non ho certo voce in capitolo." disse sorridendo.

"Ti riguarda eccome, mia cara. Addestrare allievi costa molta fatica, ed io sono guercio e quasi zoppo. Mi serve aiuto. E poi cosa dovrei mangiare? La cucina dei servi del castello? Oramai mi sono abituato ai tuoi piatti... La Nonna ti ha insegnato davvero bene." disse sorridendo anche lui.

Jean si voltò nella stuoia, dandogli le spalle. "Ah, è una questione di cibo, eh? Puoi sempre farmi assumere come cuoca al castello, no? Però, poi chi baderebbe ai ragazzi senza di noi? Non vorrei lasciare tutto nelle mani di Neve. Da sola impazzirebbe a stargli dietro. No, credo che dovrai mangiare la cucina del castello, dopotutto!" rispose infastidita.

"Ohi, donna! Con te non si può mai girarci intorno, vero? Sempre dritto al dunque." rise di cuore. Nel frattempo, violando tutte le regole del vivere civile di quelle terre, i ragazzi, Neve inclusa, avevano puntato le orecchie sul loro discorso. Elmo, poggiando la mano sulla spalla della sognatrice le disse: "Cara Grazia. Mi faresti l'onore di scegliermi come marito?" I ragazzi trattennero il respiro, in attesa della fatidica risposta.

"Era ora che ti decidessi, grosso orso rincretinito!" gridò esultante Jean. Poi si gettò sull'uomo, avvinghiandolo in un abbraccio affettuoso, seguito da un bacio appassionato. Neve sollevò la sua coperta sorridendo, per bloccare la visuale agli occhi sbarrati dei ragazzi. "Non è giusto! Volevo vedere!" protestò Fiore.

Il giorno, presente anche Sagace, venuto come al solito per dirigere i lavoranti, discussero seriamente di tutto quello che comportava la scelta di Elmo e Jean. Se si fossero sposati, il titolo di guerriero-servitore si sarebbe esteso anche alla sognatrice. La cosa non la allettava per nulla, ma non lo fece trapelare. Era invece preoccupata per Fiore e Primavera. Elmo però aveva pensato a tutto.

"Se i ragazzi non hanno nulla in contrario, potremmo adottarli tutti. Questo risolverebbe il problema. Si tratterebbe di un ammissione formale nella nostra famiglia, non un rimpiazzo dei loro veri genitori." disse semplicemente Elmo.

"Ma io non voglio essere un guerriero-servitore!" disse Furetto, seguito dall'annuire di tutti gli altri. Elmo rimase deluso da quella risposta. "Ragazzi, lavorando al castello non potrò più proteggervi. Lo capite questo?" ribadì l'uomo. Rimasero in silenzio, persino Neve non sapeva cosa dire.

Sagace però ebbe un idea. "E se invece ad adottarli tutti fosse il Nonno? Lui e la Nonna non hanno figli, e ne avevano parlato tra loro nelle settimane passate. Oramai sono vecchi e non riescono a badare a tutto da soli. Non ve ne hanno fatto menzione perché sanno del vostro legame con Elmo, ma se si trasferisse al castello... la cosa sarebbe possibile?"

L'idea piacque subito a Fiore e Primavera. Già da mesi i ragazzi aiutavano i Nonni nei lavori e spesso pranzavano o cenavano da loro. Inoltre il podere dei due vecchietti era il più vicino alla fattoria di Fiore. Si trattava di una scelta naturale. Furetto e Primo però non sembravano d'accordo.

"Se le ragazze verranno adottate dai Nonni sarà meraviglioso... ma io preferisco rimanere qui come lavorante. E credo che la cosa valga anche per Primo..." disse Furetto, mentre il suo amico annuiva.

"Ma... non vogliamo restare insieme?" disse Fiore, quasi in lacrime.

