TITANO, parte 3
Capitolo 7, Novellino
Dopo un quarto d'ora di giri all'interno di corridoi angusti e claustrofobici, il sognatore e il suo compagno arrivarono al Terminale 9A. Si trattava di un ampia stanza con tre pareti metalliche piene di attrezzatura e una quarta parete interrotta da due ampie finestre trasparenti.
Queste ultime permettevano di osservare liberamente il tristo panorama di Titano. Una brulla distesa di polvere e sassi. All'orizzonte si intravedevano delle colline, da cui brillava ogni tanto una piccola ma intensa fonte di luce.
Tra le due finestre, faceva bella mostra di se un ampio portellone stagno, sovrastato da una lampada che emetteva luce verde, il quale dava su un corridoio plastico aperto alle intemperie. Un gigantesco veicolo, dotato di otto enormi ruote, era attraccato al corridoio tramite un raccordo estendibile.
"Oh, c'è da prendere l'autobus sembra. Che bella prospettiva, ma prima ci servono le tute." Osservò Eldon guardandosi intorno.
"Qui sono già tutti in tuta!" Disse John osservando i loro compagni di stanza, una ventina di uomini e una mezza dozzina di donne, tutti rivestiti con ingombranti tute spaziali.
"Vediamo che dice lo sveltocoso." Il sognatore prese a digitare sullo schermo dell'apparecchio che rapidamente riprese a parlare.
"Il costo dell'affitto per una tuta spaziale e una bombola con nove ore d'aria è di 200 PMC."
"Questo lo sapevo già, dannato affare! Ma dove le trovo 'ste benedette tute?" Esclamò John seccato.
"Ehi, tu, novellino!" Disse uno dei presenti rivolgendosi al sognatore. "Si dico a te. Le tute e l'ossigeno li trovi nella rastrelliera dietro di te. Premi il pulsante verde, passa lo Svelt davanti al sensore e ti darà quello che ti serve. Ma vedi di sbrigarti, fra dieci minuti si parte." Disse con voce strascicata, con un sorriso cattivo sul volto. "Oppure puoi venire così e andare in pezzi non appena l'aria di Titano ti congelerà, vedi un po' te."
A quelle parole alcuni nella stanza scoppiarono a ridere. Altri invece aggrottarono le sopracciglia, come seccati dalla situazione.
John non se lo fece ripetere due volte, affrettandosi a fare come gli era stato detto. Al termine della procedura lo sveltofono disse "200 PMC addebitati per l'affitto di tuta e ossigeno. Ulteriore pagamenti di 200 PMC verranno sottratti dal credito ogni nove ore, fino a restituzione del materiale. Grazie e buona giornata."
Subito dopo si aprì una porta nel muro al cui interno vi era uno scomparto con una tuta spaziale, chiaramente molto utilizzata al punto di poter essere definita consunta. John la guardò scoraggiato, per poi tirarla fuori. "E come si mette ora?" Chiese a bassa voce.
Eldon si avvicinò "Vediamo, qui si apre, vedi la chiusura? Ci devi entrare dentro, prima con i piedi poi con le braccia e infine con il torso. Poi si chiudono i morsetti, si mette il casco, i guanti, poi si sigilla tutto... e voilà, fatto!"
John si guardò il corpo, coperto dalla tuta. Quando avrebbe chiuso il casco, sarebbe stato isolato dalla velenosa atmosfera di Titano. Un indicatore sul polso segnava nove ore precise. "Questo dev'essere l'indicatore dell'ossigeno rimasto. Ma se il turno dura otto ore, avremo abbastanza tempo per andare e tornare?"
"Tranquillo novellino, il tragitto da e per la miniera richiede un quarto d'ora, hai ben mezz'ora di tolleranza. Certo, per stare sicuri magari potevi comprare una bombola d'aria extra, ma non hai punti vero? Che peccato!" Esclamò di nuovo l'uomo che aveva parlato poco prima.
"Grazie per il consiglio, mister simpatia. Ci farò un pensierino la prossima volta." Rispose piccato il sognatore.
L'uomo divenne paonazzo e lo spinse all'indietro con le mani. "A chi hai detto mister simpatia eh? Eh?" Sembrava pronto alla lite, e John era abbastanza seccato da accontentarlo.
