CAPITOLO CINQUE: RABBIA
Gli restò sullo stomaco la notizia della morte di Marcus Perkins "Non potevamo fare meglio Alden"
"Ne sei sicura? Perché diavolo nessuno l'ha sorvegliato?"
"Non lo so" rispose Knight "Nessuno non ha visto nulla. affermano che si tratti di suicidio" la guardò con frustrazione non avendo idee su come andare avanti. Knight non volle sentirsi di troppo uscendo dalla stanza per lasciarlo sbollentare. Sul balcone chiamò McGee per sapere novità: "Dove si trova Anne Fox? (la ragazza in percolo) è al sicuro Tim?. Molto bene, grazie".
Alden la raggiunse sul balcone appoggiandosi alla ringhiera con la schiena "McGee ha novità. Hanno messo al sicuro Anne Fox" riempì i polmoni d'aria senza aggiungere altro "Alden torniamo a casa"
"D'accordo" cupo annuì rientrando per una doccia. In quel momento si sentì a pezzi e voleva aggrapparsi a qualcosa "Senti Jess …" si voltò abbracciandola con un solo braccio tanto da sentire il cuore di lei battere nel petto "Grazie" la pelle delicata di lei entrò in contatto con l barba pungete.
Si sentirono a proprio agio stretti uno con l'altro in un momento così delicato per Parker "Hai ragione è ora di tornare a casa". La mattina seguente con i pochi bagagli in mano salirono sul taxi in direzione aeroporto seguendo la strada più veloce. Parker lesse i messaggi con superficialità visto che non riguardavano il lavoro lo ripose in tasca. Guardando fuori dal finestrino intravide una macchina dietro di loro seguirli fino al aeroporto ma visto che una volta scesi dal taxi non la vide più decise di non pensarci. Sul volo di ritorno Knight dormiva appoggiata a Parker con la testa piegata sulla spalla sua; al contrario lui non desiderava affatto chiudere occhio ripensando al presunto suicidio di Marcus Perkins nella cella della polizia ma qualcosa non quadrava affermando che si trattasse di omicidio magari organizzato dal marito di Anne Fox. si stropicciò gli occhi cercando di non pensarci impegnando la mente sul gioco acceso sul telefono.
Arretrati a Washington andarono subito all'NCIS essendo molto stanchi dal viaggio. Knight si riposo abbastanza era solo indolenzita dalla prolungata posizione scomoda tenuta a lungo in viaggio "Non so voi ma io ho bisogno di un caffè"
"Ho gia il tuo" esclamò McGee sorridendo "Allora che abbiamo di nuovo sul caso?" chiese Parker "Anne Fox ė alla casa bunker con Torres. Ha affermato che il marito porrebbe seguirla qui"
"Che aspettiamo allora?" Parker sbottò senza volerlo "Scusate sono stanco" si appoggiò alla scrivania incrociando le braccia al petto "Posso vedere Anne Fox?" McGee senza alcun problema lo accompagnò.
Si accorse solo appena giunti alla casa bunker d'essere stati seguiti da una macchina alla quale poteva essere la stessa persona che li seguiva a Roma.
"McGee preparati, siamo stati seguiti".
Con le glock nella fondina entrarono nella casa bunker incontrando Anne Fox.
"Anne Fox sono Alden Parker piacere, ho il pensiero fisso d'essere stato seguito ma non ti preoccupare nessuno potrà farti del male. la ragazza si sentì tesa come corde di violino "Va bene agente" rispose con un tremito nella voce.
"Tra poco si balla quindi preparatevi" Parker si levò il tutore anche se il braccio doleva parecchio. Un uomo distinto e giovane con occhiali scuri abbassati sugli occhi verdi si mostro gentile e pacifico "Tutto quello che voglio ė mia moglie e poi non mi vedrete più"
"Lei ha ucciso il suo sicario a Roma e non le consegnerò mai sua moglie"
"Capisco ... beh mi spiace ma devo fare intervenire i miei uomini".