Prima che Furetto, visibilmente scosso, potesse rispondere, Neve pose una mano sulla spalla della bambina. "Cara Fiore... se Furetto e Primo venissero adottati assieme a voi, diverreste fratello e sorella. Se invece rimanessero qui a lavorare nella fattoria, quando sarete più grandi..." disse socchiudendo cospiratoria gli occhi. Fiore ebbe un singulto e si coprì la mano con la bocca, arrossendo violentemente. Primavera, meno timida e ora perfettamente padrona della sua voce, disse felice "Quando Primavera sarà grande, tu la sposerai, vero caro Primo?" Il ragazzo in questione annuì dolcemente alla bambina mentre i loro amici ridevano di cuore. Jean ci pensò sopra e capì che in effetti era la soluzione migliore. La Nonna avrebbe protetto le due bambine come una leonessa, e chissà, fra qualche anno... Ora dovevano informare i Nonni della cosa, sperando che Sagace non avesse preso un abbaglio.

Recatisi quel pomeriggio in casa dei vecchietti, furono sollevati nel sapere che i due si aspettavano quella visita. Avevano già capito come sarebbero andate le cose. La sognatrice sospettò che i due Nonni ed il nipote fossero d'accordo sin dall'inizio. Mentre improvvisavano una festa si accorse di Neve e Sagace, rimasti in un angolo a conversare. Vide il ragazzo sospirare mestamente, per poi andare ad aiutare la Nonna a preparare la zuppa.

Jean vide Neve sembrare commossa. Preoccupata per l'amica e un tantino curiosa, le si avvicinò. "Ti disturbo, cara Neve? Mi sembri turbata." chiese sottovoce.

"Non c'è ragione di preoccuparsi, amica mia. Ho solo rifiutato la proposta di fidanzamento di Sagace. Credo di avergli spezzato il cuore." disse atona la fanciulla. Aveva aggrottato le sopracciglia, guardando intensamente la stuoia su cui erano inginocchiate, tanto che Jean si aspettò di vedere la paglia di riso prendere fuoco.

"Credevo che Sagace ti piacesse." disse la sognatrice, cercando di capire perché Neve fosse così sconvolta. Scaricare uno spasimante poteva essere doloroso, ma non fino a quel punto.

"Mi piace infatti. Troppo. N-non posso. Io non posso proprio. Non c'è quasi più tempo." disse la ragazza con voce rotta.

"Ora mi hai davvero incuriosito! Che significa 'non c'è più tempo'?" chiese Jean basita. "Avrai al massimo quindici anni! Anche con i mezzi antidiluviani del tuo popolo... ehm scusa non volevo insultare... insomma di tempo ne hai! O no?"

Neve la guardò dritta negli occhi. "Non sei l'unica con un segreto nascosto, che non si può rivelare, cara Grazia." disse mentre le stringeva la mano con forza. La sua presa era gelida come un blocco di ghiaccio. Jean rifiutò di farsi spaventare, però non poteva darle torto. Anche lei aveva taciuto le sue origini, almeno in parte. "Come vuoi. Ma se ti serve qualcuno con cui parlare, io ci sarò sempre, sappilo." le disse sorridendo.

Neve sospirò, rilasciando la tensione. Nessuno le aveva notate per fortuna. Di comune accordo si alzarono e si unirono agli altri per mangiare.

La data del matrimonio fu decisa per la fine dell'autunno, nei giorni successivi al raccolto, un periodo di celebrazione. Fortunatamente i preparativi sarebbero stati molto più semplici che nel mondo di Jean. La Sacerdotessa – sciamana avrebbe messo a disposizione il tempio per la cerimonia e la festa successiva. La Nonna aveva tenuto perfettamente il suo vecchio abito nuziale e intendeva regalarglielo. Jean aveva cercato di rifiutare, affermando che si trattava di un dono troppo grande, ma la vecchietta era felicissima per i ragazzi e per Elmo, e le disse che oramai li considerava tutti come suoi figli.

Come da accordi, dopo la cerimonia i Nonni avrebbero adottato Fiore e Primavera. Elmo e Jean sarebbero andati a vivere nel castello, come servitori-guerrieri. La sognatrice stava prendendo lezioni di galateo da una delle dame della loro signora, grata per essere stata salvata da una morte orribile. Quel popolo era così ossessionato dall'onore e dal rispetto della posizione sociale, che i suoi studi al riguardo le facevano venire mal di testa. Nonostante tutto, la donna era così contenta da non riuscire a capacitarsene.