Stava per attivare la vista per dargli una lezione, quando un uomo in tuta spaziale bianca si intromise. "Basta così! Niente litigi, stiamo per partire e non voglio casini durante il mio turno, compreso?" Esclamò con voce autoritaria.
L'uomo paonazzo si calmò immediatamente, sgonfiandosi come un palloncino forato, per poi tirarsi indietro. "Scusa Aries, ho esagerato, non succederà più." Disse contrito.
Il sognatore scosse la testa ma si quietò altrettanto in fretta. "Mi scusi, non dovevo offenderlo, mi dispiace."
Il detenuto in tuta bianca, Aries sembrava essere il suo nome, diede una pacca sulla spalla al sognatore. "Tranquillo, non è successo niente, capita di essere nervosi le prime volte. Ora preparati, stiamo per partire." Disse indicando la luce sopra la porta, che era diventata gialla.
John si voltò verso Eldon, preoccupato che l'amico non si fosse preparato per tempo. L'omone però era già vestito, la tuta indossata correttamente e il casco pronto per essere chiuso. "Copacetico." Disse laconico.
"Eeh?" Fece il sognatore senza capire.
"Scusa, slang delle mie parti, significa che va tutto bene. A proposito, chiudi il casco, gli altri lo hanno appena fatto." Disse calando la visiera sul volto e sigillando definitivamente la tuta.
John si affrettò a seguire il suo esempio. Poi gli venne in mente una cosa. "Ehi, ma così non potremo parlarci!" Disse mentre la sua voce echeggiava dagli auricolari di tutte le tute.
"Ehi novellino, silenzio radio tranne casi eccezionali, capito?" Disse uno dei presenti. Un altro gli fece un gestaccio. "Fallo, caio, stà zitto!" Una donna si degnò di rispondergli. "Se vuoi parlare con un individuo devi prima selezionare il suo canale personale. C'è il numero di codice sulla tuta, è scritto sia davanti che dietro. Programma il comunicatore immettendo il valore giusto e trasmetterai solo a esso. Se non immetti valori trasmetterai a tutti, rompendoci grandemente i maroni."
A queste parole scoppiarono tutti a ridere, con somma costernazione del sognatore, che divenne piccolo piccolo. Persino Eldon stava ridendo. Poi gli appoggiò la mano sulla spalla e trasmise solo a lui. "Assapora queste situazioni, sono il sale della vita. La prossima volta sarai tu a ridere, ricordalo bene."
John sospirò rassegnato, per poi trasalire quando un prolungato stridio meccanico si fece sentire nella sala. Il portellone, la cui luce era diventata rossa, si stava aprendo. Il meccanismo impiegò alcuni secondi per liberare l'accesso a un corto corridoio, chiuso da un secondo portellone. Gli uomini in tuta si affrettarono a entrare.
Una volta nel corridoio passò un intero minuto prima che la porta alle loro spalle si richiudesse automaticamente. Subito dopo si udì un sibilo, mentre l'aria all'interno della stanza veniva portata a una pressione superiore. Poi il secondo portellone si aprì, permettendo loro di uscire nel passaggio che portava al mezzo di trasporto.
Camminando goffamente, il sognatore seguì gli altri minatori lungo il raccordo. Nonostante la tuta fosse riscaldata, sentiva freddo. Era circondato da un atmosfera velenosa ad alta pressione. Un solo strappo e il fluido super gelido sarebbe penetrato nella tuta trasformandolo in una statua di ghiaccio.
Infine, uno alla volta, entrarono nell'enorme veicolo dirigendosi verso un vano pieno di sedili. Dei finestrini opacizzati dai graffi permettevano di osservare i dintorni. Non che ci fosse qualcosa da vedere. Si sedettero senza un preciso ordine, tranne Aries, che scelse il sedile a fianco del portellone. Nessuno diede segno di voler reclamare quel posto e il sognatore si chiese se era per via del suo status. Aveva una tuta bianca, quindi era un VIP.
Seduto in uno scuro recesso del locale, John notò che Eldon aveva scelto di sedersi vicino a lui. Non sapeva come mai l'omone avesse deciso di seguirlo dappertutto, ma gli era grato sia per la compagnia sia per la solidarietà che gli aveva mostrato sinora. "Probabilmente penserà che noi novellini dobbiamo fare fronte comune." Rimuginò tra se e se senza trasmettere ad alcuno la sua voce.