Capitolo 25, Soprusi

Il tempo del raccolto giunse con grande sollievo di tutti. Il riso era cresciuto abbondante e il lavoro necessario a prepararlo per la consumazione, seppur pesante, era molto più gradito dei faticosi sforzi dei mesi passati. Ce ne sarebbe stato in abbondanza per tutti, anche dopo aver pagato le tasse, ora a livelli ragionevoli. Un'atmosfera di festa incipiente si respirava in tutta la valle. Il giorno del matrimonio si avvicinava.

Una mattina, mentre Elmo e Jean attraversavano il paese per raggiungere la casa della signora Pruno, videro le guardie del Capo Villaggio gridare infuriate contro un contadino. Incuriositi si avvicinarono.

"Non potete! Non potete!" gridava il contadino, strattonando la tunica di una delle guardie.

"Non toccarmi, pezzente!" gridò il soldato, colpendo l'uomo con un manrovescio e facendolo cadere a terra. "La fattoria che lavori appartiene al Capo, e dunque anche tutto il raccolto!" gridò all'uomo disteso a terra. "Andiamo ragazzi, caricate il carro!" ordinò ai suoi compagni. Questi si diressero verso un cumulo di sacchi pieni di riso lavorato, scostando rudemente la moglie del contadino che teneva in braccio il figlio infante, e presero a caricarli su un carretto fermo lì vicino.

Elmo si infuriò a quella vista, così come Jean. Entrambi si avvicinarono a passo rapido. "Ehi! Che state facendo voi? Ladri!" gridò la sognatrice, mettendosi di fronte al carretto. Elmo la affiancò, aggrottando le sopracciglia.

"Togliti di mezzo Elmo, e portati via la tua straniera!" disse la guardia che aveva colpito il contadino, evidentemente il loro capo. "Il terreno della fattoria appartiene al Capo Villaggio, quest'uomo è solo un affittuario. L'anno scorso non ha pagato l'intera somma dovuta, e quest'anno deve rifonderci con gli interessi, chiaro? Siamo stati anche troppo pazienti!" sibilò con tono di sfida, mettendosi faccia a faccia con il guerriero guercio.

"E' vero quanto dice?" chiese Elmo al contadino. Questi, che aveva tentato di rialzarsi ma era stato rigettato a terra dal calcio di una delle guardie, annuì tristemente. La moglie si avvicinò piangendo. "Ci togliete tutto il riso! Il triplo del debito come interesse! Non avremo più nulla per l'inverno, moriremo di fame!" si lamentò la donna, mentre il figlio piangeva disperatamente.

Le guardie ghignarono maligne, mentre il loro capo sputava per terra con disprezzo. "Avreste dovuto pensarci l'anno scorso, quando non avete saldato il debito! E ora prendete il dovuto ragazzi! Abbiamo altre tre fattorie da visitare, il Capo Villaggio ci aspetta per fare i conti."

I suoi uomini fecero per eseguire l'ordine, ma Elmo prese il bordo del carretto con una mano, lo sollevò quasi in verticale per poi rovesciarlo con tutto il contenuto. "Un interesse triplo? Non vi pare di esagerare? Il Capo Villaggio non è un tantino avido, per uno che non si è mai fatto vedere in tutti questi mesi? Dov'era quando abbiamo sconfitto i reietti? E durante la battaglia al passo? E' solo un parassita, e voi come lui! Sparite o vi spacco la testa a tutti e cinque!" disse con voce minacciosa, fissando con l'unico occhio i volti delle guardie. La sognatrice si mise a fianco del suo uomo, pronta ad ogni evenienza. La donna era preoccupata. Sin dal giorno della battaglia non era più riuscita ad usare la 'vista'. Sperava di non essere d'intralcio al guerriero, nel caso la situazione fosse precipitata.