Eldon gli diede un colpetto col gomito. "Guarda che ti sento, miracoli dell'atmosfera più densa. Il suono si trasmette meglio e più lontano. Parla a voce più bassa se non vuoi farti ascoltare." Disse sorridendo dietro alla visiera del casco.
Il sognatore arrossì imbarazzato. "Oggi non ne faccio una giusta. Meglio se sto zitto e fermo per un po'."
Uno degli uomini seduto vicino a loro interloquì. "Ecco bravo, sta zitto, che mi dai sui nervi."
John lo guardò con una smorfia ma rimase in silenzio. 'Sono tutti nervosi qui! E suscettibili. Devo ricordarmi che sono criminali, come me dopotutto...' Pensò scoraggiato.
In quel momento una voce risuonò in tutte le tute. "Squadra 9A, pronti alla partenza. TSA in quindici minuti. Restate ai vostri posti, alzatevi solo se ordinato. Buon viaggio." A queste parole un brivido scosse il veicolo, per poi trasformarsi in un movimento in retromarcia.
Il motore non faceva quasi rumore, si sentiva solo lo scricchiolio dei ciottoli di ghiaccio che si frantumavano sotto le enormi ruote.
L'enorme macchina fece un ampia curva, per poi partire in avanti lungo una strada, in realtà poco più di un sentiero, marcato ogni duecento metri da una luce lampeggiante assicurata ad un lampioncino lungo il percorso.
Una volta preso l'abbrivio, il veicolo raggiunse una notevole velocità, macinando i chilometri sotto le sue ruote. Dopo una decina di minuti, il sognatore vide da un finestrino le colline diventare sempre più grandi e vicine. Si stavano chiaramente dirigendo da quella parte, per la precisione verso la luce scintillante che aveva visto dal Terminal 9A.
Infine, allo scadere del quindicesimo minuto, entrarono in un cavernoso hangar, per poi fermarsi a fianco di un nuovo corridoio di raccordo. Erano arrivati alla miniera.
Capitolo 8, Minatore
La voce del conducente risuonò di nuovo nelle tute. "Squadra 9A, alzatevi e uscite. Un minuto prima della chiusura delle porte."
"Ehi, che succede se non esci entro un minuto? Non ti fanno più scendere?" Chiese il sognatore ad alta voce.
Uno dei minatori lo sentì e rispose. "Si. Ora zitto ed esci!"
Facendo spallucce John si diresse all'uscita, da cui passò senza problemi, per trovarsi su di un corridoio fatto di barre disposte a maglia triangolare, col pavimento costituito da lastre di metallo.
Il gruppo camminò lungo il corridoio fino ad arrivare in un ampio spazio dominato da un complesso sistema di rotaie e di carrelli. Questi ultimi si muovevano rapidamente dirigendosi chissà dove. Ai lati vi erano due edifici di cemento dotati di piccole finestre da cui trapelava una luce fioca. Davanti a loro una caverna artificiale illuminata a giorno completava il panorama.
Nella caverna si trovava un ascensore enorme, in grado di trasportarli tutti. Il gruppo si diresse verso quest'ultimo, fermandosi di fronte al suo ingresso.
Aries si portò davanti agli uomini e prese la parola. "Quest'oggi lavoreremo al pozzo sei. Chi primo arriva prima sceglie la postazione dove lavorare. Non voglio litigi, chiaro? Voi due novellini, seguitemi." Disse indicando il sognatore e il suo compagno.
Facendo come gli era stato ordinato, John raggiunse l'uomo assieme a Eldon. Aries salì sull'ascensore seguito dai due. Una volta dentro si rivolse loro. "Ditemi, sono fortunato e uno di voi sa usare una Protoper? Una Perforatrice Protonica? No?"
John scosse la testa sconsolato ma Eldon invece rispose. "So usare una perforatrice idraulica, è forse lo stesso?"
Aries sbuffò seccato. "No, il principio di funzionamento è completamente diverso. Non possiamo usare le perforatrici idrauliche perché potrebbero creare delle scintille e in questo ambiente significherebbe un esplosione. La bassissima temperatura riduce gli effetti delle detonazioni, così come l'atmosfera densa, ma l'operatore farebbe comunque una brutta fine."
L'uomo continuò a parlare. "La mia mansione consiste nell'ottimizzare la produzione della squadra. Due minatori incapaci mi farebbero perdere il bonus, quindi vi spiegherò come si usano le Protoper. Quando arriveremo al pozzo sei vi voglio svegli e attenti. Chiaro?"
"Come il cristallo!" Esclamò John. "Sicuro." Rispose Eldon
Il VIP controllò che tutta la squadra fosse salita a bordo dell'ascensore, poi premette un tasto su una pulsantiera a cavo. L'intera struttura si mise a vibrare, per poi sprofondare nelle viscere di Titano.
Eldon attirò con un gesto l'attenzione del sognatore. "Guarda, le rocce che ci circondano sono in effetti ghiaccio d'acqua frammisto a vari idrocarburi che gli danno il tipico colore ocra. Qua e la si vedono intrusioni d'idrocarburi cerosi, esattamente quelli che dobbiamo minare noi." Gli trasmise tramite la radio della tuta.
John si guardò attorno. In effetti si intuivano delle vene più scure in mezzo alle rocce ocra. "Ghiaccio d'acqua eh? Non c'è terra su Titano?" Chiese incuriosito.
"Si, molto in profondità, sotto uno strato prima di ghiaccio e poi di acqua liquida, mista a sali vari e altre sostanze. Ci sono persino dei crio-vulcani qui." Rispose l'Omone.
Nel frattempo l'elevatore si era fermato di fronte a una nuova caverna, su cui un pannello elettronico indicava chiaramente Pozzo Sei. Sotto la scritta un timer stava effettuando un conto alla rovescia. Lanciandogli un occhiata, il sognatore lesse che al termine mancavano otto ore e due minuti circa.
Facendo cenno di seguirlo, Aries uscì dall'elevatore per poi rivolgersi alla squadra. "Va bene, avete meno di due minuti per prendere posto e iniziare a trivellare, correre, correre! Voi no, venite con me." Disse rivolgendosi ai due.
L'uomo si recò all'interno della galleria, dove i minatori avevano preso posto dietro delle macchine simili a cannoncini antiaerei della seconda guerra mondiale. Almeno questo è quel che sembravano al sognatore. Dalle canne delle macchine fuoriuscivano dei raggi azzurri che sbriciolavano il ghiaccio, facendolo cadere a terra in polvere, o forse era più corretto definirla neve?
Infine arrivarono davanti a due postazioni non occupate. Aries fece cenno ai due di prendere posto. John si mise dietro una delle trivelle, l'omone dietro l'altra. "Queste sono Perforatrici Protoniche, ma tutti le chiamano Protoper. I loro raggi demoliscono la struttura atomica del ghiaccio, trasformandolo in polvere. Non hanno effetto sugli Idrocarburi Solidi, Idrosol in breve. Non provocano scintille ne riscaldano la materia, non se le tenete puntate per sei secondi o meno." Disse indicando i macchinari.
"Qui c'è un contatore che si attiva non appena premete il pulsante di avvio. Dura sei secondi, al termine dei quali la Protoper si disattiva da sola. Dopo altri sei secondi, se l'avvio è ancora attivo, riprende a emettere. Usate il raggio per liberare i depositi d'Idrosol dal ghiaccio." Disse con fare annoiato.
"Quando ne avrete un po', spegnete la Protoper e premete questo pulsante per chiamare un carrello. Appena arriverà, spalate il ricavato nel vano di carico. La pesatura e i nominativi verranno determinati automaticamente passando lo Svelt di fronte al sensore. È tutto. Buon lavoro." Concluse infine voltandosi e lasciandoli soli.
"Affascinante spiegazione." Disse Eldon sorridendo. "Allora siamo pronti a lavorare, che ne dici ragazzo?"
"Beh, dalla spiegazione sembra facile, ma vediamo all'atto pratico." Rispose John imbracciando la Protoper e accendendola.
Un fascio di luce azzurra saettò contro il muro di ghiaccio, liberando una nuvola di cristalli di neve che rapidamente cadde a terra. La luce saettò per esattamente sei secondi, per poi fermarsi bruscamente.
"Ecco la pausa, accidenti questo aggeggio scalpita come un puledro imbizzarrito e credimi so di cosa parlo." Disse il sognatore riferendosi a Vento, il suo cavallo nel mondo di Neve.
L'Omone nel frattempo aveva anche lui attivato la perforatrice. "Woah, davvero, scalcia come un Grokk imbufalito. È divertente!" Disse ridacchiando.