Le guardie rimasero a fissarli per qualche secondo. Poi il loro capo fece un cenno con la testa, indicando loro di rimettere in sesto il carretto. "Non finisce qui Elmo... tu sai che cosa intendo!" disse maligno, poi se ne andò seguendo i suoi uomini.

Jean sospirò sollevata. Niente rissa, per fortuna. Si precipitò a confortare la moglie del contadino. Questa gli mise in mano il bimbo, senza tanti complimenti, per aiutare il marito malmenato. L'infante si mise a strillare come una sirena. La sognatrice non sapeva nemmeno da dove prenderlo e rimase imbarazzata dallo sguardo divertito dei presenti.

"Vi ringrazio per avermi aiutato, ma credo che passerete un guaio per questo." disse il contadino rialzandosi.

"Vedremo chi passerà un guaio." rispose Elmo. Aiutarono la coppia a mettere in ordine i sacchi di riso, poi raggiunsero la casa della signora Pruno. Una volta a destinazione salutarono la donna, che aveva preparato loro varie bottiglie di liquore alle prugne. La produzione di quel liquore era la sua specialità. Jean ne andava ghiotta e ne aveva voluta una scorta da condividere con tutti gli invitati per la cena dopo il matrimonio. Raccontarono alla signora quello che era successo loro durante il cammino.

"Si, ho sentito dire che è accaduta la stessa cosa ad altre quattro famiglie." spiegò loro. "Il Capo Villaggio possiede molti dei terreni qui intorno, ma si era sempre accontentato di una cifra ragionevole per l'affitto dei campi." disse mentre disponeva le bottiglie di liquore in coccio dentro una cesta di vimini. "L'anno scorso però alzò improvvisamente i costi, e il raccolto era stato magro. Pochi riuscirono a pagare per intero le somme che chiese. Tutti sapevano che avrebbe preteso degli interessi, ma tre volte tanto... davvero assurdo." scosse la testa incredula.

"Ma in questo modo non perderà tutti gli affittuari? Se moriranno di fame a causa delle sue richieste irragionevoli, chi lavorerà i campi l'anno prossimo?" chiese Jean confusa.

"Il punto è che il Capo Villaggio, per legge, può chiedere la cifra che vuole per l'affitto. Non esiste un limite. Se agli affittuari pare troppo, possono andarsene quando vogliono. Lui sa che non lo faranno e probabilmente intende spingerli a vendere la loro libertà." rispose la donna. "Se dovessero ridursi a tanto, dovrebbero lavorare gratis per tutta la vita, accontentandosi di quello che il Capo Villaggio deciderà di concedergli. E' già successo in altri villaggi di cui ho sentito parlare." disse coprendo la cesta con un panno. "Ecco qui. Mi avete già pagato una sacca di riso, quindi siamo a posto." disse, porgendo la cesta ad Elmo che la sollevò senza sforzo.

"Ma è inumano! Un vero sfruttatore! E non si può fare nulla?" disse Jean, sempre più oltraggiata. "Ci dovrebbero essere delle leggi contro tutto ciò... anzi! Se non mi ricordo male, nella stesura del 'Grande Rotolo' ci dovrebbe essere un passaggio che avevo suggerito alla nobile Ciliegio, sulla protezione dei diritti dei sudditi del feudo." esclamò passando dalla rabbia all'eccitazione. "Devo assolutamente chiedere alla sacerdotessa di poter consultare una copia del documento... Quell'essere inutile del Capo Villaggio si pentirà di non essersi mai presentato alle riunioni." disse sbattendo un pugno sul palmo dell'altra mano. "Mille grazie per il liquore, signora Pruno. Mi saluti il signor Pesco. Andiamo Elmo, non c'è tempo da perdere!" disse sforzandosi di inchinarsi nel modo corretto, per poi affrettarsi poco dignitosamente lungo la strada.

Mentre se ne andavano, la signora Pruno li osservò allontanarsi. "Davvero una donna singolare... Adatta a quell'uomo, certamente. Ma le devo la vita di mio marito. Anche se è straniera, le sarò sempre debitrice." pensò sospirando.