"Non ti chiederò cosa sia un Grokk, ma io non lo trovo così divertente. Alla fine del turno saremo sfiancati. Potevano ammortizzarli!" Rispose John seccato.
"Probabilmente una volta lo erano, queste perforatrici sono vetuste e cadono in pezzi, non mi meraviglia che siano così instabili. Attento a dove miri che l'acqua nel tuo corpo bollirebbe immediatamente se colpita dal raggio." Affermò Eldon dirigendo il fascio contro un punto specifico del muro di ghiaccio.
In quel momento, un grumo di cera informe si staccò dalla parete e cadde per terra. "E uno per me!" Esclamò l'omone.
"Accidenti, è più difficile di quanto pensassi. Dove diavolo sono questi benedetti idrocarburi?" Rispose il sognatore mentre lavorava. Per quanto perforasse non aveva ancora trovato nulla.
"Comincio a pensare che queste postazioni fossero vuote perché sono esaurite." Disse al suo compagno che, proprio in quel momento, trovò un altro pezzo d'Idrosol. 'O magari sono io... beh vediamo se si può fare qualcosa.' Pensò imbarazzato mentre attivava la vista.
Guidato dalle immagini rosse sovraimposte alla sua normale visione, John prese a dirigere il raggio della Protoper con precisione. Dopo pochi secondi venne ricompensato dal distacco di un grosso nodulo d'idrocarburi solidi. "Uooh, eccone uno! Ho capito come si fa. Diamoci dentro Eldon!" Disse Elettrizzato.
L'omone gli fece segno col pollice in su e i due si misero al lavoro di buona lena.
Dopo più di tre ore di lavoro John era sfiancato. Gli facevano male le spalle e la schiena, inoltre stava morendo di fame. Fortunatamente, avevano già chiamato il carrello due volte a testa, racimolando circa cento chili di materiale. Gli altri minatori ogni tanto gli lanciavano delle occhiate, forse stupiti che in una postazione poco proficua fossero riusciti a estrarre tutto quel ben di dio.
"Cavolo, sono distrutto. Non si fanno pause qui? Eppoi dovrei andare al bagno, mi scappa da un ora e non riesco quasi a trattenerla." Disse saltellando da un piede all'altro.
Eldon lo guardò sollevando un sopracciglio. "Tranquillo, la tuta ha un sistema di drenaggio, puoi liberarti con calma e lei assorbirà tutto." Ridacchiò bonariamente.
"Non se ne parla, non me la faccio addosso. Dov'è Aries, voglio chiedere a lui." Rispose il sognatore guardandosi intorno.
Proprio in quel momento una sirena risuonò per tutta la miniera. Anche coi caschi la sentirono perfettamente. Al suono seguì un momento di pausa, poi tutti i minatori spensero le Protoper e abbandonarono le postazioni, dirigendosi verso l'ingresso del pozzo sei.
"Andiamogli dietro, ne sanno più di noi, sicuramente." Gli trasmise Eldon sul suo canale privato.
Il sognatore non se lo fece ripetere e seguì il gruppo fino a un bunker di cemento vicino all'elevatore. Una volta di fronte alla porta stagna del bunker la squadra si mise in fila. I primi due aprirono il portellone ed entrarono nel bunker. Poi la porta si chiuse dietro di loro.
Una luce rossa, che John non aveva notato, divenne gialla. Dopo meno di un minuto cambiò nuovamente colore diventando verde. Altri due minatori aprirono la porta ed entrarono.
Eldon gli trasmise nuovamente. "Oh capisco, la porta stagna ha spazio solo per due persone alla volta. Toccherà fare la fila."
Il sognatore fece spallucce e attese nervosamente. Finalmente dopo dieci minuti di attesa toccò a loro. Entrarono nel bunker attraverso la porta stagna, che ripeté il suo ciclo, aspirando l'atmosfera di Titano e inserendo quella terrestre. Poi poterono finalmente entrare.
Capitolo 9, Aracnidi
All'interno del bunker c'era un locale fiocamente illuminato che conteneva due macchine rettangolari circondate dai minatori. Su ambo i lati vi erano delle porte. Sopra una di esse c'era scritto WC. Appena il sognatore lesse la sigla si diresse verso l'entrata. "Il bagno, oh delizia! Torno subito." Trasmise all'amico mentre si incamminava goffamente.
Alcuni minuti dopo uscì dal bagno con la visiera alzata, come praticamente tutti gli altri minatori. Raggiunse l'omone, che nel frattempo si era avvicinato alle due macchine. "Uff, una faticata! Sono dovuto uscire dalla tuta e poi rientrarci. Uno dei nostri colleghi mi ha detto che le tute più nuove hanno un sistema interno di raccolta, ma la mia non l'aveva. Ci ho messo un sacco di tempo."
Eldon indicò una delle due macchine. "A destra, la macchina del cibo, a sinistra la caffetteria. Non so te ma io ho fame. Prendiamo qualcosa?"
John consultò il suo sveltofono. "Qui mi dice che il mio credito è di 500 PMC, incluso l'addebito per la tuta e l'ossigeno. Tu dovresti avere la stessa somma, visto che abbiamo diviso egualmente l'Idrosol ricavato." L'omone fece un cenno di assenso.
"Vediamo cos'hanno a disposizione. Umm... Cominciamo da qualcosa di semplice, cosa sarà il Soylent Green? Magari è buono. Costa solo 20 PMC." Disse il sognatore consultando il menù della macchina del cibo.
"Lascia stare, non vuoi sapere con cos'è fatta quella roba!" Lo avvisò Eldon. "Io direi di prendere una zuppa di manzo con pasta e verdure, così prenderemo quattro piccioni con una fava. Proteine, carboidrati e fibre, tutto insieme con una porzione di acqua. Per 100 PMC è un affare." Così dicendo fece la sua scelta sul menù per poi passare il suo sveltofono davanti al sensore.
La macchina vibrò per un po', emettendo prima una ciotola di plastica, poi un cucchiaio dello stesso materiale e infine versandoci dentro una densa zuppa fumante, riempiendo il contenitore quasi fino all'orlo. L'omone prese la zuppa e, soffiandoci sopra cominciò a mangiarla. "Mh, passabile, prova anche tu." Disse facendo un cenno al Sognatore.
Questi non era del tutto convinto, ma in effetti era il pasto completo più economico disponibile, quindi finì per sceglierlo anche lui. Quando ebbe la zuppa calda in mano la assaggiò con appetito. "Ehi, hai ragione, non è male. Ho mangiato di meglio e mi chiedo da dove venga la carne, ma si, dai, è decente. E poi ho una fame che mangerei di tutto." Disse divorando la sua porzione.
Mentre finivano il pasto una sirena suonò nel bunker. Gli altri minatori richiusero i caschi e si misero in fila di fronte alla camera di compensazione. I due amici finirono di mangiare, gettarono le ciotole e i cucchiai nel contenitore dei materiali da riciclare e infine si misero in attesa di poter uscire.
"Già finita la pausa? Nemmeno mezz'ora. Sono degli schiavisti!" Disse John tramite il canale radio privato.
"È pur sempre una prigione. In pratica siamo ai lavori forzati. Dai non è stato così male, ci sono avanzati 400 PMC e ancora dobbiamo finire il turno. Di questo passo potremo farci una vera abbuffata questa sera e magari dormire in un letto decente. Poi domani vedremo." Rispose Eldon pacatamente.
Seguendo gli altri minatori tornarono alle loro postazioni. Una volta in posizione ripresero a lavorare. Così facendo passarono altre due ore. Il sognatore teneva a fatica la sua Protoper puntata sul ghiaccio, sussultando a ogni scossone della macchina. Inoltre diventava sempre più difficile usare la vista per ottenere un buon risultato minando. Aveva la fronte imperlata di sudore e le gambe molli. In pratica era esausto.
In quel momento però uno strillo agghiacciante venne trasmesso a tutte le tute, seguito poi da una voce disperata. "Toglietemeli di dosso, toglietemeli di dosso! Ci sono dei ragni nella mia tuta! Che schifo, mi camminano sopra la faccia, aaahhh!"
John spense la Protoper e si guardò attorno per capire chi stava trasmettendo. Nel frattempo anche gli altri minatori si erano fermati. Le urla proseguivano. "Oddio, sono dappertutto, devo toglierli o mi morderanno, che schifo, che schifo! Devo toglierli!"
A queste parole un brusio di conversazioni si riversò nel canale radio, quando uno stridio zittì tutti meno il malcapitato, che continuò a lamentarsi con crescente orrore. La voce di Aries si fece sentire nei loro caschi. "Wolrat, stai calmo. Non puoi avere ragni velenosi nella tuta. La maggior parte dei ragni su Xanadu sono innocui. Ripeto, sta calmo!" Nel frattempo il VIP si stava dirigendo verso uno dei minatori, che si agitava delirante.