I due arrivarono a casa in breve tempo. I ragazzi erano tutti per i campi o a casa dei Nonni, quindi erano soli. La sognatrice però non intendeva restare a casa a lungo. "Devo andare a consultare il rotolo. Vuoi venire con me? Torneremo prima di cena, ne sono sicura." chiese all'uomo.

Elmo la prese per le spalle, dandole un tenero bacio. "Ho una cosa da sbrigare. Vai tu. Ci vediamo qui prima del tramonto. E non stressare la sacerdotessa, è molto anziana." disse con affetto.

"Humpf! E cosa avresti da fare tu?" rispose la donna brontolando. L'uomo le diede un altro bacio, a cui lei rispose con trasporto. "Vedi di tornare in tempo per cena o non mangi stasera, chiaro?" disse con un finto tono di rimprovero nella voce.

"A stasera allora!" rispose Elmo, allontanandosi. Jean non aspettò di vederlo andare via, aveva una cosa importante da verificare, quindi si affrettò al tempio.

Capitolo 26, Insieme per sempre

Ore dopo, stanca ma soddisfatta per aver trovato quanto cercava, la sognatrice stava illustrando a Neve la sua scoperta. "Ci sono delle regole anche per i tassi di interesse. Ero sicura di averli sentiti menzionare. Il Capo Villaggio può chiedere un decimo del debito in più ogni mese di ritardo, quindi al massimo poteva pretendere dodici decimi di penalità per una anno di insolvenza, non certo trenta! Vecchio strozzino maledetto! Si tratta di furto bello e buono, e secondo le nuove leggi è un reato punibile con una multa pari all'importo sottratto illecitamente. Nel caso poi si provochi la morte per fame della famiglia ingannata, allora c'è la pena di morte!"

Neve lesse i documenti che Jean aveva portato con attenzione. Li appoggiò sulla stuoia con espressione soddisfatta. "Non c'è dubbio, cara Grazia, hai ragione. Inoltre da queste registrazioni del tempio, risulta che ci sono già state delle vittime negli anni passati. Poiché la nuova legge è stata dichiarata retroattiva dalla nobile Ciliegio, direi che il Capo Villaggio è davvero nei guai! Hai fatto un buon lavoro! Ora dobbiamo solo portare questi documenti al Nonno, e insieme andare dalla nostra signora." disse annuendo.

Fiore e Furetto avevano tentato di seguire il discorso, ma non sapendo ne leggere ne far di conto, avevano finito per mettersi a giocare a dadi. Primo teneva d'occhio la zuppa con aria affamata, mentre Primavera giocava con una orribile bambola di pezza cucita malamente da Jean, battezzata da quest'ultima 'Schifezza'. La bambina adorava quella bambola...

In quel momento la porta scorrevole d'ingresso si spalancò ed Elmo entrò barcollando. Superato l'atrio incespicò sul bordo di legno del pavimento e cadde malamente a terra. Era coperto di lividi e perdeva sangue dalla bocca!

"Oddei, Elmo!" gridò Jean vedendolo, poi corse rapida ad aiutare l'uomo, seguita subito dai ragazzi. Spostarono il guerriero ferito su una stuoia, cercando al contempo di capire cosa gli fosse successo. Aveva l'unico occhio livido, la benda che copriva l'altro era sparita. Ecchimosi bluastre ricoprivano quasi tutto il corpo, così come abrasioni e tagli. Sembrava fosse stato linciato.

"Che cosa è successo! Oh Neve, dobbiamo aiutarlo!" gridò la sognatrice, presa dal panico. Non sapeva che fare. Provò ad usare la 'vista' per ridurre l'entità delle ferite, come aveva fatto per Pesco, ma il potere non ne volle sapere di attivarsi.

Neve nel frattempo si strappò parte della sottotunica, per cercare di tamponare la perdita di sangue da una ferita particolarmente grave sul costato. "Dobbiamo pulire le ferite e capire quali sono le più gravi! Presto Fiore, Furetto, prendete acqua e bende!" disse la fanciulla autoritaria. "Grazia, puoi cercare di curarlo con la tua...?" stava per chiedere alla sognatrice, ma questa la interruppe. "No! Non funziona più, dal giorno della battaglia! Perché ora, perché! Oh Elmo, ma cosa è successo!?" gridò angosciata la donna.

L'uomo, che inizialmente si era limitato a grugnire dolorante, si sforzò di parlare. "S-sono andato dal... Capo Villaggio. Sono state le sue guardie... mi hanno preso alla sprovvista... Ero disarmato e loro avevano lancie e bastoni... he he he... mi hanno fregato..." disse sardonico.

"M-ma... perchè sei andato lì da solo? Potevi aspettare noi! Ho trovato le prove che incriminano il Capo Villaggio! Che ragione avevi di andarci da solo? Non capisco!" disse piangendo la sognatrice.

L'uomo sussultò per il dolore, mentre un fiotto di sangue gli usciva dalla bocca. "Io... n-non sono l'uomo che pensi, cara Grazia, cari ragazzi..." lacrime si formarono sui suoi occhi. "Ero al soldo del Capo Villaggio all'inizio. Dovevo... dovevo informarlo se qualcuno avesse brigato contro di lui... Eravamo d'accordo anche con i reietti... per mantenere terrorizzati i paesani. Tutto un piano suo, del vecchio." disse con voce rotta, più addolorato da quanto rivelava che dal dolore delle ferite.

"Non capisco. Signor Elmo! Tu ... non puoi essere uno dei cattivi!" disse Fiore affranta. "Non è vero! Stai mentendo!" gridò Furetto sconvolto. Jean non riuscì a dire altro che "Continua..."

L'uomo aspettò di riprendere le forze poi, con voce più sicura, prese a raccontare.

"Era appena finita la guerra. Non avevamo più nulla, non ci restava che darci al brigantaggio. Un giorno, seguendo un piccolo convoglio di mercanti, incontrai quell'uomo, il signor Luce. Aveva con se parecchie guardie, assaltare il convoglio sarebbe stato pericoloso. Lui però non ci scatenò contro i suoi uomini, bensì ci propose un accordo. Avremmo terrorizzato i paesani per conto suo, bruciando fattorie e derubando i mercanti, spingendoli ad accettare la protezione di quell'uomo e delle sue guardie. Già a quell'epoca il 'nobile' Centromonte si irrideva dei problemi dei contadini. Luce divenne Capo Villaggio grazie a me ed ai miei uomini."

Fece una pausa per riprendere il fiato. Neve, pur ascoltando il racconto, non cessò di ripulire le ferite dell'uomo, cercando di bendare strettamente quella sul petto. La sognatrice la aiutava, pur con le lacrime agli occhi. I ragazzi invece guardavano Elmo con sguardo incredulo. Il guerriero sospirò, proseguendo il discorso.

"Un giorno, mentre tornavo da casa sua, dopo avergli fatto rapporto, vidi Fiore piangere sul bordo della strada... mi sedetti al suo fianco chiedendole cos'era successo e mi si spezzò il cuore. Capìì quello che avevo fatto. Col mio comportamento avevo permesso a quell'uomo di rovinare la sua famiglia." A quelle parole, la bambina prese la mano dell'uomo. Annuì, ricordandosi di quel giorno.

"Tornai dal vecchio Luce e gli dissi che non potevo continuare. Lui mi minacciò. Eravamo complici e se avessi rivelato tutto, sarei andato a fondo con lui. Mi propose di fingere un duello con uno dei miei uomini. Avrei poi vissuto qui, raccogliendo informazioni per lui, vivendo come un mendicante. Sgarro però mi odiava da anni, quel bastardo, durante il duello mi cavò un occhio. Si trattava di un avvertimento voluto da Luce, per ricordarmi di non parlare." si portò a fatica una mano all'orbita cieca.

"Da allora vissi qui, con Fiore. Raccogliendo nel tempo tutti gli altri. Feci ogni tanto rapporto al vecchio, senza mai dirgli nulla di importante. Fino a quando non si fece viva Neve. La bella e coraggiosa Neve" disse guardando la fanciulla. "Nonostante Fiore me l'avesse portata in casa col viso sporco di terra, capìì subito che doveva essere di nobili natali. Luce mi fece chiamare, chiedendomi se si poteva trovare la sua famiglia per chiedere un riscatto, o se magari valeva la pena venderla ad un bordello."