L'aveva quasi raggiunto quando il poveraccio gridò. "Nooo, mi mordono, mi uccideranno, devo fermarli, tirarli fuori! Li faccio uscire, fuori, fuori!" Così dicendo, il minatore che Aries aveva chiamato Wolrat si tolse il casco.
Immediatamente la sua testa si congelò, mentre uno sbuffo di aria incandescente, per Titano, fuoriusciva dalla sua bocca. L'istante successivo la testa esplose in mille pezzi, che rotolarono lì intorno.
Aries venne colpito da una gragnola di pezzi di carne congelata, imprecando sonoramente. "Fallo! L'avevo quasi raggiunto, scrofa mucca! Un morto in squadra mi costerà un sacco di punti di demerito. Vallo a spiegare ai supervisori che aveva dei ragni nella tuta. Fallo!"
Subito dopo Aries chiamò i livelli superiori per richiedere una squadra di sgombero. Infine fece un'altra chiamata. "Sceriffo? Qui Aries dalla miniera 67, pozzo sei. Uno dei minatori, Rudolph Wolrat, si è tolto il casco in miniera ed è finito in pezzi... si esatto... certo, raccoglierò tutti i dati del caso, ma non è che ci sia molto da vedere."
"Diceva di avere dei ragni nella tuta, che lo mordevano e voleva farli uscire... si, da pazzi, ma sa come sono le cose qui a Xanadu, i gratuiti poi ne soffrono di più... si, stress da febbre da cabina, quasi sicuramente... certo, lo deciderà la dottoressa... va bene, qui Aries, chiudo." Disse con deferenza, per poi girarsi verso i minatori. "Tutti al lavoro, subito! Il turno non è ancora finito, avanti!"
Mentre l'uomo sbraitava, il sognatore incrociò lo sguardo dell'amico. "Io non ho visto ragni sul suo volto, prima che esplodesse. E tu?"
L'omone fece spallucce. "Può darsi che ci fossero, può darsi di no, ma non sono affari nostri. Tienilo a mente per dopo, nel frattempo rimettiamoci al lavoro." Disse riattivando la sua Protoper.
Quando il turno finalmente ebbe termine il sognatore era esausto sia fisicamente che mentalmente. La morte di Wolrat l'aveva scosso. Come poteva un minatore esperto compiere l'errore di aprire la tuta in miniera? Avrebbe dovuto avere la presenza di spirito di correre al bunker ed entrarvi. Lì avrebbe potuto togliersi i ragni di dosso senza rischi. Qualcosa non gli tornava.
Comunque, quando la sirena annunciò la fine del turno, gli restavano solo 22 minuti d'aria. Cercava di fare respiri lenti e regolari, per consumare meno ossigeno, mentre si muoveva più velocemente possibile per stipare l'ultimo carico d'Idrosol nel carrello.
Una volta esaurito il potere della vista minare il materiale si era fatto più difficile, ma erano comunque riusciti a racimolarne altri 60 chili in tre ore di lavoro per un valore di 750 PMC. Più i 400 che gli erano avanzati dalla prima parte del turno erano arrivati al gran totale di 1150 PMC a testa.
"Dai ragazzo, sbrigati, dobbiamo raggiungere il trasporto. Gli altri se ne stanno già andando e quelli non ci aspetteranno." Gli disse l'amico pacato.
"Ho fatto, andiamo!" Rispose John finendo la procedura di accredito sul carrello, che filò via nelle viscere della miniera con il loro ultimo carico.
I due si affrettarono verso il trasporto e salirono a bordo un intero minuto prima che il portellone si chiudesse. "Visto? Abbiamo fatto in tempo. E ora si torna indietro, speriamo in fretta." Disse il sognatore, leggendo preoccupato il timer sulla sua tuta che gli diceva senza mezzi termini che gli erano rimasti solo 19 minuti di aria.
Eldon indicò il suo timer. "All'andata ci abbiamo messo venti minuti, incluse le procedure di attracco e il tempo per percorrere il corridoio di raccordo. Ce la fai a trattenere il fiato per un minuto?"
"Spero di si..." Rispose John deglutendo nervosamente.