A queste parole Jean trattenne il fiato. Quell'uomo, Luce, era un vero mostro! Elmo proseguì il racconto.

"Mi rifiutai di assecondarlo e lo mandai al diavolo. Non volevo avere più nulla a che fare con lui. Gli dissi che avrei protetto i ragazzi, che doveva starsene lontano. Mi lasciò andare, ma i suoi uomini ogni tanto mi seguivano. Io li spaventavo, sono un gruppo di codardi, da soli non valgono nulla..." Tossì nuovamente. Neve gli pulì del sangue all'angolo della bocca.

"Poi arrivasti tu, cara Grazia. Così decisa e al contempo vulnerabile. Strana più di ogni altra donna... mi innamorai... il resto lo sapete. Per merito vostro, ho ritrovato l'onore e il coraggio. Non ero più un fantoccio, ma nuovamente un uomo. Quando oggi la guardia mi ha minacciato, sapevo che avrebbero tentato di ricattarmi. Così sono andato a casa del vecchio e... gli ho detto quello che pensavo di lui. Di andarsene dal villaggio, prima che lo facessimo arrestare..." Il volto di Elmo si distorse per il dolore, mentre la fasciatura sul suo petto si macchiava rapidamente di sangue.

"Che sciocco sono stato... pensavo... di poterlo convincere a parole. Di evitare lo scontro... so che odi la violenza, cara Grazia. Pensavo di potermela cavare... Ma i suoi uomini mi hanno atteso nel bosco, mentre tornavo a casa. Ne ho uccisi due, ma gli altri tre mi hanno beccato..." disse toccandosi il petto. "Non importa, meglio così... non merito altro... sono solo un rifiuto... vi ho ingannati tutti..." disse con voce sempre più fievole. Il suo volto impallidiva rapidamente.

"No, Elmo, non morire! Ti perdono, ti perdono!" gridò Fiore disperata. "Sei il nostro capo, Elmo, abbiamo sconfitto un demone insieme! Il passato non conta più!" disse piangendo Furetto, mentre Primo annuiva. "Non morire ti prego!" aggiunse.

"Presto, chiamiamo il medico! Presto!" gridò Jean a Neve. La fanciulla scosse tristemente la testa. Non c'era più nulla da fare. Le ferite erano troppo gravi e aveva perso molto sangue.

La sognatrice si gettò sull'uomo, cercando disperatamente di 'vedere' la luce rossa della salvezza, ma i suoi sforzi non valsero a nulla. L'uomo la prese per mano.

"Sii forte donna... tieni duro... per i ragazzi... Ti amo... mia Grazia Divina..."

Furono le sue ultime parole.

Jean, distrutta, scoppiò a piangere, subito imitata da Fiore e Primavera, che corsero ad abbracciarla. Furetto e Primo cercavano di essere coraggiosi, reprimendo i loro sentimenti. L'unica a non spargere una lacrima fu Neve. La fanciulla si alzò invece in piedi, con uno sguardo terribile negli occhi. La temperatura della stanza precipitò di parecchi gradi, mentre un vento gelato entrava sibilando dalla porta d'ingresso, rimasta aperta, spegnendo rapidamente il focolare e le lanterne..

Neve si incamminò al buio, verso l'uscita. "Dove vai, Neve? Perché esci ora? Non puoi odiare Elmo fino a questo punto! Anche se ha sbagliato in passato, è morto per noi!" le gridò dietro Furetto. La fanciulla si fermò sulla soglia, incorniciata dalla luce della luna. "Non lo odiavo... gli volevo bene. E' stato ucciso e io..." proseguì, la voce rotta dall'emozione, "...io voglio..."

Si voltò. I suoi occhi parevano splendere di una luce soprannaturale, come quelli di un gatto. Il vento le agitava i vestiti, facendola sembrare uno spirito. Aggiunse una sola parola:

"... vendetta!"